Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 10 agosto 2012

Mitt Romney è un 'picchista'?

Da “Cassandra's Legacy”. Traduzione di Massimiliano Rupalti



di  Ugo Bardi

Sono rimasto sorpreso nel leggere ciò che Cory Suter riporta su “Polycimic” riguardo al libro del 2010 di Mitt Romney “Niente scuse; Il Caso della Grandezza Americana”. Nel libro Romney parla del Picco del Petrolio, cita il libro di Matt Simmons “Twilight in the desert” (Crepuscolo nel Deserto) e dice “che il picco sia già stato superato o che verrà raggiunto entro qualche anno, la fornitura mondiale di petrolio declinerà ad un certo momento”. E poi non dice che la soluzione è semplicemente perforare di più. Dice che usare meno petrolio e trovare alternative ad esso sono entrambe importanti come soluzioni.

C'è mai stato un candidato alla presidenza con qualche chance di vincere che abbia mai detto qualcosa del genere? Non ho controllato tutta la storia delle elezioni americane, ma posso dirvi che una volta ho chiesto personalmente ad Al Gore (dopo la sua infruttuosa corsa alle presidenziali) che cosa sapeva del Picco del Petrolio e mi era sembrato meno informato di quanto non lo sembri Mitt Romney nel suo libro.

D'altra parte, a proposito di Mitt Romney, c'è sempre la barzelletta che dice (ringrazio “Jules Burn”):

Un conservatore, un moderato ed un liberale entrano in un bar. Il barista dice “Ciao Mitt!”

Almeno si può dire che il ragazzo è flessibile. Comunque, ecco i paragrafi sul picco del petrolio riportati da Cory Suter dal libro di Romney (da notare che non posso verificare sul libro originale, ma questa informazione sembra essere affidabile).

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“Le nostre politiche interferiscono col meccanismo del libero mercato. Sovvenzioniamo la produzione di petrolio e gas nazionali con generose agevolazioni fiscali, penalizziamo l'etanolo da zucchero del Brasile e blocchiamo gli investimenti nell'energia nucleare. La nostra marina si prende in prima persona la responsabilità per assicurare le rotte del petrolio dal Medio oriente, di fatto sovvenzionando il suo costo. Così, noi non paghiamo il costo completo del petrolio del Medio oriente, sia a livello di compagnia petrolifera sia alla pompa”. (232)

Gli economisti di mercato identificano anche un certo numero di esternalità – costi reali che non vengono compresi nel prezzo del combustibile – delle quali le più frequentemente citate sono i costi sanitari dell'inquinamento e i costi climatici dei gas serra. C'è un'ulteriore esternalità, quella di lasciare potenzialmente allo sbando le prossime generazioni, se continuiamo a usare troppo petrolio – nazionale e di importazione –ed energia per noi stessi, che i nostri figli affronteranno durissime scarsità, combustibili costosi in modo proibitivo, un'economia paralizzata ed il dominio energetico della Russia e di altri paesi ricchi di petrolio. Non importa il prezzo che gli date, il petrolio è costoso da usare; dovremmo incoraggiare i nostri cittadini ad usarne di meno, i nostri scienziati a trovare alternative ed i nostri produttori a trovarne di più in ambito nazionale”.

“Molti analisti prevedono che la produzione mondiale di petrolio raggiungerà il picco entro i prossimi 10 o 20 anni, ma l'esperto petrolifero Matt Simmons, autore di Crepuscolo nel Deserto: il Prossimo Shock Petrolifero Saudita e l'Economia Mondiale, riporta un caso convincente secondo il quale la produzione di petrolio del Medio Oriente potrebbe aver già raggiunto il picco. Simmons basa la sua opinione sulle proprie ricerche sulla materia altamente riservata dei livelli delle riserve del petrolio dei giacimenti sauditi. Ma che il picco sia già stato superato o che venga raggiunto entro pochi decenni, la fornitura di petrolio mondiale declinerà ad un certo momento, e nessuno prevede un corrispondente declino nella domanda. Se vogliamo che l'America rimanga forte e voglia assicurarsi che le future generazioni abbiano una vita prospera e sicura, dobbiamo considerare le nostre attuali politiche energetiche alla luce di come queste politiche condizioneranno i nostri nipoti”. (233)