Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 21 maggio 2016

Il grande dolore: come affrontare il collasso del nostro mondo

Da “Common Dreams”. Traduzione di MR (via Bodhi Paul Chefurka)

Per rispondere adeguatamente, prima potremmo aver bisogno di elaborare il lutto

Di Per Espen Stoknes


'Affrontare la perdita del nostro mondo', dice Stoknes, 'ci impone di scendere nella rabbia, nel pianto e nella tristezza, non di aggirarli per saltare sul carro dell'ottimismo o scappare nell'indifferenza' (Foto: Nikola Jones/flickr/cc)

Gli scienziati del clima dicono in modo schiacciante che affronteremo un riscaldamento senza precedenti nei prossimi decenni. Quegli stessi scienziati, proprio come voi e me, lottano con le emozioni che vengono evocate da questi fatti e da queste terribili previsioni. I miei figli – che ora hanno 12 e 16 anni – potrebbero vivere in un mondo più caldo che in qualsiasi altro momento nei precedenti 3 milioni di anni e potrebbero affrontare sfide che stiamo appena cominciando a contemplare e in molti modi potrebbero venire privati del mondo ricco e variegato nel quale siamo cresciuti. Come ci relazioniamo – e come conviviamo – con questa triste consapevolezza?
Fra diverse popolazioni, i ricercatori di psicologia hanno documentato un lungo elenco di conseguenze per la saluta mentale del cambiamento climatico: traumi, shock, stress, ansia, depressione, lutto complicato, tensioni sulle relazioni sociali, abuso di sostanze, senso di disperazione, fatalismo, rassegnazione, perdita di autonomia e senso del controllo, così come perdita di identità personale ed occupazionale.


Questa tristezza più che personale è ciò che chiamo il “Grande Dolore” - un sentimento che emerge in noi come se provenisse dalla Terra stessa. Forse orsi e delfini, foreste abbattute, fiumi sporchi ed oceani acidificati e imbottiti di plastica portano a loro volta del dolore dentro di sé, proprio come facciamo noi. Ogni nuovo articolo sul clima arriva sempre di più con un senso di terrore: è troppo tardi per tornare indietro? L'idea che il nostro dolore personale e la nostra perdita emotiva possa realmente essere una reazione al declino della nostra aria, acqua ed ecologia, raramente compare nelle conversazioni o nei media. Può manifestarsi come paure su quale tipo di mondo affronteranno in nostri figli e le nostre figlie. Ma dove li portiamo? Alcuni li riportano privatamente ad un terapeuta. E' come se questo argomento non debba essere discusso pubblicamente.

Questo Grande Dolore di recente è riaffiorato per me leggendo la notizia sul corallo che è sul punto di morire a causa del riscaldamento degli oceani così come l'eccesso di pesca all'austromerluzzo negli oceani imbottiti di plastica della Patagonia. Quest'ondata montante arriva dal profondo dei mari, dalla spietatezza e dalla tristezza della distruzione in atto? O è solo un capriccio personale? Come psicologo ho imparato a non deridere certe reazioni o movimenti dell'animo, ma ad onorarli.
Un corpus di ricerca crescente ha portato prove da gruppi focalizzati ed interviste con persone colpite da siccità, alluvioni ed erosione delle coste. Se spinti, i partecipanti esprimono una profonda angoscia per le perdite che stanno portando le distruzioni climatiche. La cosa è anche aggravata da quello che percepiscono come una risposta locale, nazionale e globale inadeguata e frammentata. In uno studio della ricercatrice Susanne Moser sulle comunità costiere, uno dei partecipanti tipo racconta: “Si insinua davvero dentro, la realtà di quello che cerchiamo trattenere. E sembra quasi futile, con tutte le agenzie governative che si mettono in mezzo, il costo enorme di fare qualcosa del genere – sembra senza speranza. Ed è piuttosto deprimente, perché amo questo posto”. In un altro studio della sociologa Kari Norgaard, un partecipante che vive lungo un fiume esclama: “E' come se volessi essere una persona orgogliosa e se attingessi la tua identità dal fiume, quando il fiume è degradato, ciò si riflette su di te”. Un'altro informatore che ha vissuto una lunga siccità ha spiegato alla squadra del professor Glenn Albrecht che anche se “hai una piscina,in realtà non vuoi uscire, è disgustoso fuori, è meglio non uscire”.

Una recende indagine climatica del “Progetto Yale sulla comunicazione del cambiamento climatico” e del “Centro per la comunicazione del cambiamento climatico” dell'Università George Mason conteneva questa statistica sorprendente: “Gran parte degli americani (74%) dice che solo 'raramente' o 'mai' parla del riscaldamento globale con la famiglia e gli amici, un numero che è cresciuto in modo sostanziale dal 2008 (64%)”.

Queste citazioni e statistiche sottolineano la realtà che molti preferiscono evitare o sulla quale non soffermarsi – questa Terra Oscura di eco ansia, rabbia, disperazione e depressione. Una delle funzioni di miglioramento della vita essenziali del negazionismo è quella di farci sentire più a nostro agio cancellando questa oscurità interiore invernale.

L'indagine climatica, tuttavia, contiene anche questa incoraggiante scoperta: “E' nove volte più probabile che gli americani propendano per la visione che sia responsabilità delle persone aver cura della Terra e delle sue risorse (62%) che non per la credenza che sia nostro diritto usare la Terra e le sue risorse a nostro beneficio (7%).

Così, invece di continuare ad evitare questo disturbo, questo dolore e disperazione, o dare la colpa a multinazionali, politici, i business agricoli, i tagliaboschi o i burocrati corrotti di averli provocati, potremmo provare ad appoggiarci a tali sentimenti ed accettarli. Potremmo riconoscerli per quello che sono piuttosto che liquidarli come sbagliati, come una debolezza personale o la colpa di qualcun altro. Sembra in qualche modo importante perseverare ed entrare in contatto con la disperazione stessa, in quanto questa emerge dal degrado del mondo naturale. Come cultura potremmo svelare alcune verità ad essa nascoste tramite sentimenti che tendiamo a screditare come deprimenti. Queste verità comprendono che questi sentimenti riflettono accuratamente lo stato dell'ecologia nel nostro mondo. Più di metà degli animali sono scomparsi negli ultimi quaranta anni, secondo il Living Planet Index. Gran parte degli ecosistemi sono stati degradati o usati in modo insostenibile, secondo il Millennium Assessment Report. Viviamo all'interno di un evento di estinzione di massa, come dicono molti biologi, ma senza quasi farci caso.

Per rispondere adeguatamente potremmo aver bisogno di piangere queste perdite. Piangere in modo insufficiente ci mantiene intorpiditi o bloccati nella rabbia verso di esse, cosa che alimenta soltanto la polarizzazione culturale. Ma perché questo accada, è necessaria la presenza di voci e modelli di sostegno. E' molto più difficile accettare la nostra difficoltà e la nostra disperazione ed elaborare il lutto senza l'affermazione e l'empatia esplicite di qualcun altro.

Il contatto col dolore del mondo, tuttavia, non porta solo afflizione, può anche aprire il cuore per entrare in contatto con tutte le cose che ancora vivono. Ha il potenziale di romper la paralisi psichica. Forse c'è anche una comunità da trovare fra persone dai sentimenti analoghi, fra coloro che possono anche ammettere di essere stati toccati da questo “Grande dolore” e di aver percepito il dolore della Terra, ognuno a suo modo. Non serve solo l'elaborazione del lutto individuale, ma un processo condiviso che porti avanti verso il ritorno all'impegno da parte dell'opinione pubblica in soluzioni culturali. Elaborare le nostre risposte il più onestamente possibile, come individui e come comunità, sta rapidamente diventando un requisito per la salute della psiche.

Affrontare la perdita del nostro mondo ci richiede di scendere dentro la rabbia, nel pianto e nella tristezza, non di aggirarli per saltare sul carro dell'ottimismo o scappare nell'indifferenza. E con questo approfondimento, ci si potrebbe aprire una cura ed una gratitudine più estesa per ciò che c'è ancora e, alla fine, di agire di conseguenza.


22 commenti:

  1. OK, ma è sperare in vano che accanto a chi cerca di sopravvivere al dolore qualcun altro, magari qualche plutocrate che recluti ed equipaggi altri che hanno solo alti ideali, si erga ad estremo difensore dei boschi rimasti, armi in pugno, contro chi ne vuol far legna da fuoco ? (E non è una iperbole: insomma la causa prima sono i 7,3 miliardi, ergo...)

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    1. plutocrazia = governo dei ricchi. Fra, questi i boschi li difendono solo per sè. A te e a me stai sicuro che non ci faranno più nemmeno metter piede.

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    2. Il meraviglioso stambecco (Capra Ibex) era quasi estinto, nel 1850.
      .----
      La specie deve la sua sopravvivenza alla famiglia reale italiana. Fu infatti il re Vittorio Emanuele II che fece proteggere, nel 1856, gli ultimi esemplari, per riservarli alla sua caccia personale in una riserva privata situata in Valsavarenche dove, per suo ordine, un gruppo di guardacaccia li proteggeva da altri cacciatori.
      (https://it.wikipedia.org/wiki/Capra_ibex)

      GT

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    3. Quindi seppur per sbaglio i savoiardi qualcuna l'hanno azzeccata

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  2. Sono rimasto colpito dal minimalismo della minaccia evocata. Intanto il GW è solo una delle forzanti che stanno cambiando irreversibilmente il Pianeta. Eppoi "I miei figli (...) potrebbero affrontare sfide che stiamo appena cominciando a contemplare e in molti modi potrebbero venire privati del mondo ricco e variegato nel quale siamo cresciuti."
    Se è questo che pensa, se la prende per poco. Io mi preoccupo che i miei figli non muoiano di miseria in un campo-profughi. Vogliamo vedere di metabolizzare questo? Che non è nemmeno la prospettiva peggiore, fra le tante possibili. Ce ne sono anche di migliori e sempre possibili, ma se vogliamo toccare il "Grande Dolore" (e in questo penso che l'autore abbia ragione) bisogna contemplare anche gli senari peggiori non solo i migliori possibili.

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    1. Condivido, ma aggiungo che secondo me è altrettanto importante lottare per il destino delle ricchezze ecologiche ecologiche locali e delle comunità , che significa scontrarsi con altri individui ed altre comunità più o meno lontane...All'esaurirsi delle risorse i girini nello stagno diventano cannibali...Un po di cannibalismo è necessario, più lo si evita peggio sarà. In questo senso una frantumazione fiscale è quanto mai necessaria e giungerà sempre in ritardo, conservando entità statali più ampie il solo uso della forza.

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  3. Francamente credo che si possa metabolizzare solo una minima parte di quello che ci aspetta. C'è un'ampia gamma di scenari per la quale dubito che generazioni cresciute nell'opulenza possano adeguatamente prepararsi.

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  4. Ad evitare che miliardi di persone distruggano il mondo, ci penseranno loro:
    robot donna:
    https://www.youtube.com/watch?v=WzXd2HehFmk

    vari tipi di robot:
    https://www.youtube.com/watch?v=rVlhMGQgDkY

    Robot umanoidi che sono già disponibili.
    Certo, adesso sanno fare cose elementari, ma la loro tecnologia ha fatto passi da gigante in questo nuovo millennio.

    Mi ricordo come, in una rivista d'Informatica (Microcomputer), facessero il paragone tra i robot realizzati 10 anni prima (credo la decade 1988 - 1998); non si era assistito a quasi nessun miglioramento tecnologico o di capacità.

    Adesso, ogni anno, fanno passi da gigante.
    Se si guardano i video su youtube, si resta sbalorditi dei progressi fatti in pochi anni.

    Come sarà il futuro nessuno lo sà,
    ma penso che prima dei problemi climatici,
    il genere umano dovrà affrontare problemi MOLTO più seri.

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    1. @Alessandro Pulvirenti

      >>prima dei problemi climatici, il genere umano dovrà affrontare problemi MOLTO più seri

      Vallo a dire a quelli che hanno GIA' perso tutto in qualche evento climatico estremo, o gli accadrà a breve...

      Il tuo tecnottimismo, poi, mi pare un tantino troppo... ottimista.

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    2. Di qualsiasi problema, c'è già gente che ne ha sofferto.
      Credo che entro 5 anni, decine di milioni (se non più) di persone, perderanno il lavoro definitivamente (disoccupazione strutturale).
      E negli anni a venire sarà peggio.
      La popolazione che rimarrà potrà vivere bene anche in Alaska o in siberia.
      Molti guardano al futuro in modo lineare, oppure in modo esponenziale, ma sempre partendo da fenomeni passati o attuali.
      Penso che nasceranno nuovi fenomeni (tecnologici) che cambieranno le priorità.
      Se poi ci vogliamo mettere il rischio di una guerra mondiale, in ancor meno tempo; penso che i problemi climatici non meritano più del terzo posto.

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    3. @AP

      >>La popolazione che rimarrà potrà vivere bene anche in Alaska o in siberia.

      Vista la progressiva destabilizzazione causata dalla fusione del permafrost e l'attuale tendenza degli incendi in quelle aree, non ci metterei la mano sul fuoco (no pun intended)...

      >>Penso che nasceranno nuovi fenomeni (tecnologici) che cambieranno le priorità.

      Il che presuppone che (r)esista ancora un ampio sistema industriale in grado di sfruttare le risorse rimanenti e distribuirle; in un contesto di collasso economico globale questo appare quantomeno improbabile.

      Una guerra nucleare a questo punto sarebbe forse preferibile a una lenta agonia...

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  5. http://www.theguardian.com/environment/2016/may/12/bill-and-melinda-gates-foundation-divests-entire-holding-in-bp
    Completamente fuori tema. Ma notizie come questa vanno assaporate finche' son calde.
    Angelo

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    1. tanto se non ce li metteranno loro i soldi negli idrocarburi ce li mettono altri.

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. “Forse orsi e delfini, foreste abbattute, fiumi sporchi ed oceani acidificati e imbottiti di plastica portano a loro volta del dolore dentro di sé, proprio come facciamo noi.”
    .----
    Non ne dubito, che portino tanto dolore dentro di sé.
    Sono i nostri parenti, con noi condividono la vita sul meraviglioso pianeta.
    Non sono stupide macchine.
    Anzi, il loro dolore è maggiore del nostro, perchè siamo noi che attacchiamo loro, non loro che attaccano noi.
    Io sono veramente angosciato, e le lacrime mi salgono spesso agli occhi, vedendo i nostri stupidi comportamenti omicidi, verso la natura.
    Forse perchè ho un contatto quotidiano con la natura, avendo casa vicino al bosco.
    Chi abita in città non si rende conto, escluso alcuni di larghe vedute.
    La natura è il bene più prezioso : fresche e pure acque, pura aria, piante spontanee, animali liberi.
    .----
    Un mese fa ho avuto l'occasione di guardare direttamente negli occhi un astore, uccello rapace di media dimensione, che avevamo raccolto tramortito fori della casa, e si stava riprendendo : che fierezza emanava ! Lo abbiamo subito liberato. E' volato via, verso l'alto nel bosco che digrada verso casa nostra. Gli animali sono esseri viventi che non hanno niente da invidiare a noi, le piante parlano fra di loro e con gli animali, non a parole, ma in modi diversi. Loro capiscono il male che facciamo.

    Gianni Tiziano

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  8. ho compreso sulla mia pelle che farsi prendere dalla disperazione e depressione non serve a nulla, anzi è dannoso perchè diminuisce le difese immunitarie e ci si rovina anche la rimanente vita che il destino ci concede. Io combatto le emozioni negative non negandole, ma cercando di sublimarle nell'azione di difesa e di preparazone per i tempi bui.

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    1. Bravo! Complimenti vorrei farlo anche io..ma come prepararsi? Mi sento alquanto indifeso...
      Buona giornata .

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    2. Mi accodo

      A.

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  9. https://youtu.be/kx1Jxk6kjbQ estratto da intervista a prof Shakhova su metano in fase di rilascio da fondo mare siberiano. L'emozione è evidente specialmente alla fine

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    1. Il problema climatico, prendetelo come un dato di fatto.

      Non è più possibile evitarlo.

      Farà molti danni, ma il mondo sarà ancora vivibile (per una popolazione meno numerosa di quella attuale).

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    2. Intendevo, il riscaldamento climatico.
      Ci aspettano temperature più alte nei prossimi anni.
      Ormai, anche se facessimo tutto il possibile, il clima continuerà nel suo andamento per ancora chissà quanti anni.
      Poi magari, per fenomeni nuovi, inizierà l'inversione... chissà.

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    3. la risposta impulsiva (lineare =piccole perturbazioni!) alla co2 si valuta in circa un migliaio di anni. Se invece, come stiamo facendo, la perturbazione è talmente grande da alterare il funzionamento del sistema allora .. chissa.
      Dopo l'estinzione del Permiano sono assenti segni di vita per 100000 anni dopo l'evento se non sbaglio. Il tutto, mi pare, in atmosfera anossica (poco ossigeno) con grandi depositi di zolfo e pirite. Un mondo caldo morto e puzzolente abbastanza rispondente alla descrizione dell'inferno

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