Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 5 ottobre 2015

Ancora sull’EROEI della guerra.

di Jacopo Simonetta

Evoluzione della produzione di idrocarburi liquidi
in energia nettaecondo WEO 2014
In un recente post  Turiel ha affrontato un tema particolarmente scabroso: l’EROEI della guerra moderna.

La guerra è un fenomeno molto complesso che accompagna la nostra specie fin dal suo apparire e forse anche prima, visto che si verificano guerre fra i nostri cugini scimpanzé. Sull'argomento sono stati versati ettolitri di inchiostro, oltre che di sangue, ma l’aspetto evocato a Turiel è originale ed interessante.

Tralasciando tutti gli altri aspetti delle questione, si concentra infatti sull'efficienza energetica dei conflitti, un aspetto indagato da pochi.  Non  pretende, ovviamente, che questo sia l’aspetto principale del problema, ma fa presente che aumenterà di rilevanza in un mondo in cui la disponibilità di energia è destinata fatalmente a diminuire.       Anzi, forse sta già diminuendo.  


Turiel discute il problema dei costi energetici della guerra sulla base di una sua classificazione dei conflitti, basata sullo scopo dei medesimi, specificando che molte altre classificazioni sono possibili.    In questo post, mi propongo quindi di cogliere il suo invito ed affrontare a mia volta la questione, proponendo una classificazione basata invece sui mezzi impiegati.   Penso possa essere utile per rilanciare la discussione avviata da Turiel.

Elencherò le categorie per ordine decrescente di dissipazione di energia.

1 - Convenzionale ad alta intensità simmetrica.   Lo scontro diretto di due stati di potenza circa pari che impiegano aviazione, mezzi corazzati e tutto l'arsenale moderno.   Un esempio relativamente recente è stata la guerra Iran -Iraq.   Abbiamo visto come i danni non si limitino alla zona del fronte, ma riguardino l’intero sistema-paese: infrastrutture, economia, popolazione e molto altro.   Nel caso in cui fossero coinvolte grandi potenze (USA, Russia e Cina), l’entità delle distruzioni sarebbe immensa.

2 - Convenzionale ad alta intensità asimmetrica.   Lo scontro diretto fra stati di potenza assai diversa.    Un esempio tipico è stata la guerra del Kouwait (1990).    Il risultato è scontato e rapido, ma con una dissipazione di energia che Luca Mercalli ha provato a quantificare, sia pure in maniera molto, molto prudente.  Il livello di distruzione dello sconfitto è molto elevato e difficilmente recuperabile nel contesto attuale e futuro.

3 - Non convenzionale alta intensità asimmetrica.   Conflitti che oppongono stati che impiegano mezzi e metodi convenzionali ad organizzazioni che impiegano tecniche di guerriglia e terrorismo (imboscate, attentati, ecc.).   Spesso proseguono indefinitamente per l’impossibilità di entrambi i contendenti ad eliminare l’avversario per ragioni militari o politiche.  Il caso più lampante di questo tipo è la guerra isrelo-palestinese.   Sono pochi i casi in cui una guerra di questo tipo si è conclusa con una vittoria netta.   In Afghanistan vinsero i Mujaheddin dopo molti anni di guerra, ma questo non risolse minimamente la crisi del paese.   A Shri Lanka il governo schiacciò definitivamente la rivolta Tamil massacrando in pochi giorni circa 20.000 persone, indiscriminatamente miliziani, civili ed ostaggi.

4 - Convenzionale a bassa intensità simmetrica.   Forze regolari od assimilabili si affrontano con armi leggere ed artiglieria da campagna (indicativamente fino a 155 mm).   Il ricorso a carri armati, aviazione ed elicotteri da combattimento è marginale.   Di solito sono cose che vanno molto per le lunghe o perché nessuna delle parti ha i mezzi per prevalere, o perché ci sono motivi politici per mantenere basso il livello di scontro.   Un esempio attuale è il conflitto ucraino, fatte salve le due occasioni in cui l’intervento diretto di reparti corazzati russi ha elevato il livello di scontro, ma solo per il tempo strettamente necessario ad ottenere un risultato strategico importante.

5 - Convenzionale a bassa intensità asimmetrica.   Situazione simile a quella vista per il caso 2 (Convenzionale ad alta intensità asimmetrica).   Anche in questo caso la disparità di forze rende scontato il risultato, ma con un molto minore impiego di mezzi pesanti ed aviazione, quindi con una minore dissipazione di energia e un più basso livello di distruzione.   Esempi recenti sono stati la guerra Russia-Georgia e l’offensiva NATO contro la Serbia.

6 - Non convenzionale ad alta intensità simmetrica.   Si tratta di conflitti che oppongono organizzazioni paramilitari o stati di pari forza, ma che non impiegano i mezzi della guerra classica, bensì quelli della guerriglia e del terrorismo.   Comportano l’uso di armi leggere ed esplosivo, autobonba, eccetera.    Il consumo di energia è limitato, mentre il numero di morti ed il livello di distruzione può essere elevato.   Soprattutto generano grandi flussi di fuggiaschi.   Casi attuali di questo genere sono gli scontri fra milizie avverse in Siria e Iraq; negli anni ’90 è avvenuto nella ex-Jugoslavia.

7 - Non convenzionale bassa intensità asimmetrica.   Oppone forze di tipo convenzionale a milizie, ma con un limitato ricorso a mezzi energivori anche da parte del contendente più forte.    Visti i limitati mezzi a disposizione, solitamente sono situazioni che si trascinano molto a lungo.   Un caso particolare di questo tipo è stata la guerra tra Marocco e Fronte Polisario.   Teoricamente ancora in corso, è stata vinta dal Marocco grazie ad un uso offensivo delle fortificazioni campali (i famigerati “muri”) ed al modificarsi del contesto internazionale.

8 - Non convenzionale bassa intensità simmetrica.   Simile al caso 7, ma con minori consumi per la scarsezza delle forze in campo.    Sono di questo tipo molti conflitti civili di cui neanche si parla sulla stampa internazionale.   Possono ciò nondimeno generare notevoli flussi di fuggiaschi, come nel caso di molti conflitti africani (Somalia, Congo, Ruanda, Sudan, fra gli altri).   I mezzi impiegati sono perlopiù armi leggere, autobomba e camionette armate, ma anche armi bianche.

E’ evidente che i conflitti ad alta intensità sono quelli che comportano la massima dissipazione di energia.    Molto indicativamente, i mezzi corazzati consumano 2-3 litri al chilometro, i blindati circa la metà; un aereo da combattimento circa 15.000 litri di cherosene all'ora.    A questo si devono aggiungere l’energia contenuta nelle munizioni, i consumi dell’immenso apparato logistico necessario per mantenere operative truppe corazzate ed aviazione.   Per confronto, i pick-up armati che costituiscono il nerbo della motorizzazione nei conflitti a bassa intensità consumano circa 10 litri per 100 km.

A ciò dobbiamo aggiungere la dissipazione dell’energia incorporata negli oggetti e negli edifici che vengono danneggiati, oltre che l’informazione (intesa in senso termodinamico) che viene distrutta.

E’ ovvio che da tutti questi punti di vista, i consumi di energia sono tanto maggiori, quanto più imponenti i mezzi impiegati.   E’ vero che il contendente che dispone di una maggiore energia e tecnologia ha perdite inferiori, ma solo nel caso di guerre asimmetriche.

Inoltre, nel contesto energetico del prossimo futuro, diventerà sempre più difficile, per non dire impossibile, rimediare ai danni operati dalla guerra.    Un esempio a mio avviso lampante, è il confronto fra la guerra del Kuwait (1990) e quella Irachena (2003).   A seguito della prima, l’industria petrolifera dell’emirato, sistematicamente distrutta dalle truppe in fuga di Saddam Hussein, fu ricostruita in meno di un anno.   A seguito della seconda, i danni prodotti dall'embargo e dalla guerra sono stati riparati solo in parte, malgrado gli enormi interessi coinvolti.   Certo hanno giocato anche altri fattori, ma i pianificatori politici dovrebbero cominciare a pensare alle infrastrutture industriali attuali come a dei beni non sostituibili, in caso di danni gravi.

A titolo di esempio dei livelli di dissipazione energetica oggi impiegati nei conflitti, vorrei citare il rapporto dell’ONU che ha tirato le somme della guerra che ha opposto Israele ad Hamas nel 2014. In 51 giorni le forze israeliane hanno condotto 6000 missioni aeree e sparato 50.000 colpi da terra.   Con ciò hanno demolito una trentina di tunnel usati dal nemico e numerose installazioni e depositi, ma niente che non possa essere sostituito con gli appoggi internazionali di cui ad oggi gode Hamas che, comunque, continua a controllare la striscia di Gaza.   Almeno in parte irreparabili risultano invece i danni fatti alle abitazioni ed alle installazioni civili anche se, bisogna dire, a Gaza la distinzione fra i siti militari e civili è particolarmente fluida.  I morti palestinesi sono stati pare 2.200, di cui circa metà civili. Da parte loro, i miliziani Hamas hanno ucciso nei combattimenti casa per casa 67 militari israeliani. Contemporaneamente, hanno sparato sulle città nemiche 4.881 razzi di vario calibro e 1.753 colpi di mortaio per uccidere 7 civili e fare dei buchi per terra.

La domanda è:  A parte ogni considerazione etica e l’evidente follia politica di entrambi i contendenti, a che scopo tutto ciò?   E poi: Per quanto tempo pensiamo di poterci ancora permettere questo genere di lussi?   Mai come oggi, la guerra è stata un pessimo affare per tutti coloro che vi partecipano.

Rimangono due tipi di guerra, al momento solo potenziali: la guerra nucleare e la guerra batteriologica.   La prima è solo un’ipotesi, ma consistente vista l’ampiezza e la diffusione degli arsenali.   In un’ipotetica guerra di questo tipo, l’impiego di energia da parte delle truppe sarebbe relativamente limitato, visto che i mezzi impiegati sarebbero solo gli ordigni in questione ed i loro vettori.   Viceversa, vi sarebbe un’immensa dissipazione di energia incorporata nelle città e nelle infrastrutture distrutte che, in qualunque futuro prevedibile, nessuno sarebbe mai più in grado di ricostruire.

La guerra batteriologia non dovrebbe essere neppure una possibilità, visto che ad oggi nessuna forza armata dispone di questo tipo di armi.   Ma sono molti i paesi che dispongono della possibilità di costruirne.   Una possibilità anche in futuro, visto che si tratta di armi relativamente economiche da realizzare ed usare.

Da un punto di vista strettamente funzionale, è paradossale che, in un mondo sempre più strettamente minacciato da sovrappopolazione e carenza energetica, le maggiori potenze abbiano deciso di mantenere le armi convenzionali (che diverranno progressivamente inutilizzabili) e quelle nucleari (in grado di distruggere definitivamente ogni economia avanzata).  Mentre, hanno rinunciato alle armi batteriologiche che uccidono le persone senza danneggiare strutture e risorse.   In altre parole, l’unico modo razionale di condurre una guerra oggi e nel prossimo futuro.

E, per favore, non ci dicano che è stato per motivi etici.   Sarebbe molto difficile dimostrare che diffondere epidemia sia meno crudele che bombardare o decapitare la gente.   Semmai il contrario poiché, passata un'epidemia per quanto terribile, i sopravvissuti si ritrovano in un mondo sostanzialmente integro a non in mezzo a macerie, magari radioattive.



Un'istantanea che, mi pare, descriva meglio di mille parole il risultato assurdo,
oltre che inumano, degli attuali metodi di guerra.


15 commenti:

  1. Piccola pignoleria: scrivi A Shri Lanka.
    Io scriverei Nello Sri Lanka o In Sri Lanka (e almeno la "h" da Shri va tolta).

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  4. Una risposta banale al fatto che non si utilizzino armi batteriologiche potrebbe essere semplicemente che non funzionano, magari perche' un batterio viene rapidamente contrastato con pratiche semplici, o perche' si indebolisce automaticamente per sopravvivere sul suo ospite (inteso come popolazione) oppure perche' non e' controllabile, e se e' controllabile allora il nemico puo' farlo in breve tempo.

    E' vero che le popolazioni dell'america precolombiana sono stati spazzati via dai batteri introdotti dai conquistadores e altri invasori "alieni", ma e' anche vero che al giorno d'oggi il rimescolamento batterico e' elevatissimo. Non ci sono praticamente piu' popolazioni con debolezze catastrofiche contro un patogeno. Se tale patogeno dovesse essere preparato, allora il pericolo e' che molto facilmente esso potrebbe diffondersi anche nella propria nazione, sterminando tutti quanti.

    Potrebbe poi anche essere che il costo propagandistico dell'uso di armi batteriologiche (chimiche) sia troppo alto. Se quindi dobbiamo sviluppare e usare un arma che non so se funziona e dai dubbi risultati finali, allora tanto vale usare l'opzione definitiva delle atomiche, e questo sembra sensato.

    Dopotutto, per preservare gli edifici non avevano inventato la bomba neutronica?


    Per il resto, le considerazioni sul costo delle varie tipologie di guerre del post mi sembra molto sensato. Quindi quello che potrebbe essere lo scenario di lungo periodo piu' probabile sarebbe il meno costoso: guerre non convenzionali a bassa intensita' simmetriche, endemiche nel mondo.

    Un mondo con la popolazione decimata da carestie ricorrenti e malattie "normali" derivanti dalla scarsa igiene e nutrizione, e dal parallelo grave degradarsi delle infrastutture sanitarie.

    Fino a quando, alla fine, non ne avranno tutti abbastanza di morte e dolore, e quindi...

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    1. Si, penso che questo sia uno scenario molto possibile, anche se non saprei valutarne il grado di probabilità.
      Due precisazioni: Le armi batteriologiche utilizzavano agenti patogeni creati in laboratorio per i quali la gente non ha anticorpi e per i quali è molto difficile predisporre dei vaccini in fretta. Un'alternativa sono i retrovirus (tipo influenza), ma sono molto pericolosi anche per chi li usa.
      Le bome N, che io sappia, sono state studiate per attaccare grandi formazioni corazzate, senza rendere il territorio inagibile per molto tempo dopo. Quali ne sarebbero però gli effetti pratici reali non credo si sappia molto bene, visto che non sono mai state usate (per fortuna).
      Gli effetti di una guerra nucleare di vasta portata non credo che siano minimamente prevedibili in quanto non abbiamo la minima idea di quante siano le testate effettivamente operative e di quali effetti a medio-lungo termine avrebbero le radiazioni, le polveri ecc. Di sicuro sappiamo però che colpirebbero le maggiori città e che la maggior parte degli organismi non umani resiste abbastanza bene a bassi tassi di radiazione. Potrebbero esserci quindi delle sorprese che mi auguro di non verificare.
      Volendo essere ottimista, si può sperare che il grado di interdipendenza che lega le principali potenze impedisca lo scoppio di una guerra totale finquando nessuno sarà più in grado di farla. E questo ci riporta allo scenario che hai tratteggiato sopra.

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    2. come ha detto giustamente Pierluigi, l' efficacia della guerra chimica o batteriologica è limitata, se non nei film, e il costo in termini di immagine supera l' efficacia militare delle armi, contro un avversario di livello tecnologico superiore alla WWI. Contrariamente a quanto affermato nell' articolo gli arsenali esistono, con scopi di deterrenza (se ti metti a usarle anche io ne ho) principalmente: USA, Cina, Russia, India per certo, e diversi altri paesi minori li hanno. Giusto per dirne una il Giappone ha fatto largo uso di armi batteriologiche in Cina, nella WWII. il centro studi giapponese, U 731, è finito negli USA e hanno continuato tranquillamente a fare quello che facevano prima. le testate nucleari ufficialmente esistenti nel mondo sono 15695 (2014) per il 90% in USA (7500) e Russia (7100)

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  5. Sarebbe piu importante credo calcolare l'EROI del mantenimento degli armamenti, loro sviluppo e ricadute della ricerca militare sulle attività civili : questo è forse il principale motivo del collasso del'URRS...Oppure: visto che l'Italia ha il più alto numero di ufficiali al mondo in rapporto ai sottoufficiali, e il monte stipendi piu alto al mondo rispetto alla quantità degli armamenti, se tagliasse il monte stipendi dei militari (pensioni comprese) in favore della ricerca militare probabilmente si avrebbero maggiori ricadute su tutta l'economia civile..Al solito anche la spesa militare è un paradigma della autoreferenzialità del pubblico in itaglia.

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    1. Fra, mi hai sbagliato la gloriosa URSS con URRS. Te possino!!!

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  6. ...Cmq il post è interessante, ma impreciso ed incompleto secondo me...Potrebbe mancare poco perchè si appalesino più che guerre sortite dimostrative,distruzioni asimettriche di singoli asset militari e penso alle numerose opzioni che hanno gli USA di attaccare e distruggere singoli asset militari russi senza rivendicarne l'accaduto perchè effettuati con mezzi non rintracciabili...( F22 vs altri aerei, droni vs postazioni di terra, satelliti vs altri satelliti o depositi di idrocarbur i)

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    1. IL problema di questi approcci e' che se te ne beccano anche solo uno di questi caccia "invisibili", politicamente sei fino al collo nella cosa marrone che non e' nutella.

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  7. La I° guerra mondiale l'impero tedesco perse economicamente, prevalentemente oggi le guerre sono economiche (permettere o impedire alla popolazione di uno Stato di avere reddito è un atto di guerra a lungo periodo, mi sa che in Italia non siamo proprio in pace). Il rapporto (economico/energetico)/popolazione deve avere un valore positivo? Penso che alla formula che proponi manchino dei parametri perché la popolazione non è omogenea e le diverse componenti non accedono con la stessa possibilità ai mezzi di comunicazione, agli apparati decisionali.

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  8. Il mio discorso è sicuramente estremamente lacunoso da parecchi punti di vista. Non era mia intenzione "fare il punto" su di una faccenda così complessa e per di più largamente coperta da segreto. La mia intenzione era semplicemente quella di attirare l'attenzione sul fatto che il tipo di guerra che le potenze di primo e secondo rango sono attrezzate per fare non potrà essere fatta ancora a lungo. Penso che faremmo bene a pensare a strategie diverse sia per limitare il numero di conflitti, sia per combattere in modo meno energivoro quelli che non si possono evitare. Il problema è che usare meno energia significa usare più gente, nella guerra, come in tutte le altre attività umane, ed è una cosa che nessuno vuol fare. Per ora.

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    1. IN effetti, la strategia USA finora utilizzata e' stata quella della totale supremazia aerea, ma ha dimostrato che senza fanteria i territori non si conquistano. Fanteria, uguale guerra di logoramento asimmetrica. Alcuni esperti hanno valutato che la guerra asimmetrica in iraq ha un rapporto di circa 1000:1 in termini di dollari di danno prodotti per dollaro speso per l'attacco. IN pratica, con un ordigno di 10 dollari gli USA subiscono danni per 10.000 dollari. Questo e' un proxi del consumo energetico delle due fazioni. E' chiaro che in un contesto futuro di scarsita' energetca questi "sprechi" non potranno essere sostenuti (e simili proiezioni all'estero nemmeno, aggiungo).

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  9. Caro Jacopo,
    grazie per il post, veramente interessante.
    Non condivido la suddivisione convenzionale / non convenzionale ma rappresenta benissimo il consumo di energia.
    La parte piu' interessante e' la dimostrazione che la guerra "energeneticamente" piu' efficente e' quella biologica (batteriologica e' un termine non piu' in uso). E' in effetti potrebbe essere l'unico sviluppo prevedibile della proiezione di potenza quando non ci sara' piu' carburante per "proiettare" la forza militare "convenzionale".

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  10. per quanto tempo possiamo ancora permetterci? poco. in realtà gli stati uniti, e la Russia, secondo me, non possono permettersi nemmeno la Siria/ISIS: stando ai numeri ufficiali del Dip della Difesa USA la guerra all' isis in un anno (8 agosto 2014 31 agosto 2015) è costata 3.87 miliardi di dollari, per avendo utilizzato, per ridurre l' esborso, munizioni non intelligenti in prevalenza (un missile tomahack costa 1.5 milioni di dollari, un missile aria terra Harm 284.000 ad esempio). è un impressione ma sia Russia che USA stanno solamente nascondendo i propri problemi interni con un nemico esterno. Gli USA oggi: 1 stato su 25, una citta su 20, una contea su 15, una impresa su 7 sono alla bancarotta, hanno i loro titoli a livello spazzatura (come quelli greci) o nelle immediate vicinanze: e tra le imprese troviamo BofAmerica,Goldman, HP computer, AMD processori, una buona parte del settore energetico, farmaceutiche, una ha il monopolio su 500 farmaci e 32 miliardi di dollari di titoli spazzatura. un' altra gestisce 17 miglia di una superstrada in california e ha 2 miliardi si debiti. un americano su 7 vive di food stamps e un su 3 non ha un lavoro e nemmeno lo cerca.

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