Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 8 dicembre 2012

"Limiti dello Sviluppo": una storia alternativa


Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di Massimiliano Rupalti

Nel 1972, il rapporto intitolato “I Limiti dello Sviluppo” aveva discusso una serie di scenari sulle attuali tendenze che predicevano un collasso economico ad un certo punto nel ventunesimo secolo. Il rapporto raccomandava anche azioni progettate per evitare un tale collasso e stabilizzare il sistema economico. Tuttavia, queste raccomandazioni sono state ignorate ed il rapporto è stato demonizzato per mezzo di una campagna propagandistica. In questo post, Max Iacono esamina una “storia alternativa”, in cui il rapporto avrebbe incluso scenari basati sull'accettazione o il rifiuto del rapporto stesso. 


Guest post di Max Iacono

Max Iacono è laureto al MIT in Ingegneria Chimica, ha un dottorato in Psicologia Organizzativa all'Università del Michigan. La sua carriera sì è svolta nel campo delle risorse umane e dello sviluppo istituzionale con diverse multinazionali americane, aziende di consulenza, con la Banca Mondiale e con l'Organizzazione Internazionale del Lavoro. 


Consideriamo che, ipoteticamente, il Club di Roma e la squadra di autori del MIT avessero aggiunto degli “scenari” (che chiamerò scenari di botteghino pessimista ed ottimista) che potrebbero essere considerati come parte del loro lavoro e forse acclusi in una forma appropriata come Appendice. 

Ma questi scenari aggiuntivi NON avrebbero avuto a che fare con nessuno degli Scenari del World Model probabili o improbabili e con le loro variabili collegate che sono stati modellati nel libro (quel lavoro era già ben fatto e di sicuro abbastanza approfonditamente), ma invece con la probabile accettazione o rifiuto del libro stesso da parte della società, per le relative traiettorie di accettazione probabili ed i suoi impatti sociali in termini sia di stimolo per la società in direzione di azioni correttive assortite o preventive (da parte di governi,da parte della società civile o dai vari attori del settore privato o da settore pubblico internazionale o da alcune combinazioni di questi) o nel mancare di fare ciò, o forse (perversamente) persino di avere un effetto opposto. 

Quali variabili aggiuntive avrebbero dovuto essere considerate dagli autori per cercare di modellare ed elaborare i due scenari sopra e come avrebbero più probabilmente interagito queste variabili con le altre trattate ne libro?

E se l'impatto finale sulla società ed il suo indirizzo futuro (economicamente e demograficamente saggio) era di fatto lo scopo del libro, allora forse sarebbe stato meglio considerare non solo lo scenario ottimistico della graduale accettazione del libro seguita da varie azioni positive da parte dei diversi protagonisti, per esempio nuove politiche e così via, per cambiare la rotta di collisione dell'umanità con diversi limiti naturali e fisici, ma anche lo scenario pessimista nel quale il libro sarebbe stato nel migliore dei casi frainteso e, nel peggiore, “naturalmente”, deliberatamente ed intenzionalmente diffamato e discreditato (a che per questo il suo impatto sarebbe stato molto scarso sui 40 anni successivi). 

Sarebbe stata una domanda legittima da porsi nel 1972? E se fosse stata posta correttamente e si fosse risposto correttamente, si sarebbe potuto fare tutto diversamente riguardo sia il contenuto del libro sia la sua spiegazione e promozione o la sua difesa? Se si dà uno sguardo veloce alla più recente formulazione del Club di Roma di “Un Nuovo Percorso verso lo Sviluppo del Mondo”, che può essere visionato qui, si vede subito che il Club ora vede questo Percorso generale come consistente di CINQUE componenti interattivi o “cluster di problemi interconnessi” e cioè:

1. Ambiente e Risorse: Cambiamento Climatico, Sicurezza Energetica, Ecosistema ed Acqua

2. Globalizzazione:  Distribuzione della Ricchezza e del Reddito, Occupazione; Ristrutturazione Economica, Mercato e Finanza

3. Sviluppo Internazionale: Crescita Demografica, Stress Ambientale, Povertà, Produzione di Cibo, Salute  e Occupazione

4. Cambiamento Sociale: Valori, Cultura, Identità e Comportamento

5. Pace e Sicurezza: Giustizia, Democrazia, Governance, Solidarietà, Sicurezza e Pace
Sono molto d'accordo col percorso soprastante a causa della mia esperienza professionale nel campo dell'assistenza allo sviluppo. 

Ma mi chiedo anche se nel caso il Club di Roma avesse provato ad elaborare una tale formulazione del “Nuovo Percorso per lo Sviluppo Mondiale” nel 1972, avrebbe (o avrebbe potuto) elaborare gli stessi cinque gruppi di problemi e variabili interattive ora elencate sopra. Siccome molte idee e pratiche e le loro teorie di base si sono evolute significativamente da allora in ognuna delle cinque aree e domini elencati, per esempio ricordiamo “le altezze dominanti” dell'economia e, più tardi, l'andirivieni fra Stato e Mercato, quale può essere il giusto equilibrio fra i due nei vari e diversi contesti nazionali?  

Ma quello che sembra chiaro è che il primo libro dei Limiti dello Sviluppo (LTG) si concentrava principalmente nel modellare misure di variabili ai punti 1 e 3 e solo secondariamente (o almeno in misura molto minore) ai punti 2,4 e 5. 

E questo nonostante l'obbiettivo del libro (un qualche tipo di impatto positivo sulla direzione dell'umanità) probabilmente sarebbe stato servito meglio o raggiunto ottenendo qualche cambiamento positivo nelle variabili e sub variabili che potrebbero essere più adatte ai punti 2,4 e 5. Perché senza senza alcuni cambiamenti a quelle variabili chiave intermedie o “mediative”, le rimanenti variabili economiche e fisiche trattate nello studio avrebbero potuto non ricevere sufficiente attenzione. Ed infatti questa realtà molto probabilmente indica alcune delle possibili ragioni per le quali al di fuori dei due scenari che ho suggerito sopra... (quello ottimista e quello pessimista) è stato quello pessimista che è risultato essere più corretto. Cioè, il libro NON è stato accolto particolarmente bene, accettato o considerato per l'azione. E molto sfortunatamente l'umanità ha perso 40 anni di tempo prezioso. 

Ugo Bardi ha già descritto molto bene e dettagliatamente le ragioni specifiche per le quali ciò è accaduto e quali sono stati gli attori e le forze “negative” o le influenze nella sua rivisitazione dei Limiti dello Sviluppo. Quindi non c'è alcun bisogno di ripeterle qui. 

Vorrei solo indicare alla considerazione dei lettori di questo blog che se “il cambiamento sociale” era di fatto l'obbiettivo del primo libro LTG, e se il suo contenuto e gli scenari erano orientati per far sì che tale cambiamento sociale alla fine accadesse, sarebbe stato possibile prevedere che il palese o anche solo tacito ed implicito suggerimento che tale cambiamento che sarebbe dovuto venire a discapito di molti valori sociali, molte identità, molti aspetti della cultura e molti aspetti del comportamento umano esistenti.  

Cioè, il contenuto e le implicazioni tacite o implicite del primo libro LTG, anche se non non faceva “raccomandazioni” specifiche ai governi, alla società civile, al settore privato o al settore pubblico internazionale (tipo, per esempio, di fondare un'istituzione come l'IPCC per studiare il cambiamento climatico in profondità e fare raccomandazioni), sarebbe stato in netto conflitto con lo status di allora di molte delle variabili umane, sociali, culturali, politiche, istituzionali ed ideologiche ricondotte al punto 4 sopra. 

Ed ugualmente il libro sarebbe anche entrato in conflitto con l'allora status delle variabili al precedente punto 5, vale a dire: sistemi di governo, sistemi politici democratici esistenti così come una diversa interpretazione della gente di “giustizia e solidarietà” (sia intra-generazionale sia intergenerazionale). Siccome molti aspetti esistenti di queste variabili chiave verrebbero minacciate dal libro e dai suoi argomenti  e prove, sarebbe stato possibile prevedere che il libro sarebbe stato rifiutato ed alla fine attivamente screditato da diversi attori... fino al momento in cui le prove a suo favore osservabili tutt'intorno non diventassero travolgenti, vale a dire il punto che stiamo rapidamente raggiungendo – o abbiamo già raggiunto – proprio ora, 40 anni dopo.  

Quanto sopra non è intesa in nessun modo come una critica al Club di Roma o agli autori di LTG, che credo abbiano fatto un lavoro ammirevole e valido. E naturalmente è anche piuttosto facile per me – o per chiunque altro – indicare “ex post” che il rifiuto del libro “poteva essere anticipato o previsto”. Io stesso NON lo avevo previsto e infatti ero orientato sul campo dello “scenario ottimista”, o “tipo di aspettativa” fino al momento in cui ho cominciato a vedere chiaramente e ad analizzare ciò che stava accadendo tutt'intorno come molto più in linea con lo “scenario pessimista”. 

Ma ora, a cosa fatta sembra piuttosto facile “prevedere” (o “post-vedere”) che i vari attori e forze sarebbero risultati anche più attivamente contro il libro. Ne elencherò solo alcuni generici che mi vengono in mente (ovviamente ce ne potrebbero essere molto di più): 

i) Le identità professionali di economisti sia famose che meno famose e le scuole di economia che potrebbero essersi sentiti minacciati o che potrebbero aver pensato che il libro non dava ai loro campi e ai loro modelli la considerazione e lo status (e la priorità?) che pensavano di meritare. Ma l'economia, le sue teorie ed alcuni dei suoi attori chiave “meritano” di fatto tale considerazione? La “teoria della dinamica dei sistemi” era una “intrusa” in un dominio economico altrimenti privato ed esclusivo?

ii) Vari interessi d'affari o economici e i loro relativi gruppi di appoggio e sotenitori che non volevano sentire (e certamente non volevano che il grande pubblico sentisse) che (la crescita economica perpetua” non avrebbe funzionato e che alcune restrizioni e limiti qualitativi e quantitativi prima o poi devono applicare alle proprie attività

iii) Diversi interessi politici, gruppi, partiti o tendenze che direttamente o indirettamente lavorano per gli stessi interessi del settore privato di cui sopra

iv) Diversi interessi ideologici e culturali in modo più ampio nella società umana ed in diversi fra i paesi più ricchi in particolare (o in paesi meno ricchi materialmente le cui popolazioni aspiravano alla definizione mainstream di “sviluppo” visto come ricchezza materiale) riguardo ogni modifica agli “stili di vita” attuali o futuri che l'accettazione delle idee e delle scoperte del libro potrebbero alla fine comportare

v) Vari interessi religiosi che potrebbero aver pensato che il libro potesse implicare di dover frenare la crescita della popolazione per questo finire in conflitto sia con la dottrina religiosa sia con le sue pratiche relative o norme (di tutte le principali religioni monoteistiche e dei loro vari sottogruppi)

vi) Vari interessi accademici e dei media che potrebbero risultare attivamente in favore o sotenitori di un qualsiasi altro interesse già elencato sopra

vii) E una volta che i media o l'accademia mainstream (o almeno alcune parti selezionate di queste) si sono rese conto è chiaro che l'attuale “sistema di propaganda” sarebbero a loro volta entrati in gioco per fare ciò che i sistemi propagandistici sanno fare così bene. Vale a dire fare molto di più di mentire e ingannare semplicemente sui singoli fatti, ma di, direttamente  o indirettamente, subdolamente o non tanto subdolamente disinformare, travisare, fuorviare, gettare discredito, avanzare idee  e valori sbagliati o comunque non propriamente costruttivi, o identità culturali, o conclusioni generali o specifiche, o linee d'azione, semplicemente perché favoriscono certi gruppi specifici o “clienti”, o interessi politici, economici e culturali del sistema della propaganda stesso; e, allo stesso tempo svilire e sminuire idee, valori, identità conclusioni o linee d'azione più corretti o scientifici, o più costruttive ed accurati, o più sensibili o plausibili.

Chiunque abbia dubbi su quest'ultimo punto e su come funzioni un componente del sistema propaganda deve solo guardare le “News” della Fox per qualche giorno per osservare come i suoi anchormen e commentatori trattano l'idea del cambiamento climatico, l'industria del petrolio e del gas, il fracking per i gas di scisti, lo sviluppo delle sabbie bituminose, il “drill, baby, drill” e tutti quei “fuorviati”, “abbraccia-alberi” e “sinistroidi” assortiti. E siccome, parlando in generale, l'ultima preoccupazione dei propagandisti è quella dei fatti o della verità, argomenti corretti e prove scientifiche sempre più evidenti non sono d'aiuto; i più capaci fra loro sono in grado di far satira e screditare, nella mente delle persone, anni di lavoro scientifico minuzioso e attento con una sola insinuazione culturale o di identità, o una calunnia contro una presunta ideologia o persino l'identità nazionale o regionale dello scienziato o dei suoi sostenitori. 

A questo propoasito, nella testa di certi segmenti delle audience americane, il solo termine “Club di Roma” potrebbe già essere sospetto, il che è probabilmente perché viene spesso enfatizzata dai propagandisti e dagli ideologi la difficoltà di attaccare e screditare il “MIT”, che è famoso negli Stati Uniti per il suo lavoro scientifico e tecnico e per vari contributi anche al complesso militare-industriale degli Stati Uniti. Mentre è molto meno difficile per gli O'Reilly di questo mondo dipingere a tinte fosche istituzioni come il Club di Roma come “un mucchio di socialisti europei a favore dell'ONU” (che per un parte significativa dell'audience televisiva americana è gradualmente diventato un puro anatema ancora grazie agli stessi tipi di propaganda). 

Quindi, anche se ora non si può fare molto per il fatto che il primo tentativo di LTG non è riuscito a prevedere o affrontare le reazioni facilmente prevedibili di cui sopra di almeno una parte significativa dei sistemi umani politici, ideologici e culturali e dei loro sottosistemi (ad esempio parti dei media ed anche parti del mondo accademico) è certamente indispensabile fare qualcosa su questo adesso. E penso che l'ultimo libro collegato, “2052” (di Jorgen Randers, ndt.) è molto più realistico nel tenere conto di tutto quanto detto sopra nella sua narrativa. 

Non voglio provare ad approfondire più di quanto abbia già fatto Jorgen Randers gli scenari futuri possibili. Penso che faccia già un lavoro eccellente ed avrei molto poco da aggiungere, quindi accetto semplicemente i suoi attuali punti di vista (e quelli degli autori dei suoi “scorci”) come le più probabili e le più qualificate in questo momento. Vale a dire, per “riassumere” in termini riduzionistici, che abbiamo un'opportunità del 50% di andare oltre i 2,3 gradi al di sopra delle temperature dell'era preindustriale ad un certo punto di questo secolo e a quel punto innescare il cambiamento climatico autosostenuto. Ma questo non significa che ulteriori, raffinati e migliori argomenti e modelli scientifici  (e la ricerca che permetterebbe di realizzarli) in favore o contro certi scenari non potrebbero o non dovrebbero essere svolti. E le previsioni più recenti sono infinitamente meno favorevoli e prevedono almeno 3,6°C di aumento, se non molto di più, se non vengono superati i punti di non ritorno chiave (come di recente sembra sempre più probabile). 

Per esempio, quanto è probabile (e quando è più probabile che accada) che il metano dell'Artico comincerà a contribuire significativamente al cosiddetto “auto-sostentamento” dell'aumento delle temperature ed ai suoi anelli di retroazioni auto amplificanti? Molto è stato studiato e scritto anche su questo tema e probabilmente abbiamo ancora bisogno di sapere molto di più anche se, probabilmente, sappiamo già abbastanza da sapere che c'è una forte possibilità che avvenga, o almeno sappiamo tanto quanto non abbiamo mai sperato di sapere entro margini realistici di errore empirico o concettuale. Dopo che sarà successo (se succede) lo sapremo con certezza. E nel frattempo un po' di prevenzione non vale solo una sterlina, ma circa 1000 sterline di cura (visto che è probabile che nessuna cura ex-post esista o che non funzioni affatto). 

Quindi, secondo me, anche se è molto importante continuare a fare sempre di più e sempre meglio, la ricerca scientifica e l'analisi in tutte le aree e le variabili e le loro relazioni che sono collegate ai LTG (ed alle variabili del cambiamento climatico in particolare) a questo punto potrebbe essere più importante lavorare proprio su quelle altre variabili che non sono state sufficientemente affrontate nel e dal primo libro. Vale a dire come raggiungere quella parte dell'umanità che rimane in gran parte per lo più ignorante e/o addirittura attivamente recalcitrante (non dovremmo considerare solo coloro che sono stati convinti, vale a dire i vare gruppi e componenti della cosiddetta massa o movimento della “sostenibilità”, ma la stragrande maggioranza dei nostri 7 miliardi di abitanti terrestri umani che ancora o non sanno o non se ne interessano abbastanza, o che non sanno cosa fare o come poterlo fare) da prendere a bordo per cominciare ad agire sulla minaccia all'esistenza stessa che, molto probabilmente, affronta l'intera umanità. Anche se la portata esatta, la tempistica e l'evoluzione specifica della minaccia continuano ad essere studiate scientificamente. 

In altre parole potrebbe essere più importante ora portare a sopportare quello che sappiamo o che possiamo ancora imparare nelle scienze geofisiche, fisiche, naturali, biologiche, ecologiche e demografiche riguardo le sorgenti e i pozzi, la “capacità di carico” e i LTG, ma ANCHE quello che sappiamo sulla società umana e come giungere a cambiarla in termini di scienza politica, economia politica, cultura, vari componenti dell'identità umana, psicologia, ideologia, governance e tutte le loro istituzioni collegate ed i vari mezzi e metodi disponibili per tentare di modificare o cambiarle sufficientemente in modo da portare cambiamenti sociali, economici, politici e sistemici necessari a raggiungere una autentica sostenibilità prima che possa essere troppo tardi. 40 anni sono andati perduti dal primo avvertimento del tutto cristallino e non dovremmo perderne altri 40. Dovrebbe essere scritto un nuovo LTG focalizzato su “come cambiare e riconfigurare praticamente la società umana” e i suoi attuali paradigmi sistemici in modo che questa si conformerà molto meglio ai limiti fisici, ecologici e/o demografici?