Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


domenica 24 novembre 2013

Esaurimento dei minerali. A che punto siamo?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Questa è una versione scritta della conferenza che ho tenuto a Stoccarda il 12 novembre al “Congresso per l'Efficienza delle Risorse e l'Economia Circolare”. Non è una trascrizione del mio discorso, ma una versione scritta a memoria che conserva il succo di ciò che ho detto. 


Signore e signori, prima di tutto vorrei ringraziare gli organizzatori di questo incontro perché è un piacere e un onore essere qui oggi. E' un piacere soprattutto vedere che il governo locale di Baden-Wurttemberg sta prendendo sul serio il problema dell'esaurimento dei minerali e delle sue conseguenze ambientali e che si faccia un lavoro di così alta qualità su questo tema. 

Detto questo, ho 20 minuti per raccontarvi a che punto siamo in termini di tendenze minerarie mondiali. Come potete immaginare, non è un compito facile. L'industria mineraria mondiale è una macchina gigantesca che estrae ogni tipo di minerale e lavora miliardi di tonnellate di materiali. Se guardiamo i dati del Servizio Geologico degli Stati Uniti (USGS) troviamo un elenco di circa 90 beni minerali, ma ogni bene comprende diversi tipi degli stessi composti o collegati. Così, è una storia davvero complicata da raccontare. 

Ciononostante, io e 16 altre persone ci siamo organizzati per cercare per analizzare la situazione con un libro che abbiamo intitolato “Il pianeta saccheggiato”. E' uno studio sponsorizzato dal Club di Roma. Di fatto è il 33° rapporto al Club. Ecco la copertina del libro che abbiamo pubblicato su questo tema:


Naturalmente, questo studio non potrebbe essere un'indagine completa di ciò che è stato fatto e si fa nell'industria mineraria mondiale, altrimenti avremmo dovuto mettere insieme un'enciclopedia di 24 volumi o più. Ma penso che almeno siamo stati capaci di cogliere le tendenze principali e qui posso riassumerne per voi i principali risultati.

Quindi, a che punto siamo in termini minerari? O, ponendoci la domanda in modo esplicito, stiamo per finire qualcosa? E  se sì, quando?

A questo punto, la risposta tipica che potete trovare sul Web o in gran parte degli studi sul tema è un elenco delle riserve disponibili di questo o quel minerale. Permettetemi di raccontarvi che una volta che entrate in questo tipo di valutazione, entrate in un vero e proprio campo minato. Il concetto di “riserva” è una bestia curiosa, una specie di camaleonte che cambia colore a seconda di dove si trova. Le riserve sono, per definizione, depositi minerari che possono essere estratte, ma ciò che sarà realmente estratto dipende da ciò di cui hai bisogno e da ciò che ti puoi permettere. Come potete immaginare, questi concetti variano molto coi capricci dell'economia. Quindi, se volete valutare per quanto tempo verranno estratte certe risorse minerali ad un costo ragionevole – cioè la cosa che ci interessa – be', è un'altra storia. Prevedere la produzione sulla base delle riserve disponibili è un'attività incline agli errori, anche grandi.

Lasciate quindi che assuma un punto di vista diverso della situazione. Non vi elencherò riserve, qui, ma vi mostrerò principalmente i dati storici della produzione e le tendenze dei prezzi. Da questo, vedremo se possiamo dire qualcosa sul futuro.

Prima di tutto, a che punto siamo in termini di produzione mineraria complessiva? Lasciate che vi mostri i più recenti dati disponibili, del USGS.

(Rogich, D.G. e Matos, G.R., 2008, The global flows of metals and minerals: U.S. Geological Survey Open-File Report 2008–1355, 11 p., disponibile solo online http://pubs.usgs.gov/of/2008/1355/.

Questa immagine proviene da un saggio del 2008 aggiornato al 2005. Da allora, le tendenze non sono cambiate molto. Come vedete, stiamo ancora crescendo in termini di quantità totale prodotta. Abbiamo spostato miliardi di tonnellate di materiali durante l'ultimo secolo e continuiamo a farlo. In particolare i materiali da costruzione, per esempio il cemento, continuano a crescere: è una tendenza quasi esponenziale che non mostra segni di diminuzione. Ma non possiamo vivere di cemento soaltanto e penso che voi siate più interessati alle tendenze relative ai combustibili fossili – di sicuro cruciali non solo per l'economia, ma per la nostra sopravvivenza fisica. Lasciate quindi che vi mostri qualche dato.

E' chiaro che non sembra che stiamo per finire i combustibili fossili, almeno finché misuriamo la produzione in termini di tonnellaggio (Mtoe sta per “milioni di tonnellate di petrolio equivalente). Ma notate alcune tendenze: il gas naturale e, specialmente, il carbone, stanno crescendo rapidamente – questo non è una cosa buona, specialmente per il carbone, perché le emissioni di gas serra del carbone sono le più alte fra i tre relativamente alla stessa quantità di energia prodotta. Anche il gas naturale, che a volte viene propagandato come combustibile “pulito” (o persino “verde”), emette a sua volta gas serra e il problema delle perdite di metano durante l'estrazione potrebbe renderlo inquinante quanto il carbone.

Notate anche che la produzione di petrolio greggio è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi 7-8 anni. Ciò è importante perché il petrolio greggio è un bene cruciale per il nostro sistema di trasporti e il fatto che esso non sia cresciuto ci dice qualcosa. Avrete sicuramente sentito parlare della storia del “nuovo petrolio” e di come le tecnologie abbiano rivoluzionato la produzione di petrolio portandoci ad una nuova era di abbondanza. Be', da questi dati sembra che, al massimo, queste nuove tecnologie siano state capaci di evitare il declino, non di più. Una ragione è perché queste tecnologie sono state usate solo negli Stati Uniti. Forse si diffonderanno. Ma ma è anche vero che dopo il grande boom del “fracking” degli anni passati, ci sono già segni di un declino imminente negli Stati Uniti. E' un fatto, in ogni caso, che più rapidamente lo estraiamo, più rapidamente lo finiamo.

Ci sono ulteriori problemi che queste cifre aggregate nascondono. Uno è che dovremmo considerare non solo il petrolio totale prodotto, ma il petrolio prodotto per persona. Eccolo in un grafico, per gentile concessione di Jean Laherrere.



Qui vedete che se consideriamo l'aumento di popolazione, la reale disponibilità di petrolio greggio per persona è stato in declino dopo un picco raggiunto nei primi anni 70. Era il tempo della grande crisi petrolifera che, apparentemente, non è mai realmente finita.

E dovreste anche considerare che in Europa siamo tutti consumatori di petrolio non produttori, quindi quello che ci interessa non è tanto quanto petrolio viene prodotto in totale, ma quanto petrolio possiamo importare dai paesi produttori. Ciò dipende, naturalmente dal loro consumo interno. Ecco, potrei mostrarvi alcuni dati che indicano che diversi produttori hanno grandi problemi col proprio consumo interno e questo rende difficile per loro non solo aumentare le proprie esportazioni di petrolio, ma persino di esportare petrolio. Ma lasciate che non entri nei dettagli.

Questi dati vi mostrano che non stiamo finendo i combustibili fossili, per niente, ma anche che le cose non sono così semplici. Quello che sta accadendo è che l'industria ha bisogno di usare tecnologie sempre più costose per produrre petrolio solo per evitare un declino della produzione E se stiamo spendendo di più per produrre più petrolio, questo significa che i prezzi devono aumentare. Naturalmente, nessuno venderebbe mai petrolio in perdita. Quindi, ecco i dati del “Brent”, uno degli standard industriali del petrolio.

Immagine di Ugo Bardi da dati EIA

Potete vedere chiaramente una tendenza al rialzo. Non si tratta di speculazione. E' diffile pensare che qualcuno possa speculare su un mercato di diversi trilioni di dollari all'anno ma, anche se fosse, la speculazione di solito ha vita breve. Qui c'è una tendenza all'aumento del prezzo che è iniziata col passaggio del secolo ed è ancora in corso.

Possiamo giustificare questi prezzi considerando i dati reali su quanto costi estrarre petrolio. Questa è una valutazione difficile, naturalmente, ma sembra che il petrolio più costoso sul mercato, il cosiddetto “barile marginale”, non costi meno di circa 80 dollari. E' così costoso perché proviene da giacimenti remoti, richiede perforazioni profonde, è un petrolio ad alta viscosità, contaminato e tutta una serie di fattori che contribuiscono ai suoi alti costi. Questi costi possono essere misurati in termini di energia necessaria a estrarre, purificare, raffinare, ecc. Potete stampare quanti soldi volete, ma questo non vi aiuterà a tirar su il petrolio da sotto terra. Per farlo, avete bisogno di energia.

E per cortesia notate un altro punto importante. I prezzi del petrolio (ed i suoi costi), al momento non comprendo i costi dell'inquinamento. Quando comprate benzina per la vostra auto, non pagate per i costi del riscaldamento globale. E non devo dirvi che, come stiamo scoprendo in questo momento, dopo la tragedia delle Filippine, che questi costi sono molto alti e che qualcuno deve pagarli – prima o poi. Per risistemare il casino che noi stessi abbiamo fatto, ci serve energia.

Ora, c'è una conclusione interessante qui. Ed è che se vogliamo mantenere l produzione a questi livelli, dobbiamo accettare questi prezzi. I prezzi sono un indicatore che dice che l'energia e le risorse materiali devono essere canalizzate all'industria del petrolio per metterla in grado di mantenere la produzione ai livelli attuali. Se vogliamo ridurre i prezzi, allora dobbiamo accettare una riduzione di produzione. E se vedremo una riduzione di produzione in un prossimo futuro (che sembra essere la tendenza recente) vedremo scendere anche la produzione. E' questa la situazione: di sicuro non una di abbondanza anche se, come ho detto, non stiamo finendo il petrolio.

Ci sarebbe molto altro da dire sui combustibili fossili, ovviamente, ma lasciate che mi fermi qui. Come ho detto, la mia idea era quella di darvi qualche idea generale di quale sia la prestazione dell'industria mineraria mondiale, quindi lasciate che vi faccia un altro esempio: il rame. Ecco le tendenze produttive.

Ora, il rame è un altro bene cruciale per l'industria mondiale e penso che questa immagine fornisca un po' di cibo per la mente per noi tutti. Vedete che la produzione sta crescendo – anche qui possiamo dire che non stiamo finendo niente. Ma la crescita sta rallentando. La produzione di rame non sta seguendo la crescita esponenziale che ha seguito nei primi tempi. Cosa sta succedendo? Diamo un'occhiata alla tendenza dei prezzi.


Come vedete, i prezzi del rame hanno seguito lo stesso schema che abbiamo visto per il petrolio greggio. E questo non sorprende: per estrarre rame, serve petrolio. E' una regola generale secondo la quale per estrarre qualsiasi cosa – persino il petrolio – serve energia in una forma o nell'altra. E noto che l'industria estrattiva è una vorace consumatrice di petrolio. Le stime del quantitativo sono variabili, ma possiamo dire che forse circa il 10% dell'energia primaria totale prodotta nel mondo viene usata per l'estrazione di minerali. Di questa energia, una grande percentuale (circa il 35% secondo alcune stime) è sotto forma di carburante diesel per i macchinari di estrazione, per bolldozer e cose simili. Non stupisce quindi che un aumento dei prezzi del petrolio abbia causato un aumento dei prezzi di gran parte dei minerali. 

C'è anche un altro problema ed è che non solo l'energia necessaria per estrarre il rame è più cara, è anche sta diventando sempre più caro estrarre il rame perché sta aumentando la quantità di energia che serve per farlo. E' un vero problema: per ogni minerale, vengono estratti i materiali con la densità più alta. Ma, quando finiscono quelli ad alta densità bisogna passare a quelli a bassa densità e lavorare i materiali con minore densità è più costoso. Questo è l'effetto principale dell'esaurimento. Come ho detto, non stiamo finendo i minerali, ma possiamo dire che stiamo finendo i minerali a basso costo. 

Ora, potrei raccontarvi molto di più, ma lasciatemi dire che ci sono ancora dei minerali che mostra una salutare tendenza alla crescita. Uno è l'alluminio, per esempio. Ciò è dovuto al fatto che i bacini di materiali ad alta densità di alluminio sono ancora abbondanti e che anche che l'estrazione di alluminio richiede molta energia elettrica e che l'energia elettrica viene spesso generata con rinnovabili, idroelettrico per esempio. L'alluminio quindi non è soggetto allo stesso problema del rame e di altri metalli.

Quindi la produzione di alcuni beni sta ancora aumentando; ciò che possiamo dire in termini di regola generale è che abbiamo un problema generalizzato di aumento dei prezzi. Evidentemente, i costi di estrazione stanno aumentando ovunque e per tutti i beni minerali. Ecco alcuni dati per una media di alcuni di essi (che casualmente vi mostrano la differenza che fa l'inflazione: c'è, ma non cambia il fatto che c'è stato un enorme aumento dei prezzi di recente): 

Indice medio dei prezzi di alluminio, rame, ferro, piombo, nichel, argento, stagno e zinco (adattati da un grafico riportato da Bertram et al., Resource Policy, 36(2011)315)

Lasciate che vi mostri solo un ultimo esempio. La situazione sembra essere particolarmente difficile per beni rari e costosi ed avrete sicuramente sentito parlare del problema delle terre rare; minerali importanti per le applicazioni in elettronica. Ecco le tendenze produttive.

La produzione non è aumentata per almeno cinque anni ed è chiaro che c'è un problema, qui, anche se le tendenze non sono così chiare in altri casi. Sulla tendenza dei prezzi, le terre rare sono un mercato relativamente piccolo, quindi ciò che è accaduto è un enorme fenomeno di speculazione che ha portato i prezzi alle stelle. Ma, poi la bolla è scoppiata e i prezzi sono scesi ancora in anni recenti. Ma non al valore iniziale, quello precedente alla speculazione. I prezzi delle terre rare rimangono oggi più alti di un fattore 5 rispetto a come erano 5-10 anni fa. 

Sappiamo che il produttore principale di terre rare del mondo è la Cina e negli ultimi anni la produzione cinese è scesa. Alcuni hanno detto che la Cina vuole usare le terre rare come arma commerciale, ma io penso che non sia così. Il fatto è che estrarre terre rare è costoso ed inquinante e il governo cinese ha cercato di ripulire l'operazione. Ed è costoso. Come ho già detto prima, i costi dell'inquinamento sono parte integrante del costo di estrazione, anche se di solito non viene conteggiato. 
Quindi, riassumiamo la situazione in poche righe:

1. La produzione minerali generale è ancora in aumento

2. La produzione pro capite è statica o in diminuzione

3. I costi di produzione aumentano ovunque

4. Anche i costi dell'inquinamento sono in aumento

Tutto ciò non sorprende, anzi, era atteso. Ho detto che “Il Pianeta Saccheggiato” è un rapporto al Club di Roma e probabilmente conoscete il Club per via del suo primo rapporto, quello pubblicato nel 1972 sotto il titolo de “I Limiti dello Sviluppo”. Era una serie di scenari per il futuro che tenevano conto della scarsità di minerali come uno dei parametri principali. I calcoli sono stati rifatti ed aggiornati. Ecco la versione più recente dei principali risultati dalla versione del 2004: 

Da "The Limits to Growth, the 30-year update" di D. Meadows et al.

Senza entrare nei dettagli di come la traiettoria dell'economia mondiale è stata modellata nello studio, lasciatemi solo dire che è basato su fattori fisici – quello principale è il costo sempre più alto dell'estrazione delle risorse minerali. Questi costi in aumento dovevano crescere proporzionalmente alla quantità estratta. E vedete, nel grafico, che la curva delle “risorse” va giù col tempo, ma anche che i problemi iniziano molto prima di finire qualsiasi cosa. E' perché gli alti costi dell'estrazione (ed anche i costi dell'inquinamento) appesantiscono l'economia, così tanto che diventa impossibile mantenere in crescita la produzione industriale ed agricola.  

Ora, quanto detto sopra non deve essere preso come una profezia, niente affatto. Era solo una delle tante possibili traiettorie che avrebbe potuto prendere l'economia mondiale. Ma, sfortunatamente, sembra che abbiamo seguito la traiettoria vicina a questo modello. Per esempio, sembra chiaro che, mentre ci avviciniamo al picco della produzione industriale che il modello prevede, stiamo avendo problemi a mantenere la crescita della produzione industriale come vorremmo. Ecco alcuni dati della produzione industriale dell'Europa:


Ecco, vedete che dopo la crisi del 2008 c'è stato un certo ritorno nella produzione industriale. La Germania è quasi riuscita a tornare ai livelli pre 2008, ma gran parte dei paesi europei non ci sono riusciti. Quindi penso che questa immagine ci dica che la crisi del 2008 non è stata solo una crisi finanziaria. E' stato qualcosa di più profondo e più strutturale. Non possiamo dire con certezza che sia l'inizio di un declino generale della produzione industriale mondiale, come nello scenario I che vi ho mostrato è previsto per il 2020, ma potrebbe esserlo. 

In ogni caso, abbiamo chiaramente grossi problemi collegati agli alti prezzi dei beni minerali che stanno condizionando molto le economie del mondo. Lasciate che vi mostri alcuni dati per Italia e Germania.

Come vedete, abbiamo a che fare con grosse somme spese per importare beni minerali – diverse decine di miliardi di Euro. Circa i dati riportati sopra, notate che abbiamo i soli dati per l'importazione di combustibili fossili, ma che dovremmo aggiungerci i costi dell'importazione di tutti gli altri beni minerali. Per l'Italia, posso dirvi che quasi raddoppiano il totale: nel 2012, il bilancio netto ammontava a circa 113 miliardi di Euro, che l'Italia ha speso e che rappresentano circa il 7,5% del PIL italiano. Penso che dovreste considerare una percentuale analoga anche per la Germania. Somme enormi, come ho detto. 

Ora, considerate che tutti questi beni hanno mostrato un aumento del prezzo di un fattore che va da 3 a 5. Vedete che negli ultimi anni, il fardello aggiunto alle economie di paesi che importano beni minerali ammonta ad almeno alcuni punti percentuali del loro PIL. Ora, questo è un fardello pesante: stiamo parlando di qualcosa nell'ordine dei 70 miliardi di Euro da pagare per la sola Italia – cosa che non può non avere effetti. E, come sicuramente saprete, non sono stati effetti positivi. L'economia italiana è in profonda difficoltà e penso che questi costi aggiuntivi siano un grande fattore nel problema. 

La Germania è sopravvissuta all'aumento dei prezzi dei beni meglio dell'Italia perché il fardello è inferiore in termini relativi. Questo perché la Germania produce un po' della propria energia con risorse interne: carbone e nucleare (cose che l'Italia non ha) ed ha anche fatto uno sforzo notevole per le energie rinnovabili, che sono a loro volta una risorsa interna. La differenza è chiara: ecco alcuni dati (fonte: Banca Mondiale, elaborati da google):

Vedete la differenza nel grafico e, se vi capita di vivere e lavorare in Italia, percepirete voi stessi la differenza. La Germania ha più o meno recuperato dalla crisi del 2008, l'Italia no. E penso che la quasi completa dipendenza dell'Italia da beni minerali importati sia il fattore cruciale che fa la differenza. 

Quindi, è il momento di ricapitolare e concludere: abbiamo chiaramente un problema; ed è un grosso problema. Ma non impossibile da risolvere se lo riconosciamo prima che sia troppo tardi. La soluzione sta, principalmente, nel concetto di “economia circolare” che stiamo esaminando in questo congresso. E sappiamo che cosa significa: riciclare, riusare ed essere più efficienti. Ma lasciate che vi dica una cosa che ho imparato vivendo in Italia: per muoversi verso un'economia circolare, ci servono risorse ed energia. Riciclare ha un costo energetico, riusare anche – perché in pratica si deve riprogettare tutto. E persino essere più efficienti ha un costo: lo vedo nel mio lavoro, che comporta il supporto alle aziende per fare prodotti migliori. Proprio adesso, le aziende italiane non possono permettersi di essere efficienti. Sembra una contraddizione in termini, ma pensateci: stanno lottando per sopravvivere, come possono investire in maggiore efficienza se il premio per questo arriverà solo fra diversi anni?

In breve, se non abbiamo energia non possiamo fare niente. Se abbiamo energia, possiamo riciclare, possiamo riusare, possiamo essere efficienti e possiamo continuare ad estrarre le risorse che sono ancora lì, mentre ci spostiamo gradualmente verso un'economia circolare (o “chiusa”). 

Questo è il punto fondamentale, ma bisogna anche essere detto nel modo giusto, perché può essere frainteso ed è stato frainteso. Ci serve energia, ma del tipo giusto: non inquinante e non soggetta ad esaurimento. Dovrebbe essere chiaro che i combustibili fossili non sono una soluzione: non possono risolvere il problema dell'esaurimento, lo possono soltanto peggiorare. Più velocemente li estraiamo, più velocemente li finiamo. E non mi stancherò mai di dire che il problema che affrontiamo non è solo quello dell'esaurimento, è l'inquinamento in termini di cambiamento climatico. Il problema climatico potrebbe essere molto più difficile e irrisolvibile dell'esaurimento. 

Quindi, la parola giusta sull'energia è “rinnovabile”. E possiamo usare il termine tedesco “energiewende” (trasformazione energetica) per indicare la transizione energetica. Nella figura sotto riporto alcune parole dell'economista britannico William Stanley Jevons, leggermente modificate (lui parlava di “carbone” piuttosto che di “energia”, ma il senso è lo stesso).  

L'energia in realtà non sta alla pari con tutti gli altri beni, ma sopra a tutti gli altri beni... Con l'energia quasi ogni impresa è possibile o facile; senza di essa, veniamo rigettati nella laboriosa povertà dei tempi antichi

Così, sappiamo cosa dobbiamo fare. Ma lo stiamo facendo? Ho paura di no, almeno non sufficientemente in fretta in tutto il mondo. Lasciate che vi mostri alcuni dati:


Vedete che gli investimenti per i combustibili fossili fanno impallidire quelli per l'energia rinnovabile. Pensate a quanti soldi vengono spesi solo per mantenere più o meno costante la produzione dei combustibili! E se guardate ai settori più generici, gli investimenti in sostenibilità in confronto agli investimenti per le infrastrutture collegate ai combustibili fossili, vedrete che la tendenza è la stessa. Viene speso molto di più per mantenere il business as usual – una società basata sui combustibili fossili – di quanto si spenda per creare la energiewende, la transizione ad una società più pulita, salutare ed equa.

Notate anche una tendenza preoccupante: gli investimenti in energia rinnovabile sono scesi nel 2012 in confronto al 2011. Sfortunatamente, i concorrenti più forti vincono. E l'industria dei combustibili fossili è gigantesca, con entrate nell'ordine di diversi trilioni di dollari all'anno per i soli petrolio e gas. Se la crisi economica continua, è possibile che vedremo il sostegno alle energie rinnovabili diminuire, mentre vedremo sforzi sempre più frenetici e disperati per mettere tutto ciò che abbiamo nell'industria dei combustibili fossili per strizzare le ultime gocce di combustibili fossili dal sottosuolo.


Perché lo facciamo? Chi ha deciso di investire queste somme enormi per perpetuare un'attività che sta facendo un gigantesco danno e che dovremo abbandonare in ogni caso in un futuro non troppo remoto?

Penso che possiamo dire che siamo noi; la maggioranza di noi, almeno. E' perché abbiamo perseguito i profitti a breve termine nei nostri investimenti e – se rimaniamo all'interno del paradigma – continueremo a scavare per i combustibili fossili finché non distruggeremo la nostra civiltà e manderemo in pezzi l'intero ecosistema.

D'altra parte, è anche vero che esiste il cambiamento di paradigma. Se guardiamo l'immagine sopra, possiamo vedere le cose in modo più ottimistico. Pensate a quanto è cresciuta rapidamente l'energia rinnovabile – e la sostenibilità in generale. Oggi riusciamo a spendere 250 miliardi di dollari all'anno sulla sola energia rinnovabile. Venti anni fa, era nulla in confronto. Quindi è stato un progresso notevole che ci può far essere ottimisti per il futuro. 

Alla fine, il modo in cui spendiamo le risorse che ci rimangono è una nostra decisione. Una decisione che facciamo come professionisti, come leader politici, come cittadini europei, come cittadini del mondo e come esseri umani. E non è impossibile prendere decisioni sagge se solo spostiamo il nostro orizzonte un po' più avanti dell'immediato ritorno finanziario. 

Per concludere, vorrei ringraziare tutto lo staff del Club di Roma per aver reso possibile questo rapporto. 








20 commenti:

  1. Caro Bardi, io in Baden-Württenberg ci ho vissuto per vari anni, non ci sono stato solo per una conferenza... quindi posso parlare a ragion veduta...
    Il governo locale del Baden-Württenberg prende sul serio la questione ambientale solo a parole. O in conferenze.
    Nei fatti concreti detto governo è solo piegato agli interessi delle grandi compagnie dell'energia.
    E, sinceramente, mi stupisce e intristisce che lei si sia fatto infinocchiare tanto da lodarlo.
    Saluti,
    Mauro.

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    1. Beh, lodiamo perlomeno il tentativo. In Italia, non fanno neanche quello!

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    2. allora chissà che paura si sono presi quando hanno visto il grafico dello scenario1, che gli dà solo pochi anni ancora di inciuci lobbi-petroliferi. Ma sono come Maciste, che piuttosto di arrendersi farà morire con sè tutti i Filistei, cioè noi. Non illudiamoci. Se il pianeta sopravviverà, non sarà certo per il buon senso del 99,9% del genere umano. Ai posteri l'ardua sentenza; se ci saranno.

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  2. Sarà come far sfrecciare un aeroplano
    capiente quanto un transatlantico
    di mongolfiera dal volo silenzioso
    cui residua scia sia solo iridescenza

    sarà come erigere barriera corallina
    avendo solo tempo per plasmare un alveare
    senza poter sprecare nettare né polline
    e poca votiva cera da offrire per le vittime

    sarà un travaso attraverso stretto imbuto
    per alcuni sembrerà di dover svuotare
    l’oceano con guscio di conchiglia
    separare germe di frumento da gramigna
    diadema in campo arato ritrovare

    sarà così questo passaggio
    da un mondo di roghi di fissili metalli
    d’arcaiche salme e di fossili foreste
    ad un altro che di raggi di sole e terme
    impieghi per muovere ruote e leve

    sarà il capolavoro d’una stirpe
    stivata s’un pianeta immenso per formiche
    ma angusto come galera per un essere
    che nella mente alberga l’universo
    compiere questo lavoro che ci aspetta

    prima che venga notte temo che desisteremo
    dopo ch’è giunta alba credo che ce la faremo
    sarà perché dappertutto creature vedo
    ostinate nel mutare ceneri in arabe fenici.

    Marco Sclarandis

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  3. Anch'io, nel mio piccolo, ho trattato questi argomenti nei miei video che ho fatto.
    Nell'ultimo video dedicato alla Crescita economica
    (su youtube: "Crescita economica solo per pochi Paesi... energia insufficiente!"),
    evidenzio il fatto che, anche se la crescita di fonti energetiche, in valore assoluto, è aumentata; essa è aumentata principalmente per i Paesi produttori e per pochi altri.
    Per il resto del mondo, l'energia esportata è rimasta più o meno costante.
    Quindi, significa, che gli altri Paesi non avranno energia per potersi sviluppare e quelli che invece l'avranno stanno facendo danni ambientali enormi.

    Adesso anche KRUGMAN (economista Nobel) ha capito che la crescita è finita e si va verso una decrescita costante.
    (http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=12625)

    Ricerca e innovazione, decrescita demografica... da applicare a livello mondiale.
    I politici dei singoli Paesi possono fare poco e niente.

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  4. Lei dice: "... Proprio adesso, le aziende italiane non possono permettersi di essere efficienti...". Questa è la frase che più ci dovrebbe preoccupare e che - forse - dovrebbe essere anche una velata critica ai tedeschi, per fargli capire gli effetti della stretta sul credito sulla nostra situazione. Da una parte quindi non riusciremo ad agganciare la transizione energetica, dall'altra i tedeschi dovrebbero spiegarci i grandi vantaggi che ricaverebbero se andassimo completamente a fondo... Prof., siamo messi proprio bene!

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  5. Nel grafico che ha per didascalia:
    Da "The Limits to Growth, the 30-year update" di D. Meadows et al.

    la curva "food" passa per lo stesso (circa) valore nel 1960 e 2050 in corrispondenza di valori della curva "population" che sembrano stare come 1 e 2 (sempre a palmi)

    Significa ciò che sembra? (nonostante tutte le critiche feroci che ha dovuto subire TR Malthus aveva dunque visto giusto anche in questo campo?)

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    1. Beh, da quanto ho letto, mi è parso di capire che Malthus non abbia mai detto "aspettatevi la catastrofe per il giorno X". Aveva semplicemente notato il fatto che la popolazione di qualsiasi specie - inclusa quella umana - tende a crescere in modo esponenziale e che questo non è bene per delle ovvie ragioni. Non era una cosa da poco: era la prima volta che queste cose venivano capite nella storia umana.

      Poi, è venuto di moda dire che "Malthus aveva torto" - ma su cosa esattamente, mai nessuno specifica.... :-)




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    2. mi pare si tratti del food per capita, difatto population è circa il doppio del 1960. Comunque quello che ha detto Malthus, che dice il Prof, che dicono tutti gli intelligenti della terra, che forse non sono poi così abbondanti, lo aveva detto già 2500 anni fa il re ebreo Davide alla fine del salmo 48: "l'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono". Che è poi quello che mi disse tanto tempo fa nella saggezza dei suoi 80 anni di vita la vecchiettina del paesino dell'appennino: "Quando uno si arricchisce, diventa cattivo". E parafrasando il re Davide, muore come un animale, perchè chi è vissuto da animale, così anche finisce. Malthus questo lo sapeva, non foss'altro perchè da buon pastore anglicano, conosceva il salmo 48. "l'uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono". E' un pò quello che si è sforzato di inculcare nei cervellini degli uomini il discendente di Davide, Gesù, quando ammoniva di non lasciarsi condizionare dal potere e dalle ricchezze alla perdita della propria libertà, della propria anima, ma questo è impossibile all'uomo che non comprende, perchè ridotto al livello animale.

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  6. purtroppo l'intervento del prof. risulta essere profetico:

    "Se la crisi economica continua, è possibile che vedremo il sostegno alle energie rinnovabili diminuire, mentre vedremo sforzi sempre più frenetici e disperati per mettere tutto ciò che abbiamo nell'industria dei combustibili fossili per strizzare le ultime gocce di combustibili fossili dal sottosuolo."

    http://www.repubblica.it/economia/2013/11/25/news/emendamento_contro_rinnovabili-71945954/?ref=HRER2-1

    Larghe intese, larghi danni


    L.

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  7. Notate una cosa spesso taciuta: l'atteggiamento di Marx nei confronti di Malthus. Marx lo disprezzava, riteneva possibili espansioni infinite dell'agire dell'uomo industriale. Bisognerà pensarci, quando ci propongono ritorni a comunismi / fascismi per rimediare ai danni portati dalle mafie finanziarie: nessuno dei modelli che abbiamo alle spalle ha fatto altro che venerare il vitello dorato della crescita esponenziale. Mancando eccezioni di successo alle nostre spalle tra le ideologie contemporanee, non v'è alternativa che buttarle tutte quante alle ortiche. Purtroppo.

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  8. le teorie malthusiane non sono state smentite dall'era industriale, ma solo dilazionate nel tempo dall'esplosione di ricchezza generata dai fossili, capaci di spingere le macchine con un'energia migliaia di volte superiore a quella animale. L'ncombente insufficenza di questa energia moderna farà tornare l'umanità, come dice il nostro caro Prof., alla laboriosa operosità dei secoli passati, ma non sarà una transizione facile e nemmeno volontaria, perchè le categorie che hanno maggiormente beneficiato dei fossili, si opporranno con tutti i loro mezzi. Come faranno presto gli autotrasportatori se il governo non rifinanzierà la restituzione delle accise sui carburanti nella finanziaria. Difatto l'autotrasporto ha contribuito a distruggere l'agricoltura e le varie produzioni locali e ricostruirle sarà impossibile se continueranno ad arrivare merci alimentari, tra l'altro di scarsissima qualità, e non, da tutto il mondo a prezzi stracciati. Ma la strada è segnata e lasciare nelle mani di persone senza scrupoli il futuro, sia che si atteggino a fascisti, comunisti, anarchici, puttanieri, atleti, calciatori, attori, avvocati o a quello che più piace a ognuno è disastroso, perchè "il vitello d'oro della crescita esponenziale" è dentro di quasi tutti noi. Pensate che addirittura un apostolo del Vangelo, dopo aver scacciato demoni e effettuato guarigioni miracolose, per cupidigia di denaro tradì il suo maestro spirituale e alla fine si suicidò. E' una storia che si ripete ancor oggi, nei furti, nelle rapine, nelle truffe piccole e grandi e sempre per futili motivi, come acquisto, smercio e consumo di droga o prostituzione o per togliersi soddisfazioni superflue, inutili e spesso dannose a sè stessi o ad altri o all'ambiente come alienarsi dietro Suv, Ipad, Ipod, vacanze, alcool, tabacco, sesso a pagamento o senza dolcezza, che riduce il partner ad oggetto di consumo, istinti disordinati anche di avere una discendenza numerosa per orgoglio di razza e superbia personale, ingordigia di cibi abbondanti e succulenti, calcio, caccia, pesca, culto del proprio corpo. Tutte illusioni che impediscono di avere una vita decente, di essere liberi, equilibrati ed in armonia con sè stessi, con gli altri e con la natura.

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    1. Rileggendo Francis Bacon, che tuttavia non fu uno stinco di santo, invece che progredire nel senso che lei dice nelle sue righe finali (che condivido), siamo tornati nel buio, per troppe agiatezze o desiderio di possederle.
      Quel buio di conoscenza della realtà e quindi di se stessi e dei propri obiettivi che Bacon classificava come idola tribus, idola specus, idola fori e idola teatri (1. credenze basate sui propri desideri e non secondo l’effettività dell’universo; 2. conoscenze che non vogliono guardare ad altre esperienze e credono di interpretare tutto; 3. credenze che nascono dalla stanca ripetizione meccanica di sciocchezze popolari; 4. false conoscenze prodotte dalla venerazione di una lettura distorta dei miti del passato) ...
      Infatti la maggior parte delle contestazioni agli argomenti della realtà che il Prof ci propone sono suggestionate più che altro dai desideri di chi li ha scritti, da incompetenza, da slogan demenzial-popolari, dalla falsificazione dei dati.
      Intrattenimento e informazione scandalistica amplificano il fenomeno, rendendo difficile richiamare i cervelli tutti concentrati nella corsa sul fatto che non c'è una meta ma un baratro. Mission impossible, un pò come cercare di fermare un branco di bufali in fuga prima dello strapiombo.

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    2. donne, cucina e piazza rendono l'uomo di cattiva razza. Ma non tutto è perduto. Ieri ad un ottantenne, che si meravigliava del freddo attuale, mentre sente parlare di riscaldamento globale, ho chiarito che non sono le punte di gelo o di caldo a dimostare il GW, ma gli eventi catastrofici che la maggiore energia presente nell'atmosfera causa. Ha capito benissimo, pur avendo la 3° elementare, perchè è una persona semplice e umile, ma sono casi rari, perchè la mandria è composta da esseri umani inbufaliti da tutte le alienazioni citate prima e la situazione è resa molto bene dal salmo 48: "l'uomo nella prosperità non comprende, è come animali che periscono".

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    3. C'è un luogo sconvolgente, dove non esiste il capitalismo, o meglio, dove di tutta la produzione si occupa lo stato, ma ognuno può svolgere il mestiere che più gli aggrada. Un mondo in cui non ci sono partiti politici, non c'è corruzione, non ci sono guerre, non c'è sfruttamento del lavoro minorile; un mondo impegnato a educare i giovani, a proteggere gli anziani, a eliminare la povertà. Che comunque ha le carte di debito, l'informazione libera e qualcosa che assomiglia al commercio elettronico. I beni di consumo sono venduti esattamente come all'IKEA e le donne lavorano altrettanto quanto gli uomini. La prosperità di questo paese è illimitata e le sue prospettive non sono altro che quelle di migliorare. Tuttavia il lavoro e la produzione è considerata, in questo paese, un obbligo. Questo luogo sconvolgente è in un libro di Edward Bellamy, "Guardando indietro, 2000-1887" (Looking Backward, 2000-1887), pubblicato nel 1888 (milleottocentottantotto) e scritto da questo avvocato, nato in Massachusetts e tendenzialmente socialista. E' stato uno dei libri più venduti in USA, dopo la Capanna dello zio Tom, quindi è nel sangue degli americani. La sua è una società etica, che come sappiamo bene noi vissuti sotto il controllo papalino, è un concetto rispettabile ma altrettanto vulnerabile. Mischia il libero mercato con il socialismo... (mi ricorda qualcosa di oggi). Ma soprattutto non vede limiti al progresso. Eppure è uno dei libri più venduti di sempre.

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  9. "chi crede nella crescita infinita in un mondo finito o è un pazzo o è un econimista"

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  10. Il titolo taliano del libro del prof. Bardi non è "La Terra saccheggiata", ma "La Terra svuotata"...

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    1. I libri sono 2: La Terra Svuotata (in italiano) e "Il Pianeta Saccheggiato" (in tedesco, come da copertina sopra).

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  11. Decrescita demografica.
    Sapete tutti come la crescita demografica sia uno dei problemi maggiori, dovuti all'aumento delle richieste energetiche e consumo di risorse ambientali.

    Penso che l'uomo, inconsapevolmente, abbia trovato il modo di ridurre la popolazione mondiale, in un modo che non piacerà!

    FUKUSHIMA, TOKYO AMMETTE: IL RISCHIO-APOCALISSE È ADESSO

    http://www.nexusedizioni.it/attualita/fukushima-tokyo-ammette-il-rischio-apocalisse-e-adesso/

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    1. @AlessandroPulvirenti

      Bene caro Alessandro, comincia tu a dare l'esempio...

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