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mercoledì 19 ottobre 2016

Perché collegare la crescita della popolazione allo stress ambientale è politicamente un tabù?

Da “Church and State”. Traduzione di MR (via Niccolò Famiglietti)

Di Carolyn Lochhead | 2 settembre 2013

San Francisco Chronicle 




(Foto: Felipe Dana / Associated Press)

La California ha 157 specie in via di estinzione, incombenti carenze d'acqua, otto delle dieci città con l'aria più inquinata del paese e 725 tonnellate di rifiuti che si riversano sulle sue coste ogni anno.

La California ha anche 38 milioni di abitanti, aumentata del 10% nell'ultimo decennio, compresi 10 milioni di immigrati. Questi abitanti possiedono 32 milioni di veicoli registrati e 14 milioni di case. Per il 2050, le proiezioni mostrano 51 milioni di persone che vivono nello stato, più del doppio del 1980.


Nella pubblica arena, quasi nessuno collega questi puntini chiaramente visibili.
Per diversi motivi, collegare la rapida crescita della popolazione mondiale all'acutizzarsi della crisi ambientale, cambiamento climatico compreso, è politicamente un tabù. Negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone, c'è stato un certo nervosismo riguardo ai tassi di nascite in calo e perché le politiche governative incoraggiassero la gravidanza.

Ma quei tassi di nascite in calo mascherano una crescita esplosiva in altre parti del mondo.

In meno di un arco di vita, la popolazione mondiale è triplicata per arrivare a 7,1 miliardi (7,444 miliardi adesso, venerdì 19 agosto 2016 alle ore 10:23, ndt) e continua a salire di più di 1,5 milioni di persone a settimana.

Una dichiarazione di consenso pubblicata a maggio da scienziati dell'Università di Stanford e firmata da più di 1.000 scienziati, avvertiva che “la Terra sta raggiungendo il punto di non ritorno”.

Una serie di eventi in corso – compresa quella che gli scienziati hanno identificato come la sesta estinzione di massa in 540 milioni di anni di storia della terra – suggerisce che l'attività umana supera già la capacità della Terra.

Il cambiamento climatico è solo uno dei molti segnali di stress ambientale. “Il grande connettore è quante persone ci sono sulla Terra”, ha detto Anthony Barnosky, un biologo integrativo presso l'Università della California a Berkeley.

Si pensa che la popolazione mondiale raggiunga i 9,6 miliardi a metà secolo. L'aggiunta di individui sarà più grande della popolazione globale del 1950.

Gli Stati Uniti sono attesi in crescita da 313 milioni a 400 milioni di persone. Le economie si sono espanse molte volte più rapidamente, aumentando ampiamente  il consumo di beni e servizi nei paesi ricchi ed in quelli in via di sviluppo.

“La combinazione di cambiamento climatico e 9 miliardi di persone secondo me è una di quelle semplicemente gravide di potenziali catastrofi”, ha detto John Harte, uno scienziato degli ecosistemi  presso l'Università della California a Berkeley.

“Le prove che gli esseri umani stiano danneggiando il loro sistema di supporto ecologico sono schiaccianti”, ha detto il rapporto della Millennium Alliance for Humanity and the Biosphere di Stanford. Quando i bambini di oggi raggiungeranno l'età di mezzo, è estremamente probabile che i sistemi di supporto vitale della Terra, cruciali per la prosperità e l'esistenza umana, saranno irrimediabilmente danneggiati”.

Il governatore della California, Jerry Brown, ha fatto tradurre il rapporto in cinese e lo ha consegnato al presidente cinese Xi Jinping a giugno.

Una nuova epoca?

La dominazione della Terra da parte degli esseri umani è così completa che gli scienziati usano il termine “Antropocene” per descrivere una nuova epoca geologica.

Il segnale più ovvio è il cambiamento climatico. Le persone hanno alterato la composizione dell'atmosfera bruciando combustibili fossili, ma altri impatti, ampiamente discussi dagli scienziati, raramente raggiungono l'arena politica.

Residui di 100 milioni di tonnellate di sostanze chimiche sintetiche prodotte ogni anno sono così pervasive che si manifestano comunemente nei tessuti degli orsi polari, nel grasso delle balene e nel cordone ombelicale dei bambini.

Ogni anno, gli esseri umani fanno proprio fino al 40% della biomassa terrestre, il prodotto della fotosintesi, la conversione energetica della Terra necessaria alla vita.

Gli esseri umani hanno convertito più del 40% dei terreni della Terra in città o fattorie. Le strade e altre strutture frammentano gran parte del resto.

Gli esseri umani si appropriano di più della metà dell'acqua dolce del mondo. Antiche falde nelle aree-paniere del mondo, compreso Ogallala nelle Grandi Pianure, vengono prosciugate.

Solo il 2% dei grandi fiumi statunitensi scorrono senza ostacoli. Il delta del fiume San Joaquin di Sacramento in California è stato completamente ricostruito. L'ultima volta che il fiume Colorado ha raggiunto il Mare di Cortez è stato nel 1998.

Gli esseri umani superano la natura in quanto a fonte di emissioni di azoto, alterando il ciclo dell'azoto del pianeta.

Un quarto delle specie mammifere conosciute, il 43% degli anfibi, il 29% dei rettili e il 14% degli uccelli sono in via di estinzione. Gli elefanti africani potrebbero estinguersi in un decennio.

Un terzo delle riserve di pesce mondiali è esaurito o degradato. Il 40% delle barriere coralline e un terzo delle mangrovie sono state distrutte o degradate. Gran parte delle specie di pesci predatori è in declino.

L'acidificazione degli oceani, un prodotto della combustione di combustibili fossili, sta dissolvendo la calcificazione del plancton che è alla base della catena alimentare.

Un vortice di rifiuti della dimensione di almeno il doppio del Texas ruota in mezzo all'Oceano Pacifico.

“Stiamo cambiando la capacità del pianeta di fornire cibo ed acqua”, ha detto Harte.


Persino gli scienziati che dubitano di un collasso ecologico, come Michele Marvier, capo degli studi ambientali dell'Università di Santa Clara, riconosce che “gli esseri umani dominano ogni flusso ed ogni ciclo dell'ecologia  e della geochimica del pianeta.

Acqua e cibo

A dicembre, il direttore del Dipartimento degli interni ha detto che per metà secolo il fiume Colorado non sosterrà la domanda dei sette stati che rifornisce, compresa la California. La ragione principale è la crescita della popolazione attesa da 40 milioni a 76 milioni di persone.

Fra i rimedi considerati: rimorchiare iceberg dall'Artico verso il sud della California.

“Phoenix continua a crescere ad uno dei tassi più alti del paese”, ha detto Jerry Karnas, direttore del Centro per la Diversità Biologica per popolazione e sostenibilità, il solo gruppo nazionale ambientalista che dimostra per limitare la crescita della popolazione. “Non c'è discussione su cosa farà la futura Phoenix quando il fiume Colorado sarà andato”.

Gli ecosistemi possono sopportare grandi stress. Ma stress multipli possono agire in modo sinergico.

Prendiamo il cibo. Il World Resources Institute, un think tank ambientalista, stima che per metà secolo il mondo avrà bisogno del 70% di cibo in più, perché man mano che le persone diventano più ricche mangiano più carne, richiedendo più cereali per nutrire il bestiame.

Questo richiederà più terra da coltivare, mentre l'urbanizzazione distrugge i terreni coltivabili primari. Le fattorie sono una grande fonte di deforestazione e grandi emettitrici di gas serra che causano il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico riduce i rendimenti aumentando la frequenza di siccità ed alluvioni. I rendimenti più bassi richiederanno la conversione di altra terra all'agricoltura.

Eppure, la natura mostra una grande resilienza, ha detto Marvier dell'Università di Santa Clara. I falchi pellegrini fanno il nido sui grattacieli di San Francisco. I coyote girano per Chicago.

“Non possiamo semplicemente continuare a buttare azoto nell'oceano allo stesso tasso e pretendere che vada tutto bene”, ha detto Marvier. “La buona notizia, comunque, è che quando ripuliamo il risultato dei nostri comportamenti, tendiamo a vedere alcuni contraccolpi piuttosto sorprendenti”. Barnosky concordava col fatto che i sistemi naturali sono resilienti. “Ma devi dare loro la possibilità di essere resilienti”, ha detto. “I falchi possono vivere nelle città. Ma gli elefanti no”.

Le persone hanno previsto disastri per secoli, compreso lo studioso del XVIII secolo Thomas Malthus e  l'ecologo dell'Università di Stanford Paul Ehrlich, che nel 1968 con sua moglie Anne ha previsto carestie a causa della crescita della popolazione fuori controllo nel libro “la bomba della popolazione”
.
Ehrlich ha detto che aveva ragione perché almeno 2 miliardi di persone sono malnutrite.

“Troverete un sacco di persone che vi diranno di non preoccuparvi, la tecnologia se ne occuperà”, ha detto Ehrlich. “Nutriremo, daremo alloggio, vestiario e così via a 9,5 miliardi di persone, daremo loro vite felici senza problemi. E' esattamente la stessa frase che ci siamo sentiti dire io ed Anne quando c'erano 3,5 miliardi di persone  sul pianeta... La risposta è  che non lo hanno fatto”.

Strategia scottante sulla crescita

Ridurre la crescita della popolazione era un punto centrale per il movimento ambientalista statunitense degli anni 70, innescato in parte dal libro di Ehrlich.

La maggior parte dei gruppi ambientalisti ora se ne tengono alla larga.

Sterilizzazioni forzate in india negli anni 70 e la politica coercitiva cinese del figlio unico hanno irritato le femministe e compromesso gli sforzi di pianificazione famigliare.

I liberali sostengono che dare la colpa dei problemi ambientali alla crescita della popolazione significa “dare la colpa ai poveri". Loro dicono che gli Stati Uniti ed altre società capitaliste consumano troppo.

I conservatori e i gruppi religiosi che si oppongono all'aborto e celebrano la riproduzione, attaccano la pianificazione famigliare in patria e all'estero. Quest'estate, il Gruppo per le Appropriazione delle Case ha di nuovo tagliato i soldi per gli aiuti alla pianificazione famigliare.

Popolazione e consumo alimentano entrambi il danno ecologico.

“Anche nella nazioni più povere che non hanno l'impatto che ha l'americano medio sul pianeta, la popolazione, crescendo, spinge via le altre specie perché necessita di spazio per vivere e le altre specie necessitano di spazio per vivere”, ha detto Jeffrey McKee, un antropologo dell'Università di Stato dell'Ohio. “Ad un certo punto giungono in contrapposizione e qualcosa deve cedere. Finora, non siamo stati noi”.

Lo slancio della popolazione



Il crollo dei tassi di fertilità, da 4,9 nascite per donna negli anni 60 alle attuali 2,6, ha portato alla credenza che le preoccupazioni riguardo la popolazione fossero gonfiate.

La diminuzione ha sorpreso i demografi. Mezzo mondo – compresi Giappone ed Europa occidentale, ma anche Cina, Vietnam, Brasile ad altre economie emergenti – sono al di sotto del tasso di fertilità di 2,1 necessario per la crescita zero. Gli Stati Uniti, il terzo paese più grande del mondo dopo Cina ed India e il solo paese ricco che sta ancora crescendo rapidamente, recentemente ha visto il proprio tasso di nascite ad 1,9.

La copertura mediatica ha sottolineato una “carenza di nascite” che minaccia la crescita economica e le pensioni degli anziani, alimentando paure sul fatto che la specie umana potrebbe contrarsi ad un miliardo nel 2300 a causa di mancanza di riproduzione.

Ma un'importante eccezione alla diminuzione dei tassi di fertilità è l'Africa subsahariana, insieme a posti come Afghanistan e Yemen, dove i tassi di nascite rimangono eccezionalmente alti. I demografi dell'ONU hanno nettamente alzato le loro proiezioni sulla popolazione lo scorso anno, aggiungendo un altro miliardo di persone per la fine del secolo, fino a quasi 11 miliardi, perché i tassi di fertilità africani hanno raggiunto il picco a più di 5 nascite per donna.

Da adesso al 2050, i paesi poveri aggiungeranno l'equivalente di una città di un milione di abitanti ogni cinque giorni, ha detto un rapporto dello scorso anno della Royal Society, un'organizzazione scientifica britannica.

Lo slancio della popolazione assicura che i numeri assoluti continueranno ad aumentare nonostante la diminuzione dei tassi di nascite. Questo perché la crescita esponenziale che ha impiegato solo 12 anni per aggiungere l'ultimo miliardo nel 2011 – e che impiegherà solo altri 14 anni per aggiungere il prossimo miliardo – significa che la crescita si sta costruendo da una base di persone ampia, molti dei quali sono nei loro anni di potenziale gravidanza.

La diminuzione dei tassi di nascite ha cullato le persone portandole alla compiacenza, ha detto il professor J. Joseph Speidel, un professore del centro Bixby per la Salute Riproduttiva Globale dell'Università della California di San Francisco. “L'incremento annuale sta aumentando in modo piuttosto drammatico”, ha detto. “Stiamo ancora aggiungendo circa 84 milioni di persone all'anno al pianeta”.

Anche se i paesi ricchi avranno problemi a sostenere i loro anziani, “preferirei avere i problemi di Spagna e Svezia che quelli della Nigeria o del Niger”, ha detto Speidel.

Nascite indesiderate

Più del 40% dei 208 milioni di gravidanze nel mondo ogni anno non sono volute, secondo il Guttmacher Institute, un gruppo di ricerca sulla pianificazione famigliare. Metà delle gravidanze statunitensi, circa 3 milioni all'anno, sono indesiderate, secondo la campagna Nazionale di Prevenzione delle Gravidanza Adolescenziali e non volute, un gruppo di divulgazione di Washington. Circa metà di esse finiscono in un aborto.

Trasversalmente alle culture, dall'Iran alla Thailandia alla California, l'accesso volontario alla contraccezione ha tagliato i tassi di fertilità, ha detto Spiegel. Ma la discussione sulla crescita della popolazione rimane un tabù.

“A molti giovani nei campus universitari è stato insegnato negli ultimi 15 anni che il collegamento fra crescita della popolazione ed ambiente non è un soggetto accettabile per la discussione”, ha detto Martha Campbell, direttrice dell'International Population Dialogue presso la Scuola di Salute Pubblica dell'Università della California di Berkeley, in un saggio recente.

La Campbell ha sostenuto che la contraccezione volontaria non è coercitiva, ma impedire alle donne di controllare quanti bambini avere lo è. Quando viene data loro una possibilità, ha detto, le donne in tutte le culture scelgono di provvedere ad una vita migliore per meno bambini.

Il Guttmacher Institute ha detto che fornire il controllo delle nascite a tutte le 222 milioni di donne del mondo che vogliono limitare le loro gravidanze, ma che non hanno accesso alla contraccezione, costerebbe 4,1 miliardi di dollari in più all'anno, poco più di un errore di arrotondamento nel bilancio statunitense di 3,8 trilioni di dollari.

“Ciò di cui molti di noi si preoccupano realmente è che ci sarà questo collasso nell'atterraggio, da un pianeta con 9 miliardi di persone scendere rapidamente a 5 miliardi o cose del genere”, ha detto l'ecologo Harte.

“L'atterraggio sarà il risultato di metodi di riduzione della popolazione che nessuno di noi vuole vedere, come la carestia, la malattia e la guerra”, ha aggiunto. “Non penso che nessuno abbia descritto una traiettoria praticabile che ci porti su a 9 miliardi e poi di nuovo indietro a 5”.

Cambiamento della popolazione e tassi di nascite

Piccoli aumenti di fertilità delle donne fanno una grande differenza nella crescita della popolazione nel tempo.

La differenza fra tassi di fertilità di 1,75 e 2 nascite per donna equivalgono a:

— 2 miliardi di persone in più nel 2100.
— 5 miliardi di persone in più nel 2200.
— 7 miliardi di persone in più nel 2300.

Un tasso di fertilità di 1,5, poco al di sotto della media attuale in Europa:

— manterrebbe la popolazione al suo attuale livello di circa 7 miliardi nel 2100.
— taglierebbe la popolazione al di sotto dei 3 miliardi nel 2200.

Fonti: Nazioni Unite;  Stuart Basten, Wolfgang Lutz, Sergie Scherbov, “Scenari di popolazione di lunghissima portata fino al 2300 e le implicazioni della bassa fertilità continua” su Demographic Research, Vol. 28, Articolo 39, 30 maggio.

Carolyn Lochhead è la corrispondente a Washington del San Francisco Chronicle, dove si è occupata di politica nazionale e politica per 22 anni. E' cresciuta a Paso Robles (Contea di San Luis Obispo) e si è laureata all'università della California di Berkeley cum laude in retorica ed economia. Ha una laurea in giornalismo all'Università della Columbia.