Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 9 dicembre 2012

Intuizione contro Ragione

Da “The Oil Crash”. Traduzione di Massimiliano Rupalti



“Usa la Forza, Luke”

Guest post di Antonio Turiel

Cari lettori,

In una recente discussione, fra i commenti di questo blog relativi al modo di approcciarsi alla discussione dei problemi del Oil Crash e, soprattutto, le conseguenze derivanti dai fatti osservati, uno dei commentatori ha sollevato una riflessione curiosa. Secondo questa persona, le approssimazioni basate sulla propria esperienza di vita hanno un valore di previsione simile, se non maggiore, rispetto a quelle basate sull'analisi e l'applicazione del processo logico-deduttivo. L'esempio che ha portato per tale affermazione è uno di quelli classici: per prevedere se pioverà, è meglio affidarsi ai calli dello zio Paco che non al meteorologo della televisione. Dato il ripetersi, in questo tipo di argomentazione, dell'esempio dei calli o cose simili per le previsioni meteorologiche, vale la pena soffermarsi un po' sulla sua spiegazione dettagliata, visto che, nonostante sia un esempio molto particolare, potremmo ricavarne diverse lezioni generali e molto valide (inoltre, sembra che la raccolta di esempi dall'immaginario popolare, per ciò che riguarda l'inefficienza pratica dell'approssimazione scientifica nella previsioni, non sembra che sia molto ampia).

I calli ed altre articolazioni doloranti degli esseri umani sembrano essere particolarmente suscettibili ai cambiamenti meteorologici, anche se tale fenomeno non è in assoluto anomalo o eccezionale. Non so se avete mai visto una di quelle mini stazioni meteorologiche grezze e semplici come quella del monaco di cartoncino, che con un puntatore segnala il tempo che farà e il cui cappuccio gli copre la testa quando sembra che pioverà. 


Se smontate il congegno, vi renderete conto che è grossolanamente semplice. L'apparato è costituito da poco più che una setola di crine di cavallo in tensione. La setola reagisce ai cambiamenti delle condizioni fisiche dell'aria (pressione atmosferica, temperatura e, maggiormente, umidità relativa)e reagisce nell'unico modo che le è possibile: dilatandosi o contraendosi. Siccome questa è in tensione, se si allunga o si contrae cambia la posizione relativa del puntatore e del cappuccio che sono collegati alla setola con un semplice meccanismo a molle.

Le stazioni meteorologiche digitali sono un po' più sofisticate: ne ho una in casa, con una sonda di misura collocata nel telaio della finestra. Questi congegni misurano le tre variabili di cui parlavo prima (pressione, temperatura e umidità relativa) ed anche questi fanno previsioni semplici (sole, nuvole, pioggia) per le 24 ore successive o anche per 48. Nel foglietto di istruzioni che l'accompagnava al momento dell'acquisto c'era scritto che le sue previsioni avevano un livello di certezza del 80% su 24 ore e del 67% su 48 (il che non è da buttar via). E, anche se non ho fatto mai una statistica delle sue previsioni, la mia impressione personale è che effettivamente si muova intorno a quelle cifre. 

Perciò, misurando semplicemente pressione, temperatura e umidità relativa dell'aria in un determinato punto ci possiamo fare un'idea di quello che succederà nelle ore successive. E' così perché le strutture atmosferiche hanno una grande dimensione, per cui nonostante si muovano in modo relativamente rapido (tipicamente alcuni chilometri all'ora) tardano ad arrivare, a passare e ad andarsene. L'effetto più immediato dell'arrivo di nubi e della pioggia è l'aumento dell'umidità relativa dell'aria, che è la cosa alla quale è più sensibile la setola di crine di cavallo, così come i calli di zio Paco. Per parte sua, la temperatura ha un effetto sull'umidità relativa, visto che a temperature più elevate è maggiore la capacità dell'aria di assorbire umidità assoluta, pertanto un aumento brusco della temperatura diminuisce l'umidità relativa (e quindi la possibilità di pioggia). Al contrario la diminuzione della temperatura fa aumentare l'umidità relativa, saturando alla fine la capacità dell'aria di trattenere quest'acqua e forzando la sua precipitazione (è questo che provoca la rugiada ed il perché i condizionatori d'aria perdono acqua da dietro). Da ultimo, come avete già appreso dai meteorologi, le basse pressioni ci indicano l'arrivo di burrasche, mentre le alte pressioni sono sinonimo di tempo assolato (non spiegherò qui il perché; ha a che fare con l'associazione della convezione atmosferica con le basse pressioni e l'effetto della Forza di Coriolis). Lo zio Paco e i suoi calli misurano soltanto, qualitativamente, l'umidità relativa dell'aria e forse un po' il cambiamento di pressione e, con l'esperienza del suo dolore, è sicuramente capace di prevederla un 60-70% delle volte (le volte “sbagliate” sono dovute ad una distorsione percettiva che commenterò dopo), che in ogni caso un risultato abbastanza accettabile. La nostra stazione meteorologica può darci una percentuale di certezza del 80%, che è veramente buona. E che succede con le previsioni del meteo televisivo?  

Le previsioni del bollettino meteorologico televisivo non sono una previsione per casa mia, il mio quartiere o la mia città. Tipicamente è una previsione fatta per zone molto più ampie, perché quello che si sta tentando di fare è cogliere il comportamento del tempo atmosferico su una grande regione in termini di spazio. Si aggiunga a questo che la pioggia è un fenomeno abbastanza intermittente, tanto nello spazio quanto nel tempo. A seconda dell'orografia e di altri fattori fisici della zona dove vivete si verificherà che la previsione televisiva migliora un po' quella della stazione meteorologica locale (la più probabile) o forse anche la peggiora un po' (è raro, ma in certi posti può accadere). In generale sta fornendo una previsione abbastanza accettabile su un'area molto grande e che comprende molti siti nei quali non ci sono stazioni meteorologiche che forniscano misure. Ma la previsione numerica fa qualcosa di più importante: è una previsione quantitativa del tempo atmosferico e non meramente qualitativa. Vale a dire che ci da una certa idea di quali sono le temperature che ci possiamo aspettare, l'intensità e la direzione del vento e anche la quantità di precipitazioni. Il che significa inoltrarsi molto più in là dei metodi qualitativi, fra le altre cose perché può essere usata per gestire i rischi (di inondazioni o forte vento, per esempio). 

In realtà, se volete usare gli attrezzi della previsione numerica per sapere il tempo a casa vostra e siete disposti a pagare profumatamente, lo potete fare. Da qualche anno si usano i radar e modelli su piccola scala accoppiati ai risultati dei modelli su grande scala per prevedere con grande esattezza il tempo in luoghi molto concreti (come a Wimbledon, per sapere se si potrà giocare o no il famoso torneo di tennis). Come norma generale, dalla previsione personale possiamo passare con sufficiente minor precisione (e prezzo) a quella della televisione, che ci è più che sufficiente. E se no, mettiamo mano ai calli di zio Paco. Il vantaggio dei calli di zio Paco è che fanno male solo quando al cosa è molto chiara, così lo dice: “Quando mi fanno male, piove”. E sì, se fanno male piove, e piove a catinelle. Anche se in alcune occasioni non gli faranno male e si metterà ugualmente a piovere. Ma per smettere di complicare il discorso, sicuramente quando sta già piovendo, anche se non lo avesse visto in anticipo, i suoi calli fanno male, perché ovviamente in quel momento l'umidità è abbastanza alta, quindi difficilmente gli si potrà dire “Allora, zio? Ha piovuto e i calli non ti hanno fatto male”, perché in quel momento gli faranno male e parecchio, quindi non appena gli vengono i dolori si toglierà le scarpe e non solo per indicarti calli doloranti. Riassumendo, il modo di gestire le previsioni di zio Paco è parziale (pregiudizio cognitivo) e garantisce che tutto venga contato come un successo, visto che 1) è qualitativa (non ci dice i litri d'acqua per metro quadrato né la forza del vento, solo che “pioverà”); 2) l'orizzonte temporale al quale si applica è abbastanza indeterminato (“pioverà presto, prima di domani durante la notte”); 3) in realtà non sbaglia mai, perché se alla fine piove, benché non lo abbia anticipato, i calli gli faranno male. Ovviamente, se lo si obbligasse a fare una previsione tutti i giorni (non solo quando dolgono i calli) delle 24 ore successive, vedremmo che ha successo allo stesso modo del monaco col cappuccio. Al contrario, la previsione numerica è molto più regolare come successi qualitativi, li produce per tutta un'area o paese e non solo per un punto, e principalmente ci fornisce informazioni, imprecise ma utili, su molte variabili. Disgraziatamente, il pregiudizio cognitivo gioca a favore dello zio Paco, perché l'approccio delle sue previsioni, né sistemiche né quantitative, lo presenta come migliore benché sia ovviamente peggiore. 

Le conclusioni di questa discussione di un esempio banale, la previsione intuitiva del tempo contro la previsione scientifica, si può estendere a molti altri ambiti, in particolare che l'uso di casi che favoriscono l'interpretazione intuitiva vengano selezionati anziché di essere presi tutti sistematicamente e che si contrappongano valutazioni qualitative molto grezze (tipo “Sì” o “No”) ad altre dettagliate e numeriche, che, sebbene imprecise, forniscono più informazioni e capacità di anticipazione. 

L'intuizione di come funziona il mondo fisico, in fondo, un modo non completamente cosciente di ragionare. Si intuiscono le cose perché le si sono viste più volte e si sono osservate connessioni e correlazioni. Si potrebbe dire che, in base alla propria esperienza, si sono formulate certe ipotesi di partenza. Questo è anche il modo di procedere della scienza, la differenza risiede nel fatto che la scienza non si ferma qui, ma contrasta le ipotesi, fa misure per vedere la qualità di quello che si prevede e, in funzione delle differenze osservate, riformula le ipotesi migliorandole via via col metodo 'prova ed errore'. Il metodo grossolano dei calli non è altro che una versione beta dell'analisi scientifica che fa uso di strumenti imprecisi, non calibrati e senza miglioramento delle ipotesi. Un metodo fornisce informazioni utili, ma che può essere senza dubbio migliorato. 

C'è, tuttavia, un altro aspetto della visione intuitiva della realtà, del farsi guidare “dal proprio istinto”, che va abbastanza oltre all'avere un atteggiamento parascientifico. La persona intuitiva, quella che si fa guidare dal proprio istinto, viene solitamente presentata nei film ed alla televisione come una persona completa, che non si lascia schiacciare dal raziocinio spassionato degli scienziati senza sentimenti (o direttamente malvagi) e dai potenti ma freddi computer. E' curioso che in una società tanto tecnologica come la nostra si fomenti un atteggiamento parascientifico, quasi magico, per affrontare eventi anche gravi e che richiedono una buona comprensione di quanto sta succedendo (come nel caso del picco del petrolio). Ma anche così, questo è il mito, quello dell'uomo intuitivo, l'uomo libero che si impone da parte dei mezzi di comunicazione e della propaganda. Il prototipo di questo mito è rappresentato dalla scena con la quale apro il post: la mitica – mai termine è stato più adatto – scena della Guerra delle Galassie  - Guerre Stellari in italiano - (gli spagnoli esagerano sempre nelle traduzioni) in cui Luke Skywalker disattiva il sistema computerizzato per le armi confidando nelle proprie capacità personali, nella sua intuizione, magnificata qui nella rappresentazione della Forza. E, ovviamente, trionfa. Non è casuale che la propaganda associata al modo di fare del nostro sistema economico, del BAU che lo domina, favorisca questa visione intuitiva, visto che l'uomo intuitivo è, essenzialmente e per definizione, un uomo non riflessivo (perché perdere tempo col Gibberish se lui “sente” la risposta?) ed individualista (egli è sufficiente a sé stesso per riparare ai torti). Un tale personaggio è facile preda di tutta la propaganda del consumismo senza freni e pertanto porta un buon servizio ad un sistema economico il cui motore è lo spreco. Quindi non c'è da meravigliarsi se la nostra società decadente vilipende la riflessione e disprezza la razionalità, a cominciare da coloro che mostrano una tale inclinazione dalla più tenera infanzia (quelli che vengono denominati in modo dispregiativo “secchioni”). Ma si deve capire che tale atteggiamento non solo è infondato, erroneo ed assurdo. È soprattutto totalmente suicida. 

La nostra relazione con la tecnologia in questa società complessa ci rende, in realtà, più vulnerabili, non di meno. Agitare ad oltranza la bandiera dell'individualismo e dell'intuizione quando i sistemi coinvolti sono complessissimi e con innumerevoli interazioni, è realmente avventato: una sola persona non può prendere decisioni tanto importanti con informazioni tanto parziali, informazioni che hanno tanta confusione e pregiudizio, quando non occultamento. Ma i nostri leader sono di fatto così e pensiamo che il tipo di persona che dobbiamo eleggere sia qualcuno con una “visione d'insieme”, che abbia “senso dello Stato” ed altre cavolate intuizioniste, anziché votare un consesso che ha fondamento in una grande squadra di specialisti e sul prendere le decisioni in modo calmo e riflessivo, con un'applicazione cauta delle misure. 

Niente di tutto ciò. Gli attuali leader ed i futuri salvatori della patria rispondono e risponderanno all'archetipo eroico dell'intuizionista. Ma che una persona si assuma questa responsabilità per tutta la società seguendo la sua sola intuizione e la sua audacia al momento di prendere misure difficili ci porta ad un rischio estremo e, se passa abbastanza tempo, al disastro. E a volte sembra che non ci ricordiamo che in questo gioco abbiamo una sola vita. 

Saluti.
AMT