Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 13 agosto 2015

Shock ambientale e sua gestione politica II

Guest post di "Sergio Barile".

Come la finanza internazionale ci sterminerà tutti prima della catastrofe ecologica; ma con grande giubilo di autorazzisti e antiumani.


« Il capitalismo non è intelligente, non è bello, non è giusto, non è virtuoso e non mantiene le promesse. In breve, non ci piace e stiamo cominciando a disprezzarlo. Ma quando ci chiediamo cosa mettere al suo posto, restiamo estremamente perplessi. » J.M. Keynes, 1933 

3 – La politica come gestione della complessità sociale (astenersi demagoghi)

C'è chi sostiene che la cultura occidentale non sia altro che un commento a Platone, e un motivo di ingombrante evidenza c'è: la particolare traiettoria culturale dell'Occidente potrebbe essere riassunta dalla dialettica tra Socrate e Trasimaco. Oggetto, la giustizia.

Per chi è poco avvezzo alla speculazione filosofica, sottolineo che l'etica getta le fondamenta dell'ordine sociale, la Costituzione che è, appunto, fonte di diritto e giustizia.

L'etica non è condivisa: c'è quella dello schiavo e quella del padrone, quella di Socrate, che poi verrà trasfigurata in quella comunemente ritenuta giudaico-cristiana, e quella che si evince dalla considerazione di Trasimaco: «la giustizia è l'utile del più forte». (Etica che troverà una sua esplicitazione e una sua "formalizzazione in via allegorica" solo nella modernità, con il più famoso dei filosofi morali gentili: Nietzsche).

L'economia, prima della sua matematizzazione ad opera dei marginalisti (1870 - 1890), è stata storicamente un ramo della filosofia morale; ovvero, nonostante ci sia un terreno epistemico comune, le diverse teorie che sviluppano i diversi modelli affondano le proprie radici nella filosofia morale.

La scienza economica, come espressione di epistème, è strumentale alla materializzazione dell'etica su cui si fonda l'ordine sociale: l'economia politica è la scienza [1che studia e regola, di fatto, i rapporti tra classi e gruppi sociali. La politica è, in primis, politica economica, e i diritti sociali sono il vero contendere che precede il conflitto per le rivendicazioni di tutte le altre specie di diritti. (Politica come sovrastruttura del potere economico)

Riassumendo: la storia della cultura occidentale trova la sua più alta espressione nelle riflessioni sulla giustizia sociale e sul conflitto distributivo. 

Ovvero nelle riflessioni politiche.

La comprensione della Politica è studio della complessità, in cui il conflitto di interessi ne limita la corretta comprensione, come il principio di indeterminazione di Heisenberg limita le possibilità sperimentali del fisico teorico. La dialettica politica si riflette nelle sue irredimibili contraddizioni a livello cognitivo.

Le risorse culturali, con buona pace degli amanti delle discussioni da bar, sono tutto.

3 – Il progresso culturale ha portato le civiltà e la politica, il progresso economico ha portato l'economia politica e la follia. 

Guarda un po', anche le moderne teorie che descrivono il conflitto distributivo possono essere dialetticamente divise in due paradigmi contrapposti: (neo)classiche, promotrici di una politica economica (neo)liberale, e keynesiane, promotrici di politiche più o meno socialiste.

Se la produzione Y è funzione del lavoro e del capitale  - ovvero Y = f(L , K) - allora, stante la logica stringente delle precedenti considerazioni, il lavoro sta a sinistra, e il capitale sta a destra (in politica economica: non necessariamente nelle parentesi o nell'Emiciclo).

Va da sé, che:

b) l'economista classico e liberale (con i vari "nei" o meno) difende gli interessi del capitale;

c) l'economista keynesiano (in particolare con il prefisso "post", di post-keynesiano), difende quelli del lavoro.

Insomma, “gli economisti” non esistono.

(Anche un “aziendalista”, o un esperto in “finanza” dovrebbe astenersi dal parlare di economia politica a titolo personale vantando il titolo di “economista” e, magari, i professionisti di macroeconomia e di economia internazionale dovrebbero prima esplicitare il loro “conflitto di interessi”)

4 – La sintesi della dialettica politica dopo le tragedie del XX secolo

Il valore che si dà al fattore lavoro è ciò che genera la dialettica nella sovrastruttura politica: le classi subalterne, che cercano emancipazione tramite il lavoro, sono rappresentate da chi promuove politiche economiche di matrice keynesiana, le classi dominanti sono rappresentate dalle forze politiche liberali che propongono la flessibilizzazione del fattore lavoro, la sua disciplina tramite agganci valutari, il liberoscambio internazionale, e il liberismo anti-interventista.

Nel '48, il popolo italiano, tramite l'Assemblea Costituente eletta a suffragio universale, ha fatto un scelta precisa: «L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro».

Lavoro come diritto e dovere: unico mezzo che contemporaneamente promuove la dignità individuale e sociale, e sostanzializza la partecipazione politica, contribuendo allo sviluppo materiale e spirituale della società. La Repubblica si impegna inderogabilmente a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l'uguaglianza sostanziale dei cittadini e limitano il pieno sviluppo della persona umana. 

L'individuo dello stato liberale lascia il passo alla persona umana individuata, non più come edonista soggetto isolato, ma come protagonista di una rete relazionale. L'identità individuale diventa inseparabile dalla comunità sociale di 
riferimento.

Il mercato non può più essere “libero”: deve essere indirizzato a fini sociali e solo l'equità distributiva può garantire la stabilità politica, sociale ed ecologica.

Keynes e Beveridge: le costituzioni moderne rigettano lo stato liberale in favore dello stato sociale.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sull'esempio dei nostri Padri costituenti, ha adottato gli stessi fondamenti valoriali: l'inviolabilità della dignità umana da perseguire con politiche di piena occupazione.

Ottanta milioni di morti è qualcosa di inconcepibile per una persona sana di mente: «affinché non si ripeta mai più».   

Troppo a cuor leggero si straparla della "inevitabilità" di quel lager a cielo aperto chiamato Africa: e le élite pare abbiano fatto la medesima scelta per le classi subalterne occidentali. Ma il manicomio della (ex)middle-class pullola di autorazzismo antiumano... 

5 – Il mondo prima e dopo Hitler

Prima della Crisi del '29, il libero mercato e i vincoli valutari erano un dogma. 

L'austerità anche dopo.

Fig.1 Carmen Reinhart: immagine plastica della dinamica del conflitto Capitale Vs Lavoro nel mondo. 
A Keynes non diedero retta.

Le maggiori crisi debitorie della storia moderna, quella del 1929 e quella del 2008 (v. fig.1),  sono state precedute da un periodo più o meno lungo nel quale il potere d'acquisto dei lavoratori è stato stagnante, mentre la produttività media del lavoro (la quantità di prodotto per addetto) aumentava[2]: come si è risolta lo squilibrio dato dalla disuguaglianza sociale esplosa nella crisi del '29 è noto. E quella del 2008, come finirà?

D'altronde, il debito inestinguibile si può onorare solo in due modi: col fallimento e l'insolvenza, o col suicidio. Il secondo, a livello aggregato, si chiama genocidio.

I debiti con il sistema finanziario o con l'ecosistema si possono risolvere nei medesimi due modi: con l'equità sociale e una ridistribuzione del reddito, che renda sostenibile l'assetto sociale umano, ovvero i salari devono equamente aumentare con la produttività; oppure con la soppressione dei debitori. (Inutili locuste da sterminare.... porcelli che vogliono vivere al di sopra delle proprie possibilità... del pianeta)


Fig.2 Rick Wolff: immagine plastica della dinamica del conflitto Capitale Vs. Lavoro in USA.
Fig.3: Alberto Bagnai: immagine plastica della dinamica del conflitto Capitale Vs. Lavoro in Italia. 

Il neoclassico crede che l'equilibrio sia raggiunto tramite la giustizia commutativa, con al limite un sussidio minimo garantito, il keynesiano crede che la stabilità sia possibile solo tramite la giustizia sociale[3].

Il neoclassico è un offertista, il keynesiano è "mezzo" malthusiano, ovvero i modelli sono fondati sul concetto di domanda aggregata: è la domanda a generare l'offerta, non viceversa.

Questa distinzione ha fondamentali implicazioni ad iniziare, nel paradigma keynesiano, dal fatto che a livello di polis, di società, di Stato nazione, di sistema economico globale, il modello usato per descriverne le dinamiche non può essere il medesimo di quello "micro", usato per le imprese (lo Stato NON è come una "famiglia"!), ma deve essere aggregato,  "macro", dove la struttura delle "preferenze" non è individuale, ma politica: nasce la macroeconomia moderna.

Uno degli aspetti più controintuitivi è che, poiché il lavoratore, a differenza dello schiavo, è anche consumatore, più il capitalista a livello aggregato aumenta il salario dei suoi dipendenti, più aumenterà i suoi profitti.

(Apriti cielo. 

Una massa di locuste sgraziate e grassocce che si avventa sulle ristrette risorse del nostro amato pianeta...)

Le cose però, ahimè, non stanno proprio così: esiste un vincolo esterno alla crescita - di natura politica! - che considera anche la quantità di risorse presenti su un territorio: questo vincolo è ben espresso dalla legge di Thirlwall.

Se questo equilibrio fosse possibile farlo rispettare a tutte le comunità sociali, la gestione delle risorse scarse sarebbe banalmente ottimizzata e, come faceva notare Keynes a Bretton Woods in cui, come membro della delegazione britannica, proponeva un sistema monetario concentrato proprio sull'equilibrio delle bilance dei pagamenti[4], si materializzerebbe la kantiana pace perpetua. Sì, al contrario di ciò che storicamente propagandano i "federalisti" sulle orme di Kant, il libero scambio implicito nel concetto di federalismo interstatale, è la storica politica economica foriera di instabilità politica e conflitti bellici. Bretton Woods era proprio concentrata su questo noto e condiviso problema: purtroppo pare che la "casa dei Morgan" abbia influenzato in modo decisivo per il sistema monetario vigente...

Ma siamo sicuri che, come vuole la vulgata, le imprese cerchino la massimizzazione del profitto?

Non sempre: se fosse stato così il New Deal non avrebbe incontrato le resistenze che ha incontrato in tutto il mondo, magari risparmiandoci la tragedia del '39 -'45. Infatti, proprio in quegli anni svolgeva queste riflessioni Michal Kalecki, ragionando sulle resistenze dei grandi capitani dell'industria e della finanza: le classi dominanti preferiscono perdere profitti ma aumentare in proporzione la propria influenza sulle istituzioni politiche.

(Oltre che disciplinare i lavoratori nelle fabbriche)

Le politiche deflattive, chiamate di "austerità", sono proprio quelle bramate dalla grande finanza, per due ovvi motivi:

1 - il grande capitale finanziario fa credito: l'inflazione svaluta i debiti e comprime i profitti da interesse. (Va da sé che l'inflazione è di converso "amica" del lavoratore - magari con il salario indicizzato - che è generalmente anche mutuatario)

2 - l'alta disoccupazione e la privatizzazione dello stato sociale aumentano a dismisura l'influenza politica delle oligarchie economiche a discapito delle classi subalterne. Ovvero, a discapito della democrazia.

Il trentennio d'oro keynesiano muore con il primo shock petrolifero e l'austerità deflattiva propagandata bipartisan, giusto un anno dopo il rapporto del Club di Roma: si infiamma la controrivoluzione neoliberista; sono tout court le dinamiche dell' EROEI a generare la sofferenza sociale delle crisi economiche, o come i suoi effetti vengono politicamente gestiti?



A.Bagnai - Fig.28 de "Il tramonto dell'euro", 2012  






Post Scriptum:

(James Mead[5] aveva previsto nel '57 cosa sarebbe successo in Grecia, Nicholas Kaldor nel '71... a proposito di cambi fissi, free trade e politiche deflattive)




















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1 - «Una transazione economica è un problema politico risolto. L’economia ha conquistato il titolo di regina delle scienze sociali scegliendo come suo dominio quello dei problemi politici risolti», Abba P. Lerner, 1972, The Economics and Politics of Consumer Sovereignty
2 - A. Bagnai, 2014 
3 - Si noti che lo stesso problema demografico è generalmente legato alla povertà: la soluzione è, come ormai dovrebbe essere stato chiarito, sempre doppia. È politica: o si sterminano gli indigenti, che siano dei ghetti o dei paesi non industrializzati, oppure gli si istruisce e gli si arricchisce. 
4 - Equilibrio BdP: equilibrio dei flussi dei fattori della produzione di un Paese con il resto del mondo, approssimabile nell'equilibrio tra import ed export. 
5 - «In a classic paper written in the mid 1950’s Nobel laureate James Meade (1957) posed the fundamental question of the balance of payments problems that would likely arise in a free trade area such as that envisaged in 1992», A.R. Nobay, pag.10 e, aggiungiamo ora, non contenti del risultato dello SME, gli sbilanci della zona euro che hanno permesso gli attacchi speculativi del 2011. 

65 commenti:

  1. O.T.: Sarà forse un caso, ma da quando il prezzo del petrolio è sceso parecchio e sui mercati internazionali c'è un eccesso di offerta di idrocarburi, su questo valido e quasi insostituibile blog si parla di tutto tranne che di picco delle fonti energetiche.

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    1. Il blog mi ha aiutato a prendere la decisione di installare i pannelli fotovoltaici, per fare meno danno all'ambiente : una scelta d'amore.
      Sono convinto che bisogna smettere alla svelta di bruciare idrocarburi.

      Gianni Tiziano

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    2. Non è così OT: l'obiettivo di questo contributo è proprio mostrare che pare ci sia stato chi il picco del petrolio "se lo aspettava", e che lo shock lo avrebbe gestito in un'unica alternativa: la "sua". Nei suoi interessi, presenti, e, facilmente, futuri.

      A dispetto di ciò che suggerisce Massimiliano su Facebook, questa è banale conseguenza della "prospettiva del conflitto" e, come suggeriva Adam Smith nella "Ricchezza della nazioni", della capacità dei pochi "masters" - potenti e informati - di coordinarsi a dispetto delle moltitudini (disinformate... e sotto "shock").

      Pare si stia cercando, a tutti i costi, il casus belli.

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    3. non ho capito cosa intendi per cercare a tutti i costi il casus belli.. intendi una guerra?

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    4. Sì, una "scusa" per far accettare all'opinione pubblica un intervento militare.

      Un caso molto sospetto è stato il golpe in Ucraina prima e l'abbattimento dell'aereo subito dopo. Provocazioni evidenti a poche centinaia di chilometri dalla capitale di una potenza nucleare.

      Poiché, a differenza della IIGM, è manifesta l'aggressività anglosassone, le "sanzioni economiche", sulla falsa riga di come fece Roosevelt per favorire l'ingresso USA nel coflitto mondiale spingendo il Giappone ad attaccare Pearl Hatbour, sembrano proprio volte in questo senso.

      Il presidente russo ha dichiarato pubblicamente che se avesse rischiato di perdere la Crimea (unico sbocco sul mediterraneo per la flotta militare russa) avrebbe "pigiato il tastino rosso".

      La falsificazione "totalitarista" della propaganda occidentale non ha precedenti nella storia democratica moderna: tutte le gigantesche frottole sono un altro indice molto allarmante.

      Meglio stare svegli e fare ricorso alla cultura storica per capire l'orrore che si apprestano a seminare in tutti modi. Le politiche deflazioniste hanno storicamente un'altra utilità: disoccupazione giovanile alle stelle... e qui mi fermo.

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    5. "Il blog mi ha aiutato a prendere la decisione di installare i pannelli fotovoltaici, per fare meno danno all'ambiente : una scelta d'amore."

      Spero rifiutando gli incentivi...

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    6. Sono sicuro che Gianni Tiziano rifiuta gli incentivi sul FV, proprio come tu rifiuti l'assistenza sanitaria e la scuola gratuita per i tuoi figli (e quando ti brucia la casa hai i tuoi pompieri privati, immagino)

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    7. Quando si fa una cosa per interesse, quali quelle sopra, non le si chiama "scelte d'amore", almeno. Permettete un minimo di sarcasmo. Poi sui pannelli fotovoltaici sono d'accordo anch'io, anzi ne sto cercando a prezzo ragionevole, pagati coi miei soldi personali, per cercare di diventare autonomo.

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    8. Chiedevo perche' chi si becca i quasi 50 centesimi a KWh non ha fatto una scelta d'amore, ha fatto un sordido ed egoistico calcolo di convenienza, o ha lasciato che altri lo facciano per lui, e lo dico perche' ne conosco molti che cosi' hanno agito consapevolmente. Niente amore, se non del tipo piu' ipocrita. Cio' non toglie che questo non sara' il caso di Anonimo, che senz'altro mi sembra sincero e animato da forte spirito altruistico. Ma, appunto, permettete un po' di sarcasmo, per quanto possa essere indesiderato nei posti dove si prega in fremente e speranzosa attesa della fine del mondo ;) Pentitevi!

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    9. WD, va bene un po' di umorismo, e sono d'accordo che "scelta d'amore" è un'esagerazione.

      Ma non mi sembra per niente divertente parlare "sordido ed egoistico calcolo di convenienza" di fronte a uno che si mette all'anima il costo di installare i pannelli tirando fuori i propri risparmi sperando in un ritorno molto, molto a lungo termine, se il governo manterrà le sue promesse, cosa per niente ovvia conoscendo i nostri politici.

      Anche, non trovo per niente divertente che uno dica che in questo posto "si prega in fremente e speranzosa attesa della fine del mondo". Nessuno qui prega per la fine del mondo e se tu preghi in questi termini, ti consiglio di andare a commentare in qualche altro blog. Grazie.

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    10. In realtà l'intervento di @Winston è molto più di umorismo: è la manifestazione di una precisa collocazione ideologica.

      Liberale di estrema destra? Libertarian? Anarco-capitalista? Margareth TINA Thatcher? Scuola austriaca? Tea Party?

      Almeno 6 su 7 credo di averli indovinati. Mi smentisca se non è così.

      Solo a livello "didattico", giusto in funzione delle distinzioni che sono state accennate nel post.

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    11. "ti consiglio di andare a commentare in qualche altro blog"

      Bardi, si paziente, comprensivo, tollerante, che ne abbiamo pieni i coglioni tutti, e io, che vivo letteralemte da misogino eremita, in un modo probabilmente per te irraggiungibile, non meno dei commentatori qui... siamo molto piu' d'accordo di quanto possa sembrare, evitiamo la purtroppo tipica aggressivita' campanilistica autoreferenziale deficiente toscana che serve solo a rendere nemici gli amici, nel sollazzo degli altri... della gente che conosco personalmente, e' cosi' come ti ho descritto sopra... evito a fatica di essere menato ogni giorno per essere uno dei "vostri", datemi una mano almeno voi, siate elastici quel minimo, che mi sto rompendo il cazzo...

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    12. Anzi, a dirla tutta tutta, ti diro' di piu', oggi mi hanno proprio menato, e' solo perche' ho le ossa e la pelle ancora relativamente dura nel mio porgere l'atra guancia, che vi scrivo ancora.

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    13. Saro' ancora piu' sincero, oggi mi hanno proprio menato, ed e' solo perche', pur avendo fra non moltissimo sessant'anni, ho ancora la pelle sufficientemente dura, e sono ancora qui a scrivere. Intendiamoci, a me di sparire nell'oblìo, di morire e lasciare il mio spazio libero ad altri, non importa assolutamente nulla, anzi mi fa piacere, ma per piacere...

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    14. OK, Generale Diaz. Pace. Capisco che la situazione sia dura per tutti, evitiamo di litigare fra noi. Forse è il caldo che ci rende nervosi, ma dovrebbe passare fra breve.

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  2. grazie degli interessanti spunti di riflessione, si notano assonanze con i temi sviluppati da Orizzonte48 nel suo blog e nei suoi libri. Tutti gli spinti sono utili e benvenuti per una crescita della consapevolezza , per l'identificazione delle cause e la riaffermazione dei dettati Costituzionali, sempre più spesso dimenticati e inapplicati.

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    1. Verissimo: infatti ho linkato due approfondimenti proprio su Orizzonte48.

      Euro e (o?) democrazia costituzionale è sicuramente l'unica fonte divulgativa in circolazione per l'analisi economica del diritto.

      Non ho citato esplicitamente Luciano Barra Caracciolo perché gli aspetti economicistici impliciti nella Costituzione economica sono solo stati indirettamente accennati: d'altronde, l'analisi economica del diritto... premette un minimo di cognizione di macroeconomia. (Mentre le analisi econometriche del prof. Bagnai sono state direttamente citate).

      Mi sembra fin già troppo "denso" il pezzo...

      Credo che in questo contesto parlare dell'incompatibilità tra i fini Costituzionali e l'ordoliberismo sancito nei Trattati sia troppo.

      Già intuire che le politiche economiche keynesiane sarebbero un obbligo costituzionale sarebbe a dir poco rivoluzionario. (Considerando che la Corte ha da mo alzato bandiera bianca, dopo vent'anni di sonno ideologico...)

      L'obiettivo era seminare tanti aspetti dell'analisi politica che generalmente non vengono tenuti in considerazione quando si affrontano le tematiche ambientali. Insomma, generare la curiosità ad approfondire aspetti che, come credo tu sappia, sono ad ora esiziali.

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    2. (Capire che le riforme strutturali sono incostituzionali perché non portano alla crescita, ma ad un avvitamento recessivo. La deflazione generata crea compressione dei salari, disoccupazione e indigenza.

      Gli indigenti non acquistano pannelli fotovoltaici.

      Ad Atene si scaldano bruciando legna e vecchi mobili... ecc.)

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  3. che Keynes fosse certamente brava e intelligente persona, era fuor di dubbio, ma quel rimanere perplessi su cosa sostituire al capitalismo, mostra il limite dell'intelligenza umana. Mi viene in mente quello che disse Gesù al tracotante ed imbarazzato Pilato: "Il mio Regno non è di questo mondo". Uscire dagli schemi umani non è possibile, pensando umanamente, nemmeno ai livelli di Keynes, figuriamoci ai nostri. S.Agostino ha affrontato il problema nella sua opera "La città di Dio", nella quale sono contrapposte la città terrena, città del diavolo, del contadino Caino e la città celeste del pastore Abele. E lo sapete come è andata a finire!

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    1. "che Keynes fosse certamente brava e intelligente persona, era fuor di dubbio, ma quel rimanere perplessi su cosa sostituire al capitalismo, mostra il limite dell'intelligenza umana. "

      Non era un problema d’intelligenza umana, ma era una mancanza di soluzioni le quali si basano su tecnologie che non erano disponibili ai tempi di Keynes.

      Le industrie di 4a generazione sono composte al 99% da capitale e 1% di Lavoro (umano).
      Esse toglieranno posti di lavoro, ma il consumo di tali beni prodotti, potrebbe essere socializzato.

      In futuro, l'uomo non dovrà fare lavori manuali per produrre beni materiali, questo farà si che tali beni diminuiscano di prezzo (c'è solo un costo energetico da sostenere ed ammortizzare la ricerca e lo sviluppo) e sarà più facile socializzare il benessere.

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    2. Son curioso di capire con quale reddito le persone che non lavorano potranno comperare le merci prodotte da queste fantasmagoriche fabbriche di 4a generazione...O le riceveranno gratis?

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  4. Un paio di giorni fa' il signor Tom Keene di "Bloomberg Surveillance" ha intervistato per una decina di minuti ciascuno sia l'ex Fed chairman Alan Greenspan che l'attuale numero due della Yellen, Stanley Fischer (ex World Bank) il quale da poco e' passato da capo della Bank of Israel alla Federal Reserve. ("stranamente" tutti nomi ebrei e potenzialmente sionisti). Ovviamente non si sono lasciati trarre sulle loro opinioni su che cosa e quando la Fed dovrebbe fare "to start tightening" ed hanno continuato a dire il solito cioe anche cio che Bernanke gia' diceva tre anni fa' cioe' che "we will be guided by the data". (on unemployment, inflation and GDP primarily) However it is not much of a secret that most of these data are now being mostly fudged in various ways and that all markets and most notably equities, bonds, precious metals and currency markets themselves are all being heavily manipulated by the Fed in cooperation with other western central banks and the primary dealer big banks. (for instance J.P. Morgan Chase typically manipulates the silver market and HSBC the London gold market) Io non credo che potranno "gradualmente raise interest rates" without causing the bond bubble to burst, e comunque la QE gli serve sia per continuare la financial repression che per poter far comprare dalle banche i loro treasuries che ormai devono vendero quasi solo a stessi per colmare i continui enormi deficits fiscali. E ieri i cinesi hanno "improvvisamente" svalutato lo Yuan as a presumably "one off" measure, dopodiche' oggi lo hanno svalutato di un'altro 1.6%. Sono anche queste manovre cinesi fatte in coordinazione con le banche centrali occidentali (Fed, ECB BOJ, BOE and the Swiss) o no? E qual'e il "game plan" attuale with respect to interest rates and QE? E pensano davvero che il mondo possa sopravvivere una guerra atomica fra la NATO e la Russia? Molti di loro ed in particolare quelli di ispirazione neocon (neonazi or full nazis) sono mezzi matti, ma fino a che punto sono pronti a giocare d'azzardo? "Rien ne va plus" potrebbe facilmente assumere tutt'altro significato. Ed ovviamente tutto questo si svolge anche in un contesto LTG sempre piu' pronunciato. Sono domande che pongo a me stesso. E condivido quasi completamente le analisi e le idee di questo post e di quello precedente (a mio parere di ispirazione abbastanza marxista ma non in modo automatico) e quindi mi farebbe piacere leggere il punto di vista del professor Barile su dove siamo adesso e cosa stanno probabilmente pensando di fare gli stessi bravi signori dell'alta finanza che ci hanno inguaiati e fregati fortemente e ripetutamente da almeno un secolo con i loro vari "giochetti".

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    1. Sono contento di aver incontrato un catastrofista che si tiene aggiornato anche sulla stampa di carattere economico; alcuni chiarimenti prima:

      innanzitutto una nota di forma: che Israele sia stato sostenuto dal matrimonio della finanza angloebraica è noto. È noto anche che la FED, e, di conseguenza la politica monetaria globale, è fortemente influenzata da quella che viene chiamata "lobby sionista". Va bene: questo approccio di "trova il colpevole", però, oltre ad essere "operativamente poco utile" nell'analisi di queste dinamiche, ha un "lieve" effetto collaterale: viene strumentalizzato dalla propaganda paranoide detta "complottista".

      Proprio quella di cui quegli psicopatici dei nazisti erano infarciti dalla più giovine età: come ben sai, di grandi banchieri, nei campi di sterminio non ce ne è andato manco uno.

      Anzi, tutto il complesso industriale e finanziario che ha sostenuto il nazifascismo l'ha più o meno fatta franca.

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    2. Chiusa parentesi: entrando più nel merito: innazitutto il QE, e in generale il denaro a basso costo, crea delle gigantesche bolle speculative.

      Una cosa che costa poco viene generalmete usata male.

      1 - L'unica vera repressione finanziaria come praticata nel trentennio d'oro keynesiano dovrebbe incominciare dal ripristinare il Glass-Steagall Act, quello che da noi è stato prima della deregulation finanziaria "la legge Bancaria del '36", incentrati sulla separazione tra banche commerciali e le banche d'investimento. Quindi, almeno in Europa, ripristinare il mercato valutario (in modo che le speculazioni finanziarie siano di nuovo soggette al "rischio di cambio").

      Ciliegina ( e vana speranza data la "teoria del conflitto") sarebbe rifare una nuova Bretton Woods e uscire, magari, con un sistema monetario come proposto da Keynes (bancor): mi accontenterei, però, di uscire dall'instabilità finanziaria creata "dall'esorbitante privilegio USA" (ovvero il signoraggio del dollaro) in un mondo multipolare (con un'alternativa alla Word Bank e all'FMI).

      2 - I Cinesi hanno svalutato proprio perché avevano una divisa sopravvalutata a causa del peg con il dollaro. Qui un'analisi a proposito. (Il cambio sopravvalutato danneggia le esportazioni: basta vedere l'Italia... e di converso la Germania che non vuole ritornare al marcone forte e "super-valutato")

      3 - Sul fatto che UE ed USA sostengano il neonazismo è agghiacciante: ma di cose "normali" in Occidente, dopo la caduta dell'URSS non se ne sono proprio viste. Tra l'anschluss della Germania Est, "missioni umanitarie", "bombe intelligenti", "guerre per la pace", Iraq1, Bosnia, Kosovo, 11 settembre, Afghanistan, Iraq2, 2008, Grecia... Italia. Sembra un film dell'orrore, una distopia orwelliana.

      4 - l'ispirazione è più propriamente "kaleckiana", ovvero keynesiana con un certa attenzione al conflitto distributivo: in breve post-keynesiana. Insomma, quella che abbiamo in Costituzione (che non è quella di un Soviet)

      5 - Cosa "stiano pensando" non ne ho assolutamente idea: cosa succederà tanto meno. Una cosa è certa: sento delirare e sproloquiare su questioni che fino a pochi decenni fa erano ovvie e fuori discussione.

      Un'altra cosa, poi, che ti do per certa, è che la classe dirigente occidentale è semplicemente unfit a far qualsiasi cosa che non sia sparire portando via con sé secoli di putrefazione morale....

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  5. Ammetto i miei limiti.
    Questo blog sta' diventando troppo teorico e BLA BLA BLA,

    Saluti a tutti.

    Lo cancello dai preferiti.

    Ripeto non sono all'altezza e on e' polemica.

    G

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    1. Anche io ho i miei limiti.
      Sono comunque felice di essere come sono.
      Quel che non capisco, bè, pazienza.
      Forse è perché io capisco soprattutto quello che mi interessa nel profondo.
      Ad altre cose passo via, non seguo, non mi interessano più di tanto.
      Ciao e buona giornata.
      Tiziano

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    2. Vorrei cercare di rispondere ad Anonimo sopra...(e non so se il primo Anonimo sosopra ed il secondo Anonimo sotto siano la stessa persona, ma non importa) piu’ che altro per dirgli che spero riconsideri la sua decisione di cancellare questo blog dai suoi preferiti. Ovviamente e’ libero di fare quel che vuole e di leggere i blogs che gli piacciono e lo soddisfano ed evitare quelli che non gli piacciono. Ma non credo questo blog stia diventando “troppo teorico” od almeno non “piu teorico” di quanto non fosse gia’ stato altre volte...magari le “teorie” sono un po diverse ma si e’ gia parlato abbastanza di filosofia, di economia e di politica (e non solo di risorse e di cambiamenti climatici) sia a livelli operativi che a livelli piu astratti e teorici. E non credo ci sia bisogno di sapere o di capire ogni singolo dettaglio di un’argomento teorico o delle sue basi od antecedenti filosofici per seguire quel che si sta dicendo e magari anche rispondere e commentare. E mi sento un po responsabile perche’ magari ho contribuito un po’ anch’io al “teorismo” bla bla bla” con I miei propri commenti. Quindi direi ad Anonimo il primo...NON te ne andare, e continua a leggere e cercare di capire e contribuire. Al secondo Anonimo sotto invece risponderei cosi’...(piu sotto) (e poi magari il professor Barile vorra rispondere direttamente anche lui)....

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  6. ; sono tout court le dinamiche dell' EROEI a generare la sofferenza sociale delle crisi economiche, o come i suoi effetti vengono politicamente gestiti?
    Vuol dire che indipendentemente dall'EROEI sono le politiche deflattive le vere cause dell'attuale crisi economica?
    Queste stesse politiche di austerita' impedirebbero di trovare le risorse per finanziare lo sviluppo di un'economia verde?
    Mi rendo conto che possono sembrare domande banali ma il post e' scritto in termini spesso allusivi e di non facile interpretazione per i non competenti in materia.
    Grazie

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    1. Mi scuso dell'allusività:

      1 - propongo di non considerare esclusivamente le dinamiche dell'EROEI per le dinamiche del "breve periodo".

      Insomma, in questi anni i magazzini sono pieni: non è che mancano i "prodotti" come durante una "carestia" o come sotto una economia pianifica disfunzionale: ci sono prodotti e macchinari che diventano obsoleti perché nessuno li compra o ne richiede l'uso. Ci sono enormi "risorse finanziarie" che non diventano investimenti perché si ha il timore del futuro. Queste risorse finanziarie vengono usate per tutto tranne che per investire, ad esempio, nell'economia verde.

      Le dinamiche dal lato "dell'offerta" (come il prezzo delle materie prime), come quelle relative all'EROEI, tendono a manifestarsi progressivamente nel "lungo periodo": e, come introduco il post parafrasando Keynes, "nel frattempo saremo tutti morti".

      Quindi sì, in questo frangente è necessario tenere urgentemente in considerazione le dinamiche della "domanda aggregata": in deflazione, con l'aggravante delle politiche di austerità, si è privati delle risorse finanziarie per investire "nell'economia verde".

      Se non si rilancia la domanda con politiche espansive, potrà andare solo peggio.

      Grazie mille per la richiesta di chiarimento.

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    2. nel frattempo il professor Barile ha gia risposto ad Anonimo il secondo ma avendo gia scritto la mia propria risposta...la aggiungo sotto.......a mio parere (attualmente) sono SIA le dinamiche dell”EROI a generare la sofferenza sociale delle crisi economiche e SIA (e sia come dinamiche che come crisi intera) come vengono politicamente gestite. I cicli economici, gli alti ed i bassi, e le bolle ed altri fenomeni economici -ovviamente anche con forti effetti sociali- sono esistiti gia’ da molto tempo. (da moltissimo tempo) E senz’altro da prima che si parlasse di EROEI ed anche da prima che gli effetti EROEI fossero diventati significativi. La mia opinione e’ che la societa umana sulla terra nella sua totalita’ ....e le diverse societa delle diverse nazioni, etnie, o tribu’ o comunita o gruppi di famiglie, ....sono gestite e funzionano o non funzionano attraverso tutta una serie di ISTITUZIONI che si evolvono attraverso il tempo... di carattere sociale, economico, culturale, politico, e sociologico. Credo che queste istituzioni (ed i costumi, i valori, le norme, le regole, i gruppi, le organizzazioni, e le altre “dimensioni istituzionali” che le costituiscono piu’ “links” ed i rapporti fra tali “dimensioni”) regolano e modulano i rapporti fra le persone ed i gruppi di quelle societa ma anche i rapporti fra la societa intera ed il suo “ambiente”. Sia l’ambiente sociale composto da altre societa’ o “nazioni” , sia quello biofisico. (ovviamente molte societa si inter-penetrano) E sia l’ambiente composto dalle altre societa umane nei dintorni ma anche quello compost0 da alcune lontane o lontanissime, (globalizzazione) sia l’ambiente biofisico locale e quello globale... impattano poi su queste societa’. E le istituzioni di queste societa’ possono poi reagire ed adattarsi in diversi modi. Per esempio sotto la spinta di una crisi economica del sistema capitalista “ciclica” le istituzioni di carattere politico possono reagire o con politiche di austerita’ o con altre. E lo stesso rispetto a spinte od impatti dovute all’avvicinarsi ai limiti della crescita, EROEI ed ecc. ecc. Ma credo che siamo sempre noi umani e le nostre istituzioni a gestire (od a cercare di gestire) le diverse situazioni che vengono fuori sia internamente che “fuori”. Quindi a mio parere le attuali politiche deflattive sono senz’altro una causa importante della crisi economica attuale. Ma questo non vuol dire che altre politiche avrebbero necessariamente potuto evitare una crisi. O che l’EROEI non giocherebbe un ruolo importante in ambedue i casi. E lo stesso credo si possa dire rispetto al riuscire a trovare o meno le risorse per cercare di sviluppare una cosiddetta economia “verde”. A mio parere non sono affatto domande banali ne credo vi siano risposte assolutamente definitive. Queste qui sopra rappresentano solo la mia opinione. (e la mia opinione in QUESTO momento del mio proprio percorso intellettuale, dato come tutti puo darsi che magari dopo cambiero alcune delle me idée in base a nuovi fatti od o vecchi fatti interpretati e capiti diversamente)

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    3. Sono l'anonimo delle 15:12. Anch'io cambio continuamente opinione, in relazione a questo post devo dire che tutto sommato l'ho trovato stimolante anche se impegnativo. "Effetto risorse" e' un blog che dimostra un atteggiamento aperto e non dogmatico.

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    4. Questi sono "guest post": ovvero gli autori "aprono le porte ad un ospite" per favorire una discussione tra punti che sembrono inconciliabili: il punto di vista delle "scienze sociali", e quello delle "scienze naturali". Se si può riassumere così banalmente.

      Quindi l'obiettivo è trovare un punto di incontro, non di opposizione.

      Poiché i punti di vista sono diversi (quindi non si mettono in discussione le premesse), l'auspicio è trovare la complementarietà, non la supplementarietà.

      Con una metafora più "metafisica" che algebrica, l'obiettivo è di mettere "a sistema" Jevons con Thirlwall.

      Sono due facce della stessa medaglia, e descrivono il medesimo oggetto da angolature e "in tempi" diversi: il dominio dei rispettivi campi può essere più o meno utile in funzione degli obiettivi.

      L'empatia per la frustrazione di predicare al vento chi è sensibile verso l'ecosistema e vede un'ineluttabile traiettoria verso la catastrofe, porta molti studiosi di economia a seguire con simpatia oltre che interesse questo blog. (Probabilmente svelo un non segreto).

      Il problema è che la "castrofe" dell'eurozona trova la sue prime previsione dagli anni '50, appena si comincia a discutere del progetto: nessuno lo sa.

      Ora, una delle aree commerciali più importanti al mondo, sta trascinando a picco in deflazione tutto il resto del mondo: come è possibile che tutta la letteratura scientifica vada in un senso (dico solo che non esistono casi di unione monetarie tra economie eterogenee che non siano finite in catastrofiche tragedie, decine di casi nell'ultimo secolo) e la totalità del pubblico non lo sappia?

      Tutte le argomentazioni presentate, da diversi punti di vista di diverse scienze sociali, dovrebbero aiutare a capire come mai, nonostante l'evidenza empirica dica il contrario, l'opinione pubblica pensi che le scienze sociali... non siano (proprio) delle "scienze".

      Perché esiste un conflitto strutturale tra capitale e lavoro, che non è necessario il complotto degli "illuminati" affinché si formino "cartelli" ed oligarchie economiche, che queste hanno i mezzi economici per influenzare e magari coordinare i messaggi massmediateci, sia i programmi didattici, se non i percorsi accademici stessi. Che lo squilibrio nei rapporti di forza porta instabilità, e, che gli ordinamenti moderni sono stati progettati per evitare questa instabilità... nelle nazioni sovrane.

      Questo andrebbe considerato a a maggior ragione proprio per l'instabilità intrinseca che porta la dinamica così ben sviluppata in questi spazi.

      Il "far credere" che "la sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile non sia l'aforisma di uno dei più grandi geni del XX secolo, fa parte del "gioco politico".

      Perché c'è, non si vede, ma c'è. Soprattutto si sente: quando hai una famiglia e perdi il lavoro.

      In un conflitto ciò che è interesse di un gruppo, potrebbe non esserlo per l'altro: l'importante è sapere che questo conflitto esiste e non ci può non essere. Non è necessario essere "cattivi" per creare assurde catastrofi: basta fare i propri legittimi interessi. È complesso.

      È difficile che un decisore politico capisca l'economia quando il suo reddito dipende dal fatto di non capirla.

      Come ricordava il grande Ezra Pound: nel nostro tempo la sventura consiste nell’analfabetismo economico, così come l’incapacità di leggere la semplice stampa era la sventura dei secoli precedenti.

      E, in tema col post, il nostro grande e indimenticato Federico Caffè: al posto degli uomini abbiamo sostituito i numeri e alla compassione nei confronti delle sofferenze umane abbiamo sostituito l’assillo dei riequilibri contabili.

      Grazie mille per l'interesse.

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    5. Grazie a Lei.
      Ho notato che Lei cerca di dare un cuore al capitalismo, renderlo più umano.
      Tutti noi dovremmo pensare anche col cuore.

      Gianni Tiziano

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  7. Forse siamo arrivati, o ci stiamo avvicinando, alla fine dei commenti per questi due “guest posts”. Ma ne vorrei aggiungere almeno un’altro da parte mia per dire cinque o sei altre cose che ritengo importanti da prendere in considerazione:

    1. Non credo si possa stabilire con precisione assoluta cosa sia una scienza e cosa non lo sia, e perche’, ed in base a che cosa. Credo che tutte le scienze vengano fuori da un ramo od un altro della filosofia Ma personalmente continuo ad avere dei problemi a considerare la fisica, la chimica, la biologia, ed i sistemi biofisici (ed I loro diversi rami e le loro diverse specializzazioni) sullo stesso piano dell’antropologia, la psicologia, e le teorie e le prassi economiche, o della politica, o del diritto, o della sociologia ed ecc. (ed I loro diversi rami e le loro specializzazioni) Sia perche l’evoluzione del mondo naturale e’molto piu lenta di quella del mondo sociale e culturale...(e quindi le scienze naturali studiano fenomeni relativamente stabili mentre invece quelle sociali studiano fenomeni che cambiano continuamente nel tempo) e sia perche i sistemi (politici, economici e sociali) sono composti da umani e quindi sono soggetti a tutta una serie di interpretezioni e percezioni da parte dei loro stessi componenti umani. (che esistono anche nelle scienze naturali ma che nelle scienze naturali sono molto piu facili a controllare) Si potrebbe e si dovrebbe parlare di piu di queste cose.

    2. In quanto alle discussioni sull’ “assetto Vestfalico” in Europa mi sembra abbastanza chiaro che l’Unione Europea” o deve diventare una piena Unione (politica, economica, sociale, culturale, fiscale, e monetaria)
    (cosa estremamente difficile da realizzare data l’eterogeneita economica, sociale, culturale e linguistica dell Europa) (ma si spera NON secondo I principi del “New World Order” o le idée di Hayek) (ma un unione piu o meno social democratica) oppure prima o poi si dovra tornare a degli stati piu pienamente sovrani. Ma questo l’hanno gia detto centinaia o migliaia di commentatori. Ma cosa si dovrebbe fare in questo momento per andare avanti, e come? E mi sembra anche abbastanza chiaro che le politiche di austerita’ NON stanno funzionando e quindi dovranno essere cambiate. Ma come e da chi? In quanto al debito pubblico di diversi paesi o si puo continuare praticare financial repression e ridurlo attraverso un’ inflazione controllata (adesso non solo la Fed ma tutte le banche centrali occidentali lo stanno facendo) (che puo pero facilmente diventare iperinflazione) oppure bisogna ristrurarrlo su lunghissimo termine, oppure “write it off”, or default. Anche se la Grecia sara forzata a svendere TUTTI I suoi public assets (a prezzi ridicoli) non saranno senza’altro abbastanza per pagare il debito di 320 miliardi di dollari. (fra l’altro una somma quasi irrisoria rispetto alle dimensioni della finanza internazionale e delle altre operazioni in corso altrove “nel sistema”. (continua sotto)

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    1. " cosa si dovrebbe fare in questo momento per andare avanti, e come?"

      Le organizzazioni attuali non sono adatte.

      Per non esserci crisi, ci dovrebbe essere:
      - un mercato unico mondiale (c'è);
      - una moneta unica (non c'è nel mondo);
      - uno Stato unico (non c'è nessun governo mondiale).

      Possono fare quello che vogliono, ma le crisi scoppieranno sempre, perché non tutti i Paesi del mondo hanno le risorse (materiali o intellettuali) per poter avere una Bilancia Commerciale in pareggio.
      Questo potrà non interessarci, finché sono gli altri che Paesi che falliscono o vanno in miseria, quando invece sarà il nostro turno (siamo vicini), allora ci interesserà (ma potrebbe essere troppo tardi).

      Le alternative al governo unico mondiale ce ne sono?
      Si, ma considerano sempre, la perdita di almeno una parte della sovranità nella gestione di alcune aree che richiedono un coordinamento mondiale, che in genere non c'è perché comporta il danneggiamento dell'economia di alcuni Paesi.
      In questo caso, bisognerebbe prevedere dei sussidi / incentivi / sostegno economico.
      Quindi, ridistribuzione della ricchezza.

      Questo garantisce che comunità completamente diverse ideologicamente, possano essere coerenti all'interno e coordinati all'esterno.

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  8. 3. In quanto agli Stati Uniti si puo leggere una decente analisi della crisi del 2007-2008 e di tutte le sue possibili cause, narratives, actual responses, and additional possible responses. (re-introduction of Glass Steagall, higher bank capital and reserves, bringing the shadow banking system out of the shadows, ed ecc. ecc.) sulla Wikipedia. Ma mi sembra che al punto dove I policy-makers e la Fed si trovano ADESSO, la questione immediata e’ come uscirsene dal Quantitative Easing. E sembra che per diverse ragioni il QE non possa ne’ continuare, ne’ smettere. Quindi anche gli Stati Uniti hanno il loro proprio dilemma. (cosi come l”Unione Europea “cannot go forward to full political integration, but “cannot return to fully sovereign states”) Quindi dilemma per gli Stati Uniti e dilemma per l’Europa.

    4. Ed in tutto questo chi comanda? Credo che ormai il ruolo dell’alta finanza anglo-americana e delle famiglie ricchissime stile Rothschilds che gli e’ dietro...(ma ovviamente non solo loro) e con significativa influenza sionista sia abbastanza chiara e confermata. Ovviamente continuano ad esserci persone (e propaganda) che ritengono che credere cio’ sia “complottismo” Ma vi sono decine di libri che descrivono il fenomeno pieni zeppi di esempi concreti e di documentazione. Ed alcuni sono questi qui dei seguenti autori: di Anthony Sutton: America’s Secret Establishment; Wall Street and the Bolshevik Revolution; Wall Street and the Rise of Hitler; Wall Street and Franklin Delano Roosevet; e The War on Gold; ... e di Carroll Quigley: Tragedy and Hope; and The Anglo American Establishment; e di Griffin: The Creature from Jekyll Island (the Fed); e di Gary Allen: None Dare Call it a Conspiracy; e di William Engdahl: Gods of Money; e di Nomi Prins: All the Presidents’ Bankers. (Ed inoltre esistono anche diversi libri sulla Bilderberg, la Trilateral Commission, Chatham House ed il Council on Foreign Relations piu libri di autori come Ezra Pound ed ecc. A chi crede che credere tutto questo sia essere complottisti...gli consiglio di leggere dei veri complotti.

    5. E adesso cercando di passare al Che fare? (per gestire meglio questi problemi con delle politiche migliori e per gestire meglio le singole economie nazionali o quelle dei blocchi nel contesto attuale dove i problemi LTG e di risorse e di EROEI e di cambiamenti climatici (e di perdita di biodiversita, e tantissimi altri gravissimi problemi ambientali) stanno aumentando di giorno in giorno. E dove si vede anche un declino della potenza degli Stati Uniti e della Pax Americana la quale come Pax non mi sembra ci sia mai stata dato che abbiamo visto una guerra dopo l’altra dal 1945 in poi. (ed in TUTTO il mondo) Io avevo detto che bisognava cercare di “togliersi dai piedi e dal cervello” alcuni personaggi. Ma come farlo? Mi preoccupa un po che nei due posts non si e parlato quasi affatto di Marxismo. Ma si parla di quasi tutte le altre teorie economiche e politiche “capitaliste” e si conclude che il neo-Kenesyanism magari offre la migliore alternativa. .....continua sotto...

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    1. "la questione immediata e’ come uscirsene dal Quantitative Easing. E sembra che per diverse ragioni il QE non possa ne’ continuare, ne’ smettere."

      Dovrei preparare un post sui cambiamenti al capitalismo, che possano far uscire da questa mostruosa bolla che si sta gonfiando.

      Bisogna fare in fretta, perché sta per esplodere.

      Il posto non l'ho ancora preparato e non sono sicuro (bisognerà fare anche dei calcoli che ancora non ho fatto) dei risultati che darà.

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  9. ....Il socialismo (non la social democrazia) e’ davvero morto e seppellito e li’ deve rimanere? Il “socialismo reale” ha senz’altro fatto molti errori e magari alcuni erano inevitabili in base al Marxismo teorico probabilmente sbagliato almeno in parte cosi come sono sbagliate in parte tutte le altre teorie economiche e politiche. Oppure Lenin e poi Stalin hanno sbagliato. Ed e’ probabilmente stato molto piu un capitalismo di stato autoritario che un “socialismo” reale. Ma questo non vuol dire che non si possa imparare anche dal Marxismo. Personalmente preferirei vederlo incluso in una discussione del tipo che abbiamo avuto in base a questi due posts. I paesi dell”ALBA che sono venuti fuori come risposta all’imperialismo Statunitense in America Latina (con decenni di torture e di desaparecidos) stanno tutti sbagliando? Ed anche se sono comunque paesi capitalisti mi sembra stiano almeno cercando di essere “socialisti” e non tanto social democratici. Penso sarebbe opportuno prendere in considerazione anche cosa sta succedendo in questi paesi. Ed inoltre alle teorie economiche classiche e neoclassiche liberiste e quelle Keynesiane e Neo-Keynesiane piu favoreli al “lavoro” che al “capitale” (ed inoltre ad almeno una discussione del Marxismo se non altro facendo il caso di perche dovrebbe essere scartato) vorrei anche vedere una discussione della tradizione di Institutional Economics di Douglas North e diversi altri.

    6. Ed in quanto a Che Fare, e Come....e parlando per un attimo solo dell’Italia....quali partiti politici e le loro diverse tendenze si dovrebbero appoggiare e quali ignorare o combattare? E perche’? O si dovrebbero creare NUOVI partiti politici? O forse bisognerebbe creare movimenti sociali e politici NON basati su partiti politici di tipo tradizionale? (internet, grillismo ed ecc. ecc.) A mio parere bisognerebbe cercare di dare una risposta anche a queste cose. E finalmente eventualmente si dovrebbe anche discutere di piu di COME attuare idée tali l’economia circolare, o la steady state economy di Herman Daly, o le idée di Serge Latouche o di Mauro Bonaiuti ed altri. Una cosa sono le idée ed i punti di vista teorici ed un’altra cosa e’ come attuarle o realizzarle.

    Mi fermo qui e ringrazio sia “Sergio Barile” che tutti gli altri che hanno contribuito commenti a questi due posts che personalmente ho trovato MOLTO interessanti.






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  10. Caro Sergio, prego. Non conosco il tuo percorso culturale né la tua professione. Nella mia, una citazione scrupolosa delle fonti (esempio: ultimo grafico) sono un ringraziamento più che sufficiente. In fondo, se mi conoscete, è perché fin dall'inizio con grande onestà vi ho detto che non mi stavo inventando quasi nulla, cioè perché ho citato scrupolosamente le mie fonti. Per il resto, sono io a ringraziarti per questo tentativo di gettare un ponte. Qui mi sembra venga bene accolto. Con Marino Badiale era partito un tentativo simile, abortito quasi subito (non per colpa sua, attenzione)! Purtroppo "laggente" ha bisogno di risposte semplici, il che presuppone che le venga insegnato a porsi domande insulse. Amen (e grazie ancora: per inciso, l'ultima figura è la Fig. 28 de "Il tramonto dell'euro").

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    1. Provveduto.

      Non essendo un "chierico" sapevo che avrei tralasciato qualcosa.

      Buone Vacanze

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  11. Non avendo il tempo di leggere tutto il post e i relativi commenti, mi limito a commentare la Fig. 3 (Fig.7 di Alberto Bagnai).

    Siccome, alla base dei vari grafici c’è la sottintesa opinione che: è stato colpa dell’euro e dei cambi fissi a danneggiare l’Italia, ogni cosa si interpreta in quella direzione.
    In realtà, la produttività, che nel grafico ha dei flessi intorno agli anni: 1974, 1980, 2008; sono facilmente spiegabili con l’aumento del prezzo del petrolio, il quale aumentò notevolmente i costi d’importazione, danneggiando la bilancia commerciale.
    Per i prezzi reali del petrolio dal 1965 al 2014, vedere:

    http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/confronti/ConfPetrolioInflazioneIt.aspx

    Immagino subito l’eventuale risposta:
    La Germania come mai ha aumentato la sua produttività mentre l’Italia no?

    La risposta è semplice:
    nel 2002 la Germania aveva una dipendenza energetica del 60% dalle importazioni, mentre l’Italia dell’86%.
    Questo 26% di differenza era quello che rendeva la Germania più competitiva, a questo poi si aggiunse successivamente la svalutazione dei salari in Germania, ed il tutto creò un gap incolmabile.
    A prova di quello che dico, c’è il fatto che: TUTTI i Paesi d’Europa che avevano una dipendenza energetica dall’estero inferiore a quella della Germania, sono rimasti solidi; quelli che ce l’avevano alta come l’Italia, sono andati TUTTI in crisi.

    Chiaramente questo non è stato l’unico motivo, ma è stato uno dei principali, e trascurarlo, significa non aver compreso tutte le dinamiche in atto.

    Infatti oggi, che il prezzo del petrolio è sceso notevolmente, la Bilancia commerciale Italiana ne ha risentito positivamente e il PIL (forse) è pure in crescita.

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    1. Lei cita dati senza citare la fonte. E fa inferenze che anche dando per buoni i dati che cita, non sono supportate che dalla sua opinione. Alberto Bagnai mi sembra un pochetto più circostanziato nel post dove riporta il grafico che lei forse, banalizza. Il grafico e la relativa spiegazione sono qui:

      http://goofynomics.blogspot.it/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html?m=1

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    2. Qui qualche altro articolo scientifico che smentisce la sua opinione (citato sempre dal rigoroso Bagnai):

      http://goofynomics.blogspot.it/2013/06/produttivita-again.html?m=1

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    3. @Stefano:
      Le mie fonti sono Eurostat:

      http://ec.europa.eu/eurostat/tgm/table.do?tab=table&init=1&language=en&pcode=tsdcc310&plugin=1

      Dove può trovare la dipendenza energetica in % dalle importazioni.
      Le consiglio di vedere anche in valore assoluto, i Miliardi di Euro in più, che in proporzione, l'Italia spende.

      Per non parlare che il Mix di fonti energetiche usate in Germania è molto più conveniente che in Italia; difatti, l'energia in Italia costa molto di più!
      E questo, secondo lei, non rappresenta la maggiore competitività che ha la Germania rispetto all'Italia?

      Lei le chiama opinioni personali?

      Toglietevi il paraocchi e cercate di guardare oltre i soliti parametri economici (tasso di cambio tra le monete, svalutazione, ecc.)

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    4. Caro Alessandro, giusto per capire chi avrebbe "le bende sugli occhi": l' "elasticità" a cui fai riferimento è proprio uno di quelli che definisci "parametri economici".

      Ha ragione Stefano: il tuo è esprimere opinioni nel dominio della ricerca scientifica. In breve, "permeismo".

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    5. @Sergej: l' "elasticità" a cui fai riferimento è proprio uno di quelli che definisci "parametri economici".

      Ma non mi dire! :-)

      Tra un po’, mi inizi pure a parlare della condizione di Marshall-Lerner (ML);
      ma perché chiamarla condizione e non LEGGE, così gli diamo una parvenza di scientificità; l’ha detto pure la commissione Europea che è valida! Salvo andare poi a vedere che, la commissione Europea ha detto che su una ventina di Paesi Europei, era valida solo per 5 Paesi (Austria, Germania, Spagna, Francia e Italia); salvo poi puntualizzare che per la Francia non era sempre valida.

      Come la chiamate una “cosa” che non è sempre valida… “Legge” così acquista credibilità!

      Togliendo le chiacchiere, cerco di riportare la discussione ai fatti e non mi abbasso più alle critiche personali.

      La differenza tra il mio ragionamento e il vostro è questo.

      Voi partite da una costatazione, che due Paesi hanno diversa competitività e quindi il cambio fisso, danneggia il Paese meno competitivo. Quindi voi ragionate a valle, cercate di curare i sintomi.

      Io vedo i due Paesi con diversa competitività e mi chiedo: cos’è che rende quel Paese più competitivo dell’altro? Io ragiono a monte e cerco di curare le cause della mancanza di competitività.

      Una delle cause della minore competitività Italiana è il fatto che spenda più soldi per rifornirsi di materie prime, con particolare riferimento a quelle energetiche.

      Dal 2002 al 2013, l’aumento del prezzo del petrolio, ci è costato circa 300 Miliardi di Euro in più; non stiamo parlando di bruscolini… Sono soldi che sono andati all’estero impoverendo l’Italia.

      Se volete vi linko pure le fonti e la pagina dove descrivo il tutto.

      Ma voi siete disposti a credere ai fatti?

      O la fede nel vostro Dio non accetta contraddittorio?
      Certo, qui la censura delle opinioni scomode non c'è quindi, qualcuno potrebbe avere difficoltà a replicare.

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    6. Alessandro, tu stai dicendo l'ovvio - ovvero fai riferimento a parametri economici che, in quanto tali, sono normalmente usati dagli economisti - quindi il "non mi dire" è fuori posto.

      Tu ragioni dal lato dell'offerta, ovvero quando avrai corretto il tuo sistema industriale... le industrie non ci saranno più. Ovvero saremo tutti morti.

      Nessuno ti censurerà mai, perché ragionare dal lato dell'offerta è la strategia della troika, che ha dichiarato più volte che crea miseria e sofferenza.. continuando su questa linea.(austerità)

      Non siamo tutti economisti come non siamo tutti climatologi.

      Ognuno faccia il suo lavoro.

      La letteratura scientifica dice una cosa, tu ne dici un'altra: cercati per piacere la definizione di permeismo.

      Per chi studia la materia, il tuo approccio antiscientifico, che non fa riferimento alla letteratura rilevante, viene considerato negazionista.

      E comunque, questo è OT: non è un caso che, a differenza di Stefano, non ho linkato direttamente gli approfondimenti.

      Mi bastava far capire la differenza tra scienza e discussione da bar dello sport: così nelle scienze naturali così come nelle scienze sociali.

      Un saluto dal "fresco'.

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    7. C'è qualcosa di profondamente sbagliato nel sistema capitalistico attuale, se neanche i più potenti (economicamente) Paesi del mondo come: USA, Germania, ... riescono a garantire una vita dignitosa a tutta la popolazione.
      In Germania l'occupazione è più alta, ma i mini-job non mi sembrano la soluzione.

      Aumentare ulteriormente la produzione, non crea posti di lavoro, anche perché adesso c'è un eccesso di prodotti invenduti e quindi deflazione.

      Iniettare nel sistema soldi (QE) oppure Energia, non mi sembra una soluzione definitiva, in quanto, essa tende nuovamente a distribuirsi in modo troppo sbilanciato (tanto alle classi ricche, le briciole alle classi medio-basse).

      Non sarà forse il caso di trovare soluzioni nuove a problemi che non sono più quelli di una volta?
      L'aggiustamento del tasso di cambio, ha funzionato in passato, ma non mi sembra la soluzione definitiva per il futuro!

      Nel mondo, non si riesce più a creare occupazione come una volta, anche perché, le nuove industrie di 4a generazione, sono al 99% automatizzate.

      La Foxconn, che assembla gli iPhone della Apple, ha circa un milione di dipendenti.
      Ci sono state delle denunce pubbliche per le scarse condizioni lavorative; il risultato qual è stato?
      Nel breve periodo, la Foxconn ha concesso dei miglioramenti; ma nello stesso tempo ha ordinato 100.000 robot industriali per sostituire, in prospettiva, la maggior parte dei lavoratori. (Molti robot sono già al lavoro).
      Anche le paghe da fame che hanno loro, vengono considerate troppo alte!

      E noi dovremmo risolvere i problemi svalutando la moneta, in modo che i nostri prodotti costino di meno per riuscire a vendere meglio?!
      Forse per qualche anno potrebbe anche funzionare; ma appena le industrie di 4° generazione andranno a regime (nelle altre nazioni), e quest’ultime offriranno i loro prodotti innovativi a prezzi stracciati, non ci sarà svalutazione che potrà reggere la concorrenza, se non eliminare la forza lavoro anche in Italia.

      Come vedete, le vostre non sono soluzioni definitive al problema, ma sono solo delle pezze che cercate di mettere per tappare qualche buco temporaneamente.

      E’ il sistema che deve essere rivoluzionato.

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    8. Non va rivoluzionato nessun sistema: basterebbe aver le risorse culturali per comprendere la Costituzione italiana.

      Se avessi letto i post avresti preso in considerazione che non sono "i paesi che non possono garantire il benessere", ma sono le classi dominanti di questi Paesi che non vogliono.

      I problemi sono gli stessi di quelli di una volta, se si studiasse la Storia lo si saprebbe.

      L'aggiustamento del tasso di cambio è il minimo che si debba fare: solo un imbecille o una zucca ideologizzata da decenni di ingegneria sociale vorrebbe raggiungere l'equilibrio con i prezzi del 20/30% artificialmente più alti nel competere sui mercati esteri. Specialmente se non possiede risorse naturali. Ma questo lo avresti capito da solo se la condizione di Marshall -Lerner non l'avessi letta a caso su Wikipedia....

      L'altra perla da propaganda neoliberale è quella per cui la tecnologia sostituirebbe il lavoro umano: ovviamente se si studiasse e non si esprimesse la propria inutile opinione personale, si saprebbe che la tecnologia aumenta la produttività. Il maggior valore aggiunto lo puoi distribuire equamente tra lavoro e capitale, oppure regalarlo al solo profitto. Non ci crederai, ma è il tema principale del post.

      Senza sovranità valutaria non puoi spendere a deficit, senza investimenti non puoi far politiche industriali, e non puoi "rivoluzionare" alcun sistema di produzione. Punto. Tutto il resto son chiacchiere da bar e permeismo.

      Un'altra nota a "bacchettare" l'epistemologia da osteria: chi cerca di trattare l'economia come una scienza naturale, sono proprio i neoclassici, quelli delle politiche neoliberiste.

      Secondo la macroeconomia moderna (ovvero quella keynesiana bandita dagli anni '70) è profondamente scorretto trattare le scienze sociali come le scienze naturali: si arriva a delle aberrazioni.

      Una scienza sociale non è una scienza naturale, ma, in quanto scienza, va studiata.

      Finché non si studia non si può "entrar nel merito" di un bel niente.

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    9. Dal tono offensivo con cui hai scritto questo post, capisco che è inutile continuare la discussione.

      Sarà che voi economisti siete abituati in questo modo a trattare con le persone.

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    10. Caro Alessandro, io invece ti ringrazio per tutta la dialettica stimolante che hai suscitato. E per alcuni dei tipici "luoghi comuni" che mi hai dato la possibilità di chiarire.

      Fossero tutti ricettivi e appassionati come te in Europa, avremmo tutt'altra qualità di vita.

      Le "bacchettate" fanno parte della dialettica quando "si esce dal seminato": con me credo abbiano funzionato.

      Grazie ancora e un saluto.

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    11. Caro Sergej,
      se per fare un commento di economia, pensi che ci sia bisogno di una laurea in economia; allora apri un blog che ce l’abbia come requisito per i commentatori.

      Io sono cosciente che con un gap del 20/30% (che è la svalutazione che stimate necessaria), sia difficile vendere i propri beni all’estero; ma prima bisognerebbe chiedersi:

      Dove vogliamo andare?

      Il futuro migliore è quello che garantisce le maggiori entrate/profitto al Paese o quello che garantisce una migliore ridistribuzione del reddito (valore aggiunto)?

      Se pensate che la direzione che debba prendere la società mondiale, sia quella di massimizzare il profitto, allora:
      • Facciamo uscire l’Italia dall’Euro e svalutiamo;
      ma non basta! Le regioni italiane, hanno diversa competitività. Quelle del Sud si troverebbero svantaggiate a restare unite a quelle del Nord; e allora:

      • Dividiamo l’Italia in 20 nazioni; una per ogni regione;
      ma non basta! Le province hanno diversa competitività.

      • Dividiamo le regioni (diventate Paesi) in altrettante province che diventeranno nuovi Paesi/Stati; successivamente facciamo lo stesso con i comuni; poi con i quartieri; ecc.

      Finanche la stessa famiglia, composta da più figli, con tenore di vita diverso, togliamo la condivisione dei beni e servizi della famiglia, ognuno deve vivere solo sulle proprie spalle.

      Chiaramente sto estremizzando, ma, il vostro ragionamento porta a questo.

      E’ la massima espressione dell’egoismo.

      Questa gara a chi corre di più, sfianca i lavoratori, che sono in eccesso rispetto all'offerta di lavoro; e lo farà sempre più, in quanto la domanda di lavoro, grazie all'automazione, si ridurrà costantemente.

      Se vuoi cambiare le regole a livello di Paese, non funziona!

      Perché, se aumenti lo stipendio ai lavoratori, aumenti i costi dell’azienda, questo equivale a una rivalutazione della moneta, e torniamo alla situazione precedente, a meno che, questo avvenga solo in minima parte.

      Della serie, quello che auspichi come: maggior valore da distribuire tra lavoro e capitale, non avviene.

      Questo cosa comporta?
      Un ulteriore estremizzazione delle differenze sociali. Da una parte l’1% di ricchissimi e dall'altra, il 99% della popolazione che non arriva a fine mese.

      Il vostro ragionamento porta ad un aumento delle differenze sociali, che è quello che auspichi che non avvenga.

      Come può non avvenire, visto che a livello di Stato non si può intervenire, per la concorrenza degli altri Stati del mondo?

      Chiaramente è un problema a livello Internazionale e solo a questo livello può avere una soluzione.

      Chi può dettare le regole a livello Internazionale?

      Nessuno!

      Anche perché, in un mondo multipolare (più potenze regionali) nessuno può imporre niente.

      Della serie, con il vostro ragionamento, siamo nei guai e ci resteremo.
      Le differenze aumenteranno, ma voi sperate sempre di essere nel Paese dei furbi, che svaluterà e sarà più forte degli altri.

      Non vi viene in mente, che potremmo essere in un Paese che non ce la farà più a reggere la concorrenza Internazionale, anche con la svalutazione; visto che la sta attuando tutto il mondo, e noi anche, a livello di euro (Europa).

      La gara a chi svaluta di più sta già creando una guerra delle valute, i cui esiti finali, saranno disastrosi!

      Non è che, perché eravamo un grande Paese in passato, adesso che il mondo si sta sviluppando, lo saremo anche in futuro.

      Il contesto è cambiato e dobbiamo rendercene conto.

      Le vecchie soluzioni non vanno più bene (svalutare per essere più concorrenziali).

      Si deve risolvere il problema alla base.

      Questo era l’argomento del mio prossimo post che volevo fare.

      “Come deve cambiare il sistema capitalistico mondiale per poter garantire un miglior tenore di vita, a vaste fasce della popolazione.”

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  12. Sergej:
    "Le "bacchettate" fanno parte della dialettica quando "si esce dal seminato": con me credo abbiano funzionato."

    Comunque, visto che sono anch'io dell'idea che: un approfondimento delle varie materie, non può che fare bene;
    nei prossimi giorni, ridarò una ripassata al mio libro di Economia:
    Titolo: Economia
    Casa editrice: McGraw-Hill
    Autori: Campbell, Stanley
    (libro che tratta di: teoria economica, Microeconomia e Macroeconomia).

    e sutdierò, il mio nuovo libro:
    Titolo: MACROECONOMIA
    Editore: PEARSON
    Autori: Sloman, Wride, Garratt

    Anch'io sono dell'idea che la cultura può solo far bene.

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    1. Facciamo una cosa: visto che nell'altro post c'è ancora una notevole dose di confusione e di "permeismo livoroso", scrivimi in privato.

      Vedo di darti due indicazioni per un breve percorso efficace per chiarire quel paio di concetti base utili a "unire i puntini".

      In tempi normali non sarebbero bagaglio di sopravvivenza, ma ora è diverso.

      Vedrai che, quando questi concetti saranno un minimo acquisiti, non sarà più "noi e voi", ma ci sarà solo "noi".

      Fatta chiarezza, svanita la "paura", scomparso il livore.

      Sicuramente quando affronterai i temi che sei solito affrontare, avrai degli strumenti in più che, chi a differenza tua non si mette in gioco, difficilmente potrà vantare.

      Attendo tue.

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    2. Ci tengo a sottolineare che:
      non ho rancore verso nessuno!
      Commento le idee ed eventualmente critico le idee e non le persone.

      Da quello che ho visto, riguardo al tuo curriculum, vedo che abbiamo fatto, all'inizio, lo stesso percorso di studi Informatici e materie come Economia e Gestione delle imprese.
      Soltanto che io ho interrotto gli studi e non mi sono laureato, malgrado avessi una media, prima di 29/30, scesa successivamente a 28/30, quando cercai di riprendere gli studi.
      Troppi impegni di lavoro.

      Adesso, vogliono una mia consulenza, anche il gruppo che in Sicilia vuole fare nascere una moneta complementare, detta: Grano.
      La mia consulenza sarebbe più su una eventuale fattibilità delle risorse che ha la Sicilia.

      Vediamo, la vita è fatta di priorità.

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    3. Ho rispolverato un pò di macroeconomia,
      spero di poter ripassare/studiare tutto il resto, ma nel frattempo riporto quello che scrive Franco Berardi:

      "Ti sei mai chiesto cosa sia una scienza? Diciamo per non farla troppo lunga che è una forma di conoscenza libera da ogni dogma, capace di estrapolare leggi generali dall'osservazione di fenomeni empirici, capace di prevedere quello che accadrà sulla base dell'esperienza del passato, e per finire capace di comprendere fenomeni così radicalmente innovativi da mutare gli stessi paradigmi su cui la stessa scienza si fonda. Direi allora che l'economia non ha niente a che fare con la scienza. Gli economisti sono ossessionati da nozioni dogmatiche come crescita competizione e prodotto nazionale lordo. Dicono che la realtà è in crisi ogni qualvolta non corrisponde ai loro dogmi, e sono incapaci di prevedere quel che accadrà domani, come ha dimostrato l'esperienza delle crisi degli ultimi cento anni.
      Gli economisti per giunta sono incapaci di ricavare leggi dall'osservazione della realtà in quanto preferiscono che la realtà sia in armonia con i loro dogmi, e incapaci di riconoscere quando mutamenti della realtà richiedono un cambiamento di paradigma.
      Lungi dall'essere una scienza, l'economia è una tecnica la cui funzione è piegare la realtà multiforme agli interessi di chi paga lo stipendio degli economisti. "

      ---
      Certe volte penso che sto perdendo il mio tempo!
      Forse dovrei far finta di non vedere e non capire niente di problemi:
      Energetici, ambientali, climatici, economici e di geopolitica.

      Vivono molto più serene le persone che si disinteressano di tali problemi.

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    4. Comprendere a fondo le dinamiche sociali, senza farsele passare sopra latesta come nuvole in una tempesta, effettivamente, rende più sereni.

      Infatti, come ti suggerivo, persa la "paura di ciò che non si conosce", scompare il livore.

      Il livore e la scarsa serenità non c'entrano niente con la responsabilità sociale e il senso civico: anzi, dimostrano, il contrario.

      Il fatto che tu possa ritenere delle "mie idee" alcuni aspetti pacifici della letteratura economica, è la morte della dialettica.

      Io non ho fatto informatica, ho studiato economia: il fatto che tu possa pensare che la mia tesi sia stata l'espressione delle "mie idee" che possono essere piaciute o meno al mio relatore, mi offende.

      Il continuare a dire la bestialità epistemologica che "l'economia non è una scienza" - incitato dagli spin doctor del mainstream - è necessario per poter insistere sull'approccio "permeista", incuranti delle difficoltà e della fatica che si incontrano a studiare le scienza sociali.

      Sono spiacente del fatto che con te non sia stata possibile una sintesi tra i due diversi approcci: ma è una tua scelta.

      Infatti, e mi rammarica, dalle domande che poni, è come se non avessi letto né i post, né le spiegazioni che ho provato a fornire.

      Franco Bernardi non è un'epistemologo, ma un marxista ortodosso che non fa altro che rimarcare in modo polemico ciò che è discusso in modo formale nei post: il problema del conflitto d'interessi.

      Il fatto che tu voglia insistere a dimostrare che l'erba è blu e il cielo è verde, è tipico segno di pensiero magico.

      Infatti, nel profluvio permeistico in cui parli di "nazioni, regioni e comuni..." non fai altro che cercare paradossi che non ci sono: modelli che studiano il problema esistono, ad esempio esiste la teoria dell'area valutaria ottimale. Nel primo post faccio coincidere quest'area con lo Stato nazione in quanto è la «più grande comunità sociale omogenea che permette “solidarietà economica” - ovvero fiscale e ridistributiva».

      I trasferimenti fiscali sono quelli che non vogliono i contribuenti tedeschi: quindi l'eurozona non è un'area valutaria ottimale.

      Nel post, poi, del riallineamento del cambio neanche si parla: è tangenziale.

      Se ti sta cuore il problema degli squilibri dell'eurozona, segui il lavoro del prof. Bagnai: sarà sicuramente felice di sentirsi dire che "l'economia non è una scienza".

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    5. Poi insisti, nonostante lo abbia già spiegato: "la domanda di lavoro, grazie all'automazione, si ridurrà costantemente.".

      Questo è FALSO. Non so come dirtelo: questo lo dicono alla TV o agli spettacoli dei comici. Non c'entra nulla. L'automazione ha a che fare con la produttività, non con la piena occupazione: infatti in questo post ricordo che «i salari devono equamente aumentare con la produttività». Per risolvere i problemi dell'occupazione è, in funzione della congiuntura economica, necessario l'intervento dello Stato (sì, quella cosa tanto brutta per i neoliberisti che in una democrazia si identifica con la comunità sociale...).

      Non sta scritto da nessuna parte, poi, che bisogna lavorare 40 ore a settimana: a parità di salari si può lavorare meno.

      Tutte le obiezioni che fai partono da ciò che non è altro che paccottiglia neoliberista con tutta l'irrazionalità argomentativa figlia del pensiero magico inoculato dai mass media.

      Comunque, contro il pensiero magico neoliberista, non ci può essere dialettica, proprio perché si rifiuta di chiamare in causa la letteratura scientifica: d'altronde, non sono solo opinioni?

      Se ti fa star meglio pensare che l'alta disoccupazione sia "naturale" e che non ci sia altra scelta (TINA) che farci sterminare, bene: siamo su due inconciliabili fronti dell'impegno civico. Non ci posso far niente.

      Il pensiero magico - questo sì - non ha ambito scientifico.

      Comunque, se ti rifiuti di studiare seguendo un percorso didattico, la discussione muore.

      A presto.

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    6. Scusa, ma ho poco tempo adesso e quindi rispondo solo a un paio di cose, successivamente risponderò al resto:

      mi avevi detto di scriverti in privato per avere tuoi suggerimenti.
      Scriverti dove?
      Siccome non ho il tuo indirizzo email e dal profilo con cui commenti non si riesce ad ottenere, ho fatto una breve ricerca su Internet (forse troppo superficiale), e ho trovato il CV di:

      Sergio Barile
      Professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese.

      Formazione:
      Laurea in Informatica
      Specializzazione in Cibernetica.

      (cosa alquanto strana che un laureato in informatica, diventi prof. di economia).
      questo il link del CV:
      https://web.uniroma1.it/dip_management/sites/default/files/allegati/Barile%20Sergio%20CV.pdf

      Chiedo scusa se mi sono sbagliato...

      La prossima volta, magari, considerare di NON essere conosciuto da tutti...

      Elimina
    7. @Sergej:
      ---------
      Alex: "la domanda di lavoro, grazie all'automazione, si ridurrà costantemente.".

      Questo è FALSO. Non so come dirtelo: questo lo dicono alla TV o agli spettacoli dei comici. Non c'entra nulla. L'automazione ha a che fare con la produttività, non con la piena occupazione: infatti in questo post ricordo che «i salari devono equamente aumentare con la produttività».
      -------

      Quando ti installano una Industria di quarta generazione, in cui al posto di 10.000 dipendenti, ce ne sono soltanto 10 (e non sto esagerando). Cosa dovrebbero fare?
      Dovrebbero aumentare la paga di quei dieci dipendenti di 10 mila volte?

      E se di dipendenti non ce ne fosse nessuno?

      Secondo me, siete rimasti al secolo passato; infatti, tutte le teorie economiche che studiate sono valide per un contesto che è ormai preistoria!

      Vi informo di una cosa:
      siamo entrati nel terzo millennio!

      Forse non ve ne eravate resi conto.
      Certo, sarà una notizia scioccante per voi, ma ormai è fatta! :-)


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    8. Errata corrige:
      Volevo dire: aumentare la paga di 1000 volte (non di 10 mila volte).

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    9. Alessandro, ho capito: la scienza non è di tuo gusto. Sarai sicuramente un buon programmatore, visto che sei un informatico.

      Innanzitutto si tratta di un caso di omonimia, e, visto che questa è la tua sensibilità alla privacy, evita proprio di cercare i miei contatti.

      Ammetto di averti scambiato anch'io per un altro autore, di professione "climatologo": dal mio punto di vista, e, probabilmente non solo, "per fortuna"...

      Grazie comunque per avermi aiutato a far capire, a chi è attrezzato per farlo, quali difficoltà si incontrano a far divulgazione nelle scienze sociali...

      I "negazionisti", come già accennavo, sono un problema che accomuna chiunque cerchi di dare, per professione e/o passione civile, un contributo culturale alla comunità sociale.

      Caro Alessandro, ti lascio simpaticamente nel tuo terzo millennio...

      Elimina
    10. “Innanzitutto si tratta di un caso di omonimia, e, visto che questa è la tua sensibilità alla privacy, evita proprio di cercare i miei contatti. “

      Penso che tu stia facendo parecchia confusione.
      Privacy significa cose private; io ho linkato e parlato di cose che sono state pubblicate per essere conosciute; non ho indagato nella tua vita privata.
      Ho solo cercato il tuo indirizzo email che desideravi che io usassi, ma che non mi hai dato (come se parlassi ad un amico di cui sai già che ha il tuo recapito).

      Io non ho indagato su nessuno che commenta su questo blog e nemmeno sul proprietario. A me non interessa chi tu sia nella realtà, a me interessa solo confrontarmi sugli argomenti in oggetto.
      Continui a prenderla come un fatto personale... non è così.



      “Grazie comunque per avermi aiutato a far capire, a chi è attrezzato per farlo, quali difficoltà si incontrano a far divulgazione nelle scienze sociali...
      I "negazionisti", come già accennavo, sono un problema che accomuna chiunque cerchi di dare, per professione e/o passione civile, un contributo culturale alla comunità sociale. “


      Guarda che sei tu (economista) il primo a denigrare la categoria.
      Economisti divisi in varie correnti di pensiero (Marxisti, Keynesiani, neo-keynesiani, ortodossi, austriaci, …).
      Siete voi i primi a dire che:
      gli altri “Economisti” non capiscono niente, mentre voi siete i veri economisti
      (come se si tifasse per una squadra di calcio, ognuno pensa che la propria squadra sia la migliore).
      Quindi, i primi a dimostrare l’infondatezza della “scienza sociale” economica, sono gli stessi economisti.

      Non date colpe agli altri!

      Se l’economia fosse una “scienza” non ci sarebbero molti problemi a dimostrare quello che si conosce (a meno che si tratti di eventi nuovi o ancora poco conosciuti).

      Il mio prof. Di economia, che al contrario dei presuntuosi saccenti della “vera economia”, lo disse chiaramente a noi studenti d’Ingegneria Informatica:

      “Voi potete fare di tutto!
      Sono gli economisti (gli altri) che si credono – scienziati - chiamando - scienza - ciò che scienza non è!”

      Quindi, è sempre stato un altro economista a dire che gli economisti non studiano una scienza; io ho solo riportato ciò che un vostro collega ha detto.

      Certamente il mio prof. (varie pubblicazioni/libri in attivo) non contava niente, perché non era della corrente giusta, perché osa mettere in dubbio ciò che non si deve fare.

      Non sarebbe molto più semplice cercare di dimostrare punto per punto le proprie teorie?

      Magari riportando soltanto i link agli argomenti o il loro titolo, in modo che poi uno approfondisca.

      Capisco che ci si possa ritenere offesi dal fatto che qualcuno cerchi di sminuire la scientificità della vostra materia; ma conoscere i propri limiti d'azione, è il primo passo per evitare disastri (visto che consigliate spesso i politici).

      I veri SCIENZIATI dicono:
      "Questa legge della natura è così... fino a prova contraria"

      I presuntuosi economisti dicono invece:
      "Questa legge è così e se provate a dimostrare il contrario, voi non capite un caz..!"

      La vedete la differenza?

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    11. I veri SCIENZIATI dicono: "Questa modello che descive fenomeni sociali è così... fino a prova contraria".

      Si aspetta, quindi, la letteratura di riferimento che provi il contrario di quello che dice la comunità scientifica (non ci crederai, ma 'sti mattacchioni di economisti si fanno chiamare così, a differenza degli astrologi): ti risponderò ancora solo se mi fornisci un paper in cui dimostri che le argomentazioni fornite da me e dai link in cui sei stato rimandato, vengono confutate. (Che poi è roba dei II anno di economia, pacifica tra marxisti, keynesiani e neoclassici... ma lasciamo stare, troppo difficile)

      Guarda, questo è un articolo che sembra proprio scritto per te: ti consiglio di leggere tutti i link.

      In particolare, tra tutti, questo: sulla fine epistemologia degli opinioninsti come te e il tuo professore.

      (Ovviamente si fa per ridere)

      A presto.

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    12. Siccome ritengo che la cultura è solo un bene,
      mentre io mi leggo l'articolo del primo link
      (per il secondo link, ormai ho capito che: la vostra categoria e le buone maniere, vivono su due galassie distanti milioni di anni luce),
      sfruttando la tua immensa cultura e di tutti i grandi scienziati economici che ti hanno preceduto,
      se mi puoi fare una semplice sintesi di come pensi che si possano risolvere i problemi della crisi attuale, da qui a 50 anni.
      Tanto, se non di più ha impiegato l'Europa a formarsi, con una strategia che tutti voi riconoscete essere sbagliata, e così desidererei sapere con quale altra strategia (non tattica di breve periodo) volete sostituirla.

      Visto cosa c'è scritto all'inizio dell'articolo del primo link, ti evidenzio che c'è stata un netto fraintendimento.
      Io NON sono per l'EURO di una specie di collaborazione tra stati Europei.
      Io sono per l'EURO in un'Europa Unita e solidale.
      Se' l'Unione politica dell'Europa non ci sarà, non ha nemmeno senso l'Euro.

      Spero di essere stato chiaro adesso.
      Ora vado a finire di leggere l'articolo, mentre tu ti consulti con gli altri economisti e la letteratura scientifica (economica), e mi prepari una bozza (non sono necessari troppi dettagli), della vostra strategia per i prossimi 50 anni.

      Grazie
      Baci e abbracci (si fa per dire)

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