Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 5 febbraio 2011

Egitto: rivoluzione o collasso?

Immagine dal NY times - indice dei prezzi dei generi alimentari.

Come si dice alle volte; un immagine vale più di mille parole. L'indice dei prezzi degli alimentari la dice tutta sulla situazione in Egitto e in Nord-Africa. Paesi economicamente deboli, sovrappopolati rispetto alla loro capacità agricola, colpiti dalla siccità e dall'aumento dei prezzi del petrolio, che si riflette su quello dei fertilizzanti, pesticidi, meccanizzazione agricola, eccetera.

Insomma, sembra un caso da manuale di quelli che "I limiti dello sviluppo" aveva già identificato nel 1972: l'esaurimento graduale delle risorse si unisce all'inquinamento in forma di cambiamento climatico per far collassare la società. Oggi il Nord Africa. Nel futuro, staremo a vedere......

14 commenti:

  1. Franco Miglietta5 febbraio 2011 11:44

    Qui, caro Ugo, noi agronomi ci sentiamo chiamati in causa. Il tema, però è difficilmente trattabile nel contesto sempre molto superficiale di un blog. Le produzioni agricole medie dell'area nordafricana sono quasi raddoppiate nell'ultim decennio, grazie ad un sostanziale miglioramento della tecnica agricola, delle cultivar, della gestione e della formazione degli agricoltori. Il 2009, ad esempio, è stato un anno record di produzione di cereali quasi ovunque. Il 2010 è stato da record nell'area costiera ma deficitario nell'interno. La correlazione fra i prezzi delle commodities agricole e le produzioni è sempre scarsa. La speculazione gioca un ruolo straordinario che spesso ha la meglio su tutta la dinamica del comparto. La corsa (spesso dissennata) verso le rinnovabili (bioenergie) sta minacciando gli equilibri agricoli un po' ovunque nei Paesi in via di sviluppo. Il saccheggio del territorio per produrre olio di palma in Indonesia è lo spettro che abbiamo davanti, ma anche la "minaccia Jathropha" in Africa, fa paura. Per fortuna il 2011 si presenta come un anno mediamente piovoso anche in Nord Africa. Tra meno di un mese il CNR avrà le prime proiezioni produttive di cereali (grano duro) per il Mediterraneo. Ma ancora una volta prezzi e produzioni saranno variabili indipendenti.

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  2. Grazie per questo commento, Franco. Speriamo bene per il futuro; è incoraggiante sapere che la produzione "tiene".

    Purtroppo al momento l'impennata dei prezzi dei generi alimentari sta facendo dei danni spaventosi non solo all'Egitto, ma a tutti i paesi poveri dove la gente non ha nemmeno la possibilità di ribellarsi contro qualcosa o qualcuno. E, come dici giustamente, ci sono tanti fattori che premono tutti nella stessa direzione - quella sbagliata

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  3. Franco Miglietta5 febbraio 2011 12:22

    La prima domanda da farci è perchè i prezzi agricoli li fa la borsa di Chicag. Poi riflettere sul perchè la speculazione internazionale prende di mira ciclicamente le commodities. E infine rimboccarci le maniche e proporre soluzioni tecnologiche e biologiche innovative che difendano l'agricoltura e la rendano sostenibile, anche garantendo, come dicomo Fao ed Unido, accesso per tutti all'energia.

    Forse ricordi una domanda che io ti feci tempo fa in un meeting: perchè i capi di stato vanno a Copenhagen e a Cancun a parlare di clima mentre il problema alimentare viene snobbato da tutti? Effetto "riflettori"? Ignorare un prolema così grande come quello alimentare è, per me, la più intollerable forma di negazionismo.

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  4. "speculazione" è qualcosa che si quantifica difficilmente. La puoi applicare alle oscillazioni dei prezzi, ma non al fatto che i costi di tutte le commodities aumentano mediamente di prezzo in una tendenza che ormai è inarrestabile. Questa non è speculazione, è semplicemente esaurimento graduale.

    Personalmente, credo che la minaccia principale alla produzione alimentare sia il riscaldamento globale. Pensare che si possa parlare di agricoltura sostenibile senza fare qualcosa contro il riscaldamento, mi sembra negazionismo non solo intollerabile ma criminale.

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  5. Dal momento che non conosci la reale domanda e la reale offerta, è sempre speculazione quella che si fa. La cattiva speculazione nasce dalla certezza, di qualcuno tra produttore, intermediario, consumatore ad esempio, di una quantità a disposizione su una parte di mercato maggioritaria.
    Mi spiego: io mi occupo di caffè. Dal 2004 non se ne produce abbastanza rispetto alla domanda. Il mercato è passato prima per le mani degli intermediari che facevano la legge, poi anche loro sono diventati di secondaria importanza e le uniche certezze le hanno i produttori, quando una tempesta non spazza via tutto, che hanno il naso su determinati ettari, sanno quanti chicchi potranno darti l'anno dopo...

    Siamo già usciti dalle speculazioni, figlie di epoche di sovraproduzione e siamo in piena carenza di prodotto. Aldilà di Chicago o degli Svizzeri che fanno i grossi contratti di cargo che partono di qua e di là, la situazione attuale è di sostanziale mancanza di prodotto sul mercato. Di petrolio come di cereali, che in parte (nella nostra maledetta epoca) sono sempre petrolio...

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  6. Franco Miglietta5 febbraio 2011 14:27

    Buon punto, Ugo, io sono d'accordo. Il cambiamento climatico è davvero una minaccia in più. Ma cosa possiamo fare per ridurre le emissioni e sostenere insieme il fabbisogno alimentare? Non certo sostituire fossili con bioenergie dedicate, consumando inevitabilmente territorio agricolo: sarebbe scellerato e sei tu stesso a sostenerlo quando dici che già "manca il pane". Allora aumentiamo le rese per unità di superficie consumando meno energia per unità di prodotto? Ma qui abbiamo bisogno di nuove specie sintetiche o ingegnerizzate e di buone pratiche per non far collassare la fertilità. Oppure creiamo una società più efficiente? E il paradosso di Jevons?

    Insomma, nello spazio di un post, si può solo porre la domanda perchè la risposta oltre che essere incerta, ha bisogno di molto più spazio.

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  7. R commento Miglietta : " Ma qui abbiamo bisogno di nuove specie sintetiche o ingegnerizzate e di buone pratiche per non far collassare la fertilità.".....

    Fra le altre cose, a me pare che abbiamo bisogna di una nuova morale molto più di nuove cultivar modificate geneticamente : perchè parlare di default fa più tremare che parlare di effetto serra ? E perchè si parla di rischio/beneficio biologico al singolare, invece che al plurale ed ai plurali delle generazioni ed ambientali ? : vorremmo essere forse l'unica specie formata da un singolo individuo, senza passato e senza futuro ?!


    ...Grazie ancora Prof. Bardi per non aver paura a seguire l'ortodossia dei limiti dello sviluppo : ho l'impressione che molti picchisti dribblino volentieri l'esposizione al pubblico delle implicazioni per le società umane della decrescita obbligata...Ho sentito che il prezzo delle farine in Egitto è storicamente sovvenzionato da aiuti internazionali : può confermare ?..( Peraltro pare che Mubarak volgia andarsene on un bel gruzzoletto : se l'Egitto avesse avuto un governo altrettanto autoritario ma meno corrotto, siamo sicuri che oggi non avrebbe 100 milioni di abitanti, invece che i già incredibili 80 ? )

    Se mi è concessa una nota,oggi ho letto i primi 6 capitoli di "under a green sky ", di Ward : finalmente ho trovato un autore di lingua inglese che non teme affrontare periodi di 7-8 righe : la complessità non è più benevola verso i pavidi che gli incapaci !

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  8. Voglia il cielo che non arrivino le cultivar che sono arrivate in Francia; da allora è scomparso tutto al mercato. Lavoro a stretto contatto con produttori, frutta, verdura, latte, carne,... Biologico e non.
    Mi occupo di trasformazione di cibo.
    E' tutta gente sul lastrico. Soprattutto coloro ce più hanno "ceduto" al nuovo, hanno cambiato le pratiche. Ovvero quasi tutti. E' tutto un compra/vendi. Passano i giorni più belli della primavera e dell'estate su dei cavolo di trattori o motocultori o a dare prodotti di qua e di là. Sono schiavi.
    Rimpiangono di non aver continuato a difendere il locale, le varietà antiche, che ora sono ricercate come l'oro e il mercato nero delle semenze illegale è il primo per affari in Francia. Ma voi agronomi italici lo sapete che c'è una guerra in atto sulle semenze e che mezzo mondo è in rivolta anche per il sequestro del naturale operato da i soliti noti e dai grandi semenzieri?
    Siete d'accordo?
    Perchè?
    Mamma mia. Povero Nord-Africa se lo lasciamo in mano dei parrucconi...

    Tutti sono passati a coltivare quelle 30 robe produttive, si è persa una caterva di biodiversità. Tutte piantine private, semenze private, prodotto che va con la semenza privata, consulenza di podologia che va con il prodotto che va con la piantina.
    L'altro giorno il giornale faceva notare che nel mio dipartimento si chiama la zona "piccola India" per via dei suicidi di contadini. Che già sono pochi.
    Ci vuole etica, morale, lasciar selezionare localmente, liberare ste cazzo di sementi, fissare delle vere quote produttive e lasciar riposare sti suoli morti e ste povere argille. L'agricoltura francese è al collasso, in gran parte per colpa dell'INRA e dei parrucconi che spingono sempre a questo fantomatico progresso...

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  9. Mah... a proposito degli ultimi commenti, credo che non ci voglia molto a capire che popolazione e produzione agricola sono legate insieme da un ciclo di feedback di rinforzo. Se cerchiamo di mitigare la scarsità di cibo aumentando la produzione, è un impresa persa: otteniamo soltanto di far aumentare la popolazione in proporzione. Dobbiamo trovare dei modi di stabilizzare la popolazione - allora non avremo più bisogno di distruggere il suolo per produrre sempre di più e potremo usare tecniche di agricoltura sostenibile.

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  10. Franco Miglietta5 febbraio 2011 23:43

    Se la popolazione mondiale cresce geometricamente, le risorse alimentari crescono in proporzione aritmetica. Così, in parole semplici, se la popolazione umana viene lasciata crescere in modo incontrollato, il numero di persone aumenta ad una velocità superiore a quella dell'aumento di produzione di cibo. Verrà quindi un momento in cui il cibo diventerà limitante. A quel punto ogni ulteriore aumento di popolazione porterà a crisi dovute a fenomeni di carestia o malattie (Robert Malthus, 1830ca).

    La critica venne poi da Marx, soprattutto, che sostenne che l'errore di Malthus era stato quello di non aver capito che lo sviluppo tecnologico poteva far aumentare la produzione di cibo per sostenere un numero sempre crescente di individui. La rivoluzione verde ha poi dato abbondantemente ragione a Marx anche se in realtà ha semplicemente " alzato l'asticella " della teoria malthusiana originale. Il global warming da una parte e l'aumento dell'età media complicano ulteriormente il quadro, adesso: anche perchè il controllo demografico creerebbe rapidamente una società di vecchi che i pochi giovani non riuscirebbero più a sostenere. Un bel casino per il tuo pensiero neo-malthusiano.

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  11. Franco, ne è passato di tempo dall'epoca della polemica fra Marx e Malthus. Oggi, abbiamo dei metodi un zinzinello più sofisticati per trattare la questione.

    Se tratti la variabile "popolazione" nell'ambito di un modello dinamico, allora vedi che Malthus aveva colto qualche elemento importante della questione, ma la storia è molto più complessa.

    In sostanza, la popolazione è una variabile fortemente dipendente da tutte le altre e - in certe condizioni - è possibile che si adatti alle risorse disponibili in modo non traumatico.

    Ovvero, una società agricola può adattarsi ai limiti delle risorse disponibili portando a zero la crescita della popolazione. E' successo nel passato; il Giappone dell'epoca Tokugawa ne è un esempio: società agricola a crescita zero per un buon paio di secoli.

    Tuttavia, ti accorgi anche che forzare la produzione agricola sulla base della tecnologia (la rivoluzione verde) è esattamente il modo di peggiorare la situazione: generi un aumento rapido della popolazione che poi si trova di fronte a una caduta delle rese agricole. Allora, non è più questione di adattarsi gradualmente, ma ci si trova davanti a un collasso rapido; e questo è fortemente traumatico. Anche questo è successo nella storia.

    Insomma, i problemi globali vanno visti in termini globali. Non è bene dare priorità assolute a questa o a quella cosa. Non c'è un primato dell'esaurimento delle risorse sul cambiamento climatico, e nemmeno viceversa. Così non c'è un primato dello sviluppo agricolo sul problema climatico e nemmeno viceversa. Tutti i problemi sono correlati; non ne puoi risolvere uno da solo; anzi, di solito il tentativo di farlo peggiora tutti gli altri.

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  12. Mi vengono in mente due pensieri, anzi tre.
    Caos:
    Quando dovresti calcolare
    quanto ci vorrebbe a calcolare
    quello che bisognerebbe calcolare.
    Ma si fa prima a guardare quel che succede.

    Siamo talmente affogati nella merda che un profumo di violetta ci fa sospettare che sia velenoso.
    Usciremo fuori da questa situazione, certamente.
    Ma sarà come vincere alla lotteria.
    Una lotteria per vincere dei biglietti di una pesca di beneficienza.....

    Marco Sclarandis.

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  13. Caro Ugo, ti sollecito un film che è appena uscito in Francia, "Solutions locales pour un désordre globale".
    Sono quasi tutte esperienze di resilienza e non che ho conosciuto direttamente:
    http://www.youtube.com/watch?v=nGZvog9-iRE

    Riguardo alla piccola polemica con il prof. Miglietta, qua, dico solo che l'agricoltura moderna di cultivar e iper-progredita ha ridotto gli agricoltori dell'area parigina del 97% in 50 anni con Parigi che sul "fresco" ha un autonomia di 48 ore (72 in estate). E la città perde un'ora di autonomia in media ad ogni aumento di 10 centesimi del gasolio da autotrasporto.
    Erano 660 gli agricoltori per 12 milioni di abitanti, ora che ne servirebbero 1200 per calmierare l'importazione sempre più costosa, ne son rimasti 180. E calano, nonostante siano quasi tutti aiutati dallo stato e i loro fidi pagati dal pubblico.
    Non sono io che sono neo-malthusiano, è l'iperspecializzazione, l'industrializzazione, la corruzione dei controllori anche in paesi non sospetti che sta portando soprattutto le agricolture più avanzate al collasso.
    Trasferire, per salvarli, tutto questo in Egitto o in Tunisia, è ridicolo, fuori-luogo, sciocco. Siamo noi che moriremo di fame più rapidi, chè non ne abbiamo più l'abitudine (di aver fame).

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  14. Che meno dell'1% della popolazione produca il cibo per il restante 99% è segno che qualcosa non non va.

    Ho visto il documetario "il mondo secondo Monsanto" che si trova facilmete su Youtube.
    Quelli vogliono diventare i padroni del cibo del mondo. L'avete visto? Bisognerebbe farlo vedere in tutte le scuole.

    Il problema di conservare la biodiversità delle sementi un suggerimento è il seguente:
    www.portlandseedlibrary.com

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