Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 11 febbraio 2010

Quelli dell'IPCC sono una banda di nerd!

 

Il film "La Vendetta dei Nerd" (1984) ha reso popolare il concetto di "nerd". Occhialuto e goffo, bravo nelle sue cose scientifiche, il nerd è un disastro comunicativo, specialmente con le ragazze. In questo post sostengo che la maggior parte degli esperti sul cambiamento climatico hanno trascurato fino ad oggi il problema della comunicazione; in altre parole che si sono comportati come dei nerd.


In epoche ormai piuttosto remote, mi ricordo che una ragazza mi disse che non ero proprio il tipo per lei. Cosa avevo che non andava? Beh, non ero abbastanza deciso nelle mie azioni. Aveva notato che, una volta, mentre tentavo un sorpasso, avevo esitato e poi rallentato, rientrando da dove ero partito. Secondo lei, un vero uomo non doveva avere dubbi. Una volta che ha preso una decisione, la segue fino in fondo, costi quello che costi.

Ripensandoci oggi, mi sembra proprio che la tipa non meritasse il rischio di un bel frontale contro il bus della Sita che spuntava da dietro la curva. Però. all'epoca, ci rimasi piuttosto male. Essere rifiutato per un sorpasso mancato non mi sembrava giusto. E poi, se avessi tenuto l'accelleratore premuto, cosa sarebbe successo? Mi avrebbe sussurrato "ti amo" in mezzo alle lamiere contorte?

Ma non era questione di un sorpasso. Era proprio una questione di attitudine. Il problema era che, all'epoca, ero quello che oggi chiameremmo un "nerd." In effetti, se riguardo le mie foto di quando avevo 18 anni, con i miei occhiali con la montatura di tartaruga somigliavo spaventosamente ai personaggi del film "la vendetta dei nerd". E da buon nerd, tipo riflessivo e un po' indeciso, difficilmente avrei tenuto schiacciato l'accelleratore di fronte al bus in arrivo solo per dimostrare che ero un vero uomo.

La figura del nerd - occhialuto e goffo - è una deformazione del ricercatore professionale. Esagerata, certo, ma ne coglie alcune caratteristiche tipiche. Il ricercatore è bravo a fare quello che fa. Si chiude nel suo laboratorio, pasticcia con le sue provette, sta al computer tutta la notte. Spesso, però, trascura la comunicazione e i rapporti sociali; specialmente da giovane.

Con gli anni, il ricercatore perde gradualmente le sue caratteristiche di nerd "duro e puro" (e vi posso dire che anche con le ragazze comincia ad andare molto, ma molto meglio). Però, se fai ricerca come professione, qualcosina del nerd occhialuto ti rimane attaccato per tutta la vita. Non che ci sia niente di male nel concentrarsi sul proprio lavoro. Però, non bisogna esagerare. Soprattutto a un certo punto della tua carriera ti accorgi che non basta essere bravo a fare il tuo mestiere. Devi comunicare le cose che fai; devi interagire con altri.

Qui, c'è un grosso problema. Se nelle aziende e in politica si insegna e si pratica la comunicazione, gli scienziati (ovvero i nerd) la trascurano. Nelle facoltà scientifiche, ai ragazzi si riempie la testa di scienza; questo va bene, ma nessuno insegna loro nemmeno i rudimenti più elementari di comunicazione. Quando poi sei lanciato nella ricerca professionale, non solo devi imparare tutto da solo, ma ti accorgi anche che l'accademia non premia affatto le capacità comunicative dello scienziato.

La carriera di un ricercatore dipende quasi esclusivamente dalla capacità di produrre articoli su riviste scientifiche internazionali. Questi articoli possono essere benissimo incomprensibili ai più; financo agli stessi tuoi colleghi nello stesso campo. L'oscurità espositiva non viene considerata un grave difetto; anzi, occasionalmente viene lodata come segno di profondità.

In Italia, la divulgazione scientifica viene considerata a livello accademico un'attività leggermente più apprezzabile della pedofilia, ma non poi così tanto. All'estero, la situazione è migliore, ma la "comunicazione", intesa come trasferire al pubblico e ai politici i risultati del lavoro di ricerca, conta comunque zero ai fini della carriera.  Anzi, il fatto di comunicare bene viene guardato con un certo sospetto.

Il risultato di questa situazione è che gli scienziati, nella maggior parte dei casi, sono degli eccellenti professionisti nel loro campo, ma dei dilettanti quando si tratta di comunicazione. Insomma, molti di loro rimangono dei nerd per tutta la vita.

Finchè si parla di campi molto specializzati, non c'è grave danno. Ma le cose sono ben diverse quando la scienza si trova a dover raccomandare politiche riguardo a cose come la gestione del pianeta e di noi stessi: l'esaurimento delle risorse, l'inquinamento, il riscaldamento globale, la prevenzione delle malattie e tante altre cose. Bisogna convincere politici e pubblico che è necessario fare certe cose; anche non necessariamente piacevoli. E qui, le cose vanno male; anzi, malissimo.

Comunicare con il pubblico su cose come il cambiamento climatico non è cosa da nerd. Ci sono delle tecniche che vanno imparate e assimilate - esiste una vera scienza della comunicazione pubblica che va sotto il nome di "public relations". Include quello che chiamiamo pubblicità ma è molto di più. E' l'arte di dire e presentare le proprie ragioni in un modo che sia comprensibile e accettabile. La verità non vince da sola - bisogna sapere come presentarla. Questo lo sa bene chiunque abbia avuto bisogno di un avvocato per far valere le proprie ragioni in tribunale.

Ma queste cose gli scienziati non le sanno; non ne hanno la minima idea. I limiti degli scienziati in questo campo si sono visti pesantemente con la questione del cambiamento climatico. Si sono trovati del tutto impreparati a fronteggiare un attacco mediatico condotto da professionisti del mestiere.

Guardate un qualsiasi dibattito sul clima sulle pagine dei commenti dei blog. Gli scienziati non capiscono con chi hanno a che fare. Quasi sempre, trattano il negazionista di turno come se fosse uno di loro; cercando di spiegare pazientemente come stanno le cose. Quando si accorgono di essere presi in giro, tipicamente, perdono le staffe e cominciano a dire "siamo noi gli esperti e sappiamo noi come stanno le cose." il che ha un effetto mediatico assolutamente disastroso.

Fra i tanti esempi di fallimento mediatico degli scienziati, forse il più clamoroso è stato il caso delle email rubate all'università di East Anglia. E' stato un esempio così brillante di cosa NON fare che lo si ricorderà per decenni e sarà studiato dagli strateghi mediatici come la sconfitta di Napoleone a Waterloo lo è da quelli militari. Per la verità, non è stato nemmeno un fallimento - è stato proprio non rendersi conto che c'era un problema. Immaginatevi Napoleone che arriva a Waterloo da solo, dimenticandosi l'esercito a Parigi. Ooops.....

Allora, bisogna cominciare a pensare che la comunicazione è parte integrante del processo della scienza. Che se non riusciamo a comunicare quello che facciamo non possiamo aspettarci che la società continui a supportare la scienza, meno che mai che segua le raccomandazioni che arrivano dagli scienziati. Certo, non spetta agli scienziati fare il lavoro dello specialista di public relations ma, se vogliamo evitare ulteriori disastri mediatici, dobbiamo comunque imparare come si comunica e investirci delle risorse.

Insomma, bisogna smetterla di fare i nerd.