Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 26 novembre 2016

Migrazioni, Malthus, mortalità, e tutto il resto

di Jacopo Simonetta


Articolo già pubblicato su: "Matlhus non aveva poi tutti i torti" il 5/11/2016

Nell'odierna, immensa massa umana esiste una pattuglia di persone convinte che il sistema economico attuale stia entrando in un collasso globale e che ciò provocherà conseguenze terribili.   Alcune di queste sono anzi già cominciate, ma la grande maggioranza di noi si rifiuta di riconoscerle per quel che sono: avvisaglie.

C’è una buona ragione per questo: l’illusione più o meno cosciente che, ignorando o negando i fatti, ci si possa proteggere dalle conseguenze dei medesimi.   O, perlomeno, che questo sia un modo per scaricare ad altri la propria quota di responsabilità per qualcosa che, comunque vada, costerà molto caro a molta gente.

Tra i fatti che possiamo negare, ma non evitare, c’è che la Terra è pesantemente sovrappopolata in ogni suo più remoto anfratto.   Ma ammetterlo significherebbe dover poi parlare di politiche demografiche.   Cioè di nascite, morti e migrazioni.   Tutti argomenti che hanno implicazioni psicologiche e spirituali tanto importanti da risultare intrattabili.

Non è un caso se il controllo della natalità è l’unico fattore demografico di cui si parla, sia pure con crescenti difficoltà.   Qui si tratta infatti di decidere se, eventualmente, impedire a qualcuno che ancora non esiste di venire al mondo.   Non c’è niente di terribile in ciò.

Viceversa, parlare oggi di mortalità significherebbe chiedere a gente che esiste di andarsene cortesemente a all'altro mondo per aiutare i suoi compatrioti terrestri a restare in questo.   Non sorprende che nessuno ne voglia parlare, non foss’altro che per scaramanzia.
Delle migrazioni si parla invece tantissimo, perfino troppo, ma senza mai porsi domande imbarazzanti tipo: Quanta gente c’è?   Quale è la capacità di carico del territorio?   Quali sono gli effetti sulle zone di partenza e su quelle di arrivo?   Come stanno evolvendo le condizioni al contorno?

Pillole di storia


Le migrazioni sono un fenomeno antico quanto la nostra specie (anzi molto di più).   Quando in una zona si raggiungono limiti di sovrappopolazione, un certo numero di giovani parte per cercare fortuna altrove.   Se lungo la strada incontrano popoli più agguerriti di loro, vengono uccisi.    Se viceversa incontrano territori poco popolati o genti meno agguerrite, si fanno largo ammazzando o sottomettendo gli autoctoni.

E’ esattamente in questo modo che, per oltre 50.000 anni, ondate successive di uomini hanno popolato il mondo, accavallandosi e sostituendosi fra loro, costruendo e distruggendo civiltà.   La penultima crisi storica di questo genere è stata lo straripare della popolazione europea nel mondo intero.   L’ultima è appena cominciata, ma con un’inversione dei flussi.   Invece che dall’Europa, avviene verso l’Europa (compresa la Russia occidentale) ed il Nord America.

Per fare il caso italiano, durante tutti gli anni ’80, la popolazione italiana si era stabilizzata attorno ai cinquantasei milioni e mezzo.   Poi, dall’89 (collasso degli stati comunisti) ha ricominciato a crescere grazie ad un’immigrazione dapprima modesta, poi sempre più intensa.   Una brusca accelerazione avvenne nel 2002, anno di approvazione della leggendaria “legge Bossi-Fini” che, evidentemente, favorì il fenomeno.   Ad oggi siamo circa sessantadue milioni, con un tasso di incremento di circa 300.000 persone all’anno.

Per circa un quarto di secolo, le autorità pubbliche e le forze politiche dei vari paesi coinvolti non hanno trovato di meglio che altalenare fra posizioni opposte ed un pertinace far finta di niente, sperando che la faccenda si risolvesse da sola.   Ma negli ultimi due anni l’arrivo di milioni di persone ha fatto precipitare la situazione.

Potremmo, credo, distinguere fondamentalmente tre tipi di approccio al problema.   Due paesi, Italia e Grecia, hanno deciso di mantenere aperte le proprie frontiere; anzi l’Italia ha mobilitato mezzi imponenti per recuperare migranti in mare.   Altri paesi dell’UE coadiuvano questo sforzo, pur mancando un accordo sul destino successivo dei naufraghi.

Altri, come diversi paesi balcanici e l’Austria, hanno alzato barriere più o meno efficaci per ostacolare i flussi.   I paesi principali, Germania in testa, si sono accollati finora il grosso del flusso, ma questo ne sta oramai mettendo a repentaglio la stabilità politica.

Nel frattempo, il numero dei morti durante la traversata è diminuito in percentuale, ma aumentato in cifra assoluta poiché la certezza del soccorso porta molta più gente a tentare l’avventura in sempre più precarie condizioni.

Premesse

L’accoglienza è un bene od un male?   Esiste un limite sotto il quale va bene ed oltre il quale no?   A mio avviso, una simile discussione potrebbe essere utile solo partendo dai pochi, ma importanti capisaldi:

1 – Non sempre chi lascia il suo paese lo fa perché costretto dalla miseria, o peggio, ma spesso si.   Perciò non bisogna nascondersi dietro un dito ed essere ben coscienti del fatto che negare l’ingresso a qualcuno significa danneggiarlo, spesso in modo grave.

2 – Esiste una differenza fondamentale tra “migranti” e“rifugiati”.   I primi sono tutti coloro che vanno ad abitare in un paese diverso da quello dove sono nati.   Talvolta fuggono da situazioni terribili, altre cercano semplicemente un lavoro migliore.   I rifugiati sono invece persone che in patria sono attivamente perseguitate per ragioni politiche, religiose, razziali od altro.  Lo status di "rifugiato" viene concesso dai governi in base ad una serie di convenzioni internazionali, perlopiù risalenti agli anni '50 (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali).

Anche i numeri sono diversi.   Per capirsi, solo nel 2014 gli immigrati in Europa sono stati quasi 2 milioni (dati EUROSTAT ) portando il totale degli stranieri a quasi 35 milioni, circa il 7% della popolazione europea.  Nel 2015 e nel 2016 i numeri sono stati sensibilmente maggiori, ma mancano dati ufficiali.  Coloro che ottengono asilo politico normalmente sono invece poche decine di migliaia l’anno, ma c’è stato un brusco incremento negli ultimi due anni: circa 300.000 nel 2014 e circa 600.000 nel 2015 (dati ERUOSTAT).    Un incremento che dipende in parte dall’aggravarsi della crisi siriana, in parte da scelte politiche dei singoli governi nazionali.   Tuttavia, continuano ad essere una netta minoranza del flusso complessivo di gente.

3 – Le migrazioni di massa sono appena cominciate, nei prossimi anni e decenni non potranno che aumentare.   Non bisogna illudersi che il fenomeno si esaurisca da solo; ben al contrario si aggraverà.   Ogni anno ci sono circa 80 milioni di persone in più sul pianeta ed i focolai di instabilità ambientale, economica e/o politica non potranno che moltiplicarsi.   A livello europeo, i flussi sono passati da un ordine di grandezza di migliaia ad uno di milioni di persone all'anno.   La tendenza è verso un ulteriore, consistente incremento.

3 – L’Italia, come tutta l’Europa, gode tuttora di un alto tenore di vita grazie ad una serie di vicende storiche e meccanismi di mercato che finora ci hanno permesso di appropriarci di risorse estere e ridistribuire globalmente parte dei nostri rifiuti.    Ma il sistema economico sta rapidamente cambiando ed almeno in parte implodendo.   La crisi economica peggiorerà ed il ridimensionamento del nostro tenore di vita è appena cominciato.   Disoccupazione e povertà aumenteranno certamente,
anche se non possiamo sapere quanto e come.   E lo faranno comunque, con o senza immigrazione.

4 – Una grande quantità di immigrati non arriva fortunosamente in barca, bensì tranquillamente in aereo.   L’enfasi sugli sbarchi è quindi in parte una strategia di marketing politico, sia da parte di coloro che sono favorevoli, sia di coloro che sono contrari all'accoglienza.

A mio avviso, chiunque ignori e/o neghi uno o più di questi semplici fatti, o è male informato, o è male intenzionato.

Conseguenze.

C’è molto dibattito sulle conseguenze economiche delle migrazioni, con esperti che delineano un quadro idilliaco o disastroso a seconda dei casi.   Personalmente, trovo più interessanti le conseguenze ecologiche e politiche.

Le conseguenze ecologiche sono inevitabili e facilissime da capire.   A livello locale, un aumento della popolazione significa un aumento dei consumi e degli impatti: più alloggi, più acqua, più rifiuti ecc.   Proprio i fattori che secondo alcuni sono favorevoli all'economia, sono certamente deleteri per quello che resta degli ecosistemi.   Anche a livello globale l’emigrazione fa lievitare consumi ed emissioni.   Infatti, benché la maggioranza degli immigrati vada a far parte della fascia più povera dei paesi di accoglienza, i consumi di un una persona che vive in Europa occidentale sono almeno di un ordine di grandezza superiore di quelli di chi abita in molti paesi africani ed asiatici.   Vi sono poi buone ragioni per ritenere che l’emigrazione contribuisca a mantenere elevato il tasso di natalità nei paesi di partenza, ma si tratta di dinamiche molto complesse che possono differire anche parecchio da caso a caso.

Le conseguenze politiche sono più complesse perché non dipendono tanto da ciò che effettivamente accade, quanto da come questo viene percepito.   Man mano che la densità di popolazione cresce e la percentuale di stranieri aumenta, la gente si inquieta.   Può avere torto o ragione, il punto importante qui è che ha paura.   E quando la gente a paura guarda ai suoi leader per essere rassicurata.

Per decenni, la classe politica dominante ha scelto di ripetere che il problema non esisteva, che la crescita economica avrebbe risolto tutto, che la pace avrebbe trionfato, i flussi si sarebbero esauriti grazie ad interventi nei paesi di partenza, eccetera.   Soprattutto, ha evitato molto accuratamente di nominare la causa principale di questa tragedia, la sovrappopolazione sia nei paesi di arrivo che in quelli di partenza.   Ma ha anche cercato di nascondere le conseguenze, cioè la competizione per il lavoro, il degrado dell’ambiente naturale ed urbano, le difficoltà di integrazione ecc.

Beninteso, gli stranieri in Europa sono meno del 10%, quindi ha ragione chi dice che non solo loro IL problema.   IL problema è infatti il collasso della nostra civiltà e dei nostri ecosistemi.   Le migrazioni sono solo un pezzo di questo complesso mosaico, ma un pezzo importante perché, in condizioni precari,e anche spostamenti lievi di fattori chiave possono avere conseguenze importanti.

L’Islam in EU. Si noti come la percezione comune è di una presenza
almeno 4-5 volte superiore al reale.
Comunque, il dato politico è che la vasellina ufficiale tranquillizza sempre meno gente.   Ecco allora che sorge una nuova classe di politicanti professionisti che adottano una strategia altrettanto menzognera, ma opposta.   Anziché negare il problema, lo gonfiano e lo stravolgono facendo immaginare alla gente fenomeni del tutto inesistenti come l’invasione islamica (i due terzi circa degli immigrati sono cristiani), la guerra delle culle (la natalità degli immigrati si livella a quella degli autoctoni in una generazione) ed il complotto sostituzionista (questa poi non merita nemmeno commento).   Bufale che diventano però credibili quando dall’altra parte si insiste a ripetere che tutto si aggiusterà da solo.   Meglio ancora se se una frangia minoritaria, ma consistente, di immigrati si adopera per apparire regolarmente in cronaca nera.

C’è una via d’uscita?

In estrema sintesi, siamo prigionieri di una doppia menzogna.   E’ falso che l’Europa possa continuare ad importare gente dall'estero per la semplice ragione che ci sono già troppi europei. E‘ falso anche che se buttassimo fuori tutti gli stranieri i nostri problemi svanirebbero, perché comunque continueremo ad essere troppi, la qualità delle risorse energetiche continuerebbe a tracollare, il clima a peggiorare, ecc.

In mezzo a tanta disinformazione cresce l'estrema destra, ma non credo che ciò dipenda tanto da un aumento dei neo-fascisti, quanto da un crescente numero di persone che hanno paura.   Se qualcuno volesse evitare che queste formazioni prendano il potere, avrà interesse a pensare ad una gestione delle migrazioni efficace e credibile.

A mio avviso ciò significa principalmente due cose:

1- Una politica demografica unitaria che cerchi di ridurre la popolazione europea nel modo più indolore e tranquillo possibile.   Fra l’altro, stabilendo quanta gente può entrare ed a quali condizioni.   (Fra “tutti” e “nessuno” ci è parecchio spazio).

2 – Un effettivo controllo sulle frontiere esterne e sul rispetto delle regole da parte degli ospiti.   Due cose più facili a dirsi che a farsi, viste le frontiere che abbiamo.    Per questo, ritengo che solo un’organizzazione europea potrebbe svolgere il compito.    Nessuno stato nazionale ha più la forza per controllare da solo la situazione.

Su quest’ultimo punto c’è un barlume di speranza.   La catastrofe delle politiche messe in atto dagli stati negli ultimi due anni ha finalmente permesso la nascita di un corpo di polizia di frontiera comunitario.   Il primo reparto ha preso servizio pochi giorni fa in Bulgaria.   Vedremo come va e quali stati saranno disposti a collaborare.


34 commenti:

  1. Condivido l'analisi, ma io non credo che la differenza tra migranti e rifugiati sia così fondamentale. Innanzitutto, quello che è tollerabile o meno dipende dal contesto e dalla posizione individuale. Non trovare un lavoro può per alcune persone essere peggio che venire perseguitati, oppure la persecuzione può manifestarsi 'semplicemente' nella mancanza di possibilità di lavoro; viceversa, durante tutta la storia le persone hanno reagito alla persecuzione e alla repressione anche difendendosi o ribellandosi, pur sapendo che c'era un rischio di morte (come del resto nella migrazione), ma pensando che avevano o una responsabilità morale o una possibilità concreta di cambiare le cose. Pensare che l'unica risposta alla persecuzione sia la fuga è smentito dalla storia, indicativo di una concezione un po' riduttiva e peggiorativa della natura umana, e secondo me anche ingiusto nei confronti di chi quelli che restano per cambiare le cose nel loro paese. Mi capita spesso di far notare che quando l'Italia era occupata dai nazisti i giovani uomini italiani non fuggirono in massa in Pakistan.
    (Per favore chi eventualmente mi risponde non devi la discussione sui meriti del fascismo o colpe della Resistenza o simili)
    Inoltre, anche se qualcuno fugge da una situazione oggettivamente pericolosa, non è per questo detto che noi dobbiamo o possiamo farcene carico. Questo per due motivi: uno, che potenzialmente potrebbero essere miliardi le persone perseguitate o in guerra, ma miliardi di persone in Europa non ci stanno a prescindere da quanto bisognose siano; due, che una comunità ha dei doveri anche nei confronti di se stessa e che facendo entrare persone perché in difficoltà rischia di creare difficoltà anche a se stessa. Cosa direste di un padre (o una madre) che per aiutare delle persone sfratta i suoi figli? È evidente che ci sono dei limiti *indipendentemente* dalle condizioni delle persone che chiedono aiuto.
    Infine, riguardo al complotto sostituzionista: può essere che non ci sia una tale intenzione consapevole, però io osservo due cose. La prima è che di fatto la popolazione italiana sta lentamente venendo sostituita, nel senso che se il saldo naturale è sempre negativo e quello migratorio sempre positivo (vedere i dati Istat), e la popolazione totale costante o in aumento, è evidente che in pratica è in atto una sostituzione. Poi possiamo discutere sul fatto che dopo alcune generazioni gli immigrati diventino italiani: ma non è detto. Intanto i tratti somatici di una popolazione si alterano (a qualcuno sembrerà di perdere qualcosa ad altri no), e poi io, in posti come il Canada ma anche qui, ho notato che gli immigrati tendono a mantenere il legame con le loro orgini per più di una o due generazioni. In alcuni casi, come ad esempio quello del popolo ebraico, anche per migliaia di anni. Non sto dicendo che sia una cosa necessariamente negativa, anche se è problematica (il senso di lealtà verso un altrove spesso avviene a spese del qui). L'altra cosa che osservo è che effettivamente nei documenti ufficiali che vengono linkati dai sostenitori del complotto si trova un riferimento al numero di persone necessarie per mantenere una certa situazione demografica in Europa, persone da procurarsi se necessario con la migrazione. Le persone vengono trattate come numeri, come se avere un milione di francesi, un milione di afghani o un milione di cinesi sia sostanzialmente equivalente, come se le persone non fossero portatrici di culture, storie, stili di vita, diversità genetiche non solo esteriori (no, non parlo di intelligenza o valore individuale, ma di caratteristiche che rendono più o meno adatti ad un certo ambiente).
    Con la massima amicizia nei confronti di tutti i popoli del mondo, confesso di essere molto preoccupata per l'immigrazione di massa che stiamo subendo.

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    1. E' vero, la differenza tra migranti e rifugiati non ha molto senso per capire le dinamiche reali della società umana a cui stiamo assistendo: è una distinzione puramente politica legata alla storia del nostro recente passato, nata dai disastri della seconda guerra mondiale.
      Non credo che in generale gli uomini si divertano a scappare dai luoghi di origine e affrontare la sofferenza fisica e psicologica, i pericoli e l'incertezza sul futuro che inevitabilmente accompagnano chiunque decida di migrare. Le ragioni delle migrazioni sono molte, ma tutte hanno a che fare con la consapevolezza che nel luogo dove si abita non c'è possibilità di vivere in maniera accettabile, e la sovrappopolazione e i cambiamenti climatici, che sono causa di carestie, guerre, ecc, sono una motivazione più che sufficiente per migrare dai paesi poveri e più colpiti da questi fenomeni. Non è un caso che si cominci a chiedere di introdurre e riconoscere lo stato di "rifugiato climatico".
      E se è' vero che le migrazioni hanno sempre accompagnato la storia dell'umanità è vero anche che l'istinto di proteggere il proprio territorio e le sue risorse per salvaguardare la sopravvivenza stessa e il futuro della propria comunità fa parte della natura (animale) umana. Non è una questione di egoismo, è proprio un'istinto atavico di sopravvivenza. Penso che l'altruismo, la solidarietà la compassione siano dei comportamenti nobili e auspicabili, ma possono nascere e realizzarsi solo in una comunità che non sente minacciato il proprio "territorio" in senso allargato.
      E allora torniamo ai problemi strutturali del nostro pianeta Terra causati dalla crescita senza limiti della società umana: la sovrappopolazione, il superamento della capacità di carico della Terra nello sfruttamento delle risorse (esaurimento di energie fossili, acqua, foreste, terreno coltivabile, biodiversità, minerali,...) e nella capacità di assorbimento dei rifiuti della società umana (riscaldamento globale, inquinamento chimico terra e acqua e aria, plastica negli oceani, ...).
      In queste condizioni il problema dell'immigrazione semplicemente non ha una soluzione.​ Se non quella, a medio lungo termine, di fare un cambio di paradigma dell'intero sistema di valori della nostra società.​

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  2. Grazie ! Finalmente un post su immigrazione e sostenibilità!...L?ipocrisia comunque regna sovrana anche a Bruxelles, non solo a Roma: e se l'unione cominciasse a rimborsare i rimpatri coatti molto più che i migranti in attesa (lunga due anni in Italia) della definizione dello stato di rifugiato?
    Tutto perfetto, ma vorrei aggiungere un'altra nota: c'è qualcuno che crede qui che la marina militare continuerà a soccorrere i migranti per altri x anni?

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    1. @Fra
      .. ma vorrei aggiungere un'altra nota: c'è qualcuno che crede qui che la marina militare continuerà a soccorrere i migranti per altri x anni?

      Se glielo ordinano lo farà.

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  3. Bel post. Aggiungo che siamo troppi ma siamo anche troppo vecchi e che un reflusso improvviso di migranti creerebbe problemi alla sostenibilità del sistema pensionistico-assistenziale così come lo creerà la sovrappopolazione e l'elasticità della domanda di risorse del sistema sanitario (mi riferisco all'Italia ma immagino che, con gradazioni diverse tale cosa sia espandibile a tutti i paesi OCSE). La classe media (la nostra, quella Cinese ed Indiana il contrario) si impoverirà ancora (anche se anche in questo caso la realtà é migliore della percezione ma tanto conta quest'ultima) ma può darsi che tutto non si sfasci improvvisamente (il futuro non é ancora scritto) e che imbocchiamo una lenta discesa. Non credo che il collasso di Seneca sia un passaggio obbligato e credo che chi ne é sicuro risponde ad una propria percezione sintetica, plausibilissima per carità...

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  4. Quando avremo eliminato la piaga del "colonialismo",
    Quando avremo eliminato la piaga della "globalizzazione",
    è molto probabile che queste migrazioni di massa avranno cessato spontaneamente di esistere.

    Gianni Tiziano

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  5. Anche se fosse come dici tu, non credo che possiamo permetterci il lusso di aspettare che il mondo sia un posto più giusto prima di cominciare a fare qualcosa per evitare che diventi un posto ancora peggiore.
    E poi la migrazione rende più difficile eliminare queste piaghe di cui tu parli, da un lato perché permette l'emorragia proprio delle persone che hanno forze e motivazione per combatterle, cioè i giovani migranti stessi, e poi perché costringe i paesi riceventi ad aumentare i propri consumi totali per far fronte all'aumento di popolazione (o per lo meno a non diminuirli, se supponi che gli europei debbano e possano ridurre i propri consumi in breve tempo per condividerli con i nuovi arrivati). Ogni persona in più sul continente significa più risorse sottratte non solo al continente stesso, ma anche ai paesi di provenienza dei migranti!
    E poi, tu pensi che il fatto che i migranti provengano da paesi dove le donne fanno mediamente dai tre ai sei figli a testa non c'entri nulla con i problemi da cui fuggono? Quando ci fu la massiccia migrazione di europei verso le Americhe il problema non era che le Americhe colonizzavano l'Europa, anzi era vero il contrario, ma che la capacità di carico dell'Europa era stata abbondantemente superata dalla crescita demografica. Perché ora dovrebbe essere diverso?
    La colpa non è da una parte sola. Pretendere che tutto l'onere della soluzione dei problemi del mondo sia sulle spalle degli europei e americani non è solo ingiusto, significa anche considerare i migranti dei poveri inetti che non hanno capacità di risolvere i loro problemi, ma possono soltanto essere "aiutati".

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    1. Non si tratta di aiutarli, si tratta di smettere di rubargli le risorse (esempio coltan, petrolio, diamanti, oro, uranio, pesci).
      Non si tratta di portargli la pace, si tratta di smettere di creare dal niente i conflitti, sul loro territorio, con lo scopo di poter rubare ancora di più (Iraq, Libia, Siria).
      Non si tratta di abbattere governi, si tratta di smettere di ammazzare i governanti che amano la loro gente (esempio, Thomas Sankara del Burkina Faso, e anche, a suo modo, Gheddafi).
      Non si tratta di insegnargli come vivere o sopravvivere, si tratta di non uccidere le loro economie (Perkins, "Confessioni di un sicario dell'economia").
      Non si tratta di insegnargli l'agricoltura, si tratta di non distruggergli quella che già hanno (OGM in India, land grabbing in Etiopia).
      Non si tratta di rispettare la loro natura, ma di non sversare rifiuti tossici sui loro territori (Somalia).

      Gianni Tiziano

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    2. Sono d'accordo, ma in che modo aumentare la popolazione europea può ridurre la necessità di importare risorse? Semmai la aumenta! Io pratico la decrescita ma senza decrescita demografica ogni mio e nostro sforzo è annullato.
      Non siamo gli unici colpevoli dei problemi che citi. La guerra in Siria è se non altro cominciata per mano di siriani - le ingenerenze peggiorano le cose ma non scagliano un popolo pacifico contro se stesso se non ci sono altri problemi alla base. Sankara fu ucciso probabilmente da un suo compatriota, collaboratore e amico, con la complicità della Francia ma non dalla Francia. E proprio il Thomas Sankara che tu citi era un grande sostenitore della capacità degli africani di risolvere il loro problemi da soli. Sfidava i poteri coloniali anziché scappare e si rimboccava le maniche anziché dare la colpa sempre ad altri di quello che non andava.
      Quando la smetteremo di dare la colpa agli europei di tutti i mali del mondo? È la peggior pigrizia mentale e il peggior insulto ai popoli in questione.
      Per fare un esempio, immaginati se i giapponesi dopo essersi presi due bombe atomiche e un'occupazione dall'America avessero passato tutto il dopoguerra a cercare di scappare negli USA e a dargli la colpa di tutti i loro mali. Non credo che il Giappone avrebbe mai smesso di essere povero.

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    3. Sono gli Europei che hanno fatto imperialismo coloniale in Africa, America, Asia, Australia, Nuova Zelanda, isole del Pacifico.
      Sarebbe doveroso che chiedessimo scusa ai popoli che abbiamo sfruttato e violentato.
      Poi, da quegli europei che migrarono nel nordamerica, si generarono gli statunitensi.
      Che si stanno comportando peggio di noi.
      Ma comunque, tante imprese imperialistiche, neocolonialiste, vengono fatte da Statunitensi, Britannici, Francesi, in combutta. E anche noi Italiani gli diamo una mano, e i Tedeschi, e qualche altro stato europeo.
      La Siria, non sarebbe in guerra, se non fosse stata ideata tale guerra dagli Stati Uniti, in combutta con alcuni stati arabi loro alleati.
      .----
      Solo facendo le azioni giuste si può migliorare il mondo.
      Io credo che è giusto aiutare chi ha bisogno di aiuto (i profughi).
      Dobbiamo fare della pubblicità progresso per invitare la gente a non procreare.
      Dobbiamo aiutarci fra di noi.
      Questo è il giusto.
      .----
      Quello che ci deve guidare è una
      PROFONDA SAGGEZZA.
      Non il
      freddo calcolo.
      .----
      Cerco di essere giusto, saggio, e anche buono.

      Gianni Tiziano

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    4. Veramente le cause principali dell'attuale boom demografico africano sono la riduzione della mortalità infantile ed il riso del sud est asiatico...In effetti siamo i principali responsabili della riduzione della mortalità infantile nella fascia subshariana negli ultimi 30 anni,con diretta conseguenza disboscamento della savana per cucinare e rapida progressione del shara (Oltre che estinzione delle specie tipiche della savana)..." Madre terra "nel tuo commento ci leggo poco di invito alla sostenibilità...Ignori il fattore di carico : un italiano dovrebbe consumare circa volte meno dell'attuale, uno statunitense 2 volte meno circa, ma uno statunitense potrà sempre consumare 4 volte di più di un italiano, ed un subshariano od anche un egiziano od un siriano parecchie volte meno di un italiano...Come ? ti scagli contro la globalizzazione ma poi ignori il fattore di carico ? La siria ha triplicato la sua popolazione negli ultimi 30 anni, stava attingendo alla falde freatiche profonde prima che Assad (giustamente o meno) cominciasse a fucilare gli allevatori che scavavano nuovi pozzi ( per l'aqcua) dopo che l'85% delle capre era morto...Poi aggiungici che a metà anni 2000 da esportatore è diventata importatrice di petrolio e derivati sia per il peak oil che l'aumento della domanda interna...Scusate l'attacco diretto ma quando si sporcano dei concetti tanto puliti si rischia di cancellare quanto culturalmente seminato prima...

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    5. @Fra e @Madre terra
      "Casualmente" tutti i paesi in crisi hanno avuto negli ultimi 50 anni importanti aumenti demografici (almeno un fattore 3)

      Mi interessa relativamente se la colpa è stata nostra che in qualche modo gli abbiamo portato benessere (riduzione della mortalità infantile) o se la colpa è la loro.

      Per me l'importate è che sia chiaro a tutti che esistono limiti da non superare.

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    6. la colpa è di tutti quelli che ci mangiano sopra con la scusa del buonismo: onlus, missioni, associazioni benefiche e no profit, oltre che le locuste autoctone, che in fondo hanno l'attenuante di essere solo delle locuste, senza valori morali e cervello, in fondo meno colpevoli dei primi, che si atteggiano da ipocriti a persone moralmente ed intellettualmente evolute. Mi ricordano i farisei ipocriti del Vangelo, ma sono queste le persone importanti dei tempi di Gesù e di sempre, quelle che hanno come unico scopo della loro vita il potere ed il guadagno sporco. Non per niente Gesù, in Matteo 25 o 24, li mette all'inferno, anche se loro hanno fatto opere di misericordia. Come affermò uno dei pochi preti intelligenti, che ho trovato, che anche amare i poveri, può diventare un idolo. Certo che sono sottigliezze da ebrei, ma come mi disse una persona palesemente indemoniata: "Tu non sei intelligente come me.", dimostra che la strada della conoscenza
      è molto lunga.

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    7. Ciao Mago ovviamente concordo; aggiungo solo che un grande filosofo sull'altruismo disse che un valore importante, ma una persona degna preferisce pochi, pochissimi gesti d'altruismo importanti verso persone vicine e soprattutto meritevoli che un altruismo compulsivo verso perfetti sconosciuti magari provenienti da comunità lontane...Il cristianesimo, tanto quanto il socialismo, hanno al pretesa teorica di annullare i valori della comunità locale a favore dell'universalismo...( anche il liberismo ma solo con le merci, almeno il liberismo classico non ha la pretesa di normare il tuo quotidiano)

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    8. @Fra
      .Il cristianesimo, tanto quanto il socialismo, hanno al pretesa teorica di annullare i valori della comunità locale a favore dell'universalismo...

      Hanno la pretesa pratica di FAR costruire da altri Utopia su questa terra.
      Vogliono far volare le galline e sistematicamente disintegrano il pollaio.

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    9. http://it.ibtimes.com/ma-quale-invasione-solo-il-3-dei-migranti-africani-arriva-europa-gli-altri-restano-africa-1476550
      Ma quale riso del sud est asiatico, buonismo e filosofia dell'altruismo?
      Risposte alle persecuzioni, famiglie minacciate dagli invasori. E chi più ne ha più ne metta.
      Non saranno tre migranti in croce a minacciare la "grande civiltà europea" (bella roba!). Piuttosto, a giudicare da certi commenti, verrebbe da dire: "guardiamoci da noi stessi".
      Angelo


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    10. @ Fra, il liberismo trasforma l'essere umano umano in una locusta consumistica compulsiva. Non porta con sè alcun valore morale od intellettuale, mentre il socialismo solo i suoi valori intellettuali ed il cristianesimo ha anche valori morali ed intellettuali, magari distorti ad arte, come fecero i farisei dell'ebraismo, per interporre interessi umani a quelli spirituali, così da rendere praticamente incomprensibile il messaggio di Gesù. Difatti Gesù stesso disse:"Ma quando il Figlio dell'Uomo (cioè Lui) tornerà sulla Terra, troverà ancora la (Vera) Fede?". Amare Dio è una cosa così complicata, che può essere nascosta dietro un infinita di idolatrie, anche umanamente accettabili, non solo i poveri, ma pure la famiglia, i figli, il matrimonio, il lavoro, il sacerdozio. D'altra parte il demonio usa di tutto per allontanare da Dio: se non può sfruttare le nefandezze, non disdegna motivazioni correntemente meritevoli. Poi, una volta che ha separato l'anima dal Creatore, ci pensa lui a farne un'altra creatura infernale.

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  6. Premesso che il problema delle attuali migrazioni di massa verso l'Occidente ha dimensione inter/trans-nazionale e solo su questo piano può essere "governato", limitandoci al caso italiano l'Art. sottolinea opportunamente che la popolazione residente è andata COSTANTEMENTE AUMENTANDO, mostrando indirettamente la TOTALE INCONSISTENZA delle posizioni di quei demografi, ecclesiastici, politici non solo di destra ma anche di sinistra, turbocapitalisti e perfino femministe che a gran voce invocano (e purtroppo spesso ottengono) misure più o meno drastiche a favore dell'incremento del tasso di natalità su un territorio già sovrappopolato, cementificato, inquinato, alle prese con ampie sacche di disagio economico-sociale e sottoposto a elevati flussi migratori (a loro volta frutto soprattutto di un natalismo ormai anacronistico e produttore di una quantità drammaticamente eccessiva di "bocche da sfamare" rispetto alle risorse ragionevolmente disponibili) da Africa centrosettentrionale, Medio & Vicino Oriente e Sudamerica: è giunto il momento di abbandonare il vecchio mantra secondo cui 'il numero è potenza', nella consapevolezza che (per usare una semplice metafora) in un'autovettura a 5 posti NON puoi fare entrare 10-12 individui e pretendere pure che vivano tutti quanti in armonia & prosperità...

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  7. A me sembra che questo blog, su questo argomento, sia diventato un ricettacolo di disinformazione, oltrechè di pulsioni che definire razziste è un complimento. Possibile che nessuno si sia accorto che "Risiedono all'estero 5 milioni e 200 mila connazionali mentre sono 5 milioni e 26 mila quelli che sono venuti qui a lavorare e che contribuiscono alla ricchezza del paese versando all'Inps quasi 11 miliardi per pensioni che non riceveranno mai" (27 ottobre 2016)?

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    1. I calcoli di finanza ed economia credo esulano dagli orizzonti della sostenibilità, considerato i debiti mondiali virtuali alla sedicesima potenza su base decimale sia il non riferimento delle monete a beni materiali durevoli ed importanti per la trasformazione delle materie prime o come unità di energia netta; cmq quello che riporti non è esatto sia per numero che per spese sostenute con le varie prestazioni erogate dal pubblico per gli stessi extracomunitari regolari senza calcolare gli irregolariche non mi pare il caso di menzionare.
      Una piccola chicca: per esperienza diretta da alcuni mesi, gli stock di farmaco antiepatite-C ancora disponibili ,(nel 2015 ordinato per 65 milioni di euro per poco più di mille pazienti,nel 2016 non risulta rifinanziato, e mi raccomando non spargete voce), sono somministrabili solo in ospedale : si erano verificati alcuni casi di vendita in nero del farmaco ad opera di pazienti di nazionalità non italiana di cui è meglio non riportare l'area geografica di provenienza che in pratica si intascavano le pillole del valore di un migliaio di euro l'una e poi la rivendevano sul mercato nero...Un piccolo esempio...Poi più e più volte si è detto che gli italiani stessi consumano 4,4 volte le risorse del lor territorio, per cui non è che respingendo ai lidi di provenienza gli irregolari o i non comunitari che non hanno lavoro magicamente si risolvano i problemi di sostenibilità..é solo che per vari fattori questi costituiscono non l'ultima gocce ma le ultime centinai di gocce che fanno traboccare il vaso...L'italia ha poi il primato mondiale dei non regolari stazionanti sul proprio territorio...Per tua informazione poi il nucleo di base dei fondatori del movimento peak-oil è stato definito eco-fascista : la domanda sorge spontanea: è Medea che è fascista o la nostra tendenza al "volemose bè" ?

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    2. Concordo con Joe, pur ringraziando Jacopo per aver approcciato la questione in modo non convenzionale.

      Chiedo: meglio utilizzare ulteriori risorse per creare nuove infrastrutture nei paesi meno sviluppati, o sfruttare le infrastrutture già presenti nei paesi sviluppati, sottoutilizzate?

      Faccio un esempio. Vivo nella periferia nord di Torino, dove moltissimi fabbricati sono abbandonati o sottoutilizzati. Meglio costruire nuovi e capannoni in Africa, in India ed in Brasile o utilizzare questi che abbiamo già?

      La riduzione demografica Europea non è certo un problema. I nostri geni, se ci tenete proprio a salvarli, sono stati portati in mezzo mondo dagli emigrati europei. E la nostra cultura è quella dominante. Ora che finalmente abbiamo iniziato a diminuire, ce ne lamentiamo? Gli immigrati venendo in Italia, e adottando una cultura europea (e poi magari tornando nei propri paesi) non favoriscono forse una più rapida transizione demografica della loro cultura?
      La riduzione dei consumi legata alla povertà in occidente, unita alle spinte ideologiche per la medesima riduzione (mantenendo il benessere), possono giovare alla ricerca di nuovo modello economico?

      Auspicare un cambio di paradigma non è un fatto miracoloso, ma come ogni fenomeno di un sistema complesso è legato ad una molteplicità di fattori interagenti tra loro, su alcuni dei quali è più facile intervenire.

      Bisognerebbe ad esempio intervenire a livello culturale. Abbiamo bisogno di più persone informate e ben istruite, in Italia come altrove, per migliorare il sistema in cui viviamo. Esiste anche una differenziazione "qualitativa" tra le persone che vengono in Europa. Chi ha studiato è una risorsa preziosa, qui come altrove. Le conoscenze e le idee possono sostituire le risorse materiali, ridurne la necessità. L'istruzione femminile in particolare promuove l'emancipazione femminile e accelera la transizione demografica.
      I flussi migratori sono inevitabili: cerchiamo di assicurarci flussi di alta qualità investendo sull'istruzione nel terzo mondo, favorendo scambi culturali, borse di studio, viaggi d'istruzione in Europa. Altrimenti dovremo accettare con rassegnazione il peggioramento, non solo materiale, delle nostre condizioni di vita.

      Mi piacerebbe approfondire il tema, mettiamoci se possibile in contatto e cerchiamo qualche ricerca scientifica che ci aiuti ad approfondire, per poi pubblicare un nuovo articolo. il mio indirizzo è nicolagiuliettiCHIOCCIOLAhotmail.it

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    3. I flussi di alta qualità, come tu li chiami, sono le persone di cui i paesi di provenienza avrebbero più bisogno. C'è un certo cinismo nel far venire, ad esempio, medici dall'Africa o dal Bangladesh promettendogli uno stipendio più alto di quello che avrebbero in patria, quando non solo è la loro patria che ne avrebbe bisogno, ma è il paese da cui vengono che si è accollato l'enorme costo di formarli. È lo stesso che sta succedendo con i laureati in Italia, a spese dell'Italia, che poi vanno all'estero. Sarebbe meglio investire sull'istruzione in loco e la ri-formazione delle persone verso i mestieri che servono lì dove la gente già è.
      Non è una questione di spandere i nostri geni o la nostra cultura intesa in senso lato, anzi abbiamo già fatto abbastanza danni in questo senso, semmai di salvare i legami comunitari e il senso di appartenenza cittadino, regionale e nazionale che sono minacciati da un flusso migratorio eccessivo.

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    4. Gaia hai ragione a dire che i flussi di alta qualità sono le persone di cui i paesi di provenienza avrebbero più bisogno. Ed infatti io dicevo di contribuire formare a basso costo queste persone già nel paese d'origine; non tutti emigreranno. Inoltre i flussi di ritorno, quelli costituiti da chi rimpatria con un bagaglio di contatti, conoscenze e disponibilità economica) valgono molto di più. Si tratta di un gioco win-win.

      Non sono i migranti che creano problemi alle comunità locali, quanto piuttosto il degrado sociale. A Torino il Politecnico ha fatto un ottimo lavoro per attirare giovani in gamba da tutto il mondo; io conosco e frequento praticamente solo immigrati (o da altre regioni d'italia, come me, o da altri paesi) e mi trovo molto bene. Pensa che questo crei problemi alla comunità degli stanziali?

      Ma se ritenete che la soluzione ai problemi del mondo sia tornare alla vita bucolica, alle conoscenze di base, alle comunità senza immigrati che non sono mai esistite e alle buone vecchie guerre tra paesi confinanti, allora non serviranno sforzi, siamo sulla strada giusta. Non vi auguro buona fortuna però.

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    5. Non lo so se questo crea problemi alla comunità degli stanziali, e mi sembra che non lo sappia neanche tu, che vivi separatamente da loro. Ti dico solo che nella mia città o nel mio paese non considerei un grande arricchimento una comunità di persone venenti da fuori che non interagisce con gli "autoctoni", e che quando ho vissuto lontano dalla mia città ho sempre cercato di partecipare e contribuire alla vita locale.
      Gli enti di ricerca tendono ad essere internazionali, ma non si può pretendere che l'intero mondo operi come un ente di ricerca. Non si può coltivare la terra così (richiede conoscenze sviluppate nei secoli), non si può creare una comunità così (ci vogliono generazioni per un'autentica comunità basata sulla reciproca conoscenza e fiducia), e l'estrema mobilità fa sì che non si investa molto sui legami con il territorio e la sua gente.
      Non sto dicendo che non devono esistere ambienti internazionali, semplicemente che non possono essere la regola. E se pensi che basti mischiare le persone per evitare che ci siano guerre dovresti spiegarmi tutte le guerre imperiali e coloniali della storia dell'umanità.
      Tra comunità senza immigrati e comunità formate in maggioranza da immigrati ci sono un sacco di gradazioni intermedie. Perché togliere alle comunità la possibilità di decidere come vogliono essere?

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  8. Ormai si definisce razzismo tutto quello che non si ha voglia di sentire. I dati che tu citi non includono i clandestini e non tengono conto del fatto che i richiedenti asilo non sono residenti, inoltre stanno arrivando sempre più persone, che si sommano a quelle già qui: il 2016 ha fatto registrare un record di sbarchi (170 000 dall'inizio dell'anno, e questa non è l'unica modalità di arrivo). Un'altra cosa: dato che la maggioranza degli arrivati sono uomini, prima o poi si presume che verranno riuniti alle donne dei loro paesi, il che farà raddoppiare la popolazione.
    Se poi quegli italiani all'estero di cui tu parli creano problemi, per me i paesi in cui abitano hanno tutto il diritto di mandarli via. La Gran Bretagna comincerà presto. Ogni comunità e ogni paese dovrebbe essere responsabile di garantire un futuro decente ai suoi abitanti, l'emigrazione dovrebbe essere un'eccezione, non la regola!
    Io non vedo le persone come bancomat, da accettare perché sgobbano per noi. Io mi chiedo che impatto abbiano questi flussi sull'ambiente, sulle culture, sulle regioni di arrivo e di provenienza... stanno arrivando decine di migliaia di persone al mese: hai idea di cosa vuol dire costruire case, infrastrutture, produrre cibo ed energia, creare posti di lavoro per numeri simili? Nella mia città, a Udine, sia coloro che sono stati espulsi che coloro che hanno avuto i permessi per restare adesso si trovano a dormire fuori al freddo (le strutture accolgono solo quelli in attesa), senza lavorare perché non c'è lavoro per nessuno - e se lavorassero, lo farebbero entrando in concorrenza con la marea montante di disoccupati italiani, che non accetteranno di buon grado di doversi fare da parte. Oggi vivono di carità, ma quanto a lungo? Domani cosa faranno? Se è razzismo preoccuparsi per una situazione del genere...

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    1. Ma lei lo sa ad esempio quante case sfitte ci sono in italia? Sono 7 milioni: http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/17/oltre-7-milioni-case-vuote-in-italia_0be8f417-dfd8-4edf-a9ea-bac8ce075656.html Considerando gli standard degli immigrati ce ne stanno dentro almeno 30 milioni. Allora il problema più grande - dal punto di vista dello spreco di risorse- è la distribuzione delle risorse o l'immigrazione?

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    2. Le case non si mangiano. Mettiamo pure dentro trenta milioni di immigrati nelle case sfitte (come, requisendole? quando non è mai stato fatto nemmeno per gli italiani senza casa? auguri!), e poi cosa mangiano in un paese che già dipende dalle importazioni di cibo? E cosa fanno in un paese dove ci sono sempre più disoccupati e precari? Entrano in concorrenza con gli autoctoni per il lavoro già scarso? Le soluzioni non sono semplici come sembrano. Io sto in un paese che ha perso la metà della sua popolazione e dove il bosco si è ripreso quasi tutto, quindi un caso assolutamente atipico che secondo quanto dici si potrebbe riempire di migranti, eppure non si trova né lavoro né terra da coltivare e tutti fanno i pendolari in una fabbrica che se chiude manda in rovina migliaia di famiglie. Figurarsi nel resto del paese già iperantropizzato...
      E anche se la soluzione fosse quella che suggerisci tu (e non lo è), io direi prima di fare un po' di redistribuzione e risolvere i problemi per chi già c'è, e poi, se ci sei riuscito, pensare a far arrivare altra gente.

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  9. Eppure mi sembrava un blog dove si ragionava di problemi, sistemi e quindi di possibili pianificazioni. Dare la colpa al povero di essere povero è una semplificazione piuttosto vecchiotta, già sufficientemente ridicolizzata. Dimenticarsi dei numeri della storia dell'emigrazione italiana, poi, è solo uno dei colpi non ammessi in tutti i regolamenti competitivi che praticano in genere quelli che non vincono mai le competizioni. Che poi esista l'eco-fascismo questa è proprio da sbellicarsi, visto che il fascista è esattamente quello scambia le correlazioni logiche con un coacervo di assiomi eterogenei in contraddizione temporale e causale tra di loro, come ha già a sufficienza spiegato Umberto Eco. Me lo vorrei vedere qui di fronte a me, un eco-fascita, per farmi la risata più soddisfacente della mia vita. Per fortuna qualcuno s'è accorto dei fenomeni di sovrapproduzione, di spreco di risorse e che forse gli italiani non sono una razza. Ci sarebbe ancora da affrontare la paura degli ebrei, l'isterismo sui clandestini, la confusione mentale di chi pensa che il cinismo sia uno degli aspetti ontologici della natura, ma penso che la maggior parte dei lettori lasceranno molti dei commentatori a cuocere nel loro brodo e a pontificare allo specchio, come tra l'altro hanno fatto fino a ora.

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    1. Si' pero' chi fra le righe fa capire (tipo Gaia) che la dispersione distruttiva dell'umanita' sull'intero l'orbe terraqueo origina dalla incapacita' di vivere in pace e in equilibrio sul proprio territorio, dalla "sindrome del bambino iperattivo" che contraddistingue tutti gli uomini, infatti neotenici, anche adulti, e fra le righe suggerisce che finche' non affrontiamo questo problema, che sta alla base, non ne usciamo, non ha torto.

      Dire che siamo stati noi europei a cominciare non e' vero, dato che il meccanismo opera da quando esiste l'uomo, non da quando ognuno di noi fa cominciare la storia a uso e consumo dei suoi pregiudizi, di solito tribali.

      L'occupazione distruttiva di ogni angolo della terra da parte dell'uomo deriva principalmente dal meccanismo darwinian-malthusiano, c'e' poco da fare, non certo da curiosita' scientifica e voglia di scoperta. Esageriamo, ci scontriamo, lottiamo, e alla fine a chi perde, se sopravvvive, tocca andarsene in cerca di fortuna altrove, riproducendo dopo un po' lo stesso identico meccanismo nel nuovo posto in cui si e' accampato.

      Essendo la superficie della terra su cui viviamo rotonda, cioe' illimitata ma finita, dopo un po' ci si ritrova al punto di partenza.

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    2. Joe sbellicati pure, ma metti da parte l'ontologia e ripassa la semantica: ho solo riferito un dato storico e culturale noto a milioni di persone, e cioè che una parte del movimento ambientalista più integralista, cioè gli attivisti di greenpeace tanto quanto i fondatori del movimento per lo studio sull'esaurimento delle risorse fossili, vedi Colin Campbell e Kjell Aleklett,sono stati accusati nei loro paesi, cioè Uk e Svezia, soprattutto dalle forze di sinistra , di eco-fascismo...Avevo appunto scritto che sono stati accusati di eco-fascismo, non che lo siano nè che sia facilmente definibile il termine...Ripassati la semantica e lascia a chi di dovere l'ontologia... Se vuoi interessarti di filosofia e sostenibilità spulcia Alain De Benoist....Prima bisogna leggere un pochino...

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    3. “La verità, quella difficile da ammettere, è che oggi in Europa, di fatto, è impossibile entrare, se non per pochissimi. Gli stati stanno cercando in ogni modo di bloccare gli ingressi sul proprio territorio attivando, a questo scopo, direttamente o indirettamente, una serie di dispositivi che vanno dagli accordi sottoscritti con il governo di Erdogan all’istituzione degli hotspot, dai muri con il filo spinato alla proliferazione dei campi profughi che nascono nelle zone di confine, da Calais a Idomeni. Processi di continua violazione dei diritti umani per respingere poco più di un milione di persone, a malapena lo 0,17% della popolazione europea: questa la percentuale dei migranti giunti in Europa nel corso dello scorso anno. Questa la cifra che fa parlare di emergenza. È evidente che non esiste alcuna emergenza immigrazione: esiste, semmai, un’emergenza democratica, e riguarda i paesi europei.”

      “La Libia, che ancora oggi è un punto nevralgico di molte delle rotte per l’arrivo in Europa, fino al 2011, era stata una zona di grande attrazione per migliaia di lavoratori provenienti da altre parti del continente africano, costretti a lasciare il paese dopo l’intervento militare. Lavoratori, dunque, che, da un giorno all’altro, sono divenuti profughi in fuga da una guerra avallata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.”

      http://www.meltingpot.org/Migranti-economici-e-migranti-politici-retoriche-di-una.html#.WD7Rb2fSL_h

      Ma quali risorse? Si tratta dello 0.17% della popolazione europea. E’ la politica europea che non è in grado di misurarsi con la realtà che essa stessa contribuisce a generare. Chi ha voluto la guerra in Libia? Per quali motivazioni è stata fatta? E quella in Siria? Tutte guerre per portare la democrazia nel mondo immagino.
      Angelo

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    4. Certo che anche di paternalismo e voglia di mettersi in cattedra qui non ne manca. Son tutti sapienti qui, c'è di che fare un'accademia.

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    5. Noam, don't say "part of essential nature(the ontological)of nature", please, because now it should not be related to ontology of the nature anymore. Hey Noam, there is a man prepared to take your place, here!

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  10. http://www.rinnovabili.it/ambiente/cop22-consegna-agricoltura-multinazionali-222/
    "Nuova alleanza per la sicurezza alimentare e la nutrizione"
    "Adattamento dell'agricoltura africana"
    Iniziative finalizzate non al profitto delle multinazionali, nooo, ma allo sviluppo delle economie arretrate. Non fate caso alla parola land-grabbing che compare in questo articolo tendenzioso.
    Lasciate fare a chi se ne intende e tra qualche anno gli africani staranno tutti felici nel loro continente a ballare al ritmo del tam-tam.
    Angelo

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