Troia non Cadde per Colpa degli Immigranti


venerdì 12 gennaio 2018

Siccità e desertificazione

Questo post di Jacopo Simonetta è apparso il 28 Novembre 2017. Un mese e mezzo dopo, la pioggia invernale ci ha fatto dimenticare della terribile siccità della scorsa estate. E nessuno si preoccupa di quello che ci arriverà addosso la prossima estate. Siamo di memoria corta, e qusto post ce lo dovrebbe ricordare - anche se non ce lo ricorderemo

di Jacopo Simonetta 
Articolo già apparso si Apocalottimismo


Ogni tanto c’è qualche temporale, ma sono oltre 6 mesi che non piove sul serio, al netto di qualche spettacolare e sparso nubifragio; eppure è dai primi di settembre che la siccità è scomparsa dagli schermi.  Ma è finita davvero?  Cominciamo col fare un po’ di chiarezza sui termini.

Siccità: Indica un periodo il cui la disponibilità di acqua è sensibilmente inferiore alla media.  Sembra un concetto facile, ma non poi  così tanto.  Per cominciare è bene distinguere fra siccità meteorologica (carenza di pioggia) e siccità idrologica (carenza di acqua nel sistema delle falde freatiche dei laghi e dei corsi d’acqua).   Le due sono correlate, ma in modo complesso.  Qui ricordiamo solamente che la siccità meteorologica dipende in parte dal cambiamento del clima globale, in parte da fattori locali.  Quanto alla siccità idrologica, nelle zone intensamente abitate e/o coltivate, dipende più dagli usi antropici dell’acqua che dalle precipitazioni.
Inoltre, bisogna ricordare che, quando si parla di precipitazioni sopra o sotto la media, di solito si fa riferimento alla media degli ultimi 30 anni, compreso quello in corso.  Di conseguenza, il termine di riferimento cambia nel tempo e non aiuta ad evidenziare le variazioni di lungo periodo.
Comunque, a tutti gli effetti, siamo tuttora in piena siccità sia meteorologica che idrologica.  La prima potrebbe finire nei mesi a venire, mentre per far finire quella idrologica ci vorrebbero diversi mesi di pioggia battente.

Inaridimento: E’ un processo di progressivo depauperamento delle riserve idriche.  Quando, come in gran parte del mondo di oggi, si assiste ad un cronico abbassamento delle falde freatiche e/o alla riduzione delle portate medie e minime dei corsi d’acqua abbiamo a che fare con un inaridimento. Somiglia ad una siccità cronica e cumulativa, ma con qualcosa in più. Prima di tutto la ridotta capacità dei suoli di assorbire e trattenere l’acqua; poi la scomparse di zone umide anche temporanee, la canalizzazione del reticolo idrico, eccetera. L’inaridimento contribuisce anche a ridurre la piovosità media in quanto una percentuale importante dell’acqua che piove sulla terra era prima evaporata dalla terra medesima.  Così come buona parte dell’acqua che evapora dal mare, ripiove poi in mare.

Desertificazione: E’ un fenomeno estremamente complesso ed insidioso che, di solito, si accompagna ad un inaridimento del territorio, ma non sempre.  Vediamolo quindi un poco più da vicino.

Cos’è la desertificazione?

La parola evoca immediatamente le dune mobili sahariane e, giustamente, pensiamo che qui, in Italia ed in Europa, non succederà mai.  Ma la desertificazione è qualcosa di molto più diffuso, insidioso e graduale.   Vediamone le principali componenti.

Clima. La parola deserto richiama subito l’idea di caldo e di arido.  In effetti, il processo di desertificazione in corso in molte regioni temperate si associa ad un innalzamento delle temperature e ad una maggiore irregolarità delle precipitazioni. Tuttavia è bene ricordare che esistono anche deserti molto freddi, come quelli dell’Asia centrale, e perfino deserti molto piovosi, come in gran parte dell’Islanda odierna.  Vale la pena di ricordare anche che l’attuale fluttuazione climatica, calda ed arida sulla maggior parte delle terre emerse, rappresenta una forte anomalia. In tutta la storia climatica del Pianeta (per quanto ne sappiamo) le fluttuazioni calde sono state anche più piovose, mentre quelle fredde erano più aride. Questa peculiarità dipende almeno in buona parte dagli altri fattori in gioco (v. punti seguenti).

Un altro punto importante è che si parla molto (e talvolta a sproposito) del mutamento del clima a livello globale, mentre si parla più punto che poco del fatto che il clima effettivo nelle varie zone dipende da come i fattori globali (composizione chimica dell’atmosfera, correnti oceaniche, jet-stream, ecc.) interferiscono con fattori molto più locali (suoli, vegetazione, urbanizzazione, eccetera).  Una lacuna importante perché se è vero che non si sta facendo niente di serio per ridurre le emissioni climalteranti globali, è ancor più vero che non si sta facendo niente (anzi peggio) sui fattori locali e regionali che possono pesare anche di più. 

Di alcuni parleremo ai punti seguenti, qui vorrei intanto fare cenno al ruolo degli incendi.  In condizioni naturali, incendi occasionali (di solito innescati da fulmini) giocano un ruolo importante nel mantenimento della biodiversità. E’ arduo stabilire quale sarebbe l’incidenza “spontanea” di tali eventi nei vari tipi di ambiente perché situazioni definibili come “naturali” (cioè non influenzate dall’uomo) hanno cessato di esistere.  Tuttavia, si stima che le foreste temperate (come quelle che esistevano sulle nostre montagne) potevano essere percorse dal fuoco ogni 3-4 secoli circa.  In altri tipi di ambiente accadeva molto più spesso, tanto che esistono specie che presentano vari tipi di adattamento al fuoco ed intere biocenosi che dipendono dalla frequenza di simili eventi.

Tuttavia, è importante tener presente che se la frequenza degli incendi aumenta, o se colpisce biocenosi già sotto stress per motivi climatici o di altro genere, l’effetto è sempre nocivo, talvolta devastante. Nell’attuale situazione, gli incendi forestali accelerano i processi di desertificazione già in atto, sia direttamente (riduzione della copertura vegetale, perdita di biodiversità, erosione dei suoli, riduzione della capacità di ritenzione idrica, ecc.), sia indirettamente (a livello globale gli incendi boschivi sono oramai una delle principali fonti di gas climalteranti e di aerosol in atmosfera.)

Orografia e rocce. La forma del rilievo e la natura delle rocce determinano in buona parte sia il clima locale, che la capacità del territorio nel trattenere acqua, ma le situazioni reali possono essere molto complesse e variare in relazione anche ad altri fattori. Ad esempio, le Alpi Apuane sono estremamente ripide ed  in gran parte formate da rocce carbonatiche molto fratturate. Di conseguenza i suoli sono sottili e tendenzialmente instabili, mentre l’acqua scorre rapidamente a valle, sia in superficie che attraverso il sistema carsico.

In compenso, il fatto di costituire un’alta catena vicina e parallela al mare rendeva queste montagne una delle zone più piovose d’Europa il che, a sua volta, le rendeva una vera e propria spugna da cui zampillava acqua da tutte le parti. Tre fattori sono cambiati. Due globali: il minore innevamento e lo spostamento verso nord della posizione media dell’anticiclone delle Azzorre; uno locale, la quasi completa urbanizzazione della pianura posta fra le montagne ed il mare. La combinazione di questi tre fattori ha ridotto drasticamente le precipitazioni sulle Apuane (oltre il 30% in meno negli ultimi 40 anni - dati Lamma) da cui, oramai, di acqua ne zampilla ben poca e sempre di meno.

Suolo.  Abbiamo fatto cenno al fatto che i suoli posti su pendenze notevoli sono strutturalmente più poveri e trattengono meno acqua, oltre ad essere facilmente erodibili. Vale a dire che sono strutturalmente fragili e che fattori di disturbo anche occasionali possono avviare processi di degrado talvolta irreversibili.  Tuttavia, oggi i suoli di collina e di pianura sono nel complesso molto più degradati di quelli di montagna a causa dello sfruttamento molto più intenso cui sono soggetti.

Tralasciando l’ampia varietà di forme di degrado irreversibile che caratterizza le periferie allargate dei centri urbani ed industriali, vorrei far cenno al degrado dei suoli prettamente agricoli. La fertilità è il risultato di una molto complessa rete di co-fattori che comprendono la natura chimica dei suoli, la loro struttura fisica, la vegetazione che vi cresce e la miriade di organismi che vivono al suo interno (protozoi, batteri, lieviti, funghi, alghe, nematodi, insetti, ragni e l’elenco sarebbe ancora lungo). 

L’uso massiccio di fertilizzanti di sintesi e di pesticidi, l’ampliamento degli appezzamenti e la monocoltura, l’uso di macchine sempre più pesanti e di lavorazioni profonde (queste in parziale disuso) hanno ridotto i suoli a poco più che dei substrati inerti, capaci di elevate produzioni solo ricorrendo al complesso di fattori artificiali sopra elencati. Cioè producono solo continuando a degradarli. Cambiare sistema è possibile e, spesso, vi sono margini di recupero, ma ci vuole tempo e lavoro e raramente questi metodi sono utilizzati.  Fra le altre cose, ne consegue che la capacità dei suoli agricoli di assorbire e trattenere acqua (la cosiddetta “capacità di campo”) è drasticamente diminuita. Ciò è particolarmente devastante nelle vaste regioni temperate in cui il GW sta accrescendo l’irregolarità delle precipitazioni. Dunque il degrado dei suoli è un potente volano di desertificazione perché, riducendo la capacità di campo, si riduce la resistenza della vegetazione ai periodi di siccità e la resilienza complessiva degli agro-ecosistemi.  Di solito, la risposta è quella di aumentare l’irrigazione (v. più avanti).

Inoltre, il degrado dei suoli è anche una delle principali fonti di CO2 in atmosfera e, dunque, una delle importanti con-cause del riscaldamento globale.


Biodiversità.  Abbiamo accennato al fatto che la biodiversità rappresenta il fattore più importante a livello locale.  La  vegetazione e la citata miriade di organismi del suolo sono infatti in grado di modificare drasticamente la circolazione dell’acqua e quella dei nutrienti del suolo. 

Quando la biodiversità declina, il suolo e (spesso) il ciclo dell’acqua si impoveriscono mettendo ulteriormente sotto stress l’ecosistema. 

Si genera così una retroazione rinforzante che tende al progressivo depauperamento della sistema.  In un simile contesto, eventi occasionali come siccità o incendi, che in altre condizioni farebbero danni limitati e temporanei, possono invece diventare l’innesco per bruschi avanzamenti nel processo di desertificazione.

Un punto importante da tener presente è che non conta solo la distruzione degli ecosistemi, ma anche il ben più vasto degrado dei medesimi.  Per esempio, la superficie forestale italiana è sostanzialmente stabile, dopo alcuni decenni di forte espansione, ma praticamente ovunque sono evidenti segni di stress cronico dovuto a fattori climatici e ad errori di gestione. Il cattivo stato di salute dei boschi, a sua volta riduce la circolazione dell’acqua e rallenta l’assorbimento di CO2. Situazioni analoghe, ma ancor più gravi si riscontrano oramai ovunque, fin nel cuore di ciò che resta dell’Amazzonia.

La perdita di biodiversità è talvolta irreversibile, talaltra invece può essere arginato ed anche invertito, ma sempre con tempi molto più lunghi di quelli necessari per degradare il territorio.  Per questo non solo la presenza di aree protette di ogni ordine e grado, ma anche di ambienti come stagni e pozzanghere, incolti, boschetti e tutto quel genere di micro-ambienti marginali che di solito guardiamo con disprezzo rappresentano altrettanti “fortini” contro la desertificazione del territorio.

Ciclo dell’acqua.  Esiste un ciclo generale che è quello che si impara a scuola: mare-nuvole-pioggia-fiumi-mare. Ma, come abbiamo accennato sopra, anche  terra-nuvole-pioggia terra e questo secondo può essere molto più importante del primo a seconda della regione e/o della stagione. Inoltre, ci sono anche una miriade di sotto-cicli che si auto-organizzano a livello di ecosistemi fra suolo, vegetazione, aree umide, atmosfera, falde freatiche e fiumi. La quantità di acqua disponibile per sostenere la biodiversità dipende in gran parte da questi.

A livello di ogni bacino e sotto-bacino imbrifero, esiste infatti  un bilancio fra entrate ed uscite; se questo bilancio è in deficit, come quasi ovunque oggi nel mondo, il territorio si sta inaridendo.  E l’inaridimento è una sotto-categoria del più complesso fenomeno della desertificazione.  Ma quali sono le cause del deficit?  Parecchie, qui faremo cenno alle principali. Per cominciare, la captazione di sorgenti, la trivellazione di pozzi e le derivazioni dai corsi d’acqua. A livello globale circa il 70% dell’acqua sottratta al bilancio idrico viene dispersa per irrigazione ed il rimanente per usi civili ed industriali, ma in zone ad alta densità abitativa le proporzioni sono molto diverse. Poi viene il prosciugamento delle aree umide e la trasformazione dei fiumi in canali, entrambe cose che accelerano molto il deflusso delle acque. Quindi il degrado dei suoli agricoli cui si è fatto cenno, e l’urbanizzazione che oramai riguarda superfici importanti e che, a livello italiano, continua a mangiarsi alcuni metri quadri di territorio ogni secondo che passa. In molti paesi una delle voci principali sono anche gli incendi ed il degrado delle foreste (ben più esteso del disboscamento vero e proprio – v. sopra).

Il punto fondamentale da capire è che, riducendo le riserve idriche e la circolazione locale dell’acqua, si riducono anche le precipitazioni, anche se la correlazione è tutt’altro che lineare.

Un altro punto da tener presente è che il prosciugamento dei torrenti facilita enormemente la
diffusione degli incendi boschivi.  A cavallo di ogni torrente si trovava infatti una fascia di vegetazione diversa e molto più umida di quella sulle pendici, capace quindi di rallentare e spesso fermare le fiamme. Chiaramente, captando la sorgente, tutto questo scompare (anche se in teoria esisterebbero cose come “il deflusso minimo vitale” ed altre leggende metropolitane analoghe).

Tirando le somme.

Senza andare a cercare lontano, vediamo quale è la situazione in Italia (v. fig in apertura). Non ci sono e non ci saranno dune mobili, ma processi di desertificazione sono evidentemente in corso su buona parte del territorio, ivi compresa tutta la costa adriatica e buona parte della Pianura Padana. In effetti solo le aree montane sono per ora scarsamente toccate (dati CNR).  Interessante è osservare che le aree dove il fenomeno è più avanzato  (cartina a sinistra) non corrispondono a quelle dove il tasso di aggravamento è maggiore (cartina a destra).

Un problema molto serio è che tutto ciò non interessa minimamente la grande maggioranza della popolazione e, di conseguenza, agli amministratori. Il tragicomico circo che abbiamo visto a Roma l’estate 2017  (e che rivedremo l’estate ventura) è solo uno degli infiniti esempi che si potrebbero fare.

Cerchiamo di capire bene una cosa: la desertificazione e la crisi idrica sono fenomeni correlati, ma non sinonimi.  Ed entrambi ci accompagneranno per il prossimo secolo e forse più. Rassegnamoci e cominciamo ad occuparcene seriamente.
In un prossimo articolo parleremo di come ciò potrebbe essere fatto.


Per chi vuole saperne di più sul “quadro d’unione” fra i vari termini della crisi sistemica in corso.
https://luce-edizioni.it/prodotto/picco-capre-libro-crisi-collasso-simonetta-pardi-vassallo/


37 commenti:

  1. "si fa riferimento alla media degli ultimi 30 anni"
    Ma questo è un errore tremendo: 30 anni sono un attimo per queste rivoluzioni!!
    I miei nonni lavoravano per prosciugare la palude, i miei genitori per irrigare con l'acqua del fiume....
    La mia generazione ha abbandonato il fiume perché ormai secco e preleva acqua dalle falde.
    Confrontare la piovosità attuale con quella degli ultimi 30 anni avvalora la teoria delle rane bollite!

    Domanda:
    La riduzione della capacità di campo e quindi dell'acqua trattenuta dai terreni influisce in modo significativo sull'innalzamento del livello dei mari?

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  2. Buongiorno, se volete leggere i commenti in merito alla chiesetta abbattuta per far posto alla miniera a carbone a cielo aperto in Germania, visitate la pagina facebook della trasmissione Report. Ennesima dimostrazione che Zichichi è la punta dell'iceberg..

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    1. perchè? Avevi dubbi che i templi del consumismo fossero meno potenti di quelli della religione? Il consumismo in pochi decenni ha distrutto la relione cristiana e quando ho detto ad Hamed, il pizzaiolo marocchino della porta accanto, convinto fedele islamico che osserva il Ramadan e prega tutti i gioni, che distruggerà anche l'Islam, ha annuito. Difatti suo fratello che sta vicino a me, quando arrivò 2 anni fa mise sulla parete una striscione con letterone dorate arabe di 4 m, mentre ora al suo posto ha messo una mega TV di quasi 2 m! Proprio Allah akbar, sì.

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  3. OT che credo possa interessare più di qualcuno.
    2019 gli USA con quasi 11mbg di petrolio diventeranno i primi produttori al mondo, era dal 1971 che ciò non accadeva.
    https://ilcorsivoquotidiano.net/materie-prime/petrolio/previsioni-petrolio-2018-opec-insoddisfatta-livelli-oltre-60-dollari-al-barile.html

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    1. a che gioco sta giocando SA non l'ho ancora capito. Non vuole alti prezzi del barile e poi dichiara che le sue sue riserve sono inferiori a quelle finora stimate. Forse i sauditi hanno paura che il loro petrolio non lo voglia più nessuno? Per un paese che importa il 100% del cibo non sarebbe una buona notizia. Prepariamoci ad avere presto anche rifugiati sauditi. E sarebbe proprio buffa! Ci hanno proprio preso per il rifugio peccatorum.

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  4. Ho letto il libro. "Picco per capre".
    Un MUCCHIO DI CAZZATE!!!!!

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    1. Un po' carente come esposizione e struttura, ma apprezziamo la sincerità.

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    2. mi sbaglio o la capra non brilla per acume ed intelligenza, come le masse di umani? Quindi picco, problema irrisolvibile, sia per capre che umani. L'unica possibilità di superamento pare che stia nell'abbandono del BAU, cioè di questa struttura societaria basata su consumismo e capitalismo, ma nessuno sa umanamente come fare.

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    3. "nessuno sa umanamente come fare".
      Può essere che qualcuno sia sulla buona strada.
      http://www.resilience.org/stories/2018-01-12/cultural-design-the-scientific-field-needed-for-the-21st-century/
      Con alcuni browser (io uso Chromium su Linux)(probabilmente anche Chrome in Windows) viene tradotto alla perfezione.
      Angelo

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    4. Oggi non è possibile farlo in modo "umano": dopotutto il medico pietoso fa la piaga puzzolente si sa...I benpensanti credono che l'unica scelta sia far morire il paziente. Non resta che confidare in Medea, che per quanto apparentemente crudele, sempre Gaia è e sempre Gaia serve.

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    5. @ Angelo, di progetti scientifici e pie bugie sono pieni i benpensanti da kioto in qua. Risultati? Quelli del paradosso di Jevons. Per me l'unica strada percorribile è il risparmio a tappeto, che significa mancanza di beni e servizi. Cocetto inconcepibile ed inaccettabile, almeno in contesto di risorse sufficienti. Oh, il termometro di camera segna 14°, vado ad accendere il riscaldamento, che avevo spento ieri alle 7 am. Non è che ho bisogno dei 22° a cui sono abituati i nati dal 1960 in poi, ma 17 o 18° mi fanno piacere. L'alternativa sarebbero le 7 coperte di quando avevo in camera 6°, ma ero giovane e sopportavo meglio il loro peso e quelle temperature. Ora penso che dormirei vestito nel sacco a pelo che regge meno 18°, ma preferisco non farlo abitualmente e nemmeno ho ancora provato, anche se un minimo di curiosità giovanile per una tale esperienza ce l'avrei. Mi ricordo che quando dormii in tenda col sacco a pelo che reggeva -30° con temperature di -8° esterne, fu una piacevole sorpresa, ma avevo 40 anni di meno e fu per una sola notte.

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    6. @ Fra, mi pare che Medea ha risolto i suoi guai nel modo più vergognosamente umano. Non è certo l'esempio da seguire. Per questo gli ateniesi, penso, classificarono la tragedia di Euripide al 3° posto, dopo Sofocle e Eschilo. Portare a termine le proprie vendette per soddisfare il proprio odio, era troppo anche per le società violente, ma che ricercavano la giustizia, dell'antica Grecia. Infatti il mito di Medea piaceva di più nella Roma imperiale, che amava i gladiatori e anche alla nostra società così permeata di aggressività e malavita, dallo spaccio capillare alle immagini televisive.

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    7. Mago
      "quando pensiamo alle organizzazioni e alle istituzioni che oggi svolgono un ruolo importante nella progettazione di elementi culturali. Come, ad esempio, i vari dipartimenti di marketing e pubbliche relazioni di aziende, diverse ONG che lottano per una causa o gruppi di membri della società civile che si organizzano attorno a cause locali. Tuttavia, questi gruppi raramente collaborano gli uni con gli altri su sforzi sistemici, come la lotta all'esaurimento delle risorse naturali di una regione. Inoltre, tali azioni mancano di un approccio rigoroso alla determinazione dei loro effetti (desiderabile e indesiderabile) e una linea teorica che abbia senso. Ed è proprio su questi punti che il campo del design culturale mira a migliorare".
      A me questo proposito di creare una rete culturale dal basso, su basi rigorose, non dispiace. Siamo già indottrinati al consumismo, per cui credo che un poco di contro-indottrinamento non faccia male. In fondo, vabbé che siamo in Italia, ma ai nostri confini c'è la Svizzera, dove già si prospetta una società a 2000 watt.

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    8. @anonimo, passare dai 15000 watt attuali reali a 2000, ti sembra volontariamente possibile? Non mi sembra proprio il caso di tirare fuori l'indottrinamento culturale. La società a 2000 watt esiste già: se ti capita, senti cosa ne pensa qualche cubana. E a Cuba non hanno nemmeno bisogno di riscaldare le case in inverno.

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    9. La vendetta è un aspetto tipicamente femminile nel mito greco della sposa privata dei figli; vedi anche l'abduzione agli inferi di Persefone e la minaccia di Demetra di arrestare ogni ciclo vegetativo,detta molto in breve. Ho parlato di Medea parafrasando Lovelock stesso, se ben ricordi.

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    10. Si, Mago, hai ragione, a Cuba si tira la cinghia. È preferibile l'Arabia Saudita. Si sta molto meglio. Io non capisco questi svizzeri, cosa si siano messi in testa. Qualcuno li avrà indottrinati.
      Angelo.

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    11. @Angelo, se si facesse riferimento alle leggi fisiche, l'agire umano si ridurrebbe a ben poche azioni, poche, ma buone veramente (Tao). Il medico pietoso fa la piaga puzzolente (Fra). Allora avanti col buonismo puzzolente (BAU).

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  5. l'invaso del bilancino, che serve FI,PT,PO, in pochi giorni di pioggia ha recuperato 15 mln metri cubi. Se si riempie così velocemente, basta riuscire a portare quell'acqua agli utenti, questo finchè ci sarà abbastanza energia. Speriamo qualche decennio.

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    1. La situazione di bilancino si può vedere a questo link http://opendata.comune.fi.it/publiacqua/dataset_0273_grafico.html
      Diciamo che non va male - le piogge hanno riportato il livello a valori accettabili. Finché va così, a Firenze non rimaniamo a secco.

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    2. Peccato che le immagini non siano a colori (costa energia), sarebbe stato un bellissimo libro a parte qualche banale refuso (evidentemente è stato scritto un pò in fretta e non riletto dal almeno 5 non autori prima della stampa)!
      In realtà la penso esattamente al contrario di quanto scritto sopra ma non sono stato capito! Non mi è arrivato un cazzotto ma una fucilata a salve!
      Giovanni RAZZANI

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    3. Ahimé, Giovanni, non si capisce a cosa ti riferisci. Puoi per favore spiegare?

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    4. Mi stavo riferendo al libro "Picco per capre".
      La fucilata a salve è stata la sua frase. "Un po' carente come esposizione e struttura, ma apprezziamo la sincerità".
      Giovanni RAZZANI

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    5. Giovanni, guarda bene. Il prof è armato d'arco, non di fucile.

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    6. A parte che l'hai scritta in un altro thread, non si capisce se il tuo primo commento era da intendersi come ironico o cosa.

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    7. Ovviamente ironico!
      Il fucile era riferito al libro: "Picco per capre".
      Saluti Giovanni RAZZANI

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    8. Su Internet la comunicazione va riportata al grado zero, quello letterale, altrimenti senza faccine non è possibile distinguere granché: Legge di Poe

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  6. prof, diciamolo pure con franchezza. Del GW e della CO2 non interessa nulla, nè a politici, nè ad altre elite, nè alle masse di umani ripiegati sul proprio ventre. L'unica preoccupazione che permette l'incentivazione di rinnovabili, VE e scisti assolutamente non redditizi (o meglio resi tali da cospicue immissioni di denaro pubblico) è che ci sia il più a lungo possibile abbastanza energia fossile per continuare il BAU. Così è, se vi pare. Diceva il commediografo Pirandello, siciliano doc, come il nostro amato Zichichi, altro commediografo siciliano. Peccato che non abbia fatto l'attore di teatro, sono convinto che avrebbe avuto successo. Comunque io preferisco tenermi, finchè vivrò o avrò la testa a posto, l'onestà intellettuale di Dante e compagni toscani, per quei pochi che ancora ce ne sono.

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  7. In tutto questo, avere iniettato nel 2017 qualche centinaio di migliaia di persone nel nostro martoriato territorio (da aggiungere agli oltre cinque milioni già iniettati anche solo negli ultimi quindici anni) darà senz'altro sollievo. Nell'attesa delle prossime, ulteriori, centinaia di migliaia già programmate per il 2018 e probabilmente già in stock. Fantastico. Epico. Meno male che siamo tanto buoni, perché ci sta giovando un sacco (ora, qui, senza bisogno d'aspettare il 2050, e tanto meno il 2100, a livello globale).

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    1. è il BAU, mio caro. Qui vicino i pakistani hanno affittato 2 fabbriche, una per produrre tessuto non tessuto (che fino a pochi anni fa faceva fare i miliardari agli italiani) e l'altra per far dormire gli operai, ovviamente rigorosamente dei loro. Questo modo di fare industria distrugge il modo occidentale, basato su operai che arrivano anche da grandi distanze colla macchinina e quindi devono essere molto più benpagati. Spese che poi gravano sul prodotto finito, che va fuori mercato per i prezzi alti ai quali è facile fare concorrenza. Le leggi del mercato sono inesorabili come quelle termodinamiche, ma finchè non arrivano a cozzare, prevale il mercato.

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    2. Hai colto un aspetto importante: senza reimpatri od espulsioni coatte sulla prima spiaggia libera, anche 100000 in più all'anno sono un dramma: d'altro canto, ai primi numeri seri di reimpatri (diciamo oltre i 50000 l'anno?) si innescheranno tanto agitazioni sociali fra gli extracomunitari regolari e non accelerando secondo me l'urgenza dei reimpatri. (Chi ha ospitato irregolari deve essere espulso con tutto il suo nucleo familiare a norma di legge)...é un po' come la lettera di Seneca a Lucilio sul procedere esponenziale del depauperamento.( Anche se qui si tratta di alleggerimento dalla pressione sociale su un territorio)

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    3. Non mancherò di far presente questa cosa ogni qualvolta se ne presenterà l'occasione, perché è un punto che per una ragione o per l'altra viene intenzionalmente e colpevolmente taciuto. Si tratta di un punto BASILARE per il 90% dei temi che vengono trattati su questo blog, eppure viene marginalizzato in un modo imbarazzante. Forse perché sulla confezione c'è scritto "nuoce gravemente alla carriera?

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  8. Adesso si sta raschiando il fondo del barile con questo mini-idroelettrico che finisce di distruggere i corsi d'acqua della montagna. Nel comune (montano) dove vivo ho scoperto per caso, dato che l'amministrazione si è ben guardata dall'informare i cittadini, che un torrente verrà captato, intubato per 2 km (previo disboscamento e cospicuo movimento terra e roccia, dato che nell'area interessata i tecnici non riuscivano ad arrivarci nemmeno con una Panda). Tutto questo per una centralina fatta da un privato, non del luogo, probabilmente allettato dalla prospettiva di vendere l'energia così prodotta a qualche prezzo agevolato, perché altrimenti una spesa simile non si spiega. Come dappertutto, anche qui si spreca energia in usi inutili e praticamente non si vedono pannelli fotovoltaici sulle case. Non c'è necessità di nessuna centralina.
    Per dare un po' di contesto, io vivo in un'area apparentemente selvaggia dove però non ci sono più pesci nei fiumi (vengono allevati altrove e poi "seminati"), e una frazione del comune rimane periodicamente a secco nonostante ci troviamo in Friuli Venezia Giulia, una volta detto il pisciatoio d'Italia. Gran parte dell'acqua è intubata per servire un patrimonio edilizio che è almeno il doppio del necessario, e la gente non si fa scrupoli a lavare la strada con l'acqua potabile ma si lamenta quando gli installano un contatore.
    Il torrente che verrà deviato ora porta l'acqua al fiume, già scarso, in cui tutto il paese d'estate va a rinfrescarsi e fare il bagno. Io ho provato ad avvertire i paesani, e sembrano tutti almeno un po' contrariati, ma l'amministrazione dice "serve lavoro". Quando dico che la pastorizia e l'agricoltura, semmai, potrebbero dare un lavoro duraturo, mi si risponde che i giovani preferiscono la fabbrica. Io no, e sono preoccupata anche perché la centralina toglierà ulteriormente pascolo proprio dove porto le pecore. Ma la colpa della perdita di pascolo è del bosco, mai del cemento.
    Ecco cosa ne facciamo della nostra acqua, per fare un esempio.

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    1. qui nell'alta Toscana i fiumi non possono essere più usati per fare il bagno d'estate per i divieti e per l'inquinamento e alle pecore è vietato spostarsi sulle pubbliche strade per raggiungere il pascolo per il troppo traffico, mentre decenni fa questi comportamenti erano normali. Ecco cosa abbiamo fatto della nostra acqua, della nostra libertà, della nostra vita.

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    2. A meno che non si trovi sotto un ghiacciaio l'unico mini-idroelettrico che rende, anche in prospettiva effetto serra, sono le micro-dighe in serie: quindi niente turbine fluviali a maggior ragione se intubate o dopo disboscamento. Meglio non confondere le turbine fluviali con le micro-dighe. Pare che i cinesi siano parecchio interessati alle micro-dighe.

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  9. Articolo interessante e istruttivo, valido esempio di ambientalismo competente e non-ideologico (come le risposte date da D.Meadows in una bella intervista realizzata nel 1973 da un P.Angela non ancora nazional-natalista e recentemente ritrasmessa su Rai Storia)...

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  10. Per i dubbiosi, per chi é scettico ma sopratutto per chi crede che a lui NOn può succedere:

    Sarà tempo di chiudere i rubinetti, a Città del Capo. La capitale del Sudafrica è da tempo colpita da una catastrofica mancanza di fornitura d’acqua: se non ci sarà una forma di razionamento diffuso, le tubature saranno chiuse ad aprile 2018. Perché l’acqua sarà finita.
    Sudafrica, Città del Capo è la prima capitale del mondo rimasta senza acqua

    E quelli l'acqua, seppur salata, ce l'hanno davanti al naso. Figuriamoci quelli che quel tipo di acqua non la potranno vede neppure col cannocchiale.

    Ma tranquilli il Pianeta può supportare ben 16 (sedici) miliardi di umani!!
    Ricordatele sempre le parole dei Maestri di raglio.

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  11. Ho letto il libro di Pardi e Simonetta, lascio le mie impressioni:

    diretto, al tempo stesso equilibrato, sintetico, pratico, stimolante, ragionevole, non inutilmente appesantito..
    ha anche parecchie trovate originali e utili, come gli "esercizi" o i concetti importanti inframezzati al testo.
    conduce il lettore attraverso un avvincente percorso conoscitivo-psicologico; per i meno pronti può essere comunque complesso/lungo da digerire a livello emotivo o nozionistico, ma alla fine potranno uscire "a riveder le stelle" da questo viaggio nei vari gironi della crisi, grazie alla guida sicura dei due autori; avranno forse qualche pensierino in più, ma certamente meno confusione, e più possibilità di agire in maniera coerente col flusso degli eventi.
    Altre due cose originali e da apprezzare, da una parte l'invito a verificare la correttezza delle nozioni contenute e la coerenza delle conclusioni/prospettive proposte (merce rarissima l'onestà intellettuale di 'sti tempi), e dall'altra la fornitura della completa bibliografia all'origine del percorso degli autori, divisa per argomenti trattati nel testo e brevemente illustrata.
    Personalmente ho trovato difficile comprendere la parte del debito, anche dopo ripetute letture c'è qualcosa che mi sfugge del meccanismo.. ma può essere per un mio rifiuto di fondo per qualcosa che ritengo malato, a livello intuitivo.

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