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martedì 15 dicembre 2015

Le grandi promesse dell'accordo climatico di Parigi minate da squallide limitazioni

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Di George Monbiot

Finché i governi non si impegnano a tenere i combustibili fossili nel sotto terra continueranno a minare l'accordo che hanno appena sottoscritto


La conferenza sul cambiamento climatico COP21 dell'ONU a Parigi. Qualsiasi cosa accada adesso, non saremo visti di con benevolenza dalle generazioni successive. Foto: Christophe Petit Tesson/EPA 

In confronto a come poteva essere, è un miracolo. In confronto a cosa doveva essere, è un disastro.



Dentro la stretta cornice entro la quale si sono svolti i colloqui, la bozza di accordo dei colloqui sul clima di Parigi è un grande successo. Il sollievo e l'autocompiacimento con cui è stato salutato il testo finale, riconosce il fallimento di Copenhagen di sei anni fa, dove i negoziati sono andati avanti terribilmente oltre il tempo prestabilito prima di collassare. L'accordo di Parigi attende ancora un'adozione formale, ma la sua aspirazione al limite di 1,5°C di riscaldamento globale, dopo il rifiuto di questa richiesta per così tanti anni, può essere visto all'interno della sua cornice come una clamorosa vittoria. Rispetto a questo ed altri, il testo finale è più forte di quanto la maggior parte delle persone ha previsto.

Fuori dalla cornice si presenta come qualcos'altro. Dubito che i negoziatori credano che non ci saranno più di 1,5°C di riscaldamento globale grazie a questi colloqui. Coma riconosce anche il preambolo dell'accordo, anche quello dei 2°C, in vista delle deboli promesse che i governi hanno portato a Parigi, è fortemente ambizioso. Anche se negoziati da alcune nazioni in buona fede, è probabile che i risultati reali ci condannino a livelli di crollo climatico che saranno pericolosi per tutti e letali per alcuni. I nostri governi parlano di non gravare le future generazioni col debito. Ma si sono appena accordati per gravare i nostri successori con una eredità molto più pericolosa: il biossido di carbonio prodotto dalla combustione ripetuta di combustibili fossili e gli impatti a lungo termine che questo eserciterà sul clima globale. Con 2°C di riscaldamento, grandi parti della superficie del mondo diventeranno meno abitabili. E' probabile che le persone di queste regioni affrontino estremi più violenti: siccità peggiori in alcuni luoghi, alluvioni peggiori in altri, tempeste più grandi e, potenzialmente, impatti gravi sulle forniture alimentari. Le isole e i distretti costieri in molte parti del mondo sono a rischio di scomparire sotto le onde.


Il Sole può raffreddare la Terra?

Una combinazione di mari che si acidificano, morte dei coralli e fusione dell'Artico significa che l'intera catena alimentare marina potrebbe collassare. Sulla terraferma, le foreste pluviali potrebbero ritirarsi, i fiumi seccarsi e i deserti allargarsi. L'estinzione di massa è probabile che sia la caratteristica della nostra era. E' così che si manifesterà il successo come è stato definito dai delegati plaudenti. E il fallimento, anche se nei loro termini? Be', anche questo è plausibile. Mentre le prime bozze specificavano date e percentuali, il testo finale mira solo a “raggiungere il picco globale delle emissioni di gas serra il prima possibile”. Il che può significare tutto e niente. Onestamente, il fallimento non appartiene ai colloqui di Parigi, ma a tutto il processo. Un massimo di 1,5°C, ora un'aspirazione ed un obbiettivo improbabile, era eminentemente raggiungibile quando la conferenza sul cambiamento climatico dell'ONU si è svolta a Berlino nel 1995. Due decenni di procrastinazione, causati dalla lobby dei combustibili fossili – palesemente, segretamente e spesso addirittura in modo sinistro –  accoppiata con la riluttanza dei governi nello spiegare ai loro elettorati che il pensiero a breve termine ha costi a lungo termine, fanno s^ che la finestra di opportunità ora è chiusa per tre quarti. I colloqui di Parigi sono i migliori che ci siano mai stati. E questo è un atto d'accusa terribile.


Persone vestite come orsi polari che dimostrano vicino alla Torre Eiffel a Parigi, durante la COP21. Foto: Matt Dunham/AP 

Per quanto il risultato sia progressivo in confronto a tutto quello che è successo prima, ci lascia un accordo quasi comicamente sbilenco. Mentre i negoziati su quasi tutti gli altri pericoli globali cercano di affrontare entrambi i lati del problema, il processo climatico dell'ONU si è concentrato interamente sul consumo di combustibili fossili, ignorando la loro produzione. A Parigi i delegati hanno solennemente convenuto di tagliare la domanda, ma a casa cercano di massimizzare l'offerta. Il governo britannico ha persino imposto un obbligo legale a sé stesso, nella Legge sulle Infrastrutture del 2015, per “massimizzare la ripresa economica" del petrolio e del gas britannici. L'estrazione di combustibili fossili è una dura realtà. Ma l'accordo di Parigi è pieno di realtà morbide: promesse che possono scivolare via o svanire. Finché i governi non si impegnano a tenere i combustibili fossili nel sotto terra continueranno a minare l'accordo che hanno appena sottoscritto. Con Barack Obama alla Casa Bianca ed un governo dirigista che sovrintende i negoziati di Parigi, questo probabilmente è il meglio che possa andare. Nessuno probabile successore del presidente degli Stati Uniti mostrerà lo stesso impegno. In paesi come il Regno Unito, le grandi promesse fatte all'estero sono minate da squallide limitazioni interne. Qualsiasi cosa accada adesso, non saremo visti di con benevolenza dalle generazioni successive. Quindi sì, lasciamo che i delegati si congratulino fra loro su un accordo migliore delle attese. E lasciamoglielo mitigare con delle scuse a tutti coloro che il trattato tradirà.