Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 26 febbraio 2016

Lupi, mannari ed il vangelo di Filippo


Di Jacopo Simonetta.

In questi giorni sta circolando una petizione in favore dei lupi, forse mille in tutta Italia, ma c'è chi dice che siano troppi.   Forse lo stato, le regioni ed i bracconieri riusciranno a distruggere i lupi, ma non sono qualche centinaio di cani selvatici a minacciare la nostra civiltà, bensì quasi 8 miliardi di esseri umani.   E’ così difficile da capire?   Pare di si.

In un Appennino in cui oramai tutti si lamentano, talvolta a proposito, dei troppi cinghiali e dei troppi caprioli, il lupo dovrebbe essere il beniamino di tutti.   Magari non dei pastori, ma certamente dei cacciatori e degli agricoltori.   E invece no.   Perché?

Forse lo possiamo capire considerando che quello materiale è solo uno dei molti piani di realtà in cui ci muoviamo.   Un altro è quello dei simboli ed è proprio qui che troviamo importanti tracce di lupo.   Il significato simbolico non è intrinseco, siamo noi che lo elaboriamo e lo attribuiamo a qualcosa.   Ma una volta creato, il simbolo esiste ed esercita un effetto potentissimo sulla realtà materiale, come testimoniato dai milioni di soldati morti seguendo una bandiera.   Oppure dai forse cento lupi annualmente uccisi perlopiù da gente che avrebbe tutto l’interesse a proteggerli.

Dunque la spiegazione di questa assurdità va cercata lontano dai testi di biologia; magari nelle favole di Esopo e di Fedro, dove i lupi non fanno mai bella figura.   Il lupo travestito da pecora, il lupo ladro ed assassino sono parte integrante della cultura dei popoli pastori.  Per questo il Cristianesimo, nato fra i pastori, basò da subito la sua narrativa sui simboli della pecorella smarrita e del Buon Pastore. Necessariamente il lupo doveva impersonare stupida ferocia, inganno e prevaricazione.

Più tardi, man mano che il nostro controllo sul mondo cresceva, il lupo è finito col diventare simbolo delle forze indomite della Natura, contrapposte alla nostra volontà ed al nostro diritto di controllo universale.

E’ di questi fantasmi che discute la conferenza stato-regione, non di gestione faunistica.   Ma anche coloro che si indignano per questo assurdo avvertono urgente il bisogno di difendere un simbolo, ancor prima di una sana gestione ambientale.   Un simbolo di cui troviamo traccia nella tradizione medioevale.

Tutti conoscono la leggenda di S. Francesco, che assai poco ha a che fare con questa storia.   Pochi invece conoscono quella di S. Galgano nel cui santuario ancora oggi sono conservate le ossa dei suoi nemici, sbranati dai lupi che proteggevano il santo.   Una traccia tenue, ma che ritroviamo nella letteratura dell’epoca e, secoli dopo, nei verbali dell’inquisizione.   Testi che certificano un rapporto molto profondo e complesso delle popolazioni rurali con questo animale e con la sua “elevazione a potenza”: il Lupo Mannaro.    Perlomeno in Europa occidentale, i Mannari erano uomini con il potere di trasformarsi in lupi e di andare in tal forma fino all'inferno a combattere contro il Diavolo per recuperare le promesse di raccolto che il Maligno rubava dai campi.   Se vincevano i lupi il raccolto era buono, se invece venivano sconfitti la carestia avrebbe colpito la regione.   Dunque dei difensori, ma come spesso accade ai difensori, anche dei predatori.   Durante le loro scorribande in cerca del Nemico, i mannari avevano infatti fame e divoravano qualunque animale gli si parasse dinnanzi: porco, vacca o uomo che fosse.

Quello che qui preme notare è che in questo contesto il Lupo è simbolo di una forza indispensabile alla vita umana, ma anche pericolosa ed alla quale è dovuto un tributo di sangue.   Erano lupi e corvi che seguivano Wotan nei suoi viaggi e tutta la tradizione indoeuropea è intrisa del concetto che gli Dei sono qualcosa al di sopra e al di fuori di ogni ragione o morale umana.   Elargiscono doni e protezione, ma anche uccidono e distruggono senza che noi possano capire, tanto meno esercitare un controllo sul loro operato.

Il ritorno dei lupi sulle montagne dove erano stati sterminati cento anni fa ridesta oggi un atavico scontro fra due diverse concezioni dell’uomo e del suo ruolo.   Cioè se ha il diritto di dominare il mondo, oppure il dovere di rispettare la Natura e le sue leggi.

Cosa c’entra tutto ciò con il Vangelo di Filippo?  Questa massima:

“La verità non è venuta nel mondo nuda, ma è venuta abbigliata di simboli ed immagini.”

Bentornati Lupi, simbolici e materiali.