Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 15 aprile 2011

Fracking gas: un'altra tegola che ci arriva sulla testa


e fai ancora più danni all'atmosfera......



Del "fracking gas" detto anche "non convenzionale" oppure "shale gas" avrete certamente sentito nominare. E' descritto come l'ultima meraviglia che la tecnologia di estrazione ci regala - un vero oceano di gas che ci farà nuotare nell'abbondanza per decenni.

Come sempre, un certo scetticismo è di rigore di fronte ai grandi proclami di abbondanza. Lo faceva correttamente notare, fra gli altri, Massimo Nicolazzi su ASPO-Italia. Il gas non convenzionale potrebbe non essere così abbondante come ci raccontano e, soprattutto, la sua estrazione è costosa.

Ma non c'è dubbio che lo "shale gas" esiste e, se uno è in grado di pagare i costi di estrazione, ne può ricavare una boccata di energia in un momento di necessità quasi disperata. E' quello che sta succedendo negli Stati Uniti, dove la produzione di gas naturale ha ripreso fiato dopo un periodo di declino ed è attualmente ai massimi storici.

Il problema è un altro: è un problema ambientale. Ed è qui che ci arriva la classica tegola sulla testa. Un recente studio della Cornell University, descritto in dettaglio sul sito della BBC, è arrivato a delle conclusioni agghiaccianti in termini di effetti sul clima. ("agghiaccianti" forse non è la parola appropriata parlando di riscaldamento globale; qui sarebbe il caso di dire "ustionanti")

Estrarre lo shale gas richiede processi complessi di fratturazione della roccia mediante iniezioni di acqua ad alta pressione e di altre sostanze. Questo non è soltanto costoso, ma anche inefficiente nel senso che l'operazione rilascia quantità di gas metano importanti nell'atmosfera. Ne rilascia molto di più di quanto non faccia l'estrazione del gas "convenzionale" dove si va semplicemente a estrarre da un deposito sotto pressione.

Il metano, come si sa, è un gas serra molto più potente del biossido di carbonio. Col tempo si trasforma in biossido di carbonio  e come risultato la sua azione di "forcing" climatico scende col tempo; ma non va mai a zero. Secondo i ricercatori di Cornell, tenendo conto delle perdite nell'operazione di estrazione, il danno climatico fatto dal fracking gas è superiore a quello fatto dal carbone a parità di energia generata su una scala di tempo anche fino a 100 anni.

Si sta avverando la previsione peggiore, ovvero che la carenza di combustibili fossili non riduce le emissioni di gas serra. Al contrario, può anche peggiorare le cose, dato che ci stiamo riducendo ad attaccarci a risorse difficili e costose che fanno più danni all'atmosfera a parità di energia generata. (vedi anche questo articolo di Luca Chiari e Antonio Zecca)

In sostanza, un'altra bella tegola sulla testa che ci arriva in un momento diffficilissimo in cui la propaganda anti-scienza è ancora in grado di bloccare ogni iniziativa per ridurre le emissioni. L'unica speranza è premere al massimo sulle rinnovabili. Ci potremo liberare di questa robaccia soltanto se riusciamo a renderla non economica sul mercato.

Nota: l'articolo originale di Robert Howarth non sembra essere accessibile sul sito della rivista "Climatic Change" ma lo si può trovare qui (ringrazio Hydraulics per la segnalazione). Per una discussione più approfondita sulla questione dello shale gas, vedi il mio articolo sul blog Cassandra's legacy


10 commenti:

  1. bisognerebbe quantificare, se la produzione è minima non penso che ci possano essere problemi rilevanti

    Fabio

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  2. Ma il settimanale Time lo propone come soluzione su larga scala:

    http://www.time.com/time/health/article/0,8599,2062331,00.html

    Il che dimostra quante ne stanno provando le corporation delle fonti fossili per prenderci in giro.

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  3. La nuova politica energetica inaugurata da Obama alla George Town University http://tinyurl.com/3apsucg si basa su un concetto nuovo che è l'autarchia energetica degli USA. Che significa diverse cose positive: non facciamo guerre in giro per il mondo per il petrolio, investiamo in risparmio e rinnovabili. Ma ha anche il suo lato oscuro: massimo sfruttamento delle fossili sul territorio USA. Con tutti gli impatti ambientali che questo comporta. Non conterei quindi sulla residualità di questi metodi devastanti, anzi. Peraltro indagini geologiche su questo tipo di estrazioni si stanno già facendo anche in casa nostra, anche se pare esserci una posizione di fermo rifiuto da parte della Regione. http://tinyurl.com/5rytblk. Per ora.

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  4. Grazie per la segnalazione, Hydraulics, ho aggiunto il link all'articolo.

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  5. il problema è immenso, un'equazione a variabili multiple. Bisognerebbe tapparsi in casa e aspettare o al massimo usare piedi e mezzi pubblici per spostarsi, ma chi ci tiene fermi dopo averci abituati per decenni al consumo scriteriato di tutto e tutti. Penso che andremo al disastro senza possibilità di evitarlo. Altro che Cassandra, ci vorrebbe Giona, che ci rimase pure male... per una volta che le persone cambiano in meglio.

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  6. Che il mondo continui a utilizzare fonti fossili sempre più climalteranti nel periodo post picco lo do quasi per scontato. Basta vedere l'impennata degli indici di prezzo sul carbone e sulle "oil sands" dopo il disastro di Fukushima. Ora che il mondo sembra che guardi con più diffidenza al nucleare, i mercati scommettono maggiormente sulle fonti fossili peggiori. Del resto, come si fa tecnicamente a rendere antieconomici tar sands e carbone? Ci vorrebbero scelte politiche sovranazionali coraggiose, ma conoscendo i politici... utopia!

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  7. Ma no, basterebbe che riuscissimo a far funzionare prima possibile questo benedetto Kitegen.
    Questa è l'unica via che vedo io. E dovremmo farlo noi.
    Non si può sempre stare ad aspettare la manna dal cielo... o dallo stato.
    In fondo il prototipo preserie è quasi pronto.
    Basterebbe trovare il modo di metterci d'accordo e di coinvolgere altri 130 soci, sostenitori come quelli che hanno contribuito finora.
    Non è difficile. Se l'abbiamo fatto quando il kitegen era solo sulla carta... se abbiamo tirato fuori oltre un milione di euro prima... perchè non dovrebbe arrivare qualche altro spicciolo adesso che siamo ad un metro dal traguardo?

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  8. Caro Ugo, il sottotitolo che hai usato "...e fai ancora più danni all'atmosfera...... " mi sembra fuorviante e sbagliato, lo toglierei.
    Ci andrei piano con prendermela con il metano tout court; visti i problemi del nucleare, se facciamo a meno anche del metano come tecnologia-ponte, siamo fritti.
    Non capisco perchè per colpa dello shale gas mettere in discussione l'uso del gas naturale per autotrazione; se guardiamo quanti PM, IPA e NOx emette meno del diesel... non c'è paragone.
    Penso siano condivisibili le cautele finali di Gavin Schmidt su realclimate proprio su questo paper
    http://www.realclimate.org/index.php/archives/2011/04/fracking-methane/

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  9. Ho letto un po' di articoli e visto il documentario 'Gasland'; forse il mio punto di vista è parziale, ma si sta parlando forse della tecnologia più distruttiva per l'ambiente mai ideata: inquinamento di falde acquifere in modo estremamente durevole, e di conseguenza impossibilità della coltivazione e del rifornimento di acqua sul posto.
    Negli Stati Uniti, il gas è concentrato in una zona per la gran parte poco abitata: sarebbe quindi possibile estrarlo solo in territori a bassa densità abitativa, non considerando il fatto che la sopravvivenza per tutte o quasi le specie viventi diventa a quel punto impossibile. A me sembra un delirio, ma oramai non ci farò mai l'abitudine. Saluti.

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