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lunedì 10 giugno 2013

"Il Pianeta Saccheggiato" su "Giornalettismo"


“Il costo del petrolio è già insostenibile per la società”

di - 07/06/2013 - Secondo il Club di Roma l'esplosione dei prezzi degli idrocarburi costringerà ad un ripensamento della società industriale

Il petrolio ed altri fondamentali materie prime stannoraggiungendo la soglia di sostenibilità economica per la civiltà umana. Il loro prezzo è già così alto da rappresentare una minaccia per il benessere della società, e le nuove tecnologie non sembrano in grado di poter aiutare una discesa del loro costo.

ALLARME PETROLIO - Il Club di Roma, uno dei più prestigiosi centri studi specializzati in ricerche sulle politiche energetiche, ha pubblicato un nuovo rapporto che evidenzia la scarsa sostenibilità economica dei prezzi delle materie prime. Il petrolio, così come altri metalli pesanti fondamentali per la lavorazione dell’industria, occidentale e ormai stabilmente anche dei paesi emergenti, hanno raggiunto un costo tale da minacciare in modo esplicito il benessere complessivo della nostra società. La civiltà contemporanea, rimarca il Club di Roma, è ancora dipendente dal petrolio, ma la scarsità delle risorse fossili rendono sempre più difficile una diffusione di questo bene a prezzi sostenibili. L’autore del rapporto del Club di Roma, il chimico italiano Ugo Bardi, ha rimarcato come l’esaurimento del petrolio o delle altre materie prime sia un problema di secondo piano in questo momento, visto che il vero pericolo deriva dall’esplosione del suo costo.
COSTI ESPLOSIVI - Secondo il rapporto del Club di Roma presto si dovrà investire più energia nell’estrazione del petrolio così come del gas rispetto a quanto se ne potrà ottenere. “Già ora l’industria mineraria consuma il dieci per cento dell’utilizzo globale del diesel”. In questa fase storica esistono risorse fossili ampiamente sfruttabili che sono però collocate sempre più in profondità nella Terra, e bisogna impiegare tecnologie sempre più costose ed avanzate, come il fracking, per poterle poi utilizzare a fini industriali o commerciali. Il consumo del “fuoco fossile” come è definito liricamente nel rapporto del Club di Roma, la distruzione degli ecosistemi a causa dell’elevata concentrazione di anidride carbonica così come l’inquinamento degli oceani e le coste vittime di inondazioni trasformeranno il volto del nostro piante. Secondo Bardi questo scenario ci renderà “abitanti di un nuovo mondo, un pianeta con altre condizioni climatiche, e una minore disponibilità di risorse energetiche”.

SFIDA ENERGETICA - La graduale ma inevitabile scomparsa di petrolio e gas, che incrementerà la crescita del loro prezzo, potrebbe definitivamente cambiare il volto della nostra società, che secondo la previsione del Club di Roma potrebbe tornare al suo passato agricolo. Un mutamento radicale, che costringerà ad un ripensamento dell’attuale modello di sviluppo. I combustibili fossili, così come l’uranio, stanno di conseguenza diventando un problema sempre più rilevante. Presto sarà superata la quantità massima di petrolio estraibile in modo convenzionale, e anche per gli idrocarburi ci sarà lo stesso esito. Secondo il Club di Roma la conseguenza di questo processo, vista l’arretratezza delle fonti energetiche attuali, sarà un significativo aumento della fonte fossile più disponibile nel Pianeta, ovvero il carbone. La crescita del suo utilizzo però potrà durare solo per poco tempo, visti gli enormi danni ambientali che potrebbe provocare. L’uranio non potrà compensare questo mutamento, anche perchè la sua produzione è significativamente arretrata nel corso degli ultimi anni.

SISTEMA DA RIFONDARE - In un’intervista a Die Zeit, l’autore dello studio del Club di Roma, Ugo Bardi, sottolinea come le accuse di eccessivo pessimismo si basino su un’incomprensione del loro lavoro. “Le risorse energetiche non si esauriranno di colpo, ma stanno diventando così care da non potere essere più utilizzate da un’ampia fetta della nostra società, dai cittadini alle imprese”. Per l’accademico italiano il problema del nostro sistema industriale è rappresentato dalla sua scarsa adattabilità alle fonti rinnovabili, visto che è stato modellato sulle risorse fossili. “Ora il loro costo è ancora sostenibile, ma a breve non sarà più così. Dovremo accettare che l’energia costerà troppo per un consumo ai livelli attuali. Sarà un processo di adattamento che dovrà essere accettato. Già ora le persone comprano macchine meno care visto il caro benzina. Il problema sarà che in futuro si potrebbe essere costretti a muoversi in bicicletta od andare a piedi nelle città, se il prezzo del carburante proseguirà su questa traiettoria”. Secondo Baldi anche l’attuale crisi dell’euro dipende dall’esplosione dei costi energetici: “L’Italia importa la stessa quantità di risorse fossili della Germania, ma ha la metà della sua industria. Tutti i paesi in difficoltà dipendono dall’importazione delle materie prime”.