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venerdì 10 luglio 2015

La Terra si trova sull'orlo della sua sesta estinzione di massa ed è colpa nostra

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Il tasso al quale le specie vertebrate stanno morendo ora supera di molto quello normale




Il Tilosauro marino e il Pteranodonte volante si sono estinti nell'estinzione del Cretaceo-Terziario. Foto: Arthur Dorety/Corbis

Di Jan Zalasiewizc

La vita sulla Terra è in pericolo. Lo sappiamo bene. Ma quanto siano diventate gravi le cose e quanto velocemente si stanno sviluppando gli eventi? Quanto, di fatto, prima che i tesori biologici della Terra vengano devastati, in quella che sarà il sesto grande evento di estinzione di massa? E' questo che Gerardo Caballos ed i suoi colleghi dell'Università Autonoma del Messico hanno valutato in un saggio uscito venerdì.

Queste sono domande straordinariamente difficili. Ci sono diversi milioni di specie, molte elusive e rare, che abitano luoghi remoti e pericolosi. Ci sono troppo pochi biologi esperti nel campo per tracciarle tutte. Dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che ogni singola specie sia estinta è un lavoro arduo e certosino (pensate a quanto c'è voluto per mostrare – alla maggior parte della gente, perlomeno – che Loch Ness probabilmente non ospita un grande mostro). E non si tratta soltanto di fare l'appello delle estinzioni moderne. Ciò deve essere confrontato con un “riferimento” a lungo termine del tasso di estinzioni durante la lunga storia geologica nel nostro pianeta. Ciò può soltanto essere estratto dal lavoro ugualmente certosino e difficile di scavare ed identificare milioni di fossili dagli strati di roccia quasi infiniti. Senza sorpresa, diversi studi fatti finora sui diversi fossili hanno ottenuto tassi di riferimento diversi.

Caballos e i suoi colleghi hanno ponderato queste difficoltà ed hanno elaborato probabilmente la stima finora più robusta di quanto sia grave la crisi moderna. Sono stati deliberatamente prudenti – sono ben consapevoli dei pericoli di gridare al lupo al lupo su un argomento di tale importanza e sul quale la passione si infiamma. Per cominciare, si sono limitati ai gruppi di organismi meglio studiati: i vertebrati. Poi hanno fatto una stima per eccesso delle estinzioni di fondo con cui confrontarsi, per rendere le cifre moderne meno drammatiche possibili. Poi, hanno aggiunto quelle estinzioni naturali che è probabile che siano avvenute, ma che non sono state ancora verificate. Anche con questo cautela, le cifre sono comunque scioccanti. Piuttosto che le nove estinzioni fra i vertebrati che ci si aspettava che fossero avvenute in circostanze geologiche normali dal 1900, la loro stima prudente aggiunge altre 468 estinzioni, distribuite fra mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci.

Esempi di specie perdute includevano il delfino dello Yangtze e il Rospo dorato del Costa Rica. A seconda del gruppo, i tassi di estinzione sono da 10 a 100 volte più alti del normale. Una sesta estinzione di massa sta quindi cominciando. Caballos e i suoi colleghi stimano che crescerà fino a rivaleggiare con l'ultima grande catastrofe del passato, quando i dinosauri e gran parte del resto sono scomparsi 65 milioni di anni fa, in un tempo corrispondente a tre tempi di vita umani. Ancora una volta, si tratta di una stima prudente . Considera semplicemente i meccanismi di uccisione, di perdita di habitat, di predazione, di inquinamento e così via in funzione oggi. La proiezione di Caballos non tenta nemmeno di considerare, per esempio, gli effetti del riscaldamento globale o dell'acidificazione dell'oceano. Una volta che questi entrano in gioco sul serio, faranno sparire molte specie dalle loro zone di abitabilità e farà aumentare il tasso di estinzioni ancora di più.

In termini di scala, ora stiamo vivendo all'interno di uno di quei brevi e rari episodi nella storia della Terra in cui il contesto biologico della vita viene smantellato. Si tratta di una tragedia in tutti i sensi – ma, in sé, potrebbe essere vista come un ulteriore episodio di distruzione biologica nella storia del nostro pianeta. La Terra c'è già passata in precedenza – e ci passerà ancora, prima che la sua vita venga completamente estinta fra più o meno un miliardo di anni in futuro. Questa particolare perturbazione della biosfera, però, ha alcune caratteristiche molto speciali. Di fatto, non c'è stato niente di lontanamente simile nella storia del nostro pianeta. Per coincidenza, uno degli autori dello studio di Caballos, Anthony Barnosky dell'Università della California a Berkeley, è stato impegnato in un altro studio pubblicato la stessa settimana, uno studio che ha cercato di mettere il dito esattamente su cosa c'è di così diverso – e così strano, in termini planetari, da non indugiarci sopra – su cosa sta succedendo alla biosfera proprio in questo momento.

Questo secondo studio, condotto da Mark Williams, un paleontologo dell'Università di leicester, ha identificato alcune novità piuttosto straordinarie al centro degli eventi attuali. Primo, le estinzioni passate sono state alimentate da quelli ora che stanno diventando i molto famigliari cavalieri dell'apocalisse planetaria: enormi eruzioni vulcaniche che soffocano l'atmosfera ed avvelenano i mari; il caos causato dall'impatto di un grande asteroide e gli effetti strazianti di un rapido cambiamento climatico. Nessuno di questi figura realmente nell'attuale crisi biologica – nemmeno il cambiamento climatico, che è ancora soltanto nelle sua fasi iniziali.

Piuttosto, le estinzioni sono state alimentate dagli effetti di una sola specie, l'Homo Sapiens. Una tale estinzione di massa non è mai avvenuta prima (con la probabile eccezione di 2,5 miliardi di anni fa, quando un tipo di microbo ha sviluppato la fotosintesi per diffondere l'ossigeno, un gas che sarebbe stato altamente tossico per gli altri microbi che vivevano allora e che sarebbero stati spinti ai margini della vita sulla Terra – dove sono ancora). Ancora più straordinario, quest'unica specie vive sulla terraferma, ma è riuscita a diventare il predatore apicale anche degli oceani, causando il collasso delle popolazioni di balene e pesci.

In tutto, la nostra sola specie ora si è impadronita di qualcosa fra il 25 e il 40% della produttività primaria della Terra. E' una produttività che su grandi aree di terra è “iper fertilizzata” dall'estrazione di milioni di tonnellate di azoto dall'aria, col processo Haber-Bosch, e scavando quantità analoghe di fosfati dalla terra. Le colture super nutrite vengono nutrite, in modo altamente efficiente, per allevare animali che a nostra volta mangiamo. La scala di questa operazione è un grande motivo della scala dell'estinzione di massa in corso di altri organismi. Lo scienziato Vaclav Smil, dell'Università di Manitoba, ha calcolato che misurati semplicemente in massa, gli esseri umani ora costituiscono un terzo dei vertebrati terrestri e gli animali che alleviamo per mangiare – mucche, maiali, pecore e così via – costituiscono gran parte degli altri due terzi. Tutti gli animali selvatici – elefanti, giraffe, tigri e così via – ora sono meno del 5% in massa. E' un indicatore di quanto siano stati spinti ai margini dagli esseri umani.

Gli esseri umani cambiano le cose in altri modi – ora dirigono l'evoluzione degli animali che sono utili a loro attraverso la riproduzione e l'ingegneria genetica: ancora una volta, si tratta di una novità planetaria. L'energia che la nostra specie ottiene dalla fotosintesi non è sufficiente e quindi estraiamo energia fotosintetica immagazzinata dal sottosuolo, come gli idrocarburi, in enormi quantità e la usiamo per alimentare le nostre macchine. Queste macchine – auto, aerei, computer e molto altro – sono state definite, insieme ai loro software umani, la tecnosfera dal geologo Peter Haff dell'Università di Duke. Haff lo vede come un sistema emergente con le sue proprie dinamiche interne (e che gli esseri umani attualmente alimentano, ma che non controllano realmente) – di fatto un'emanazione della biosfera. Qualsiasi cosa sia, si evolve alla velocità della luce in confronto all'evoluzione biologica.

I cambiamenti della biologia della terra comprendono, pertanto, un evento di estinzione di massa che si sviluppa rapidamente, come reso su grafico da Gerardo Caballos e dai suoi colleghi. Ma ciò potrebbe essere visto come parte di una trasformazione molto più radicale. Stanno emergendo nuovi schemi fondamentali che potrebbero essere paragonati, diciamo, col cambiamento di mezzo miliardo di anni fa, quando una biosfera che consisteva di soli microbi ha lasciato spazio ad una dominata da animali multicellulari. Questo nuovo schema planetario potrebbe svilupparsi forse abbastanza bene da aiutare ad evitare un'estinzione di massa? Attualmente, la tecnosfera è più un parassita che un partner della biosfera . Per esempio, è terribile nel riciclare.

Ma alcuni aspetti potrebbero aiutare ad alleviare gli effetti peggiori del riscaldamento globale. Per esempio, gli esseri umani hanno causato la più grande trasmigrazione della storia. Alcune di queste specie invasive potrebbero adattarsi bene alle nuove temperature più alte. E un miglior uso dell'energia e dei materiali può ridurre la pressione sul restante ecosistema naturale. Scongiurare un'estinzione di massa è ancora possibile, ma non abbiamo molto tempo.

L'autore è professore di paleobiologia all'Università di Leicester

Non è la prima volta - Estinzioni di massa precedenti

La storia geologica comprende molti periodo in cui le specie sono scomparse in gran numero. In ognuna di quelle seguenti, più di metà delle specie della Terra è scomparsa:

1 Fine dell'Ordoviciano, 443 milioni di anni fa.
Questa coincide con una glaciazione molto rapida; il livello del mare è crollato di più di 100 metri, devastando gli ecosistemi marini di bassa profondità; meno di un milioni di anni dopo, c'è stata una seconda ondata di estinzioni quando si è fuso il ghiaccio, il livello del mare è aumentato rapidamente e gli oceani sono diventati privi di ossigeno.

2 Tardo Devoniano, circa 360 milioni di anni fa.
Un evento prolungato e caotico, che ha colpito ancora una volta molto duramente la vita nei bassi fondali ed un'estinzione che è stata probabilmente dovuta al cambiamento climatico.

3 Estinzione di massa del Permiano-Triassico, circa 250 milioni di anni fa.
La più grande di tutte, “La grande Moria” di più del 95% delle specie, è fortemente collegata a enormi eruzioni vulcaniche in Siberia che hanno causato, fra gli altri effetti, un episodio breve e cruento di riscaldamento globale.

4 Estinzione di massa del Triassico-Giurassico, circa 200 milioni di anni fa.
Questa è stata collegata ad un'altra enorme esplosione di attività vulcanica.

5 Estinzione di massa del Cretaceo-Terziario, 65 milioni di anni fa.
Questa ha sterminato i dinosauri e molto altro; è stato probabilmente un impatto di un asteroide in Messico a fare il danno, ma l'ecosistema mondiale potrebbe essere stato indebolito da eruzioni vulcaniche in quella che ora è l'India.