Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 22 agosto 2010

Mazza che mazza! L'hockey stick e la sindrome del Gatto Silvestro


Due statistici, McShane e Wyer, si sono impegnati in una nuova ricostruzione dei dati paleoclimatici. Il loro risultato? Grandi discorsi ma sostanzialmente la conferma dei dati esistenti, a parte sostenere che l'incertezza è più grande; come potete vedere nella figura sopra. Ciononostante, questo lavoro sta rinfocolando la polemica sulla "mazza da hockey" che dura ormai da anni. E' una vera ossessione che ricorda quella del gatto Silvestro per il canarino Titti. 



Anni fa, ero impegnato in una faccenda abbastanza astrusa e difficile che era lo studio dello scattering di ioni di bassa energia. La cosa richiedeva il rilevamento di correnti debolissime ed era complessa a sufficienza da rendere significativa la domanda se quello che facevamo aveva senso. Stavamo veramente misurando una corrente di ioni scatterati, oppure stavamo amplificando un rumore di fondo casuale?

Per risolvere la questione, ci impegnammo in un progetto che raccoglieva quasi tutti i laboratori europei che lavoravano in questo campo. Facemmo una serie di misure "round robin" (non so cosa c'entrasse Robin) prendendo gli stessi campioni e misurandoli nei vari laboratori. Cercammo anche di di coinvolgere alcuni statistici con l'idea di quantificare le incertezze della misura analizzando i dati raccolti. I risultati furono nel complesso abbastanza confortanti. Le misure che facevamo erano sensate. Tuttavia, la mia impressione è che tutto l'esercizio - e in particolare l'analisi statistica dei dati - fosse stato abbastanza fine a se stesso..

Che le nostre misure fossero sensate lo sapevamo già prima di fare il "round robin."  Lo sapevamo dal confronto con altri tipi di misura. Era dalla coerenza con tutto quello che si sapeva di scienza delle superfici solide che ci rendevamo conto dell'affidabilità di quello che facevamo. Al contrario, l'analisi dei soli dati di scattering di ioni poteva essere fuorviante: nessun'analisi statistica può rilevare un errore sistematico. Vale il principio di Rumsfeld (per il quale lui sarà ricordato nella storia) degli "unknown unknowns." Il che, tradotto nella pratica delle misure, vuol dire "se il tuo termometro è scalibrato, ti sembrerà sempre di avere la febbre!"





Ora, questi sani principi si applicano al caso del famoso "hockey stick" (la mazza da hockey) apparso alla ribalta per la prima volta nel rapporto IPCC del 2001 a opera di Michael Mann. Si chiama così la ricostruzione delle temperature dei passati 1000 anni, circa, ottenute mediante dati cosiddetti "proxy"; ovvero cercando di stimare le temperature del passato da cose come gli anelli di crescita degli alberi. Secondo i dati di Mann, le temperature degli ultimi decenni mostrano una rapida salita che le ha portate a valori nettamente più alti di qualsiasi valore misurato negli ultimi 1000 anni. Questo risultato è stato poi confermato da un gran numero di studi successivi. Quello che ci dice che queste misure hanno senso è il fatto che misure fatte con "proxy" diversi sono compatibili fra di loro. Inoltre, sono misure compatibili con quelle fatte con termometri in tempi recenti e con tutto quello che sappiamo di scienza del clima.

Tuttavia, sapete certamente della polemica che è nata da alcune analisi statistiche dei dati dell'hockey stick. Se cercate "hockey stick" e "climate" con Google ci troverete 250.000 pagine e vi accorgerete subito di quanto sia rabbiosa la polemica sull'argomento. Si sostiene che l'analisi statistica dimostra che le ricostruzioni paleoclimatiche sono "sbagliate" e che il cosiddetto "periodo medievale caldo" è stato più caldo di quanto Mann è gli altri non abbiano trovato. Da qui, si deduce che il riscaldamento di oggi è di origine naturale e non antropogenica. La faccenda dell'hockey stick si è poi anche intrecciata con quella del "climategate" con Steve McIntyre (un altro statistico) e altri che hanno accusato Michael Mann e gli altri climatologi di aver falsificato i dati per imbrogliare la gente. Queste accuse sono state smentite più di una volta, ma la polemica non si calma.

In questi giorni, la polemica si riaccende con il lavoro di due statistici, McShane e Wyer, che vengono fuori con un ulteriore articolo sulla faccenda. Sono 45 pagine di elucubrazioni, delle quali dirò francamente che uno che non è uno statistico di professione non ne può capire una beneamata mazza (appunto). Comunque, il risultato finale è la figura che vedete in cima a questo post. In sostanza, ritrovano i dati di Mann e degli altri; però con l'anno mille 2-3 decimi di grado più caldo di quanto non trovassero le altre ricostruzioni. Sostengono anche che l'incertezza è molto grande e la quantificano in due "bande" molto ampie intorno ai dati medi. E quindi concludono che - con questa incertezza - non si può veramente dire che le temperature di oggi siano maggiori di quelle del "periodo Medievale caldo".

Di fronte a questa cosa viene veramente voglia di ringraziare la mazza (quell'altra). Non tanto per l'articolo in se di McShane e Wyer, i quali mi sembra abbiano fatto un lavoro onesto, sia pure condito di ragionamenti molto opinabili. Ma per la pura follia di una gran quantità di gente che di statistica non capisce - appunto - una mazza e che però in questo momento è impegnata a proclamare che i risultati dei due tali demoliscono alla base l'idea stessa di riscaldamento globale antropogenico.

E' impressionante come tanti riescano a estrarre un dettaglio da un sistema complesso è su questo si costruiscono la loro personale teoria che contraddice tutto quello che si sa dell'argomento. La scienza del clima comprende un tantino più di cose che il "periodo caldo medievale." Solo l'ultimo rapporto dell'IPCC comprende più di 3000 pagine ed è soltanto un riassunto. Se dovessimo stampare tutto quello che è stato scritto seriamente sul clima, faremmo milioni di pagine. La temperatura dell'anno 1000 è un elemento infinitesimale di tutta la faccenda.

Ripeto: la mazza da hockey NON è la scienza del clima e la scienza del clima NON è basata sulla mazza da hockey. Possiamo buttar via tutti i dati paleoclimatici degli ultimi 1000 anni e ammazzare Michael Mann e gli altri (come qualcuno ha proposto di fare). E questo non cambierebbe una virgola alla scienza del clima.

Ma, io credo che le ricostruzioni paleoclimatiche siano un utile dato che ha il suo posto nel contesto della scienza del clima. In effetti, i risultati di McShane e Wyer, se analizzati correttamente, danno ragione ai climatologi e non ai loro denigratori. Notate un paio di cose:

1) L'unico modo serio in cui i dati paleoclimatici potrebbero falsificare la teoria alla base del concetto di global warming antropogenico è se trovassimo che nel passato ci sono stati degli aumenti di temperatura comparabili a quelli odierni, senza però che li possano attribuire ai combustibili fossili. E l'analisi di McShane e Wyer ci dice che non è così. Ammesso che la loro ricostruzione sia quella giusta, l'hockey stick rimane vivo e vegeto a mostrare l'impennata delle temperature odierna, ma non mostra niente di simile nel passato. Se poi è vero che l'incertezza è così ampia come dicono, allora non possiamo certamente dire che il periodo caldo medievale è stato più caldo di oggi; potremmo dire altrettanto bene che era più freddo. Di conseguenza, i dati non possono comunque essere usati per falsificare il concetto di riscaldamento globale antropogenico.

2) L'altro modo (non serio) in cui si negava il concetto di riscaldamento antropogenico era con il discorso della falsificazione volontaria dei dati da parte dei climatologi. Ebbene, anche qui McShane e Wyer ci dicono che non c'è stata nessuna falsificazione. I dati erano giusti dato che loro li hanno analizzati senza trovare nessuna delle inconsistenze che verrebbero fuori se i dati fossero stati manipolati.


Diavolo, ci vuole anche un po' di buon senso in queste cose. Se questi metodi fossero stati applicati alla mela di Newton, qui saremmo ancora a discutere di sfere di cristallo. Questa fissazione con la mazza da hockey ha dei tratti maniacali - da sindrome del Gatto Silvestro.