Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 4 ottobre 2014

Il liberismo economico come religione

DaThe Oil Crash”. Traduzione di MR


di Antonio Turiel

Cari lettori,

l'ultimo post della scorsa settimana era un piccolo racconto distopico, una narrazione esemplificativa di quelli che utilizzo per illustrare in forma più semplice, come in una parabola biblica, alcuni concetti più teorici e pesanti. Lo scorso anno queste narrazioni esemplificative  “la serie “Distopia”) sono andate abbastanza bene e di fatto uno di essi è cresciuto fino a diventare un racconto breve a puntate. (“Un futuro incerto”). Tuttavia, il racconto della settimana scorsa (che apre la serie di quest'anno) è stato accolto non troppo bene. Fra le centinaia di pagine scritte da me in questo blog sono riuscito a continuare a migliorare abbastanza il mio stile, ma le ragioni per le quali un determinato post riceve un'accoglienza migliore o peggiore continuano ad essere abbastanza lontane dalle mie intenzioni. Forse il post della settimana scorsa era troppo lungo (stavo pensando di fare più puntate, ma ho avuto paura di vedermi coinvolto nel vortice di redazione e pulizia stilistica che è stato “Un futuro incerto”, che ho redatto per intero in meno di due settimane); probabilmente, il problema era che il tema trattato era di poco interesse per il lettore abituale del blog (un'altra visione di un futuro totalitario e meschino), o forse in queste date molti lettori abituali sono già in vacanza e non è un momento particolarmente adatto per mettersi nel cuore un tipo di romanzo tale nel cuore.

Tuttavia, in questo post volevo introdurre la discussione di alcuni aspetti che credo siano cruciali per capire cosa sta succedendo e cosa succederà. Forse conviene ricordare in questo momento qual è la funzione di questo blog: non si tratta di fare un mero inventario delle nostre disgrazie e lamentarsi di ciò che si considera inevitabile. A mio modo di vedere, nulla è inevitabile e se dedico tempo a discutere un determinato argomento è perché credo che proprio l'azione positiva su di esso può portarci ad evitare gli scenari più sgradevoli. Per questo le relazioni che scrivo qui hanno questo taglio di “racconti esemplificativi”: si tratta di imparare (e correggere) tramite l'esempio.

E' che considero abbastanza importante rendere manifesto un problema e vado osservando (naturalmente non sono né l'unico né il primo a vederlo): la progressiva trasformazione del pensiero economico dominante – che chiameremo, per semplificare, “liberismo economico” o “neoliberismo” - in una religioni egemonica e totalitaria. A volte si dicono queste cose (“il vero Dio sono i soldi”) in modo generico, senza entrare troppo in dettaglio. Proprio in questo post (che sarebbe la teoria sulla quale si basa l'esercizio pratico letterario della settimana scorsa) vorrei mostrare che in realtà il liberismo economico come dottrina attualmente dominante ha sempre più le caratteristiche di una religione oppressiva ed inquisitoria, irrazionale e anti-empirica, repressiva e distruttiva. Proprio quello che mostravo nel post della settimana scorsa: i Rettori, che un tempo erano gli assessori economici del Governo, si erano trasformati in una casta con tutte le caratteristiche ecclesiali (alla fine del racconto, addirittura, si autoimpongono il celibato obbligatorio).

Lungo il post userò le idee di diversi pensatori economici di cui conosco le opere molto sommariamente; non darò riferimenti perché mi ci vorrebbe troppo trovarli. Senza dubbio, una persona con una conoscenza della storia dell'economia e del pensiero economico potrebbe dare una forma migliore a questo post, il quale pretende soltanto di essere un'introduzione divulgativa al problema.

Per analizzare il fenomeno della progressiva conversione dell'Economia Liberale imperante oggigiorno in religione dobbiamo prestare un'attenzione particolare al linguaggio, perché dato che le religioni si muovono sul terreno del pensiero astratto, l'unico veicolo che hanno per influire sul mondo per mezzo delle parole.

- Linguaggio egemonico: Oggigiorno si presenta il tema economico come qualcosa di indiscutibile, è l'unica verità possibile. All'inizio della crisi si discutevano ancora alcune alternative (Sarkozy ha avuto l'ardire di porre la necessità di “rifondare il capitalismo”), ma ora non è più possibile. Anche se ovviamente esistono correnti di pensiero economico alternative (come l'economia ecologica o l'economia del bene comune), queste sono confinate in ambiti accademici o marginalizzati. I rappresentanti di queste alternative (con qualche eccezione rilevante) raramente appaiono nei mezzi di comunicazione di massa e quando lo fanno sono programmi di contenuto sociale, come esempio di diversità culturale. Tuttavia, ogni volta che si analizza qualche aspetto della attualità economica, l'esperto è quasi sempre un uomo (interessante collegamento con la visione maschilista), vestito impeccabilmente come se fosse in costume (l'abito della moderna religione), di età media (né troppo giovane da sembrare un avventuriero, né troppo anziano da sembrare decrepito), aspetto risoluto (retorica sicura e travolgente, gesto torvo, frasi-cliché ripetute mille volte) e strettamente aderente al pensiero economico imperante. Ed anche se fortunatamente nei mezzi di comunicazione alternativi della rete si possono ascoltare altre voci, nemmeno lì c'è dibattito, perché i frequentatori abituali sono di opinioni analoghe , visto che raramente un economista mainstream si abbasserebbe a discutere con loro (i programmi di Radioactividad che io stesso ho registrato di solito sono un sequenziale  darsi ragione a vicenda mentre si parla). E' interessante evidenziare che proprio una delle poche persone che ha avuto occasione di confrontare visioni alternative a quelle egemoniche in mezzi di comunicazione di una certa portata è stato Pablo Iglesias, del movimento politico spagnolo Podemos (Possiamo) e che grazie al fatto di avere visualizzato un'alternativa, ha avuto un gran successo alle urne (e ovviamente non si commetterà mai più questo errore di aprire la discussione in un mezzo di comunicazione).

- Linguaggio totalitario: Nel linguaggio comune si è soliti identificare “totalitarismo” con “fascismo” e “repressione” ed anche se procedono a braccetto, non sono la stessa cosa. Il totalitarismo è più che altro una visione filosofica. Un'idea totalitaria è quella che abbraccia tutte le sfere delle relazioni umane e che alla fine finisce per regolare tutti gli aspetti del quotidiano, dal commercio al modo di oziare, dalla punizione alle relazioni sessuali. Secondo la dottrina del liberismo economico, al momento il regolatore unico delle relazioni umane è il mercato: tutti i prodotti dell'attività umana si sono ridotti a mercanzie (commodification, dicono in inglese) e pertanto hanno un valore economico e possono essere venduti e comprati nel mercato. Se per esempio un'azienda ha intossicato migliaia di persone, l'accento viene posto sulla ricerca di un indennizzo economico, in misura minore nel riparare il danno e in nessun caso è prevista un'imposizione di carichi penali alla persona non fisica. Si è già teorizzato su questi carichi penali, potrebbe essere la perdita della libertà (viene destituito il consiglio di amministrazione e l'azienda viene commissariata per un certo tempo da un gestore giudiziario) o persino la morte (l'azienda viene liquidata) L'idea di carico penale su tutti i soggetti giuridici, non solo sulle persone fisiche, non è tanto folle: se le corporazioni sono riuscite ad avere diritti, perché non dovrebbero avere doveri? Perché non si può imporre loro una pena se il loro comportamento è chiaramente psicopatico ed antisociale? Secondo la visione dominante, gli errori della corporazione sono colpa del suo consiglio di amministrazione ed è per quello che le responsabilità devono essere appurate a livello personale. Ma in realtà il consiglio è al servizio della corporazione e dei suoi azionisti e tenta di attenersi al mandato che gli è stato dato, che è la massimizzazione del profitto. Così, si verifica che i consigli di amministrazione stanno cambiando (tattica di diluizione delle responsabilità) mentre le aziende agiscono in modo sempre più psicopatica. Dentro la corrente di pensiero economico imperante, per evitare di aprire questi dibattiti necessari ma sgradevoli, si pone l'enfasi sul fatto che tutto è mercato e tutto si regola attraverso degli interscambi monetari. La mercificazione di tutte le sfere umane è stata fatta progressivamente: prima è stata la terra, poi il lavoro, poi i beni comuni e per il futuro è prevedibile che saranno le persone stesse (schiavitù). Questa logica perversa per cui tutto è mercato, per cui non esiste nulla al di fuori del mercato, parta al fatto che i pazienti di un ospedale o i viaggiatori di un treno ora siano “clienti” o, nel migliore dei casi, “utenti”, favorendo il fatto che l'alienazione, la privazione della categoria di “persona” o “personale” sia “la normalità”, l'abitudine, la cosa comunemente accettata, ciò che ci si deve aspettare e senza discussione possibile. L'uomo della strada è stato addestrato per trovare che sia concepibile, anche se sgradevole ( e persino, per alcuni, accettabile), che un ospedale lesini verso i suoi pazienti per “aumentare i propri benefici” o “migliorare la propria gestione”. In generale, le denunce per mala gestione dell'amministrazione pubblica vengono dirette in prima istanza a denunciare la corruzione, la richiesta di mazzette, l'appropriazione indebita o la malversazione di portata pubblica, ma quasi mai a sollecitare un servizio migliore ed un atteggiamento più generoso e umano verso gli amministrati, che sono coloro che in realtà pagano questi servizi con le proprie tasse. La grande vittoria del totalitarismo liberal economico è che tutti accettino che tutto viene regolato dal mercato, che tutto è monetizzabile e suscettibile di essere trasformato in mercanzia. Più ancora, che in realtà tutti facciamo parte in maniera indistinta di questo mercato, che noi siamo il mercato (come recita un famoso libro di un economista spagnolo che è già stato ristampato diverse volte). La realtà è che non tutto è mercato e tanto meno che il mercato può regolare tutte le transazioni economiche (per sapere di più, leggete la serie “Citizen K” di “Acorazado Aurora”)

- Linguaggio dottrinale: Tutte le religioni egemoniche vengono veicolate attraverso un corpus centrale scritto e un sacco di pubblicazioni complementari “nel canone”, che servono a fissare la dottrina. Non si pretende di validare la conoscenza rivelata con osservazioni della realtà, cercando i suoi punti deboli a le sue contraddizioni, ma si selezionano quelle verità che si adattano meglio ai dettati della dottrina. Tutto ciò che si allontana dal canone fissato dai guru riconosciuti viene condannato all'ignoranza ed il suo autore all'ostracismo. Richiama l'attenzione il linguaggio molto aggressivo, con frequenti denigrazioni e a volte insulti, che viene utilizzato contro ciò che devia dalla retta via, dalla dottrina. Alcuni di questi problemi affliggono persino oggi alcuni rami della scienza, anche se in nessun caso con la virulenza che si osserva nel dibattito pubblico sull'economia.

- Linguaggio dogmatico: La visione liberale dell'economia si sta trasformando in un dogma che non si può discutere, c'è una verità rivelata che non può essere messa in discussione, non c'è altra verità al di fuori di essa. Se la Spagna ha un problema di debito pubblico, la raccomandazione del FMI è che si adottino misure che rendano flessibile il mercato del lavoro (un eufemismo per chiedere di rendere più facili i licenziamenti e che si riducano i salari, cioè, per ridurre il carico salariale nei conti dei risultati degli imprenditori). Ma non si riesce a capire perché si chiede una cosa simile se, invece di risolvere il problema, lo aggrava: la diminuzione del reddito disponibile dei lavoratori erode il consumo e pertanto aggrava la crisi economica, per cui diminuisce la raccolta delle tasse ed aggrava il problema del debito. In realtà, il FMI “raccomanda” (“intima” sarebbe un verbo più appropriato) tali misure per ridurre il carico salariale sul capitale senza vedere che in un mondo senza espansione, in una crisi economica che non finirà mai, ciò porta solo al disastro. Il dogma liberal economico, essendo indiscutibile, non può nemmeno evolvere. Le ricette economiche derivate in una società fortemente manifatturiera sono le stesse da applicare ad un'economia basata sui servizi e anche le stesse in una situazione in cui le risorse stanno diventando sempre più scarse. Ma così come le società umane evolvono, così le teorie economiche necessarie per descriverle con efficacia devono evolvere. La teoria economica liberale è già fissata e non evolve nonostante il cambiamento degli scenari. Ma ancora, nonostante le formule che propone – e che si stanno applicando in maniera rigorosa in molti paesi occidentali – non stanno mostrando nessun successo, si attribuisce il fallimento alla mancanza di impegno dei governi nell'attuarle e si insiste nel reiterare la loro validità, a dispetto dell'esperienza. Proprio come ci si aspetta da un pensiero dogmatico. A lungo termine, le nuove correnti economiche (economia ecologica, economia del bene comune) resteranno relegate all'irrilevanza e possono finire per essere perseguitate come a suo tempo l'eresia.

- Linguaggio esoterico: Data la profonda banalità di alcune delle idee della teoria economica liberale, risulta imprescindibile creare parole e concetti che dissimulino le idee e che le rivestano di una grandiosità ed un mistero che non avrebbero se venissero espresse in termini più mondani. Si parla della “infinita sostituzione dei fattori di produzione” per dire che, secondo questa dottrina dogmatica, ogni volta che manchi qualcosa si troverà immediatamente un sostituto e a prezzo ragionevole. Si parla di “costo aggregato” per dire costo totale (sommando tutti i costi implicati) di un'operazione, eccetera. Alcuni indicatori sintetici (cioè, pure astrazioni matematiche o di linguaggio) sono presi come riferimenti indiscutibile, come per esempio il PIL (e di solito non si spiega perché la crescita del PIL sia l'unico fattore di cui si tiene conto nell'implementare le politiche economiche, né se la gente, il popolo, è d'accordo col fatto che gli si dia tanto peso). Dato questo linguaggio speciale ed i concetti implicati, si rende necessario appartenere alla casta degli iniziati, gli economisti, per poter entrare nel dibattito economico, il che costituisce una barriera di ingresso per i non iniziati ed un argomento standard per squalificare, a volte con insulti, la validità di ciò che si dice senza rispondere all'argomentazione di fondo (io mi sono trovato in questa situazione alcune volte e generalmente i contro argomenti, quando vengono richiesti, sono estremamente deboli, essenzialmente del tipo “in passato è stata una cosa buona” o un qualche ricorso al dogma). Dato che il cittadino non capisce ciò che si dice, si vede obbligato a delegare completamente le decisioni ai sommi sacerdoti, a “coloro che se ne intendono”. C'è un certo parallelismo con l'esoterismo che a volte circonda la scienza, anche se proprio oggi è molto apprezzato il lavoro di divulgazione scientifica, l'avvicinamento della scienza all'uomo della strada, e non tanto il fare divulgazione economica (in particolare su questioni tanto polemiche come la creazione dei soldi).

- Linguaggio astratto: Una delle caratteristiche di definizione del linguaggio economico imperante è la dipendenza dall'empirismo. Si argomenta che i dati danno ragione a certi ragionamenti e per questo si definiscono quantità astratte, indici di benessere o qualche valore di riferimento, che in generale vengono usati per argomentare che sono la conseguenza dell'attuazione delle politiche liberali. Dato che non vengono isolati altri fattori (come per esempio il progresso tecnologico o l'introduzione di certe pratiche di coltivazione ed industriali), risulta complicato sapere quale sia l'effetto specifico direttamente attribuibile alla dottrina e quale si sarebbe prodotto anche senza di essa. Questo problema, che non è esclusivo dell'economia (la difficoltà di isolare le cause che danno adito ad un fenomeno per poter valutare l'impatto di sue determinate variabili interne), si risolve qui tipicamente con affermazioni del tipo “è evidente che...”, che essenzialmente ciò che dimostrano è che si vuole ottenere ciò che si era ipotizzato di partenza (la cosa logica in una situazione del genere è tentare di falsare la dipendenza ipotizzata). L'introduzione di indici e concetti astratti ha il vantaggio che si può difendere il fatto che le cose stiano migliorando anche se non è così, in un atteggiamento che ha riminiscenze della scolastica medievale.

- Negazione della realtà: Una conseguenza del pensiero meramente astratto e lontano dalla realtà, persino sprezzante nei suoi confronti, è la negazione della realtà quando questa non si adatta ai dettati della dottrina. E' stato da poco pubblicato un articolo di George Monbiot (apparso sul blog di The Guardian), dal titolo provocatorio: “Perché i liberali devono negare che c'è il cambiamento climatico, in breve”. La questione è semplice: se i liberali difendono il fatto che il diritto fondamentale sia quello della proprietà privata e che il mercato sia l'unico meccanismo regolatore, l'esistenza di esternalità che condizionano negativamente la proprietà di altri implica che le parti lese abbiano diritto a reclamare una compensazione e persino la cessazione dell'attività lesiva della loro proprietà. Visto che ciò implicherebbe l'impossibilità di molte attività industriali, che di fondo sono il sostentamento materiale a cui serve questa dottrina. Così, pertanto, non c'è da sorprendersi che il negazionismo sia la norma fra i neoliberali e che si inventino termini sprezzanti per gli scienziati che con più conoscenze di loro ricercano nel campo dei cambiamenti climatici e di altri problemi ambientali. E' molto comica l'ostinazione con cui questa gente, senza alcuna formazione scientifica, discute concetti complicati di climatologia e meteorologia, che “credono di capire” o che credono che gli scienziati malvagi stiano manipolando – perché? Per quale motivo? Questo non importa, danneggiano la dottrina e pertanto devono essere duramente attaccati.

Gli esempi di negazione della realtà sono numerosi nelle file neoliberali. A mo' di esempio: nella misura in cui i problemi di fornitura di petrolio si stanno facendo più evidenti, si ricorre ai vecchi errori (per esempio, insistere su quanto siano grandi le riserve senza voler guardare a cosa sta succedendo alla produzione) e sappiamo già che gli economisti non comprendono il picco del petrolio. Gli sforzi per sfuggire la realtà energetica stanno portando ad un crescente uso di un linguaggio falsato e specifico molto ben descritto da Kurt Cobb, dove la scarsità di maschera da abbondanza e la stagnazione da crescita. Il problema è, alla fine, che si scambia il mezzo con il fine: le politiche neoliberali vengono poste per tentare una nuova forma specifica per far riprendere la crescita, ma, per prima cosa, perché vogliamo la crescita? Nessuno si interroga sul fatto che la crescita non possa essere il fine, ma un'astrazione per ciò che si desidera realmente: più impiego, più benessere, più prosperità generale e personale... Si applicano misure di austerità senza voler vedere gli effetti non desiderati che comportano, basandosi su idee astratte, eteree, senza senso. Ma il fatto è che alla fine questa ripresa non arriva mai, non sta arrivando né arriverà mai. Si cerca di vendere i fatti occasionali come dimostrazione di una ripresa duratura che semplicemente non esiste. E nell'ennesimo sforzo per negare la realtà si falsa il PIL, se necessario, per cui alla fine non risulta possibile verificare se una qualche politica concreta abbia o meno successo. Commenteremo un'altra volta come si stiano manipolando le cifre del PIL in Spagna. Ora vorrei evidenziare un grafico molto curioso sul consumo di elettricità degli Stati Uniti, pubblicato sulla pagina web un po' sensazionalista Zero Hedge:


Dato che il consumo di elettricità è molto inelastico, di solito è un buon indicatore dell'attività economica. Che negli Stati Uniti il consumo di elettricità sia stagnante, salvo le variazioni dovute alle stagioni, dal 2005 ci indica che il PIL di questo paese non ha potuto crescere tanto come si dice. Il fatto è che, pur di fuggire dalla realtà della stagnazione economica qualsiasi strategia è buona.

- Fanatismo: E il fatto è che i neoliberali hanno anche i loro fanatici: dal tea Party americano e le destre ultraliberali su entrambe le sponde dell'Atlantico, fino a quelli che ora vengono chiamati anarco-capitalisti o an-caps, provenienti da quella squilibrata ideologia mascherata da stramba scuola economica autodenominatasi la scuola austriaca (Chemazdamundi ha fatto un'analisi accurata e crudele della stessa che vi raccomando). Sono i fanatici del neoliberismo coloro che, per esempio, minacciano quelli che loro chiamano “caldologi” per rivendicare, col pretesto della scienza del cambiamento climatico, l'imposizione di ciò che loro considerano uno stato socialista o qualcosa di peggio. Questi fanatici, sempre più vessati da una realtà che ha voltato loro le spalle, radicalizzano la loro posizione e si riaffermano nel dogma. Come abbiamo visto, secondo gli indizi che mostro più in alto, la teoria economica neoliberale imperante oggigiorno ha sempre più i tratti di una religione totalitaria. Non si tratta soltanto di denunciare questo intento di imporre un totalitarismo dogmatico che può finire per rendere impossibile qualsiasi tipo di miglioramento, si tratta di comprendere come agisce per mettergli freno con argomentazioni. L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno, in una situazione in cui la diminuzione delle risorse favorisce l'instaurarsi di regimi totalitari, è di avere un'ideologia autoritaria mascherata da scienza, che finirebbe per favorire la nostra sottomissione, come di fatto sta già facendo.

Saluti.
AMT