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giovedì 27 febbraio 2014

Il grande caldo che ci aspetta: più grave del previsto

Da “The Guardian”. Traduzione di MR

Un nuovo modello climatico che considera maggiormente i cambiamenti delle nuvole indica che il riscaldamento sarà più alto rispetto alle aspettative fino ad ora.


Il ruolo giocato dalle nuvole nel cambiamento climatico è stato in qualche modo un mistero – fino adesso. Foto: Frank Rumpenhorst/ Frank Rumpenhorst/dpa/Corbis

Gli aumenti di temperature risultanti dal cambiamento climatico incontrollato saranno più gravi, secondo un nuovo studio scientifico. Lo scienziato che ha condotto la ricerca ha detto che a meno che non si taglino le emissioni di gas serra, il pianeta si scalderà di un minimo di 4°C, il doppio del livello che i governi mondiali ritengono pericoloso. La ricerca indica che si formano meno nuvole allo scaldarsi del pianeta, il che significa che viene riflessa meno luce solare nello spazio, portando le temperature a salire ulteriormente. Il modo in cui le nuvole condizionano il riscaldamento globale è stato il più grande mistero che circonda il cambiamento climatico futuro. Il professor Steven Sherwood, dell'Università del Nuovo Galles del Sud, che ha condotto il lavoro ha detto: “Questo studio apre nuovi orizzonti in due sensi: per prima cosa identificando cosa controlla i cambiamenti delle nuvole e per seconda attualizzando fortemente le stime più basse del futuro riscaldamento globale in favore di quelle più alte e più dannose”. “4°C sarebbero probabilmente catastrofici piuttosto che semplicemente pericolosi”, ha detto Sgerwood al Guardian. “Per esempio, renderebbe la vita difficile, se non impossibile, in gran parte dei tropici e garantirebbe la fusione definitiva della calotta glaciale della Groenlandia e di parte della calotta glaciale dell'Antartico”, con il risultato di un aumento del livello del mare di diversi metri.

La ricerca è un “grande miglioramento” che dimezza l'incertezza su quanto riscaldamento sia causato dall'aumento delle emissioni di carbonio, secondo gli scienziati che commentano lo studio, pubblicato sulla rivista Nature. Hideo Shiogama e Tomoo Ogura, dell'Istituto Nazionale Giapponese per gli Studi Ambientali, hanno detto che la spiegazione del fatto che si formino meno nuvole mentre il mondo si riscalda è stata “convincente” e sono stati d'accordo sul fatto che questo indicasse che il cambiamento climatico futuro sarebbe stato più ampio di quanto previsto. Ma hanno detto che ci sono altre sfide di fronte a noi che restringono ulteriormente le proiezioni delle temperature future. Gli scienziati misurano la sensitività del clima terrestre ai gas serra stimando l'aumento di temperatura che verrebbe causato da un raddoppio di CO2 nell'atmosfera in confronto ai livelli preindustriali – come è probabile che accada entro 50 anni, sulla base delle attuali tendenze. Per due decenni, quelle stime sono passate da 1,5 a 5°C, una gamma ampia; la nuova ricerca ha ristretto quella gamma a 3-5°C, esaminando da vicino la causa di incertezza più grande: le nuvole. La chiave è stata assicurarsi che il modo in cui si formano le nuvole nel mondo reale fosse rappresentato accuratamente nei modelli climatici computerizzati, che sono il solo strumento che i ricercatori hanno per prevedere le temperature future. Quando l'acqua evapora dagli oceani, il vapore può salire di oltre 9 miglia per formare nuvole di pioggia che riflettono la luce del Sole. Oppure potrebbe salire solo di poche miglia e tornare indietro senza formare nuvole. In realtà, avvengono entrambi i processi e i modelli climatici che includono questa complessità hanno previsto temperature future significativamente più alte di quelle dei modelli che includono solo le nuvole delle nove miglia.

“Agli scettici del clima piace criticare i modelli climatici perché interpretano male le cose e noi siamo i primi ad ammettere che non sono perfetti”, ha detto Sherwood. “Ma ciò che stiamo scoprendo è che gli errori vengono fatti dai modelli che prevedono meno riscaldamento, non da quelli che ne prevedono di più”. Ed ha aggiunto: “Gli scettici potrebbero anche indicare lo 'iato' delle temperature dalla fine del 20° secolo, ma ci sono prove sempre più forti che questo impropriamente chiamato iato non è riscontrabile in altre misure del sistema climatico ed è quasi certamente temporaneo”. Le temperature media globale dell'aria sono aumentate in modo relativamente lento da un punto elevato nel 1998 causato dal fenomeno oceanico de El Niño, ma le osservazioni mostrano che il calore continua ad essere intrappolato in quantità sempre maggiori dai gas serra ed oltre il 90% di questo calore scompare negli oceani. Inoltre, uno studio a novembre suggeriva che la "pausa" potrebbe essere in gran parte un'illusione, risultato della mancanza di letture di temperatura nelle regioni polari, dove il riscaldamento è maggiore. Sherwood accetta che il lavoro della sua squadra sul ruolo delle nuvole non può escludere che i futuri aumenti di temperatura si troveranno nella parte bassa delle proiezioni. “Ma”, ha detto, perché sia così, “si dovrebbe invocare una qualche nuova dimensione del problema che coinvolgerebbe un qualche ingrediente mancante di cui attualmente non abbiamo prove. Una cosa simile non è inammissibile ma richiede un bel po' di fede”. E ha aggiunto: “Aumenti delle temperature medie globali di [almeno 4°C per il 2100] avranno profondi impatti sul mondo e le economie di molti paesi se non cominciamo urgentemente a frenare le nostre emissioni”.