Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 21 dicembre 2015

La “Malattia siriana”: ciò che il petrolio greggio dà, il petrolio greggio toglie

Da “Cassandra's Legacy” (She's back!). Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




Qui di seguito sostengo che le origini del collasso siriano si devono cercare nel collasso economico generato dal graduale esaurimento delle riserve petrolifere siriane. Il petrolio greggio ha creato la Siria moderna, il petrolio greggio l'ha distrutta. Questo fenomeno può essere definito “Malattia siriana” e la domanda è: “qual è il prossimo paese che verrà contagiato?” 


Il petrolio greggio è una grande fonte di ricchezza per i paesi che lo posseggono. Ma è anche una ricchezza che si manifesta come un ciclo. Di solito, il ciclo copre diversi decenni, persino più di un secolo, quindi coloro che ci vivono potrebbero non cogliere per niente il fatto di essere diretti verso la fine della loro ricchezza. Ma il ciclo è più rapido e particolarmente visibile in quelle aree in cui la quantità di petrolio è modesta. Qui, ricchezza e miseria appaiono una di seguito all'altra in una drammatica serie di eventi.


Uno di questi cicli rapidi di crescita e declino è quello della Siria. Si tratta di un paese che non è mai diventato un grande produttore mondiale, la sua produzione massima è stata di meno del 1% della produzione mondiale totale quando ha raggiunto il picco, intorno al 1995 (il grafico sotto proviene dal blog di Gail Tverberg). Per la piccola economia sisriana, tuttavia, anche questa quantità limitata era importante.


La produzione siriana di petrolio ha esaurito il suo ciclo in poco più di tre decenni. L'esaurimento ha progressivamente generato costi di produzione maggiori e ciò ha portato ad una scarsità di capitali di investimento per mantenere la produzione in aumento, costringendola infine al declino. Il risultato è stata la curva “a campana” che spesso viene chiamata “curva di Hubbert”. Intorno al 2011, la curva del consumo interno ha intersecato la curva di produzione e questo ha trasformato il paese da esportatore a importatore di petrolio. Il punto di intersezione ha corrisposto all'inizio della guerra civile.

I dati del FMI mostrano che il bilancio del governo siriano dipendeva già nel 2010 per il 25% dal petrolio. I dati sulla situazione precedente sono difficili da trovare, ma è chiaro che doveva essere molto maggiore. Potrebbe tranquillamente essere che, ai tempi del picco, gran parte degli introiti del governo provenissero dal petrolio. Visto sotto questa luce, non sorprende che la perdita completa di questi introiti abbia generato il collasso.

Così, possiamo renderci conto di cosa sia accaduto in Siria dopo il picco. Con introiti petroliferi progressivamente minori, il governo è stato sempre meno in grado di permettersi la burocrazia ed i servizi sociali che forniva. Gradualmente, è diventato anche incapace di permettersi una forza di polizia efficiente ed un esercito funzionante. La classe media, che è stata fortemente dipendente dai sussidi governativi, è stata duramente colpita. Quelli più istruiti e ricchi hanno lasciato il paese o, perlomeno, hanno spostato i loro patrimoni finanziari all'estero. Coloro che sono stati costretti a rimanere hanno visto i loro patrimoni distrutti dall'iperinflazione e sono diventati un proletariato urbano impoverito. Allo stesso tempo, anche l'agricoltura ha attraversato un disastro economico, accentuato dalle siccità create dal cambiamento climatico. A questo punto, un gran numero di giovani, disoccupati e senza speranza di futuro, è diventata carne da cannone per i fanatici religiosi ed i loro signori della guerra locali, spesso pagati da forze straniere interessate a frammentare il paese per distribuirselo fra di loro. La distruzione di qualsiasi cosa fosse rimasta è stata aiutata anche dalle sanzioni economiche e dai bombardamenti aerei. Il risultato finale è quello che vediamo: la “Malattia Siriana”. Una forma quasi terminale di malattia sociale. E' difficile immaginare quando e come la Siria sarà in grado di recuperare anche solo l'ombra della sua ricchezza e stabilità precedenti.

I fattori che hanno portato al disastro siriano non sono in alcun modo limitati alla sola Siria. Lo Yemen ha attraversato un ciclo quasi identico. Ha superato il proprio picco di produzione petrolifera nel 2002 a livelli inferiori di quelli della Siria, ma probabilmente con un'importanza maggiore per l'economia locale. Il punto di incrocio delle curve di produzione e consumo ha avuto luogo nel 2013 e, come la Siria, il paese è attualmente distrutto dalla guerra civile e dai bombardamenti aerei. (Immagine da “crudeoilpeak”).


Ci sono diversi altri esempi di produttori di petrolio minori che hanno attraversato cicli analoghi. L'Egitto, per esempio, ha vissuto l'incrocio di produzione e consumo nel 2010, vivendo una fase di drammatico disordine civile. L'Egitto, tuttavia, non è collassato, molto probabilmente perché l'importanza del petrolio nella sua economia non era così grande come lo era in Siria. Altri esempi di paesi che hanno vissuto l'incrocio sono la Malesia e l'Indonesia, che a loro volta attraversano problemi interni, ma non un collasso generalizzato. Nessun paese è completamente immune dalla Malattia siriana, ma alcuni sono meno sensibili ad essa. Così, alcuni produttori di petrolio, come il Regno Unito, hanno attraversato il punto di incrocio senza subire disastri evidenti, ma la dipendenza del governo inglese dal petrolio greggio era solo del 2% nel 2011.

A questo punto, la domanda è ovvia: dati i casi conosciuti di malattia siriana, dato l'esaurimento inevitabile, quale paese è il prossimo?

Ci sono diversi candidati per un futuro incrocio fra produzione e consumo, ma nessuno sembra esservi così vicino. Venezuela, Iran e Messico potrebbero essere i produttori più a rischio, ma il momento critico potrebbe essere ancora lontano diversi anni. Ma il caso più interessante e preoccupante è quello dell'Arabia Saudita. I dati mostrati sotto provengono da Mazamascience. La maggior parte dei produttori della Penisola Arabica (con l'eccezione dello Yemen) mostrano schemi analoghi.


Vedete che, nonostante il rapido aumento del consumo interno, l'Arabia Saudita è ancora in grado di esportare circa due terzi della propria produzione. Ma come andrà in futuro? Naturalmente, le estrapolazioni sono sempre pericolose, ma non sembra che le curve di produzione e consumo siano destinate ad incontrarsi molto presto. Pertanto, il paese potrebbe avere ancora almeno un paio di decenni di introiti sostanziosi dall'esportazione di petrolio. Il problema è che l'economia saudita è pesantemente dipendente dal petrolio: il 90% degli introiti governativi provengono dal petrolio. Quindi l'Arabia Saudita potrebbe non aver bisogno di attraversare il punto di incrocio per cominciare ad avere problemi. Considerate che è quasi completamente dipendente dalle importazioni per quanto riguarda il cibo consumato dalla sua popolazione e che la tendenza sta peggiorando a causa dell'esaurimento delle falde acquifere locali. Potete immaginare che razza di problema possa diventare in caso di una perdita sostanziale di risorse finanziarie provenienti dal petrolio greggio. Se l'Arabia Saudita comincia a soffrire della malattia siriana, il disastro che ne risulterebbe potrebbe far sembrare il collasso siriano un gioco da ragazzi.

C'è una qualche speranza che l'Arabia Saudita o qualsiasi altro paese produttore evitino la Malattia siriana? Ci sono diversi modi di posticipare o invertire il declino della produzione petrolifera se sono disponibili sufficienti risorse finanziarie. Tuttavia, queste sono msolo misure di ripiego: l'esaurimento è un processo irreversibile. Un paese può prepararsi ad esso soltanto costruendosi un'infrastruttura economica alternativa finché è ancora possibile. Un'opportunità che è stata persa in Siria. Oggi, all'Arabia Saudita non mancano le risorse finanziarie per investimenti massicci in energia rinnovabile, che fornirebbe un'alternativa al collasso creato dall'esaurimento. Sfortunatamente, non sembra che questi investimenti verranno fatti, col governo saudita che preferisce impegnarsi in costosi giochi di potere militari. E' una cattiva idea non solo per l'Arabia Saudita, ma per il mondo intero: con più del 10% del consumo mondiale di petrolio fornito dai produttori della Penisola Arabica, potete immaginare cosa potrebbe succedere se la regione dovesse essere vittima della Malattia siriana.

Il petrolio greggio ha dato molto all'Arabia Saudita, il petrolio greggio può riprendersi molto. Ma c'è qualcosa che il petrolio greggio non potrà mai dare: la saggezza necessaria per gestirlo bene.




33 commenti:

  1. Inoltre la situazione si complica ancora, se è vero che Arabia Saudita e Qatar sono disperatamente alla ricerca del corridoio sunnita attraverso lo smembramento proprio della Siria, ed eventualmente dell'Iraq, per farci passare un mega-gasdotto in grado di dare ristoro alle finanze del Golfo (deficit saudita al 20% sul Pil), che connetta i giacimenti qatarioti e il gas saudita alla Turchia (che ne ricaverebbe lautissimi introiti di transito) e da lì all'Europa.
    Salvo che esiste il progetto concorrente - il gasdotto "islamico" iraniano che ancora attraverso Iraq e Siria arriverebbe direttamente sul Mediterraneo escludendo la Turchia.
    Essendo la Siria ferma su questo ultimo progetto, proposto dall'alleato persiano (con la Russia ulteriore sponsor), non è difficile immaginare perché al disastro interno in Siria sia stato innescato anche l'intervento esterno. Se questa è l'ultima speranza per il Golfo, e un'occasione irripetibile anche per l'Iran, sarà dura che uno dei gruppi contendenti abbassi lo sguardo per primo.

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    1. esattamente è solo una questione di soldi (altro che religione)

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  2. Caro Prof. Bardi,
    le comunico che in queste ore, sul forum Cobraf, lei viene ancora indicato come portatore di interessi nella vicenda del kitegen italiano di Ippolito.

    Sono pertanto a chiederle, al riguardo, un breve chiarimento.
    Io vedo che lei non scrive più del kitegen italiano dal 2012, e che sul suo blog ha lasciato ampio spazio a chi, come Pulvirenti, non considera il kitegen nemmeno un sogno.
    E' però auspicabile da parte sua un chiarimento sui seguenti temi:
    _I suoi rapporti con WOW, Kitegen Research, Ippolito.
    _La sua opinione sulle potenzialità della tecnologia kitegen come presentata da kitegen research.
    Non casualmente ho scritto "come presentata da kitegen research".
    Il kitegen viene anche studiato, con esperimenti veri, in luoghi come l'Università di Delft. In questi esperimenti si hanno risultati abbastanza in linea con quelli dell'eolico tradizionale. Sono piccolissimi impianti, le cui vele si reggono per pochi minuti (l'obiettivo attuale sono le 24 ore di funzionamento). Una ricerca onesta che non promette miracoli, ne eroei differenti di ordini di grandezza da quelli dell'eolico tradizionale, anche esso studiato ampiamente a Delft (siamo in Olanda, paese dei mulini a vento).

    Tornando al tema iniziale, auspico al più presto un chiarimento da parte sua, perchè in assenza di tale chiarimento, chiunque sarà libero di pensare che lei ha ancora interessi in Kitegen research, esperienza che allo stato, dopo molti anni, ha solo generato promesse e mai un prototipo funzionante tramite il quale verificare le ipotesi teoriche.

    Attendo suo riscontro, per il quale la ringrazio anticipatamente.

    mW







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    1. Gentile mW. Non sono tenuto a dare chiarimenti di nessun genere a persone che, evidentemente, non hanno niente di meglio da fare che parlare a vanvera di cose di cui non sanno niente. Comunque, siccome ricevo diversi messaggi su questo argomento, mi tocca precisare che non ho nessuna connessione economica o professionale con la ditta che va sotto il nome di "Kitegen Research". Non mi occupo più di eolico di alta quota da anni, mi limito soltanto a seguirne gli sviluppi occasionalmente. Ora che lo sapete, suggerisco che vi occupiate tutti di cose più interessanti, quali per esempio l'ammaestramento delle pulci per attività circensi

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    2. Grazie, Bardi.

      Ps

      L'ammaestramento delle pulci potrebbe anche rivelarsi interessante, ma alcuni di noi continuano a seguire (anche un po' più spesso che occasionalmente) le vicende di alcuni personaggi folkloristici - come Rossi, Piantelli, Carpinteri, Celani, Lorenz, Ippolito e tanti altri.
      Si vede che abbiamo tempo da perdere - o forse ci piace guardare quanto in alto possono volare le bufale mentre noi, dal basso tiriamo le nostre palline di carta...

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    3. Egr. Dott. Bardi,
      la sua opera di divulgazione la ha resa negli anni un punto di riferimento per molte persone, tra cui io, per cui io penso che qualche chiarimento fosse necessario, sia di fronte a richieste limpide, che di fronte a semplici attacchi che poco hanno a che vedere con la scienza.

      Non sarei stato altrimenti a stressarla su un tema del quale preferisce non parlare. Non voglio sapere cosa possa averle reso così antipatico questo tema, e saperlo mi interessa meno dell'ammaestrare pulci. Spero solo di non essere annoverato tra coloro che parlano a vanvera di cose che non sanno. Ma se così dovesse essere, continuerò comunque a leggerla con interesse.

      mW

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. MW. Sei anonimo e chiedi chiarimenti? Metti in calce il tuo nome e cognome, per favore.

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    6. Lo puoi chiamare milliWatt.
      O anche Mirko Watty, non fa differenza.
      C'era una signora famosa che metteva la sua faccia, il suo nome e il suo cognone in TV ma non per questo era una brava persona (e nemneno l'unica a fare cose con i documenti alla mano). Ci sono parecchi anonimi in giro che sono anonimi per buoni motivi, e non per questo vendono fumo.
      Che poi -tanto per spiegare il problema - se ti dicesse "chiamami Mario Rossi", poi che fai, gli chiedi i documenti per essere sicuro che si chiami proprio così e non (per dire) "Pierluigi Qualcosa"? E poi, per essere sucuro sicuro che non siano falsi?
      Fammi indovinare: lo vai a trovare a casa con un paio di amici? No vero?! E allora chiamalo mW e leggi cosa scrive, poi magari discutiamo di firme e domicili privati. Tipo che mi dimostri che ti chiami "Pierqualcosa" per davvero...
      (Oh, lascia stare che non mi interessa come ti chiami: era per chiarire un concetto, sperando di esserci riuscito)

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    7. Bene, ma adesso basta. Questo thread è chiuso

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    8. Ma il blog dello Zibordi, Cobraf.com é, a parte la sezione "NOTIZIE", congelato da settimane o forse mesi.

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  3. Io sono portatore di interessi nei confronti del kitegen:
    L'energia mi costa molto, l'inquinamento delle fonti fossili mi costerà tantissimo e pertanto ho interessi economici diretti allo sviluppo del kitegen.

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  4. Purtroppo, il Kitegen s'è rivelavo essere una chimera o se si preferisce la pentola d'oro alla base di un arcobaleno.
    Non parliamo poi del "Carousel" ancora più icaresco (da Icaro intendo, se si può dire).
    Vedremo se il vento d'alta quota si farà addomesticare o Eolo invece non darà il permesso.
    E a proposito di Eolo mi viene in mente l'auto ad aria compressa.
    Bel sogno, ma rimasto una ronfata da dormiveglia.

    Marco Sclarandis

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    1. Che brutto il confronto con Eolo!
      L'eolico d'alta quota è (troppo) difficile da sfruttare.
      Eolo è solo un modo inefficiente di accumulare energia.

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  5. Leggo sempre più spesso articoli che indicano come probabilissima la caduta del prezzo del petrolio fino a 20$ addirittura 15$ causa l'abbondantissima offerta di petrolio, eppure in un blog nato principalmente sul presupposto del picco petrolifero non se ne parla mai....bah

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  6. Quali articoli?
    Facci sapere anonimo, che non vorremmo perdere la ghiotta occasione!

    Marco Sclarandis

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  7. Che ce ne facciamo del calo del prezzo del barile da 80 $ a 10 $
    se poi, per una larga fetta della popolazione,
    il reddito diminuisce dell’80%?

    S.M.

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  8. (Solo per salutare come si deve)

    Intanto, noialtri si ringrazia per averci pubblicato e risposto.

    Poi si fa presente che il tipo del "costo del petrolio da abbondantissima offerta" non è uno di noi.

    E infine preciso che il discorso sul voler mantenere un anonimato in internet non è legato a questo blog ma ad altri, dove girano persone che gestiscono traffici particolari che si preferisce non incontrare mai (e non è certo qui il caso).

    Grazie per la pazienza e le risposte, e scusate se abbiamo fatto un po' di rumore.

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    1. A parte tutto, mi sembra il caso di spiegare perché questa cosa mi è rimasta non poco sullo stomaco.

      Allora, non so cosa si stesse/stia scrivendo sul "cobraf" - mi rifiuto di andare a vedere, ma me lo posso immaginare. E ci vuole poca immaginazione per capire la grossolanità di gente che ragiona utilizzando la motosega come strumento per il ricamo. Ovvero, ragionando che "se uno dice una cosa che non mi piace, ne consegue che è pagato per dirla".

      Nel caso specifico, questi neuronalmente ipodotati ragionano che se io ho detto male dello scaldabagno atomico di Andrea Rossi, detto E-Cat, l'ho fatto perché ho interessi economici nel Kitegen; e quindi avrei da perderci se il detto scaldabagno a vapore fosse veramente un reattore nucleare desktop.

      Ora, questo mi fa veramente incavolare. Mettiamo che uno abbia delle azioni della Kitegen Research vuol dire che quel tale non può più dire la sua opinione su nessun argomento dell'energia? Non so se se ne rendono conto, ma hanno un concetto ben basso dell'intelligenza umana. Il che credo sia un riflesso del livello della loro.

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    2. @Ugo Bardi,
      premesso che preferirei parlare dell'effetto dei differenti breakeven sulle situazioni dei paesi produttori di petrolio (es. Sud America vs. Penisola Arabica).

      Premesso che non ho voglia di parlare degli ipodotati, dai quali non mi aspetto nulla, ma delle persone che per me sono un punto di riferimento, come lei.

      Se un importante opinionista dichiara di essere stato socio di KR perchè per un periodo ci ha creduto e scommesso, non vi è nulla di male, e può dire tutto ciò che vuole.
      Ma l'aspetto per me più importante è che il Kitegen italiano si è rivelato una suola. Capita.
      Lei però non è una persona qualsiasi. Lei è per noi un punto di riferimento e come tale ha delle responsabilità, che se le sia cercate o meno.
      Lei ha manifestato un grande interesse per il kitegen italiano, suscitando speranze in molte persone. Ora che il kitegen italiano si è dimostrato un bidone, da un punto di riferimento come lei io mi aspetto che dichiari che il kitegen italiano era un bidone, non che smetta semplicemente di parlarne.

      Lei per me è un punto di riferimento, e da un punto di riferimento mi aspetto la parola "fine" ad un esperimento che non ha dato frutti.
      Spero di essermi spiegato e di non essere stato ne lungo ne offensivo.
      Il fatto è che dai nostri punti di riferimento ci aspettiamo la perfezione.

      Cordialmente,
      mW


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    3. Gentile MW. Non sta a me dichiarare che il Kitegen è una suola oppure no. Come ho detto, non me ne occupo più da anni, ma il concetto di "eolico di alta quota" rimane una cosa interessante e si continua a lavorarci sopra e a progredire, come si può vedere, per esempio, qui:

      http://www.tudelft.nl/en/current/latest-news/article/detail/airborne-wind-energy-conferentie-aan-de-tu-delft-alles-over-vliegende-windturbines/

      Purtroppo, l'implementazione pratica del concetto si rivela lenta e complessa. A mio parere, troppo lenta per avere un impatto sulla mitigazione climatica nei tempi che sarebbero necessari. Questa è la ragione per la quale non seguo più da un pezzo questo campo.

      A proposito della "Kitegen Resarch" non so cosa stanno facendo anche se mi pare di capire che si siano lanciati in affermazioni decisamente esagerate sul potenziale della loro tecnologia. A parte questo, comunque, se stanno avanzando con la loro tecnologia, mi fa piacere. Se invece la loro particolare implementazione del concetto di eolico di alta quota si è rivelata sbagliata, mi dispiace; ma può anche essere.

      Il punto che vorrei fare è che trovo sbagliato che qualcuno si voglia lanciare in una campagna anti-Kitegen dello stesso tipo di quella lanciata contro lo scaldabagno atomico di Andrea Rossi. E' una campagna che finirebbe per essere diretta contro tutta la ricerca che si sta facendo sull'eolico di alta quota. E questa non sarebbe cosa buona.

      Personalmente, come dicevo, credo che l'importanza dell'eolico di alta quota nel quadro delle energia rinnovabili sia destinata a rimanere marginale per un periodo ancora lungo. Ma potrei sbagliarmi e i ricercatori che si occupano anche di cose marginali - purché serie - dovrebbero essere lasciati in pace e non soggetti alle varie cacce alle streghe che impazzano sul Web.

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    4. Dott. Bardi,
      circa la caccia alle streghe verso l'eolico d'alta quota, per parte mia la posso proprio tranquillizzare. All'Università di Delft non si promettono affatto miracoli, si fanno esperimenti piccoli ma veri, e si masticano numeri veri. Non troverà uno scettico che abbia qualcosa da ridire sulla ricerca nel campo dell'eolico di alta quota, purchè portata avanti in modo serio, masticando numeri veri e facendo esperimenti veri.
      Se di suo interesse, questo è un piccolo blog di gente che non ha nulla contro la ricerca seria, ma solo contro i proclami miracolistici.
      Vedere sopratutto la "balanced intro"

      https://sotospeakabout.wordpress.com/2015/06/

      Io credo anzi che sarebbe opportuno dare massima pubblicità ai numeri veri degli esperimenti veri di Delft, proprio perchè si possa capire quale peso hanno invece i proclami miracolistici di altri operatori del settore.

      Mi faccia sapere le sue impressioni sul blog che le ho linkato.
      Buona serata.

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  9. Meno male che è tornata la luce.
    Io vorrei sapere a oggi quale è il prezzo minimo che rende conveniente l'estrazione di greggio in Arabia Saudita e il corrispondente prezzo in Venezuela. Credo siano due valori ben diversi. E' importante?
    mW

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  10. Effettivamente, la perdita della fonte principale di ricchezza di un Paese - perdita che sembra arrivare pressoché di colpo, nonostante le curve note consentano una discreta prevedibilità - non può che portare a sconvolgimenti interni. E' chiaro che Siria e Gran Bretagna non partono da situazioni analoghe - la Gran Bretagna non vive principalmente sul petrolio, ed è altrettanto chiaro che "investimenti massicci in energia rinnovabile" potrebbero sopperire almeno in parte alla perdita energetica. Ma funzionerebbero anche per una sostenibilità economica? Forse, sarebbe il caso che si puntasse anche a creare comunque un mercato alternativo, non esclusivamente energetico, però non ho grandi idee in materia, lo ammetto: cosa potrebbe mai offrire un'Arabia Saudita che valga anche solo la metà del petrolio che ad oggi vende? Arenaria per spiagge artificiali? Effettivamente, il problema energetico non è certo da sottovalutare, e tra l'altro è qualcosa che riguarda un po' tutti (chi prima, chi dopo, ma tutti) e non solo il lontano oriente

    "c'è qualcosa che il petrolio greggio non potrà mai dare: la saggezza necessaria per gestirlo bene"
    Su questo credo nessuno possa avere dubbi. Gran bel post, e speriamo che qualcosa filtri tra le alte sfere.


    In coda, segnalo alcuni piccoli errori di battitura (in grassetto nel testo sotto)

    Per la piccola economia sisriana, tuttavia, anche questa quantità limitata era importante.
    ...
    Tuttavia, queste sono msolo misure di ripiego:

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  11. mi sembra chiaro, dopo kitigen, e-cat, fukuscima, ora leningrado, che la società consumistica non è sostenibile, oltre che oscena da un punto di vista morale. Penso che l'unica transizione accettabile sia quella del risparmio e della sussistenza, anche se forse per molti è già troppo tardi.

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    1. Concordo con la tua valutazione.
      Tiziano.

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  12. http://www.rischiocalcolato.it/2015/12/lfmi-dichiarato-guerra-alla-russia-rischiando-pero-pestare-piedi-alla-cina.html
    Il petrolio va' per la sua strada. Solo le armi lo possono fermare.
    (Ho esagerato?)

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  13. Alcuni anni fa scrissi questi versi:
    (prima della bolla dei subrime)

    Così come siamo fatti
    siamo tutti merce da catalogo
    compreso chi troneggia illuso
    su mensole di vetrine illuminate
    Ci sembra di divertirci
    confrontando cifre sulle etichette
    ci sembra perchè temiamo
    che tutto finirà in saldo
    e neanche distingueremo il chiasso
    dalla voce del liquidatore
    Siamo ciarpame deperibile
    da chissà chi ammucchiato sulla stuoia
    chi mai poi dovrebbe rilevarci
    nemmemo vantandosi d’un affare
    O forse perchè siffatti
    verremo proprio ricomprati
    nessuno come noi produce
    quella irresistibile attrazione
    propria di chi detiene l’arte
    del dubbio e della simulazione
    Sta a noi incantare l’acquirente
    convincerlo che per riaverci
    ogni somma non pagherebbe prezzo.

    Ora credo che siano più attuali di quando li scrissi.
    Restano enigmatici, lo so.
    Ma per alcuni di quelli che mi conoscono non lo sono.
    La chiave è criptata nel primo verso:

    Siamo tutti merce da catalogo

    Tutto sta nel capire di quale catalogo si tratta.
    Ma per me sul dorso di questo catalogo c'è il titolo:

    Albero genealogico assoluto.

    Marco Sclarandis

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  14. La tesi di base di questo post ormai ripetuta diverse volte quasi ad nauseam rimane comunque sbagliata e fuorviante. Le origini del "collarsso" (cioe della distruzione) della Siria vanno cercate altrove. Cosa e' accaduto davvero a Homs all'inizio del "conflitto"" , a chi serve "Assad must go" e di quale politica piu ampia fa parte? sarebbero buoni punti di partenza. Il petrolio Siriano viene adesso venduto dallL'ISIS alla "Turchia" cioe ad Erdogan e viene esportato per lo piu ad Israele. Stessi ragionamenti (probabilmente volutamente) sbagliati anche per lo Yemen, l'Egitto ed ecc. Fra qualche settimana o qualche mese verra fuori quasi senz'altro un altro simile post. Proprio alla meglio (ma neanche questo) "correlation does not equal causation".

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    1. Effettivamente voler ridurre tutti i fenomeni della politica internazionale a una sola causa (il petrolio) potrebbe essere un po' semplicistico.
      A ognuno il proprio mestiere.
      Grazie max12345 continua a scrivere.

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    2. http://sbilanciamoci.info/siamo-dentro-la-guerra/
      Mi sembra che questo articolo renda bene l'idea di quanto la situazione in medio oriente sia ingarbugliata.

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  15. Sono sistemi complessi.
    La carenza di petrolio, e le difficili condizioni climatiche sono due elementi da non ignorare ma ovviamente non sono le uniche.

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