Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 6 maggio 2013

Il picco della tecnologia

Da “The Oil Crash di Antonio Turiel. Traduzione di MR


Cari lettori,

Juan Carlos mi ha inviato questo post sul tema che io stesso volevo sviluppare qualche tempo fa, ma lui lo ha fatto con più grazia ed eleganza di quanto non sarei capace di farlo io. Il post che segue smentisce coi fatti il mito del progresso nel quale vive immersa questa società; un articolo imprescindibile, insomma.

Saluti.
AMT

Il picco della Tecnologia

di Juan Carlos

Immagine: invenzioni per migliorare la vita www.cincodias.com


Un tema polemico che ha sempre attirato la mia attenzione è l'esaltazione del progresso tecnologico alla categoria di totem protettore di una gran parte della società moderna post-industriale. Alla scienza si ricorre come via di salvezza da tutte le sfide alle quali l'umanità si sta sottoponendo, non solo per esistere, ma per continuare a svilupparsi in modo esponenziale. E convinzioni tecno ottimiste si confrontano abitualmente con visioni del mondo meno ideali. Le diverse correnti hanno i loro rispettivi difensori e detrattori. Considero del tutto legittimo allinearsi con una qualsiasi delle correnti che ci presentano un determinato futuro. Non ci sono inconvenienti se provengono dal ragionamento individuale e non dalla propaganda e dalla manipolazione di gruppi di interesse mediatico ed economico.

La corrente fondata dallo scienziato Raymond Kurzweil ci invita alla fede cieca nella scienza per superare tutti i limiti dell'essere umano. Secondo questo movimento, le tecnologie informatiche e l'intelligenza artificiale trascenderanno le nostre possibilità biologiche in modi inimmaginabili. Kurzweil ha pubblicato il saggio “La legge dei rendimenti accelerati” per spiegare la spettacolare evoluzione del progresso tecnologico. In questa legge, egli menziona un'altra legge, quella di Moore, che preconizza la crescita esponenziale della complessità dei circuiti integrati. Tuttavia, studi recenti mettono in discussione l'inflazionata legge di Moore a causa di limiti fisici nella geometria interna dei microprocessori e degli alti costi che comporta la costruzione di nuove fabbriche specializzate, fattori che possono neutralizzarla. Len Jelinek, direttore di iSuppli, crede che la regola d'oro dei semiconduttori smetterà di essere valida nel 2014. I tecno ottimisti propongono che l'essere umano sia più predisposto a captare notizie negative che positive a causa di un organo alloggiato all'interno del nostro cervello chiamato amigdala, il quale ci da l'impulso ad essere più attenti nei confronti del pericolo e per questo motivo tendiamo al pessimismo. Secondo loro, percepiamo in modo distorto la realtà, visto che ci aspetta un mondo di abbondanza dove si risolveranno i problemi di energia, scarsità d'acqua, educazione e salute mondiale. Il problema di scarsità di acqua potabile ha come soluzione un impianto di potabilizzazione chiamato slingshot, il problema dell'energia si risolverà con i pannelli fotovoltaici e il problema di salute ed educazione globale si risolverà attraverso una rete di migliaia di milioni di persone connesse permanentemente a internet con degli smartphone.

La corrente di pensiero che si oppone a Raymond Kurzweil ha origine dal fisico Jonathan Huebner. Questo scienziato argomenta che i tassi di innovazione globale considerati importanti per gli esseri umani sono andati diminuendo negli ultimi decenni, dal 1914, per mezzo di un'analisi dei brevetti degli Stati Uniti. Pretende di dimostrare che il ritmo di innovazione umana diminuisce dalla rivoluzione industriale e si dirige verso un limite di innovazione molto basso.


Un altro grafico a forma di campana Gaussiana dello stesso autore mostra l'evoluzione delle innovazioni tecnologiche dal 1453, mostrando il picco delle invenzioni a metà del diciannovesimo secolo.



Huebner trae alcune conclusioni impattanti, per esempio il tasso globale di innovazione che si realizza in sette aree di sviluppo tecnologico importanti coincide col ritmo di innovazione dell'anno 1600. E' più difficile per la popolazione attuale sviluppare nuove tecnologie, nonostante esistano tassi più alti nell'educazione e nel finanziamento massiccio di Informazione e Sviluppo (I + D). Huebner afferma che ci stiamo avvicinando ad ere oscure, visto che il tasso di innovazione è lo stesso del Medio Evo. Il fisico nordamericano prevede una collisione imminente coi limiti della tecnologia, mentre Theodore Modis, un analista d'affari, crede che la discesa sarà lunga e lenta.

Nel libro di Tyler Cowen La grande stagnazione (2011), si sostiene che gli Stati Uniti sono stati un plateau economico dal 1973 e una delle ragioni principali è la decelerazione dell'innovazione tecnologica. Secondo questo prestigioso economista statunitense, la produzione di nuove invenzioni è diminuita. Si può apprezzare solo un perfezionamento tecnologico sulle grandi invenzioni degli anni precedenti. Internet ha portato a tutti un miglioramento nel divertimento e nell'intrattenimento, ma non è chiaro quale sia il suo contributo al reddito complessivo. Di base, c'è uno spostamento degli acquisti da offline a online, ma questa è solo una sostituzione. E non c'è un grande contributo dal punto di vista dell'impiego. Facebook è gestito da 200 programmatori, Twitter ha 300 impiegati, invece la General Motors è arrivata a dar lavoro a 600.000 persone negli Stati Uniti.

Charles Jones, un economista che si è dedicato all'analisi delle statistiche dell'incremento del PIL nelle diverse epoche, ha scoperto che l'80% della crescita dei paesi sviluppati fra il 1950 e il 1983 è dovuto alle nuove applicazioni di vecchie idee. Una cucina del 1970 avrebbe meravigliato una persona del 1900, ma se qualcuno del 1970 viaggiasse nel futuro fino all'attualità, la cucina gli sembrerebbe volgare. Questa analisi riafferma la mia ipotesi per cui la notevole crescita demografica mondiale non porta con se in modo proporzionale una esplosione di invenzioni. Ciò che potrebbe essere un vantaggio emerso dalla crescita inarrestabile ed accelerata della popolazione non si traduce nella stessa misura in quanto ad apparizione di geni, né di nuove innovazioni.

Le grandi invenzioni e scoperte del diciannovesimo e ventesimo secolo continuano ad essere la colonna vertebrale dell'attuale civiltà: la teoria dell'atomo (1803), la locomotiva (1825), il frigorifero (1834), il telefono (1876), la corrente elettrica e le lampadine a incandescenza (1879), l'automobile e i motori a combustione (1886), gli aerei ad elica (1890), il cinematografo (1894), la stufa elettrica (1896), la televisione (1926), la penicillina (1928), il radar (1931), il motore a turbina (1939), il transistor (1947), il microprocessore (1971), eccetera. In tutti questi apparecchi, è stata migliorata solo la tecnologia ad essi associata. Vengono perfezionati ma non c'è un salto qualitativo dell'invenzione umana come è avvenuto nei due secoli precedenti. I tecno ottimisti hanno previsto colonie sulla Luna e viaggi su Marte nel ventunesimo secolo, mentre come novità abbiamo solo reti sociali e giochi 3D al computer. Una banalizzazione dell'avanzamento computazionale, visto che con computer meno potenti l'uomo ha conquistato lo spazio.

Sono d'accordo con la tesi di Tyler Cowell, Internet a parte; le generazioni nate a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo hanno contemplato poche invenzioni che possano essere considerate rivoluzionarie, la maggior parte delle quali sono collegate alle tecnologie informatiche. E' facile immaginare un mondo di forte sviluppo economico con enormi navi da trasporto, camion, aerei da carico, aerei passeggeri, agroindustrie, grandi macchine che estraggono grandi quantità di materie prime, fabbriche di trasformazione, eccetera. Al contrario, è difficile concepire un mondo con una crescita economica esponenziale con i soli Internet, nanotecnologie, nuovi materiali, intelligenza artificiale e biotecnologia. Le nuove tecnologie hanno prosperato grazie alle grandi scoperte ed invenzioni dei secoli diciannovesimo e ventesimo. Pertanto sono dipendenti ed accessorie.

Viviamo in una civiltà che ha un'enorme capacità agricola e industriale assicurata fondamentalmente da petrolio, gas e carbone. E' impossibile che possano evolversi tecnologie superflue per la sopravvivenza umana, come la nanotecnologia, se non c'è un'infrastruttura sufficientemente robusta che le protegga. Si da per scontato che l'infrastruttura vigente che divora sempre più energia non si incrinerà, fornendoci una base di sopravvivenza solida, necessaria e comoda che permette lo sviluppo di nuove tecnologie.

Più crescita non significa più benessere. Lo confermiamo con  la crescita demografica che in assoluto non genera una valanga di geni, piuttosto questa crescita esponenziale ci obbliga a spendere sempre più risorse in un mondo in cui cominciano ad essere già scarse. La tecnologia non è una religione alla quale dobbiamo indirizzare le nostre preghiere ed orazioni. Come nel settore dei combustibili fossili, la tecnologia ha a sua volta superato un picco di produzione. I tecno ottimisti usano gli avanzamenti scientifici come alibi perfetto per continuare a proiettare il futuro della singolarità e, anche se riconoscono i gravi problemi attuali, di solito li sottostimano a causa della forza mistica che la tecnologia suscita in loro, poiché vedono nella scienza e nella tecnologia strumenti invulnerabili contro tutte le sfide affrontante dall'uomo per perpetuare una società complessa. Il tecno ottimismo è una visione utopica del futuro portata al parossismo con l'intento sublime di fondere l'uomo e la macchina come via per raggiungere l'immortalità.

Juan Carlos

Bibliografia

Video di Peter Diamandis
http://www.ted.com/talks/lang/it/peter_diamandis_abundance_is_our_future.html 
Video Tyler Cowen - The Great Stagnation
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=_93CXTt2K7c

http://en.wikipedia.org/wiki/Accelerating_change#Criticisms
http://www.innovadirectivos.es/estrategia/rafael-martnez-estratega/la-actitud-ante-el-futuro-3-las-sectas-del-futuro/
http://www.newscientist.com/article/dn7616-entering-a-dark-age-of-innovation.html
http://accelerating.org/articles/huebnerinnovation.html
http://anthonyburgoyne.com/2011/10/12/jonathan-huebner-john-smart-and-the-rate-of-technological-change/

http://www.ieco.clarin.com/economia/Tyler-Cowen-Termino-crecimiento-rapido_0_523147904.html
http://elrincondelacienciaytecnologia.blogspot.com/2011/10/el-fin-de-la-ley-de-moore.html
http://jesusgonzalezfonseca.blogspot.com/2012_11_01_archive.html
http://www.asifunciona.com/que_quien/fecha/fecha_invento_5.htm



19 commenti:

  1. 1453... la caduta di Bisanzio.
    Chissà perché il progresso da quella data.

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  2. "Una cucina del 1970 avrebbe meravigliato una persona del 1900, ma se qualcuno del 1970 viaggiasse nel futuro fino all'attualità, la cucina gli sembrerebbe volgare"
    Ma ne siamo proprio sicuri? per quale motivo volgare?mah

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    1. "Volgare"... credo sia solo un errore di traduzione.

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  3. L’ambizione di giungere all’immortalità o alla super-intelligenza o ad altre analoghe meraviglie tecnologiche può contaminare l’onestà intellettuale di molti transumanisti. Tuttavia sarei cauto nel liquidare la legge dei rendimenti accelerati di Kurzweil tramite analogie, retorica od analisi soggettiviste.

    Stabilire il valore economico del web, ad esempio, è complesso. Ha solo 20 anni d’età. Vent’anni dopo la stampa della prima Bibbia di Gutenberg, il mondo era già stato trasformato al punto di fare comprendere a tutti l’importanza epocale di quell’innovazione? E il fatto che non fu immediatamente compreso il valore della stampa a caratteri mobili, vuol dire che questa fu un’innovazione di poco conto?

    Il vero guaio, temo, è proprio che Kurzweil possa aver ragione. I motivi di questo timore sono due e sono contrapposti.

    Primo poiché il genere umano potrebbe non essere in grado di gestire il boom tecnologico ed autodistruggerci (e già siamo a “buon” punto solo con tecnologie famigliari).

    Secondo perché un’idea può essere completamente giusta anche se non si realizza mai, ossia potremmo essere a pochi decenni da una possibile Singolarità Tecnologica “paradisiaca” e farcela tuttavia sfuggire sotto il naso a causa dei disastri economici ed ecologici che stiamo continuando a sfornare a ciclo continuo.

    Proprio per queste ragioni credo che ambientalisti di ogni genere e tipo e transumanisti di ogni genere e tipo dovrebbero cooperare anziché scontrarsi ideologicamente: se è vero che la tecnologia potrebbe non essere la salvezza fatta persona, è pur sempre vero che la conoscenza che genera è una preziosa opportunità che sarebbe folle sprecare poiché l’ignoranza, di sicuro, non ha mai sfamato nessuno.

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  4. I processori sono nati molto prima del 1970... Solo erano grandi come appartamenti.
    I Transistori hanno consentito la miniaturizzazione, hanno aggiunto il prefisso micro e si sono evoluti fino ad oggi.
    Quindi potremmo dire che che anche i moderni microprocessori sono solo applicazione delle invenzioni del passato.
    Solo la miniatuirrazione dei transistori ha consentito di arrivare al livello attuale.
    Ora la dimensione dei transistori si avvicina ai limiti fisici (esistono limiti anche verso il basso)
    Si sogna di sostituire il silicio (col garfene?) per poter andare avanti un altro po' ma i costi crescono, il mercato dei PC si é saturato e la legge di Moore è già storia passata.

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  5. Alessandro, transumanisti e ambientalisti, definiamoli così, se si accorgessero che siamo già immersi fino al collo in una singolarità, diversa da quella ipotizzata da Ray Kurweil, potrebbero anche lasciare perdere gli aspetti più deliranti dellle loro visioni e accordarsi sull'hic et nunc e sic et simpliciter da farsi, affinchè l'umanità riesca a campare almeno altri cent'anni.
    In solo quarant'anni, dai '60 al 2000 siamo riusciti a riempire di spazzatura orbitale anche il cielo.
    E non si può dire che non era un esito prevedibile.
    Ed è ormai più di quarant'anni che non abbiamo rifatto visita là dove abbiamo lasciato i giocattoli della conquista della Luna.
    Sul fatto che noi umani dobbiamo transumare da una prateria ad un'altra
    ne sono certo, ma che ciò avvenga alla maniera dei transumanisti lo credo estremamente improbabile.
    La quantità di scienza e tecnologia, e implicita complessità della società,occorrenti per sostenere l'avvenire della singolarità transumanista, mi sembra sia più grande della passione che dovrebbe sostenerla.
    Non da sogni di una raggiungibile immortalità, o almeno vita millenaria
    ottenuta addestrando nani robot di qualche genere.
    Inoltre,c'è ancora un miliardo, che significa un settimo e non un centesimo, dell'umanità intera, mossa e morsa dalla fame nera.
    E dal dover convivere con i propri escrementi.
    La fede cieca e anche bislacca nella scienza e nella tecnologia, è altrettanto pericolosa come quella in una confessione religiosa, secondo me.
    Ripeto qui un concetto che espressi altrove.
    Mi sembra proprio che siamo stretti tra l'incudine di un inerziale raddoppio antropico e il martello di una potenziale decimazione.

    In entrambi i casi dovremmo adoperare tutta la saggia astuzia di cui siamo
    stati capaci e ancora ne saremmo, per scongiurare un esito tragico di questo passaggio attraverso la forgia della Storia.
    C'è una cosa che mi si presenta come un incubo diurno.
    Anche se mi dessero cent'anni di vita, non avrei abbastanza pazienza per vedere come andrebbe a finire la faccenda.
    E devo veramente ingegnarmi per superare questo singolare stato d'animo.

    Marco Sclarandis


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  6. Pessimismo ed ottimismo sono atteggiamenti mentali, utili oppure pericolosi a seconda delle dosi e delle situazioni, ma non sono soluzioni, sono solo tendenze sulle aspettative (in questo caso in merito alla tecnologia). Il pragmatismo è anch’esso un atteggiamento mentale, ma, per definizione, più costruttivo e propositivo. Vista l’attuale situazione critica e l’intrinseca ignoranza umana, il pragmatismo dovrebbe essere usato come ponte per scavalcare qualsiasi contrapposizione ideologica e per proiettare il genere umano (tutto) alla ricerca (massiccia, intensa e collaborativa) di ogni possibile soluzione ai tanti e gravissimi problemi che ne stanno minacciando l’esistenza. Gli ottimisti imparino la prudenza e i pessimisti imparino l’entusiasmo. Si sa, l’unione fa la forza, ma se c’è anche un bel po’ di varietà al suo interno, l’unione fa più della “forza”, fa la “resilienza”, ossia proprio ciò di cui c’è bisogno ora.

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    1. olduvai? Dirupo di Seneca? Facile parlare di resilienza, quando le fonti fossili sono ancora in grande spolvero. Mi garberebbe essere ancora qui a vedere cosa succede quando comincerà il post picco. Intanto l'energia che noi europei sciupiamo in diritti dei lavoratori ha già preso la strada del 3° mondo. Se, come penso, dopo le pensioni del futuro prossimo, verranno tagliate anche quelle del passato prossimo e remoto, con sanità ed istruzione come corollario, addio stato sociale, dopo quello di nazione industriale. Allora adieu Italia ed Europa, altro che diritti. Ma lo volete capire o no, che tutto dipende dal petrolio o meglio dalla quantità che ci spetta. La resilienza la vogliamo fare coi fichi secchi, come una volta, o con le castagne o col grano mietuto intorno casa o mangiando carne umana, perchè se non c'è altro da mangiare, così finirà. Ricordiamo 2020 olduvai.

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  9. E appunto, Alessandro, credo che il pragmatismo ci dovrebbe portare in bienni, non in ventenni, ad adoperare quel che resta della "fetida ambrosia oleosa" e dei suoi parenti solidi e gassosi, per attuare la resilienza.

    Ciò che appare, invece è una corsa mondiale nella produzione di bolle finanziarie sempre più gigantesche, e nemmeno finalizzate ad aiutare un'economia di transizione alla resilienza.
    Che poi, in vista dell'onda di tsnunami, si corra su per le colline sarà anche possibile, ma che cosa verrà travolto e che cosa salvato è praticare astrologia da rotocalco.

    Sento mancare il tempo per fare ciò che è necessario.
    E ciò lo considero frutto dell'intuito, dopo che tutti i ragionamenti mi portano all'equidistanza tra pessimismo ed ottimismo.
    C'è sempre l'opzione del miracolo, come quello che riportò indietro l'equipaggio dell'Apollo 13.
    Miracolo scientificamente laico, s'intende.

    Comunicare l'assoluta urgenza di sventare l'agguato della "Gola di Olduvai" e del precipitare giù per il "Dirupo di Seneca" mi sembra opera d'assoluta misericordia.
    Difficilissimo, vista la quantità di untori che predicano menzogne abissali sul radioso futuro di una imminente epoca d'abbondanza.
    Certo, gli untori predicano una verità.
    Sarebbe la fatua abbondanza di pochi che accompagna la cupio dissolvi.

    Marco Sclarandis

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  10. Il tecnoteismo è connaturato ad homo.
    E' una forma religiosa da sempre presente.
    In qualche modo un transfer collettivo su una presunta salvatrice che risolverà luminosamente ogni problema.
    La fede acritica nella tecnologia è antica. La fede nella tecnologia linguistica unica è presente nei libri delle religioni monoteistiche nella forma (di crollo) della torre di Babele.
    Realisticamente come ogni fede, ogni spegnimento di osservazione, critica e (re)azione, come ogni eccesso di delega, appartiene allo spazio dei problemi.
    In effetti è curioso quanto fideismo, quanto acritica, incondizionata speranza e fede molte persone ripongano ne La Tecnologia a prescindere dei dati e della letteratura ormai sterminati sui colossali danni, sui disastri locali e planetari che la sua disponibilità, insieme con quella di energia a prezzo infimo e di bomba demografica ha comportato per Gaia.

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  11. Boh, io questa fede acritica nella tecnologia dei transumanisti (fra i quali mi colloco) non la vedo proprio. Certo, esiste, ma non e' un comun denominatore. Anzi, vedo molti transumanisti che proprio sulla base della loro visione del futuro cercano di prevenire i "rischi esistenziali" che le tecnologie all'orizzonte potrebbero causare. L'esempio perfetto e' quello del Future of Humanity Institue dell'Universita' di Oxford, presso il quale operano due dei fondatori del transumanismo moderno, Nick Bostrom e Anders Sandberg: http://www.fhi.ox.ac.uk/

    Detto questo e' vero che i paralleli fra transumanismo e cristianesimo sono innegabili - ma casuali. Potremmo dire che quello che veramente vogliamo e' sempre quello: salvazione. Quando l'unico approccio "ragionevole" era quello metafisico, le religioni hanno prosperato. Oggi, visti i progressi tecnologici raggiunti (non entro in merito sul fatto che stiano accelerando o rallentando) c'e' chi spera in una "tecnosalvazione". E non e' questione di "fede", perche' anch'io (transumanista d'annata) sono tutt'altro che fideisticamente sicuro che tale tecnosalvazione sia in arrivo e/o che arrivera' in tempo per il sottoscritto...

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  12. Però nel mito, alla fine, la torre di Babele crolla.
    Quindi sappiamo da millenni che abbiamo fede ed arroganza nel superamento dei limiti e che questo non funziona.
    Quindi il problema è psicologico e filosofico: perché deleghi (le cause e) la soluzione dei problemi a qualche "salvatore" fuori di te e questo ti permette di continuare a... fare danni che contribuiranno... al crollo?

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  13. Sinceramente il tecno-pessimismo non mi pare meno pericoloso del tecno-ottimismo. Se tornassimo tutti ad operare come cacciatori-raccoglitori, Gaia si salverebbe? E si salverebbero 7 miliardi di vite?
    Non solo, ma se il tecno-ottimismo-acritico-transumanista (ammesso e non concesso che l’associazione sia corretta) fosse il vero male di questo mondo, allora dovremmo vivere in un paradiso (poiché la categoria non è poi così numerosa). Poiché non viviamo in paradiso, si può arguire che probabilmente il problema è altrove. Quel tecno-ottimismo che si vorrebbe “colpevole”, infatti, direi che ha poco o nulla a che fare con la salvazione (di ogni genere) e molto a che fare col PIL. Il mondo, mi pare, sta cadendo a pezzi assai più per la fede sconfinata nel dio Denaro (anziché in quella nel dio Tech).
    Se fossimo una società di genuini tecnofili sconfinati, allora come si spiega che sopportiamo così mansuetamente l’obsolescenza programmata?
    La realtà è che siamo tutti (ma proprio tutti, cattolici, islamici, transumanisti, tecno-pessimisti, ecc. inclusi) fedeli di un’unica e sola fede Money-teista.

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  14. Sebbene ci siano delle ristrettissime comunità che arrivano a forme arcaiche e radicalmente semplificate, autarchiche di vita, non penso che sia uno scenario percorribile dalla parte maggioritaria della popolazione.
    Tra i cacciatori raccoglitori e i virtuali-artificial-sradicati ci dovrebbe essere una via di mezzo nella quale la tecnologia si usa per quello che è: per risolvere alcuni problemi, il giusto necessario senza renderla un feticcio cui delegare la risoluzione di tutti i problemi.
    L'obsolescenza programmata e quella indotta sono tra gli effetti della tecnofilia, direi. I fanatici in coda per la nuova release 5.1.2 che sostituisce la 5.1.0 di questo o quel congegno hanno un mix di speranza, di aspettative gonfiate, di protagonismo nel possesso di bei posizionali. Le masse consumatrici di questi totem sono passive rispetto al... plutoteismo, non sono parti attive che concentrano le risorse e che promuovono con interesse il culto.
    L'interesse per il denaro spiega solo parte delle strategie solo di alcuni attori nella società, no!?

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  15. Che ci piaccia o no, le risorse energetiche calano, e l'inquinamento sale.

    Che ci piaccia o no, si arriva fatalmente al punto che non ci sara' da mangiare per tutti, non ci saranno cure per tutti.

    Che ci piaccia o no, moriranno miliardi di esseri umani per fame, malattie e guerre.

    Succedera' perche' non sappiamo immaginare di fare altro che quello che facciamo adesso, e quando decidiamo di cambiare, spinti dalla necessita', il piu' delle volte il danno e' fatto, e resta solo il senno di poi.

    Moriranno innumerevoli milioni di persone. E con essi , morira' l'idea del progresso infinito, o del progresso stesso. Ad un certo punto fra cento o 200 anni non importa, non volera' nessun aereo nel cielo, nessun razzo andra' in orbita. Le conoscenze, gran parte saranno perdute. La terra diverra' una immensa isola di Pasqua.

    La singolarita' tecnologia umana sara' conclusa. Prevedo un lungo periodo di lento e terribile adattamento dei sopravvissuti, 300 o 500 anni almeno, poi probabilmente quello che restera', piu' o meno stabile, sara' qualcosa del tipo tribale africano o giapponese.

    Ritengo che resteranno tra i 100 - 500 milioni di individui su questa terra.

    Avranno uno stile di vita alto-medioevale, attraversato da periodiche carestie, pestilenze, guerre, tutti ciechi meccanismi di riequilibrio dettati dal limite di contributo netto 3% dell'energia solare, regalato dalla fotosintesi.

    Questo, sempre che il clima non sia stato gia' fatto irrimediabilemnte deragliare, abbassando ulteriormente i margini di sopravvivenza della colonia umana.


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  16. Io penso che abbiamo fiducia nel futuro perché non siamo in grado di concepire l'alternativa. Quanti di noi credono "veramente" che tra dieci-vent'anni le risorse saranno esaurite e saremo tornati al medioevo? Io stesso, se ne fossi convinto, starei già adesso accumulando provviste e facendo corsi di sopravvivenza.
    In un'epoca dominata dal pragmatismo, dove la religione non è più sufficiente a portarci conforto, l'abbiamo sostituita con una fede diversa. Non ci basta più credere in un essere superiore solo perché qualcuno ci ha detto che esiste, abbiamo bisogno di poter "toccare con mano", e quando vediamo le meraviglie che ci permette uno smartphone allora abbiamo più fiducia nel futuro. E questo da una parte è necessario, altrimenti la nostra non sarebbe più vita ma una semplice attesa della morte. Chi farebbe più figli se non avesse fiducia nel futuro?
    D'altra parte un'eccessiva fiducia può essere ancora più deleteria, come ampiamente spiegato dall'autore di questo articolo.

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