Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 12 agosto 2015

Shock ambientale e sua gestione politica

Pubblico qui un post che parte da ipotesi e idee abbastanza diverse da quelle che si trovano normalmente su "Effetto Risorse," dove tendiamo a vedere l'esaurimento delle risorse come il motore principale di tutto quello che succede. Mi è parso il caso, tuttavia, di presentare questo post, sia per il suo interesse intrinseco, sia per non continuare a parlarci soltanto fra di noi come facciamo spesso. Questa è la prima parte di un'analisi abbastanza complessa, la seconda seguirà fra breve - UB

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Guest post di "Sergio Barile".

Parafrasi biologica della legge di Thirlwall





(Furthermore there is clear evidence that, although economic growth usually leads to environmental degradation in the early stages of the process, in the end the best — and probably the only — way to attain a decent environment in most countries is to become rich) Beckerman, 1992

1 - Introduzione

Iniziamo dalla tesi: qualsiasi politica verde necessita di risorse economiche, poiché per incidere sulle dinamiche in atto questi investimenti sarebbero enormi, e il beneficio sarebbe collettivo e non monetizzabile immediatamente come profitto, l'intervento pubblico tramite spesa a deficit (G) si configura come lo strumento di politica economica più efficace per raggiungere gli obiettivi richiesti dalla comunità scientifica. Per poter aumentare i budget di spesa è necessario che il PIL cresca, quindi è assolutamente necessario evitare le “riforme strutturali” e favorire stato sociale e piena occupazione. Questi aumentano la domanda aggregata (AD) che, in caso di politiche industriale volte a fini sociali di profilo “ambientale” e la conseguente produzione di beni e servizi a carattere “ecologico”, sarà rivolta al consumo di questi beni e servizi verdi. Dato il “moltiplicatore keynesiano” avremo del nuovo valore aggiunto (incremento del PIL) e la contestuale marginale “decrescita felice” delle esternalità negative. 

Senza “crescita” non ci può essere “decrescita”.

Il limite alla crescita, ovvero il vincolo esterno per il decisore politico di una nazione sovrana, pena instabilità e gravi squilibri, è dato dalla legge di Thirlwall.

Quindi, tranchant, l'ammonimento politico: il movimentismo volto alla sensibilizzazione sulle esternalità negative dell'attività economica è storicamente funzionale alla cosmetizzazione del conflitto tra classi. Ovvero, l'imputare ad un vincolo esterno di natura “tecnica” - in generale esogeno al dibattito democratico - politiche di repressione delle rivendicazioni sociali, è parte di una nota strategia politica per imporre in modo dispotico un ordine sociale al riparo dal processo elettorale.

Tolto il dente, tolto il dolore. (E chi non è disposto a prendere in considerazione questa tesi, può risparmiare il tempo della seguente lettura).

2 – Etica e sistemi complessi

Avendo uno sguardo post-keynesiano sul mondo, Malthus deflette fisiologicamente l'orizzonte economico-sociale che si osserva: insomma, Malthus è parte della propria cultura.

Non si può far la medesima affermazione relativamente a quella che viene definita “teoria neo-malthusiana”, a dispetto del nome. 

Se Keynes supportava la necessità di una stabile o positiva crescita demografica, perché individuava nella domanda aggregata il fattore di crescita economica, l'approccio neo-malthusiano, come da tradizione neo-liberale, sulla falsa riga della "trickle-down theory", sostiene che è l'accumulazione del capitale il motore della crescita economica, e che il declino demografico porta ad una crescita del reddito procapite. 

Quindi, perdonando la brutale banalizzazione, se le risorse sono finite, e il paradosso di Jevons scoraggia dalle aspettative progressive dell'evoluzione tecnologica, i lavoratori delle prossime generazioni – con le buone, ovviamente – devono gentilmente smettere di prolificare e consumare. Per il bene delle generazioni future, si intende.

Come Keynes, assumiamo in questa riflessione che l'ipotesi del limite delle risorse sia corretto, e che l'obiettivo sia convergere ad uno stato stazionario, dove demografia e consumo di energia siano in equilibrio, e il “benessere” procapite sia ottimizzato.

Secondo una prospettiva neo-malthusiana, poiché è chi più accumula capitale che contribuisce allo sviluppo economico e spirituale della società, e questo “benessere” ricade – trickle-down - sui nipotini poveri dei sopravvissuti “alla purga demografica”, il benessere del povero sta nella sua povertà (chiaramente relativa al ricco, sicuramente una dignitosissima povertà). 
   
(Nota: poiché esiste una forte correlazione tra oil and finance, vi posso assicurare che questa soluzione è stata già presa; sembra che solo ai BRICS non piaccia particolarmente)

Quindi, chi teme la catastrofe non disperi, sarà accontentato: poiché, se la politica democratica è corrotta, allora i corruttori governano. E chi può corrompere ha il capitale per farlo.

Si chiama “globalizzazione”: privatizzazione di tutte le risorse e del patrimonio pubblico tramite la libera circolazione dei fattori della produzione. Insomma, quelneoliberismoche propugna la  trickle-down economy.

D'altronde, come proclamava la Thatcher, “there is no alternative”. Viene fatto per il bene dell'umanità: per sopravvivere può essere necessario amputarsi un braccio...

Io, però, sono egoista, al mio braccio ci tengo e vorrei pensare ai miei nipotini felici che corrono felici in un verdissimo futuro....

Apro un libro di sociologia e, guarda un po', scopro che non esiste solo il “funzionalismo”, la teoria sociologica per cui il codice Manu indiano può essere desiderabile, ma esiste una sterminata letteratura che tratta la prospettiva del conflitto: la solidarietà tende a svilupparsi maggiormente in gruppi sociali omogenei, in base al potere e al prestigio dei suoi membri, questi gruppi formano della classi in perpetuo conflitto: il conflitto per la distribuzione del reddito prodotto.

Potrebbe essere che il limite della crescita sia strumentalizzabile dalla più forte di queste classi? Può esistere una soluzione che porti al risultato che faccia anche gli interessi delle altre classi? Qui ed ora?

Vediamo.

Innanzitutto alcune definizioni e alcuni chiarimenti: il reddito è un “flusso”, ed è funzione dei fattori della produzione, le risorse naturali sono uno “stock”, fanno parte del patrimonio messo a disposizione da nostro Signore all'ingrato genere umano.

La più grande comunità sociale omogenea che permette “solidarietà economica” - ovvero fiscale e ridistributiva -  si chiama Stato nazionale: il reddito di uno stato nazionale si chiama PIL.  

Primo shock: il PIL è una misura che non c'entra nulla con la crescita “materiale” collegata al consumo delle risorse naturali, o meglio, ad esempio, non esiste una correlazione significativa tra PIL e ed energia consumata che sia valida per tutti gli Stati nazionali. A seconda delle metodologie e dei campioni ci può essere effettivamente una causalità bidirezionale, una causalità tra crescita del PIL e del consumo di energia, oppure viceversa.

Italia e Corea, ad esempio (Soytas-Siri, 2003), due modelli di produzione particolarmente simili e virtuosi nel panorama mondiale dalla seconda metà del Novecento, appartengono al terzo gruppo: drastiche politiche di risparmio energetico non impatterebbero particolarmente sulla crescita.

E comunque, in generale, nei Paesi più ricchi è possibile sostenere il PIL con un impatto minimo o nullo sul consumo energetico.

Chi propone la decrescita del PIL, ovvero recessioni, prolungate deflazioni e depressioni, lo fa da un particolare punto di vista di un particolare gruppo di interessi (classe): oil and finance.

I conflitti bellici scoppiano generalmente per due motivi complementari: il dominio delle risorse, e la risoluzione delle crisi di debito. Generalmente due facce della stessa medaglia.

Le “crisi di debito” e la debt-deflation auspicata – non si sa bene quanto consapevolmente – di alcuni “decrescisti”, fornisce al problema malthusiano una risposta immediata: guerre e carestie. Da sempre.

Il paradosso di Jevons e, più in generale, il limite alla crescita, obbliga, a livello di aggregato mondiale, a coordinare le politiche di approvvigionamento delle risorse energetiche... beh, la soluzione delle nostre élite l'abbiamo già intravista, se si vogliono altri chiarimenti basta fare un giro in Iraq, Siria, Libia, Niger, Ucraina, ecc.

Se si evitasse di frammentare le entità politiche straniere, e la si piantasse di cedere sovranità nazionale alla finanza internazionale in patente violazione degli “gli art.11” delle costituzioni democratiche - finanza secolarmente desiderosa di sorpassare l'assetto vestfalico che ha portato alle democrazie e allo stato sociale – si potrebbe pensare di tornare ad avere una  politica industriale che non sia... il suo semplice smantellamento.  
  
In tal caso, il decisore politico, con pieno controllo di una banca centrale controllata dal Tesoro, ministero espressione della sovranità democratica, ogni decisore politico, per affrontare  gli eventuali shock  a causa dell' LtG, dovrebbe guidare nella tempesta la propria comunità sociale di riferimento: i suoi elettori.

Ora, una premessa: il sistema sociale integrato nella “biosfera”, non è semplicemente un sistema complesso. È un sistema umano.

Quindi, che uno scienziato possa considerarlo semplicemente come qualsiasi sistema biologico, da integrare nella complessità del nostro pianeta, beh, è comprensibile ma non assolutamente da dare per scontato.

Quindi, da un punto di vista politico, ovvero di gestione delle risorse, propongo una precisa etica che faccia da vincolo interno al decisore (più o meno...) istituzionale: ovvero, tra “i vari rubinetti del sistema complesso”, le infinite soluzioni per regolare questo sistema sono ordinate rispetto ad una specifica scala di valori, di cui la dignità dell'Uomo è valore incomprimibile. Astratti ideali? Falsa propaganda da ingegneria sociale? Vediamo.

Innanzitutto abbiamo già tracciato una scala operativa per cui, tra gli infiniti punti di vista, e, tra tutte le “leve e i rubinetti” su cui si può agire, tende a diminuire “l'ordine di grandezza” della azioni possibili. Secondo, una riflessione: un sistema umano è condizionato da un inaspettato fattore: l'Uomo. Quest'etica non è condivisa, e la politica è, in primis, gestione del conflitto (possibilmente in un'aula parlamentare).

Hayek, “padre nobile” della terza globalizzazione (questa), taglia la testa al toro: i sistemi sociali sono troppo complessi per essere gestiti, quindi, apparentemente rifiutando il tipico approccio positivista, propone di non stare a impazzire su questi “sistemi complessi” cercando di governarli tipo URSS, ma di far sì che la selezione darwiniana del mercato potesse, liberata, gestire efficacemente la complessità. Insomma, leggasi Iraq, Siria, Libia, Niger, Ucraina, ecc. Vedi sopra.

In effetti, quella di vedere il sistema sociale come un sistema complesso, rappresentabile da un numero indefinito di “equazioni differenziali”, è un approccio di tipo squisitamente positivista.

Proviamo invece, secondo queste premesse, a dividere il sistema globale che risponde all'LtG come se fosse un organismo costituito da cellule separate da membrane.

Innanzitutto faccio notare che quel sistema complesso a bassissima entropia chiamato Uomo si fa (generalmente...) coordinare dal suo “capo” senza troppe equazioni: un insieme etnicamente omogeneo di uomini si chiama ethnos, un insieme di ethnos che – per omogeneità – può condividere un patto sociale si chiama demos. Ogni demos è un'identità politica che esercita un arbitrio similmente al processo decisionale dell'individuo. Lo Stato nazionale è, in generale, la sua espressione giuridica.

Le “cellule” formano così “tessuti” e “organi” che compongono la macchina vivente  e cognitiva del nostro pianeta, tutti sistemi complessi di differente ordine.

La vita è conservata dall'eterogeneità e dai ruoli: le membrane, regolando flussi e scambi, garantiscono questa eterogeneità, e, in definitiva, la vita.

Membrane troppo “impermeabili” generano la “necrosi dei tessuti”, membrane troppo “aperte” gerano lo “sfaldamento” dell'organismo.

Bene: nei sistemi umani, queste “membrane” sono le “frontiere/dogane” delle comunità sociali che si autodeterminano: in genere, gli Stati nazionali. 

I “flussi” sono i fattori della produzione, e, di questi, il lavoro è l'attività anti-entropica per eccellenza.

Per governare questi “flussi” e raggiungere a livello globale l'obiettivo di sostenibilità come prefissato inizialmente, il decisore politico non dovrebbe “spaccarsi la testa” con enormi sistemi complessi; dovrebbe affidarsi alla scienza che questo genere di complessità, così ridotta, può gestire: l'economia. Ad esempio, il decisore dovrebbe osservare una legge su tutte: quella di Thirlwall. E la comunità internazionale, di converso, dovrebbe far in modo di attuare quel meccanismo per cui ogni nazione raggiunga questo equilibrio che vede nel “vincolo esterno” enunciato da Thirlwall, il limite alla crescita di ogni singola “cellula” che compone il sistema umano, parte dell'ecosistema. Ad esempio, per ottenere questo equilibrio, J.M. Keynes propose il bancor a Bretton Woods (rifiutato dalle élite USA).

Bene, ma cosa è questa “legge” che ogni governo dovrebbe rispettare?

Esiste, oltre al vincolo interno dichiarato in precedenza – ovvero la dignità dell'Uomo che in politica economica si traduce in piena occupazione – un vincolo esterno per cui la crescita di una “cellula” non può essere illimitata (pena il cancro attuale...), ma deve seguire un ritmo di crescita che mantiene “gli scambi” con le altre cellule in equilibrio, e, poiché mediamente quando in percentuale una cellula cresce di “uno”, tende a “succhiare” da tutte le altre  “due”, le membrane vanno regolate in modo da controllare la crescita della cellula.

La politica economica di un Paese consiste, in primis, nel regolare gli scambi per rispettare il vincolo esterno alla crescita: la parafrasi biologica della legge di Thirlwall

44 commenti:

  1. - Senza “crescita” non ci può essere “decrescita”.-

    Finalmente c'è qualcun'altro che lo dice.
    Chi pensa che si possa consumare meno energia e non fare crollare tutto, si sbaglia.
    (La decrescita felice non esiste).

    Con degli investimenti progressivi (come ho fatto nella mia analisi per la transizione ad una società basata sulle rinnovabili), è possibile non fare collassare la società e nello stesso tempo fare la transizione indolore.

    Ci sono tante altre cose nel post su cui voglio riflettere con calma... ci sentiremo prossimamente.

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    1. Grazie Alessandro, effettivamente hai individuato il punto centrale: le politiche deflattive (austerità e conseguenti tagli alla spesa pubblica) protraggono le grandi crisi debitorie, le grandi crisi debitorie permettono ai creditori di aggredire i beni pubblici, gli investimenti che non sono di interesse al privato (che ragiona nel "breve periodo") non vengono più fatti.

      Una volta limitato "il perimetro dello Stato", l'unica soluzione che rimane (TINA) diviene lo smantellamento del tessuto industriale... non certamente la conversione dei processi produttivi.

      Questo processo diventa inarrestabile finché, come insegna la storia degli anni '30, la "conversione", in qualche modo, avviene.

      Non investendo in politiche "verdi"; ma in armamenti.

      Le politiche "verdi" sarebbero una manna per uscire da questo pantano, un "New Deal", ma, come negli anni'30, l'impossibilità di ricomporre le varie parti politiche in conflitto... «non lascia assolutamente tranquilli».

      Capire la logica alla base della controintuitività della "decrescita" per mezzo della "crescita" è capitale.

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    2. ? Esattamente il contrario di quanto dici Barile secondo me; anzitutto la realtà italiana è molto estrema nella stessa europa socialdemocratica: tassazione al 65% sulle imprese, pubblico che intermedia il 55% delle risorse, spesa pubblica per il 97%destinata agli erogatori di servizi alla persona e servizi alla persona: e tu dici che dopo aver limitato il perimetro dello stato l'unica soluzione che rimane è lo smantellamento del tessuto industriale? Ma sei fuori ? Sarà vero il contrario in Italia? Poi parli di investimenti in armamenti...In Italia ? Col 2,2 % di spesa militare ed oltre la metà in monte stipendi e pensioni, caso unico al mondo? Ma quanto sei fuori ? Fra l'altro la ricerca militare è importantissima proprio per una transizione che non sia una debacle verso la sostenibilità...Ho paura che in Italia ormai la spesa pubblica crollerà per aumento degli esclusi dal così detto welfare fino ad un punto di non ritorno,senza alcuna pianificazione,(vedi movimento 5 stelle), infischiandosene delle capacità industriali residue...Oltretutto parlare di risoluzione della spesa pubblica in italia senza considerare una sua divisone o frammentazione per aree fiscali, viste le enormi disparità fra centro nord e Roma+sud , è da pusillanimi...

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    3. Grazie Fra, ma non è che abbia proprio capito bene....

      La dinamica è circa questa: liberoscambismo --> sbilancio nei rapporti commerciali --> crisi debitoria --> intervento pubblico a saldare i debiti privati --> impossibilità di gestire politiche fiscali espansive e di spesa a deficit --> recessione --> disoccupazione --> incapacità della Repubblica ad adempiere ai suoi obblighi costituzionali --> patrimonio pubblico e privato della comunità sociale aggredito dai creditori.

      Questo in un avvitamento che, come in Grecia e, fra un po', in tutto il resto del mondo, non può che accelerare e peggiorare. (Faccio notare che ad Atene le emissioni di CO2 annue sono aumentate...)

      Siamo, peggio che negli anni '30, in una spirale deflattiva.

      Un modo per interromperla prima della completa disintegrazione sociale è, data l'inamovibilità della élite finanziaria di perseguire politiche espansive (ovvero il contrario dell'austerità), quella di cercare un casus belli e perseguire i propri obiettivi geopolitici.

      L'economia di guerra, dal punto di vista delle élite, salva in molti casi capra e cavoli.

      Tutto questo nella situazione ben descritta in questi spazi: di "ritorni decrescenti" e "di progressiva strozzatura dal lato dell'offerta".

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    4. Politiche espansive di spesa ? Quando ? Dove ? Nell'america degli anni 30 con tutte le risorse fossili e naturali ancora da sfruttare o nella sovrappopolata e sovraindebitata (pubblico) Italia col pubblico che agisce con le imprese che esportano come i vampiri con le vacche ? Le vacche stanno morendo; scacciamo i vampiri prima che muoiano tutte.Mi sembra chiaro il concetto...Il pubblico, o quantomeno l'unità fiscale italaina, morirà a breve secondo me per via politica (movimento 5 stelle ma poteva essere qualcosa di diverso), perchè sono troppi gli esclusi del welfare..Altro che taglio della spesa pubblica..La spesa pubblica va anzitutto espansa a chi ignora completamente quindi giocoforza tagliata di 1/3 nelle prebende di chi copre attualmente; sempre che l'apparato industriale non stramazzi prima ; allora altro che 1/3....

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    5. Fra non ho capito il riferimento al m5s..anche perché nonostante le vagonate di proposte (alcune piuttosto valide), all'interno del parlamento non mi pare influiscano gran che..meno che mai nel governo..dove non hanno manco un esponente..
      Circa l'industria italiana non so a quale fai riferimento..a quella forse che delocalizza (magari solo la linea produttiva) o a quella che continua a produrre roba energivora diesel o che si ostina a non sostituire linee produttive un pó più al passo coi tempi..
      Industria forse ce n'è ancora un pochina..imprenditoria poca..quasi zero..
      Un saluto.

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    6. @Fra

      "Prebende", corruzione, "questione morale" sono tutta propaganda del FMI e della finanza internazionale che lo controlla: è ingegneria sociale che nasce negli anni '70 per incanalare il dissenso verso i legittimi governi democratici durante la shock economy (cfr. N. Klein)

      Pensa che è stato fatto anche durante la Rivoluzione Francese....

      Mentre gli elettori riversano livore verso i propri eletti, verso i funzionari dello Stato, verso i servizi pubblici messi in ginocchio da decennali politiche deflattive, sotto lo shock degli ultimi colpi di austerità vengono spazzati via i golosissimi asset della "captive demand": PENSIONI, SANITÀ, ACQUA, ecc...

      Intanto i cittadini - super livorosi, aizzati dai media totalmente controllati dal potere finanziario - si scannano tra loro: giovani contro maturi, precari contro pensionati, salariati contro artigiani, corporazioni contro utenze, ecc.

      TUTTO in vista della SVENDITA: il ruolo del M5S assomiglia molto a quello avuto dalla Lega Nord durante "Mani Pulite" e la progressiva svendita del nostro patrimonio pubblico: del nostro asservimento alle potenze straniere, e al nostro progressivo impoverimento.

      Non sembra essere proprio un caso che Grillo nei suoi spettacoli dicesse sesquipedali fesserie a proposito di "debito pubblico" (infatti siamo in una enorme crisi di debito "privato", ma sproloquiare di debito "pubblico" - che è ricchezza "privata" - fa parte del format di FMI e accoliti) e pare non sia un caso che strumentalizzasse in questo senso il pensiero di Serge Latouche.

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    7. Le politiche espansive non possono essere materialmente fatte: le leve della politica fiscale e monetaria - insieme alla sovranità sostanziale - le abbiamo cedute facendoci imporre i Trattati di Maastricht e la moneta unica (l'euro)

      Pochi lo sanno, ma NON esiste NESSUNA pubblicazione scientifica rilevante che abbia sostenuto il progetto che, in questa tempesta, ci lega le mani insieme alle altre sventurate nazioni europee che han perso la sovranità.

      Quello che si sente in TV o si legge sui giornali è una cosa: le pubblicazioni scientifiche sono un'altra.

      TUTTI gli economisti si son scagliati contro il progetto di moneta unica, specialmente quelli americani... ovvero proprio di quella potenza che ha incoraggiato questo progetto politico che non poteva reggere gli "shock asincroni" e... che ha causato, nel 2008, lo stesso shock.

      Siamo in balia della grande finanza internazionale angloamericana.

      Che finirà di spolparci. (Molto prima che Venezia sia sommersa dalle acque...)

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  2. - Le “crisi di debito” e la debt-deflation auspicata – non si sa bene quanto consapevolmente – di alcuni “decrescisti”, fornisce al problema malthusiano una risposta immediata: guerre e carestie. Da sempre. -

    E' molto inquietante!
    I debiti dei Paesi Occidentali stanno salendo oltre ogni limite, e se la soluzione è stata sempre: "guerre e carestie", non c'è da stare tranquilli.

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  3. mi dispiace dirlo, ma la legge di Thirlwall è del 1978, quindi vecchia e sbagliata. L'equilibrio tra importazioni ed esportazioni non ha un legame con la realtà economica odierna fatta di scambi finanziari che travalicano di 40 volte il valore delle merci globali. Allora le merci dominavano il mondo, ora è la finanza, che domina le merci e così sarà finchè ci sarà abbastanza risorse per tenere belle gonfie le varie bolle finanziarie mondiali. Vedo che la visione marxista del dominio dei mezzi di produzione continua a oscurare le menti delle masse, che ora hanno pure delle cause esterne di natura "tecnica" per ridurre a nulla anche ragionevoli richieste di diritti minimi e fondamentali. Peccato che già a fine '800, il pensiero rivoluzionario di Marx era già belle e morto, sepolto e superato da il nuovo sistema di dominio della società capitalista, che continua ancor oggi e contro il quale le masse non hanno nessuna possibilità di liberazione. Come si dice:il diavolo opera meglio, se lo fa di nascosto.

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    1. Grazie mago, quando si cita Tony Thirlwall, si cita J.M. Keynes. Quindi ci rifacciamo al paradigma economico che ha dominato tra la fine della IIGM e la prima metà degli anni '70.

      Il contributo determinante di K. Marx in quest'analisi è dato dal punto di vista sociologico: egli viene considerato il padre della teoria del conflitto.

      In particolare mettendo a fuoco gli interessi contrapposti delle differenti classi sociali per analizzare le dinamiche sociopolitiche della Storia.

      «la legge di Thirlwall è del 1978, quindi vecchia e sbagliata.» Questa asserzione avrebbe la necessità di un riferimento nella letteratura economica.

      È vero sicuramente che la stragrande maggioranze degli scambi internazionali è di natura finanziaria, in modo assolutamente scorrelato dall'economia reale.

      Ma questo avveniva già negli anni '30. È tutta roba già vista, ben prima del '78.

      Lo squilibrio "tra import ed export" - chiamato squilibrio della bilancia commerciale" - è proprio quello che affligge l'eurozona: abbiamo la "cellula cancerogena" interpretata da una Germania (mercantilista) che "esporta troppo" con la conseguenza dei partner commerciali che importano troppo. La Germania cresce sulle spalle degli altri, non ha rispettato il suo vincolo esterno".

      Poiché sono stati inibiti gli strumenti per far rispettare questi benedetti equilibri (è stato abolito il mercato dei cambi) i paesi in surplus hanno finanziato incoscientemente i paesi in deficit commerciale, per permettere di continuare ad importare i loro stessi beni. Quindi l'eurozona è un banale esempio di squilibrio della bilancia dei pagamenti (con la rispettiva esplosione di debiti e crediti privati) dovuta al mancato "rispetto" della legge di Thirlwall.

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    2. negli anni '30 non circolavano strumenti finanziari che erano 40 volte il Pil mondiale ed il finanziamento dei paesi deficitari è stato molto, ma molto cosciente. Solo non hanno tenuto conto, quando hanno messo su il giochino, che le risorse di un pianeta sono limitate e i nodi hanno cominciato ad arrivare al pettine nel 2008. I campanelli d'allarme già li suonarono Peccei ed il club di Roma nel 1972, ma la prudenza è una virtù, l'avidità e la superbia vizi capitali.

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    3. Certo; ma il punto che cerco di proporre è che "avidità e superbia" sono vizi, più che "capitali", del "grande capitale".

      Poi sta nell'accortezza di chi sono generazioni che fa la fame, farsi sterminare o comprendere come è la "partita", e far "pagare" chi deve pagare.

      Se pensi che sia giusto che la vita sulla terra sia goduta proprio dai "figli" di chi ha conciato il pianeta in questo modo, e che fa girare (consapevolmente, visto che la BIS e i banchieri europei si opposero alla deregolamentazione finanziaria voluta dall'asse Wall Street/City dopo la caduta dell'URSS, in particolare alla legalizzazione del casinò dei derivati) questa "bomba atomica finanziaria".... liberi di sentirsi responsabili e in colpa di crimini commessi da altri.

      D'altronde è lotta fra classi: liberi di suicidarsi invece di difendersi.

      Su questo patologico moralismo, ti consiglio vivamente questa lettura.

      (Le ierocrazie hanno governato per millenni tramite il moralismo)

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    4. avidità e superbia sono vizi di tutti. Non per niente Gesù è stato il campione dell'umiltà, altro che ierocrazia.

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    5. Vero: quindi meritiamo l'Apocalissi e il Giudizio universale

      Credo, però, che non sia stata messa bene a fuoco la differenza tra "etica giudaico-cristiana" e "moralismo ierocratico".

      Hai provato a seguire il link indicato?

      (Tratta di "ingegneria sociale")

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    6. Apocalisse e giudizio universale ci sarebbero stati comunque, meritati o non meritati. L'ingegneria sociale è nulla in confronto al Vangelo, di cui ti consiglio la lettura e la meditazione, dopo almeno un rosario. Provare per credere.

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    7. Certo, certo: amo anch'io il Vangelo e ne seguo i precetti.

      Però in questo contesto ironizzavo: proprio per dividere il "sacro" dal "profano".

      Grazie per gli spunti etici, che, come si vede dagli scritti, mi stanno a cuore.

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    8. stanno a cuore anche al demonio, ovviamente senza riferimento a fatti o persone, almeno a quelle che cercano la sequela di Gesù e nemmeno basta questo, perchè come dice il Salvatore, solo Dio può battere il diavolo nella dialettica.

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  4. A mio parere lo smantellamento "dell'asseto vestfalico" e' in corso da almeno il 1913 quando alcuni banchieri e gli interessi finanziari ed industriali che gli stavano (e gli stanno tuttora) dietro riuscirono a far stabilire la Federal Reserve ed a far mettere se stessi al comando dell'economia e della politica degli Stati Uniti. E da allora il loro potere e quello dei loro equivalenti europei (grosso modo le stesse persone) e di quelli Giapponesi si è solo consolidato ed esteso attraverso le due guerre mondiali, l'arrivederci (ma mai senza un crollo totale) del gold standard ed al HELLO Bretton Woods, globalization, Maggie and Ronnie e la loro figlia bastarda TINA, e Korea, Vietnam, Iraq-Iran, Iraq one and two and three, e tutte le altre guerre più recenti ivi compreso il tentativo di fregarsi l'Ucraina lungo la strada verso il premio Russia. E queste persone e gruppi hanno saputo cavalcare e indirizzare benissimo tutte le teorie economiche che sono venute fuori da allora ivi compreso Keynes, il post-kenesianism, Friedman, Hayek ed altri utili secondo il momento è la situazione. Quindi secondo me il problema principale per risolvere anche i problemi di LTG è COME TOGLIERSELI DAI PIEDI, ma anche dal cervello dato che controllano quasi completamente tutto l'apparato ideologico sia quello mediatico che quello accademico. Sarebbe bello se i Ministri del Tesoro sovranamente eletti controllassero le banche centrali ma purtroppo è proprio il contrario. Quindi la questione fondamentale rimane Che Fare, e Come Farlo. Ovviamente è anche importante pensare alle questioni economiche e quali teorie sarebbe opportuno capire e cercare di seguire. Personalmente a mio parere non c'è dubbio che per trasformare completamente il sistema attuale bisognerà investire e probabilmente anche "crescere" in qualche modo magari non-standard almeno per un'altro po'. Ma investire sulle cose giuste e on quelle sbagliate. E li si ritorna a chi effettivamente comanda e come toglierseli dai piedi senza che ci distruggano o ci eliminino tutti. Cosa che già stanno facendo poco a poco assieme allo smantellamento dell'"assetto vestalico" e non solo in Europa dove stanno vivendo uno strepitante successo. (Con un primo Mario in Italia e con un secondo Mario a Francoforte più vari altri della Goldman ed ecc. In vari altri incarichi determinanti nel mondo mentre il pubblico continua invece a interessarsi alle storie dei "Terzi Mario" stile Ballottelli ed ecc ecc.

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    1. Sei sul pezzo. Complimenti.

      Al limite, se ci sarà interesse, si può ragionare sul "che fare".

      Sicuramente, ad ora, chi ha sensibilità sociale deve essere istruito su elementi di politica economica, ed altro: lo stesso motivo per cui esistono "pubblicamente" i negazionisti del cambiamento climatico, esistono i "negazionisti" dell'obsolescenza (ottocentesca) dell'economia neoclassica. (La zona euro è un'evidenza che grida vendetta, con tonnellate di letteratura: ma vanno avanti a rete unificate, finché non ci sarà il colpo di grazia con il TTIP e il peg sul dollaro)

      L'unica pedanteria: i post-keynesian, nonostante abbiano la loro fetta di economisti poco colti e ideologizzati, sono messi in evidenza, tra i keneysiani, per un fatto dirimente: i neo-keynesiani vengono "strumentalizzati" a fini neoliberali: infatti vengono considerati appartenenti al paradigma neoclassico.

      La Reaganomics, è stata, effettivamente, una strumentalizzazione dell'estrema destra conservatrice americana delle politiche keynesiane.... intervento pubblico a favore del capitale. Con la relativa esplosione dei debiti pubblici occidentali negli anni '80.

      Quando questo è diventato insostenibile, hanno cominciato ad emettere debito privato (i derivati) portando all'insostenibile situazione attuale: questo all'interno dell'LtG e agli shock economico-sociali che comporta, e che sono stati perspicacemente previsti.

      Si son portati avanti.

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  5. Muchas Gracias per la risposta, e interessante il commento sui neo-keynesiani...e Si, è vero, sono stati piuttosto perspicaci e preferisco proprio non pensare a quale altra prossima mossa perspicacissima hanno in mente adesso. Cioè ci penso e mi preoccupo perché non credo siamo collettivamente molto pronti a contrastarla senza pagare qualche prezzo altissimo. Comunque da bravo catastrofista che sono guardo la Siberia e vedo inoltre Putin (uno dei pochi che malgrado I suoi difetti mi sembra una persona abbastanza seria e con la testa più o meno a posto) tutto il metano che se ne sta già uscendo. E quindi purtroppo potrebbe essere già troppo tardi per togliersi dai piedi alcunae persone e personaggi e cercare di metterci su una buona (od almeno migliore) strada...più Vestfalica o meno che sia, e secondo quale tipo di Vestfalismo o di "New World Order" ...purtroppo tutte cose delle quali Gaia e la fisica se ne infischiano. Ma (parlando di fisica). adesso Stephen Hawking vuole cercare di individuare altri esseri intelligenti nell'universo e qualche oligarca russo gli ha regalato cento milioni di dollari spiccioli per farlo. Difficile decidere se augurargli buona fortuna o meno....

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    1. Vero anche questo: se la Russia e i BRICS perdessero la guerra (si spera solo "finanziaria"..), non rimarrebbero più - praticamente - Stati con sovranità nazionale e comunità sociali in grado di autodeterminarsi: la distopica (per i lavoratori) "grande società" di von Hayek si realizzerebbe.

      Non saprei, invece, l'impatto sul "permafrost" che avrebbero alcune "atomiche tattiche" sganciate nella Siberia orientale...

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    2. L'unica precisazione: sicuramente "togliersi dai piedi certi personaggi" potrebbe essere utile.

      Ma va considerato che il conflitto tra capitale e lavoro non ci può non essere: è strutturale.

      Siamo in presenza di uno spropositato problema di ordine ideologico che quarant'anni di propaganda hanno permesso di creare un "pensiero unico" e "totalitario" in tutto l'Occidente (e in cui gli Italiani son campioni): attualmente il danno culturale è talmente profondo che sono le stesse "vittime" a chiedere "l'eutanasia"....

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    3. Grazie di nuovo per le risposte, non potrei essere più d'accordo. E permettimi di dire che mi piace molto il tuo/ suo "stile" di rispondere a quasi tutta la sostanza dei commenti ricevuti. Dicendo "sono d'accordo" oppure "guardi penso che lei si stia sbagliando" per questa e quest'altra ragione, oppure "non ha capito bene cosa ho detto od intendevo dire" , oppure "ed io penso inoltre questo, questo è quest'altro è lei che ne pensa." ...ecc. ecc. Grosso modo rappresenta un uso almeno parziale del metodo scientifico in una conversazione - scritta o ad alta voce- il quale puo solo elevare il merito ed il valore e l'impatto di qualsiasi discorso ivi compresi quelli nei bar o nei blogs ma anche molti altri in diversi tipi di importantissime conferenze, assemblee, aule, "workhops" , parlamenti , board meetings, "top level fora" ed ecc ecc. A me piace in particolare quando qualcuno (ovviamente non un testardone ottuso ignorante od imbecille) mi dice "guarda che credo tu ti stia sbagliando o empiricamente su questi determinati fatti (storici, tecnici od altri) oppure nella tua logica o ragionamento qui, qui, e qui ed ecc. Così "corro il rischio" di magari imparare qualche cosa di nuovo ...ovviamente un gravissimo rischio che molte persone molto più sagge e meglio informate di me, "fanno bene" a non voler correre troppo spesso. Se poi ogni tanto azzecco e qualcuno me lo dice, mi fa piacere ma cerco deliberatametamente di non lasciare il fatto "andarmi alla testa" . Un "metodo" che credo mi abbia servito abbastanza bene durante la mia vita . Ed ovviamente sono contento (per loro) quando vedo altri applicare più o meno lo stesso metodo. Forse ho fatto una grande scoperta scientifica? Aspetto il mio premio Nobel con ansia ed anticipazione....ma grandi comitati Nobel vi prego, NON quello della pace , perché non vorrei vedere il mio misero nome scritto su qualche bella placca ad Oslo accanto a quelli di Henry, Shimon, Barak è quantomeno accanto a quello dell'Unione Europea "sempre meno Vestafalica" ...saluti cordiali, Max (e cerco di non mettere mai il mio cognome su dei blogs così quelli della NSA devono fare almeno tre secondi di lavoro per scoprire chi sono invece che solo mezzo secondo. Ovviamente sto scherzando (felicemente se ne sbattono di me perché altrettanto felicemente non ho la minima importanza) ma apprezzo comunque i contributi all evoluzione della società mondiale fatti da Snowden e da Assange e spero proprio che quelle due Svedesi abbiano ormai perdonato Julian "per averle brutalmente violentate".....the various micro and macro sagas continue, and continue to interact happily boh predictably and unpredictably so that at least we won't have to die of boredom)

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    4. Grazie per l'apprezzamento; metto in evidenza che:

      - il rispondere nel merito, oltre ad essere una possibilità che non sempre la risorsa "tempo" permette a chi fa divulgazione, è importante per un fatto correlato a ciò che giustamente sottolinei: il "secondo me", e le "opinioni" non dovrebbero trovare spazio nelle scienze sociali come nelle scienze naturali. Proprio perché sono "scienze": quindi bisognerebbe collocare la propria analisi in un determinato "contesto", e far riferimento alla letteratura rilevante.

      Il dibattito vero e proprio, è chiaro che viene riservato ai "chierici" che lo fanno per professione, che possono permettersi di esprimere "opinioni" che trovano poi il confronto della comunità scientifica.

      Per motivi che si dovrebbero intuire, dire "la qualunque" su certi temi a rilevanza sociale, fa parte del gioco "politico" in cui è intrinseco il "conflitto di interessi".

      Per un democratico, questo problema "dialettico" sugli organi di informazione dovrebbe essere limitato al minimo,

      Per il resto, "Max", sono assolutamente sensibile anch'io al problema della profilazione nelle comunicazioni telematiche. È un fatto di principio: in particolare per chi non è un personaggio pubblico e dovrebbe tutelare la propria privacy (ti propongo un'analogia con il secondo comma dell'art.48 Cost.).

      D'altronde è giusto sensibilizzare specialmente i più giovani che l'ufficio del personale della stragrande maggioranza delle imprese, alla ricezione di un nuovo CV, compie ricerche su social network e motori di ricerca.

      Quindi dimostri solo di essere stato "educato" correttamente all'uso degli strumenti digitali.

      Buon Ferragosto.

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    5. "l'impatto sul "permafrost" che avrebbero alcune "atomiche tattiche" sganciate nella Siberia orientale..."

      Tale impatto si conosce per bene già da tanto tempo.
      L'impatto sarebbe trascurabile!
      Vi ricordo che la più potente bomba atomica è (Bomba Zar da oltre 50 Mton) è stata fatta esplodere proprio lì.

      Visto che adesso la più potente bomba atomica è di soli 1,2 Mton; possiamo stare tranquilli che non farà danni importanti a livello mondiale.

      Anzi, per farti capire di come non riusciamo a modificare il nostro pianeta, sappi che:
      se facessimo esplodere tutto l'arsenale nucleare mondiale sopra i ghiacciai della Groenlandia,
      solo lo 0,001 % del ghiaccio, si scioglierebbe!

      Per i calcoli, vedi:
      http://www.climaeambiente.eu/sez_clima/confronti/conv_energia.aspx
      - Categoria: Energia/Potenza bombe
      - Elemento: Potenza arsenale nucleare mondiale
      - Quantità: 1

      Risultati alla pagina "Ghiacci".

      Della serie: il pianeta Terra se ne frega altamente delle guerre nucleari! Il problema è solo per noi.

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  6. Si, e mi sembra l'aveva quasi previsto completamente Pasolini nei suoi Scritti Corsari ...ovviamente essendo omosessuale è normale che qualche suo amante magari troppo geloso del suo grande intelletto o di altri amanti l'abbia fatto fuori, e probabilmente anche Enrico Mattei ed Aldo Moro avevano amanti maschi scontenti o gelosi...ma almeno finora Silvio l'ha fatta franca probabilmente solo perché le sue amanti erano femmine minorenni con solo qualcuna di età maggiore...e credo che Don Silvione Corleone ci abbia portato un ottimo ed indispensabile (nel particolare momento storico) contributo non solo ideologico ma anche culturale ed antropologico...all'ottimo stato attuale delle cose. ..Premio Nobel della PACE per "la stabilità" in Italia ed in Europa anche per Silvio?

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  7. Salve di nuovo....vorrei far notare che il mio commento qui sopra su Pasolini doveva venire PRIMA e subito dopo l'ultima parte del tuo proprio commento piu sopra che dice..."siamo di fronte a uno spropositato problema di ordine ideologico che quarant'anni di propaganda hanno permesso di creare un pensiero unico e totalitario in tutto l'Occidente ed ecc. .... altrimenti quel che dico su Pasolini (et al) e' un po un non sequitur per chi sta leggendo. Ma "mai pen rai" (non importa or it doesn't matter) come dicono qui nella cosiddetta Land of Smiles dove abito da un bel pezzo e dove Ferragosto buono o cattivo che sia purtroppo (?) non ha molto significato. (ma grazie lo stesso...ed anche a te). Ma il problema ideologico "dell'Occidente" del quale stiamo parlando esiste senz'altro anche qui (ed anche in altri diversi paesi Orientali) ma i cambiamenti ideologici, culturali ed antropologici provocati dal neoliberismo e dai suoi diversi tipi di propaganda (pubblicità,, telenovelas, "sports" e MOLTI altri tipi) (e da altre delle sue istituzioni) sono stati sovrapposti su basi ideologiche, culturali e religiose (ed anche economiche e politiche ed istituzionali) iniziali diverse...ma il risultato è simile, sono solo delle varianti diverse dello stesso fenomeno uniformizzante. Ma gli "assetti Vestfalici" offrono una discreta resistenza anche qui malgrado il fatto che per il 99% dei Thai The Peace of Westphalia and the Thirty Years War potrebbero facilmente sembrare la conclusione di alcune puntate di Star Wars.....in qualche altra galassia. Ma quanti Occidentali conoscono bene (o anche male) la storia del sud est Asiatico? Ne' in un certo senso hanno molto bisogno di conoscerla nei suoi dettagli. Ma forse sarebbe utile per quelli dell'ASEAN almeno capire un po meglio gli antecedenti e l'evoluzione istituzionale dell'Unione Europea prima di lanciarsi a capofitto in roba simile....ma forse ormai è' inevitabile ed "utile" ....( utile per chi ed in che senso and thank you John Stuart Mills) ..è facile capire tutto questo dopo quarant'anni di manifestazioni diverse della stessa fenomenologia "TINAESCA" ...un po più difficile capirlo nelle prime fasi emergenti del fenomeno. (prima che L'onda piena si sia formata) Quindi Pasolini molto bravo e credo con poco training formale nelle scienze sociali e con pochissimi peer reviews per le sue idee...(a parte le molte critiche micidiali sbagliate e gli attacchi ad hominem) ..il che mi fa piacere perche a mio parere afferma il Valore di ogni singolo individuo....and this across the entire epistemological spectrum of ALL the sciences and humanities and their respective philosophical correlates or antecedents and their huge range of derivative practices....(e.g. different types of "technologies" and "iniziati ed and entrepreneurship" and the thousands of other ones)....ma forse dicendo questo dimostro di essere rimasto un po "troppo Occidentale"? ....Saluti Cordiali...ed hasta la proxima....Max

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  8. Vedo che i tempi sono cambiati rispetto a quando scrissi http://goofynomics.blogspot.it/2011/12/decrescita-de-che.html. Questa maturazione culturale, il superamento degli slogan da programmatori neurolinguistici, l'apertura a una riflessione razionale, vanno accolti con enorme rispetto e incoraggiamento. Mi rendo conto che cambiare "brand" è un'operazione traumatica per qualsiasi azienda. Ma il brand "decrescita" è purtroppo un enorme problema (e lo dico con sincero rammarico).

    Indubbiamente gli economisti da parte loro hanno fatto molto per intorbidire le acque, sostanzialmente perché collusi con ambienti lobbistici interessati a uno specifico modello di crescita - e in particolare di gestione delle risorse energetiche. Questo, e il loro fallimento (solo apparente: http://goofynomics.blogspot.it/2011/12/euro-una-catastrofe-annunciata.html) nel prevedere la crisi, hanno contribuito a scavare un solco fra due linee di riflessione che devono invece necessariamente integrarsi.

    Detto questo, anche la legge di Thirlwall va maneggiata con cautela, perché si presta (a titolo di esempio) a interpretazioni mercantiliste. Va ricordato inoltre, per onestà intellettuale, che anche il modello standard di crescita neoclassica non prevede una crescita illimitata senza se e senza ma della quantità di prodotti inquinanti (così come viene caricaturato da alcuni): prevede una crescita del valore della produzione proporzionata allo sviluppo demografico e all'evoluzione tecnologica. In altre parole, è un modello che, pur avendo enormi limiti (di altro tipo, come il fatto di trascurare totalmente i risvolti finanziari delle vicende economiche), è congruente con l'idea che una evoluzione in senso "verde" (perdonate la banalità) del nostro stile di vita sia compatibile con una crescita sostenibile del nostro benessere.

    Ringrazio l'autore per la citazione e spero non rimanga inascoltato. Nel lungo periodo saremo tutti morti e ora dobbiamo risolvere un altro problema, ma è assolutamente indispensabile che la riflessione sul dopo sia comune e non inquinata da "posizionamenti" fuorvianti sul mercato dell'opinione.

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    1. Salve Professor Bagnai....Credo anch'io che "sarebbe meglio" (ma non sono sicuro se e' davvero "assolutamente indispensabile") non inquinare "il mercato dell'opinione" (perche' non sono sicuro quanto effettivamente conti o possa contare) con "posizionamenti fuorvianti". Ma anche se si arrivasse a capire in modo piu' chiaro (molto piu' chiaro, a mio parere) (e poi a far capire al mercato dell'opinione) dei punti di vista o delle teorie economiche (o politiche) "migliori" di quelle (neoliberiste) che si stanno seguendo od applicando adesso (nei singoli paesi o nell'Unione Europea o negli Stati Uniti o nei BRICS) oppure migliori di quelle gia proposte prima.....(e.g. decrescita) .....e quindi "sulla buona strada" (e non fuorvianti) come dovrebbero poi tali teorie od approcci migliori....tradursi in politiche di governo o di aziende, o di istituzioni internazionali...ma politiche di tipo pratico, concreto ed applicato che potrebbero poi eventualmente far cambiare le cose? (nel contesto delle strutture di potere attuali) E chi lo farebbe? (per esempio in Italia) E quanto tempo ci vorrebbe prima di vedere dei risultati o degli impatti nel e sul mondo reale? E si pensa che questo possa accadere PRIMA o DOPO che "saremo tutti morti? ....(dovuto a qualche crollo economico-finanziario, o a qualche altra guerra piu micidiale di quelle gia' in corso, o ad un pianeta sei gradi piu caldo...ed ecc. ecc. ) (i modi di andare a farsi benedire sono molti)....Vorrei sapere se qualcuno nel mondo accademico italiano (ed in particolare fra gli economisti) sta pensando anche a queste cose. Senz'altro si', e quindi apprezzerai sapere chi ha fatto tali e tali raccomandazioni o ricerche. (ma di questo tipo)... e poi leggerle. Ho lavorato per diversi anni alla Banca Mondiale molti anni fa anche non essendo (affatto) d'accordo con la maggior parte di cio' che stava facendo allora (e tuttora adesso) Ed ovviamente si parlava molto anche di diverse teorie economiche. Ma poi si avevano i mezzi e le strutture e gli approcci ed i progetti ed i programmi e le politiche... a livello nazionale e per i diversi settori...per cercare di implementarle. Ed anche se NON funzionavano (od erano dannose) esistevano delle "conditionalities" (per lo piu di tipo neoliberista) che si potevano applicare (imporre) ai governi dei paesi "in via di sviluppo." Chi adesso puo' imporre delle conditionalities alla Troika per farla agire diversamente? E come si dovrebbe fare per far cambiare concretamente strada all"europa? (e dico europa, solo per fare un esempio) Grazie e saluti cordiali...

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    2. La decrescita non è la soluzione al problema della società moderna, ma non lo è neanche la crescita “incondizionata”.

      Avevo già trattato sulla “decrescita felice” qui:
      http://www.climaeambiente.eu/sez_ambiente/decrescita.aspx

      e sulla quasi mancanza di limiti alla crescita del benessere, qui:
      http://www.climaeambiente.eu/sez_ambiente/crescita.aspx

      Però, visto che ci sono stati dei fraintendimenti, cerco di spiegare meglio.

      Nel caso in cui si utilizzassero fonti, di energia rinnovabile, a sufficienza, un aumento dei consumi (crescita) equivarrebbe a un benessere medio maggiore e quindi a una società più prospera.

      Il problema nasce nel caso in cui tali fonti rinnovabili o eventuali alternative non si trovino.
      A quel punto, una decrescita fatta in modo prematuro, farebbe collassare la società in tempi rapidi, ma la ridurrebbe a un valore in equilibrio con le risorse disponibili.

      Invece la crescita economica con l’esaurimento delle risorse energetiche, farebbero crollare (successivamente) la nostra società, in modo molto più cruento!

      La società è come un treno che corre in salita, finché c’è l’energia che lo alimenta, va avanti e sale sempre più; però se l’energia finisce, cade da un’altezza molto più alta, facendo molte più vittime.

      Quindi, la mia contrarietà alla decrescita è condizionata dal fatto che: si trovino alternative alle fonti esauribili prima che queste si esauriscano; oppure che si riduca la popolazione mondiale (rapidamente) per un qualsiasi motivo (decrescita rapida delle nascite, pandemie, guerre); se nessuna di tali condizioni è soddisfatta, una decrescita potrebbe portarci a gravi crisi sociali e a una riduzione della popolazione; ma una continua crescita potrebbe portarci quasi all’estinzione!

      Crescita si, ma solo investendo in ricerca e in alternative alle fonti esauribili; se tali condizioni non sono soddisfatte, allora non ci sarà nessuna luce in fondo al tunnel in cui ci addentreremo.

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    3. Si Alessandro, più o meno d'accordo sulla sostanza del tuo commento sopra. Ma la tua risposta non mi sembra rispondi affatto alla domanda che avevo fatto io sopra al professor Bagnai . (Ma capisco che non stavi rispondendo a me, voglio solo farlo notare in modo che il mio commeto non vada del tutto perso fra i molti commenti) La quale domanda è quella che più' meno faccio quasi sempre..... cioè' a parte le questioni teoriche o le direzioni alternative a diversi aspetti del BAU o del neoliberismo o di TINA .. più o meno giuste che siano da seguire ed a parte anche la divulgazione ben fatta o mal fatta (senz'altro ambedue cose importanti) ...chi, come è con quali mezzi di diversi tipi (politici, finanziari, risorse ed ecc) dovrebbe poi applicare le diverse idee o teorie od approcci per cercare di far cambiare le cose reali in diversi ambiti...e quindi il mondo ...nei modi migliori pensati, teorizzati e desiderati? queste a mio parere sono le cose davvero importanti. I discorsi teorici sono interessanti ma saranno importanti per il bene o per il male solo se qualcuno poi li applicherà, e saprà applicarli....(altrimenti rimarranno grandi o piccole trasformazioni teoriche) e quindi secondo me si dovrebbe parlare di più di questo, e magari un po meno od almeno non solo di teorie alternative al BAU che qualcuno poi (e non solo il grande, diffuso, ed eterogeneo "mercato dell'opinione" ) dovrà poi implementare nel mondo reale con tutte le sue strutture di potere attuali ed altre difficoltà ed ostacoli Sul cammino...

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  9. Finalmente, adesso sto avendo qualche minuto per leggere con calma il tutto, e debbo dire che non sono d’accordo in alcuni punti:

    1) legge di Thirlwall

    Capisco che gli economisti vogliono darsi una supposta valenza teorica alle loro “teorie”, ma “LEGGI” in economia NON ne esistono!
    E questo lo diceva, il mio professore di economia dell’Università, uno dei pochi umili che capiva i limiti della materia che insegnava.
    A volte si specifica “leggi sociali” e non naturali, ma il concetto non cambia.
    Essendo l’uomo un essere “incoerente” che non ha il vincolo della “causa-effetto” come le hanno le leggi naturali; questo inficia qualsiasi “legge” economica; indipendentemente che venga scritta con i massimi criteri matematici.

    2) “dovrebbe affidarsi alla scienza che questo genere di complessità, così ridotta, può gestire: l'economia.”

    Ritorniamo allo stesso concetto di prima.
    L’Economia non è una scienza esatta ed anche chiamarla “scienza sociale” è ingannevole.
    Sempre il mio prof. Di economia lo diceva in modo esplicito! Si cerca di aggiungere il sostantivo “scienza” ad “economia” per darle una parvenza di correttezza e scientificità, che non ha!

    Queste mie puntualizzazioni non sono pignolerie inutili; infatti eccone la prima prova:

    3) sistema sociale come un sistema complesso, rappresentabile da un numero indefinito di “equazioni differenziali”

    I sistemi “sociali” essendo che non rispettano il principio di “causa-effetto” non possono essere descritti con certezza da nessun insieme di equazioni differenziali. Si ritorna ancora allo stesso punto. Si utilizza la matematica per dare una parvenza di verità a ciò che non la può avere.

    4) vincolo interno… la dignità dell'Uomo

    Questo vincolo è AUSPICABILE, ma non sempre realizzabile, quando si interviene troppo tardi.
    Quando, nell’isola di pasqua venne tagliato l’ultimo albero; il voler intervenire con nuove politiche che garantissero questo vincolo interno; era ormai impossibile!
    Se vogliamo che questo vincolo sia soddisfatto, non dobbiamo intervenire troppo tardi.

    5) il sistema globale che risponde all'LtG come se fosse un organismo costituito da cellule separate da membrane

    Qui si nota subito l’ingenua idea di fondo che si vuole far passare, e cioè, quella che, se ogni Paese torna ad essere sovrano ed indipendente, la situazione sarebbe facilmente gestibile e quindi è questa la soluzione.
    Sbagliato!
    Sbagliato il concetto che è lo stesso esempio che lo contraddice!
    I cosiddetti organi umani (Paesi) che hanno queste benedette membrane per far passare i flussi; non sono indipendenti dall'organo centrale (il cervello) e non sono autosufficienti!
    Se un organo, ammettiamo lo stomaco, ha bisogno di più risorse per funzionare (sangue), il cervello gli manda le risorse. Se invece, un’attività fisica (scappare difronte a un pericolo) richiede maggiori risorse (sangue) per i muscoli; il cervello dirotta le risorse in tali organi.
    Questo NON avviene a livello mondiale con i singoli Paesi indipendenti, che vengono lasciati fallire, oppure ridotti alla fame (vedi: Grecia, Venezuela ecc. )

    L’idea che si possa gestire nel terzo millennio, l’economia mondiale usando ancora gli Stati sovrani e indipendenti, è un’idea ingenua e insostenibile nella realtà.
    Difatti: guerre, fallimenti, povertà ecc. sono la norma!

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    1. Grazie mille Alessandro per le tue considerazioni: credo, però, che liquidi duemila anni di storia e di pensiero un po' troppo a cuor leggero...

      Il discorso è un po' più complesso: non so se hai già avuto modo di valutare la seconda parte dell'analisi.

      Diciamo che il tipico indicatore che allarma a livello cognitivo è: « anche il mio prof. mi diceva che l'economia non è una scienza »

      Ora, senza citare Popper, Kuhn e secoli di epistemologia: per quale motivo modelli predittivi che hanno come risultato una statistica e non un numero esatto non dovrebbero essere scienze?

      Quindi i metereologi cosa sono? Degli stregoni anche loro? Come ironizzava Galbraith, servono solo a ridar dignità all'astrologia?

      I modelli previsionali sono soggetti a errore, e l'errore stesso viene valutato.

      Come implicitamente sosteneva Ezra Pound, chi conosce l'economia governa il mondo: e l'ha studiata.

      L'affermazione, oltre a essere poco rispettosa della comunità scientifica (non ci crederai ma se sottometti un lavoro ad una rivista ti cucchi la peer review, la rispettabilissima opinione della casalinga di Voghera viene rispettabilmente rispedita alla mittente) è esemplificativa del problema ideologico e culturale degli ultimi 40'anni.

      Il relativismo nichilista, l'opinionismo sondaggista, il pregiudizio da "me lo ha detto mio cugino", "l'ho sentito alla TV", te lo dico brutalmente: è ingegneria sociale. È sintomo della colossale sconfitta subita dalle classi subalterne.

      Puoi non credere all'economia (o, meglio, "non studiarla"....) e credere che un bel governo mondiale senza stati sovrani e con una bella moneta unica sia fatto nel tuo interesse.

      Quando non saprai più come pagare la rata del mutuo e come dar da mangiare ai figli sarai liberissimo di pensare che è stato un caso o una meritata punizione divina.

      Queste son cose serie: vanno meditate bene.

      L'obiettivo minimo che mi ero prefissato era quello di far intuire come mai anche persone di un certo livello culturale possano ignorare così grossolanamente le basi minime di epistemologia.

      Mi spiace non poter più continuare la discussione. Sono in partenza.

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    2. @Sergej:
      "Diciamo che il tipico indicatore che allarma a livello cognitivo è: « anche il mio prof. mi diceva che l'economia non è una scienza »"
      ...
      "Il relativismo nichilista, l'opinionismo sondaggista, il pregiudizio da "me lo ha detto mio cugino", "l'ho sentito alla TV", te lo dico brutalmente: è ingegneria sociale."

      Il fatto che tu abbia frainteso il mio esempio all'allarma anche me.

      In genere si ha una specie di antagonismo tra esperti di discipline naturali (Fisici, Matematici, chimici) e quelli di carattere sociale/filosofico (Economia, …).
      Quindi, un giudizio espresso da esperti delle discipline naturali, poteva essere viziato da pregiudizio. Invece, dicendo che anche prof. Di Economia (con svariati libri pubblicati in Italia), ammette i limiti di questa disciplina, è un indice di umiltà e intelligenza.

      Il credere ad occhi chiusi a una fantomatica “legge” di Thirlwall è assolutamente sbagliato!
      Tanto che, lo stesso Prof. Bagnai ha puntualizzato che bisogna essere cauti nella sua interpretazione.

      Vuoi un esempio banale?

      Se il mondo intero fosse composto da un unico Paese, come potrebbe crescere in modo direttamente proporzionale alle sue esportazioni?
      Iniziamo ad esportare su Marte?!

      Questo, solo per fare un esempio estremo.

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    3. Caro Alessandro, sono gli stessi limiti della metereologia con l'aggiunta del problemo molto più sviluppato del conflitto di interessi.

      E francamente questo è un po' la tematica principale dei post.

      Tutti i modelli hanno dei limiti, e il prof.Bagnai, che discutere di questi temi lo fa per professione, ha anche accennato quali.

      Lo stesso vale per il "bancor" di Keynes a livello internazionale (sognando la pace perpetua).

      Al bar ci sono due scienze in particolare che non vengono ritenute tali, con buona pace di Husserl: economia politica e psicologia.

      E non è un caso... e se fosse chiaro il messaggio dei post dovrebbe essere piuttosto intuitivo.

      Ti do un'altra notizia shock: anche se ci fosse il governo unico mondiale import ed export continuerebbero ad esistere tra le varie aree geografiche. Al limite non verrebbero contabilizzati.

      Non è che perché in Europa abbiamo eliminato il mercato delle valute le economie sono diventate tutte uguali... Non è che se non fai il bilancio di un'azienda a fine anno puoi staccarti la cedola che vuoi.

      Certo, lo puoi fare.... poi ti trovi a svendere sanità e pensioni.

      Ci sono centinaia di studi che descrivono la correlazione tra consumo energetico ed economie: è ovvio che è la terziarizzazione che permette la crescita economica senza impattare sull'ambiente. Ed è ovvio che una base industriale non ci può non essere, e quella che c'è va riconvertita. E per farlo ci vogliono le risorse che non ci possono essere in deflazione. (Come è ovvio che è più comodo dislocare nei paesi sottosviluppati la produzione con la globalizzazione dei mercati che investire per riconvertire gli impianti in loco, aumentando i salari, l'occupazione e magari diminuendo le ore di lavoro settimanali: ripeto, è una scelta politica fatta da un particolare gruppo sociale).

      Come annota il prof.Bagnai, anche l'economia neoclassica non crede alla crescita infinita: diciamocelo, è una banalità.

      Il punto del discorso, che non è di per sé in contraddizione al dibattito che si svolge normalmente in questi spazi, è il come gestirla.

      E ripeto, quello di far credere che "non c'è alternativa", fa parte del "gioco politico" e del conflitto tra i tra classi che, anche se non viene "contabilizzato" e in TV non se ne parla, c'è.

      Ti ringrazio tantissimo per l'opportunità di confronto, spero quando atterro di riuscire ancora a dibattere.

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    4. Ho già fatto un post
      (che nei prossimi giorni dovrebbe andare online su questo blog; appena completo alcune piccole aggiunte, sarà pronto),
      dove faccio un'analisi quantitativa e presento un modello che permette alla società attuale, basata sui combustibili fossili, di passare alle fonti rinnovabili.
      E' una analisi di massima, approssimativa, ma serve a capire se: l'energia a disposizione è sufficiente a fare tale transizione e "a come farla".


      Ho fatto un altro mezzo post che è in parte un approfondimento di quello appena menzionato, sulla possibilità della conversione dei trasporti, dai combustibili fossili alle auto elettriche.

      Il successivo post, che ho già accennato al prof. Bardi, è quello di fare un'analisi quantitativa e creare un modello che permetta una transizione dalla società capitalistica attuale (in crisi) a una nuova società che riesca a coniugare: benessere sociale per la popolazione ed una società moderna e sviluppata.

      Sfortunatamente, quest'ultimo post, non è ancora pronto, ma questa discussione mi ha fornito utili spunti per svilupparlo.

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  10. "E comunque, in generale, nei Paesi più ricchi è possibile sostenere il PIL con un impatto minimo o nullo sul consumo energetico."

    Il PIL dei Paesi sviluppati cresce anche con consumi costanti di risorse energetiche, perché la produzione è stata de-localizzata all'estero.
    Quindi, il consumo dell'energia viene addebitato ai Paesi emergenti, mentre i profitti (o il fatturato e quindi PIL) viene fatto nei Paesi occidentali.

    Per evitare questi problemi, bisogna considerare il PIL mondiale con i consumi mondiali di energia; in questo caso si vedrà che la correlazione è elevata, anche se le pendenze delle curve (derivata) saranno diverse, perché una parte sempre più significativa di questo PIL viene prodotto da attività virtuali (Finanza, software, musica online, ...).

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  11. Salve Alessandro sono d'accordo con te. E inoltre credo che sarebbe opportuno ed utile entrare molto meglio nel MERITO della questione citando non solo Popper e Kuhn (varie volte ed in diversi punti della discussione) ma anche diversi altri filosofi della Scienza e delle diverse Scienze e magari sentire anche le opinioni di practicing social scientists e practicing natural scientists, e per diverse scienze. (È BTW, e stato fatto) Personalmente non credo sarei mai convinto che Physics and Economics are comparable in either methods or findings or results or conclusions or in terms of their theory-building and theory-revision or validiity or "sustinability". E credo che anche Climate Science sia molto diversa dalla fisica anche se la usa in parte. E poi non credo sia in fin dei conti così importante chi vince e chi non vince il grande titolo di VERA SCIENZA o di SCIENZIATO VERO , o falso o mezzo fasullo che sia. . Sappiamo cosa è stato fatto e realizzato con la fisica ed anche con Economics. . And besides "a rose by any other name would small as sweet " (or maybe as bad if its not really a real rose) ..(e Shakespeare aveva senz,altro ragione su tantissime cose). the important thing in my opinion is to keep questioning and keep trying to improve on whatever we' ve got and try to understand more and more, better and better. And there are many ways to do that including of course also verification and falsification, internal and external consistency or inconsistency and etc....A lot of the rest I think is regrettably mostly Narcissism which seems to have afflicted NOT only plenty of Economists but also people of the level of Isaac Newton. Who moreover would have done well to also learn some rudimentary Economics so as NOT to lose his shitrt in one of those nice happy financial or "insane psychology" (and are they different?) Happy Bubbles... of "the good old days"....

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  12. Molto bello il post e la successiva discussione..grazie a tutti e in particolar modo a Barile..insomma roba a livello universitario a gratis ;).
    stefano

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    1. Mi fa molto piacere che il post abbia suscitato questa discussione. Il problema è che, a parte i pochi depravati che apprezzano questo tipo di cose, là fuori non c'è nessun dibattito sui veri problemi. Ovvero, il dibattito politico è a un livello che dire sotto i tacchi è poco. Nemmeno dire "in cantina", neanche "nel pozzo". Direi, "alla profondità dell'astenosfera" e darebbe qualche idea....

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    2. Però consoliamoci. Il dibattito fra i candidati repubblicani negli USA credo rappresenti un punto di bassezza inusitato nella storia umana, mai visto da quando i nostri antenati passavano il tempo dondolandosi da un ramo e mangiando banane.....

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  13. Mi permetto di ricordare la famigerata "Dittatura dei Fatti" che alla fine è quella che da sempre governa ogni cosa.
    Ed uno dei fatti attraverso il quale questa dittatura si manifesta in tutta la sua gloriosa potenza è il cambiamento del clima.
    Che questa volta è da considerarsi davvero fulminea opera umana.Fulminea se rapportata a quella dei banchi e delle scogliere coralline, sia chiaro.
    Il cambiamento del clima implica ineluttabilmente, non troverei avverbio più appropriato di questo, innumerevoli e fondamentali cambiamenti nella biosfera, che pare, anch'essa per la prima volta, e forse unica,vede instaurarsi sulla Terra l'Antropocene.
    Evo che definirei come quello dove gli esseri umani hanno deciso di credere ciecamente alle proprie illusioni, invece che agli ammonimenti insiti in tutte le buone favole.
    E' possibile ignorare questi fatti?
    Sicuramente, ma non impunemente.
    Tant'è che l'aria che aleggia ormai dappertutto, non si sa se sia più torrida per l'incandescenza delle menzogne d'ogni genere esalate ad ogni comizio e in ogni dibattito o per la quantità d'energia termica intrappolata nell'atmosfera terrestre.
    Una per tutte, la menzogna che sulla Terra qualsiasi cosa possa crescere senza praticamnente incontrare un limite assolutamente invalicabile ed ineludibile.
    Una menzogna talmente infantile che c'è da chiedersi se miliardi d'esseri umani non si siano rimbambiti negli ultimi decenni tutti insieme appassionatamente, o se non sia invece la verità, troppo insopportabile per poter essere accettata.Quella dell'esistenza di limiti, s'intende.
    Credo tutte e tue le cose insieme.
    Nessuno sa per certo come fare per risucchiare tutti i fiati e gli sfiati esalati in tre secoli di rivoluzione industriale, onde sperare almeno, di riportare il clima a condizioni accettabili per tutti gli ospiti dell'Altropocene.
    E se anche qualcuno lo sapesse bisognerebbe che riuscisse a convincere praticamente tutti a farlo, impresa che, almeno questo lo sappiamo, appare più mitica che pratica.
    L'altro fatto, quindi, conseguenza diretta e in accelerazione del primo fatto sopra menzionato è la decrescita di molte umane attività, come la pesca, o il turismo di massa.
    Questo sostituito dall'emigrazione di massa per ragioni di cui sopra, per esempio.
    Non vogliamo crederci?.
    Non importa.La Dittatura dei Fatti obbligherà sempre più ribelli a crederle, ad obbedirle, ma lascierà la libertà di controbattere, giusto per la soddisfazione di aver detto la propria opinione.
    Quasi meglio delle attuali democrazie.

    Marco Sclarandis

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  14. In una delle ultime frasi ono riuscito involontariamente a coniare l' "Altropocene".
    Forse nella estrema speranza che passato qiesto possa seguirne appunto un altro.
    Diverso, almeno.

    Marco Sclarandis

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