Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 21 settembre 2015

Ce la facciamo a sostituire i fossili con le rinnovabili prima che sia troppo tardi?


Il risultato di uno dei modelli sviluppati da Alessandro Pulvirenti per descrivere la "Transizione Energetica." Vedete il declino della produzione fossile e il rapido aumento di quella rinnovabile.

Dicevano i Cinesi che vivere in tempi interessanti è una maledizione. In effetti, c'è poco da dubitare che viviamo in tempi interessanti. A parte le varie guerre, stermini di massa, migrazioni, e tutto il resto, abbiamo davanti un problema cruciale: Siamo in grado smettere di bruciare combustibili fossili prima che il cambiamento climatico ci spazzi via? E siamo in grado di sostituirli con qualcosa che ci dia altrettanta energia da permetterci di sopravvivere? E siamo in grado di farlo prima che le risorse fossili si esauriscano?

Bella domanda. Diciamo che vale qualche trilione di dollari; il valore monetario di un'intera civiltà. Ci prova a dare una risposta Alessandro Pulvirenti con una serie di calcoli molto dettagliati e molto interessanti. Come vi potete immaginare, non è un calcolo facile e le assunzioni necessarie sono tante e tutte piuttosto incerte. Ma, in breve, comunque, Pulvirenti basa i suoi calcoli su una diminuzione progressiva dell'EROEI (resa energetica) dei fossili, su una "curva di Hubbert" per i consumi fossili, e sull'idea che una certa frazione dell'energia prodotta (fossile e rinnovabile) verrà riutilizzata per costruire nuovi impianti rinnovabili che, alla fine, sostituiranno completamente quelli fossili.

I risultati variano a seconda delle assunzioni iniziali. Ecco le conclusioni alle quali arriva Pulvirenti.

Visti i risultati dei 4 modelli utilizzati, ci si rende conto che:

E' quasi impossibile escludere totalmente l'uso dei combustibili fossili con le sole fonti rinnovabili, utilizzando le tecnologie attuali e la capacità di produzione delle aziende.

Invece, soddisfare le esigenze di energia elettrica attuali e future (il 50% dell'energia primaria) è una cosa fattibile, ma richiede grandi investimenti per gli impianti di produzione (aziende).

Rinviare ulteriormente la transizione e cercare di effettuarla in futuro in minor tempo, richiederà maggiori risorse energetiche annuali, sia per la produzione dei manufatti (celle PV o aerogeneratori) che investimenti per gli impianti delle aziende prodruttrici; con il rischio che l'eccessiva sottrazione di risorse energetiche, causi una crisi economica e sociale molto intensa.

Questi risultati sono diversi da quelli miei e dai miei collaboratori (Sgouridis et al.), dove troviamo che in effetti è possibile sostituire l'energia fossile con altrettanta energia netta di origine rinnovabile in una arco di tempo di una cinquantina di anni. Anche Greenpeace è venuta fuori con una proposta di arrivare al 100% di energia rinnovabile per il 2050.

Ma non mi sembra che ci siano contrasti fondamentali: dipende dalle assunzioni iniziali. Come tutti sappiamo, anche senza bisogno di calcoli dettagliati, la transizione è complessa e richiede dei sacrifici che, al momento, nessuno ha voglia di fare. E se nessuno ha voglia di fare sacrifici, alla transizione non arriveremo mai, di certo.

Comunque, date un'occhiata al post di Pulvirenti, con il quale mi congratulo per il lavoro svolto. Potete commentare qui, su "effetto risorse," che Alessandro segue normalmente.



34 commenti:

  1. ..IL privato fa giustamente ciò che gli conviene nell'immediato o quasi; le cose cambiano un po con un enorme privato; ma non dovrebbe essere lo stato a guidare la transizione direttamente od indirettamente con investimenti oltre che sul piano legislativo? Con le risorse decrescenti ed il bau attuale tutto dedicato agli operatori del welfare per alcuni e del welfare per alcuni come può accadere ? Credo sia possibile solo dal momento dopo una frantumazione dell'unita fiscale nazionale in sottounità territoriali...Non una parola su questi temi ? Ma voi credete che l'unità fiscale dell'Italia possa essere mantenuta a tempo indefinito? Grazie.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è un problema di unità fiscale.
      Il problema è che:
      se l'Italia investe molto nelle fonti rinnovabili (pagando cara l'energia per usi termici), mentre la Cina continua ad utilizzare il carbone (da 3 a 26 volte più conveniente);
      l'Italia non sarà competitiva e subirà un grosso danno economico.

      La decisione d'investire nelle fonti rinnovabili dovrebbe essere presa a livello mondiale, in modo che non ci siano penalizzazioni per alcuni Paesi rispetto agli altri.

      Solo un governo mondiale potrebbe imporre una cosa simile; quindi, per adesso, scordiamocelo.

      Elimina
  2. secondo la Tveberg il collasso del sistema elettrico seguirà di poco quello dei fossili. Un 2 anni circa. Quindi secondo lei buttare via tanta energia fossile per la produzione di impianti rinnovabili è inutile. Professor, Lei cosa ne pensa?

    RispondiElimina
  3. Ci sono due ovvie considerazioni:
    1. il rendimento delle "energie rinnovabili" è una frazione di quello delle "energie fossili".
    2. a parte il problema dei costi che derivano da questo basso rendimento, se non diminuisce la domanda di energia è come un paradosso di Zenone.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. 1) l'eolico in alcuni siti, ha un rendimento elevato, che può andare da 40 a 80. Il problema è che non tutti i siti hanno questo rendimento.

      2) per ridurre la domanda in modo indolore, c'è bisogno che la popolazione si riduca. Se tutto il mondo avesse la stessa natalità degli Italiani, la popolazione mondiale si dimezzerebbe in 50 anni, e con essa si ridurrebbero i consumi.

      Elimina
  4. Punto 1: ll EROI delle dighe tradizionali è intorno a 50, quindi eccezionale, come saltuariamente ricordato anche su questo sito; calcolare l'EROI delle microdighe (da non confondersi con le turbine fluviali, prima che qualcuno ricordi a torto che tutte le dighe possibili sono state costruite in Italia e che l'eroi delle microdighe è scarso, confondendole con le turbine fluviali) non è così facile ma è l'unica speranza che abbiamo qui in italia vista l'orografia, la pluviometria, le nostre competenze ingegneristiche è l'integrazione come reservoir sia elettrico che idrico con le altre rinnovabili senza reservoir.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A parte che, installare le microdighe (nel caso fossero convenienti), è come raschiare il fondo del barile.

      Comunque, come ho descritto nel mio sito; una cosa è produrre energia elettrica, in cui le fonti rinnovabili come eolico e solare sanno fare decentemente;
      un'altra cosa è soppiantare il fabbisogno di energia termica primaria.
      l'industria pesante, farla funzionare con energia elettrica, costa da 3 a 26 di più che con il carbone; siccome tale energia è il 50% di quella totale, metà del fabbisogno energetico mondiale diventa difficile da sostituire.

      Elimina
    2. Convenienti? difficile calcolarne l'eroi medio ma sicuramente superiore al fotovoltaico; inoltre l'EROI da solo non basta: avendo caratteristiche di reservoir il suo EROI è più pregiato di quello del fotovoltaico..Qua ci vorrebbe un intervento del professore per spiegare meglio questo concetto, Piu fotovoltaico ed eolico di bassa quota installi, più hai bisogno di rinnovabili con capacità di reservoir, che può significare o microdighe in italia o solare a concentrazione in nord africa..Elementare Watson. Senza considerare il ruolo delle dighe per mitigare le alluvioni e siccità...Altro che raschiare il barile...

      Elimina
    3. Queste microdighe possono essere da supporto alle rinnovabili, per cercare di garantire una certa continuità energetica nell'arco della giornata,
      ma pensare che esse possano produrre la quantità di energia necessaria a colmare il gup energetico, per escludere totalmente i combustibili fossili, non è reale.

      Elimina
  5. Per quanto riguarda l'eolico spero che kitegen sia una soluzione valida

    RispondiElimina
    Risposte
    1. il Kitegen non l'ho preso neanche in considerazione, in quanto, è sola utopia.

      E' vero che c'è molta energia nel vento di alta quota,
      ma nessuno ha realizzato qualcosa che la sappia sfruttare a livello commerciale.

      Creare un'Ala da 1 MW o oltre, equivale a mettere in quota qualcosa di veramente pesante, che deve sopportare venti con la forza di un centinaio di tonnellate e corde molto spesse, pesanti e lunghe, che non possono essere comandate come per quelli piccoli (per via dell'elasticità).

      Il fattore di scala incide negativamente.

      Elimina
    2. Quindi secondo te sono dei truffatori o lo fanno in buona fede? Mi sembra di ricordare che la fase sperimentale stesse dando buoni risultati. Inoltre se questo progetto fosse un'utopia allora perché è stato finanziato dalla UE? ( ora non ricordo bene però mi sembrava che fosse stato scelto come miglior progetto in ambito energetico)

      Elimina
    3. Sicuramente hanno iniziato in buona fede perché, in teoria, poteva essere rivoluzionario, e anche l'Europa ci ha creduto.
      Solo che il problema è nella pratica che non si hanno le condizioni per poterlo realizzare.
      E difatti, non hanno avuto più finanziamenti (neanche quelli promessi).

      Nel caso dell'eolico di alta quota ci sono problemi di scala (quando s'ingrandisce l'ala per aumentare la potenza di vento raccolta) che incidono negativamente:
      - Peso dei materiali (funi, Ala);
      - Resistenza dei suddetti;
      - Elasticità delle funi (e relativo ritardo dell'Ala alla trazione per essere comandata)
      - Utopistico carosello in cui tante Ali se ne starebbero tranquille nelle loro posizioni tutte affiancate parallelamente (assurdo per i motivi di elasticità delle funi e del vento caotico);
      - Pericolo che un'Ala (pesante per potenze da 1 MW o sup) possa cadere al suolo;
      - ecc.

      I problemi sono così tanti che di fatto l'hanno reso irrealizzabile.
      Non sono riusciti ad andare oltre un semplice aquilone.

      Può darsi che in futuro, vengano inventati metodi nuovi per poter sfruttare il vento di alta quota, ma per adesso soluzioni reali non ce ne sono.

      Elimina
    4. Forse con nuovi materiali (nanotobi di carbonio o grafene) questa tecnologia potrà essere utilizzabile ma passeranno almeno 10 anni.

      Elimina
    5. Il Kitegen è nato morto per malformazioni congenite plurime: la Grande Area Spazzata e il Kite Power Factor erano già mortali anche da sole, la pretesa di far volare aquiloni sopravvento al loro punto di vincolo anche.

      R.I.P.

      Ma mi piacerebbe che ad officiarne il funerale fosse chi l'ha tenuto a battesimo, così forse questo cadavere putrefatto la smette di ammorbare.

      Saluti.


      RR

      Elimina
    6. "Ma mi piacerebbe che ad officiarne il funerale fosse chi l'ha tenuto a battesimo"

      Invece,
      esso spera di avere qualche contributo dall'Unione Europea per rifarsi di quelli spesi, e poi...
      ops...
      c'è stato un errore nei calcoli,
      per colpa di un precario che ha lavorato qui e non ha saputo fare il suo lavoro,
      sarà per un'altra volta! :-)

      Elimina
    7. "ops...
      c'è stato un errore nei calcoli,
      per colpa di un precario che ha lavorato qui e non ha saputo fare il suo lavoro"


      A me non risulta che Ippolito sia un precario. Non sarebbe male lo diventasse, però. O anche solo che rispondesse di un terzo delle cose che ha detto per vendere il pacco.

      Elimina
    8. Secondo me il kitegen ha un baco di fondo che si può far risalire al famoso lavoro seminale di Lloyd, quello del 1980. Lì c'è scritto che se un'ala si muove di traverso al vento se ne può trarre energia pari a decine di volte quella estraibile dal vento con quell'area alare e con quel vento [energia cinetica e limite di Betz]. E sono arrivati i MW ipotetici come niente. Ovviamente questa è una condizione di massimo che si ottiene, dalle formule in quell'articolo, quando la velocità trasversa è pari a 10 volte la velocità del vento. Prendiamo un vento a 12 m/s e l'aquilone deve muoversi a più di 400 km/h [rende meglio l'idea]. Nessuno sembra essersene accorto. La domanda successiva è "chi o che cosa convince l'aquilone a muoversi di traverso alla velocità di un aereo?" Se la risposta fosse semplicemente "sempre il vento", mi sa che stiamo un po' sfottendo la fisica. Non per niente, ultimamente, è uscito un ottimo lavoro (non ce l'ho sotto mano ma forse Renato mi può aiutare) in cui le prestazioni vengono ricalcolate adottando vincoli più realistici. La potenza cessa di essere MW e tutto viene ricondotto a quello che si sa già sul rendimento delle pale eoliche. E' spiacevole ma è così, occorre farsene una ragione.

      Elimina
    9. A richiesta di Gdmster volentieri fornisco:

      http://infoscience.epfl.ch/record/207053/files/Costello_2015_JRSE_submission1.pdf

      R


      Elimina
    10. Ho dato un'occhiata veloce al documento e ho letto la conclusione.
      Sembra uno studio fatto veramente bene.

      Le conclusioni sono come già avevo accennato io:
      la pesante fune (perché lunga e spessa, perché deve essere molto resistente) incide negativamente per gli aquiloni di alta quota.

      Per potenze più alte, l'aquilone deve essere rigido e pesante e anche questo incide negativamente sull'efficienza.

      Oltre a tutta la serie di altri problemi che in parte io e ed altri abbiamo citato.

      Kitegen... fine di un sogno!

      Elimina
  6. "Greenpeace è venuta fuori con una proposta di arrivare al 100% di energia rinnovabile per il 2050"

    Ho dato uno sguardo veloce al documento di Greenpace citato (356 pagine).
    Per arrivare alla completa sostituzione dei combustibili fossili, ipotizzano (in base al modello) che l'efficienza riduca i consumi dal 20% al 50%.

    Io mi domando:
    ma da quando in qua, l'efficienza riduce i consumi totali?

    che io sappia, sposta i consumi da un settore ad un altro, quindi, l'efficienza non riduce i consumi.

    Hanno necessità di dare all'efficienza una percentuale così elevata del fabbisogno energetico mondiale, perché altrimenti, non sanno come colmare l'insufficienza energetica da rinnovabili.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. > ma da quando in qua, l'efficienza riduce i consumi totali?
      > che io sappia, sposta i consumi da un settore ad un altro, quindi, l'efficienza non riduce i consumi.

      Beh, penso che almeno in teoria dovrebbe ridurre i consumi totali (e non necessariamente spostarli): o mi sbaglio? Se è vero in teoria e non in pratica, cio' non toglie che sia una strategia come un'altra: deve essere realizzata in modo duplice (raggiungere l'efficienza richiesta ed evitare che vada sprecata con un ricollocamento della domanda)

      Elimina
    2. Se non si riduce il reddito/stipendio delle persone,
      il risparmio economico avuto con l'efficienza in un settore,
      viene speso in un altro settore, tanto che alla fine i consumi restano quasi uguali.

      Infatti, quello che Greenpace NON dice,
      per non far allarmare le persone,
      e che, con una efficienza del 50%, ridurranno i consumi del 50%,
      solo perché in contemporanea le persone diventeranno molto più povere,
      cioé avranno a disposizione metà dello stipendia attuale a valori reali.

      Meglio dirlo con parole belle (Efficienza) che con quelle brutte (povertà).
      :-)

      Elimina
  7. Lavoro molto interessante. Se non ci sono ovviamente nel frattempo catastrofi a livello planetario, e con questo non intendo asteroidi et similia ma piuttosto guerre regionali e diffuse per le risorse inclusa l'acqua (un conflitto globale non conviene a nessuno), grandi carestie e pandemie; tutte che comporterebbero milioni di morti se non miliardi.
    Eventi che proprio non si possono escludere, ma che purtroppo non sono prevedibili nè quantificabili nell'elaborazione dei grafici.
    Complimenti Alessandro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie per i complimenti.

      Le guerre locali come quelle che ci sono state negli ultimi 20 anni (Iraq, Afganistan, Libia, ecc).
      Tutte insieme, avranno fatto qualche milione di morti, mentre la popolazione mondiale cresce di circa 80 milioni di persone all'anno.
      E difatti, l'andamento della curva demografica è sempre crescente in tali anni.

      Pandemie?
      E' quasi certo che ce ne saranno e non è neanche detto che saranno solo naturali.
      Troppi laboratori nel mondo studiano e modificano i virus; qualche incidente può sempre capitare.
      Immagine semplicemente un incendio o un terremoto che distrugge un laboratorio del genere.

      Invece, è molto probabile che: lo scoppio di una grave crisi economica/finanziaria, porti la popolazione alla fame e le rivolte civili distruggeranno buona parte del capitale investito nelle attività produttive.
      Questo farà calare ulteriormente la produzione e a farne le spese sarà l'ambiente, in quanto, in periodo di fame, si diventa tutti: cacciatori / raccoglitori;
      mentre ci saranno pochi agricoltori, che preferiranno non lavorare un intero anno, per vedersi rubato il raccolto.
      Una guerra di tutti contro tutti.

      Anche se la ragione cercasse di prendere il sopravvento sugli istinti naturali di sopravvivenza, ciò non avverrà finché la popolazione non si sarà ridotta abbastanza (mancano le condizioni energetiche / alimentari).

      Come andrà realmente, nessuno lo sa.

      I modelli sono solo delle semplificazioni della realtà.
      Anche facendo un modello che tenga in considerazione 1000 variabili, le soluzioni possibili sarebbero così tante, che non avrebbe neanche senso farlo.

      Il mio studio serve a vedere la realtà per quello che è,
      complessa, interdipendente e contro-intuitiva.
      Basta! soluzioni semplici come: finiscono o fanno male i combustibili fossili; allora passiamo alle rinnovabili e risolviamo tutto.

      Spiacente, non è così semplice!

      Questo è il primo passo, per capire cosa realmente abbiamo bisogno:
      - Decrescita della popolazione, riduzione inquinamento, ricerca e innovazione, nuovo sistema economico, ecc...

      Elimina
    2. Il tuo studio è sicuramente molto raffinato, però ci sono molti aspetti che mi lasciano perplesso. Se ho capito bene alla fine si prevedono più di 140.000 TWh di energia da rinnovabili: ammesso e non concesso che ciò sia fisicamente possibile, che razza di impronta ecologica potrebbe mai comportare un simile sforzo?

      Elimina
  8. I valori riportati nel mio studio, li dovete considerare come ottimistici, nel senso che:

    il reale fabbisogno di energia, è superiore a quello indicato in questo studio, in quanto si è ipotizzato che:

    1) tutta l’energia prodotta venga utilizzata direttamente, senza perdite di stoccaggio che comportano maggiori costi e altre due conversioni chimiche (che abbassano l’EROEI);

    2) non si sono considerati i costi per costruire le aziende che fabbricheranno i componenti delle rinnovabili;

    3) non si sono considerati i costi dell’infrastruttura (che incidono almeno per il 10%);

    4) non si è considerata la scarsità dei minerali da utilizzare.

    Specialmente quest’ultimo punto (i minerali) fa parte di un altro studio che stavo realizzando e che è ancora incompleto. Non l’ho integrato in questo, per non farlo diventare troppo lungo.

    I dati provvisori mi confermano che: NON abbiamo abbastanza risorse minerarie per produrre gli impianti rinnovabili e per soppiantare completamente i combustibili fossili;
    ma non solo, mi indicano che:
    nel caso si utilizzasse il modello 4 per soddisfare solo il fabbisogno di energia elettrica,
    i minerali sarebbero sufficienti solo per produrre una generazione di impianti rinnovabili (25 anni).

    Alla generazione successiva, mancherebbero tali minerali, e se anche si cercassero di recuperare dal riciclo dei vecchi impianti, esso non sarebbe sufficiente, in quanto il riciclo recupera solo il 30% di tali minerali scarsi (Stagno, argento, …).

    Quindi, neanche riciclando riusciremmo a soddisfare più di una generazione d’impianti rinnovabili.

    Arrivati a questo punto, allora ci si chiede: cosa dobbiamo fare?

    L’ho accennato in un’altra risposta di questo post.

    RispondiElimina
  9. Vista la lunghezza dello studio fatto, ho pensato che sarebbe meglio dividerlo in più pagine internet, con un menu laterale che ne permetta la facile consultazione.
    Facendo così, ogni pagina sarebbe molto più piccola, e sarebbe possibile ampliarlo ancora.

    Ora vi chiedo:
    cosa vorreste che facessi:

    1) ampliare lo studio attuale integrando le altre variabili significative che sono state trascurate (materie prime, costi d'infrastruttura, costi di stoccaggio, ecc) ?

    2) oppure: fare un nuovo studio che, partendo dai dati approssimati di questo, ne realizzi uno veramente fattibile, che permetta la transizione dai combustibili fossili alle rinnovabili (sicuramente tale studio richiederà la riduzione della popolazione mondiale, e ne dovrà stimare la natalità e i tempi previsti)?

    3) Uno studio che, consci dell'incapacità di abbandonare completamente i combustibili fossili, stimi i danni climatici e ambientali che essi potrebbero procurare e per quanto tempo la società attuale potrebbe reggere? (con o senza riduzione della popolazione).

    Fatemi sapere a cosa siete più interessati, perché tali studi sono in corso e posso portare al termine, prima, quello più richiesto.

    (Se ci sono altre opzioni che vorreste fossero considerate, scrivetelo).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. caro Pulvirenti, ho apprezzato molto il tuo studio ed il lavoro di razionalizzazione che hai fatto.
      Ora vorrei però applicare i tuoi dati e metodi alla nostra Italietta da sola e perchè no ad una sola cittadina . in questo caso si potrebbe studiare come rendere indipendente una cittadina media come Savona (di cui posso recuperare i consumi energetici quasi aggiornati).
      il progetto lo chiamerò SAVONA 2100 :l'EQUILIBRIO (cosi siamo certi che tutte le polemiche sono terminate con tutti i lettori attuali)
      inoltre vorri introdurre il concetto genovese di RISPARMIO /SOBRIETA' e quindi di ridurre il consumo energetico al 50% !!!!
      ciao Pier Enrico Zani

      Elimina
    2. Ciao Pier Enrico,
      per ridurre i consumi del 50% c'è un metodo molto semplice,
      siccome i consumi dipendono dal reddito (stipendio),
      basta dimezzare il reddito delle famiglie di Savona,
      che i consumi si dimezzeranno;
      però ti consiglio di fare questa proposta, alla cittadinanza, in teleconferenza,
      onde evitare di lasciarci le penne.

      PS: in realtà, dimezzare il reddito, riduce si i consumi del 50%, ma non rende la cittadina autosufficiente, in quanto, anche se con minore frequenza, verranno usati i mezzi di trasporto che usano i carburanti, e se non si ha qualche pozzo di petrolio nei dintorni, non è possibile essere autosufficienti.
      Per chi pensa alle auto elettriche, dico, che anche qui i conti sono stati fatti.
      Se tutto il parco auto al mondo, passasse all'elettrico, non ci sarebbe abbastanza litio per poter fare la prima generazione di pile per auto.
      Anche nell'ipotesi che il parco auto diminuisca (vista la crisi auto-imposta) e il Litio basti per la prima generazione di pile, essendo che ad ogni riciclo se ne perde una parte, mancherebbe per le generazioni successive di pile.

      Elimina
    3. Sarebbe interessante sapere se l'innovazione tecnologica riesca a ridurre gli impatti dell'inquinamento e dell'esaurimento delle risorse prima che sia troppo tardi, mi sembra che in laboratorio si siamo riuscite a creare celle fotovoltaiche con un rendimento del 42%, si spera che siano riproducibili a scala industriale e che non usino terre rare.

      Elimina
    4. L'innovazione tecnologica è quella che ha reso possibile la fabbricazione delle celle fotovoltaiche, quindi è utile per produrre energia.

      L'innovazione scientifica è quella che ha creato il processo di depolimerizzazione, che serve per riciclare i copertoni delle ruote dei mezzi di trasporto. Se pensate che ci sono oltre 1 miliardo di veicoli a 4 o più ruote (quindi, oltre 4 miliardi di copertoni che sono usati e poi dovranno essere smaltiti), questo è indice di come essa (l'innovazione) possa diminuire l'inquinamento.

      Ed ancora, se pensate che uno smartphone di un centinaio di grammi, riesce a sostituire apparecchi obsoleti che ne pesavano centinaia di kilogrammi, per non parlare delle voluminose e pesanti enciclopedie cartacee che risiedevano nelle librerie di quasi tutte le famiglie.
      Adesso, per una persona, avere un'enciclopedia molto più vasta (Wikipedia), non costa niente economicamente ed energeticamente (se trascuriamo la consultazione).

      Basta solo l'innovazione tecnologica a risolvere tutti i problemi?

      No, ma può dare un enorme contributo alla loro soluzione.

      Elimina
  10. Premetto che sono contrario a un governo mondiale, come riportato in un post. E' una stupidaggine pensare che così si vada d'accordo.Ogni paese guarda o dovrebbe guardare il proprio interesse economico (cosa che l'europa non sta facendo) e tramite il diritto internazionale, tracciare i limiti delle azioni di ogni stato. Nella realtà, questo non avviene e gli U.S.A. in primo luogo e a ruota la russia, stanno agendo infischiandosene di qualsiasi regolamento o trattato internazionale (vedi siria). Però il punto principale è che non è pensabile in un sistema capitalistico pensare alla decrescita energetica e non sono pensabili politiche di questo contesto. Bisogna cambiare mentalità, cambiare modo di fare economia e questo non avviene generalmente (la storia in tal senso è prodiga di suggerimenti) in clima di pace. Cosa vi posso dire. L'unica cosa possibile (scusate per il pessimismo), è che i cittadini più attivi o più ricettivi alla problematiche dell'avvenire, devono attivarsi, unirsi e cominciare a creare stili alternativi di vita, improntati sulla decrescita. Questo è un sistema che può a mio avviso funzionare. Naturalmente così facendo non si evita il tracollo, ma almeno così facendo si cerca di costruire l'embrione di una nuova società!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "E' una stupidaggine pensare che così si vada d'accordo."

      ed il problema è, che più passa il tempo, più le risorse si esauriscono e la crisi si farà sentire; è più sarà difficile mettersi d'accordo, sia come federazione di stati mondiali, che come organizzazioni internazionali per il bene del mondo (natura, umanità).

      Il sistema capitalistico cambierà quando l'automazione / robot, toglieranno completamente i lavori manuale alle persone.
      In quel momento, produrre di più non significherà maggiore occupazione, quindi sarà inutile spingere i consumi.

      In quel contesto il capitalismo modificherà la sua natura.

      Ancora oggi non ci sono le condizioni per tutto questo, ma ci saranno tra pochi anni.

      Elimina