Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 6 luglio 2016

Il grande complotto delle mucche sul cambiamento climatico



Da “Union of Concerned Scientists”. Traduzione di MR

Di Doug Boucher, consigliere scientifico su clima ed energia.

Serata cinematografica lo scorso fine settimana a casa mia, proiezione di Cowspiracy. Il nome dice tutto. Il film del 2014/2015 con quel nome - “Il film che le organizzazioni ambientali non vogliono che voi vediate”, secondo il suo sito web – ha scoperto un'immenso complotto ordito in combutta dai governi e le più grandi organizzazioni ambientali, per ingannare l'opinione pubblica sulla causa principale del riscaldamento globale. Ma la premessa del film è basata su interpretazioni gravemente viziate – e rifiutate quasi in modo unanime – della scienza. Lasciate che vi spieghi...


Secondo Cowspiracy, la più grande fonte di inquinamento che provoca il riscaldamento globale non sono i combustibili fossili come carbone, petrolio e gas naturale, come ci dicono gli scienziati di tutto il mondo. No, è l'allevamento – non solo mangiare mucche, ma tutti gli altri tipi di carne, uova, latte ed anche pesce. Quindi la soluzione principale al riscaldamento globale non è l'energia rinnovabile. E' che tutti diventino vegani.

Mucche peggio dei combustibili fossili. No, neanche lontanamente

Al centro della teoria della cospirazione di Cowspiracy c'è il presunto “fatto” secondo cui uno studio del 2009 ha scoperto che il 51% di tutte le emissioni di gas serra sono prodotte dall'allevamento. Buona parte del film è utilizzato per interviste con persone delle organizzazioni ambientaliste, come Rainforest Action Network, Oceana e il Natural Resources Defense Council, che non sembrano accettare questo “fatto” e che quindi devono essere parte della cospirazione per nasconderlo. Greenpeace ha gentilmente rifiutato, due volte, di essere intervistata, dimostrando che anch'essa fa parte della cospirazione.

Visto che il valore del 51% è un elemento chiave della teoria della cospirazione del film, vediamo lo studio da cui proviene. Ironicamente, alla luce della tesi di Cowspiracy che le ONG stanno nascondendo la scienza, questo studio, che propone il valore sul quale si basa così pesantemente, non è stato pubblicato su una rivista scientifica, ma in un rapporto di una organizzazione ambientalista, il Worldwatch Institute. Gli autori del rapporto, Jeff Anhang e Robert Goodland, non sono stati nominati nel film ma sono stati descritti semplicemente come “due consiglieri della Banca Mondiale”.

Gonfiare le emissioni del bestiame interpretando male la biologia di base

In che modo Goodland ed Anhang se ne sono usciti con il 51% invece di circa 15% di gas serra di cui è responsabile il bestiame secondo il consenso scientifico (che comprende le emissioni dirette degli animali, delle emissioni per la produzione di mangimi, dell'uso di terreno e del letame)?

La differenza più grande è che Goodland ed Anhang contano anche il biossido di carbonio emesso dagli animali addomesticati – cioè la respirazione. Probabilmente ricordate i fondamentali di questo dalle lezioni di biologia. La biosfera è fondamentalmente alimentata dalla fotosintesi delle piante, che cattura le molecole di CO2 dall'atmosfera ed usa l'energia solare per collegare insieme quelle molecole, facendo zuccheri, amidi, grassi e (aggiungendo altri elementi)proteine, DNA e tutte le altre parti del mondo vivente. Facendo questo, le piante emettono ossigeno, che ora costituisce circa il 21% dell'atmosfera.

Gli “eterotrofi” del pianeta – animali, funghi e gran parte dei batteri ed altri microbi – non sono in grado di fare la fotosintesi, quindi devono prendere la loro energia mangiando o decomponendo le molecole prodotte dalla fotosintesi. Generalmente, gli eterotrofi lo fanno invertendo il processo di fotosintesi – prendendo l'ossigeno ed usando per spezzare le molecole ricche di energia create dalle piante e rilasciando CO2 nell'atmosfera. Questo è il processo della respirazione. Ma l'aggiunta del CO2 prodotto dal bestiame alle emissioni di gas serra planetarie fatta da Anhang e Goodland ignora un punto semplice ma cruciale: anche le piante respirano. Svolgono entrambi i processi fondamentali, non solo fare la fotosintesi ma anche respirare.

Questa respirazione è il modo in cui prendono l'energia di cui hanno bisogno per sostenersi, assumono acqua e nutrienti ed effettuano tutte le altre reazioni chimiche necessarie alla vita. Nel processo, rilasciano gran parte del CO2 che hanno assunto. E quello che non rilasciano viene quasi tutto rilasciato dopo la loro morte, dalla respirazione fatta dagli organismi decompositori come funghi e batteri.

Di conseguenza, il CO2 che le piante prendono dall'atmosfera, torna nell'atmosfera, che vengano o meno mangiate da animali. Pertanto, il bestiame (ed altri animali, compresi quelli selvaggi e quelli domestici) non aggiungono niente alla quantità di CO2 che viene emessa in atmosfera. Ecco perché gli scienziati hanno rifiutato il conteggio fatto da Goodland e Anhang sulla respirazione del bestiame come fonte antropogenica aggiuntiva di gas serra. Non è aggiuntiva – succederebbe comunque, quindi non si è giustificati nell'aggiungerla.

Cambiare l'impatto del metano

C'è una differenza importante quando si tratta di un piccolo  numero di specie animali. Questi sono i ruminanti, che comprendono specie addomesticate come mucche, pecore e capre così come quelli selvaggi come cervi ed antilopi.
Il loro sistema digestivo comprende un “rumine”, che contiene microbi che possono spezzare la cellulosa, che gran parte degli animali non possono fare. Sfortunatamente, nel processo questi microbi metanogenici trasformano parte del carbonio in metano (CH4), che è un gas serra molto più forte del CO2. Causa un riscaldamento globale di circa 25 volte per molecola più grande del CO2, secondo il recente consenso scientifico.

Il rilascio di metano nell'atmosfera da parte dei ruminanti, sia direttamente da entrambi gli orifizi dell'animale (quella che viene chiamata “fermentazione enterica”) e dal loro letame, è aggiuntivo. Non si verificherebbe se i ruminanti non mangiassero le piante, permettendo ai microbi metanogenici dei loro rumini di spezzarle ed usarle per produrre metano. Così gli scienziati tengono decisamente conto del metano dei ruminanti nelle loro stime dell'inquinamento che genera riscaldamento globale, infatti è il contributo maggiore, di quasi un quarto del totale delle emissioni, che proviene dall'agricoltura globale. Tuttavia, Goodland ed Anhang non lo hanno conteggiato allo stesso modo in cui lo fanno la maggioranza degli scienziati. Invece di misurare il contributo del metano come 25 volte maggiore, per molecola, rispetto al CO2, loro usano un fattore di misura di 72 volte, aumentando il suo impatto stimato quasi di 3 volte.

Perché lo fanno? Invece di usare il metodo standard che stima l'impatto di riscaldamento globale delle molecole di gas su un secolo, loro contano solo il suo impatto su un periodo di 20 anni, così come per il CO2. Visto che il metano dura solo per un decennio o due in atmosfera prima di spezzarsi, mentre il CO2 vi rimane per molti secoli, contare gli effetti di entrambi solo per i primi 20 anni aumenta l'impatto relativo del metano in modo considerevole. Quindi, anche se non ci fosse stato nessun cambiamento nella quantità di CO2 o nella quantità di metano che vengono emessi realmente, la stima dell'inquinamento che produce riscaldamento globale sale in modo sostanziale – con gran parte della colpa che viene attribuita ai bovini .

C'è stata molta discussione scientifica sul modo migliore per mettere insieme l'impatto in termini di riscaldamento globale delle diverse molecole ed è probabile che questo continui.

Dipende solo da quanto tempo si pensa che il riscaldamento globale è probabile che sia un problema urgente. Se è una cosa che sarà cruciale per la società umana per il resto del XXI secolo, questo è l'uso del periodo standard di 100 anni per il calcolo dell'effetto dei gas serra. Se si è pessimisti e si pensa che non saremo in grado di stabilizzare le temperature globali anche più a lungo di così, allora si può sostenere un periodo anche più lungo di 100 anni.
D'altra parte, scegliere di prendere una media su soli 20 anni, come ha fatto lo studio del Worldwatch, equivale a dire che ci interessa solo di noi stessi, non dei nostri figli, dei nostri nipoti e delle future generazioni. Se il riscaldamento globale continua oltre i prossimi due decenni, è il problema di qualcun altro. Non trovo accettabile questo approccio, sia scientificamente sia moralmente.

Queste due discrepanze dal consenso scientifico – conteggiare il CO2 non aggiuntivo respirato dal bestiame e misurare il metano emesso dagli animali ruminanti quasi tre volte in più di quanto faccia la maggior parte degli scienziati – costituiscono le differenze più grandi fra il consenso scientifico di circa il 15% delle emissioni e il valore del 51% usata da Cowspiracy.

Ci sono altre differenze che aggiungono quantità più piccole – per esempio la stima delle emissioni della deforestazione alimentata dall'allevamento, il loro uso di un conteggio maggiore riguardo alla quantità di bestiame presente globalmente rispetto a quanto fa l'ONU, il loro dividere il loro totale di “allevamento” per un denominatore relativamente piccolo, il che rende la percentuale maggiore, ecc. Tutte queste cose hanno debolezze scientifiche simili, che hanno tutte lo stesso tipo di impatto sulla percentuale, facendola risultare molto più grande (e quindi rendendo l'importanza dei combustibili fossili e dell'energia minore) di quanto non dica il consenso scientifico.

Come ha risposto la comunità scientifica allo studio del 2009 di Goodland ed Anhang e al loro valore del 51%? L'abbiamo rifiutato, in modo quasi unanime, per le ragioni che ho spiegato.

Né una replica al loro studio in una rivista scientifica, né i più recenti articoli di ricerca sul tema, Nè le ultime revisioni dello stato della scienza, né il più recente rapporto del IPCC, scritto da migliaia di scienziati di tutto il mondo ed accettato come il consenso scientifico sulla scienza del clima – nessuno di questi ha adottato il valore del 51%.

Nonostante gli sforzi di entrambi i sostenitori, gli autori di Cowspiracy e l'industria dei combustibili fossili (vedete il recente rapporto di Union of Concerned Scientists - UCS – I dossier sull'inganno del clima per i dettagli), c'è un forte consenso fra gli scienziati così come fra l'opinione pubblica che il cambiamento climatico sta avvenendo e gli esseri umani, principalmente tramite i combustibili fossili che bruciamo, ne sono la causa principale.

Cowspiracy ignora questo ampio consenso, infatti gli scienziati sono praticamente assenti fra le molte teste parlanti del film. Ciò ci dice che anche se ci sono un sacco di affermazioni riguardo a presunti numeri scientifici, le persone che fanno quelle dichiarazioni non sono identificate come scienziati, ma piuttosto da didascalie come “Scrittore di ambiente ed etica”, “Fondatore di Greenpeace Alaska”, “Ex dirigente di mercato della Whole Foods”, “Ex allevatore di bovini” e “Agricoltore vegano”.

E chi altri c'è in combutta?

Devo ammettere che c'è un'altra ragione, più personale, per cui mi risulta difficile credere che ci sia una grande cospirazione fra le ONG e gli scienziati per nascondere l'impatto dell'allevamento sul clima.

Ed è perché i miei colleghi di UCS ed io – scienziati di una ONG che si concentrano sul cambiamento climatico – abbiamo scritto e parlato in modo esteso dell'impatto climatico del bestiame ormai per diversi anni. E in particolare sull'impatto delle mucche, specialmente dei bovini da carne, che hanno un'impronta molto più pesante sul riscaldamento globale rispetto ad altre fonti di cibo (compresi gli altri alimenti animali).

Abbiamo diffuso questa informazione scientifica non solo in questo blog (sia di recente sia anni fa) ma anche in ampi rapporti come  Radici del problema (2011), Soluzioni per una carne senza deforestazione (2012), Un uso della terra amico del clima (2013), così come in articoli scientifici e nel libro del 2012 Più freddo, più intelligente.

Immagino che si debba concludere che gli autori di Cowspiracy, nonostante le affermazioni del suo narratore di aver fatto ricerche estese, non siano proprio riusciti a trovare nessuno di questi lavori. O forse è solo che il nostro rifiuto del valore del 51% mostra che, insieme al resto della comunità scientifica, siamo anche noi parte della cowspirazione.

Una recente ricerca da parte di sociologi ha scoperto che i negazionisti della scienza del clima tendono ad essere a loro volta associati con altri tipi di teoria della cospirazione. Come dice l'articolo di Stephen Lewandosky e colleghi, “La NASA ha simulato l'atterraggio sulla luna – pertanto la scienza del clima è una truffa”.

Sebbene i temi siano diversi, ciò che hanno in comune teorie della cospirazione sul luogo di nascita del presidente Obama, sugli attacchi del 11 settembre, sulle scie di cndensazione degli aerei, sulle vaccinazioni, e sul cambiamento climatico, è che ci raccontano che un numero incredibilmente vasto di persone – nei governi, nei media e, nel caso di Cowspiracy, della scienza e anche della comunità ambientalista, si sono accordate per nascondere una parte di informazione fondamentale all'opinione pubblica.

Film come Cowspiracy non sono credibili, non solo perché manipolano la scienza, ma anche a causa di quello che ci chiedono di credere: che l'industria dei combustibili fossili - le ExxonMobil del mondo – non siano la causa principale del riscaldamento globale; che la transizione all'energia pulita non sia ciò che importa di più per il nostro futuro o per quello dei nostri nipoti e che migliaia di scienziati abbiano nascosto la verità sul problema ambientale del nostro tempo.

Nota del traduttore: chiedo scusa per l'insistenza su questo tema particolare ma, come sappiamo bene, il diavolo è nei dettagli. Il meme vegano si sta diffondendo a ritmi vertiginosi, spesso legato a cospirazionismi ed atteggiamenti irrazionali ed antiscientifici quantomeno problematici ai fini di interpretare correttamente le cose. Anche la Union of Concerned Scientists ha ritenuto opportuno dire la sua su questo tema ed ho pensato che valesse la pena di diffondere questo loro articolo. In ogni caso, se potete, mangiate meno carne, specie di manzo. Ma, soprattutto, verificate sempre da dove viene il vostro cibo e come è stato prodotto. A volte è meglio una bistecca che viene dall'allevatore vicino casa vostra di un cibo biologico che viene dall'altra parte del mondo. Buona lettura.