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lunedì 7 maggio 2012

La terra svuotata: una recensione di Eugenio Baronti

 
 
Eugenio Baronti è stato assessore all'ambiente al comune di Capannori (Lu), creando quella rivoluzione nella gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata che ha portato Capannori ad essere famoso in Italia e anche nel mondo. Baronti è stato poi assessore regionale e al momento è il direttore dell'aeroporto di Tassignano dove ha creato una nuova struttura di ricerca nel campo aerospaziale e delle energie rinnovabili sotto il nome di "Zefiro innovazione". Eugenio Baronti è anche autore del libro recente "Con il piombo sulle ali" dove descrive la sua esperienza politica. Questo post è tratto dal suo blog.

 

La recensione di Eugenio Baronti 

  Non si può prevedere il futuro ma possiamo preparaci ed attrezzarci per affrontarlo.


Questo è un libro che consiglio di leggere con la dovuta attenzione e dovrebbe essere obbligatorio leggere per l’attuale classe dirigente politica ed economica dominata dal pensiero unico del Dio mercato. Affronta la storia del rapporto tra l’uomo, i minerali e la sostenibilità, a partire dall’era primordiale fino ai giorni nostri quando, a forza di scavare nelle rocce, con tecnologie e mezzi sempre più potenti ed invasivi,  siamo giunti al picco produttivo di molte minerali che sono a rischio di esaurimento anche a tempi brevi e questa prospettiva ci costringerà a rivedere molto se non tutto di questo nostro modello di sviluppo e di consumo. Ugo Bardi è un docente dell’Università di Firenze ed è anche  un ricercatore che si interessa da tanti anni del petrolio, e con i suoi libri cerca di informare l’opinione pubblica, e soprattutto la classe dirigente di questo  paese, che il petrolio esiste in quantità finite e quindi non è eterno e prima o poi dovrà finire.

Bardi ha introdotto in Italia, insieme ad altri ricercatori, il concetto del picco del petrolio che non significa esaurimento completo ma costi ambientali ed economici troppo elevati per estrarlo, ciò provocherà  inevitabilmente, una riduzione della produzione, generando quindi quel massimo produttivo che viene chiamato il “picco di Hubbert” dal nome del geologo americano Marion King Hubbert che propose questo concetto per la prima volta all’inizio degli anni cinquanta.

Il libro racconta la storia, le tappe, i particolari, di una sfrenata attività estrattiva che sta svuotando il pianeta di minerali a dei ritmi mai visti prima in centinaia di milioni di anni di storia planetaria. Minerali che fino a che stavano sottoterra erano isolati e non avevano effetti importanti sui cicli  dell’ecosfera ma una volta estratti, bruciati e trasformati in biossido di carbonio  impattano direttamente sui cicli biologici e questo sta trasformando la terra in un pianeta molto diverso. C’è anche il racconto del nostro rapporto con il petrolio, il perché non ne possiamo più fare a meno e che cosa potrà succedere il giorno in cui, quel poco che resterà, sarà così costoso estrarlo che saremo costretti a lasciarlo nelle viscere profonde della terra. Il libro estende questo punto di osservazione a tutte le risorse minerali che utilizziamo: dai combustibili fossili a tutti i metalli, i semiconduttori,  materiali da costruzione e quei preziosi fosfati senza i quali l’agricoltura non potrebbe produrre abbastanza cibo per sfamare sette miliardi di abitanti di questo pianeta sempre più piccolo e sovraffollato.

Nel 2002 Ugo Bardi invitò Colin Campbell, fondatore di ASPO, ad una conferenza all’università di Firenze e dopo la conferenza insieme ad un drappello di ricercatori fondò la sezione italiana di ASPO di cui è stato fino a pochi mesi fa Presidente. La Terra svuotata racconta la storia dell’estrazione dei minerali che parte addirittura dalle radici delle piante che per centinaia di milioni di anni sono state le prime ed uniche estrattori di minerali dalla terra, una  storia  lunga fatta di inenarrabili sofferenze, oppressione, e fatica del popolo dei minatori,  da quando sono partiti, circa  due milioni e mezzo di anni fa, a raccogliere pietre che servivano come strumenti da taglio o percussione, a quando graffiavano dalla crosta terrestre minerali con le mani o con rudimentali ossa di animale, e poi con il progresso tecnologico e con nuovi e più efficienti strumenti, dal ferro, all’acciaio e  alle moderne tecnologie che hanno aumentato a dismisura le quantità dei minerali estratti che ad oggi ammontano a circa 10 miliardi di tonnellate di materiale strappato via dalla terra, dieci volte di più di quello che fanno le piante. Oggi le trivellazioni arrivano a decine di chilometri di profondità.

Insieme ai minerali, la storia dei combustibili fossili, del petrolio, scoperto appena un secolo e mezzo fa, snobbato e quasi ignorato all’inizio, poi diventato il minerale che ha cambiato la vita di miliardi di persone e la storia del pianeta. Nessun altro minerale ha condizionato così profondamente a livello planetario la storia della civiltà umana come il petrolio.

Il re carbone anima e strumento della grande rivoluzione industriale surclassato dal nuovo oro nero, in nome del quale, e per il controllo del quale, si sono combattute e purtroppo si combatteranno ancora guerre.

Ce la faremo a creare un nuovo sistema energetico che sostituisca l’energia fossile con energia rinnovabile? Soprattutto, ce la faremo prima che i fossili si esauriscano e che il cambiamento climatico ci distrugga?  A questa risposta e a questa sfida è legato il destino e il futuro dell’umanità.

Oggi siamo di fronte ad una profonda crisi di sistema, insieme alla grave crisi economica finanziaria, su cui si concentra tutta l’attenzione, c’è anche l’ inesorabile declino della produzione dei combustibili fossili, diventati troppo cari per essere estratti ai ritmi attuali.

Non e’ possibile dire la data precisa, e non importa se sarà un anno o dieci anni, sarà comunque una questione di un attimo in confronto allo svolgersi della storia umana e ancora meno in confronto alla maestosa lentezza delle ere geologiche.
Ugo ci ricorda la lettera di Seneca a Lucilio che dice: ” sarebbe già un conforto per la nostra debolezza  se tutto perisse con la stessa  lentezza con cui si e’ formato” ma non è così: la crescita è lenta la rovina è rapida.

Il libro ricostruisce anche il percorso del sogno nucleare degli anni ’60 e della fusione, l’illusione dell’ energia così a basso costo da poterla avere addirittura gratis. Ma dopo la forte espansione degli anni settanta la corsa al nucleare si e’ fermata per la sua difficile gestione da allora siamo fermi ad una produzione annua di energia elettrica del 15% e di un 6% di energia primaria. Ma la maggior parte delle centrali si stanno avviando al fine ciclo di vita operativa. Il picco e’ probabile che si sia già determinato nel 2006.



Ovviamente il libro si sofferma molto sull’alternativa possibile, quella delle rinnovabili, in particolare l’ eolico e il fotovoltaico.

Il fotovoltaico per molti anni e’ stata una tecnologia utilizzata solo a livello aerospaziale che ha reso possibile la rivoluzione dei nuovi satelliti per le telecomunicazioni iniziata negli anni settanta.

Una tecnologia molto costosa e soprattutto poco efficiente. L’efficienza delle celle al silicio era inferiore al 10% e l’elettronica di supporto ancora primitiva.
Solo con il primo conto energia nel 2005 il fotovoltaico è decollato. Il sistema degli incentivi è stato il punto di svolta. Nato negli Usa durante la presidenza Carter chiamata feed-in-tariff, nel mezzo della prima grande crisi petrolifera, cancellata da Regan, fu ripresa in grande stile in Germania nel 2000 con lo Erneuerbare Energien Gesetz, il decreto sulle energie rinnovabili. Con questo decreto l’industria fotovoltaica tedesca ha fatto da traino in tutto il mondo. L’unione europea ha incluso questo tipo di incentivo nella sua direttiva 2001/77/CE . In Europa lo sviluppo del fotovoltaico e’ stato esplosivo e questo ha determinato uno sviluppo tecnologico che ha portato ad efficienze energetiche superiori e crescenti portando il fotovoltaico verso la grid party, ovvero quel costo di produzione che mette il fotovoltaico alla pari con quello ottenuto con combustibili fossili, quando il Kwh costerà quanto quello prodotto con combustibile fossile. Oggi tutto questo è messo in crisi da un Decreto irresponsabile e suicida del Ministro Passera del governo Monti, prima di lui, ci aveva già provato Berlusconi con il decreto Romani.

C’e una campagna di stampa negli ultimi anni che cerca di denigrare le rinnovabili, si sono alimentate e sviluppate una serie d leggende negative che contribuiscono a creare un’ area di sospetto e addirittura di malaffare attorno alle rinnovabili. Nel 2010 erano istallati nel mondo impianti fotovoltaici per una potenza nominale di 20 Gw. oggi l’efficienza delle celle solari ali silicio si avvicina la 20% quelle al tellurio di cadmio a circa il 12% pero’ hanno una EROEI maggiore.

La grande sfida del futuro è quella di integrare fra loro le diverse tecnologie energetiche da fonti rinnovabili in una Smart Grid o rete intelligente dove si potrebbero compensare le fluttuazioni di produzione dei vari impianti. Il fotovoltaico produce meno in inverno, potrebbe essere compensato dall’eolico e addirittura una rete intelligente potrebbe operare in modo integrato a livello europeo e mediterraneo gestendo sia il vento delle coste atlantiche del nord sia il sole dei paesi del sud del mediterraneo.

C’è bisogno di una nuova cultura e di maggior rispetto nei confronti delle future generazioni che non contano meno di noi, non possiamo preferire oggi soluzioni sporche nell’immediato perché economicamente più vantaggiose quando sono possibili soluzioni pulite e più vantaggiose in tempi leggermente più lunghi. Chi ritiene oggi le energie rinnovabili costose assume un atteggiamento di chi non riesce a vedere il futuro al di là del proprio naso.

Bardi ricorda ai nostri economisti bocconiani i diversi casi nella storia più o meno recente in cui una cattiva gestione di ma risorsa ha determinato il suo esaurimento anche se era una risorsa rinnovabile. Un esempio è stato l’ esponenziale sviluppo dell’industria baleniera nella prima metà del 1800 e la sua altrettanto rapida rovina. Una produzione prioritariamente destinata all’olio per lampade da illuminazione. Un prelievo superiore ai tempi lenti di riproduzione naturale delle balene diventate talmente rare e difficili da trovare negli oceani che aumentarono a dismisura i costi di produzione portando alla catastrofe economica l’industria baleniera. Ricorda il caso delle foreste Irlandesi abbattute per ottenere energia. la deforestazione del paese nel secolo ottocento provocò una terribile carestia nel 1845. Altri esempi lo ritroviamo nello sfruttamento selvaggio della pesca che ha portato allo svuotamento degli oceani di pesce. Uno dei motivi della povertà dei pescatori e’ che sono naturalmente soggetti alla cosiddetta tragedia dei commons (beni Comuni), la loro sorgente di sostentamento, il pesce, e’ per sua natura accessibile a tutti, non possono ottimizzare lo sfruttamento possono solo affrettarsi a pescare quanto più pesce possibile prima che lo peschi qualcun altro. Questo vale per tutti i commons, beni comuni, usi civici, come per esempio il pascolo.

Le risorse biologiche caccia, pesca e agricoltura sono rinnovabili perché si riproducono ma con propri ritmi naturali e il sovra sfruttamento ne determina comunque la scomparsa.

Lo stesso vale per le risorse minerarie che a maggior ragione non sono rinnovabili perlomeno su scale di tempo inferiore ai milioni di anni e anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un andamento a campana come per le balene, la pesca, il pascolo e le foreste irlandesi o sarde.

In molti non riescono ancora a capire il concetto del sovrasfruttamento. L’economia umana si comporta perlomeno in certi casi come un sistema predatore – preda in cui la preda non si riproduce.

Nel sistema economico la preda è la risorsa e tutto quello che possiamo sfruttare economicamente; il predatore è il capitale, quell’aggregato economico che lo sfruttamento della risorsa crea e che permette di sfruttare di più la risorsa. Il pensiero unico attuale si fonda su di un pensiero binario semplice buono/cattivo. Se il PIL cresce buono, se il PIL cala cattivo, questo da la tendenza al sistema la direzione che può essere invertita anzi è necessario invertire la rotta prima di produrre guasti irreparabili.

Per concludere è necessario avviare una transizione verso una stabilizzazione del sistema economico che dovrà necessariamente sfruttare le risorse disponibili in modo più sobrio e razionale, sostituendo materiali di origine minerali rari con minerali largamente diffusi e maggiormente disponibili. I minerali rari dovranno essere usati in modo estremamente parco ed essere poi recuperati e riciclati. Gestire l’economia in modo da evitare il crollo da esaurimento delle risorse. Gestire la transizione nel modo meno doloroso possibile.

Noi oggi non abbiamo strutture politiche in grado di gestire la transizione e il cambiamento ma non abbiamo nemmeno le strutture mentali adatte, almeno quelle della nostra classe dirigente economica a politica che sono tutti convinti, accomunati in un pensiero unico, che si possa uscire dalla crisi con le solite ricette tradizionali e i soliti mezzi ordinari, rilanciando consumi, crescita e PIL.

Prima o poi comunque saremmo costretti a prendere atto che non e’ più possibile una crescita infinita in uno spazio finito e dovremo trovare il modo di gestire il pianeta in modo sostenibile.

La chiave della soluzione è quella della collaborazione internazionale, se si scende sul terreno della competizione militare per accaparrassi il controllo delle risorse sarà il trionfo della barbarie.

Bello e significativo il racconto, nelle pagina finali del libro, dove Ugo racconta un’ antica storia Giapponese al tempo delle guerre civili tra potenti signori della guerra. Nell’ultima fase di queste guerre i tre Daimyo più potenti si incontrarono per sentire cantare un cuculo, ma quel giorno il cuculo restò silenzioso, uno disse: se non canta lo uccido, l’altro disse: lo convincerò a cantare, il terzo, il più saggio, disse: aspetterò finche non canterà.

Questo racconto ci dice che la strategia vincente in tante cose della vita non e’ la violenza, e nemmeno la furbizia è la pazienza. Fu il saggio Ieyasu che sconfisse i suoi rivali e prese il controllo di tutto il Giappone creò una società a stato stazionario a crescita zero, abolì l’esercito e fu l’inizio di una dinastia che governò pacificamente il Giappone per oltre due secoli e mezzo fino alla metà del diciannovesimo secolo, il periodo che oggi chiamiamo Edo.

Per finire, non si può costringere il cuculo a cantare così come non si può costringere il pianeta a darci più risorse di quelle che ha nelle sue viscere. Quindi bisogna tarare i nostri bisogni in base a quanto il pianeta può offrirci.