Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 12 marzo 2013

Il picco del carbone in Gran Bretagna


Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di MR

Questo è un testo che ho pubblicato nel 2007 nel n° 73 della newsletter di ASPO. Ho pensato che fosse appropriato riprodurlo qui perché in un post recente ho menzionato la questione della politica italiana e delle importazioni di carbone dalla Gran Bretagna prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. E' un soggetto che avevo già toccato in questo vecchio studio. Quindi, eccolo, in generale ancora valido dopo diversi anni.


L'ANTENATO DEL PICCO DEL PETROLIO: IL PICCO DELLA PRODUZIONE BRITANNICA DI CARBONE NEGLI ANNI 20.
di Ugo Bardi - ASPO Newsletter n. 73


Figura 1. Produzione del carbone britannico dal 1815 al 2004. I dati dal 1815 al 1860 provengono da Cook e Stevenson, 1996. I dati dal 1860 al 1946 provengono da Kirby, 1977. I dati dal 1947 ai giorni nostri sono dell'Autorità Britannica per il Carbone (accesso del 2006). I dati della produzione sono misurati con una funzione Gaussiana che approssima la curva di Hubbert. 


Ci troviamo a pochi anni dal picco del petrolio, il momento in cui la produzione mondiale di petrolio inizierà un declino irreversibile. Cosa dovremmo aspettarci al picco e dopo? La storia non è una guida diretta, visto che non ci sono casi nel passato di una importante merce globale, come il petrolio, che abbia raggiunto il proprio picco.

Tuttavia, ci sono stati picchi regionali che hanno avuto effetti globali. Il caso più conosciuto è quello della produzione statunitense di petrolio che ha raggiunto il picco nel 1970 e che ha portato la prima grande crisi petrolifera negli anni seguenti. Ma quello non è stato il primo caso di una grande risorsa che ha raggiunto il picco per poi declinare. C'è stato un altro grande picco circa mezzo secolo prima: il Picco del Carbone in Gran Bretagna negli anni 20.

Il passato geologico ha lasciato alla Gran Bretagna una dote in carbone senza eguali in altre regioni europee. Lo sfruttamento è iniziato nel Medio evo e, già all'inizio del 18° secolo, l'industria del carbone ha cominciato una crescita esponenziale. Il carbone ha alimentato la rivoluzione industriale britannica ed era anche collegato al potere politico, permettendo alla Gran Bretagna di costruire il primo, e al momento unico, vero impero mondiale della storia.

L'importanza del carbone e difficile da sovrastimare. Durante il periodo di espansione dell'industria, un minatore britannico poteva produrre 250 tonnellate di carbone all'anno (Kirby 1977). Anche tenendo conto che circa il 20% doveva essere usato per estrarre più carbone, la produttività di un minatore di carbone, in termini energetici, era di cento volte più grande di quella di un lavoratore agricolo. Al culmine del proprio impero, la Gran Bretagna impegava più di un milione di minatori (Kirby 1977). Era la superpotenza del tempo, sfidata soltanto da altri stati produttori di carbone. Nella Prima Guerra Mondiale, il carbone britannico ha combattuto contro quello tedesco: ha vinto quello britannico.

Ma il carbone non poteva durare per sempre, anche per la ben dotata Gran Bretagna. Già a metà del 19° secolo, William Stanley Jevons aveva previsto, nel suo "La Questione del Carbone" (1856), che l'esaurimento avrebbe reso un giorno il carbone britannico troppo costoso per l'industria britannica. Jevons non espresse esplicitamente il concetto di "Picco del Carbone" ma, in senso qualitativo, la sua analisi era simile a quella di Marion King Hubbert per la produzione di petrolio negli Stati Uniti (Hubbert, 1956). E Jevons aveva ragione: il picco del carbone britannico è arrivato nel 1913, con 287 milioni di tonnellate. L'industria del carbone britannico ha lottato per mantenere la produzione ma non è riuscita più a raggiungere quel livello. Lo sforzo nell'industria è anche mostrato dai due scioperi generali dei minatori del 1921 e del 1926 che hanno causato un temporaneo crollo della produzione. La tendenza alla diminuzione è divenuta evidente negli anni 30 e non poteva essere fermata. La produzione britannica ha seguito una classica curva a campana in buon accordo col modello di Hubbert, con una distribuzione che da un picco nel 1923, solo 10 anni dopo il massimo effettivo. Oggi, la produzione di carbone in Gran Bretagna è meno di un decimo di quanto fosse al suo picco.

Il picco del carbone britannico è stato un punto di svolta nella storia. Mai prima di allora una grande regione produttrice di energia aveva iniziato a declinare. Ci sono analogie impressionanti fra il Picco del carbone britannico nel 1923 e il Picco del Petrolio americano del 1970. In entrambi i casi questi paesi stavano producendo al picco circa il 20% del totale mondiale. In entrambi i casi, le conseguenze mondiali sono state importanti. Prima del picco, la Gran Bretagna esportava circa il 25% della propria produzione interna e questa quantità era cresciuta esponenzialmente con la produzione. Dopo il picco, le esportazioni hanno iniziato a declinare causando una scarsità di carbone nel mercato mondiale. Nel caso degli Stati Uniti, le esportazioni di petrolio non erano importanti prima del picco. Ma, dopo il picco, le importazioni di petrolio statunitensi sono salite rapidamente, portando a loro volta ad una scarsità nel mercato mondiale.

Le scarsità di petrolio negli anni 70 hanno fatto salire i picchi dei prezzi causando la Grande Crisi Petrolifera. Un picco simile ha avuto luogo negli anni 20 per il carbone  (Governo Australiano, 2006) anche se è stato meno pronunciato. Molto probabilmente, il picco del carbone è stato meno brusco perché il controllo dei prezzi messo in atto durante la guerra è stato solo leggermente allentato negli anni 20. I prezzi del carbone si sono mantenuti alti negli anni 20, ma sono crollati col crollo del mercato nel 1929.

Molte regioni dell'Europa dipendevano dal carbone britannico, quindi la mancanza di carbone si è sentita ovunque. Diversi eventi che hanno seguito il picco del carbone britannico possono essere ricondotti alla riduzione della disponibilità di energia: il declino dell'Impero Britannico, la Grande Depressione degli anni 30, così come il sollevamento generale dell'Europa negli anni 20 e 30. I giornali italiani degli anni 20 e 30 sono pieni di insulti contro la Gran Bretagna perché non mandava il carbone all'Italia, carbone che gli italiani si sentivano in diritto di avere. Ciò riflette il tipo di atteggiamento che i paesi occidentali hanno adottato contro i produttori di petrolio del Medio Oriente negli anni 70. Ma, se il carbone britannico era in diminuzione negli anni 30, il carbone tedesco era ancora in aumento, il suo picco sarebbe arrivato solo negli anni 40. La Germania non ha mai prodotto tanta antracite, cioè la qualità migliore, quanto la Gran Bretagna, ma negli anni 30 aveva il vantaggio di poter ancora aumentare la produzione, mentre quello della Gran Bretagna stava declinando.

Negli anni 30, l'Italia ha abbandonato il suo tradizionale alleato, la Gran Bretagna, per la Germania, perché solo la Germania poteva fornire il carbone di cui aveva bisogno l'industria italiana ad un prezzo che gli italiani si potevano permettere. Solo più tardi si sarebbero resi conto che il prezzo del carbone tedesco sarebbe stato molto più alto di quanto sembrasse. Nel 1950, dopo il disastro della Seconda Guerra Mondiale, i problemi causati dal picco del carbone britannico sono stati risolti, per un po', passando al petrolio. Analogamente, dopo il trambusto della crisi petrolifera degli anni 70, i problemi causati dal picco del petrolio statunitense sono stati risolti, per un po', passando ad altre regioni produttive. In entrambi i casi, né il pubblico, né i politici, né gli economisti hanno visto le relazioni fra gli eventi politici ed economici del tempo, che erano legati al picco di petrolio e carbone.

Negli anni 30, sono stati scritti interi libri sul carbone (Neuman 1934), ma l'esaurimento mondiale difficilmente veniva citato. Nel 1977, Kirby ha scritto più di 200 pagine sulla storia dell'industria britannica del carbone durante il periodo del picco senza mai menzionare la questione dell'esaurimento. Apparentemente, non si riusciva ad afferrare il perché, mentre c'era ancora carbone da estrarre, la produzione declinava. Non capivano che non è la disponibilità fisica quella che conta, ma il costo di estrazione che aumenta col progressivo esaurimento. Era un concetto che Jevons aveva già capito circa un secolo prima, ma che non era sopravvissuto nell'economia dominante. Il caso del picco del petrolio statunitense è stato simile; il picco è stato generalmente ignorato dagli economisti, anche se Marion King Hubbert lo aveva previsto correttamente. Tutto ciò che è avvenuto dopo è stato attribuito a cause politiche. Entrambi i picchi sono stati dimenticati presto.

Oggi, è la produzione globale di petrolio che sta giungendo al picco. E' una cose che vediamo tutti, ma non è politicamente corretto dirlo. Il picco è un evento momentaneo, ma  accenna ad una realtà che gran parte della gente preferisce ignorare: il fatto che le risorse minerali sono finite. Possiamo ignorare anche il picco globale, proprio come gran parte della gente ha ignorato il picco del carbone britannico degli anni 20 e il picco del petrolio americano del 1970. Tuttavia, non saremo in grado di ignorarne gli effetti.

Bibliografia

Governo Australiano, Ministero del Tesoro, accesso del 2006
www.treasury.gov.au/documents/1042/HTML/docshell.asp?URL=02_Resource_commodities.asp

Autorità per il Carbone, accesso del 2006 www.coalminingreports.co.uk

Cook, C e Stevenson, J. 1996. The Longman Handbook of Modern British History, 1714-1995. Longman Terza edizione. Londra e New York: DOE 1993, DOE/EIA-0572 rapporto.

Hubbert, M.K. (1956). Energia nucleare e i combustibili fossili. Presentato prima dell'Incontro di Primavera del Southern District, Istituto Americano del Petrolio, Plaza Hotel, San Antonio, Texas, 7-8-9 marzo 1956

Kirby, M. W., 1977 The British Coalmining Industry, 1870-1946, The Macmillan Press Ltd, Londra e Birmingham.

Neuman A.M. 1934 Economic Organization of the British Coal Industry; Routledge ed..