Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 3 agosto 2012

Siamo tutti bolliti (II) - Una risposta a Guy McPherson




Questo è un guest post dedicato a dare una risposta alle considerazioni molto catastrofiste di Guy McPherson, pubblicate il 12 Luglio scorso su "Effetto Cassandra". Gli autori cercano di essere più possibilisti, ma è anche evidente che i rischi che corriamo con il "tipping point" o "punto di non ritorno" non sono trascurabil.

UNA  POSSIBILE RISPOSTA A GUY  MCPHERSON

 Di Antonio Zecca, Claudio della Volpe e Luca Chiari


TUTTI QUELLI CHE STUDIANO scientificamente il clima si sono prima o poi poste le domande a cui Guy McPherson dà una risposta netta (forse troppo netta; vedi il post "Siamo tutti bolliti" su "Effetto Cassandra"). Il riscaldamento globale causato dall' uomo ci sta portando verso un punto di non ritorno?  Se si, quanto è lontano nel tempo questo punto? Se si, c'è la possibilità di allontanarlo?

A nostra conoscenza non c'è nel mondo scientifico una risposta netta, anche se ci sono senza dubbio delle preoccupazioni. Le preoccupazioni nascono dal fatto che il fenomeno in se stesso non può essere positivo per l'umanità e dal fatto che il sistema di cui stiamo parlando è un sistema altamente complesso. Stiamo facendo progressi nella comprensione del sistema e quindi nella capacità di fare proiezioni per il comportamento futuro, ma ancora pochissimi darebbero risposte nette - in positivo o in negativo circa la possibilità di arrivare a un punto di non ritorno.


HANSEN E I TIPPING POINTS.

C' è un consenso sulla posizione proposta da James Hansen alcuni anni fa, secondo la quale il sistema climatico terrestre è vicino a passare alcuni "tipping points" (la traduzione migliore è: punti critici) oltre i quali il sistema climatico potrebbe andare in una condizione di feedback positivo. (vedi per es: wikipedia). La ricetta empirica è che saremmo ragionevolmente sicuri di non passare questi tipping points se riuscissimo a evitare un riscaldamento globale inferiore ai 2°C al di sopra del valore pre-industriale; grossolanamente 1.2 °C al di sopra delle temperature dell' ultimo decennio.

E' bene ripassare il significato di feedback positivo: abbiamo una tale condizione quando la reazione di un sistema (pensate al clima terrestre) per esempio a un riscaldamento (o raffreddamento) forzato dall' esterno porta a un incremento del riscaldamento (o raffreddamento). Tutti i sistemi naturali sono basati su feedback negativo: questo ha la proprietà di smorzare le interferenze esterne. Anche tutti i sistemi sociali (umani o animali) e politici funzionano con feedback negativi; quando si istaura un feedback positivo si può arrivare a una guerra mondiale o allo scoppio della bolla del 2008. In tutti i casi un feedback positivo è una sciagura.    

Vorremmo proporre un punto di vista alternativo rispetto a quello di Hansen: ma si tratta delle stesse cose viste con una prospettiva diversa. Il sistema climatico terrestre funziona come un insieme di loops di feedback (cerchi di retroazione, in italiano) innestati tra loro. Ne citiamo alcuni - non in ordine di importanza.

1. Il ghiaccio artico se si scioglie a causa del riscaldamento globale, lascia libera la superficie oceanica che ha una albedo molto più bassa. Cioè riflette di meno la luce solare e più calore viene assorbito.  La stessa cosa avviene per la neve stagionale e per i ghiacci continentali - dove lasciano scoperta la superficie. Questo è un feedback positivo.

2. Il metano contenuto nel permafrost, nei fondali artici può essere rilasciato in misura più o meno veloce a causa del riscaldamento. Il metano è un gas serra e quindi….   Ancora un feedback positivo.

3.  La anidride carbonica è in grande quantità disciolta negli oceani: con il riscaldamento la CO2 viene rilasciata incrementando il riscaldamento. Feedback positivo.

4.  Il riscaldamento globale produce una maggiore evaporazione e quindi una maggiore copertura nuvolosa. Le nuvole riflettono una parte della luce solare verso l' esterno e questo produce un raffreddamento: questo è un feedback negativo. Ma il vapor d' acqua è un potente gas-serra e quindi una maggiore presenza produce un ulteriore riscaldamento. E' un feedback positivo.  Nel caso delle nuvole ci sono due processi con feedback che si compensano in parte.  Per quanto ne sappiamo quello positivo prevale e quindi l' effetto complessivo è di amplificare il riscaldamento.

5.  Il West Antarctic Ice Sheet  è una enorme quantità di ghiaccio al di sopra del livello del mare. Ci sono studi scientifici che mettono in evidenza la possibilità che in un futuro più o meno lontano il WAIS si "disintegri" - cioè si "sciolga" a una velocità molte volte maggiore di quella osservata finora. Il risultato sarebbe un innalzamento del livello dei mari di alcuni metri. In uno scenario - che non possiamo scartare come demenziale o catastrofista - la disintegrazione potrebbe avvenire nel giro di uno o due decenni. Nessuno ha avuto il coraggio di dire in quale anno questo potrebbe succedere: è perché il calcolo è pieno di incognite.  Ma potrebbe esserci una forma di pudore da parte degli scienziati che hanno fatto questo conto: quando il numero fa spavento ti domandi dove hai sbagliato.

Ciascuno di questi loops di feedback è potenzialmente pericoloso. Se ciascuno agisse da solo sapremmo calcolare quanto riscaldamento addizionale ciascuno implicherebbe e quando arriveremmo a uno dei tipping point. La difficoltà che i "modelli climatici globali" stanno cercando di superare è nel fatto che tutti questi loops di feedback e i numerosi altri che non abbiamo citato, sono "innestati" tra loro.  Questo significa che l' azione di uno influenza il funzionamento e il "potere" degli altri. Tutti insieme possono portare a un aumento di temperatura notevolmente più grande di quello che abbiamo calcolato finora - trascurando la interazione.  Non solo, ma l' interazione tra i vari loops  rende molto incerto il calcolo del quando il tipping point complessivo si verificherà.

Intanto sia chiaro: è inutile pensare che qualche santo in paradiso farà in modo che le cose vadano meglio: l' interazione può solo peggiorare ciò che siamo stati in grado di calcolare finora e avvicinare la data dei tipping points.

IL SISTEMA E': CLIMA + SISTEMA ECONOMICO-SOCIALE.

Ma le domande a cui ha tentato di rispondere Guy McPherson in fondo riguardano il sistema climatico terrestre solo in maniera  marginale. La vera domanda riguarda l' umanità: quali rischi corre?
A questo punto vi invitiamo a considerare che il sistema di cui si doveva occupare McPherson e di cui dovremmo occuparci noi è il sistema composito clima più sistema economico e sociale mondiale. E' un sistema ancora più complesso dove i molti cerchi di feedback del sistema climatico si innestano ad altri cerchi di feedback del sistema economico e sociale. Un paio di esempi soltanto. E' noto che qualunque decisione presa per controllare il riscaldamento ha conseguenze sui consumi di energie fossili; conseguenze economiche e sociali.

E' meno evidente che la non-azione sulle emissioni di gas serra avrà conseguenze sulle produzioni agricole; ha già da ora conseguenze sull' innevamento. Per contrastare queste riduzioni è ovvio pensare a aumentare l' irrigazione e a sparare neve con i cannoni. Ma questi interventi richiedono energia per pompare acqua e questo produce un aumento delle emissioni di CO2:  abbiamo instaurato un cerchio di feedback positivo che porta a un ulteriore aumento del riscaldamento. Lo stesso cerchio vien instaurato ogni volta che compriamo e accendiamo un condizionatore: fa più caldo che un secolo fa [*] allora accendo il condizionatore. Questo solo atto richiede energia elettrica (e altre azioni) che viene fabbricata bruciando combustibili fossili: quindi ogni volta che accendo il condizionatore emetto altra CO2 e aumento il riscaldamento.

[*] L' asterisco serve per segnalare dove inserire la seguente frase: "siamo diventati delle mammolette"

IL TIPPING POINT COMPLESSIVO.

Per sapere dunque se e quando i molti cerchi di feedback innestati tra loro potrebbero portare al "grande tipping point complessivo" cioè all' ultimo punto di non ritorno, è quindi necessario un modello del mondo che comprenda il sistema climatico e il sistema economico-sociale umano. Evidentemente sarà un modello di grande complessità.

Per fortuna ne abbiamo già più di metà. I "Limiti dello Sviluppo" (1972 e 2003) hanno già impostato la parte economico-sociale e hanno dato una risposta chiara e affidabile sui tipping points di quel sistema. I modelli climatici recenti hanno una elevatas affidibilità e una buona credibilità per i tipping points climatici.  Si tratta "semplicemente" di accoppiare i due modelli. In altre parole di inserire riscaldamento globale e esaurimento delle risorse fossili nel modello dei "limiti dello Sviluppo".

Qualcuno ricorderà che un paio di anni fa due degli scriventi avevano proposto una borsa di studio ASPO Italia da assegnare a un laureato sotto la responsabilità di Claudio della Volpe. Era una idea per cominciare ad andare in quella direzione. Purtroppo (come succede troppo spesso in Italia) non ci sono state le risorse per incominciare quell' opera e tutto è finito prima di cominciare.

Ma voi state ancora aspettando un verdetto di tipo si/no sulle previsioni di McPherson. Avete però capito che non abbiamo oggi gli strumenti per dare una risposta "tagliata con l' accetta". Avete anche capito, mettendo accanto le pagine dei "Limiti" e quelle dell' IPCC che le prospettive sono fosche e che il mondo sta sottovalutando i rischi che ci aspettano nei prossimi pochi decenni.  Avete anche capito che se l' umanità arrivasse al "grande tipping point complessivo" dovrebbe ripartire da una popolazione di un miliardo di abitanti.

Antonio  Zecca  e   Claudio Della Volpe    sono all' Università di Trento
Luca Chiari è alla  Flinders University - Adelaide - Australia