Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 1 marzo 2014

Il Collasso su richiesta di David Holmgren

Da “Club Orlov”. Traduzione di MR

Di Dmtry Orlov

Gary Larson
C'è stata molta discussione nei giorni scorsi sulla recente revisione di David Holmgren del suo saggio sugli Scenari Futuri del 2007. In quel saggio, Holmgrem descrive quattro scenari alternativi, definendoli Brown Tech, Green Tech, Gestione Globale e Scialuppe di Salvataggio. Nella sua rivalutazione, Holmgren nota che il Picco del Petrolio finora non è riuscito a innescare nessun tipo di diminuzione delle emissioni di gas serra, mentre gli effetti previsti del rapido cambiamento climatico sono passati da negativi al limite del letale per la sopravvivenza umana. Notando che le strategie precedenti per fermare lo scivolamento verso la distruzione ambientale, come i negoziati internazionali, l'attivismo per il clima mainstream, il movimento delle Transition Town e tutto il resto, hanno avuto un effetto trascurabile, ha proposto un nuovo approccio:

“Credo che costruire attivamente in parallelo delle economie ampiamente non monetarie per famiglie e comunità con il 10% della popolazione abbia il potenziale di fungere da profondo boicottaggio sistemico dei sistemi centralizzati nel loro complesso, che potrebbe portare ad una contrazione di più del 5% delle economie centralizzate. Se questa è la pagliuzza che spezza la schiena al sistema finanziario globale o un punto di non ritorno, nessuno può dirlo, anche dopo che sia avvenuto”.

In risposta, Nicole Foss ha scritto una lunga e pacata riflessione nella quale spiega che ognuno di questi scenari opera su scale diverse: l'attuale treno in corsa della tecnologia marrone, compresa la produzione di petrolio e gas di scisto mediante fracking, petrolio e gas da acque profonde, sabbie bituminose e così via, è condotto su scala nazionale o internazionale; le iniziative della tecnologia verde come le installazioni solari, micro idroelettrico, passaggio dall'auto alla bici e così via, stanno avvenendo, dove avvengono, a livello di città o di regione; l'approccio di Gestione Globale funziona meglio a livello locale di città o paese e, infine, costruire scialuppe di salvataggio è più che altro un perseguimento personale o famigliare.

Sono d'accordo sul fatto che trattare questi come quattro scenari distinti è bene che vada fuorviante: queste sono solo diversi aspetti della realtà, osservabili, come indica Nicole, su diverse scale. Il Brown Tech è una serie di meccanismi di adattamento disperati: di fronte al Picco del Petrolio (la produzione di petrolio convenzionale ha raggiunto il picco nel 2005-2006) e al declino della produzione dei pozzi convenzionali, le compagnie energetiche hanno tentato di mantenere la produzione alta ricorrendo a misure disperate come il fracking e le trivellazioni nell'Artico, riuscendoci, finora, anche se a un costo più alto. In particolare, ciò che ha reso loro possibile fare questo è il magico atto di levitazione eseguito dalle banche centrali del mondo, che hanno mantenuto linee di credito globali aperte contro ogni pronostico. La mia sensazione è che quando la gravità tornerà a funzionare, il picco del petrolio si riaffermerà vendicandosi e che l'economia Brown Tech è un morto che cammina. Cerchiamo di mostrare un po' di rispetto per il morto.

Io sono, ovviamente, un fan del Green Tech. Qualche anno fa, Boston non aveva piste ciclabili, ora le ha lungo le vie principali e un programma di bike sharing di successo. Cosa c'è che non va in questo? Sono anche, a questo punto, allenato ad installare pannelli solari e generatori eolici per una facile vita off grid. Ho sperimentato una compost toilet a bordo di una barca, con risultati altalenanti, ma ne ho tratto alcune lezioni utili. A un certo punto mi piacerebbe misurarmi a saldare un convertitore di biochar. Ma tutte queste cose avranno un effetto su scala globale? Ne dubito! Di fatto dubito che ci sia qualcosa che lo avrà. Il corpo legislativo dello Stato del Massachussets ha appena votato lo stanziamento di 50 milioni di dollari per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Problema risolto! LOL!

Analogamente, la Gestione Globale suona bene. Non sono stato impegnato nella Permacultura oltre alla lettura di qualche libro. Il mio problema è che la Permacultura richiede terra ed io non ne ho. Forse un giorno arriverò a provare qualche esperimento allestendo macchie auto perpetuanti di piante commestibili su parti inabitate della costa. Ma c'è un'altro tipo di cultura di cui ho esperienza diretta: la cultura russa dell'orto in casa. L'orto può essere un salvavita. Si ha ancora bisogno di prendere periodicamente un sacco di semi da qualche parte ed è difficile sopravvivere mangiando un animale di tanto in tanto, ma può fare un'enorme differenza. Tutto ciò di cui si ha bisogno è un pezzo di terra e un po' di capacità; non servono swale, compagnie o altri concetti di Permacultura. L'orto di casa può fare la differenza su scala nazionale? Sì, può. Lo ha fatto e lo farà. C'è solo un problema: i buongustai. Questi non vogliono meramente sopravvivere mangiando una dieta bilanciata di patate, rape, cavoli e segale periodicamente incrementata con stufato di porcellino d'India, vogliono prodotti freschi e deliziosi e ricette stravaganti. Ho spesso pensato che una buona triade da lanciare per un blog che ha a che vedere col collasso sarebbe quella di includere cambiamento climatico, picco del petrolio e cibo locale delizioso, salutare e biologico. Potrebbero esserci tre tasti: l'estinzione della razza umana a breve termine ti deprime? Clicca su un altro tasto e guarda dei pomodori succulenti da far venire l'acquolina in bocca. Ma se i buongustai possono essere tenuti a bada, allora l'rto di casa diventa qualcosa dal valore di sopravvivenza.

Analogamente, non c'è niente di male nelle scialuppe di salvataggio. Io vivo in una barca, quindi ho preso il concetto oltre la metafora. Ma anche metaforicamente parlando, è una buona idea avere un piano per cosa fare in caso di chiusura improvvisa della finanza globale seguita dalla chiusura della catena globale della fornitura di tutto, dal petrolio saudita alla carta igienica canadese. Coloro che non si sono preparati affatto per questa evenienza dovranno disturbare coloro che lo hanno fatto, con risultati altalenanti. Se non vi piace pensare ai grandi disastri, pensate ai piccoli. Io ho riserve delle riserve: se l'elettricità se ne va, ho le batterie; se non posso scaldarmi col diesel, posso scaldarmi col propano; se l'acqua a riva viene a mancare, posso passare ai serbatoi interni; se i serbatoi interni si svuotano, ho delle taniche di acqua potabile. Tali piccole emergenze si verificano con una certa regolarità, quindi queste precauzioni non sono vane. Essere preparati per le piccole emergenze rende facile fare il passo successivo e prepararsi per quelle grandi.

Così, queste sono tutte sfaccettature della realtà, non scenari alternativi. Il fatto che la sfaccettatura Brown Tech si stia attualmente espandendo a passi da gigante è problematico. Sarebbe sicuramente bello se collassasse prima piuttosto che dopo. Se, come dice Holmgren, il 10% della popolazione boicottasse la finanza mondiale e la finanza mondiale collassasse, il Brown tech probabilmente chiuderebbe e basta, perché le sue attività hanno una grande densità di capitale. Ora, visto che le nostre voci – quella di Holmgre, la mia e quella di altre persone che possono essere in accordo col messaggio di Homgren – sono prevalentemente diffuse attraverso dei blog, posso fare un po' di conti e capire quanti persone come me ci vorrebbero per realizzare il cambiamento richiesto nel sentimento generale.

Questo particolare blog ha circa 14.000 visitatori unici al mese. Ipotizziamo un tasso di conversione molto alto del 50%, per cui metà dei miei lettori si impegnano a sostenere il boicottaggio di Holmgren. Sono 7.000 persone. La popolazione mondiale sono 7 miliardi di persone, il 10% di questo sono 700 milioni di persone. Dividendo l'uno per l'altro abbiamo il nostro risultato: servirebbero 100.000 attivisti/blogger come me per realizzare il cambiamento di coscienza richiesto. Domanda successiva: quanti blogger come me (più o meno) ci sono? Albert Bates ci ha fatto dono di un bel grafico che mostra tutti i più rimarchevoli.

Notate che ce ne sono parecchi nascosti lungo gli assi. A Bates interessano i mezzi (pacifici) ed è agnostico sul risultato. Altri 5 sono distribuiti lungo l'asse Ecotopia-Collasso, il che significa che sono agnostici sui mezzi. Uno – Kunstler – è agnostico su entrambi. Notate la mia posizione sul grafico: fra Greer e MacPherson. Greer pensa che il collasso impiegherà qualche secolo; MacPhearson pensa che gli essere umani si estingueranno prima di allora. Il mio sospetto è che coloro che sono in vita oggi vivranno a sufficienza per vedere la diminuzione della popolazione terrestre di almeno il 50% a causa di carestia, malattia e guerra – cioè, se se vivono abbastanza da vederla. Come puoi sapere se sei estinto se sei estinto?

Tornando ai conti: dei 22 attivisti/blogger sul grafico di Albert, quanti potrebbero assecondare il piano? Sappiamo già che Rob Hopkins si è chiamato fuori. Ha scritto che Collasso on demand di Holmgren “non è scritto per potenziali alleati nei governi locali, nei sindacati, per la potenziale ampia coalizione di organizzazioni locali che cercano di costruire i gruppi di Transizione, per la diversità dei punti di vista politici...” Sì. Posso capire perché i governi locali possano avere una visioni negativa di un piano che azzeri i suoi bilanci e perché le organizzazioni sindacali potrebbero non essere entusiaste di un piano che metterebbe tutta la loro truppa sulla linea della disoccupazione. Immagino che le “potenziali ampie coalizioni” di Hopkins dovranno semplicemente aspettare il collasso piuttosto che realizzarlo. Potenzialmente, cioè. Non che tutto questo importi, naturalmente, perché, anche se ipotizziamo che tutti saranno d'accordo col piano di Holmgren, dividendo l'uno per l'altro abbiamo ancora un 99,98% di ammanco nel numero richiesto di attivisti/blogger. Pretenzioso. Ma non lasciate che questo vi impedisca di provarci, a prescindere dai risultati (se ce ne saranno) è una buona cosa da tentare.