Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 28 settembre 2012

Picco del Petrolio: due vicepresidenti di Total rispondono ad Oil Man

Da “Oil Man”. Traduzione di Massimiliano Rupalti 

Di Matthieu Auzennau

La direzione del gruppo Total ha accettato di presentare qui il suo scenario sull'avvenire del petrolio. Secondo loro, non si annuncia alcun declino del petrolio all'orizzonte... a condizione che da qui a 15 anni si sviluppi l'equivalente della metà dalla produzione mondiale attuale! Come riuscire in un tale tour de force? Sussistono vaste zone d'ombra in questo inedito scenario.

Mentre il nuovo governo francese non vede, non più del precedente, altre risposte al petrolio caro se non incoraggiarne il consumo, noi continuiamo qui a tentare di capire per quanto tempo ce ne resta (di petrolio non – troppo – caro). Stavolta sono andato a porre la domanda a due vice presidenti della industria petrolifera francese Total, Helle Kristoffersen e Guillaume Chalmin, responsabili della strategia prima società dell'Esagono.

Fra i grandi gruppi petroliferi, la Total è stata la sola finora a riconoscere che le estrazioni mondiali di greggio non potranno aumentare all'infinito. L'industria petrolifera francese lascia ad intendere un discorso prudente, a metà strada fra l'ottimismo dei suoi concorrenti e l'allarmismo di un buon numero di esperti indipendenti. Dopo i dettagli del nuovo scenario e della prospettiva presentate qui dalla Total in esclusiva, la compagnia petrolifera francese sembra ormai essersi allineata sull'ottimismo che predicano le altre major dell'industria del greggio. Al penultimo piano della torre della Total, ci sono Helle Kristoffersen, direttrice generale del gruppo e Guillaume Chalmin, incaricato più specificamente della strategia di esplorazione e di produzione, che mi hanno spiegato perché non c'è alcuna ragione di temere che il Picco del Petrolio (curioso che su wikipedia non ci sia la pagina in italiano... ndt.) arrivi a breve scadenza. Al fine di accrescere la produzione mondiale di petrolio fino al 2025-2030, per compensare il declino della produzione esistente, la Total punta sulla messa in produzione di non meno di 45 milioni di barili al giorno (Mb/g) di nuove capacità per l'insieme dell'industria.

45 Mb/g rappresentano un po' più di 4 Arabie Saudite, o più della metà dell'attuale produzione di petrolio greggio (83 Mb/g)!

Questa cifra, avanzata dalla Total, è compatibile con la diagnosi enunciata nel 2011 dal patron della Shell, Peter Voser: ”Servirebbe che il mondo aggiunga l'equivalente di 4 Arabie Saudite (sic) o di dieci Mari del Nord entro i prossimi dieci anni, nient'altro che per mantenere l'offerta al livello attuale” . Il tour de force sul quale contano la Total, la Shell e le altre major per mantenere a galla l'economia della crescita è in sé vertiginoso. Dove troviamo l'equivalente della produzione di quattro Arabie Saudite, nel momento in cui l'industria affronta una accelerazione del declino della produzione esistente e si trova in aggiunta a doversi dedicare a trovare e a produrre i nuovi giacimenti in condizioni sempre più estreme?

Christophe de Margerie, Amministratore delegato di Total. Soprannominato “Big Moustache” (Baffone), ha  messo in guardia, in dicembre a Doha, sul fatto che la produzione di greggio raggiungerà il suo picco nel corso del prossimo decennio. Al di là di questa data, c'è il “punto interrogativo”, ha avvertito. E se fosse stato prima? 

Helle Kristoffersen e Guillaume Chalmin hanno accettato di fornirci qui la lista delle spese necessarie all'industria petrolifera per arrivare a pompare questi famigerati 45 Mb/g supllementari.

Queste nuove e attese capacità produttive sono, da un lato da giacimenti petroliferi completamente nuovi, e dall'altro lato da giacimenti già in produzione dei quali la Total ritiene possibile un rilancio dell'estrazione.  Dal versante dei nuovi giacimenti, ecco cosa offre in aggiunta il pianeta secondo quanto sottoposto dalla direzione della Total: 

- Sabbie bituminose, essenzialmente in Canada, dove la Total è azionista di maggioranza: + 7 Mb/g (!)
- Iraq: + 5 Mb/g
- Offshore di grande profondità al largo del Brasile: da + 3 a  +4 Mb/g
- Giacimenti “compatti” in Nord America (sicsti petroliferi, essenzialmente) : da + 2 a +4 Mb/g
- La direzione di Total cita anche diverse nuove risorse in corso di prospezione in Africa, nel grande Nord o al largo della Guyana, la cui produzione futura è riconosciuta come più incerta; in seguito alle cifre anticipate, l'insieme di queste risorse rappresentano a priori un potenziale di produzione supplementare da + 2 a +5 Mb/g.

Nel migliore dei casi, la Total ottiene dunque un totale di circa 25 Mb/g di capacità d'estrazione da pozzi che non esistono ancora.

Dove troviamo i 20 o 25 Mb/g che mancano per arrivare all'obbiettivo di 45 Mb/g supplementari? La direzione della Total non ha fornito una risposta diretta a questa domanda decisiva...

I due alti dirigenti della Total che ho interrogato non hanno voluto fornire un elenco, seppur approssimativo, delle principali aree petrolifere esistenti grazie alle quali essi giudicano che sarà possibile fermare, o almeno di rallentare, l'emorragia (vale a dire l'esaurimento inesorabile delle riserve ed il declino in corso o imminente delle estrazioni di un numero sempre più importante di vecchi giacimenti). Solo il caso degli Stati Uniti è stato evocato, in termini leggermente ottimistici, come vedremo. 

La Signora Kristoffersen e i Signor Chalmin si sono soprattutto rifiutati di anticipare delle figure chiave riguardo ai paesi dell'OPEC e della Russia, giustificandosi, e senza dubbio in modo un po' frettoloso, con l'opacità dei dati disponibili. Peccato, poiché l'OPEC e la Russia controllano l'essenza delle riserve provate di oro nero ancora disponibili, ma fanno ugualmente parte dei produttori di più lungo corso...

Anche per i paesi produttori più chiusi, i dati sono ovviamente disponibili. I vecchi giacimenti declinano anche in modo nettamente più rapido del tasso mondiale comunemente riconosciuto, situato fra il 2 e il 5% per anno. Il direttore scientifico di Total, Jean-François Minster, mi ha indicato in aprile che “nei paesi dell'OPEC o in Russia, il tasso di declino [di certi giacimenti] può raggiungere dal 6 al 9% per anno”. 

Per rispondere (indirettamente, quindi) alle mie domande sui 20-25 Mb/g mancanti al conto totale delle nuove capacità previste dalla Total, Helle Kristoffersen, direttrice delle strategie e dell'intelligence economica del gruppo, ha evocato la colossale somma di in nuovi investimenti realizzati dall'industria petrolifera un poì ovunque nel mondo: 600 miliardi di dollari, nulla nel 2011, sono quasi un quarto del PIL della Francia! Tuttavia, il ritardo molto forte subito da Total ed i suoi partner nello sviluppo del giacimento gigante ma difficile nel Mar Caspio, o ancora i contrattempi tecnici riscontrati nel grande Nord, specialmente dalla BP, mostrano che investire miliardi non è più sufficiente per garantire la produzione.

Helle Kristoffersen, vice-presidente di Total, incaricata della strategia del gruppo: i petroli da scisti necessitano “da 10 a 100 volte più pozzi”.

Guillaume Chalmin, incaricato della strategia di produzione della Total, da parte sua ha insistito sui progressi della sismologia e delle tecniche di recupero. Tuttavia riconosce senza problemi che, una volta messe in opera, non garantiscono in nulla un aumento della produzione dei vecchi giacimenti. Al contrario, la direzione della Total esprime il suo scetticismo riguardo al “miracolo" del petrolio da scisti promesso da certuni da oltre Atlantico. Helle Kristoffersen sottolinea che l'estrazione da quei bacini compatti necessita la perforazione “da dieci a cento volte tanto di pozzi” che non il petrolio convenzionale. Gli Stati Uniti non torneranno mai autosufficienti grazie a quelli, precisa. 

Al 46° piano della torre della Total alla Defence (dalla quale il mondo potrebbe sembrare malleabile), danno l'impressione di essere risoluti a dare per scontati interrogativi enormi.

Lo scenario 'dei buchi' che presenta la Total può essere paragonato con la previsione considerata oggi come la più ottimista, quella pubblicata in giugno da Leonardo Maugeri, vecchio dirigente della compagnia petrolifera italiana ENI. Questo paragone può lasciare perplessi.

L'analisi di Leonardo Maugeri, in particolare la sua stima di un ritmo lento di declino della produzione esistente, è stata giudicata totalmente irrealistica da numerosi esperti indipendenti di primo piano, sul forum pubblico di "oil man”, sul sito del Financial Times, o ancora sul principale sito americano dedicato al picco del petrolio, TheOilDrum. Sul versante delle nuove capacità di produzione previste, la direzione della Total si mostra molto più ottimista di Maugeri stesso. 

Maugeri inizia il suo rapporto affermando che queste nuove capacità di produzione possono, in assoluto, raggiungere i 49 Mb/g dal 2020. ma egli riduce immediatamente questa cifra a 29 Mb/g – il che è già oltre quanto l'industria petrolifera sia mai riuscita a fare in un lasso di tempo così breve – senza tenere in conto, dece lui, dei “rischi” e delle “restrizioni” di natura sia tecnica sia politica. E' ben al di sotto dei 45 Mb/g supplementari per l'orizzonte del 2025 previsto dalla Total (i cinque anni che separano le scadenze dei due pronostici sono relativamente poco significative, nella misura in cui bisogna contare da 7 a 10 anni per mettere in produzione tutti i nuovi giacimenti). Le nuove capacità di produzione attese dalla Total appaiono dunque molto più massicce di quelle considerate dal più ottimista degli esperti petroliferi. 

Come possiamo concludere? Almeno questo: alla Total o da altre parti, l'incertezza nella quale è immersa ormai l'industria più vitale dell'economia mondiale sembra raggiungere un livello impressionante. 

La difficoltà di rinnovare le riserve esaurite ormai è una realtà centrale per questa industria, dal gigante americano Exxon, che non è riuscito a ricostituire che il 95% delle sue riserve nel corso degli ultimi 10 anni, alla 'piccola' compagnia petrolifera franco-britannica Perenco, che si è trovata di fronte a un crollo delle sue prospettive di produzione. L'amministratore delegatodella Total, Christophe de Margerie, ha parlato in modo diverso successivamente alla grande fiera annuale dell'industria dell'oro nero. In Qatar, a dicembre, ha affrontato apertamente il problema del picco del petrolio, un tabu per i dirigenti della altre major. Secondo “Baffone”, la produzione mondiale raggiungerà il suo massimo nel corso degli anni 20 del 2000, a 95 Mb/g contro gli 83 di oggi. Oltre c'è il “punto interrogativo”, ha riconosciuto Christophe De Margerie, aggiungendo tuttavia immediatamente :

“Disponiamo di enormi risorse. Il problema non sono le risorse, è sapere come estrarle in modo accettabile”. 

Guillaume Chalmin insiste: i 45 Mb/g di capacità supplementari che devono essere messe in opera imperativamente per raggiungere il livello mondiale di 95 Mb/g promesso dall'Amministratore delegato della Total; “non è della pubblicità”. Tuttavia, questa previsione fantastica non ha la minima possibilità di realizzarsi se i banchieri e gli assicuratori non dovessero mai convincersi del suo realismo (la banca multinazionale HSBC così come le compagnie di assicurazione più vecchie, i Lloyd's, hanno già espresso dubbi profondi). Si può temere che l'esistenza di una tale e necessaria condizione autorealizzatrice pesi sulla credibilità dell'insieme della previsione qui difesa dalla Total. Detto altrimenti, è decisamente plausibile che il “punto interrogativo” identificato dalla Total da qualche parte nel  terzo decennio del 2000, si sia verificato in effetti molto prima.

E' possibile che il re del petrolio sia nudo?

[Lo sviluppo di greggi sporchi ha bisogno di investimenti molto importanti e solleva delle grandi sfide ambientali]

Questo grafico è tratto dall'ultima previsione pubblicata dalla Total, nel 2008. Il picco del petrolio allora era stato posto intorno al 2020. La Total ha ormai ridimensionato questa data fatidica. Ma questo recupero di speranza della grande compagnia petrolifera francese è fondato?