Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 24 novembre 2015

Marketing e sangue: la strategia dell'ISIS



di Jacopo Simonetta

Sulla strategia dell’ISIL (o ISIS, o Daesh che dir si voglia) vengono quotidianamente scritti fiumi di parole.   Non ho la competenza per farne una rassegna critica, e troppo numerosi sono i fattori in gioco per discuterli in un post.   Vorrei però approfittare di questo spazio per porre in risalto un dettaglio che mi pare interessante: la strategia della comunicazione dello "Stato islamico".  Un dettaglio che credo abbia a che fare con gli attentati in Europa (compresa la Russia).

Secondo il  RSDH (Réseau syrien des droits de l’homme)  nella guerra civile siriana circa l'80% delle vittime civili e la quasi totalità delle distruzioni materiali sono responsabilità del regime di Assad.   ISIL avrebbe commesso circa il 10% dei massacri e tutti gli altri insieme altrettanto.   Altre fondi danno cifre analoghe. Probabilmente non dipende tanto da scelte strategiche, quanto dalla potenza di fuoco e dai mezzi disponibili.   Solo Assad dispone di artiglierie ed aviazione.   ISIL provò a far volare un paio di caccia, ma furono immediatamente abbattuti dagli americani.

Eppure il "califfo" si è fatto una solida fama di super-criminale, tanto che Putin lo ha paragonato a Hitler.   Non è certo la prima volta che in una guerra uno dei contendenti assurge a male assoluto, ma la cosa interessante è che questa tenebrosa reputazione non dipende tanto da una campagna mediatica condotta dai suoi nemici, quanto da una campagna mediatica condotta dallo stesso Deash.   Per essere chiari, mentre gli altri contendenti hanno evitato di coinvolgere gli stranieri ed hanno seguito la strategia classica di nascondere i propri crimini, ISIL ha fatto di questi l'asse portante della sua strategia di comunicazione.   Anzi, sono dell'idea che molti dei suoi delitti più efferati sono stati compiuti esclusivamente ad uso dei media e dei social network.

Un fatto che credo sia assolutamente nuovo nel vasto panorama bellico recente ed attuale.

Riassumendo molto per sommi capi, Daesh nasce nel caos provocato dall'invasione USA dell'Iraq, sostanzialmente per contrastare la crescente ingerenza iraniana in quel paese e, in una prima fase, ha agito in modo da dare nell'occhio il meno possibile.   Ovviamente gli addetti ai lavori lo conoscevano bene, ma l’opinione pubblica occidentale ne era completamente all'oscuro.  Al massimo qualcuno, di tanto in tanto, ci ricordava che c’era stata l’ennesima autobomba ad una moschea irachena od un massacro in Siria.   Ma da quelle parti sono parecchi soggetti adusi a queste cose.

Poi le bandiere nere sono arrivate nella periferia di Baghdad, dopo aver preso il controllo di gran parte delle aree petrolifere irachene e siriane.   Fulmine a ciel sereno!   Nessuno sembrava sapere da dove fosse saltato fuori un intero esercito, bene armato e combattivo.

La reazione iniziale degli americani e dei loro satelliti fu raffazzonata e ben poco efficace, mentre questo gruppo manteneva una vivace iniziativa sia sul campo, sia sui media, passando istantaneamente dai documenti riservati alle prime pagine del mondo intero.

In questa fase, diciamo di emersione di ISIS, furono decapitati alcuni prigionieri.   Perché usare un modo così poco pratico di ammazzare la gente in un’epoca in cui abbondano i fucili?   La mia ipotesi è perché una fucilazione avrebbe prodotto degli articoli in terza pagina e solo in alcuni paesi.   Una decapitazione filmata e postata su internet viene vista da centinaia di migliaia di persone ed assicura le prime pagine sui giornali del mondo intero per parecchi giorni. E tutto ciò a costo zero.

Non solo, ma questa che potrebbe essere semplicemente una strategia di marketing, si è rivelata particolarmente efficace negli effetti prodotti.   I balordi di banlieu hanno infatti letto l’azione omicida come un atto di forza e di coraggio, mentre hanno visto lo strepito dei media internazionali come uno starnazzare di vecchiette spaventate.

L’effetto galvanizzante è stato quindi particolarmente efficace proprio sul target principale: i giovani maschi della piccola borghesia nelle grandi città, sia arabe che europee.   Gente assolutamente normale, ma potenzialmente pericolosa per l’effetto combinato di sovrappopolazione, recessione economica ed una cultura fatta solo di slogan, videogames e propaganda.   Un ambiente in cui vittimismo a buon mercato, delusione e desiderio di rivolta si sposano bene con una situazione economica spesso modesta, ma sufficiente a garantire l’accesso ai gadget tecnologici necessari per seguire le “eroiche imprese del Califfato”.

Altra trovata pubblicitaria geniale.   Evocare il califfato significa immediatamente evocare i tempi in cui l’Islam era la potenza egemone ed il fulcro della civiltà.   Mentre l’Europa occidentale non era che un ricettacolo di banditi poveri ed ignoranti.   Che non fosse esattamente così lo sanno bene i professori di storia, ma non certo i balordi.   Del resto perché stupirsi, se anche fra gli europei d’antica data questa visione un tantino semplicistica passa per buona?   Non è certo una novità che la storia, come strumento politico, funziona tanto meglio quanto meno è conosciuta.

Dunque un grande successo di mercato, con i “Califfo fan club” che sbocciavano come margherite in buona parte del mondo islamico, comprese le comunità insediate in Europa da generazioni.
Nel bombardamento di immagini cui siamo stati sottoposti,  ogni dettaglio era evidentemente curato da professionisti: coreografi, costumisti, registi, eccetera.   Uno staff di professionisti dello spettacolo e della comunicazione che, chissà? Magari sono americani e francesi.  Perché no? Business is now.


E' però risaputo che l’esposizione ad un messaggio provoca un innalzamento della soglia di attenzione.   Dopo un poco, per mantenere la fatidica posizione fra i primi tre posti su Google fu quindi necessario rincarare la dose.   Così siamo passati dalle esecuzioni singole a quelle multiple, poi ai massacri delle minoranze.  

Come abbiamo visto, altri protagonisti della tragedia siriana hanno fatto cose simili ed anche peggiori, ma la differenza è che l'ISIL se ne è fatto un vanto di fronte al mondo.   Col risultato di diventare un polo d'attrazione planetario per una consistente minoranza di mussulmani nel mondo non solo arabo.

Evidentemente, risultati di questo genere non si ottengono da zero.   A monte di tutto ciò ci sono stati trenta anni di capillare diffusione  del wahhabismo a gran forza di petroldollari e, sopratutto, la massiccia presenza mediatica di questa setta capace di impersonare il ruolo di "Islam tadizionale" in tutti quegli ambienti in cui la storia dell'islam è del tutto ignota.   E fra questi anche gran parte delle nuove generazioni in seno alle famiglie mussulmane.    Un altro fattore che i comunicatori del Daesh hanno saputo magistralmente sfruttare sono gli effetti destabilizzanti della sovrappopolazione; oltre alla delusione per le mancate promesse del progresso all'occidentale.    E, soprattutto, la grave crisi economica generata dal globale impatto contro quei "Limiti dello Sviluppo" di cui tanto si parla su questo blog.

Tornando alla campagna mediatica che Daesh ha sviluppato sinergicamente a quella militare, un'altra fase fu caratterizzata dalla formale riduzione in schiavitù delle donne.   Totale o parziale a seconda del credo religioso, con tanto di annunci pubblicitari per la vendita all'asta di lotti di ragazze yazide e cose del genere.   Un altro successo mediatico anche se, bisogna dire, assai più banale.   Maltrattare le donne non è certo un’idea originale, ma come si dice in gergo, è un “evergreen”.   Una cosa che ti assicura comunque un buono share.

E quando anche questo filone ha cominciato a retrocedere verso la seconda pagina sui motori di ricerca, c’è stata la fase della distruzione delle opere d’arte.   Un’altra volta le prime pagine gratis ed una netta divisione fra una massa di persone sgomente ed una minoranza di balordi entusiasti.
Nel mezzo il grosso delle comunità islamiche europee, sempre più strette fra le reazioni dell’opinione pubblica ora buoniste, ora aggressive, ma in entrambi i casi utili alla propaganda jihadista.

Un altro effetto ottenuto con questa strategia è stato quello di contribuire a rivitalizzare in varie parti del mondo un senso di appartenenza basato su di un cristianesimo che, pur essendo perlopiù (ma non sempre) pacifista, sta minando quel laicismo che credevamo essere una conquista definitiva della nostra civiltà.

Ancora più importante è però il successo che l'ISIL sta avendo nel sostenere la crescita della destra xenofoba sia in Europa che in Russia e negli USA.    L'equazione mussulmano = arabo = terrorista (almeno potenziale) è stupida, ma anche rassicurante in quanto identifica un nemico  chiaramente circoscritto e facilmente riconoscibile.   E' bello pensare che hai un nemico, che lo puoi sconfiggere e che dopo andrà tutto bene. Niente di meglio per aumentare il disagio delle comunità islamiche fra cui si raccolgono fondi e si arruolano soldati.

In questo quadro, l’attacco a Charlie Hebdo assicurò daccapo una copertura mediatica globale praticamente gratis.   Ma forse qualcosa cominciò a cambiare nell'atteggiamento di una parte dell’opinione pubblica europea, compresa quella mussulmana.   La partecipazione di 4 milioni di persone in tutt’Europa alla manifestazione che seguì può essere spiegata solo in parte con la propaganda.   Personalmente ho avuto modo di vedere palestinesi ed israeliani scambiarsi le bandiere ed ho udito importanti imam dire chiaro e tondo che l’integralismo islamico era un pericolo mortale prima di tutto per i mussulmani.   Più di una fatwa è stata formalmente lanciata contro il Daesh.   Per ora apparentemente senza risultato, ma l’evoluzione dei fenomeni storici non necessariamente rispetta il nostro infantile desiderio di veder risolti i problemi in un fiat.

Forse, dal loro punto di vista, fu un errore e forse no.   Ma sta di fatto che nei mesi precedenti il "califfo" aveva subito importanti rovesci ad opera di inedite alleanze, temporanee e parziali, ma efficaci.   Ad esempio la città strategica di Tikrit era stata riconquistata da truppe irregolari iraniane e milizie locali, sostenute dall'aviazione statunitense.

In Siria, sempre grazie agli americani, i Curdi avevano respinto l’ISIL a Kobane, per poi passare alla controffensiva anche in altri settori.   Più di recente, rinforzi iraniani e russi hanno rianimato  le sfinite truppe di Assad che hanno ripreso l’iniziativa in tutto l’ovest del paese.  Anche se l’ISIL non è il loro unico obbiettivo.

Per rilanciare l’immagine del "califfato" e portare nuova linfa alle sue fila occorreva qualcosa di sensazionale.   Purtroppo anche in questo campo vige l’implacabile legge dei ritorni decrescenti e, se un paio di anni fa bastava assassinare un prigioniero per ottenere un successo di pubblico planetario, man mano che la gente si abituava allo spettacolo della violenza gratuita, è stato necessario alzare il tiro.   Finché, forse, si è commesso un errore di valutazione.

Gli attentati in Turchia (Suruc in Luglio, circa 30 morti, ed Ankara in ottobre, 100 morti) sono di difficile lettura perché fra le loro conseguenze ci sono stati il rilancio delle ostilità contro il PKK e la vittoria elettorale di Erdogan che non nasconde le sue ambizioni.   Se non proprio califfo, almeno sultano lo vuole diventare di sicuro.

Poi ci sono stati i due attentati più sanguinosi: quello contro l’aereo russo e quello in centro a Parigi.
Sia la Russia che la Francia sono attori recenti nello scacchiere siriano.   Forse il doppio attentato aveva quindi lo scopo di intimidire questi governi ed indurli a ritirarsi, come era avvenuto con l’attentato di Madrid del 2004 (quasi 200 morti).   Se questo fosse il caso, il risultato ottenuto sembra essere stato quello opposto.

In alternativa, potrebbe essere stato un modo per rilanciare la consolidata strategia di marketing, con azioni tanto spettacolari da assicurare nuovamente uno share globale, provocare reazioni isteriche da parte occidentale, mettere ulteriormente nell'angolo le minoranze islamiche e ridare entusiasmo ai propri sostenitori.   Tutte cose puntualmente successe.

In questa seconda ipotesi, che Francesi e Russi bombardassero  alcuni palazzi ed installazioni a Racca era scontato e, forse, faceva parte della strategia di comunicazione.   Il fatto di resistere ad un attacco portato con mezzi strapotenti non può che convincere ulteriormente i balordi di periferia dell’indomito coraggio e dell’invincibilità dei combattenti del “califfo”.

Ma potrebbe anche darsi che le potenze grandi e piccole che svolazzano sui cieli siriani si siano stufate e trovino un accordo.   Magari parziale ed ingiusto, ma temporaneamente efficace.   Non sarebbe facile per l’intreccio mortale di interessi fra occidentali e Sauditi, ma potrebbe accadere e forse è già accaduto. Se fosse (o se sarà) così i giorni del “califfo” sarebbero contati.   E’ presto per saperlo, lo vedremo nel corso dei prossimo mesi, ma per adesso vediamo un’azione congiunta franco-russa.   Non si vedeva dal 1945 e sfido chiunque a dire che lo aveva previsto.

Ovviamente, l’eventuale fine del Daesh non significherebbe in alcun modo la fine del caos e della violenza in medio Oriente.   E nemmeno la fine dell’immigrazione di massa o degli attentati.
I balordi ad un tempo sfigati e viziati saranno ancora li, mussulmani e non.   Ci sarà ancora l'industria teologico-mediatica del wahhabismo, come saranno ancora li la recessione economica, la delegittimazione della classe politica, l’avidità senza fondo del mercato.   E ci saranno ancora il picco di tutto, la sovrappopolazione, il peggioramento del clima, la desertificazione dei suoli, la morte della Biosfera e molto altro ancora che nessuna alleanza militare, né alcun progetto di integrazione culturale può minimamente scalfire.

Ma se vogliamo essere ottimisti a tutti i costi, possiamo forse sperare che gli europei, di tutte le confessioni e colori, capiscano che l’unione non fa solo la forza per reagire agli attacchi criminali.   E’ anche l’unico strumento che abbiamo per mitigare gli effetti del rendiconto che il Pianeta ha appena cominciato a presentaci.




19 commenti:

  1. Disse il Califfo al Signorotto
    ho fatto un brutto sogno per davvero
    te lo racconto siccome sei mio amico
    sai tu che vaneggi di grandezze
    per il tuo feudo che diventi marchesato
    ho visto una folla esagitata
    scaldarsi davanti ad un altare
    strano perchè inchinarsi con ardore
    di fronte a due stipiti e una lama
    che viene alzata ed abbassata
    mi pareva spettacolo noioso
    del rito poi ho capito il senso
    a monarchi e corte si toglieva il capo
    per una ragione intuitiva forse
    avevano semplicemente esagerato
    in feste e gozzoviglie da plebaglia
    e a questa avevano la sbobba lesinato
    non so che tempo fosse e dove
    accadesse il cruento fatto
    sventolava una bandiera strana
    solo tre colori anzi due
    che bianco non lo dovrebbe essere
    svegliatomi vedendo un drappo nero
    senza riuscire a leggerne le scritte
    turbato ho fatto colazione
    m'è parso di capire tutt'è due
    risorgeremo in comuni terre
    io con l'usuale scimitarra
    tu con d'armi ruggenti panoplia
    e dover a sangue ultimo combattere
    per cosa poi non riesco
    non riesco proprio a immaginare.

    Marco Sclarandis

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  2. Proprio un'alleanza franco-russa no, ma qualcosa di simile l'aveva previsto Stefano Benni in 'Terra', nel 1983.
    I piloti dell'astronave della Federazione amerorussa, dello sceicco Akrab, si chiamano Vassiliboyd e Dylaniev. La Federazione sineuropea vive una gravissima crisi energetica; vi si parla poi di missili su New York e di Guerra Santa.

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    1. A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca
      Giulio Andreotti

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  3. A mio parere "Le Reseau Syrien des Droits de l"Homme" ha una credibilita' di ZERO.

    Quest'articolo spiega perche': http://www.globalresearch.ca/the-dirty-war-on-syria-barrel-bombs-partisan-sources-and-war-propaganda/5480362

    E questo secondo INFOGRAM a mio parere riassume chi appoggia e come il cosiddetto Islamic State. (Inutile ripetere che non e' ne' Islamic ne' uno Stato.)

    http://www.globalresearch.ca/who-supports-the-islamic-state-isis-saudi-arabia-turkey-qatar-uk-france-usa/5490271

    Una buona analisi generica delle False Flag operations prendendo come esempio quella in Norvegia un paio di anni fa' e' invece spiegata in dettaglio in questo youtube...(Je Suis Charlie, Je Suis Paris ed ecc. ecc.)

    http://youtu.be/JC4OWCKlF1Q

    Non ho altri commenti.









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    1. Può darsi. In questo come in molti altri casi l'accesso alle notizie è quello che è.

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    2. Si ma bisogna almeno cercare di discriminare fra quelle palesemente false e quelle vere. Un metodo esiste. Raccogliere il più informazioni possibile da diverse fonti (ma davvero diverse) e poi comparararle per cercare di individuare le contraddizioni o nei fatti o nelle interpretazioni tenendo anche sempre presente che dietro tutte le informazioni c'è qualcuno cercando di fare quel che crede siano i suoi "interessi" (spesso imbecilli e controproducenti se bene esaminati anche dal punto di vista dai propagandisti stessi) e solo dopo decidere dove potrebbe essere la sempre elusiva cosiddetta verità e farlo sempre in modo provvisorio in attesa di altri fatti. Credo che Ole Dammegard una semplice persona qualsiasi l'abbia fatto abbastanza bene e lo dimostra nello YouTube che ho segnalato sopra. Ovviamente possiamo anche continuare ad essere tutti des Charlies, des Parisiens, des Francais, e fra poco des Europeens .... finche magari ci faranno fessi credendo nel bisogno di un altra bella guerra mondiale ed allora nous serions tous des vrais MONDIALISTES.....et tant pis pour nous (ou pour eux)

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  4. OK: immaginiamo che tutte le armi siano sequestrate in zona a tutte le fazioni: la guerra finisce, i profughi dovranno essere reimpatriati, in paese con sempre meno acqua sovrappopolato e senza petrolio da esportare...Detto questo i russi diffondendo i loro video di bunker non presi e bombe non guidate lanciate a caso stanno dimostrando di poter fare solo politica e non la guerra,a meno che non vogliano sterminare ogni civile in zona.

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    1. Ti sei risposto da solo.
      Il problema è la sovrappopolazione
      La soluzione è "sterminare ogni civile in zona"

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    2. Direi che la storia europea del XX secolo dimostra che le carneficine hanno un'effetto demografico solo su tempi brevissimi. Ciò che controlla le popolazioni non sono le grandi calamità, ma la costanza dei fattori limitanti (in primis cibo, acqua e cure mediche). La popolazione comincia a declinare in maniera duratura quando questi fattori cominciano a declinare seriamente. Per ora avviene su scala locale e la risposta è l'emigrazione. Ovviamente. E' molto probabile che il fenomeno si diffonda e che nel corso dei prossimi 20 anni circa giunga ad interessare l'intero pianeta, o perlomeno la maggior parte di questo. Ovviamente, non è sicuro, come non lo è niente nel futuro.

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  5. Intanto, per non farci mancare niente, ora c'e' un "Casus Belli" tra Turchia e Russia che non potra' che avere effetti sconvolgenti.

    DIfficile che i russi non possano dimostrare, con tutti i satelliti spia che hanno in campo nello scenario bellico, che il loro aereo abbattuto non fosse fuori dal cielo turco, come affermano.

    In questo caso, e' davvero difficile capire cosa accadra, ma sicuramente nulla di buono

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    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    2. Turchia = Matti irresponsabili che ci vogliono portare in guerra con la NATO, contro la Russia!

      Che si facciano la guerra da soli, visto che appoggiavano pure i terroristi.

      io dico NO a qualsiasi intervento accanto ai matti TURCHI.

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    3. Erdogan non avrebbe mai dato il permesso di abbattere l'aereo Russo senza essersi messo d'accordo in anticipo per l'intera scenetta con USA è NATO e come se la sarebbero giocata. (o almeno cercato di giocarsela)

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  6. é già dimostrato che ha attraversato lo spazio aereo turco...Non accadrà un bel niente fra le mille ragioni perchè c'è ancora il bosforo ed i dardanelli...

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    1. e invece guarda caso pare che addirittura fosse l'aereo turco al posto sbagliato...

      https://twitter.com/OliFehr/status/669235651880071168/photo/1

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  7. I rappresentanti della Nato hanno confermato che terranno un consiglio straordinario sulle richieste della Turchia, oggi alle 17, a Bruxelles. Tuttavia, l’incontro non ricadrà sotto l’articolo 4 del Trattato di Washington, quello nel quale i membri Nato discutono di una minaccia all’integrità territoriale, all’indipendenza politica o alla sicurezza. Secondo un portavoce, “il fatto che il consiglio non ricada nell’ambito dell’articolo 4, ma che sia stato convocato a titolo meramente informativo, dà una chiara indicazione del fatto che la Turchia e la Nato non vogliono un’escalation militare“.
    Byoblu.com

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  8. <>

    Sembra che l'essere umano sia portato a fare il massimo male possibile.

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  9. sulla creazione del isis si può leggere questo mentre sul suo stato credo attuale sembra sia questo , cmq la si metta hai battisti iraqueni e siriani, che sono le popolazioni sul territori bisogna garantire una pace stabile e rappresentatività politica altrimenti non se né esce, poi nel mondo arabo dovrebbe emergere una ideologia sunnita che si contrapponga al salafismo wahabita altrimenti si rinvia il problema ai luoghi di origine dei combattenti con droghe e criminalità annesse. La spettacolarizzazione della violenza, crocifizioni pubbliche, decapitazioni, ecc è solo nel periodo dell'industrializzazione che non fanno più parte del retaggio culturale del occidente, merito dell'abolizione della pena di morte e della scolarizzazione di massa. Nessuno ricorda come mori Giordano Bruno e chi fu l'accusatore e il carnefice, chi non ammira i quadri di Carovaggio 'giuditta e oloferne' o ' la decollazione del battista' e si può prosseguire con l'iconografia,

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  10. rammenterei che il simbolo del cristianesimo è la croce, e l'espressione portare una croce è indice di sofferenza, ma la spettacolarizzazione dell'industria comunicativa rende accettabili e commerciabili scene di ogni tipo, si può prevedere un lucroso futuro per ditte di video giochi su tematiche salafite. Più di questa iconografia, sono sorpreso del uso di social-media e degli smart-phone, come sono maturati in questi ultimi mesi. L'attentato di Parigi è stato vissuto quasi in diretta, dal pubblico in tutto il mondo collegato, wi-fi e radio-tv, è sorprendente la scena degli spettatori della partita nello stadio francese che vengono informati dai parenti dell'esplosione che è avvenuta fuori mentre la partita continua, è vero che la sicurezza nello stadio ha funzionato, ma il clima di serenità per un incontro amichevole di calcio era scomparso. Direi grave impreparazione politica al riguardo, col presidente francese presente. Oltre all'informazione orizzontale dei parenti e amici, abbiamo anche assistito al dialogo tra autorità e cittadinanza via social: il tweet di Renzi sul allarmismo, la richiesta dello Stato belga ai cittadini di non postare e commentare le azioni per strada della gendarmeria. Se il grande fratello della tv è uno spettacolo preconfezionato ad uso avido di un presunto privato svelato alla cittadinanza, qui siamo giunti alla condivisione del pericolo come spettacolo, i cittadini nascosti nella cella frigorifera del supermercato kosher a Parigi trasmessi in tv mentre l'attentatore è dentro il negozio.
    C'è uno scontro culturale sui mezzi di comunicazione e loro uso dei quale non siamo ancora capaci di capire le loro valenze: da una parte la vanità del individuo di apparire sulla massa, dall'altra le azioni esposte prive di una valutazione oggettiva dei loro effetti anche nell'immediato, poi la necessità dei mezzi di comunicazione e social di essere utilizzati per fare profitto, la cui somma di queste condizioni è la distruzione dell'etica e del buon senso )-:
    Non solo la popolazione è aumentata, ma i mezzi di comunicazione sono più capillari e potenti. Oltre al testo è estremamente facile produrre immagini, audio e pubblicare. Questo genera ridondanza, che generalmente è una cosa positiva, confusione come eccesso di fonti e dati non trattati quindi carenza di valutazione e analisi, cose che dovrebbero dipendere dal buon senso sopra espresso nelle linee editoriali e nei comportamenti sociali. Tutto questo accorcia le distanze tra le persone, distanza che se non gestita da politiche accorte produce effetti molto indesiderati come l'emarginazione sociale, produzioni dannose, consumi sfrenati. )-:

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