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sabato 24 agosto 2013

Il grande “rutto” del metano Artico: una catastrofe da 60 trilioni di dollari

Un nuovo studio esamina gli impatti planetari, sociali ed economici della sempre più pericolosa fusione dell'Artico

Di Jon Queally

Da “Common Dreams”. Traduzione di MR


Il Permafrost sul lato nordorientale di Spitsbergen, alle Svalbard, un'isola nella regione artica fra la Norvegia e il Polo Nord. (Foto: Olafur Ingolfsson.)

Mettendo in guardia sul fatto che un drammatico “rutto” o “impulso” da sotto il fragile permafrost dell'Artico - causato dal continuo riscaldamento globale - potrebbe scatenare una “catastrofe climatica”, un nuovo studio dice che la continua fusione è anche una “bomba ad orologeria” economica che potrebbe costare all'economia globale 60 trilioni di dollari. Miliardi e miliardi di tonnellate di metano sono immagazzinate nel permafrost in tutte le regioni dell'Artico, ma è stato posto un interesse particolare sulle enormi riserve che stanno chiuse sotto la Piattaforma Artica della Siberia Orientale. Gli scienziati hanno ripetutamente avvertito che se questi depositi – molti congelati all'interno sotto forma di idrati di metano – venissero liberati, innescherebbero enormi retroazioni positive ed aumenterebbero drammaticamente il tasso di riscaldamento globale. Il nuovo studio conferma queste paure che si sono instaurate, ma valuta anche ai costi economici e sociali potenziali che ne seguirebbero. 

Anche se i netturbini delle multinazionali dei combustibili fossili e delle compagnie minerarie sbavano alla prospettiva di una fusione dell'Artico per poter sfruttare le riserve di risorse minerali ed energetiche precedentemente inaccessibili, i ricercatori climatici dicono che sia gli impatti planetari sia quelli economici dovrebbero essere presi in modo estremamente serio. Gli autori del rapporto dicono che i leader globali finanziari e politici continuano ad evitare gli avvertimenti degli scienziati quando si tratta dei pericoli posti della fusione dell'Artico. Come dice il rapporto di John Vidal del Guardian:

I Governi e l'industria si aspettavano che il riscaldamento diffuso della regione dell'Artico negli scorsi 20 anni perché fosse un vantaggio economico, in quanto avrebbe permesso lo sfruttamento di nuovi pozzi di gas e petrolio ed avrebbe consentito la navigazione per viaggiare più rapidamente fra Europa e Asia. Ma il rilascio di un singolo “impulso” gigante di metano dal permafrost dell'Artico che si scongela al di sotto del mare Siberiano Orientale “potrebbe portare un cartellino del prezzo complessivo di 60 trilioni di dollari”, secondo i ricercatori che hanno quantificato per la prima volta gli effetti sull'economia globale. Anche l'emissione più lenta di parti più piccole delle vaste quantità di metano rinchiuse nel permafrost artico e nelle acque al largo potrebbero innescare un cambiamento climatico catastrofico e “far impennare” le perdite economiche, dicono.

“L'impatto globale di un Artico che si scalda è una bomba economica a orologeria”, ha detto Gail Whiteman, un analista di politiche climatiche all'Università Erasmus di Rotterdam ed uno degli autori del rapporto. “L'imminente scomparsa del ghiaccio marino estivo nell'Artico avrà enormi implicazioni sia sull'accelerazione del cambiamento climatico sia sul rilascio di metano dalle acque al largo, che ora in estate sono in grado di riscaldarsi”, ha aggiunto Peter Wadhams dell'Università di Cambridge, un altro coautore. Come osserva Vidal:

Il ghiaccio marino dell'Artico, che si fonde in gran parte e si riforma ogni anno, sta declinando ad un tasso senza precedenti. Nel 2012, è crollato al di sotto dei 3,5 milioni di kmq a metà settembre, solo il 40% della sua estensione negli anni 70. Siccome il ghiaccio sta anche perdendo il suo spessore, alcuni scienziati prevedono che l'oceano Artico sia in gran parte libero dal ghiaccio estivo dal 2020. La paura crescente è che, mentre il ghiaccio si ritira, il riscaldamento del mare permetterà al permafrost in mare aperto di liberare quantità di metano sempre più grandi. Una riserva gigantesca di gas serra, sotto forma di idrati di gas sulla Piattaforma Artica della Siberia Orientale potrebbe essere rilasciata, o lentamente nel giro di 50 anni o in modo catastroficamente rapido in un quadro temporale più breve, dicono i ricercatori. 

“Un impulso massiccio di metano”, ha spiegato Wadhams, “avrà grandi implicazioni per le società e le economie globali. Gran parte di quei costi sarebbero sostenuti dai paesi in via di sviluppo sotto forma di eventi atmosferici estremi, inondazioni ed impatti sulla salute e sulla produzione agricola”. 


10 commenti:

  1. ho letto su LAMMA che il ghiaccio artico ha quest'estate un'estinzione di quasi 2 milioni di kmq superiore al 2012. La crisi sta facendo i suoi effetti? Il mondo è salvo? Chissà come gli girano a Shell e BP, che non vedevano l'ora di sforacchiare come volevano dall'Alaska alla Siberia....Forse il buon Dio ci ha messo una pezza, anche se non mi pare ce lo meritassimo, ma Lui è il misericordioso, io no, almeno quasi sempre.

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    1. “Even if this year ends up being the sixth- or seventh-lowest extent, what matters is that the 10 lowest extents recorded have happened during the last 10 years,” said Walt Meier, a glaciologist with NASA’s Goddard Space Flight Center in Greenbelt, Md. “The long-term trend is strongly downward.”

      http://www.nasa.gov/content/goddard/arctic-sea-ice-update-unlikely-to-break-records-but-continuing-downward-trend/

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    2. Non ti illudere, è solo un ritracciamento momentaneo, tutti i fenomeni in natura non sono mai competamente lineari, ma seguono un andamento altalenante. quello che è importante è il "trend" del riscaldamento planetario e questo non solo non inverte la direzione, ma sta addirittura accellerando.

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  2. "La crisi sta facendo i suoi effetti?" direi proprio di no:

    http://phys.org/news/2013-08-arctic-sea-ice-downward-trend.html

    This year's melting season included a fast retreat of the sea ice during the first half of July. But low atmospheric pressures and clouds over the central Arctic kept temperatures up north cooler than average, slowing down the plunge.

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  3. Tantopiù che i consumi di combustibili fossili non hanno mai smesso di crescere.

    Non so per quale motivo ma è ormai opinione comune che a causa della crisi, i consumi di petroio, per esempio, siano in calo. Niente di più falso. Il calo dei consumi è una realtà solo per l'area OECD, nel resto del mondo, i consumi di greggio non hanno mai smesso di crescere, e lo fanno a un ritmo tale che riescono tranquillamente a compensare e superare i cali dei paesi OECD. Il 2013 sarà un nuovo anno record per i consumi di petrolio.

    Stessa cosa sicuramente per il gas e con tutta probabilità anche per il carbone.

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  4. Infatti, la cina al momento non puo' permettersi di crescere meno del 7% all'anno pena gravi ripercussioni interne, e in media i paesi emersi crescono a tassi che vanno dal 3 a 6 %.

    Questo' e' piu; che sufficiente a compensare il calo dei consumi dei paesi industrializzati ( ormai deindustrializzati?). Si tratta in definitiva solo di uno spostamento di consumi.

    Il punto sara' vedere quanto la produzione, drogata dai metodi di estrazione non-convenzionali, potra' tenere il passo della domanda.

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  5. Qui un grafico ( da verificarne l'attendibilita') in cui si evince anche qualse sia il gap che deve essere colmato con le fonti non convenzionali.

    http://www.indexmundi.com/energy.aspx?region=xx&product=oil&graph=production+consumption

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  6. Durante la Grande estinzione di massa del Permiano, 250 milioni di anni fa, a causa della fuoriuscita dai fondali marini di metano prima imprigionato negli idrati, la temperatura della atmosfera aumentò di almeno 15°C, provoncando il blocco della circolazione delle grandi correnti oceaniche e di conseguenza, uno stato di anossia degli stessi. Vennero sterminate oltre il 90% delle specie viventi .... ecco cosa rischiamo in cocreto, ma alla gente non frega nulla, perchè ignorante, avida di denaro oppure ritiene che un dio benevolo inventato dalla fantasia possa risolvere tutti i problemi

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  7. se va come a Sodoma e Gomorra il Dio benevolo potrà salvare solo quei pochi che si sono impegnati ad entrare per la porta stretta, perchè per il libero arbitrio gli altri se ne andranno dove vogliono. Esseri liberi è una bella cosa, ma tante volte l'uso della libertà che viene fatto non è tanto bello. Sfocia spesso nella superbia e se ce ne accorgessimo un pò più tutti il mondo non sarebbe sull'orlo del disastro.

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  8. Non mi piace pensare che se un virus come ebola facesse quello per cui la natura l'ha fatto la terra sarebbe salva. Sarebbe una cosa orribile. O forse ormai sarebbe pure inutile perfino quello, dati i disastri ambientali che hanno innescato, cosi come descritti in questi siti, che non si capisce quanto abbiano ragione o quanto siano allarmistici. Tutti questi eventi da fine del mondo che si sentono alla tv e sui siti come questo mettono angoscia. Per non parlare degli asteroidi, delle guerre, dell'economia, dell'inquinamento. E poi noi, singolarmente, piu che prenderne atto, anche con la piu buona volontà, che possiamo farci ?

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