Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 7 maggio 2012

La terra svuotata: una recensione di Eugenio Baronti

 
 
Eugenio Baronti è stato assessore all'ambiente al comune di Capannori (Lu), creando quella rivoluzione nella gestione dei rifiuti basata sulla raccolta differenziata che ha portato Capannori ad essere famoso in Italia e anche nel mondo. Baronti è stato poi assessore regionale e al momento è il direttore dell'aeroporto di Tassignano dove ha creato una nuova struttura di ricerca nel campo aerospaziale e delle energie rinnovabili sotto il nome di "Zefiro innovazione". Eugenio Baronti è anche autore del libro recente "Con il piombo sulle ali" dove descrive la sua esperienza politica. Questo post è tratto dal suo blog.

 

La recensione di Eugenio Baronti 

  Non si può prevedere il futuro ma possiamo preparaci ed attrezzarci per affrontarlo.


Questo è un libro che consiglio di leggere con la dovuta attenzione e dovrebbe essere obbligatorio leggere per l’attuale classe dirigente politica ed economica dominata dal pensiero unico del Dio mercato. Affronta la storia del rapporto tra l’uomo, i minerali e la sostenibilità, a partire dall’era primordiale fino ai giorni nostri quando, a forza di scavare nelle rocce, con tecnologie e mezzi sempre più potenti ed invasivi,  siamo giunti al picco produttivo di molte minerali che sono a rischio di esaurimento anche a tempi brevi e questa prospettiva ci costringerà a rivedere molto se non tutto di questo nostro modello di sviluppo e di consumo. Ugo Bardi è un docente dell’Università di Firenze ed è anche  un ricercatore che si interessa da tanti anni del petrolio, e con i suoi libri cerca di informare l’opinione pubblica, e soprattutto la classe dirigente di questo  paese, che il petrolio esiste in quantità finite e quindi non è eterno e prima o poi dovrà finire.

Bardi ha introdotto in Italia, insieme ad altri ricercatori, il concetto del picco del petrolio che non significa esaurimento completo ma costi ambientali ed economici troppo elevati per estrarlo, ciò provocherà  inevitabilmente, una riduzione della produzione, generando quindi quel massimo produttivo che viene chiamato il “picco di Hubbert” dal nome del geologo americano Marion King Hubbert che propose questo concetto per la prima volta all’inizio degli anni cinquanta.

Il libro racconta la storia, le tappe, i particolari, di una sfrenata attività estrattiva che sta svuotando il pianeta di minerali a dei ritmi mai visti prima in centinaia di milioni di anni di storia planetaria. Minerali che fino a che stavano sottoterra erano isolati e non avevano effetti importanti sui cicli  dell’ecosfera ma una volta estratti, bruciati e trasformati in biossido di carbonio  impattano direttamente sui cicli biologici e questo sta trasformando la terra in un pianeta molto diverso. C’è anche il racconto del nostro rapporto con il petrolio, il perché non ne possiamo più fare a meno e che cosa potrà succedere il giorno in cui, quel poco che resterà, sarà così costoso estrarlo che saremo costretti a lasciarlo nelle viscere profonde della terra. Il libro estende questo punto di osservazione a tutte le risorse minerali che utilizziamo: dai combustibili fossili a tutti i metalli, i semiconduttori,  materiali da costruzione e quei preziosi fosfati senza i quali l’agricoltura non potrebbe produrre abbastanza cibo per sfamare sette miliardi di abitanti di questo pianeta sempre più piccolo e sovraffollato.

Nel 2002 Ugo Bardi invitò Colin Campbell, fondatore di ASPO, ad una conferenza all’università di Firenze e dopo la conferenza insieme ad un drappello di ricercatori fondò la sezione italiana di ASPO di cui è stato fino a pochi mesi fa Presidente. La Terra svuotata racconta la storia dell’estrazione dei minerali che parte addirittura dalle radici delle piante che per centinaia di milioni di anni sono state le prime ed uniche estrattori di minerali dalla terra, una  storia  lunga fatta di inenarrabili sofferenze, oppressione, e fatica del popolo dei minatori,  da quando sono partiti, circa  due milioni e mezzo di anni fa, a raccogliere pietre che servivano come strumenti da taglio o percussione, a quando graffiavano dalla crosta terrestre minerali con le mani o con rudimentali ossa di animale, e poi con il progresso tecnologico e con nuovi e più efficienti strumenti, dal ferro, all’acciaio e  alle moderne tecnologie che hanno aumentato a dismisura le quantità dei minerali estratti che ad oggi ammontano a circa 10 miliardi di tonnellate di materiale strappato via dalla terra, dieci volte di più di quello che fanno le piante. Oggi le trivellazioni arrivano a decine di chilometri di profondità.

Insieme ai minerali, la storia dei combustibili fossili, del petrolio, scoperto appena un secolo e mezzo fa, snobbato e quasi ignorato all’inizio, poi diventato il minerale che ha cambiato la vita di miliardi di persone e la storia del pianeta. Nessun altro minerale ha condizionato così profondamente a livello planetario la storia della civiltà umana come il petrolio.

Il re carbone anima e strumento della grande rivoluzione industriale surclassato dal nuovo oro nero, in nome del quale, e per il controllo del quale, si sono combattute e purtroppo si combatteranno ancora guerre.

Ce la faremo a creare un nuovo sistema energetico che sostituisca l’energia fossile con energia rinnovabile? Soprattutto, ce la faremo prima che i fossili si esauriscano e che il cambiamento climatico ci distrugga?  A questa risposta e a questa sfida è legato il destino e il futuro dell’umanità.

Oggi siamo di fronte ad una profonda crisi di sistema, insieme alla grave crisi economica finanziaria, su cui si concentra tutta l’attenzione, c’è anche l’ inesorabile declino della produzione dei combustibili fossili, diventati troppo cari per essere estratti ai ritmi attuali.

Non e’ possibile dire la data precisa, e non importa se sarà un anno o dieci anni, sarà comunque una questione di un attimo in confronto allo svolgersi della storia umana e ancora meno in confronto alla maestosa lentezza delle ere geologiche.
Ugo ci ricorda la lettera di Seneca a Lucilio che dice: ” sarebbe già un conforto per la nostra debolezza  se tutto perisse con la stessa  lentezza con cui si e’ formato” ma non è così: la crescita è lenta la rovina è rapida.

Il libro ricostruisce anche il percorso del sogno nucleare degli anni ’60 e della fusione, l’illusione dell’ energia così a basso costo da poterla avere addirittura gratis. Ma dopo la forte espansione degli anni settanta la corsa al nucleare si e’ fermata per la sua difficile gestione da allora siamo fermi ad una produzione annua di energia elettrica del 15% e di un 6% di energia primaria. Ma la maggior parte delle centrali si stanno avviando al fine ciclo di vita operativa. Il picco e’ probabile che si sia già determinato nel 2006.



Ovviamente il libro si sofferma molto sull’alternativa possibile, quella delle rinnovabili, in particolare l’ eolico e il fotovoltaico.

Il fotovoltaico per molti anni e’ stata una tecnologia utilizzata solo a livello aerospaziale che ha reso possibile la rivoluzione dei nuovi satelliti per le telecomunicazioni iniziata negli anni settanta.

Una tecnologia molto costosa e soprattutto poco efficiente. L’efficienza delle celle al silicio era inferiore al 10% e l’elettronica di supporto ancora primitiva.
Solo con il primo conto energia nel 2005 il fotovoltaico è decollato. Il sistema degli incentivi è stato il punto di svolta. Nato negli Usa durante la presidenza Carter chiamata feed-in-tariff, nel mezzo della prima grande crisi petrolifera, cancellata da Regan, fu ripresa in grande stile in Germania nel 2000 con lo Erneuerbare Energien Gesetz, il decreto sulle energie rinnovabili. Con questo decreto l’industria fotovoltaica tedesca ha fatto da traino in tutto il mondo. L’unione europea ha incluso questo tipo di incentivo nella sua direttiva 2001/77/CE . In Europa lo sviluppo del fotovoltaico e’ stato esplosivo e questo ha determinato uno sviluppo tecnologico che ha portato ad efficienze energetiche superiori e crescenti portando il fotovoltaico verso la grid party, ovvero quel costo di produzione che mette il fotovoltaico alla pari con quello ottenuto con combustibili fossili, quando il Kwh costerà quanto quello prodotto con combustibile fossile. Oggi tutto questo è messo in crisi da un Decreto irresponsabile e suicida del Ministro Passera del governo Monti, prima di lui, ci aveva già provato Berlusconi con il decreto Romani.

C’e una campagna di stampa negli ultimi anni che cerca di denigrare le rinnovabili, si sono alimentate e sviluppate una serie d leggende negative che contribuiscono a creare un’ area di sospetto e addirittura di malaffare attorno alle rinnovabili. Nel 2010 erano istallati nel mondo impianti fotovoltaici per una potenza nominale di 20 Gw. oggi l’efficienza delle celle solari ali silicio si avvicina la 20% quelle al tellurio di cadmio a circa il 12% pero’ hanno una EROEI maggiore.

La grande sfida del futuro è quella di integrare fra loro le diverse tecnologie energetiche da fonti rinnovabili in una Smart Grid o rete intelligente dove si potrebbero compensare le fluttuazioni di produzione dei vari impianti. Il fotovoltaico produce meno in inverno, potrebbe essere compensato dall’eolico e addirittura una rete intelligente potrebbe operare in modo integrato a livello europeo e mediterraneo gestendo sia il vento delle coste atlantiche del nord sia il sole dei paesi del sud del mediterraneo.

C’è bisogno di una nuova cultura e di maggior rispetto nei confronti delle future generazioni che non contano meno di noi, non possiamo preferire oggi soluzioni sporche nell’immediato perché economicamente più vantaggiose quando sono possibili soluzioni pulite e più vantaggiose in tempi leggermente più lunghi. Chi ritiene oggi le energie rinnovabili costose assume un atteggiamento di chi non riesce a vedere il futuro al di là del proprio naso.

Bardi ricorda ai nostri economisti bocconiani i diversi casi nella storia più o meno recente in cui una cattiva gestione di ma risorsa ha determinato il suo esaurimento anche se era una risorsa rinnovabile. Un esempio è stato l’ esponenziale sviluppo dell’industria baleniera nella prima metà del 1800 e la sua altrettanto rapida rovina. Una produzione prioritariamente destinata all’olio per lampade da illuminazione. Un prelievo superiore ai tempi lenti di riproduzione naturale delle balene diventate talmente rare e difficili da trovare negli oceani che aumentarono a dismisura i costi di produzione portando alla catastrofe economica l’industria baleniera. Ricorda il caso delle foreste Irlandesi abbattute per ottenere energia. la deforestazione del paese nel secolo ottocento provocò una terribile carestia nel 1845. Altri esempi lo ritroviamo nello sfruttamento selvaggio della pesca che ha portato allo svuotamento degli oceani di pesce. Uno dei motivi della povertà dei pescatori e’ che sono naturalmente soggetti alla cosiddetta tragedia dei commons (beni Comuni), la loro sorgente di sostentamento, il pesce, e’ per sua natura accessibile a tutti, non possono ottimizzare lo sfruttamento possono solo affrettarsi a pescare quanto più pesce possibile prima che lo peschi qualcun altro. Questo vale per tutti i commons, beni comuni, usi civici, come per esempio il pascolo.

Le risorse biologiche caccia, pesca e agricoltura sono rinnovabili perché si riproducono ma con propri ritmi naturali e il sovra sfruttamento ne determina comunque la scomparsa.

Lo stesso vale per le risorse minerarie che a maggior ragione non sono rinnovabili perlomeno su scale di tempo inferiore ai milioni di anni e anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un andamento a campana come per le balene, la pesca, il pascolo e le foreste irlandesi o sarde.

In molti non riescono ancora a capire il concetto del sovrasfruttamento. L’economia umana si comporta perlomeno in certi casi come un sistema predatore – preda in cui la preda non si riproduce.

Nel sistema economico la preda è la risorsa e tutto quello che possiamo sfruttare economicamente; il predatore è il capitale, quell’aggregato economico che lo sfruttamento della risorsa crea e che permette di sfruttare di più la risorsa. Il pensiero unico attuale si fonda su di un pensiero binario semplice buono/cattivo. Se il PIL cresce buono, se il PIL cala cattivo, questo da la tendenza al sistema la direzione che può essere invertita anzi è necessario invertire la rotta prima di produrre guasti irreparabili.

Per concludere è necessario avviare una transizione verso una stabilizzazione del sistema economico che dovrà necessariamente sfruttare le risorse disponibili in modo più sobrio e razionale, sostituendo materiali di origine minerali rari con minerali largamente diffusi e maggiormente disponibili. I minerali rari dovranno essere usati in modo estremamente parco ed essere poi recuperati e riciclati. Gestire l’economia in modo da evitare il crollo da esaurimento delle risorse. Gestire la transizione nel modo meno doloroso possibile.

Noi oggi non abbiamo strutture politiche in grado di gestire la transizione e il cambiamento ma non abbiamo nemmeno le strutture mentali adatte, almeno quelle della nostra classe dirigente economica a politica che sono tutti convinti, accomunati in un pensiero unico, che si possa uscire dalla crisi con le solite ricette tradizionali e i soliti mezzi ordinari, rilanciando consumi, crescita e PIL.

Prima o poi comunque saremmo costretti a prendere atto che non e’ più possibile una crescita infinita in uno spazio finito e dovremo trovare il modo di gestire il pianeta in modo sostenibile.

La chiave della soluzione è quella della collaborazione internazionale, se si scende sul terreno della competizione militare per accaparrassi il controllo delle risorse sarà il trionfo della barbarie.

Bello e significativo il racconto, nelle pagina finali del libro, dove Ugo racconta un’ antica storia Giapponese al tempo delle guerre civili tra potenti signori della guerra. Nell’ultima fase di queste guerre i tre Daimyo più potenti si incontrarono per sentire cantare un cuculo, ma quel giorno il cuculo restò silenzioso, uno disse: se non canta lo uccido, l’altro disse: lo convincerò a cantare, il terzo, il più saggio, disse: aspetterò finche non canterà.

Questo racconto ci dice che la strategia vincente in tante cose della vita non e’ la violenza, e nemmeno la furbizia è la pazienza. Fu il saggio Ieyasu che sconfisse i suoi rivali e prese il controllo di tutto il Giappone creò una società a stato stazionario a crescita zero, abolì l’esercito e fu l’inizio di una dinastia che governò pacificamente il Giappone per oltre due secoli e mezzo fino alla metà del diciannovesimo secolo, il periodo che oggi chiamiamo Edo.

Per finire, non si può costringere il cuculo a cantare così come non si può costringere il pianeta a darci più risorse di quelle che ha nelle sue viscere. Quindi bisogna tarare i nostri bisogni in base a quanto il pianeta può offrirci.




17 commenti:

  1. Buongiorno, Professore, il suo augurio che le rinnovabili siano interconnesse intelligentemente mi pare sia stato bocciato dalla Merkel, perchè troppo costoso e difficile da realizzare a fronte dei benefici che darebbe. In fondo producono attualmente solo una ridotta parte dell'energia primaria utilizzata dalla nostra società, che, se pur la più utile, non è la più necessaria per un pianeta con 7 miliardi di abitanti. E' ovvio che non sarebbe sufficente a salvare una società vorace ed inutile come la nostra, ma la costruzione di un'altra a bassa energia, come in fondo sono sempre state quelle antiche, comporterebbe un cambio profondo di mentalità, sia nei governanti, sia nei governati, che mi pare pure questo assai difficile a realizzare. Certo è che il futuro del pianeta può essere solo quello del Giappone ottocentesco, ma la crescita zero è arrivata solo a valle di sconvolgimenti, guerre e devastazioni tra i signori della guerra. Spero non sia il nostro caso, ma comunque un pianeta a bassa energia e poche risorse, anche se con energia elettrica da rinnovabili, non potrà che sostenere una società poco più che rinascimentale con consumi e popolazione molto ridotta rispetto a quella attuale. Se mi sbaglio, La prego di correggermi. Grazie per il suo impegno, senza il quale ci troveremo nella condizione dei "bruti" danteschi, nel senso di idioti totali.

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    1. Beh, grazie Mago. Comunque, non spetta alla Merkel decidere certe cose. Si svilupperanno da sole, nonostante le barriere che qualcuno cerca di mettere.

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    2. si svilupperanno da sole? La magia non mi pare una soluzione accettabile. Preferisco pensare che si comincerà a fare come in Giappone, che dopo aver spento le sue 54 centrali nucleari ha iniziato una politica vincente di risparmio sul consumo di elettricità. Ieri sera camminavo per le vie illuminate a giorno del mio paese e pensavo che se si potesse fermare questo scempio di consumo inutile ed immagazzinare in tutto il mondo l'energia che rende il nostro pianeta una pallina luminescente nella parte oscurata si avrebbe già a disposizione un numero enorme di TW senza bisogno di distruggere altri milioni di kmq di pianeta e aumentare la CO2 di altre decine di parti per milione. Ma questo dopo 400 anni di sviluppo ininterrotto forse sarebbe troppo inaccettabile per l'umanità materialista e edonista di oggi.

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  2. Dopo la lettura del "La Terra Svuotata" che avrebbe potuto avere il titolo "Il popolo dei minatori" tanto per ossequiare il vezzo dell'innocuo pettegolezzo, chi in buona fede potrebbe ancora credere all'efficacia del nauseabondo mantra della crescita illimitata e indiscriminata?
    Solo un delinquente o un imbecille o una perfida combinazione dei due.
    Ugo Bardi sa che noi umani amiamo sopra ogni cosa raccontare ed ascoltare storie.
    E proprio il raccontare storie, ad un esame approfondito della nostra natura, sembra proprio essere lo scopo ultimo del nostro vivere terreno.
    La scienza stessa è una lunghissima storia criptata nella struttura della materia che i nostri antichissimi progenitori hanno cercato ininterrottamente di disvelare.
    E la matematica, forma mentis che rende possibile il racconto della scienza, si fonda sul concetto d'infinito, che nello scorrere delle nostre vite umane e terrene viene inesorabilmente percepito come soltanto in potenza, chè in atto sarebbe incompatibile con qualsiasi cosa che si sperimenta nel mondo.
    "La Terra svuotata" è una sintesi poetica di una ricerca matematica sul concetto di "asintoto" questa antica parola greca dal bellissimo suono,il cui significato è "che non s'incontra" inteso come qualcosa che si avvicima ad un limite sempre di più senza mai raggiungerlo.
    "La Terra svuotata" è un racconto rassicurante non perchè sia consolatorio o sciattamente ottimistico, ma perchè cerca d'esporre quanta più verità possibile sul nostro comportamento di esseri insaziabili.
    Se ci si rende conto di esserlo e si accetta di esserlo, si può tentare di convivere con la propria insaziabilità evitando di diventarne tragica vittima.
    L'Homo Sapiens sapiens è l'unica specie a vivere permanentemente al confine con il delirio d'onnipotenza.
    Le pitture rupestri di Lascaux, le cattedrali medievali, il lampi delle esplosioni nucleari, e l'immagine notturna che da cento anni emana il nostro pianeta illuminato elettricamente ne sono eloquenti dimostrazioni.
    Ma possiamo vedere lo stesso delirio in azione attraverso la storia della caccia alle balene o della estrazione del petrolio.
    Ugo, a modo suo, con animo fiammeggiante di candore, da chiromante dell'alchimia ci racconta come possiamo continuare a passeggiare lungo quel confine, ammirandone gli sterminati orizzonti senza precipitare nel baratro della follia e dell'autodistruzione.

    Marco Sclarandis

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    1. Beh, "Il popolo dei minatori" era il titolo originale del libro. Ma all'editore non piaceva. Quello de "La Terra Svuotata" è un suggerimento di Toufic El Asmar

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  3. Paolo Scaroni, amministratore delegato ENI (e altro, come consigliere di amministrazione di Assicurazioni Generali, vicepresidente non esecutivo del London Stock Exchange Group, consigliere di amministrazione di Veolia Environnement, fa parte del Board of Overseers della Columbia Business School di New York e della Fondazione Teatro alla Scala) però è rassicurante.
    Alla canonica domanda sulla “fine del petrolio”, Scaroni ha risposto che certo “un giorno finirà. Ma questo giorno non riguarda noi né le prossime generazioni almeno per cento anni. Di petrolio se ne continua a trovare nel mondo”.
    Qui il link superrassicurante
    http://www.distribuzionecarburanti.it/articoli/caro_benzina_scaroni_prezzi_sempre_piu_alti_nei.html

    Una domanda: che senso ha dire che "per ALMENO i prossimi cento anni no prob?". Che dopo la razza umana finisce, si trasforma in altro o emigra su inesistenti pianeti vergini con inesistente potente energia per i viaggi spaziali?

    Spiega, l'amministratore delegato ENI, a che costi ambientali sarà estratto quel petrolio dalle viscere della TERRA SVUOTATA?

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    1. Mi ricorda la balla dei cent'anni di shale gas negli States... :-)

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  4. Daniela, per la legge dei grandi numeri, e sessanta milioni è già un numero abbastanza grande per vederla in azione, al mondo esiste una certa percentuale di mentitori spudorati.
    Uno di questi è diventato primo ministro è più d'una volta, oltre che chansonnier da nave da crociera.
    Un'altro in tempi recentissimi, comandante di nave da crociera, se fosse diventato primo ministro avrebbe trascinato l'Italia intera in un'epoca simile a quella successiva alla caduta dell'Impero Romano, visto com'è stato capace di affondare un modernissimo transatlantico in mezzo a quattro scogli, conosciuti anche da alpinisti in vacanza.
    Evidentemente, una qualche funzione il mentitore spudorato ce la deve avere, sopratutto quando la nuda cruda e rude verità potrebbe essere fatale ad una genìa di gonzi impenitenti.
    Resta il fatto che anche costui non può superare l'asintoto dell'enormità della menzogna se non raccontando improvvisamente la verità, tutta la verità nient'altro che la verità.
    Sta poi ai gonzi credergli, superando lo sgomento causato dalla loro stessa credulità.
    E sempre per la legge dei grandi numeri, sembra che il numero dei gonzi sia direttamente proporzionale all'istrionismo dell'arruffapopolo di turno.
    Fortunatamente per tutti noi, quanto il troppo storpia le cose cambiano, anche a costo di attraversare il peggio.

    Marco Sclarandis

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    1. Caro Marco, occorre dunque passare dal TUNNEL DELLA DISTRUZIONE per un nuovo paradigma. Il problema è: CHI ci rimarrà secco in quel tunnel?
      Fossero solo i gonzi mai desti, i possessori di SUV e chi ha bisogno assoluto di cose inutili ancora ampiamente pubblicizzate (ieri sera un giovine fanciullo ultra trentenne rimane a fare bisboccia perchè la mattiva aveva NIVEA FOR MEN Q10 che riparava i danni della pelle dalla notte folleggiante...un bisogno inutile, una vendita assicurata...diceva BILL HICKS ai pubblicitari "KILL YOUESELF"), ecco potrebbe essere una forma di giustizia.
      Ma non credo esista quella giustizia lì, credo esista solo la capacità di capire cosa sta capitando e adattarsi quanto prima.
      Magari tornando a bisogni anni settanta.
      Bardi, con un libro bellissimo (a cui prima o poi mi farà la dedica) spiega come il sistema stia collassando (o lo farà presto) sotto la nostra pressione antropica impietosa alla caccia DI ANCORA ANCORA ANCORA.

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  5. Daniela, se seguiamo la storia dell'energia nucleare, pacifica o bellica, vediamo che per tutte due, sono le società umane che devono essere al loro servizio e non viceversa.
    Questa è la ragione fondamentale per cui l'energia atomica finora conosciuta è diventata un fossile vivente ma in via d'estinzione.
    Ironia della sorte, l'energia geotermica e quella solare sono tutt'e due
    d'origine nucleare e, se avessimo tentato di adoperarle al meglio anche solo settant'anni fa, non ci saremmo inguaiati con le fonti fossili e fissili.
    Siamo ancora in tempo a rimediare, e Ugo nel suo libro ce lo spiega, ma
    ma non a prezzo di saldo e con lo sconto fiera.
    Le elezioni italiane di ieri e l'altroieri sono la sirena del Titanic che avverte che è successo qualcosa all'inaffondabile transatlantico carico
    di ciurma speranzosa ed élite obnubilata dalle gozzoviglie.
    Se si salveranno quasi tutti sarà già un prodigio, ma molta roba nell'accezione verghiana del termine finirà negli abissi nettuniani.
    Per una volta tanto ritorniamo ad essere dei geni visionari.

    Marco Sclarandis

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  6. La visione ideologica che ci fa credere unici e completamente diversi da tutti gli esseri viventi sul Pianeta è solo un curioso delirio di grandezza.
    Ma non c'è nessun rischio di arrivare non solo al 2100, ma neppure al 2020 continuando gli andamenti attuali, cioè con "lo sviluppo".
    Un collasso economico totale è molto vicino e sarà una salvezza per la Terra.

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  7. Wildlife, capisco il tuo scoramento ma noi umani siamo anche capaci di rimediare gli errori commessi.
    Se così non fosse ci saremmo già estinti.
    Vedendo le cose più dall'alto è evidente che stiamo facendo un passaggio critico come per molte altre specie è avvenute in passato.
    Gli insetti per esempio non avrebbero forse potuto evolvere ulteriormente perchè l'esoscheletro sarebbe stato difficile da conciliare con un metabolismo in grado di sostenere una mente complessa come quella dei vertebrati superiori.
    La dichiarazione universale dei diritti dell'uomo è la dimostrazione della consapevolezza che ci occorre un nuovo paradigma per coabitare con tutta la biodiversità sia umana che animale.
    L'energia abbondante ci ha frastornato per non dire letteralmente drogati.
    Ora sappiamo che non possiamo raddoppiare la nostra presenza sul pianeta facendo tutti tutto ciò che solo una minoranza di noi si permette di fare.
    E sappiamo pure che la guerra è un lusso e una lussuria che non ci possiamo più permettere.
    E ancor più sappiamo che la nostra vita individuale non è fatta per sfidare i secoli, come invece lo è per molte piante come l'ulivo o la sequoia.Una parte d'umanità è veramente paranoica nel senso letterale del termine e parte di questa esercita un enorme potere su quella mentalmente sana, ma di debole carattere.
    Può darsi che veramente abbiamo sconfinato e che per una specie come la nostra non sia possibile una popolazione stabile di dieci miliardi d'individui ma solo un decimo di questa.Che significherebbe un'ecatombe inevitabile anche in tempi brevi.
    Ma alcuni indizi ci suggeriscono che spremendo tutta l'astuzia e l'ingegnosità che ci contraddistingue dalle volute del nostro cervello, forse possiamo salvare capre, cavoli, lupi e contadini senza bastonare tutti quanti.
    Dopo la consapevolezza è l'inerzia con cui dobbiamo confrontarci.
    Quell'implacabile forza che impedisce alla materia bruta e a quella animata di cambiare le cose in un istante.

    Tre patate vedo nel mio piatto
    ma cento nella cesta ce ne sono
    mille nell'orto stanno maturando
    un miliardo nei campi sulla Terra
    non le vedo ma miliardi di miliardi
    sonnecchiano acquattate su pianeti
    tanto lontani quanto immaginabili
    mi chiedo se il galattico ortolano
    che insiste nel propagare tuberi
    sappia del limite fissato invalicabile
    affinchè di patata non s'impantani tutto
    o forse è nell'ufficio bulbi tuberi rizomi
    che litigano sulle quote ultime assegnate
    e intanto clandestine solanacee
    perse da carriole in mondi non censiti
    incuranti di destino lesso o fritto
    germogliano con beatitudine ineffabile

    Un saluto Marco Sclarandis

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  8. Calma ragazzi,
    auspicare il collasso economico è come uno sputo verso il cielo...state molto ma molto attenti quando gufate...

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    1. A me non sembra un AUSPICIO, ma una consapevole presa d'atto. A tale consapevole presa d'atto della fisicità dell'evento dovremmo con la conoscenza (data anche da questo testo), immateriale e velocissima, porre un rimedio. E più tardi arriva il rimedio e più accelera il declivio.
      I gufi non c'entrano.

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  9. Anonimo dello 09 Maggio 2012 01:09 non hai nemmeno l'educazione per non dire una briciola di coraggio di presentarti per nome e cognome.

    Non è chi commenta qui con una identità che gufa, semmai sei tu che parli a ufo senza aver niente d'utile da dire.

    Dove vivi, nell'interfaccia vitrea polimerica del touch screen di un ipad ?

    Marco Sclarandis

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  10. Io credo che i petrolieri abbiano molti più dati e informazioni rispetto a noi, sono in possesso inoltre di informazioni segrete cui non abbiamo accesso; quindi, se ci fosse il rischio di un collasso energetico, avrebbero già provveduto molto prima che noi iniziassimo a farci tutte queste pippe mentali

    p.s. caro marco, vivi sereno e non farti troppe paranoie

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  11. Anonimo 09 05 2012 01:09,10 05 2012 18:47 illuditi pure delle loro illusioni.Ma la tua affermazione, per tua stessa ammissione è fede e come tale indiscutibile.
    E non temere per le mie paranoie o la serenità della mia esistenza,che per ora posso garantirmi senza i tuoi suggerimenti.

    Un saluto, 09 05 2012 01:09,10 05 2012 18.47 .

    Marco Sclarandis

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