Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 17 ottobre 2013

La rana è stanca


Da “The frog that jumped out”. Traduzione di MR (Peak & Transition Translators Team)

Di Ugo Bardi

Dal blog “Il pessimista razionale  - The Rational Pessimist” - un post che fornisce molto cibo per la mente. Perché l'IPCC continua a fare in continuazione lo stesso rapporto, quando la gente ci si fa un bello sbadiglio sopra?

Il nuovo rapporto del IPCC e la fatica del cambiamento climatico

Sei anni fa, l'uscita del Quarto Rapporto di Valutazione (AR5) del IPCC ha causato una considerevole agitazione. Sospetto che la pubblicazione del Quinto Rapporto di Valutazione (AR5), con la prima puntata in arrivo questa settimana, sarà accolto da uno sbadiglio.

Cosa è cambiato? Citerei quattro grandi fattori: 1) la Grande Recessione, 2) la campagna ben coordinata e finanziata di scetticismo climatico, 3) lo iato nell'aumento delle temperature e, ultimo ma non meno importante, 4) la fatica del cambiamento climatico. Io sospetto in più che anche se da 1) a 3) non fossero avvenuti, 4) da solo sarebbe stato sufficiente a rompere l'inerzia di ogni azione per mitigare il cambiamento climatico.

Quindi, perché non possiamo mantenere la concentrazione su quella che dev'essere la minaccia più grande affrontata dall'umanità negli ultimi 10.000 anni? Forse perché il ritardo fra causa ed effetto, che nel caso del cambiamento climatico è misurato in decenni piuttosto che in anni, è troppo grande.

In passato, credevo che l'assicurazione sulla vita offrisse una speranza come modello di comportamento per valutare i rischi a lungo termine visto che l'industria è costruita su individui che valutano le conseguenze per decenni nel futuro. Ma nel caso dell'assicurazione sulla vita, gli individui possono prendere una pugnalata nella distribuzione del rischio futuro considerando la distribuzione del rischio attuale.

Una donna sulla ventina con bambini piccoli sa che c'è una possibilità esterna che essa (o il suo compagno) possa morire a causa di un attacco di cuore, un ictus o un cancro nei sui 30 o 40 anni. Perché Perché a parte poche centinaia di amici e conoscenti coi quali è entrata in contatto negli anni, essa probabilmente conosce, direttamente o indirettamente, più di una persona morta giovane. In breve, l'assicurazione sulla vita si fonde bene con una narrativa della vita personale di un individuo.

Ma il cambiamento climatico no. Il rischio è astratto nella misura in cui non c'è connessione con l'esperienza di vita di gran parte della gente. Anche i diagrammi dei tizzoni ardenti del Terzo Rapporto di Valutazione (TAR) del 2001 fa un lavoraccio nel comunicare il rischio (ed anche questo è stato escluso dal AR4 per motivi politici come potete leggere qui), visto che è solo una rappresentazione di categorie generali di rischio e non è basato sulle esperienze che gli individui possono interiorizzare:


Pertanto, mentre l'unità di misura decennale è appropriata per misurare la portata e gli effetti del riscaldamento globale antropogenico (AGW) appare troppo lunga perché l'azione sociale e politica si coalizzino. Ciononostante, il AGWsi muove alla velocità della luce se confrontato al cambiamento climatico naturale.

Il climatologo Stefan Rahmstorf, scrivendo nel blog tenuto da scienziati Real Climate, mette in evidenza un recente saggio di Marcott et al su Science che ricostruisce la temperatura globale a ritroso a oltre 11.000 anni fa. Questo periodo, chiamato Olocene, comprende gli anni da quando è finito l'ultimo periodo glaciale, che è generalmente commisurato all'ascesa della civiltà umana.


Come potete vedere, ci stavamo felicemente avviando al rallentatore verso una nuova era glaciale quando abbiamo cominciato a bruciare combustibili fossili. Rahmstorf poi ci fornisce gentilmente un grafico che aggiunge la storia pregressa della temperatura durante l'ultima era glaciale più la stima centrale del IPCC della temperatura fino al 2100 basata sulla traiettoria più probabile di emissione da combustibili fossili. Il cambiamento di passo è ovvio, ma non è ancora abbastanza veloce da avere un impatto sulle aspettative future degli elettori.


Senza alcuna urgenza visibile di mitigare le emissioni fra la maggior parte della popolazione, sembra che siamo ridotti a pregare che a) che la sensibilità climatica alla CO2 di manifesti nel limite minimo delle stime e b) che questo ci dia tempo sufficiente per una tecnologia energetica non fossile di protezione da sviluppare e portata su scala prima che il cambiamento climatico estremamente pericoloso sia insediato.

Questo è un puro e semplice gioco d'azzardo con un'alta posta in gioco: se non abbiamo fortuna con la sensibilità e la tecnologia, ci rimane un conto orrendo in termini di effetti negativi del cambiamento climatico. Sfortunatamente, non sembra esistere un modo di trasmettere questa minaccia in un modo che si intrecci con le storie di vita degli individui.