Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 27 agosto 2015

Come ridurre le dimensioni dell'economia senza distruggerla: un piano in dieci punti

Da15/15/15”. Traduzione di MR (via Antonio Turiel)

Di Richard Heinberg

L'economia umana attualmente è troppo grande per essere sostenibile. Lo sappiamo perché il Global Footprint Network, che metodicamente monitorizza i dati, ci informa che l'umanità attualmente sta usando risorse equivalenti ad una Terra e mezzo. Possiamo usare temporaneamente le risorse più rapidamente di quanto la Terra le rigeneri unicamente prendendole in prestito alla produttività futura del pianeta, lasciando di meno per i nostri discendenti. Ma non possiamo farlo molto a lungo. In un modo o nell'altro, l'economia (e qui stiamo parlando principalmente delle economie dei paesi industrializzati) deve ridursi fino a combaciare con ciò che la Terra può provvedere a lungo termine. Dire “in un modo o nell'altro” implica che questo processo può avvenire tanto in forma volontaria come involontaria. Vale a dire, se non restringiamo l'economia deliberatamente, si contrarrà da sola una volta raggiunti i limiti non negoziabili.




Come ho spiegato nel mio libro La fine della crescita, ci sono ragioni per pensare che quei limiti stanno iniziando a condizionarci. Di sicuro, la maggioranza delle economie industriali stanno frenando o trovando difficoltà a crescere ai ritmi che erano comuni durante la seconda metà del secolo scorso. L'economia moderna è stata concepita per richiedere crescita, così che la contrazione causa fallimenti e licenziamenti. La semplice mancanza di crescita viene percepita come un grave problema che richiede l'applicazione immediata di incentivi economici. Se non si fa niente per invertire la crescita o adattarsi in anticipo all'inevitabile stagnazione e contrazione dell'economia, il risultato più prevedibile sarà un processo intermittente, prolungato e caotico di collasso che si prolungherà per molti decenni o forse per secoli, con innumerevoli vittime umane e non umane. Questa può essere, di fatto, la nostra traiettoria più probabile. E' possibile, almeno in linea di principio, gestire il processo di contrazione economica in modo da evitare il collasso caotico? Un piano simile dovrebbe affrontare ostacoli impressionanti. Le imprese, i lavoratori e il governo, tutti richiedono più crescita col fine di aumentare gli introiti fiscali, creare più posti di lavoro e fornire ritorni agli investimenti. Non c'è nessun settore significativo dell'elettorato che difenda un processo di decrescita deliberata e guidata politicamente, mentre esistono interessi potenti che cercano di mantenere la crescita e negare l'evidenza del fatto che l'espansione non è già più fattibile. Tuttavia, una contrazione gestita dovrebbe, al di fuori praticamente da tutto il debito, offrire migliori risultati – per tutti, comprese le élite – di un collasso caotico. Se esiste un percorso teorico che conduce ad un'economia considerevolmente più piccola e che non attraversi l'orribile deserto del conflitto, del degrado e della dissoluzione, dovremmo cercare di identificarlo. L'umile piano in dieci punti che segue è un tentativo di fare una cosa del genere.

1.- Energia: limitarla, ridurla e razionarla

L'energia è ciò che fa funzionare l'economia e l'aumento del consumo di energia è ciò che la fa crescere. Gli scienziati del clima raccomandano di limitare e ridurre le emissioni di carbonio per evitare un disastro planetario e tagliare le emissioni di carbonio comporta inevitabilmente la riduzione dell'energia proveniente dai combustibili fossili. Tuttavia, se il nostro obbiettivo è ridurre la dimensione dell'economia, dovremmo contenere non solo l'energia fossile, ma tutto il consumo energetico. Il modo più giusto di farlo sarebbe, probabilmente, con quote di energia negoziabili (TEQs).

2.- Che sia rinnovabile

Come riduciamo il totale della produzione e del consumo di energia, dobbiamo ridurre rapidamente la percentuale della nostra energia di origine fossile mentre incrementiamo la percentuale di origine rinnovabile col fine di evitare il cambiamento climatico catastrofico – che, se si permette che segua il suo attuale corso, porterà di per sé come risultato un collasso economico caotico. Tuttavia, questo è un processo complicato. Non basterà scollegare semplicemente la spina di centrali termiche a carbone, collegare pannelli solari e continuare nei nostri affari come sempre: abbiamo costruito la nostra immensa infrastruttura industriale moderna di città, quartieri residenziali, autostrade, aeroporti e fabbriche perché sfruttassero delle caratteristiche e delle qualità uniche dei combustibili fossili. Pertanto, mentre transitiamo verso fonti di energia alternative, dovremo adattare – in modo che sarà spesso profondo – il modo in cui usiamo l'energia. Per esempio, il nostro sistema alimentare – che attualmente è in grandissima parte dipendente dai combustibili fossili per il trasporto, i fertilizzanti, i pesticidi e gli erbicidi – dovrà tornare ad essere molto più locale. In modo ideale, si dovrebbe transitare verso un'agricoltura ecologica a base perenne pensata a lungo termine

3.- Recuperare il bene comune

Come ha segnalato Karl Polanyi negli anni 40, è stata la mercificazione della terra, del lavoro e dei soldi che ha dato impulso alla “grande trasformazione” che ha condotto all'economia di mercato che conosciamo oggi. Senza crescita economica continua, l'economia di mercato probabilmente non può funzionare molto a lungo. Ciò suggerisce che dovremmo dirigere il processo di trasformazione in senso contrario, mediante la de-mercificazione della terra, del lavoro e dei soldi. La de-mercificazione si traduce nella pratica in una riduzione dell'uso dei soldi come mediatori nei rapporti umani. Possiamo de-mercificare il lavoro aiutando le persone a seguire attitudini e vocazioni, al posto di cercare lavoro (“la schiavitù degli acquisti a rate”) e promuovendo il fatto che le imprese siano di proprietà dei propri lavoratori. Come ha detto l'economista Henry George più di un secolo fa, la terra – che non è creata per il lavoro delle persone – dev'essere proprietà della comunità, non di individui o impresa. E deve essere garantito l'accesso alla stessa con attenzione alla necessità e al desiderio di usarla nell'interesse della comunità.

4.- Liberarsi del debito

De-mercificare i soldi significa lasciare che torni alla sua funzione come mezzo inerte di scambio e riserva di valore e ridurre o eliminare le aspettative secondo cui i soldi debbano produrre altri soldi di per sé. Trasformare l'investimento in un processo che, con la mediazione della comunità, diriga il capitale verso progetti di indiscutibile beneficio collettivo. Il primo passo: cancellare il debito esistente. In seguito, proibire i derivati finanziari e gravare e regolamentare rigidamente la compravendita di strumenti finanziari di qualsiasi tipo.

5.- Ripensare i soldi

Praticamente tutte le monete nazionali oggigiorno iniziano la loro esistenza come debito (di solito come prestiti da parte delle banche). I sistemi monetari basati sul debito presuppongono sia la necessità crescente dello stesso sia la capacità quasi universale di pagarlo con gli interessi, supposizioni queste relativamente certe in economie stabili e in espansione. Ma i soldi basati sul debito probabilmente non funzioneranno in un'economia in continua contrazione: mentre diminuisce il totale del debito pendente e aumenta il numero di insolvenze, diminuiscono anche le riserve di soldi, conducendo ad un collasso deflazionistico. Negli ultimi anni il panico di evitare questo tipo di collasso ha portato le banche centrali di Stati Uniti, Giappone, Cina e Regno Unito ad iniettare miliardi di dollari, yen, yuan, e sterline nelle loro rispettive economie nazionali. Tali misure estreme non possono essere mantenute all'infinito, né si può ricorrere ad esse in continuazione. Nazioni e comunità dovrebbero prepararsi sviluppando un ecosistema di monete che compiano funzioni supplementari, come raccomandano i teorici delle monete alternative come Thomas Greco e Michael Linton.

6.- Promuovere l'uguaglianza

In un'economia in contrazione, la disuguaglianza estrema è una bomba ad orologeria sociale la cui esplosione spesso assume la forma di ribellioni e rivolte. Ridurre la disuguaglianza economica richiede due linee d'azione concomitanti: primo, ridurre il surplus di coloro che hanno di più tassando la ricchezza ed istituendo un limite massimo ai redditi. Secondo, favorire l'insieme di coloro che hanno meno facilitando il fatto che le persone possano andare avanti con un uso minimo di soldi (impedire gli sfratti, sussidiare gli alimenti e facilitare il fatto che le persone li coltivino). L'esaltazione culturale generalizzata delle virtù della semplicità materiale può contribuire in questo sforzo (il contrario della maggior parte dei messaggi pubblicitari attuali).

7.- Ridurre la popolazione

Se l'economia si riduce ma la popolazione continua ad aumentare, ci sarà una torta più piccola da spartirsi fra più gente. D'altra parte, la contrazione economica implicherà meno penurie se la popolazione smette di crescere e comincia a diminuire. La crescita della popolazione porta al sovraffollamento e alla iper-competizione in ogni caso. Come ottenere la diminuzione della popolazione senza violare i diritti umani fondamentali? Promulgando politiche non coercitive che promuovano le famiglie piccole e la non riproduzione; impiegando per quanto possibile incentivi sociali al posto di quelli monetari.

8.- Ri-localizzare

Uno degli ostacoli della transizione alle energie rinnovabili è che i combustibili liquidi sono difficili da sostituire. Il petrolio alimenta attualmente quasi tutto il trasporto ed è molto poco probabile che i combustibili alternativi possano rendere possibile un qualcosa di simile agli attuali livelli di mobilità (gli aerei passeggeri e cargo elettrici sono un fallimento; la produzione massiccia di biocombustibili è pura fantasia). Ciò significa che le comunità otterranno meno forniture provenienti da luoghi lontani. Certo, il commercio continuerà in un modo o nell'altro: anche i cacciatori-raccoglitori commerciano. La rilocalizzazione invertirà semplicemente la recente tendenza al commercio mondializzato fino al punto che la maggior parte dei beni di prima necessità torneranno ad essere prodotti nelle vicinanze, di modo che noi – come i nostri antenati di un solo secolo fa [negli Stati Uniti, perché per altre zone industrializzate e conquistate dalla società dei consumi più di recente la cosa è molto più vicina nel tempo, nota del traduttore spagnolo] – ci ritroviamo di nuovo a conoscere le persone che fanno le nostre scarpe e coltivano il nostro cibo.

9. Ri-ruralizzare

L'espansione delle città è stata la tendenza demografica dominante del XX secolo, ma non è sostenibile. Di fatto, senza trasporti a buon mercato ed energia abbondante, le mega città funzioneranno sempre peggio. Allo stesso tempo, ci servono molti più agricoltori. Soluzione: dedicare più risorse sociali alle piccole città e villaggi, mettendo la terra a disposizione dei giovani agricoltori  e lavorare per rivitalizzare la cultura rurale.

10. Promuovere la ricerca di fonti di felicità interiori e sociali

Il consumismo è stata una soluzione al problema della sovrapproduzione. Portava con sé la modifica della psiche umana per farci diventare più individualisti e per richiedere sempre più stimoli materiali. Oltre un certo punto questo non ci rende più felici (esattamente l'opposto, di fatto) e non può continuare ancora per molto. Nella misura in cui svanisce la capacità dell'economia di produrre e fornire quei prodotti, si devono spingere le persone a godere di ricompense più tradizionali ed intrinsecamente soddisfacenti, comprese la contemplazione filosofica e la valorizzazione della natura. Musica, danza, arte, oratoria, poesia, sport partecipativi e teatro sono attività che si possono realizzare localmente e offrire in festival stagionali: un divertimento per tutta la famiglia!

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Senza dubbio, si possono aggiungere altre raccomandazioni, ma dieci è un belo numero rotondo. Sicuramente molti lettori si chiederanno: questo non significa semplicemente far fare marcia indietro al “progresso”? Sì, negli ultimi secoli ci siamo legati all'idea di progresso e siamo arrivati a definire il progresso quasi interamente in termini di innovazione tecnologica e crescita economica, due tendenze che stanno giungendo ad una strada senza uscita. Se vogliamo evitare la sofferenza cognitiva di dover rinunciare alla nostra radicata infatuazione per il progresso, potremmo ridefinire questa parola in termini sociali o ecologici. In modo analogo, molta gente che considera che la società sia troppo attaccata alla ricerca della crescita economica per poterla convincere ad abbandonarla, difende la ridefinizione di “crescita” in termini di aumento della felicità umana e della sostenibilità sociale. Tali tentativi di ridefinizione hanno un'utilità limitata. Sicuramente l'atto di autolimitazione collettiva che implica le riduzione deliberata dell'economia segnerebbe un nuovo livello di maturità come specie, che prevedibilmente si rifletterebbe su tutta la nostra cultura. Socialmente e spiritualmente, questo sarebbe un passo avanti che potremmo pertanto descrivere come progresso o crescita. Ma è difficile monopolizzare la ridefinizione di termini come “progresso” o “crescita”: ci sono già forti interessi che lavorano alacremente per vincolare nuovi significati del secondo ad ingegnose interpretazioni di dati manipolati e con la manicure fatta a PIL, impiego e mercato dei valori.

Potrebbe essere più onesto far riferimento al programma abbozzato sopra come a un semplice ritorno alla sanità mentale. E' anche la nostra migliore opportunità per conservare le più grandi conquiste scientifiche, culturali e tecnologiche della civiltà degli ultimi secoli, conquiste che potrebbero andare perdute completamente se la società collassa allo stesso modo in cui sono collassate le civiltà passate. Le raccomandazioni precedenti implicano la capacità e la volontà delle élite di far virare la barca di 180°. Ma tanto una come l'altra sono discutibili. Il nostro attuale sistema politico sembra progettato per impedire l'autolimitazione collettiva e anche per resistere ai tentativi seri di riforma. La misura più chiara della probabilità che il mio piano in dieci punti venga messo in pratica non la dà un semplice esercizio mentale: cercate di far il nome di un solo personaggio di rilievo della politica, della finanza o dell'industria che potrebbe proporre o raccomandare anche solo una piccola parte dello stesso. Eppure, qui c'è una profonda ironia. Anche se la decrescita non è appoggiata delle élite, molti, se non la maggioranza degli elementi del piano esposto hanno un sostegno molto ampio, reale o potenziale fra la popolazione in generale. Quanta gente non preferirebbe la vita in una comunità piccola e stabile all'esistenza in una mega città sovrappopolata e iper-competitiva; un mestiere ad un impiego; una vita libera dai debiti alle catene di pesanti obblighi finanziari? Può darsi che articolando questo piano e i suoi obbiettivi ed esplorando le implicazioni più dettagliatamente, possiamo aiutare fare in modo che i gruppi che potrebbero appoggiarlo si uniscano e crescano.

Discorso tenuto alla Conferenza sul Tecno-Utopismo e il destino della Terra, organizzato dal Forum Internazionale sulla Mondializzazione il 26 ottobre 2014 alla The Cooper Union, New York.

(Nota del traduttore. Ho cercato l'articolo originale in inglese, senza rendermi conto del link in fondo all'articolo spagnolo e stranamente non risultava nel mio file. La traduzione, quindi, potrebbe avere qualche sfumatura diversa, dovuto alla doppia traduzione, ma credo che il senso generale sia intatto)



Ascensore di Santa Justa, a Lisbona. COPYRIGHT: Ander Aguirre

24 commenti:

  1. La vedo molto difficile se non impossibile. Tassare le ricchezze per ridistribuirle? Porre un tetto ai redditi? Favorire l'uguaglianza sociale? Indurre le famiglie a fare meno figli, specie nel terzo mondo dove le religioni propugnano il contrario? Instillare nelle masse il concetto di decrescita? Far estinguere gli economisti?
    Mah, opera titanica se non, come ho scritto, impossibile. Sono sempre dell'idea che sarà il muro dei limiti delle risorse e la testardaggine umana a governare la decrescita cruenta prossima ventura.

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    1. ti quoto, condivido in toto il tuo pensiero

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    2. a me, sinceramente, l'articolo e' piaciuto e credo sia anche da ritenere fattbile in grande parte..
      certo che se noi la vediamo dal punto di vista italiano..beh la situazione e' un po piu' che tragica e quasi tutti i punti sono inapplicabili..
      prendo un esempio..la redistribuzione della ricchezza avviene in gran parte con la fiscalità; ovvio (sigh!) che in italia paia un sogno, con una piccola fetta di contribuenti a tirare la carretta..ma non e' assolutamente realtà in tantissimi paesi europei..dove ancora (e probabilmente per molti anni..) si riesce a finanziare ricerca, a sussidiare chi ne ha bisogno e a considerare la casa come un luogo in cui le persone vivono e non un ostacolo insormontabile a cui i giovani guardanoco me il totem delle difficoltà insormontabili..
      s.

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  2. decenni, se non secoli di collasso? Non c'è abbastanza petrolio, per fortuna.

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  3. Per ridurre l'economia in modo indolore, (ammesso che ci fosse il consenso per farlo) ci vorrebbe tempo.
    Purtroppo gli ultimi post che ho letto su questo blog parlano di catastrofi imminenti se non addirittura gia' innescate.
    Francamente penso che se queste previsioni non sono esagerate (non me ne intendo) allora sarebbe piu' sensato guardare agli studi che sono stati fatti sui periodi di carestia o di guerra.

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    1. La prossima frontiera sarà la glocalizzazione e non la globalizzazione, il merceto e la crescita infinita.

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  4. Articolo interessante e propositivo, indubbiamente ambizioso e in parte utopi(sti)co (peraltro coerentemente con il titolo della Conferenza!).
    Per quel che può valere, personalmente alzerei il "range" del punto 7 e sostituirei 'crescita' e 'progresso' con 'sviluppo', concetto/termine che sembra possedere una connotazione più "neutrale"...

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    1. Grazie e mi trovo quasi completamente d’accordo !.... con il tuo....”articolo interessante e propositivo, indubbiamente ambizioso, e in parte utopistico”. Ma tu sei stato molto sintetico e quindi permittimi adesso di essere leggermente “piu prolisso”....(ed in tre parti)....(probabilmente cosa completamente inutile).....ma per dire piu’ o meno le stesse cose che hai detto tu in una sola frase.

      Si,.... l’articolo e’ senz’altro “interessante” (anche a mio parere) appunto perche’ e’ “propositivo” ed inoltre lo e’ in modo abbastanza “complessivo” ma anche abbastanza “sintetico”. (pochissimi articoli lo sono, perche’ pochissimi sanno cosa proporrre, ed ancor meno sanno COME realizzare le loro idée, e chi dovrebbe farlo e come)

      E se l’articolo cerca di essere “propositivo” in senso “complessivo” non puo’ essere altro che “molto ambizioso”....

      Ma vorrei parlare di piu del suo aspetto “utopistico”....

      Perche’ e’ “utopistico”?....(anche a mio parere)

      Ovviamente questo dipende anche da come si intende o si definisce la parola UTOPIA....ma rimaniamo sul senso comune della parola senza “esplorarla” od analizzarla troppo e senza scrivere una tesi sulla sua etimologia.

      Un grave difetto dell’articolo a mio parere....(ma E’ UN DIFETTO COMUNISSIMO a questo genere di articoli) e’ che tiene conto solo in modo MINIMO e parziale.......o quasi affatto ....degli aspetti cosiddetti POLITICI della questione o “del problema” di transizione.

      Fa’ delle proposte abbastanza (e forse anche molto) interessanti su come SI POTREBBE completamente “ristrutturare’ o CAMBIARE (per non parlare solo di “strutture”) la societa’....(o le diverse societa’ umane sulla terra) ma non parla quasi affatto degli ostacoli maggiori nel cercare farlo...i quali fra l’altro sono ovvi....

      Cioe’ le proposte sono di carattere economico e sociale od in un certo senso piu ampio.....magari TECNICO, ma non politico. E’ una VISIONE....(a mio parere abbastanza buona)...(ma se ne potrebbero concepire ed articolare anche diverse altre) ma non e’ UN PROGRAMMA. (continua sotto)

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    2. Cioe’ e’ assente quasi completamente una discussione della cosiddetta “political economy of change or of transition”. Ed anche “of the politics of policy change”.....(or of trying to implement several policy changes at the same time in many different places)...e per non escludere i francesi....anche della cosiddetta “politique politicienne”...cioe della inevitabile politica FRA politici...(sia ai vertici che ai livelli piu bassi) a diversi livelli di governance...cioe mondiale, regionale (e.g. UE)....nazionale, regionale (e.g. Campania o Lazio o lo stato della California a la provincia dell’Alberta in Canada o qualche regione Cinese)....provinciale, locale ed al livello delle singole comunita’....(le quali anche loro hanno un tipo diverso di “politique politicienne”)...(ma normalemente il termine non si usa quasi affatto nei loro confronti).....Ed anche del rapporto fra “politici” ed il grande pubblico il quale rappresentano (o NON rappresentano) e della dialettica fra pubblico e politici....(ragione per la quale credo si faccia “divulgazione)....e TUTTO questo rappresenta l’aspetto o “la dimensione” POLITICA.....e di come far fronte agli aspetti POLITICI...che potrebbero ostacolare....(cioe’ che ostacoleranno SENZ’ALTRO come “andare” dallo stato attuale delle cose”....allo stato desiderato (ed UTOPICO) spiegato nel post. (o ad altri simili o diversi stati “utopici”)

      Cioe’ come MANEGGIARE attraverso diversi MEZZI che sono o sarebbero teoricamente possibili ed a nostra dispozione....(rivoluzioni, riforme, od altre azioni interne al presente sistema politico come per esempio creare e votare per diversi partiti nuovi o vecchi, ed ecc.) gli aspetti politici del cambiamento desiderato. Cioe come si passa da una VISIONE, ad un PROGRAMMA e poi ad una serie DI PROGETTI realizzabili che sarebbero poi concretamente IMPLENTATI (da parte di qualcuno)

      Ma alcuni diranno senz’altro che il cambiamento in QUESTO caso (il quale e’ “un caso” probabilmente completamente nuovo nella storia dell’umanita) ed il quale ci sembra adesso necessario non potra’ essere PROGRAMMATO o PROGETTATO o “GUIDATO’ in modo standard....ma avverra’ (se avverra’) piuttosto piu’ come “un’evoluzione” di un “sistema molto complesso” multidimensionale (cioe fisico, chimico, ecologico, biologico, culturale, sociale, politico, economico ed istituzionale) (tanto per elencare alcune delle dimensioni principali del “sistema”)....(ma anche pieno zeppo di “informazioni” e di “interpretazioni diverse” di tali da parte dei piu di 7 miliardi di umani)...Ma siccome appunto “l’evoluzione” di un tale “sistema” (il sistema umano sulla terra con tutti i suoi diversi contesti interni ed esterni fisici, biologici, ecologici e sociali) e’ una cosa molto complicata da capire....(senza nemmeno poi dire “da gestire”) (continua sotto)

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    3. ...... e che quindi sembra (od e’) anche imprevedibile nella sua traiettoria, come si potrebbe o si dovrebbe “guidare, orientare” “plasmare”....o “tirare sulle leve giuste del sistema” (stile Donella Meadows)? e per far si che vada in qualche buona direzione verso qualche “meta” migliore e non verso il disastro totale o la catastrofe....(piu che altro per noi umani stessi ma anche per moltissimi altri “esseri viventi”...e che siano piante, batteri, amebe, leoni, giraffe, elefanti, topi o pesci)

      Per riassumere, a mio parere, o si deve: i) non solo stabilire una visione come quella in questo post, ma anche un PROGRAMMA DI TRANSIZIONE il quale OVVIAMENTE deve tener conto degli aspetti politici menzionati. Oppure ii) si deve specificare come si guidera o si orientera’ o si plasmera “l’evoluzione” del sistema nella sua totalita’.

      Se non siamo capaci collettivamente (e chi fra “gli attori” nel sistema attuale dovrebbe o potrebbe farlo?) di fare una di queste due cose allora meglio dimenticare le diverse bellissime VISIONI del futuro e cercare di almeno vivere in qualche modo piu o meno decente e civile a livello individuale finche’ creperemo.

      O vi sono forse ALTRE vie o “strade” che si potrebbero seguire? Qualche TERZA via?

      Saluti cordiali e grazie per aver stimolato il mio proprio pensiero super prolisso sopra con il tuo molto simile, ma molto piu sintetico (sempre ammettendo che il mio abbia – o possa avere- la MINIMA “utilita’”)...(e spero che tutti coloro che hanno magari visioni filosofiche “meno utilitarie” e magari “piu profonde e piu’ sfumate”....della mia in base a tutta la storia culturale e scientifica dell’umanita’....mi perdoneranno per questa mia analisi magari “troppo simplistica” o troppo “socialmente e politicamente ingegneristica”...







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    4. Max12345 chiede (in sintesi) come fare in modo, all’atto pratico, che la nostra società si trasformi in un’altra entità che sia compatibile con l’ambiente, nel lungo periodo.

      Incominciamo ad evidenziare i problemi per capire quali sarebbero le possibili soluzioni:
      se possiamo essere d’accordo sul fatto che esista un problema; le difficoltà sono nel trovare le soluzioni condivise.

      Faccio un esempio:
      dire che i combustibili fossili sono una risorsa finita in via di esaurimento, in base alla persona che ascolta, il messaggio viene percepito così:

      AMBIENTALISTA
      dobbiamo fare la transizione alle rinnovabili, eliminare tutte le sostanze inquinanti, tornare alla coltivazione della terra non industrialmente, perché usa i combustibili fossili e fa perdere posti di lavoro
      (se poi, le persone stanno tutto il tempo a zappare, e non si trova un medico decente, perché non ha avuto il tempo per studiare, … pazienza, se serve agli altri che si ammalano; per la nostra salute, invece, pretendiamo i migliori medici in circolazione);

      POLITICO (USA)
      dobbiamo conquistare i Paesi che hanno i combustibili fossili, prima che si esauriscano
      (la guerra, però, la facciamo a casa d’altri; in modo che siano distrutti gli altri Paesi, anche se alleati);

      ECONOMISTA
      se le risorse energetiche finiscono, si rischia di andare in recessione;
      (quindi, vogliono svalutare la moneta per aumentare le esportazioni, aumentare i consumi, in modo che ci sia la ripresa; ma non dite che le risorse finiscono!);

      ANTI-GLOBALISTA
      è colpa delle merci che fanno tanta strada per arrivare a destinazione, dobbiamo localizzare la produzione delle merci, specialmente i generi alimentari
      (però se un evento naturale danneggia la nostra produzione agricola, siamo d’accordo che gli altri Paesi del mondo ci vendano le loro merci (globalizzazione), se invece danneggia le loro colture, pazienza, non sono resilienti, vuol dire che la natura ha voluto così!).

      Ognuno pretende di avere solo gli aspetti positivi e non quelli negativi del cambiamento, non meravigliamoci se poi nulla cambia.

      In questa situazione apparentemente senza uscita, in realtà, è possibile trovare una soluzione che: faccia rimanere la popolazione nel benessere conquistato dal progresso, e nel frattempo crei una società in cui, il PIL pro-capite aumenti, ma in valore assoluto diminuisca.

      Chiaramente, si tratta di diminuire la popolazione mondiale, più tutta un'altra serie di cambiamenti.

      Molti direbbero, che si è tentato in tutti i modi, ma ci sono tanti problemi che lo impediscono:

      ECONOMISTA / POLITICO
      chi pagherà le pensioni di una popolazione sempre più vecchia
      (risp: l’automazione e la minore disoccupazione);

      PAESI POVERI
      come potranno vivere i genitori, se non mettono al mondo tanti figli
      (con il 20% delle risorse consumate, si porta tutta la popolazione mondiale che fa la fame, a un livello di vita dignitoso che permette la riduzione delle nascite);

      Ecc.

      Sto preparando un documento, in cui faccio un’analisi quantitativa, che permetta una tale transizione, garantendo benessere e alla popolazione ed evita il disastro dell’esaurirsi delle risorse. Chiaramente anche l'organizzazione politica dei Paesi dovrà cambiare; ma tutti vogliono il cambiamento, ma nessuno vuole perderci qualcosa.

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  5. 7.- Ridurre la popolazione
    Se la popolazione mondiale avesse lo stesso Tasso di natalità dell'Italia (1,2 figli per donna),
    la popolazione mondiale si dimezzerebbe in 50 anni.

    Vedere nuovi calcoli nel mio sito:
    http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/ricerca/cambio_sistema.aspx

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    1. Il guaio è che, anzichè (cercare di) abbassare il tasso medio di fecondità nei Paesi dov'è più alto, si fa di tutto per (cercare di) ri-alzarlo nei Paesi (come l'Italia) dove finalmente è sceso a livelli ragionevoli ed ecologicamente/economico-socialmente sostenibili...

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  6. a chi si sta occupando dell'approvazione dei commenti....(Massimiliano, Ugo? ) vi sono arrivate la seconda e la terza parte dellla mia risposta a C.P. sopra? Se non vi sono arrivate ve le rimando. O se questo mio commento e forse troppo lungo o non volete o potete far passare la sua seconda o terza parte, d'ora in poi per cortesia non fate passare nemmeno la prima. Ma probabilmente la seconda e la terza parte non vi sono arrivate. (fatemi sapere con un semplice SI, o NO oppure mandatemi una e mail al mio indirizzo personale)... Ed ovviamente non c'e bisogno di pubblicare quest'altro mio commento solo per voi.

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    1. Ciao Max, io non ho la possibilità di filtrare i commenti (per fortuna, direi :-) ), ma vedo che tutte e tre le parti del tuo commento sono presenti. Forse le ultime due sono arrivate in ritardo...non saprei cosa dire.

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    2. O.K. Omonimo, grazie per la risposta. Le ultime due parti non erano ancora arrivate circa un'ora dopo che e' apparsa la prima e quindi ti ho poi inviato il messaggio sopra. Ma adesso sono arrivate tutte e tre e quindi TUTTO a POSTO. E vedo che Alessandro Pulvirenti mi ha anche gentilmente risposto promettendo un documento che chiarira' qualche cosa in piu' su come FARE LA TRANSIZIONE. O quella proposta dal post o qualche altra. Ma gli risponderei (alla sua ultima frase) che INOLTRE al fatto che nessuno vuole perderci qualche cosa....(come gia dimostra di sapere) ci sono anche diverse interpretazioni sia su quale sia il problema, (od i problemi) sia sulle soluzioni, sia su come implementarle. (e su quest'ultima parte quasi nessuno sembra abbia molto da dire).. E quindi sta succedendo ben poco. Forse si fara' di piu' una volta che i GUAI saranno molto piu GROSSI e piu' NOTEVOLI? Ma non li si nota gia' abbastanza?

      FORZA UMANITA' !!! (ma niente a che vedere con Forza Italia)....oppure.... AVANTI UMANITA' ALLA RISCOSSA ! (magari un po' meglio, ma quale riscossa e da parte di chi?)....forse del Signor Renzi, o della Frau Merkel, o di Mister Obama (o magari di Mr. Trump?) o di Mister Cameron, o di Monsieur Hollande, e del Senor Rajoy, e di tutti gli altri? O magari di PODEMOS o di Syriza? (e di Syriza .....prima o dopo... che se ne e dovuto andare Varoufakis?) E spero proprio che nessuno si aspetti LA RISCOSSA DEI GRILLINI. A me pare che per ora le uniche che sono ALLA RISCOSSA sono le Banche Centrali che dopo il crollo della borsa Cinese seguito da quello della borsa Statunitense.....si sono messe un bel po' di paura e gli Americani in particolare hanno non solo annunciato indirettamente che NON alzeranno i tassi d'interesse alla prossima riunione della FED, ma hanno anche potenziato notevolmente il "plunge protection scheme"....(che consiste in interventi massicci in borsa da parte delle grosse banche "amiche" ...appena la borsa incomincia a calare)....Per ora queste sono le uniche grandi strategie e misure di NON TRANSIZIONE che vedo mettere in atto. Piu' ovviamente PIU GUERRE redditizie per il military industrial complex in medio oriente....piu mosse minacciose della NATO in Ukraina tanto per vedere se si riesce finalmente a provocare Putin....ed ecc. ecc. Ma continuo a sperare che la politica internazionale e le diverse politiche nazionali cambieranno. Forse dopo la prossima COP di Parigi?....o.k. o.k. o.k.....e credo anche nel Babbo Natale e nel Coniglietto Pasquale ....o chiunque sia che lascia quegli ovetti di cioccolata per i bambini.... cioe GLI STESSI INDIVIDUI o gruppi che poi TOGLIERANNO il Metano dall'atmosfera, convertiranno tutto il sistema energetico alle rinnovabili, ricileranno tutto, renderanno l'economia circolarissima e molto piu piccola, convinceranno tutti immediatamente a fare meno figli, toglieranno tutta l'anidride carbonica dagli oceani, lascieranno tutti i pesci in pace, ed ecc. ecc.

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  7. > Promuovere l'uguaglianza

    No.
    Non può funzionare, non funzionò, non funziona e non funzionerà.
    Tutto il disegno biologico è un disegno che utilizza la diversità e la competizione intraspecie come motore evolutivo. Questo punto è antiecologico.
    Si potrebbe pensare a politiche che mantengano e governino la diversità / diseguaglianza entro certi limiti.
    Le regole devono essere uguali per tutti, la linea di partenza, non i risultati.
    Disegni che negano la biologia e l'ecologia non possono che essere fallimentari.

    Come osservavo da Agobit dal punto di vista ecologico, biologico, è molto positivo che ci siano l'1% di (/iper)riccastri e un 99% che non lo sono.
    Questo, ovviamente, non è morale ma è ecologico e riduce l'impronta ecologica del predatore apicale, della specie biocida. La biologia e la vita adottano le leggi della biologia, non quelle antropocentriche e assurde degli homo.

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  8. Discorso molto interessante, quello sopra tradotto in italiano (da Massimiliano, grazie Massimiliano).
    Discorso di Richard Heinberg.
    Attraverso Antonio Turiel (oceanografo spagnolo, che ha a cuore il futuro dei propri figli, e si impegna tanto per non distruggere la salute del pianeta che darà di che vivere appunto ai suoi figli, e non solo ai suoi).
    .----
    Mi sono commosso a leggere i dieci punti.
    Sono frutto di sanità mentale.
    Io li vedo come “decrescita”.
    Per me la decrescita è la benvenuta.
    Ancora non c'è, purtroppo.
    .----
    Solo alcuni appunti, ad un discorso che in sé mi piace, anche se veramente io sono molto più radicale di Richard Heinberg.
    .---- Primo, i cacciatori-raccoglitori non commerciano, come erroneamente dice Richard al punto 8.
    I cacciatori-raccoglitori sono totalmente autosufficienti sulla terra che occupano, tutto condividono gratuitamente, all'interno delle loro comunità, che sono mediamente composte da quaranta esseri umani, mai superando i cento.
    I cacciatori-raccoglitori non barattano, non hanno scambi con comunità esterne alla loro.
    Tutto si svolge all'interno dell'ecosistema in cui vivono.
    I loro scambi sono con piante ed animali, non con altri esseri umani, che vivono in altri territori, altri ecosistemi.
    L'unico vero scambio che si svolge fra comunità di cacciatori-raccoglitori è quello genetico, tramite alcuni trasferimenti di loro da una comunità ad un'altra.
    .---- Secondo, nell'epilogo Richard Heinberg chiede :
    “cercate di far il nome di un solo personaggio di rilievo della politica, della finanza o dell'industria che potrebbe proporre o raccomandare anche solo una piccola parte dello stesso.”
    Ecco il nome che io faccio :
    Beppe Grillo.

    Gianni Tiziano

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  9. Come diceva Agnelli (ex Presidente Fiat):
    "Non sono le uscite che si debbono ridurre, ma sono le entrate che debbono aumentare".

    Pensare di risolvere i problemi mondiali riducendo i consumi totali e pro-capite è assurdo.
    Bisogna diminuire quelli totali, ma aumentare quelli pro-capite.

    Dimezzi la popolazione mondiale, ma aumenti del 20% i consumi per garantire il minimo a tutta la popolazione mondiale.
    (Consumi / 2) + 20% = 60% dei consumi iniziali

    Una decrescita del 40% pur migliorando la qualità della vita delle persone rimaste.

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    1. e aggiungeva, sempre Agnelli:
      "Ridurre i costi (i consumi energetici) serve solo a morire in una bara più piccola!"

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    2. "Pensare di risolvere i problemi mondiali riducendo i consumi totali e pro-capite è assurdo.
      Bisogna diminuire quelli totali, ma aumentare quelli pro-capite."
      Alessandro non sono convinto di aver capito..puoi spiegare per favore? Grazie :)

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    3. @Stefano:
      l'avevo spiegato prima.
      Se dimezzi la popolazione mondiale, in 50 anni, riducendo le nascite, approssimativamente dimezzi i consumi totali.
      Facciamo per ipotesi che: i consumi totali equivalgano a 100 Gbep/anno.
      Se dimezzi la popolazione e quindi i relativi consumi, si consumeranno 50 Gbep/anno.
      Immaginando (per assurdo) che la popolazione mondiale fosse di 10 Miliardi di persone,
      questo equivarrebbe a un consumo pro-capite di 10 bep/anno a persona.
      Sia prima della riduzione della popolazione che dopo.

      Facendo così però mantieni le disuguaglianze assurde del capitalismo attuale.
      Per dare un tenore di vita decente a tutta la popolazione del mondo che soffre la fame o che non ha il minimo per potersi sostenere, i consumi dovrebbero aumentare del 20%.

      Quindi, i 50 Gbep totali + 20% = 60 Gbep.
      I consumi pro-capite diventano 12 bep/anno.

      Come vedi, siamo passati da 100 Gbep/anno con 10 bep procapite,
      a 60 Gbep/anno (il 40% in meno) con 12 bep procapite.

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  10. Continuo a non capire..per miei limiti per carità..
    Sostanzialmente un africano dovrebbe consumare in più il 20% mentre un qualsiasi americano col frigo da 2kW continuerebbe ad andare in giro col Suv..tanto poi la media è sempre 12 bep..però in un ottica di dimezzamento nascite (che probabilmente avverrà in fututo per limiti instrinseci al sistema terra..)..
    La vedo dura..ma di sicuro i dati in tuo possesso sono migliori di ciò che penso a spanne..
    Un saluto e un grazie.
    Stefano

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    1. Collegati al mio sito, qui:
      http://www.sviluppoerisorse.eu/dati/primaria/ProCapiteFasce.aspx

      Ci sono i consumi pro-capite dei Paesi del mondo per fasce di consumo.
      Vedrai che le Isole vergini consumano 44,4 tep procapite/anno, mentre il Madagascar solo 0,04 tep.

      La media mondiale è di 1,77 tep/persona.

      Per portare, la popolazione del mondo che muore di fame, a un livello decente di vita, bisogna portare i loro consumi a 1,1 tep/anno.

      Per fare questo, un aumento del 20% dei consumi mondiali, che andasse soltanto alle persone più disagiate, potrebbe colmare il divario.

      Non devono aumentare del 20% i consumi di tutti.
      E' come un contributo di disoccupazione per le fasce più deboli, in modo che possano vivere decentemente; soltanto che non vengono dati soldi direttamente (almeno non è questo lo scopo), ma dare beni e servizi in cambio di lavoro che non sia ultra-sfruttato, ma pagato decentemente.

      Questo eviterebbe anche le grandi disuguaglianze tra i costi del lavoro tra Paesi ricchi e Paesi poveri.

      La popolazione povera, avendo più garanzie per il futuro (tenore di vita decente) avrebbe anche meno bisogno di fare tanti figli!

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