Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 25 settembre 2017

La nostra sola speranza è un cambiamento sistemico guidato dal risveglio morale

Da “Ecowatch”. Traduzione di MR




Di Richard Heinberg

Il nostro problema ecologico centrale non è il cambiamento climatico. E' l'overshoot (superamento), del quale il cambiamento climatico è un sintomo. L'overshoot è un problema sistemico. Nell'ultimo secolo e mezzo, quantità enormi di energia  a buon mercato proveniente dai combustibili fossili ha permesso una crescita rapida dell'estrazione di risorse, della produzione e del consumo; e queste a loro volta hanno portato alla crescita della popolazione, all'inquinamento ed alla perdita di habitat naturale e quindi di biodiversità.

Il sistema umano si è drasticamente espanso, superando la capacità di carico a lungo termine della Terra per gli esseri umani, sconvolgendo nel mentre i sistemi ecologici da cui dipendiamo per la sopravvivenza. Finché non comprendiamo ed affrontiamo questo squilibrio sistemico, il trattamento sintomatico (fare quello che possiamo per invertire problemi di inquinamento come il cambiamento climatico, cercare di salvare specie in estinzione e sperare di dar da mangiare ad una popolazione in crescita con colture geneticamente modificate) si rivelerà un ciclo infinitamente frustrante di misure  di ripiego che alla fine sono destinate al fallimento.

Il movimento ecologico degli anni 70 ha beneficiato di una forte infusione di pensiero sistemico, che era in voga al tempo (l'ecologia – lo studio delle relazioni fra gli organismi e i loro ambienti – è una disciplina intrinsecamente sistemica, contrariamente a studi come la chimica che si concentra sulla riduzione dei fenomeni complessi alle parti che li costituiscono). Di conseguenza, molti dei migliori scrittori ambientali di quel periodo inquadravano la moderna situazione umana difficile in termini che hanno rivelato i collegamenti profondi fra sintomi ambientali e il modo in cui opera la società. “I limiti dello sviluppo” (1972), il prodotto della ricerca sistemica di Jay Forrester, ha investigato le interazioni fra crescita della popolazione, produzione industriale, produzione di cibo, esaurimento delle risorse ed inquinamento. “Overshoot” (1982) di William Catton, ha dato il nome al nostro problema sistemico e descritto le sue origini e il suo sviluppo in uno stile apprezzabile da ogni persona colta. Potrebbero essere citati molti altri libri eccellenti di quel periodo.

Tuttavia, negli ultimi decenni, man mano che il cambiamento climatico è giunto a dominare le preoccupazioni ambientali, c'è stato un passaggio significativo nella discussione. Oggi, la maggioranza dei servizi sull'ambiente è concentrato come un laser sul cambiamento climatico e i collegamenti sistemici fra questo ed altri problemi ambientali in via di peggioramento (come sovrappopolazione, estinzione di specie, inquinamento di acqua ed aria e perdita di suolo ed acqua potabile) vengono raramente evidenziati. Non che il cambiamento climatico non sia un grosso problema. Come sintomo, è veramente unico. Non c'è mai stato niente del genere e gli scienziati del clima e i gruppi che sostengono una risposta al cambiamento climatico fanno bene a suonare l'allarme più forte possibile. Ma non capire il cambiamento climatico nel contesto potrebbe essere la nostra rovina.

Perché chi scrive di ambiente e le organizzazioni che lo sostengono hanno ceduto ad una visione col paraocchi? Forse è solo perché pensano che il pensiero sistemico sia al di là delle capacità dei politici. E' vero: se gli scienziati del clima dovessero rivolgersi ai capi mondiali col messaggio, “dobbiamo cambiare tutto, compreso l'intero sistema economico – e velocemente”, potrebbero mostrar loro la porta in modo piuttosto rude. Un messaggio più accettabile è, “abbiamo identificato un grave problema di inquinamento, per cui ci sono soluzioni tecniche”. Forse molti degli scienziati che hanno riconosciuto la natura sistemica della nostra crisi ecologica hanno concluso che se possiamo affrontare con successo questa crisi ambientale da "o la va o la spacca", saremo in grado di guadagnare tempo per affrontare le altre che aspettano dietro le quinte (sovrappopolazione, estinzione di specie, esaurimento delle risorse e così via).

Se il cambiamento climatico può essere inquadrato come problema isolato e per cui c'è una soluzione tecnologica, le menti degli economisti e dei politici possono continuare a pascolare in pascoli famigliari. La tecnologia – in questo caso i generatori elettrici, solare, eolico e nucleare, così come batterie, auto elettriche, pompe di calore e, se tutto il resto viene a mancare, gestione della radiazione solare tramite aerosol atmosferici – centra il nostro pensiero su temi come l'investimento finanziario e la produzione industriale. I partecipanti alla discussione non devono sviluppare la capacità di pensare in modo sistemico, né devono capire il sistema terrestre e come i sistemi umani vi si adattino. Tutto ciò di cui devono preoccuparsi è la prospettiva di spostare qualche investimento, stabilire compiti per gli ingegneri e gestire la relativa trasformazione industriale-economica in modo da assicurare che i nuovi posti di lavoro nelle industrie verdi compensino quelli persi nelle miniere di carbone.

La strategia di guadagnare tempo con le soluzioni tecnologiche presume che saremo in grado di istituire il cambiamento sistemico ad un certo punto del futuro non meglio identificato, anche se non possiamo farlo proprio subito (apparentemente un argomento debole) o che il cambiamento climatico e tutte le nostre altre crisi sintomatiche, saranno di fatto gestibili con soluzioni tecnologiche. La seconda linea di pensiero è, ancora una volta, confortevole per gestori e investitori. Dopotutto, tutti amano la tecnologia. Fa già quasi tutto per noi. Nell'ultimo secolo ha risolto un bel po' di problemi: ha curato malattie, aumentato la produzione di cibo, velocizzato i trasporti e ci ha fornito informazione ed intrattenimento in quantità e varietà che nessuno aveva mai immaginato prima. Perché non dovrebbe essere capace di risolvere il cambiamento climatico e il resto dei nostri problemi?



Naturalmente, ignorare la natura sistemica del nostro dilemma significa soltanto che non appena riusciamo a confinare un sintomo, è probabile che se ne liberi un altro. Ma il punto cruciale è: il cambiamento climatico, preso come problema isolato, è del tutto trattabile con la tecnologia? Definitemi pure scettico. Dico questo dopo aver passato molti mesi a studiare attentamente i dati pertinenti con David Fridley del progetto di analisi energetica al Laboratorio Nazionale Lawrence di Berkeley. Il risultato, il nostro libro Il nostro futuro rinnovabile, concludeva che l'energia nucleare è troppo costosa e rischiosa; solare ed eolico soffrono entrambi di intermittenza, il che (una volta che queste fonti cominciano a fornire una grande percentuale dell'energia elettrica totale) richiederà una combinazione di tre strategie su vasta scala: immagazzinamento dell'energia, capacità produttiva ridondante e adattamento della domanda. Allo stesso tempo, noi nazioni industriali dovremo adattare gran parte del nostro attuale uso di energia (che avviene nei processi industriali, costruzioni, riscaldamento e trasporti) all'elettricità. Nel complesso, la transizione energetica promette di essere un'impresa enorme, senza precedenti nei suoi requisiti di investimento e sostituzione. Quando David e io abbiamo fatto un passo indietro per valutare l'enormità dell'impresa, non riuscivamo a vedere un modo di mantenere le attuali quantità di produzione globale di energia durante la transizione, tanto meno di aumentare le forniture energetiche di modo da alimentare la crescita economica in corso.  Il più grande ostacolo alla transizione è la scala: il mondo usa attualmente un'enorme quantità di energia, solo se quella quantità può essere ridotta in modo significativo, specialmente nelle nazioni industriali, potremmo immaginare un percorso credibile verso un futuro post carbonio.

Ridurre le forniture energetiche mondiali diminuirebbe, di fatto, anche i processi industriali di estrazione delle risorse, produzione, trasporto e gestione dei rifiuti. Si tratta di un intervento sistemico, esattamente del tipo invocato dagli ecologisti degli anni 70 che hanno coniato il mantra “Riduci, riusa, ricicla”. Va dritto al cuore del problema dell'overshoot – come la stabilizzazione e la riduzione della popolazione, un'altra strategia necessaria. Ma è anche un'idea alla quale i tecnocrati, gli industriali e gli investitori sono violentemente allergici.

La discussione ecologica è, in fondo, una discussione morale – come spiego più in dettaglio in un manifesto appena pubblicato pieno di inserti laterali e grafici. ("Non ci sono app per questo: tecnologia e moralità nell'era del cambiamento climatico, della sovrappopolazione e della perdita di biodiversità”). Tutti i pensatori sistemici che comprendono l'overshoot e prescrivono lo spegnimento come trattamento si stanno efficacemente impegnando in un intervento contro un comportamento di dipendenza. La società è drogata di crescita e questo sta avendo conseguenze terribili per il pianeta e, sempre di più, anche per noi. Dobbiamo cambiare il nostro comportamento collettivo ed individuale e mollare qualcosa da cui dipendiamo – il potere sul nostro ambiente. Dobbiamo darci una regolata, come un alcolizzato che si proibisce di bere. Questo richiede onestà e ricerca dell'anima.

Nei suoi primi anni, il movimento ambientalista poneva questa questione morale e fino ad un certo punto ha funzionato. La preoccupazione per la rapida crescita della popolazione ha portato a tentativi di pianificazione famigliare in tutto il mondo. La preoccupazione per il declino della biodiversità ha portato alla protezione degli habitat. La preoccupazione per l'inquinamento dell'aria e dell'acqua ha portato ad una sfilza di regole. Questi sforzi non sono stati sufficienti, ma hanno mostrato che inquadrare il nostro problema sistemico in termini morali riesce a dare perlomeno un po' di spinta.
Perché il movimento ambientalista non ha avuto pieno successo? Alcuni teorici che ora si definiscono “verde chiaro” o “eco modernisti” hanno abbandonato la battaglia morale completamente. La loro giustificazione per averlo fatto è che le persone vogliono una visione del futuro che sia allegra e che non richieda sacrifici. Ora, dicono, solo una soluzione tecnologica offre tutte le speranze. Il punto essenziale di questo saggio (e del mio manifesto) è semplicemente che, anche se le questioni morali falliscono, una soluzione tecnica a sua volta non funzionerà. Un gigantesco investimento in tecnologia (che sia la prossima generazione di reattori nucleari o la geoingegneria delle radiazioni solari) viene annunciato come l'ultima speranza Ma in realtà non è affatto una speranza.

La ragione del fallimento ad oggi del movimento ambientalista non è stata l'aver fatto appello ai sentimenti morali dell'umanità – che di fatto è stata la più grande forza del movimento. Il tentativo è fallito perché non è stato capace di cambiare il principio organizzativo centrale della società industriale, che è anche il suo errore fatale: la sua ricerca accanita di crescita a tutti i costi. Ora ci troviamo al punto in cui dobbiamo finalmente o riuscire a superare il “crescismo” o affrontare il fallimento, non solo del movimento ambientalista, ma della stessa civiltà.

La buona notizia è che il cambiamento sistemico è frattale in natura: comporta, di fatto richiede, azione ad ogni livello della società. Possiamo cominciare dalle nostre scelte e comportamento individuali; possiamo lavorare all'interno delle nostre comunità. Non dobbiamo aspettare un cambiamento catartico globale o nazionale. Ed anche se in nostri sforzi non possono “salvare” la civiltà industriale consumista, possono ancora riuscire a piantare i semi di una cultura umana rigenerativa che vale la sopravvivenza.

C'è un'altra buona notizia: una volta che noi esseri umani scegliamo di ridurre il nostro numero e i nostri tassi di consumo, la tecnologia può assistere i nostri sforzi. Le macchine possono aiutarci a monitorare il nostro progresso e ci sono tecnologie relativamente semplici che possono aiutare a fornire i servizi necessari con minor uso di energia e minor danno ambientale. Alcuni modi di sviluppare la tecnologia potrebbero aiutarci a pulire l'atmosfera e ripristinare gli ecosistemi.

Ma le macchine non possono fare le scelte cruciali che ci porranno su un sentiero sostenibile. Il cambiamento sistemico guidato dal risveglio morale: non è solo l'ultima speranza, è la sola vera speranza che abbiamo mai avuto.

32 commenti:

  1. Toh!...A quanto pare qualcuno più importante di me è arrivato alla stessa conclusione: siamo di fronte ad un problema morale,non tecnologico od economico o sociale..Poi però mi pare che lanci il sasso e nasconda la mano, quando dice "La ragione del fallimento ad oggi del movimento ambientalista non è stata l'aver fatto appello ai sentimenti morali dell'umanità – che di fatto è stata la più grande forza del movimento. Il tentativo è fallito perché non è stato capace di cambiare il principio organizzativo centrale della società industriale, che è anche il suo errore fatale: la sue ricerca accanita di crescita a tutti i costi " Oggi ridurre la crescita, diminuire per esempio anche l'estensione delle aree destinate all'agricoltura, determina un "alleggerimento" immediato e a a rimanere per diversi decenni del biota umano, considerata l'esiguità delle scorte alimentari mondiale, le variabili dell'effetto serra ingravescente anno dopo anno..Si tratta ergo di iniziare muoversi sul terreno di una morale di comunità , che eroda sempre più il campo totalizzante dei diritti individuali .(Anche molto rapidamente, visto che non abbiamo tempo anzi siamo in ritardo secondo i limiti dello sviluppo per una transizione da una società industriale e dei diritti individuali ad un a altra pienamente e soddisfatoriamente delle energie rinnovabili.) Quindi per completare il discorso serva anche una infarinatura di filosofia: se gli economisti latitano nelle conoscenze base della fisica, gli scienziati e gli ambientalisti devono ripercorrere le ultime tappe filosofiche, se non altro per riprendere la vis morale nietschiana e post nietschiana e compostare allegramente ogni riesumazione dei neohegeliani. Insomma bisogna ritornare alla morale di comunità delle nostre campagne, opportunamente riveduta e corretta, infischiandone di "aiutare" il biota umano nelle aree a maggiore squilibrio ambientale a lievitare ancora, anzi riversando quel poco di risorse che saranno ancora destinabili alle organizzazioni centrali alla protezione coatta transnazionale delle foreste vergini.

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  2. il cambiamento ci sarà, ma solo per un intervento esterno all'umanità, che è troppo in preda alle passioni, istinti e vizi. Vicino a casa mia hanno trafugato le ostie consacrate di notte in una chiesa, probabilmente per usarle per delle messe nere. L'uomo tende al cambiamento morale e spirituale, ma dalla parte sbagliata.

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    1. Qui in Trentino ieri hanno rubato le coperture in rame che erano a protezione dei loculi in un cimitero comunale.
      http://www.ladige.it/territori/valsugana-primiero/2017/09/26/seregnano-rubato-rame-loculi-cimitero

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Ancora non è abbastanza evidente che siamo allo "sviluppo dei limiti"?
    Entusiasti di oltrepassarli, comunque sia?

    Concetto esposto già quasi un quarto di secolo fa da Giorgio Ruffolo
    nel saggio omonimo del 1994, "Lo sviluppo dei limiti".

    E che "I limiti dello sviluppo", saggio del 1972 che in realtà sarebbe stato meglio tradurre in "I limiti della crescita", sono una previsione trasformatasi in profezia puntualmente avverata?
    (tranne che nel colore delle piume, per chi afferra la metafora)

    Per quanto tempo ancora orde di gonzi s'intestardiranno a credere alle menzogne di un manipolo di psicopatici, che basterà soltanto incrementare economia, politica,tecnologia e finanza, (quella che hanno in mente loro, ovvio) e l'astro del futuro ci sorriderà ancora e di più.
    Ancor più del Sol dell'Avvenire di tragica memoria?
    Qui ed ora non sono solo "contati i capelli" ma ogni scaglia di forfora che cade dalle nostre sciagurate teste.
    Anzi, ogni alito e sospiro che poi muove eserciti di desideri inappagabili?
    E se appagati, al prezzo di condanne a tortura miseria e morte dei diretti discendenti?
    Concludo con questi versi, assolutamente inutili.
    Forse per questo appropriati.

    Laggiù di ciottoli di macigni folle
    strisciano lungo l'enorme ellisse
    attratti dal debole incantesimo
    inesorabile d'un Sole che dal buio
    appena appena li fa emergere
    parrebbero del cosmo ergastolani
    condannati a passeggiate interminabili
    e a rari incontri brevi e rudi e ignari
    del reato o crimine commesso
    e della vittima che li avrebbe denunciati
    da quel siderale carcere senza preavvisi
    con cadenza irrazionale e aleatora
    qualcuno viene rilasciato con clemenza
    così sembra ma nasconde spietatezza
    qui verso la Terra e il suo satellite
    verranno a trovare fine delle fini
    e se non qui sul grande Giove
    sul piccolo Mercurio o su Venere
    Marte Saturno Urano su Nettuno
    purchè sia schianto su Plutone anche
    quante tombe loro sulla Luna
    quante sulla nostra terra antiche
    una sotto il mare che produsse funerali
    per rettili giganti e arcaico zoo
    o che non sia invece quella una fortezza
    e non galera assurda d'innocenti rei
    e piuttosto quei remoti massi siano
    cavalieri pronti per l'attacco al regno
    il compimento di necessarie Apocalissi
    oggi disponiamo di dardi mastodontici
    pregni della forza dell'uranio del plutonio
    dell'idrogeno fondente in elio
    atti a disarcionarli dalla rotta
    ma quelli sono ottusi sordi e muti
    èd è un vantaggio per loro smisurato
    noi parliamo discutiamo notti e giorni
    e all'alba del confronto non è detto
    che ci troveremo uniti e preparati.

    Marco Sclarandis

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  5. sperare nella tecnologia, che insieme ai fossili, ha creato il problema! Boh? Non mi pare un granchè di cambiamento sistemico.

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  6. L'articolo è pienamente condivisibile. Però attenzione al dollaro. E agli imperi in declino. Non so in quanti si rendano conto che sta per scoppiare una polveriera.
    https://www.globalresearch.ca/il-venezuela-si-ribella-al-petrodollaro/5609775
    Angelo.

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  7. Il mio sarà un intervento provocatorio.

    Ma non siete e siamo ancora stufi di queste stupidaggini? Di che moralità si va cianciando? Dell'ambiente, del clima e compagnia bella non gliene frega un bel niente a nessuno. C'è chi lo dice apertamente e chi, più infingardo, no.
    Leggere qui, per esempio.

    http://vocidallestero.it/2017/09/23/lentrata-in-vigore-del-ceta-e-uno-scandalo-per-la-democrazia/

    Di che cosa vogliamo ancora parlare?

    Ci si preoccupa di salvare la civiltà umana. Perché? Quale è il suo valore? La stragrande maggioranza di chi legge e scrive su questo blog ha certamente superato i 40. E molti i 60. Di che cosa si preoccupa? È tutta la vita che sente ripetere le stesse cose, non solo nulla è migliorato, ma anzi è andato sempre tutto peggio. Al massimo, tra qualche decennio, anni di vecchiaia più o meno grama, per tutti noi la civiltà umana sarà sicuramente finita. Direi che se vogliamo trovare una cosa che valga la pena di "salvare" non sia la civiltà umana ma quello che può resisterle della biosfera (mi si passi il termine generico).

    GUIDO.

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    1. a giudicare da come stanno urlando qui sotto, la civiltà umana non esiste nemmeno ora. A meno che non la si voglia definire una bulimia di maleducazione e menefreghismo o egoismo, come quel CETA che citi nel link. Allora che finisca subito e muoia Sansone con tutti i filistei.

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    2. La civiltà,
      bisogna abbatterla.
      Salvarla, no.
      E' terribilmente devastatrice.
      Noi esseri umani, possiamo vivere al di fuori della civiltà, liberi dalla civiltà.

      Tiziano

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    3. Ma allora anonimo GUIDO che le importa di scrivere il suo commento
      che dice lei stesso, sarà provocatorio, ma in futuro?
      Ed ancor più se tanto dell'ambiente etc. etc. non gliene importa niente a nessuno?
      Non so se riescie ad accorgertene, ma è riuscito a scrivere un bel paragragrafo di (tragi)comicità involontaria.
      Ah, disgraziatamente, la biosfera o meglio, i suoi rappresentanti non verranno nè a ringraziarci nè a maledirci, nemmeno quando noi umani, che della biosfera facciamo comunque parte, ce ne saremo andati tutti.Al massimo qualche cane accovacciato sulla tomba,aspetterà invano il ritorno del suo padrone.
      Comprendo la sua rabbia, ma è sale buttato in mare.

      Per curiosità, ha meno di quarant'anni?Non che faccia un'enorme differenza, ma spiegherebbe alcune cose.

      Marco Sclarandis


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    4. Mi sembra che questo voler far finire la civiltà a tutti i costi nasconda un certo rancore verso gli esseri umani, ai quali viene preferita una natura, più che altro, idealizzata. Mah, può essere che un gatto possa sembrare più saggio di un uomo, ma già a pensare alle iene si comincia a non essere più così affascinati. La natura è anche il leone che sbrana la gazzella. Gli insetti hanno usanze, a volte, raccapriccianti. Insomma, io penso che l'uomo sia superiore agli animali, alla faccia dell'antropocentrismo, anche perché è in grado di fare delle scelte etiche. Può essere la creatura più devastante, se messo nel contesto sbagliato, oppure la coscienza attraverso cui l'universo impara a conoscere se stesso. Come si spiega altrimenti l'evoluzione? E l'incessante crescita dell'informazione? In questo momento non stiamo facendo una gran bella figura. Ma forse il nostro cammino non finisce qui, e chissà, magari, col maturare degli eventi potremo arrivare a compiere quel risveglio morale auspicato da Heinberg che è alla base della giusta convivenza con tutti gli altri uomini ed esseri viventi che popolano il pianeta.
      Angelo

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    5. La "civiltà" (scienza, tecnologia, agricoltura, allevamento, proprietà privata, gerarchie di potere, industrialismo, stati, multinazionali) è la causa della distruzione della Biosfera.
      .----
      Tutte le civiltà sono crollate (romana, greca, egizia, babilonese).
      Adesso abbiamo questa civiltà moderna, tecnologica-industriale, globale.
      Ha già distrutto gran parte della Biosfera.
      .----
      E' un mostro.

      Tiziano

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    6. @Angelo 26 settembre 2017 22:05

      Dissento totalmente dal tuo ottimismo e dal sentimento di superiorità degli esseri umani rispetto a qualunque altra specie vivente.
      .----
      - La distruzione della Biosfera è in stato molto avanzato, e al momento del crollo definitivo, mancano pochi anni.
      - Ognuno di noi esseri umani, quando sarà morto, andrà a formare altra vita, sotto altra forma che non sia umana : le acque, le rocce, gli alberi, l'aria, le specie animali non umane, sono formate dagli stessi elementi chimico-fisici che compongono il nostro corpo.
      .----
      La Natura è continua trasformazione, ed ha bisogno dei predatori, leoni e iene, per garantire la salute delle specie predate.
      Invece noi esseri umani, che cerchiamo di evitare qualunque controllo da parte della Natura nei confronti della nostra specie, ci stiamo sempre più fisicamente indebolendo attraverso l'uso di antibiotici, medicinali vari, procreazioni in vitro, alimenti OGM, avvelenati ed adulterati.
      - Noi siamo molto cattivi, facciamo vivisezione su animali innocenti, allevamento di animali in condizioni incredibilmente mostruose e mancanti di rispetto, esperimenti genetici su animali e piante che sono assolutamente ingiustificati.
      - Noi mangiamo carne come fanno leoni e iene. Non tutti noi, ma non è questo il punto. Mangiare carne è lecito. Ciò che è illecito è allevare animali allo scopo di cibarsene. Questi animali sono allevati in cattività. Non vivono liberi. I leoni e le iene, uccidono l'animale per cibarsene, e fino a quel momento quell'animale è vissuto allo stato selvatico, cioè libero di essere e di esprimersi, non come i polli, i maiali, i tacchini che vivono condizioni estremamente dolorose, fino al momento della loro uccisione.

      Tiziano

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    7. Tutto quello che scrivi è vero. Ma abbiamo le potenzialità per migliorare. Siamo come equilibristi su una corda. Arrivare dall'altra parte non sarà facile, e si corrono dei rischi. Ma se ce la faremo avremo compiuto un passo evolutivo rilevante. Io non disprezzo la tecnica, ma credo che vada usata con parsimonia. Senza voler strafare.
      "Le cose più difficili del mondo prendono avvio da ciò che è facile; le cose più grandi del mondo prendono avvio da ciò che è minuto"
      Tao-te-Ching
      Angelo

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    8. io non sono Guido ma ho 24 anni e leggo tutti i giorni il blog e i commenti... E molto spesso mi ripeto di non farlo più. E' avvilente... Demoralizzante per ogni cosa si cerchi di portare avanti.

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    9. Anonimo 27 settembre 2017 18:11, hai paura o vergogna di presentarti con nome e cognome?
      Commentare anonimamente, ripetutamente, spinto dalla coazione a ripetere qualcosa che si vorrebbe smette di fare è di sicuro un mezzo per avvilirsi inutilmente.
      Il tutto, una di quelle pessime abitudini che sono coltivate perchè indispensabili da e a chi guadagna sul mantenimento dello stato di fatto.
      E sulla demoralizzazione controllata degli individui.
      In termini più rudi una condizione di dipendenza affine, anche se non così grave,a quella causata dalle varie sostante psicòtrope e comportamenti coatti.
      Un utile antidoto, antico quanto l'umanità stessa è tenere a mente la famosa frase trappista: Memento mori, (ricordati che devi morire).
      Osserva la Natura.Mors tua vita mea.(La tua morte è la mia vita).
      Eppure tutte le esistenze lottano per campare il poco o tanto loro concesso.Orrore o meraviglia?
      Follia o ragione superiore?
      Indescrivibile caos oppure ordine sofisticatissimo?
      Inferno disumano o Paradiso irrecuperabile?.

      Un saluto, Marco Sclarandis

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  8. Molto ben detto Angelo. "Equilibristi su una corda". Andrebbe aggiunto che è la prima volta che ci proviamo!

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    1. Credo che stiamo camminando su una corda esile e senza rete di protezione. Chi si presume dovrebbe avere un minimo di moralità su tali temi di enorme importanza, ovvero la classe politica, ne sembra totalmente sprovvisto, visto che, almeno in Veneto, si continuano a approvare progetti devastanti e totalmente petrolio-dipendenti.
      Mentre ieri sulla A4, tra Udine e latisana coda impressionante di tir provenienti dall'est Europa, per i lavori di costruzione della 3 corsia

      http://m.mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/09/27/news/terza-corsia-si-della-regione-ma-con-barriere-anti-rumore-1.15909502?ref=hfmppdea-1

      http://m.mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/06/19/news/a-due-carrare-l-ipermercato-piu-grande-della-provincia-1.15509104

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  9. Angelo, è inutile argomentare con Madre Terra.
    Perchè il solo fatto di argomentare è gia malvagio,è civiltà, secondo lui.Almeno così mi sembra.
    Per continuare a vivere sulla terra noi HSs*dovremmo rinunciare alla nostra natura, ma appunto allora quale natura la Natura ci dovrebbe dare al posto?
    *Homo Sapiens sapiens.

    Marco Sclarandis

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    1. Già. Ma io sento di avere dentro la mia testa un piccolo Madre Terra, o Mago o Fra. (Chiedo scusa se chiamo in causa gli ultimi due). I loro dubbi sono un poco anche i miei, e penso di tanti altri. Ci si può discutere, poi ognuno ha diritto di pensarla come vuole.
      Angelo

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  10. "e, se tutto il resto viene a mancare, gestione della radiazione solare tramite aerosol atmosferici " : inevitabile...

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  11. ultime nuove, pericolo scampato (pare) per il CETA, è stato bloccato.

    saluti t l

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    1. forse le multinazionali che lo volevano sanno che la festa ha gli anni contati e allora che senso ha mettere le mani su una ricchezza che svanirà a breve. Che senso ha fare un accordo che ti dà potere sugli stati nazionali, quando probabilmente si tornerà alla guerra, invece che rivolgersi ai tribunali internazionali, per imporre le decisioni? Le primavere arabe sono state solo un assaggio del futuro, ecco perchè nessuno vuole cambiare rotta. Aspettano i disastri planetari per cominciare a convincere le locuste a cambiare paradigma.

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  12. comunque non c'è vera moralità senza vera spiritualità. Anche per il Sommo Vate era lo stesso: virtute e canoscenza era vicine, unite ed imprescindibili. "Fatti non foste a viver come bruti, ma a seguir VIRTUTE E CANOSCENZA." L'alternativa? Fare il politico o qualsiasi cosa vogliate, anche il chirurgo oncologo, ma alla fine trionfa sempre il "viver come bruti".

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  13. @Madre Terra27 settembre 2017 07:26
    non ho capito una cosa del tuo pensiero, non dovremmo usare antibiotici e medicine? Lasciando moririre così i malati (anche i bambini)?
    paolo

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    1. @ Anonimo28 settembre 2017 12:42

      I bambini ed i malati si possono curare anche senza antibiotici e medicine sintetiche.
      Sono stato personalmente malato di bronchite e raffreddore dal 12 luglio 2017.
      Sono molto debole sul lato raffreddore, in quanto le mie vie aeree superiori sono state devastate da 4 operazioni chirurgiche subite negli anni 1972, 1973 e 1987.
      Quindi, per contrastare questi episodi di malattia a cui sono facilmente soggetto, mi ero abituato a prendere antibiotici.
      Guarivo nel giro di una settimana, e poi passavo una settimana molto debilitato, prendevo fermenti lattici vivi per recuperare.
      Questa volta, ho deciso di non prendere antibiotici, ma di affidarmi a miele, propoli, ribes nigrum.
      Ho impiegato un mese e mezzo a guarire, sono comunque guarito.
      .----
      Io credo che bisogna abbandonare i rimedi moderni alle malattie, all'interno della decisione di abbandonare tutto ciò che è "modernità", e tornare ad uno stile di vita più naturale.
      Per evitare di precipitare nel baratro, cioè estinguere la specie Homo entro pochi anni (trascinando in questa estinzione quasi tutte le altre specie viventi, con noi).

      Tiziano

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    2. Come si vede che non hai figli.... comunque ricordo un tuo messaggio del 2014 in cui dicevi che secondo te non bisognava usare medicine di sintesi dopo una certa età... secondo me eri più saggio una volta( il post era sull'articolo picco della salute sempre su questo blog)

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    3. Senza medicine ho notato una guarigione migliore, lineare, duratura.
      Personalmente ammetterei farmaci ed in particolare l'antibiotico solo in casi veramente estremi.

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    4. @ Anonimo29 settembre 2017 07:49

      Sono modi diversi di vedere la Vita.
      Io ho un'animo primitivista.
      Credo che noi esseri umani siamo su una Torre di Babele, e non ci capiamo non tanto per il linguaggio, quanto per il Pensiero.
      Ci sono miliardi di modi di pensare.
      Questa secondo me è "pazzia", denota la nostra disconnessione con la natura.
      La specie Homo non ha un pensiero univoco, ma frammentato, "pazzo".
      Siamo pazzi.
      Il pensiero naturale è molto semplice, e unitario.
      Io cerco di pensare come pensano i popoli della natura, gli esseri umani non-civilizzati, le varie specie animali, quelle vegetali, i sassi, l'acqua e l'aria.
      Credo che in questo pensiero naturale, saggio, gli antibiotici di sintesi, non trovino posto, siano da bandire, come è da bandire qualunque diavoleria tecnologica.

      Tiziano

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  14. Il pensiero sistemico (da Von Bertalanffy a F.Capra) costituisce indubbiamente un approccio interessante ed utile, anche se "il risveglio morale" auspicato nel post ha un vago sapore mistico-religioso e invece forse dovrebbe prendere le mosse dalla consapevolezza che ridurre l'human ecological footprint sta(rebbe) innanzitutto nel ns. INTERESSE...

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