Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 26 agosto 2016

Il "meme terremoto": una vita media di circa 15 giorni



I risultati di una ricerca del termine "Terremoto" su Google trends si leggono un po' come un sismogramma. Vediamo i picchi principali per il terremoto del 2009 a L'Aquila e quello del 2012 in Emilia Romagna. Poi, a ogni picco più piccolo corrisponde qualche terremoto di cui non ci ricordiamo più, per esempio nel Dicembre 2004 c'erano stati dei terremoti con epicentro su Cosenza e su Firenze. Fra breve, vedremo  un nuovo picco in corrispondenza con il terremoto di qualche giorno fa.

Il problema è che l'attenzione si risveglia quando succede qualche disastro, per poi riaddormentarsi immediatamente dopo. Guardate questi dati di google trends relativi al terremoto dell'Aquila del Marzo 2009



La fase acuta di attenzione per il terremoto è durata circa 15 Giorni. Dopo tre settimane era caduta praticamente a zero. Così, possiamo dire con buona certezza che l'interesse per il terremoto di questi giorni sarà completamente scomparso per metà Settembre.

Entro certi limiti, questo comportamento è inevitabile: è il "meme terremoto" che si comporta come deve, come l'equivalente virtuale del gene portato da un virus. E' un fenomeno epidemico, un po' come l'influenza che arriva tutti gli anni.

Tuttavia, il fatto che il terremoto sia un meme non vuol dire che debba avere una vita così breve. Dopo le immagini impressionanti che vediamo in TV, sembrerebbe che uno se ne dovrebbe ricordare per un pezzo. E invece no; sparisce completamente dopo qualche settimana, lasciando quasi zero tracce. Anche senza Google trends, ce ne accorgiamo quando, alla catastrofe seguente, ci si accorge che nessuno ha preso provvedimenti per evitarla.

Questo succede per tutti gli eventi catastrofici. Hanno un' "esplosione mediatica" che dura un tempo molto breve, ma non lasciano tracce. Questo fa si che la necessità di prendere precauzioni non appaia quasi mai nel dibattito politico. I politici prendono voti parlando di grandi opere e di far ripartire la crescita, ma è difficile che si azzardino a menzionare la necessità di spendere molti soldi per mettere in sicurezza il patrimonio edilizio obsoleto e insicuro che abbiamo in Italia. Lo stesso succede per il cambiamento climatico, il pericolo di alluvioni, e tutti i vari rischi "sistemici" di cui poche cassandre si azzardano ogni tanto a parlare.

E allora? Beh, c'è poco da fare. E' il mondo in cui viviamo. Cassandra era già stata ignorata al tempo della guerra di Troia e non c'è da stupirsi che lo siano ancora oggi.