Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 15 giugno 2015

Il futuro della razza umana: estinzione o alveare umano?

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi

Questo post è il risultato di una discussione iniziata da RE di Doomstead diner 



“L'alveare di Hellstrom”, scritto da Frank Herbert nel 1973, è una delle poche disamine solide di come una società umana “eusociale” potrebbe  essere modellata sulla base dello stile di vita degli insetti sociali, come le api e le formiche. Potrebbe essere questo che il futuro remoto ha in serbo per la razza umana? E' impossibile dirlo ma io, per quanto mi riguarda, do il benvenuto ai nostri nuovi signori dell'alveare. 


Non ho dubbi sul fatto che siamo diretti a tutta velocità verso un grande collasso dell'ecosistema. Stiamo distruggendo il clima e la biosfera, avvelenando i mari, disperdendo metalli pesanti ovunque, creando isotopi radioattivi che non sono mai esistiti nei 4 miliardi di anni della storia della terra. Qualsiasi cosa accadrà, non sarà una bel vedere per coloro che saranno vivi per vederla.

Ma il collasso in arrivo significa la fine della specie umana? Questo non può essere escluso e il concetto di “Estinzione a Breve Termine” (Near Term Extinction -NTE) è persino diventato piuttosto popolare oggigiorno (*). Ma il problema rispetto all'estinzione umana non è quanto sia probabile. Il problema è che è noiosa. Ci estinguiamo ed è tutto, fine della storia. Potremmo persino distruggere l'ecosistema così gravemente da sterilizzare l'intero pianeta, facendo morire tutto il resto con noi. Ancora più noioso, non credete?

Eppure, il futuro rimane un soggetto affascinante e il futuro remoto (o “profondo”) è quello più affascinante. Supponiamo quindi che non muoiano tutti nel grande collasso; quale futuro è in serbo per l'Homo Sapiens? (**).

Come prima ipotesi, il grande collasso potrebbe non essere così grande, dopotutto. Potrebbe essere soltanto un sobbalzo nel cammino verso il futuro, più o meno come è stato il medioevo per l'Europa. Quindi gli esseri umani potrebbero riemergere nel dopo-collasso ancora come qualche miliardo di persone e avendo ancora gran parte delle tecnologie che abbiamo oggi. Potrebbero avere energia dalle rinnovabili a sufficienza per andare avanti sotto forma di società industriale. Ma ciò implicherebbe una capacità di pianificazione a lungo termine che non pare che abbiamo.

Più probabilmente, gli esseri umani riemergerebbero dalla grande transizione come pochi, poveri e malconci. Si ritroverebbero bloccati su un pianeta gravemente esaurito in quanto ad energia e risorse minerali rispetto a quelle che avevano prima del collasso. Cosa potrebbe accadere loro, quindi?

Molto dipende da quale sarà il clima del dopo-collasso. Dopo il grande “impulso” di riscaldamento generato dalla combustione di combustibili fossili, la Terra rimarrà molto calda per un lungo periodo – perlomeno per qualche migliaio di anni. Gradualmente, si raffredderà ma mano che il biossido di carbonio atmosferico creato dalla rivoluzione industriale verrà riassorbito – molto gradualmente – nella crosta terrestre. Potrebbero anche volerci centinaia di migliaia di anni per tornare alla concentrazione di CO2 preindustriali. Solo a quel punto potremmo avere le condizioni climatiche che erano tipiche di una Terra imperturbata dalle attività umane; forse con un ritorno alla serie di ere glaciali del “Pleistocene”, che erano state la regola per circa 2,5 milioni di anni.

Quindi possiamo dire che i nostri discendenti del dopo-collasso (se ce ne saranno) vivranno in un clima caldo, probabilmente estremamente caldo. Ma la Terra è grande, quindi sarebbe possibile che trovino delle aree sufficientemente fresche in cui potrebbero sopravvivere, forse nell'estremo nord o persino in Antartide. Nel complesso, possiamo aspettarci che, dopo il grande collasso l'umanità potrebbe affrontare diverse decine di migliaia di anni di condizioni in cui si può sopravvivere, forse anche qualche centinaio di migliaia di anni.

Possono succedere molte cose in diverse decine di migliaia di anni, ma possiamo essere ragionevolmente certi di una: gli esseri umani non vedranno un'altra rivoluzione industriale. I combustibili fossili saranno un ricordo e ci vorranno milioni di anni, come minimo, perché l'ecosistema li ricrei. Il mondo del dopo-collasso sarà quindi gravemente esaurito in quanto a risorse minerali. I nostri discendenti non avranno miniere, anche se potranno recuperare ciò che i loro predecessori hanno lasciato fra le rovine delle loro città. Avranno moltissimo ferro proveniente dagli scheletri dei vecchi ponti ed edifici, forse potranno mettere le mani su qualche antico caveau pieno di lingotti d'oro. Il loro limite sarà il carbone vegetale che servirà loro per lavorare il metallo che recuperano. Per loro, i metalli saranno sempre rari e costosi.

Possiamo quindi immaginare che gli esseri umani futuri dovranno stabilire stili di vita semplici. Forse dovranno tornare ad essere cacciatori-raccoglitori, ma potrebbero anche essere in grado di coltivare la terra, anche se non possiamo essere certi che il clima futuro sarà sufficientemente stabile per farlo. Qualsiasi cosa accadrà sarà un mondo a bassa tecnologia. Non sembra un futuro molto stimolante. La caccia-raccolta da parte degli ominidi è andata avanti per milioni di anni, sempre più o meno uguale, E le società agricole sono statiche, gerarchiche, oppressive e sono sempre state descritte come “contadini governati da briganti” (attribuito ad Alfred Duggan). E' questo che dobbiamo aspettarci nei prossimi 100.000 anni? Non necessariamente.

Il fatto è che gli esseri umani possono evolvere. E  possono evolvere velocemente, cambiando in modo sostanziale in poche migliaia di anni. I risultati della ricerca genomica hanno aperto un vaso di Pandora di scoperte. I nostri antenati si sono evoluti, oh sì, lo hanno fatto! L'idea che siamo ancora gli stessi tipi che cacciavano i mammut durante l'era glaciale richiede urgentemente un aggiornamento. Siamo simili a loro, ma non gli stessi, niente affatto. Sono successe molte cose agli esseri umani durante la transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori ed allevatori. Abbiamo perso un buon 3-4% di capacità cranica, molti di noi sono diventati capaci di digerire il latte, abbiamo sviluppato una resistenza a molte malattie e la capacità di vivere di una dieta che è stata molto diversa e molto più povera di quella dei cacciatori-raccoglitori. Questi cambiamenti sono stati genetici, risultato della necessità di adattarsi a diversi stili di vita ed a società più complesse.

Quindi, se gli esseri umani possono sopravvivere al grande collasso ed andare avanti per altri millenni – forse molti più millenni – c'è un sacco di tempo per altri cambiamenti. Infatti gli esseri umani cambieranno tanto in un lasso di tempo così lungo. Come cambieranno? Naturalmente, è una domanda difficile, ma possiamo identificare almeno qualche tendenza. In particolare, possiamo immaginare che alcune tendenze presenti, che oggi siamo portati a vedere come principalmente culturali, alla fine potrebbero diventare inscritti al genoma umano.

Una cosa che potrebbe succedere è che la razza umana possa speciare. Vale a dire, potrebbe gradualmente suddividersi in due o più specie, talmente diverse che i membri di una potrebbero non essere in grado di procreare con quelli dell'altra. Abbiamo già visto specializzazioni considerevolmente divergenti fra almeno tre diversi gruppi umani: cacciatori-raccoglitori, allevatori e agricoltori. Ognuna di  quete tre branche sfrutta diverse nicchie ecologiche/economiche ed ha sviluppato adattamenti culturali (in parte anche genetici) ai diversi stili di vita. Estrapolate questa tendenza nel lontano futuro ed avete due (o anche tre) specie di ominidi coesistenti sul nostro pianeta, ripetendo la situazione che era comune molto tempo fa, quando diversi ominidi coesistevano. I Neanderthal e i Sapiens, infatti, hanno vissuto in tempi sovrapposti ed avevano capacità limitate (anche se non nulle) di riprodursi fra loro.

Se il futuro vedrà più di una specie di “homo”, allora ognuna si specializzerà indipendentemente e si adatterà al suo ambiente. I cacciatori-raccoglitori probabilmente torneranno ad essere i già ottimizzati costruttori di attrezzi del Pleistocene. Gli allevatori diventeranno sempre più esperti delle loro vite da nomadi in aree che sono poco produttive per l'agricoltura. Gli agricoltori continueranno a vivere in villaggi e città con alte densità di popolazione. Costruiranno città, templi e palazzi. Creeranno eserciti, si combatteranno fra loro e costruiranno regni ed imperi. Ed è qui che le cose hanno una possibilità di farsi interessanti.

L'evoluzione genetica e culturale passata degli esseri umani agricoli è stata per tutto il tempo lo sviluppo di caratteristiche più “sociali”: un aumento della capacità di vivere in grandi gruppi di categorie molto differenziate (agricoltori, soldati, artigiani, preti...). Se la tendenza continua, potremmo vedere alcune caratteristiche culturali diventare sempre più incorporate nel genoma della specie. Sul (molto) lungo termine, potremmo assistere alla nascita di una razza umana “eusociale”, lo stesso tipo di struttura sociale di api, formiche e termiti. Vale a dire, una società di lavoratori e soldati sterili, “regine” che generano gran parte degli individui e maschi stupidi (in quanto a quest'ultima caratteristica, siamo già piuttosto avanti). Non è impossibile. Esistono già dei mammiferi la cui organizzazione sociale è eusociale, uno è la talpa nuda dell'Africa Centrale. Quindi, forse il futuro degli esseri umani non comporterà aggeggi tecnologici avanzati (di cui siamo così appassionati) ma, piuttosto, comporterà ingegneria sociale avanzata, con lo sviluppo di società sempre più efficienti e stratificate.

Il futuro dell'umanità è un alveare? Non possiamo dirlo, ma sembra sempre più probabile che alcuni dei vecchi modi di vedere il futuro ora siano del tutto obsoleti. Probabilmente, i nostri discendenti non avranno macchine volanti, niente navi spaziali, niente maggiordomi robot che portano loro dei cocktail mentre si rilassano ai bordi della piscina. Ma i poteri di un alveare umano potrebbero essere comunque impressionanti anche senza i gadget dei nostri tempi. Forse la “superintelligenza” che alcuni vedono svilupparsi nei nostri computer potrebbe in realtà apparire in una organizzazione umana eusociale (questo è uno dei temi del racconto di Frank Herbert “L'alveare di Hellstrom”). Queste entità superintelligenti eviteranno gli errori che abbiamo fatto noi? Non possiamo dirlo. Naturalmente questa è una cosa che nessuno di noi vedrà mai, ma l'interesse per il futuro è parte del fatto di essere umani e, forse, i nostri discendenti dell'alveare avranno a loro volta questa caratteristica.

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L'opinione di Geroge Mobus sull'evoluzione futura della razza umana

George Mobus  ha contribuito alla discussione iniziata da RE di doomstead diner con queste considerazioni che riproduco qui col suo permesso. 

Rispetto alle idee sull'estinzione come possibile risultato, vorrei ripetere che l'estinzione di specie apparentemente è inevitabile. Circa il 99% di tutte le specie che sono mai esistite (si stima) che si siano estinte e che l'attuale lotto di biodiversità non ha probabilmente più di un milioni di anni, in media.

Ma ci sono percorsi alternativi all'estinzione e dei conseguenti risultati alternativi. Molto ha a che fare con “l'evolvibilità” della riserva di specie. Ho postato un pezzo su quest'idea qualche tempo fa.

L'evoluzione umana è ancora in corso, ma è strettamente legata all'evoluzione culturale, cioè la co-evoluzione sta guidando la selezione reciproca sia nel mondo della specie biologica che in quello del mondo artefatto costruito dagli esseri umani. L'evoluzione biologica è ancora molto più lenta dell'innovazione culturale a causa di una minore produzione di tasso di novità (vedi mutazione genetica). Ciononostante, noi umani stiamo ancora attraversando adattamenti biologici (non adattamenti individuali) alle influenze culturali.

La capacità di evolvibilità, tuttavia, si permette molti tipi di opportunità che le specie si diffondano anche quando occupano lo stesso ambiente geografico ed ecologico (vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Sympatric_speciation ed un articolo su Scientific American, vol. 312, numero 4 su “La straordinaria evoluzione dei Ciclidi”.

Tutto questo mi porta ad aspettarmi (e sperare) che una qualche forma di ominide, specificamente derivata dal nostro attuale genoma, sopravviverà al quasi certo cambiamento nella devoluzione dovuta al declino dell'energia ed agli stress ambientali dovuti al cambiamento climatico e, col tempo necessario, produrrà una nuova specie di Homo, di fatto forse diverse nuove specie, nei prossimi milioni di anni. Tecnicamente, quindi, l'Homo Sapiens, per come capiamo ora la nostra specie, si estinguerà anche mentre nuove specie continueranno sotto le future condizioni di selezione che ci saranno.

Anche se è speculativo (cercare predire la natura è sempre uno sparo nel buio!), ho usato alcuni schemi evolutivi storici dell'emersione della cooperazione nella storia della vita (dalle origini della vita all'eusocializzazione fra gli esseri umani) per visualizzare alcune possibilità future. Vedete qui. Tutto questo è buono e bello e stimola a pensarci. Ma penso comunque che la preoccupazione immediata sia per le dinamiche del collasso. Il collasso può essere “gestito” in modo da minimizzare, in qualche modo concreto, la sofferenza che ne deriverà?

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(*) Le ragioni della popolarità del concetto di NTE (estinzione a breve termine) sono un tema affascinante in sé stesse. Una ragione potrebbe essere che molti di noi vengono realmente stanchi delle tante cose orribili che stiamo facendo a questo pianeta (e a noi stessi). Così tanto che l'estinzione umana non sembra così terribile, di fatto diventa quasi un sollievo. Ma l'estinzione a breve termine potrebbe essere vista come una forma estrema di BAU. Vale a dire, alcune persone sembrano incapaci di concepire che possa esserci vita per la razza umana in forme diverse da quella attuale. Alcune di queste persone si rifugiano nel BAU tecnologico, nella speranza che l'attuale società possa essere conservata per sempre per mezzo del progresso. Altri sembrano rendersi conto dell'impossibilità del sogno tecnologico e si rifugiano quindi nel nichilismo. E' un po' come i molti cittadini giapponesi che si sono suicidati dopo la resa del Giappone alla fine della seconda Guerra Mondiale. Non potevano concepire un mondo in cui il Giappone era stato sconfitto ed hanno deciso di lasciarlo. 

(**) Le considerazioni qui fatte sulla specie Homo Sapiens sono abbastanza a lungo termine da poter essere applicabili ad altre specie simili. Quindi se gli esseri umani si estinguono, la strada verso l'eusocialità potrebbe essere intrapresa da altri primati, come gli scimpanzé e i bonobo (i secondi potrebbero essere ben più avanzati di noi nelle tecnologie sociali). Anche qualche specie non-primate, le iene per esempio, sono molto avanzate in termini di organizzazione sociale. Poi, ci sono mammiferi che sono già eusociali. Le talpe nude possono conquistare il pianeta? Perché no? 



53 commenti:

  1. Visto che i poeti: Marco Sclarandis e Leonardo Vannini hanno lasciato una loro poesia,
    anch'io darò il mio contributo poetico, spero che vi piaccia.
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    Buongiorno madre Terra, come stai?
    Non tanto bene ultimamente, sai?!
    la mia giovinezza è bella e andata
    e ora mi tocca la vecchiaia malandata.

    Gli anni passan per tutti,
    e il tempo tira dritto,
    non fa sconti, ne ai belli ne ai brutti,
    tiranno sempre, come descritto.

    Son sempre in viaggio nello spazio buio,
    coi fratelli malandati e
    con il Sole in compagnia,
    che mi scalda nella via.

    Però!..., non ti cruciar per me,
    perché in passato di cose me ne son successe,
    Se mi guardi bene, vedrai le orme d’un passato
    che gli antichi tuoi han lasciato.

    Tante specie sono nate
    e altrettante ne sono cessate,
    per un po’, mi hanno fatto compagnia,
    ma si sono estinti per la via.

    Adesso… voi siete tanti!
    non ho più spazio dove allocarvi,
    E con il vizio del fumo che avete,
    l’aria mia non è più in quiete.

    O vi date una regolata
    O mi tocca fare una cavolata!
    Se continuate con questa mania,
    di distruggere la natura mia,
    per simpatico che tu sia,
    mi tocca di mandarvi via!

    Grazie Terra, ti ho capito!
    e comunicherò il ben servito.
    Li fratelli miei, son burattini
    Buoni solo per far casini.

    Loro dicono che le soluzioni li hanno già,
    sono nascoste dal padrone, che li aiuterà,
    quando sarà il momento uscirà
    la soluzione ai problemi che hanno qua.

    Crescono… crescono… ma son bambinoni,
    sempre ingenui e creduloni.

    Grazie Terra, ti saluto!
    Grazie a te… piccolo arguto.

    Ti assicuro che ci daremo una sistemata,
    o scenderemo alla prossima fermata.
    ------------------
    By Alessandro Pulvirenti

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  2. Se si stima che i boschi del pianeta del globo assorbano circa il 25-30% delle emissioni antropogeniche ogni anno, mi sembra quantomeno esagerato ipotizzare un recupero di temperatura del pianeta, dopo la scomparsa della civiltà industriale umana, nell'ordine di migliaia se non centinaia di migliaia di anni. Considerato che dopo il disastro ci sarebbe un recupero della biomassa vegetale prodigioso per ovvi motivi, chi può dire che tale recupero non avvenga in tempi molto più brevi? A meno che nel conteggio delle emissioni l'autore abbia incluso quelle di metano rilasciato dal permafrost siberiano, etc. Per il resto l'articolo è interessante, quantunque sullo sviluppo ad alveare guarderei più a romanzi fantasy che a ipotesi plausibili.

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  3. Caro Paolo, la quantità di biomassa terrestre è praticamente infinitesimale rispetto a quella messa in gioco dal ciclo inorganico del carbonio. Anche se la biosfera si riprendesse ai massimi possibili livelli dopo il collasso, prima di riassorbire il carbonio fossile emesso come CO2 bisogna aspettare il lento lavoro dell'erosione dei silicati che ha tempi di funzionamento dell'ordine del milione di anni. Nel parlare di centinaia di migliaia di anni, non ho inventato niente, ho citato i risultati dei lavori di Asher, che danno questo tipo di tempistica.

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    1. [ Dopo il grande “impulso” di riscaldamento generato dalla combustione di combustibili fossili, la Terra rimarrà molto calda per un lungo periodo – perlomeno per qualche migliaio di anni. Gradualmente, si raffredderà ma mano che il biossido di carbonio atmosferico creato dalla rivoluzione industriale verrà riassorbito – molto gradualmente – nella crosta terrestre. Potrebbero anche volerci centinaia di migliaia di anni per tornare alla concentrazione di CO2 preindustriali. ]

      Nel testo si parla del biossido di carbonio atmosferico creato dalla rivoluzione industriale, quindi, quello prodotto dalle attività umane.
      I combustibili fossili usati dall’attività umana sono di origine organica (flora e fauna) e non inorganica.
      Se consideriamo tutti i combustibili fossili usati fino adesso:
      http://cdiac.ornl.gov/ftp/ndp030/CSV-FILES/

      otteniamo 400 Gt di C, se a questi, si aggiungono tutte (e dico Tutte) le riserve di combustibili fossili (che sono intorno a 800 Gt) otteniamo 1200 Gt di combustibili fossili.

      Il carbonio contenuto dal permafrost viene stimato in 1672 Gt di C organico (CH4).
      (Il C nelle rocce che entra in ciclo equivale a 65.500 Gt; negli oceani ce ne sono 37.000 Gt. Il C sepolto nel terreno e che non entra in ciclo è stimato in 100 Milioni di Gt).
      http://earthobservatory.nasa.gov/Features/CarbonCycle/page1.php

      Nella Biosfera (fauna + flora) ci sono circa 1500 Gt di C.
      https://it.wikipedia.org/wiki/Ciclo_del_carbonio

      Il totale delle emissioni umane + permafrost sarebbe di 2872 Gt.
      Anche se la biosfera con i suoi 1500 Gt sembrano incidere molto, e anche se le piante riescono ad assorbire annualmente circa 120 Gt di C, esso in buona parte viene riemesso.
      Le piante e gli oceani hanno un assorbimento netto (emissione-assorbimento) di circa 5 Gt.
      Considerando i 2872 Gt ipoteticamente emessi e i 5 Gt assorbiti annualmente, ci vorrebbero 570 anni per assorbire tutto il C immesso nell’atmosfera.

      Chiaramente il calcolo preciso sarà molto più complesso, in quanto il ciclo lento del carbonio assorbe soltanto 0,1 Gt l’anno e quindi, il calcolo di migliaia di anni o più, per assorbire la CO2 dell’atmosfera è possibile.
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      Piccola nota:
      mi scuso con il prof. Ugo Bardi se certe volte, con dei calcoli semplici, ho messo in dubbio che la CO2 antropogena possa avere incidenza sul clima.
      E’ vero che la CO2, avendo un effetto radiativo forzante, i suoi effetti vengono amplificati dal vapore acqueo presente nell'atmosfera ed il tutto incide sul clima.
      Questo conferma ancora una volta, di quanto complessi siano i problemi climatici ed ambientali e di come sia difficile occuparsene, finché non si raggiunge un livello di conoscenza molto elevato dei tantissimi fenomeni incidenti.

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    2. Infatti. Basta che clicchi sul link che ho dato nel testo per trovare tutti i calcoli del caso fatti da Asher. Il riassorbimento non è lineare, va velocemente all'inizio, poi rallenta via via che i vari bacini di assorbimento si saturano. In pratica, facciamo centomila anni in soldoni, e poi torna tutto come prima

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  4. Io ho molta fiducia nel recupero del pianeta in tempi relativamente rapidi senza la nefasta opera distruttiva dell'uomo. Io non ne sarò testimone ovviamente, ma ai nostri discendenti (e sono sicuro che ce ne saranno) glielo auguro davvero.
    Del resto nessuno di noi sarà presente per verificare i lavori di Asher :-)

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  5. Io credo poco all'evoluzione che e' solo uno dei meccanismi con cui le specie cambiano caratteristiche. I salti evolutivi non si spiegano e probabilmente ci sono le capacita' di pianificare cambiamenti voluti a proprio piacimento. Senza contare che le nostre conoscenze storiche sono probabilmente false e che estinzioni parziali sono gia' avvenute.

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  6. Il futuro alveare è stato prefigurato, in soylent green, film su un effetto serra apocalittico e pianeta sovraffollato degli anni 70 con Henry Fonda; per fortuna non si verificherà perchè esistono i fucili; sarebbe da analizzare su questa tentazione crescente al palesarsi dei conflitti di risorse: meglio tutti morti che alcuni si salvino; in realtà il difetto principale di questa teoria è che è ancora molto antropocentrica e per niente in contrasto con la morale dell'individuo cristiano-consumista : se facciamo del tutto per ammassarci come formiche, con tutto il rispetto per le formiche, senza procedere a bonifiche più o meno selettive ed attive o passive, quanto rimarrà della biocapacità del pianeta ? Io credo che con l'acuirsi del peak everything la morale dell'individuo massificata con la rivoluzione industriale di fossili perderà rapidamente campo in favore di una morale di comunità, della siostenibilità, non dissimile dalla morale contadina di un paio di secoli fa, quindi estremamente resiliente ad ogni immigrazione in territori già sovrappopolati.

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  7. "Shut up and calculate" ? And it doesn't matter if it was Feynman, Dirac or Mermin ....the point -if correctly understood - might in fact be quite apt...

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  8. mah, se la storia e' di qualche aiuto, i terrestri si troveranno nello stato medio degli abitanti dell'isola di Rapa Nui (Pasqua) quando li trovarono i Portoghesi: pochi, denutriti, ed in sterile lotta tra loro.

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  9. il superlativo Charlton Eston, alla fine del film 2021, soylent green, veniva portato via in barella ferito, dopo aver cercato di fermare lo scempio, già cominciato dai tempi di LTG, di questo pianeta, per colpa delle elite di sempre. E urlava ai presenti di ribellarsi. Il film è degli anni 70 e gli incitamenti disperati di Charlton erano rivolti ai giovani di allora, quindi anche a me. Purtroppo le rivolte hanno sempre avuti come detonatori, la violenza e la fame. La strategia del panem et circenses ha vinto sulle masse e sul buon senso. E non vorrei che l'uragano del 5 marzo scorso e le estati altelenanti scorsa e attuale siano una conseguenza del rallentamento della corrente del golfo, perchè vuol dire che in futuro ne vedremo delle brutte.

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    1. Charlton Eston bravo grazie; anche lì nel film però ci si ribellava alla scoperta che il soylent era prodotto con i cadaveri ; inoltre ci si ribellava contro la sparuta minoranza di benestanti; non ci si ribellava contro la mera massa del biota uomano per la distruzione delle biocapacità del pianeta; meditate gente...In natura al diminuire delle biocapacità dello stagno i girini diventano cannibali ; aggiungo che è cosa buona e giusta quando si è arrivati troppo tardi nel limitare la proliferazione dei "girini"...Oppure possiamo prendercerla con la siccità che ha impedito l'allargarsi dello stagno all'infinito...Qualcuno scrisse circa 150 anni fa, "Umano troppo umano" : sulla pericolosità della morale a misura dell'individuo cristiano-borghese.

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    2. De Andrè disse che la morale cambia molto con la latitudine e più ancora col passare del tempo. Io ti posso dire che solo Dio è immutabile in eterno e chi non lo cerca è una banderuola, di quelle che Dante non metteva nemmeno nell'inferno, perchè nemmeno degne di quello. Io penso che esagerasse per troppo disprezzo della vigliaccheria, che un posticino nell'infinito dell'inferno c'è anche per loro.

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    3. Gentile Sig. Mago,

      Ho notato che nel Suo commento definisce i non credenti “banderuole” e “vigliacchi”, termini che ritengo si possano considerare degli insulti. Vorrei chiederLe: come si concilia questo atteggiamento sprezzante con i valori della Sua religione? Il Suo dio approverebbe? Quelli come Lei non dovrebbero provare, o almeno mostrare, un po' più di comprensione e di compassione?

      E poi mi sorge spontanea un'altra domanda. Mi sembra di aver capito che Lei si riferisce al dio della religione cattolica, ma come fa ad essere così sicuro che sia quello l'unico vero “dio immutabile in eterno”? Posto che esista qualcosa come “l'unico vero dio”, potrebbe anche essere diverso da come se lo immagina Lei. Potrebbe essere Allah o Buddha. Oppure potrebbero essercene più d'uno: Shiva e Ganesha; Thor e Odino; gli dei dell'Olimpo o quelli degli antichi romani. Oppure potrebbero avere ragione i rastafariani, o i pastafariani, o gli adepti di Scientology. E che dire degli astrologi, dei chiromanti e di chi legge i tarocchi? Non potrebbero avere ragione loro? E mi fermo qui con gli esempi perché di religioni e di credenze ce ne sono a migliaia.

      Quando sento gente come Lei non posso fare a meno di notare che se n persone dicono che il loro dio è l'unico vero dio, almeno n-1 (almeno...) si sbagliano. Ci aveva mai pensato?

      Per finire: Lei manderebbe all'inferno chi non crede in dio? Pazienza. Non è un granché come minaccia, essendo l'inferno un luogo inesistente. Mi limiterò a constatare che questa ferocia, questo godimento per l'altrui sofferenza, è tipico di alcune religioni, una delle quali, mi duole doverlo dire, è la Sua. Per Lei l'unico esito possibile di una ricerca interiore sembra essere il Suo dio. Io, alla fine di un percorso di ricerca interiore e di riflessione sono arrivata alla Scienza. E so di avere ragione. Ma io, diversamente da Lei, non Le auguro di bruciare in chissà quale fantomatico inferno. Semplicemente mi rincresce che Lei si neghi la possibilità di capire l'Universo che la circonda.

      Roberta Smirigli
      robertasmirigli[:-)]gmail.com

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  10. Ero giunto a conclusioni analoghe qualche tempo fa: l'alveare come conclusione di un processo di auto-domesticazione umana avviato con l'invenzione di agricoltura ed allevamento.
    https://mammiferobipede.wordpress.com/2014/01/19/cacciatore-raccoglitore-fuori-tempo/

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    1. Interessante post il tuo, MB. Avevi notato anche tu come Herbert è allo stesso tempo inorridito e affascinato dall'alveare umano. Ma, d'altra parte, una cosa tipica del futuro è che non si torna mai indietro. Se quella è la strada, la dobbiamo percorrere, che ci piaccia o no.

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    2. "Se quella è la strada, la dobbiamo percorrere, che ci piaccia o no."

      Se la strada evolutiva per la specie umana è quella di differenti razze specializzate, in una commistione fra gli Eloi/Morloch e/o i "figli" di Moreau di H.G. Welles e gli alfa/beta/gamma/delta/epsilon in grado decrescente di intelligenza di Brave New World francamente inorridisco.

      Più in generale, che razza di Universo pazzo e perverso è questo, in cui per sopravvivere bisogna UTILIZZARE COME STRUMENTI altre forme di vita, uccidendole e mangiandole, animali o vegetali che esse siano?

      E' facile dire "dobbiamo percorrerla". Ma quanta altra sofferenza individuale questo genererà? Come si fa ad accettare sic et simpliciter che "le cose stanno così" senza avere conati di vomito?

      Come si fa ad accettare che si sia in grado di immaginare un mondo con meno sofferenza e poi si agisca quatidianamente facendo soffrire altri esseri viventi per sopravvivere noi stessi?

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    3. Purtroppo, sembra proprio che l'universo non faccia caso alle sofferenze individuali degli esseri viventi. Ed è l'universo in cui viviamo.

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    4. Che Universo di merda, se mi si fa passare la parolaccia.

      Sembra quasi *volutamente* strutturato con l'intento di fare uno scherzo di pessimo gusto alla Vita in generale, oppure un tentativo mal riuscito di "pre-produzione", o, ancora, un esperimento preparatorio o uno di controllo con condizioni volutamente distorte... :-/


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    5. Sembra proprio che il Demiurgo non abbia ricevuto istruzioni precise su come creare un universo i cui abitanti non dovessero soffrire.

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    6. Infatti,
      quando si dice che l'uomo è cattivo, mentre la natura è buona,
      non capisco come non vedano l'incoerenza.

      Noi siamo parte della Natura e quello che facciamo noi è come se lo facesse la Natura.

      La Natura ha realizzato ben 5 estinzioni di massa nel passato,
      e ben prima che nascesse l'uomo.

      La Natura dice che gli erbivori, per vivere, devono mangiare le piante.
      Il problema è che nessuno (pianta, animale, uomo) capisce il limite che c'è un limite.

      Se ci sono troppi erbivori, finiscono per distruggere tutta la flora/piante;
      allora la natura creò i carnivori in modo che potesse contenere (mangiare, uccidere) un certo numero di erbivori.

      L'uomo essendo onnivoro si è messo in mezzo.
      Mangia sia le piante che gli animali.

      E' la natura dell'uomo che lo porta a far questo, e non è cattiveria.

      L'Universo è fatto così,
      ognuno per vivere ha bisogno di uccidere qualcun altro.
      ----

      E se lo scopo (divino) dell'uomo fosse proprio quello di creare / modificare questo Universo,
      in modo tale che per vivere non si debba più uccidere?

      Allora perché l'uomo è stato messo in mezzo (onnivoro) a questa Natura e gli si è data una capacità intellettiva superiore agli altri esseri viventi.

      Che dite... lo progettiamo un nuovo Universo con nuove regole?

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    7. Ugo, se sia "la strada" non lo so, sta di fatto che la stiamo già percorrendo, o almeno qualcosa di molto simile, pur senza arrivare alla speciazione. Prima di agricoltura ed allevamento eravamo divisi in piccole tribù e la differenziazione non aveva senso: tutti dovevano viaggiare al 101% di efficacia per sopravvivere. Quando abbiamo iniziato a coltivare i campi ed allevare gli animali sono nate le città, è nata l'organizzazione sociale, sono nate le gerarchie. Chi era più intelligente organizzava il lavoro degli altri, chi era stupido poteva fare i lavori pesanti, chi era aggressivo poteva combattere le città vicine invece di far danni dentro la città (della serie: come l'assenza perdurante di guerre ha prodotto una canalizzazione della violenza nel tifo da stadio e nel vandalismo). Certo, perché questo produca una speciazione occorrono molto più tempo e forme di segregazione riproduttiva, ma soprattutto occorrerà che il 'nuovo modello' funzioni meglio dell'antico. In fondo è quello che provarono a fare i nazisti con l'eugenetica, e il resto del mondo sconfessò quel progetto.

      Le formiche sono creature estremamente rudimentali, il loro sistema nervoso è costruito integralmente sugli istinti, ovvero una sorta di programmazione neuronale: non hanno plasticità, sono in tutto e per tutto dei micro-robot organici senza possibilità di rivedere la propria programmazione. In quest'ottica avere individui strutturati con un proprio set di funzionalità organiche (operative, riproduttive) e parallelamente una propria specifica 'programmazione' consente il raggiungimento di livelli di efficienza e complessità impossibili per una specie in cui tutto (dal nutrimento alla sopravvivenza alla riproduzione) è demandato ai singoli individui.

      Ma noi siamo, al contrario, creature complesse, con cervelli plastici in grado di imparare. Siamo capaci di costruire società complesse (e di metterle in competizione con altre società complesse) senza rinunciare alla complessità dei singoli individui. Non solo, la storia pare dimostrare che le civiltà più antiche e in qualche modo "strutturate" non necessariamente risultano più innovative ed efficaci di quelle "giovani" (vedi la Cina vs. l'Europa vs. gli Stati Uniti). Questo sembrerebbe indicare che l'irrigidimento necessario per dar vita ad una organizzazione sociale caratterizzata dalla speciazione non sia conciliabile con la nostra specie. Probabilmente il formicaio è l'ultima spiaggia della linea evolutiva degli insetti, bloccati nello sviluppo dell'intelligenza dall'impossibilità degli esoscheletri di sostenere individui di grosse dimensioni (e dotati di un grande cervello). i vertebrati hanno semplicemente scelto una strada diversa.

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    8. @ Ugo Bardi
      "Sembra proprio che il Demiurgo non abbia ricevuto istruzioni precise su come creare un universo i cui abitanti non dovessero soffrire."

      Ed è proprio questo che mi lascia perplesso: mi sembra così futile/farraginoso/poco ottimizzato. Incidentalmente, se posso chiedere, al di là del suo essere scienziato nell'esaminare il "come" dell'Universo, lei cosa ne pensa del "perché" (in senso lato del termine)? Nella sua risposta sopra citata lei parla di una figura demiurgica: è solo uno strumento stilistico/dialettico o un riferimento filosofico preciso?
      Mi rendo conto che la domanda va un po' al di là del "reference frame" del blog e un po' molto sul personale, ma, come agnostico non del tutto rassegnato (e totalmente insoddisfatto da ogni religione tradizionale) la cosa mi incuriosisce...

      @ Pulvirenti
      "E se lo scopo (divino) dell'uomo fosse proprio quello di creare / modificare questo Universo,
      in modo tale che per vivere non si debba più uccidere?"

      Se così fosse, se l'Umanità (come specie senziente e autocosciente) fosse un elemento antientropico (sia pure a livello locale...) intrinseco dell'Universo, se fosse un'estensione operativa del concetto di "Universo che osserva se stesso", se fosse un attore di feedback correttivo incorporato e casualmente/evolutivamente generato, allora non mi sembra che stiamo riuscendo granché bene ad implementare la retroazione correttiva di nostra competenza neanche nel nostro minuscolo angolo, limitato ad un singolo pianeta. Anzi.
      Se poi questo fosse il compito assegantoci volutamente da un'entità "superiore"... beh, allora il Progettista non mi sembra sia granché abile: mi viene in mente il finale di "Fabbricanti di Universi", di Farmer... :-/

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    9. Il Demiurgo è una figura tipica dello Gnosticismo, anche se le sue origini filosofiche sono più antiche. Uso questo termine perché lo studio della meccanica quantistica ti porta spesso a pensare che l'universo è stato "progettato" con una certa attenzione a limitare il carico di calcolo sul Grande Computer (ovvero il Demiurgo). Per esempio, il principio di indeterminazione fa si che il GC non deve calcolare a ogni momento dove sta ognuno degli elettroni dell'universo. Ne deve calcolare la posizione soltanto al momento in cui qualcuno va a osservare un certo elettrone - un bel risparmio di potenza di calcolo!

      D'altra parte, tuttavia, ci sono delle cose che rimarranno per sempre nascoste a noi miseri umani e il fatto che oggi tendiamo a vedere l'universo come una grande simulazione che gira su un computer celestiale potrebbe essere soltanto una riflessione dei nostri limiti attuali. I sumeri vedevano gli esseri umani come dei servitori degli Dei; per i monoteisti, Dio è il pastore, e gli esseri umani il suo gregge, sicuramente ci sono altre visioni nascoste dell'essenza dell'universo.

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    10. xmammifero. Guarda, MB, sei sulla strada giusta, ma la situazione può evolvere in modi enormemente più complessi e inaspettati. A mio parere, siamo davanti alla "quinta rivoluzione aggregativa" dell'ecosistema terrestre. La prima è stata l'aggregazione degli acidi nucleici nei batteri e archea, la seconda l'aggregazione degli archea e batteri a formare gli eucarioti, la terza l'aggregazione degli eucarioti a formare creature multicellulari, la quarta quella delle creature multicellulari a formare colonie eusociali di insetti, la quinta quella dei mammiferi a formare colonie eusociali di mammiferi. E' una rivoluzione di portata immensa - già al livello primitivo di eusocialità che abbiamo raggiunto, i risultati sono stati (per il momento) devastanti; ma questa è soltanto una fase. L'ecosistema si deve adattare; ogni rivoluzione ha portato a un incremento di capacità dissipative dell'entropia planetaria. Abbiamo ancora un buon mezzo miliardo di anni di danza; non c'è che ballare il meglio possibile

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    11. @Anonimo:
      "allora non mi sembra che stiamo riuscendo granché bene ad implementare la retroazione correttiva di nostra competenza neanche nel nostro minuscolo angolo, limitato ad un singolo pianeta."

      E qui ti sbagli, in quanto, prima si devono raggiungere le conoscenze base necessarie e solo dopo si può iniziare ad agire.
      Pensa che sono riusciti a fare un Hamburger (carne) senza uccidere animali.
      Hanno fatto crescere le cellule della carne in vitro (o in altro modo) e poi hanno fatto l'amburger.

      Il costo attuale di questo hamburger è di 100.000 Dollari, ma in prospettiva potrebbe essere la strada giusta.

      Contro le estinzioni degli animali e delle piante, siamo in grado di modificare i geni in modo che nascano nuove piante e nuovi animali. Magari non eviterà la scomparsa di specie esistenti, ma ne farà nascere di nuove e migliori.

      Secondo me, siamo all'inizio di una nuova era.
      Stiamo iniziando a camminare questo nuovo tragitto, con tutte le speranze e i possibili problemi (che chiaramente ci sono e non li escludo).

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    12. @Ugo:
      "il principio di indeterminazione fa si che il GC non deve calcolare a ogni momento dove sta ognuno degli elettroni dell'universo. Ne deve calcolare la posizione soltanto al momento in cui qualcuno va a osservare un certo elettrone "

      Io non sono d'accordo su questa impostazione della Meccanica Quantistica e faccio un semplice esempio.
      Se c'è un palo della luce che ci sta cadendo in testa e noi siamo girati di spalle,
      esso ci colpirà indipendentemente dal fatto che qualcuno lo osservi oppure no.

      Sto studiando questi aspetti della Meccanica quantistica, degli elettroni nell'attraversamento delle doppie fenditure ecc.

      Per esempio, per me, gli elettroni che attraversano una doppia fenditura, creano una figura d'interferenza, perché associato all'elettrone c'è anche il suo campo elettrico/magnetico che crea muovendosi. Questo campo attraversa le doppie fenditure (e non la particella elettrone che passa solo da una di esse) e poi, è lo stesso campo che, influenzato dalle fenditure, indirizza l'elettrone in una data posizione finale, che crea la figura d'interferenza.

      Comunque, sono studi che sto portando avanti (nel poco tempo a disposizione) e penso che la Meccanica quantistica avrà delle nuove interpretazioni.

      Anzi, gli esperti di MQ neanche le cercano le interpretazioni dei fenomeni, essi calcolano soltanto e basta (Feynman).

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    13. R demiurghi e simili: io credo nell'orologiaio cieco od al più nel ruolo delle creature coscienti di maestri per la parte non cosciente dell'universo, sempre però nell'ambito di una assoluta consustanzialità fra parte cosciente e non cosciente ( come nelle prime interperetazioni di hegel) e nell'uomo come principale ma non esclusiva parte cosciente anche nello stesso pianeta Terra; quindi se vogliamo parlare dell'universo Gaia è il nostro genius loci probabilmente molto speciale anche se forse non unico in assoluto; ogni volta si voglia stabilire un iato fra uomo ed il resto c'è sotto un tranello morale teso dagli uomini più deboli ma più astuti e malevoli...

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    14. Ugo, le "colonie eusociali di mammiferi" sono nate 13.000 anni fa con l'invenzione dell'allevamento, le abbiamo chiamate società. Anzi, in nuce esistevano già dalla domesticazione del cane come supporto per la caccia. Il punto è che non abbiamo bisogno di modificare il genoma umano per ottenere individui adattati, abbiamo preso altri mammiferi e li abbiamo usati alla bisogna (non solo mammiferi, per la verità, abbiamo preso qualsiasi forma vivente ci capitasse a tiro e potesse essere di qualche utilità, foss'anche solo nutrirci fino all'estinzione, com'è accaduto per la macrofauna americana ed australiana).
      Le formiche hanno dovuto ricorrere alla speciazione interna per ovviare ad un problema che noi stiamo affrontando da una prospettiva radicalmente diversa.
      (in realtà le formiche allevano gli acari né più né meno come noi alleviamo le vacche) La mia idea è che il fatto di possedere un cervello evoluto ci consente di organizzare i nostri 'formicai umani' (le città) senza la necessità di un imprinting di tipo genetico che ha tempi di strutturazione drammaticamente lunghi e molta meno flessibilità.

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    15. Mammifero, l'addomesticamento va in due direzioni. Abbiamo addomesticato molte specie di mammiferi e quella umana in particolare. Il genoma umano è stato fortemente modificato negli ultimi 10.000 anni circa. Ma non basta ancora per una vera eusocialità - non siamo ancora abbastanza addomesticati. Deve cambiare ancora, moltissimo, e sta cambiando. Altri 10.000 anni e vediamo che succede, ma non mi stupisco di niente!

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    16. Credo che per quello che intendi tu occorra una situazione molto più statica dell'attuale, che consenta alle stratificazioni sociali di sedimentarsi e dare luogo a quella che poco sopra definivo "segregazione genetica". Probabilmente il sistema indiano delle caste va in questa direzione già da tempo. La domanda è se l'alveare umano risulterà realmente più efficace, politicamente e socialmente, o non finirà col rappresentare un organismo ingestibile e destinato all'involuzione e al declino. Herbert stesso non ha una posizione netta, se in "Hellstrom's hive" è la società alveare a vincere, in "Dune" i nomadi Fremen di Arrakis si pappano in un sol boccone i soldati meglio addestrati e più pericolosi dell'Impero (la guardia imperiale). Dal punto di vista genetico gli incroci tra consanguinei hanno come risultato un peggioramento complessivo degli individui, con l'insorgere di tare ereditarie (effetto già manifestato nelle famiglie reali europee negli ultimi due o tre secoli). Se dovessi scommettere i miei 2c credo che li punterei su un progressivo rinselvatichimento della specie, almeno per quanto riguarda i primi secoli post-collasso. Dopo si vedrà, ma ci si troverà comunque a corto di risorse in grado di dar luogo ad una seconda ondata tecnologica.

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    17. Volevo dare anche una risposta ad Alessandro Pulvirenti, convinto che l'ingegneria genetica possa produrre forme di vita "migliori". Ti suggerisco di leggere (o ri-leggere) l'origine delle specie di Darwin. I singoli individui non possono essere migliori o peggiori in sé, lo sono all'interno della specie che a sua volta è all'interno di un ecosistema, e l'efficacia dell'ecosistema va valutata nel suo complesso, non al livello dei singoli individui. Un predatore di grossa taglia è efficiente solo in presenza di prede di grossa taglia, in caso contrario dovrà cedere il passo a predatori di piccola taglia. P.e. non possiamo dire che il leone sia un predatore "migliore" del gatto solo perché è più grosso e più forte. In habitat caratterizzati da selvaggina di piccole dimensioni il leone non sarà in grado di nutrirsi adeguatamente, il gatto sì. Quindi è l'equilibrio complessivo dell'ecosistema che ha senso valutare.

      Invece le creature prodotte dai nostri esperimenti sono mostruosità del tutto incapaci di relazionarsi ad un ambiente naturale. Le mucche che producono 40 litri di latte al giorno in assenza di mungitura non sopravviverebbero una settimana nemmeno in contesti privi di predatori.



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  11. Qualcuno forse trascura un particolare...
    la soluzione "Alveare umano" è possibile solo con abbondanza di risorse e basso inquinamento.
    NON mi sembra che stiamo andando verso un mondo con ABBONDANTI risorse.

    Anche l'altra soluzione: "Estinzione"
    Io la escluderei, in quanto, può darsi che gli uomini delle città, per vari motivi (guerra, crisi economica/risorse, ecc) possano soccombere;
    ma voi pensate che qualcuno andrà a cercare e sterminare la popolazione che vive isolata nelle foreste equatoriali o in quelle siberiane? Oppure le persone sparse nelle piccolissime isole del Pacifico?

    Forse, sarà la vittoria delle persone emarginate dalla società civile.

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    1. il problema della sopravvivenza delle "cosiddette persone emarginate dalla società civile" è che ormai, anche loro sono fortemente dipendenti dai combustibili fossili. Quindi Kaput.

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    2. Non è affatto detto che l'alveare abbia bisogno di abbondanti risorse. Essendo un sistema estremamente efficiente, se la cava anche con risorse scarse e comunque le può gestire meglio di un sistema meno organizzato

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    3. Quando le risorse sono scarse (non sufficienti),
      aumentano il senso di egoismo (spirito di sopravvivenza) e i relativi contrasti (vedi guerre).

      Per questo penso che non sia possibile, realisticamente parlando.

      Gli e lo dite voi agli USA che devono abbassare i loro consumi in modo che ognuno abbia la giusta quota per vivere?

      Il cercare di differenziarsi dal prossimo (essere migliori, vivere meglio) è una cosa che fa parte di noi.

      Il comunismo che voleva tutte le persone UGUALI è fallito miseramente.

      Poi, teoricamente uno può immaginare la qualsiasi, il problema è che la realtà spesso se ne frega delle nostre previsioni e va per conto suo.

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    4. Alessandro gli statunitensi, con tutte le loro follie personali e familiari, sono appena 1,9 volte oltre la capacità di carico del loro territorio; i russi 1,5 volte nonostante gli appartamenti da 50 metri quadri e le ricchezze del sottosuolo; noi italiani ben 4,4 volte...Te capì ?

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    5. Ma infatti, io sono contro chi dice che abbiamo bisogno degli immigrati per non far crollare questo Paese.
      Io sono contro chi dice che c'è bisogno di più nascite.

      Chiaramente però, se una popolazione vive nel "lusso" diventa punto di riferimento anche per gli altri, che vorrebbero raggiungere anche loro quel livello di benessere.

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    6. Alessandro, quando il gioco si fa duro, le creature eusociali cominciano a giocare

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  12. Non so se vi sarà una evoluzione verso l'alveare umano.
    .----
    L'essere umano, bipede, ha sviluppato degli artigli.
    Sono artigli tecnologici, e sono enormi.
    Con questi artigli stiamo squarciando, a morte, il mondo.
    Mi auguro che la nostra evoluzione sia caratterizzata dalla cosciente rinuncia a questi artigli.

    Gianni Tiziano

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    1. Propongo la lettura dello scritto di cui il link, scritto troppo lungo per essere qui riportato.

      http://www.peacelink.it/pace/a/2723.html

      Per quanto ne sappiamo, noi umani siamo un vertice di gloria e d'infamia di questo universo.
      E ormai sappiamo abbastanza da non doverci illudere d'essere unici in questo.
      E se anche qualcuno venisse a dirci di qualche verità che ancora non conosciamo, alla fine potremmo non credergli, nemmeno di fronte all'evidenza delle prove.
      Questa è l'essenza della vera catastrofe.Credo.
      Un alveare che vive come un cenacolo, questo è invece un prodigio, di cui saremmo capaci.
      Siamo di fronte ad una semplice definitiva biforcazione.
      Chi vuole scelga, chi non vuole scegliere accetti d'essere scelto suo malgrado.

      Marco Sclarandis

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    2. Buongiorno Marco.

      Il mondo che stiamo squarciando non è solo quello umano.
      E' il mondo naturale, sono le rocce, le foreste, i laghi, sono i modi di essere di animali e piante.
      Si tratta di rispettarli, perché hanno lo stesso nostro diritto di esistere.
      .----
      Anche il mite ha il diritto di ribellarsi ai soprusi di cui è oggetto.
      Che poi non lo faccia è una sua scelta.
      A me piace tanto Gandhi, che era non-violento.
      E mi piace il modo di vedere il mondo degli indiani del nordamerica.
      Loro reagirono in molti modi alle violenze ed i soprusi dei bianchi invasori delle loro terre.
      Alcuni si ribellarono e combatterono, altri per amore della pace ubbidirono al volere dei bianchi, altri si appellarono al buon senso.
      Nessun indiano sbagliò, cercavano il bene.
      I bianchi sbagliarono : furono distruttori della bellezza di una vita molto vicina al concetto di paradiso.
      .----
      Noi bianchi continuiamo a distruggere.
      La cultura occidentale non è mite.

      Gianni Tiziano

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    3. @ Gianni Tiziano/Madre Terra
      "L'essere umano, bipede, ha sviluppato degli artigli. (...) con questi artigli stiamo squarciando, a morte, il mondo."

      Li ha sviluppati come risposta agli artigli delle altre speci, che li avevano "di serie", e che li usavano senza remore per squarciare e pappare gli umani. Come fa notare più sopra Pulvirenti, la dicotomia Uomo/Natura & altre speci, è... speciosa (pun intended... ;-), perchè noi non siamo "altra cosa" rispetto al resto della Natura. E' tutta la Natura che vive sulla sofferenza del "tutti contro tutti", sia pure con metodologie diverse: Giacomo Leopardi, "Il giardino del dolore" - http://www.oilproject.org/lezione/zibaldone-il-giardino-del-dolore-testo-originale-2736.html

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    4. @ Anonimo18 giugno 2015 09:36

      Il problema è che i nostri artigli sono troppo grandi, si pensi ai bulldozer che spianano le foreste.
      Questa smisuratezza, abbinata al nostro tipo di mente, che non rispetta gli equilibri ecologici, causa il degrado ambientale diffuso su tutto il pianeta, similare all'avanzamento di un cancro.

      Sul fatto che la vita sia sofferenza, non sono d'accordo, penso vi sia principalmente tanta serenità, basti osservare i salti dei delfini, il lento crescere degli alberi, la quiete delle rocce, il mormorio dell'acqua e il suono del vento.

      Gianni Tiziano

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  13. La natura ci ha dato gli istinti violenti degli scimpanzè per contenere la sovrappopolazione prima dell'esaurimento del territorio del branco; credo torneranno d'uopo; ragionare in termini di infelicità individuale credo sia aberrante ogni volta si superino le capacità di carico; stupenda novella anche neanderthal parallax.

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  14. Fra said:
    "ragionare in termini di infelicità individuale credo sia aberrante ogni volta si superino le capacità di carico".

    Aberrante, a mio avviso, è che si possa dire con (apparente?) indifferenza una simile frase.

    Che in generale, nel mondo concreto, le cose stiano così non è in discussione. Che al momento attuale lo si debba accettare obtorto collo come imminente probabilmente anche.

    Ma che ci sia spesso un'evidente schadenfreude nel dirlo da parte di coloro che sono (o si credono...) i "vincenti" in questa folle corsa alla massimizzazione della sofferenza è, semplicemente, di una tristezza infinita...

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  15. I nativi americani guerreggiavano tra loro già da molto tempo prima che arrivassero i distruttori bianchi. Non era propriamente un paradiso il continente scoperto da Colombo (e prima ancora da Polinesiani, Fenici, Romani e Vichinghi, ecc.). Ciò non toglie che i suddetti nativi fossero molto più integrati nell'ambiente rispetto agli Europei. Nonostante tutto, i Maya con la loro organizzazione agricola e urbana, hanno conosciuto i problemi legati alla sovrappopolazione e sono andati incontro al collasso della loro civiltà. Mi ricorda molto le vicende di molti imperi del vecchio mondo e quelle future prossime di questa (in)civiltà globale.

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  16. intanto la co2 aumenta vertiginosamente. Altro che alveare, tra pochi decenni kaput.

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  17. in linea di principio concordo con Gianni;

    io non credo che il fatto che le forme di Vita per vivere debbano distruggerne altre sia automaticamente causa di sofferenza; ciò capita solo in noi umani, che siamo consapevoli di questo fatto, o per meglio dire siamo per la maggior parte tra la totale inconsapevolezza della maggior parte degli animali e la piena consapevolezza, che se invece raggiungessimo ci permetterebbe di non soffrirne più;
    in altre parole, un problema è tale quando ha soluzione, quando non ha soluzione è un fatto e va accettato, pena la sofferenza; soffrire perché piove, perché il sole tramonta, perché ci si ammala, perché si muore, mangiati o in altri modi, è dal mio modo di vedere e sentire la conseguenza di illusioni e di una mente lontana dalla realtà; secondo me la nostra sofferenza è una misura della nostra distanza dalla realtà in quel momento;

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    1. Da quello che dici, capisco che non hai mai visto piangere un animale!
      Gatti, cani, mucche ecc. piangono e soffrono come noi.
      La sofferenza non è un fatto di consapevolezza solo umana,
      questa è una bugia che viene detta per supportare alcune religioni che considerano l'uomo qualcosa di speciale.
      Tutte le creature capiscono la sofferenza e il dolore, se no, si farebbero mangiare tranquillamente dai loro cacciatori (carnivori ecc).

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  18. no Alessandro, mi è capitato invece, per esempio in un documentario dove una mamma elefante aveva perso un cucciolo;
    non a caso ho parlato della "maggior parte degli animali", in quanto totalmente inconsapevoli della sofferenza che ci può capitare, e che infliggiamo alle altre forme di Vita.. e non riguardo al fatto di soffrire o meno;
    .. ma se ci attacchiamo alle parole non ci capiremo mai;
    il contesto del discorso qui riguarda il non accettare un mondo dove le forme di Vita per esistere hanno bisogno spesso di eliminarne altre, non credo che un elefante arrivi a concepire un pensiero del genere, e quindi a dolersi per questo
    l'istinto di sopravvivenza qui non c'entra, in generale una specie animale (almeno a partire dai primi organismi pluricellulari, e anche in alcuni unicellulari) che ne fosse priva, semplicemente non esisterebbe perchè in tempi più o meno brevi sarebbe spazzata via dalla selezione naturale

    quello che volevo dire è che un essere umano potrebbe, se molto coerente con la realtà ( Saggezza?) non soffrire, a livello mentale, per la sofferenza che percepisce ed osserva nel mondo attorno a sè, o per quella che sente, a livello fisico, sul suo corpo

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    1. "quello che volevo dire è che un essere umano potrebbe, se molto coerente con la realtà ( Saggezza?) non soffrire, a livello mentale, per la sofferenza che percepisce ed osserva nel mondo attorno a sè, o per quella che sente, a livello fisico, sul suo corpo"

      Che pensiero tremendo!

      La consapevolezza della sofferenza possibile e/o di quella altrui (umana o animale che sia) è l'unica cosa che ci impedisce di provocare ancora più sofferenza!

      Senza simpatia/empatia c'è solo la socio/psicopatia, come dimostrato fin troppo ampiamente dai teorici di certe, ora purtroppo imperanti, "idee" neo-libericole...

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    2. non ho mai parlato di non consapevolezza della sofferenza, tutto il contrario!
      compassione ed empatia sono cose a cui dare valore anche secondo me, ma non nel senso di "soffrire con", io posso desiderare che tu smetta di soffrire e magari utilizzare le mie risorse di tempo, energie, ecc. per farti stare meglio, ma non devo per forza soffrire, questo è il mio pensiero, e a me sembra un pensiero di pace;

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