Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 8 settembre 2011

Il Picco del Petrolio è Storia Passata

Articolo originale "Peak Oil is History"

Di Dmitry Orlov


01 Settembre 2010 Nota dell'editore: Dmitry Orlov è l'autore di Reinventare il Collasso, basato sulle sue osservazioni dirette del collasso dell'URSS a delle prospettive socio-economici degli Stati Uniti. Il suo nuovo articolo descrive i fattori chiave fisici, sociali, politici ed economici che gli analisti dell'industria energetica dovrebbero tenere in considerazione nel fare previsioni sulla produzione di petrolio in modo che queste abbiano un senso. Il Picco del Petrolio è Storia Passata è in esclusiva su CultureChange.org fino al 1° Novembre. -JL
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La quarta di copertina della prima edizione del mio libro Reinventare il Collasso, mi descriveva come “un eminente teorico del Picco del Petrolio”. Quando lo vidi per la prima volta mi caddero le braccia – e rimasero cadute. Vedete, se scorrete una lista di eminenti teorici del picco del petrolio bona fide, fra i vari Hubbert, Campbell, Laherrer, Heinberg, Simmons e pochi altri degni di menzione, non troverete nessun Orlov. Cerchereste in vano fra gli annali e le conferenze che provengono dalla Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio, e non trovereste nessuna traccia del vostro modesto autore. Ma adesso che questo strafalcione è in stampa ed è circolato in tante copie, suppongo di non avere scelta e di dover cercare di vivere secondo le aspettative che questo determina.

A parte la mia qualifica, ora sembra che sia un momento propizio per uscirsene fuori con un nuovo pezzo di teoria del Picco del Petrolio, poiché questo è l'anno in cui, per la prima volta, quasi tutti sono pronti ad ammettere che il Picco del Petrolio è reale, essenzialmente, anche se alcuni non sono proprio pronti a chiamarlo con quel nome. Solo 5 anni fa tutti, dai funzionari di governo ai dirigenti delle compagnie petrolifere, trattavano il Picco del Petrolio come il lavoro di una frangia estremista. Ma ora che il petrolio convenzionale ha raggiunto il picco nel 2005 e la produzione di tutti i combustibili liquidi lo ha raggiunto nel 2008, tutti sono pronti ad ammettere che ci sono problemi seri ad aumentare la fornitura globale di petrolio. E nonostante alcuni si sentano ancora restii nell'usare il termine Picco del Petrolio (e pochi esperti insistano ancora che il picco debba essere indicato come “un plateau ondulato”, che, se non altro, è un aggraziato gioco di parole) le differenze di opinione ora derivano più da un rifiuto di accettare la terminologia di Picco del Petrolio che non dalla sostanza del picco globale della produzione. Questo è, naturalmente, facilmente comprensibile: è scomodo saltare improvvisamente dal gridare “il Picco del Petrolio è una fesseria!” a “il Picco del Petrolio è storia passata” in solo balzo. Certe acrobazie sono sicure solo se ti capita di essere un politico o un economista.

Ora che la materia è stata largamente sistemata, sento che i tempi sono maturi per me per valutare il tema e dichiarare, inequivocabilmente, che il Picco del Petrolio è effettivamente una fesseria: non la parte che riguarda la produzione globale che ha raggiunto un picco di questi tempi e quindi ha cominciato a declinare: quella parte sembra sufficientemente realistica. Nemmeno la parte sulla produzione di petrolio che in ogni provincia diventa limitata dalla geologia e dalla tecnologia una volta che il picco viene raggiunto: quella parte, in condizioni sperimentali progettate in maniera appropriata, sembra essere anch'essa predittiva. Di fatto, il modello di esaurimento è stato confermato dall'esempio degli Stati Uniti continentali meno l' Alaska dal 1970. Ma l'idea che questo stesso modello di esaurimento possa essere applicato al pianeta nel suo complesso, sento che sia qualcosa che debba essere rigettata come completamente fasulla. Per vedere cosa intendo, guardate un tipico grafico del Picco del Petrolio (Figura 1) che mostra la produzione globale di petrolio salire fino ad un picco per poi declinare.
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Osservate che la pendenza verso l'alto ha molte strutture in sé. Ci sono guerre mondiali, depressioni, colassi di imperi, embarghi petroliferi, scoperte di grandi giacimenti, senza nominare i brutti cicli di alti e bassi che sono la rovina delle economie capitalistiche (mentre quelle socialiste, a volte, sono state capaci di collassare con molta più grazia). E' una pendenza aspra, con dirupi e crepacci, affioramenti rocciosi e forti pendenze. Ora guardate la pendenza verso il basso: non è incredibilmente liscia? La sua origine geologica dev'essere completamente diversa da quella della pendenza verso l'alto. Sembra essere composta da una sola morena gigantesca, impilata sull'angolo di riposo vicino al vertice, con qualche allargamento alla base, senza dubbio dovuto all'erosione, con una transizione graduale che sembra essere un piano alluvionale in leggera pendenza, senza dubbio composto da limo da dilavamento, che è poi seguito da un'area perfettamente piatta, che potrebbe essere stata il fondo di un antico oceano. Se salire fino al picco deve aver richiesto tecniche alpinistiche, la pendenza verso il basso sembra che possa essere affrontata in ciabatte da bagno. Uno potrebbe fare capriole per tutta la discesa ed essere sicuro di non colpire niente di tagliente prima di rotolare dolcemente verso una fermata attorno al 2100.

Matematicamente, la pendenza in salita dovrebbe essere caratterizzata da qualche polinomio di ordine superiore, mentre quella in discesa è semplicemente un esponenziale decrescente con solo un po' di rumore statistico. Questo, dovete convenire, è estremamente misterioso: un fenomeno naturale di grande complessità che, solo quando smette forzatamente di crescere, si capovolge e diventa un semplice mucchio di sporcizia.

Dove altro abbiamo osservato questo tipo di semplificazione improvvisa e spontanea di un processo complesso e dinamico? La morte fisica è spesso preceduta da un lento declino, ma prima o poi la maggior parte delle cose vive passa dalla vita alla morte in una brusca transizione. Gli esseri viventi non avvizziscono di continuo per decenni, diventando infine troppo piccoli per essere visibili. Mi piace anche chiamare questo scenario del Picco del Petrolio generico e largamente accettato, lo Scenario Roseo. E' quello in cui la civiltà industriale, al posto di un cambio tempestivo di rotta, si aggrega ad una comunità immaginaria in pensione e passa i suoi anni d'oro avvinta ad una bombola d'ossigeno immaginaria e ad un catetere immaginario.

La cosa veramente strana è che lo Scenario Roseo può essere particolarmente accurato, in circostanze ideali, se applicato a singole nazioni e regioni produttrici di petrolio. Per esempio, supponete che uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, che ha cominciato con più petrolio dell'Arabia Saudita, raggiunga il Picco del Petrolio nel, diciamo, 1970, ma poi tempestivamente abbandoni la conversione aurea del denaro, introduca con l'inganno le sue banconote nel resto del mondo sostenendole con la minaccia della forza, inclusa la possibilità di un attacco nucleare, poi arrivi alla bancarotta. In seguito, dopo diversi decenni, la sua produzione interna di petrolio mostrerebbe in effetti questa meravigliosa curva geologicamente gentile e tecnologicamente forzata - fino al punto della bancarotta nazionale.

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Passato il punto della bancarotta nazionale le circostanze sono destinate a diventare decisamente non ideali, ma le implicazioni di questo restano poco chiare. Potrà questo sfortunato paese essere ancora capace di continuare a prestare denaro a livello internazionale per rendere possibile l'importazione di petrolio sufficiente per mantenere in funzione la propria economia e, se sì, in che termini e per quanto a lungo ancora? Sarebbe bello sapere come finisce questa storia in anticipo, ma sfortunatamente tutto ciò che possiamo fare è aspettare e vedere.

Ma abbiamo un altro esempio (Figura 3) che potrebbe offrirci qualche approfondimento su ciò che intendiamo quando diciamo che le circostanze sono “non ideali”. La nazione che al momento è la maggior produttrice mondiale ha raggiunto il Picco del Petrolio circa nel 1987. La sua sclerotica, geriatrica, ideologicamente retrograda e sistematicamente corrotta dirigenza non è stata capace di afferrare l'importanza di questo fatto, e solo tre anni dopo la nazione ha fatto bancarotta e, poco più tardi, si è dissolta politicamente. In questo caso, il precipitare della produzione di petrolio è diventato il principale indicatore economico della nazione: esso precipitava e di conseguenza il PIL precipitava, quindi la produzione di carbone e gas naturale precipitava e, un decennio più tardi, l'economia è calata del 40%. Dietro questi numeri si nascondeva una precipitosa caduta nell'aspettativa di vita ed un atmosfera pervasiva di disperazione in cui molte vite erano perdute o rovinate.

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Ma finché nessun fattore caotico interno, esterno o politico interferisce con la curva dell'esaurimento naturale, le previsioni del dopo-Picco dalla teoria del Picco del Petrolio sembrano reggere. (Quando dico “circostanze ideali”, suppongo che io debba intendere circostanze che siano ideali dal punto di vista delle senzienti, sebbene irrazionali, molecole di idrocarburi, il cui desiderio è quello di essere pompate fuori dal terreno e bruciate il più rapidamente ed efficientemente possibile, perché non è chiaro chi altro ne benefici alla fine, ma non sottilizziamo).

Siccome il problema di non avere abbastanza petrolio per andarsene in giro è conosciuto come la causa di brutti problemi politici ed economici e siccome questo è esattamente il problema che ci dovremmo aspettare di incontrare presto dopo il raggiungimento del Picco del Petrolio mondiale, l'assunzione di base sulla quale le predizioni della teoria del Picco del Petrolio per la produzione mondiale si basano, non sono realistiche. Gli specialisti che sono nella posizione di poter predire il Picco del petrolio non sono in grado di valutare i suoi effetti politici ed economici, così tutto quello che possono fare è prospettare lo Scenario Roseo come limite massimo. Tuttavia, questo ammonimento non è precisato chiaramente come dovrebbe. Il risultato è che dovremmo anche lavorare su una teoria che predica che, una volta raggiunto il Picco, i deliziosi cioccolatini petits fours si prepareranno da soli nel forno e voleranno nelle nostre bocche su sottilissime e prelibate ali di marzapane.

La spiegazione basata sulla teoria del Picco del Petrolio è che mentre la salita è economicamente forzata, la discesa è solo forzata dalla geologia dell'esaurimento delle riserve petrolifere e dalla tecnologia estrattiva del petrolio, che è soggetta ai limiti della termodinamica e non si può implementare per sempre senza incontrare ritorni dapprima in diminuzione e poi negativi. Mentre la fornitura di petrolio sta crescendo, la domanda fluttua, come risulta da molti alti e bassi nella produzione sovrapposta alla generale tendenza al rialzo quando la produzione prova a soddisfare la domanda. Ma dal lato in discesa, la domanda eccede permanentemente la fornitura e così ogni barile di petrolio che può essere prodotto ad ogni momento, verrà prodotto.

Quando l'estrapolazione delle conseguenze della produzione locale di petrolio declina verso il Picco del Petrolio globale, l'assunto non dichiarato è che l'economia globale continuerà a funzionare con una scorrevolezza inquietante al livello della domanda che può essere soddisfatta, mentre la domanda non soddisfatta sarà lavata via nello scarico da una forte e stabile corrente di nonsense economico e politico. Tutto questo risolverà sé stesso spontaneamente con i partecipanti al mercato razionale che rispondono ai segnali dei prezzi e decidono ad ogni istante cosa potrebbero fare:

A. continuare a consumare petrolio nella maniera in cui sono abituati, oppure

B. allontanarsi quietamente e morire senza richiamare l'attenzione su sé stessi e senza fare chiasso

Dove altro abbiamo visto una tale perfetta organizzazione in situazioni in cui un bene fondamentale come, per dire, il cibo o l'acqua potabile, diventa criticamente scarso? Da qualche parte? Davvero da qualche parte?

E suppongo che un'ulteriore e non dichiarata assunzione sia che una economia in contrazione (quella che con tutta questa domanda insoddisfatta e conseguente attrito tra i partecipanti al mercato) possa funzionare quanto una in crescita, senza soffrire un collasso finanziario. Strumenti finanziari speciali chiamati “credit-default swaps” possono essere usati come barriera contro l'aumento del rischio di controparte dalle tue controparti che muoiono a frotte dalle ferite autoinflitte, sebbene dopo un po' questi strumenti potrebbero diventare un po' troppo cari.

Ma non credo che molto di tutto ciò può essere fatto per le proiezioni della crescita economica sfornata in ogni singolo piano finanziario ad ogni livello. Una volta che questi si rivelano infondati tutta la piramide del debito verrà a crollare. E siccome una valuta piatta (come il dollaro americano) è composta da debito – credito anticipato basato sulla promessa di crescita futura – non è chiaro come e con cosa il petrolio rimanente continuerà ad essere acquistato. La fine della crescita è imponderabile; comincia a parlarne e vedrai che improvvisamente tutti decidono che è ora di pranzo e cominciano ad ordinare da bere. Almeno i francesi hanno una parola specifica per questo:
decroissance (letteralmente “decrescita”); qui nel mondo anglosassone tutto ciò che possiamo fare è borbottare “double-dips”. Forse Geithner e Bernanke possono venir fuori con una danza per illustrarla.

Guardiamola in un altro modo. Come ho accennato, la teoria del Picco del Petrolio è stata molto buona nel predire il profilo dell'esaurimento di alcune nazioni e provincie prospere. Ma queste previsioni diventano senza senso se estrapolate dal mondo nel suo complesso, per una ragione molto ovvia: il mondo non può importare petrolio. Lasciatemelo dire ancora, questa volta come titolo, centrato e in grassetto per enfatizzare il significato di questa affermazione:

Il pianeta terra non può importare Petrolio

Di fronte all'insufficiente produzione nazionale di petrolio, un paese industrializzato non ha che due scelte:

1. Importare petrolio

2. Collassare

Ma di fronte all'insufficiente produzione globale di petrolio, un pianeta industrializzato ha solo una scelta: la seconda.

Qualcuno potrebbe contestare che c'è una terza scelta: cominciare ad usare meno petrolio subito. Tuttavia, in pratica questo si rivela essere equivalente alla seconda scelta. Utilizzare meno petrolio consiste nel fare qualche cambiamento radicale, spesso tecnologicamente impegnativo, politicamente impopolare e quindi costoso e che richiede tempo. Questi cambiamenti potrebbero essere tecnologicamente avanzati (e non realistici), come rimpiazzare l'attuale flotta di veicoli a motore con veicoli alimentati a batteria ed un gran numero di centrali nucleari per ricaricarne le batterie, oppure semplice (e molto realistico) come muoversi verso luoghi che siano a distanze percorribili a piedi o in bicicletta dal tuo lavoro, coltivare gran parte del tuo cibo in un orto e allevarlo in un pollaio e così via. 

Ma qualsiasi cosa siano questi passi, tutti richiedono una certa dose di preparazione e spesa ed un tempo di crisi (come quello in cui gli approvvigionamenti di petrolio si assottigliano improvvisamente) è notoriamente un periodo difficile per lanciarsi in attività di pianificazione a lungo termine. Quando una crisi arriva, o una nazione si è già preparata più che ha potuto o voluto (ritardando così l'inizio del collasso), o non lo ha fatto, anticipando la crisi e rendendola più dura. Lo spesso citato Rapporto Hirsch afferma che potrebbero servire 20 anni per prepararsi al Picco del Petrolio in modo da evitare una dura e prolungata scarsità di carburanti per il trasporto, e così, dato che il picco è stato nel 2005, ci rimangono meno di 5 anni per le sciocchezze prima di dover cominciare a prepararsi. Secondo Hirsch et al., abbiamo già fallito la preparazione.

Alcuni potrebbero anche chiedersi perché una carenza di petrolio dovrebbe automaticamente far scattare un collasso. Si palesa il fatto che, in una economia industrializzata, ad un calo dei consumi di petrolio corrisponde un generale calo proporzionale dell'attività economica. Il petrolio è la materia prima usata per produrre la stragrande maggioranza combustibili per il trasporto – che sono usati per spostare i prodotti e offrire servizi attraverso l'economia. Negli Stati Uniti in particolare c'è una correlazione molto forte fra il PIL e i chilometri percorsi dai veicoli a motore. Così, si può dire che l'economia statunitense corre sul petrolio, in un modo piuttosto diretto ed immediato: meno petrolio implica un'economia più piccola. A che punto l'economia si contrae così tanto da non essere più in grado di conservare i requisisti per sostenersi? Per continuare a funzionare, ogni sorta di infrastruttura, impianto ed apparecchiatura dev'essere mantenuta e rimpiazzata in modo tempestivo, o smette di funzionare. Una volta raggiunto questo punto, l'attività economica diventa forzata non solo dalla disponibilità di carburanti per il trasporto, ma anche dalla disponibilità di equipaggiamenti funzionanti. Ad un certo punto l'economia si contrae al punto da invalidare i presupposti finanziari sui quali è basata, rendendo impossibile continuare ad importare petrolio a credito. Una volta raggiunto quel punto, la quantità di combustibili per il trasporto non è limitata solo dalla disponibilità di petrolio, ma anche forzata dall'impossibilità di finanziare le importazioni di petrolio.

La carenza iniziale dei combustibili per il trasporto non deve essere grande per attivare questi eventi a cascata, perché anche una piccola carenza attiva un certo numero di cicli di feedback economicamente distruttivi. Molto carburante viene sprecato dal funzionamento in linea al minimo nelle poche stazioni di servizio che rimangono aperte. Più carburante viene sprecato dal rabbocco mantenendo così il serbatoio sempre il più pieno possibile, non sapendo quando e dove lo si potrà riempire di nuovo. Ancora di più ne scompare dal mercato perché la gente se lo accaparra mettendolo in taniche e contenitori di fortuna. Mentre le carenze si trascinano e si diffondono, il combustibile viene accaparrato e si sviluppa un apposito mercato nero: il carburante deviato dai canali ufficiali e sottratto dai serbatoi diviene disponibile sul mercato nero a prezzi gonfiati. E così anche l'effetto di una carenza iniziale minore può facilmente ingrandirsi e trasformarsi in una rottura economica sufficiente per spingere l'economia oltre soglie economiche e finanziarie e verso il collasso.

Se a questo punto cominciate a sentirvi abbattuti, sono spiacente di dover dire questo, ma c'è dell'altro, molto altro da considerare. Lo Scenario Rosy del Picco del Petrolio potrebbe sembrare bello, ma anche una rosa ha le sue spine. E c'è un mucchio di altre questioni che necessitano di considerazione e di cui tenere conto all'interno di una visione unica ed integrata.

Primo; il profilo della produzione globale dello scenario post-picco Roseo è basato su numeri che sono stati sopravvalutati. La maggior parte del petrolio rimasto è in Medio Oriente, nei paesi dell'OPEC, e quelle nazioni hanno sopravvalutato le loro riserve di parecchio durante la “guerra delle quote” negli anni 80. Mentre altri membri dell'OPEC rimestavano con imbarazzo numeri fasulli che sembravano vagamente reali, Saddam Hussein, che era sempre parte del teatrino, arrotondava le riserve irachene fino alla cifra tonda di 100 miliardi di barili, Così le riserve dell'OPEC risultavano gonfiate di grandi quantità – almeno un terzo come minimo. E l'OPEC non è la sola ad aver sovrastimato i numeri delle proprie riserve. Le compagnie energetiche negli Stati uniti fanno lo stesso gioco per far piacere a Wall Street. Mettete via le vostre ciabatte da piscina; per avere a che fare con la pendenza discendente del Picco del Petrolio avrete bisogno di un buon equipaggiamento da alpinista.

Secondo; c'è un fenomeno chiamato Effetto dell'Esportazione: le nazioni esportatrici di petrolio, quando la loro produzione comincia a vacillare, hanno una forte tendenza a tagliare le esportazioni prima di tagliare i consumi interni. Per la verità, ci sono delle nazioni che hanno alienato la propria sovranità alle compagnie energetiche internazionali ed hanno perso il controllo sulle loro politiche di esportazione. Ci sono anche alcuni regimi dispotici che affamano i loro consumatori interni per continuare a guadagnare dalle entrate dell'export necessari per alimentare il regime. Ma la maggior parte delle nazioni esporteranno solo il loro surplus di produzione. Questo significa che diventerà impossibile importare petrolio internazionalmente molto prima che i pozzi si asciughino, lasciando le nazioni importatrici di petrolio fuori al freddo. Così, se vivete in una nazione che importa petrolio e pensavate di poter venire a patti con la pendenza discendente del Picco del Petrolio coi vostri scarponcini da escursione, metteteli via. Avete bisogno di un paracadute.

Terzo; sebbene le quantità di petrolio prodotte nel mondo erano in crescita fino al 2005, le quantità dei prodotti basati sul petrolio (benzina, gasolio, ecc.) consegnati ai loro punti di utilizzo hanno raggiunto il picco anni prima, in termini di energia derivata utilizzabile. Questo perché sempre più energia è richiesta per tirare fuori un barile di petrolio dalla terra e per raffinarlo. Le forniture di petrolio greggio hanno avuto la tendenza a diventare più difficili da estrarre, più pesanti e più cariche di zolfo, più la richiesta di maggiore benzina (al contrario di distillati o di combustibili) con meno piombo per aumentare gli ottani, ha aumentato lo spreco di energia. L'Energy Returned on Energy Invested - EROEI – (Ritorno di energia da energia investita) è passato da un rapporto 100:1 all'alba dell'era del petrolio, quando dei ragazzi dalla schiena forte potevano scavare un pozzo di petrolio con pale e picconi, ad un rapporto di 10:1, ora che la produzione del petrolio richiede piattaforme marine di alta profondità (che a volte esplodono ed avvelenano interi ecosistemi), perforazioni orizzontali e tecniche di fratturazione, recuperi secondari e terziari che utilizzano acqua e iniezioni di azoto, impianti di separazione petrolio/acqua ed ogni sorta di altra complessità tecnica che consuma sempre di più quell'energia che produce. Mentre l'EROEI diminuisce da 10:1 verso 1:1 l'industria del petrolio pare rassomigliare ad una obesa ma affamata balia che succhia voracemente il proprio seno vicino alla culla di un bambino affamato. Ad un certo punto non sarà più possibile economicamente consegnare il gasolio o la benzina ad una stazione di servizio. Quando questo accada è incerto, ma ci sono alcune indicazioni che 3:1 sia il minimo EROEI che l'industria petrolifera richieda in modo da potersi sostenere. L'effetto dell'EROEI che decresce è quello di rendere la pendenza gentile dello Scenario Roseo molto più ripida. La pendenza non sembra più un monticello di ciottoli, ma più un flusso di lava che scende verso il mare e che si solidifica fra nuvole di vapore. Potrebbe essere rimasta tantissima energia, ma gran parte di essa andrà nel dimenticatoio e non sarete in grado di avvicinarvici abbastanza da arrostire le vostri frittelle. 
 
Quarto; dobbiamo considerare il fatto che la nostra industria petrolifera globale è altamente integrata. Se avete bisogno di qualcosa di speciale per le vostre operazioni di perforazione, c'è la possibilità che possa essere fornite solo da una o due compagnie multinazionali. È probabile che questa azienda abbia alcune operazioni molto importanti ed altamente tecniche in una nazione che per caso è importatrice di petrolio. 

Il significato di tutto questo diventa chiaro quando si considera cosa accade alle operazioni di questa compagnia quando l'Effetto di Esportazione comincia a farsi sentire. Supponete di essere una compagnia petrolifera nazionale in una nazione ricca di petrolio che abbia ancora abbastanza petrolio per il consumo interno, sebbene fosse stata recentemente forzata a liquidare tutti i suoi clienti internazionali. I vostri giacimenti di petrolio sono enormi ma vecchi e potete tenerli in produzione solo continuando a perforare nuovi pozzi orizzontali appena sopra il sempre crescente livello dell'acqua e mantenere la pressione dei pozzi iniettando acqua di mare sotto. Se fermate o anche mettete in pausa questa attività, il vostro petrolio, alla sommità del pozzo, cambierà rapidamente nella composizione da petrolio leggermente acquoso ad acqua leggermente oleosa, che potreste anche ributtare sottoterra. E ora esce fuori che l'apparecchiatura di cui hai bisogno per continuare a perforare pozzi in orizzontale provenga da una di queste sfortunate nazioni che è solita importare il tuo petrolio, ma che ora non può, ed i tecnici che costruivano la tua apparecchiatura hanno smesso di cercare il petrolio sufficiente per guidare fino al loro posto di lavoro ed ora stanno zappando i loro cortili urbani per coltivare patate. In poco tempo, le operazioni di perforazione si troveranno a corto di ricambi, la vostra produzione di petrolio collassa e la maggior parte delle vostre riserve rimaste saranno lasciate sottoterra, contribuendo ad una importante categoria: riserve che non saranno mai estratte. 
 
Quando questi 4 fattori sono presi in considerazione insieme, diventa difficile immaginare che la produzione mondiale di petrolio possa scendere giù gentilmente dalle altezze elevate in una curva liscia e continua che copre decenni. Piuttosto, il quadro che si presenta è quello di graduali declini che succedono in molti luoghi e, infine, che comprendono l'intero pianeta. Chiunque voi siate e ovunque vi troviate, verosimilmente ne farete esperienza come un processo in tre stadi:

Stadio 1: avete il vostro attuale accesso ai combustibili per trasporto ed ai servizi

Stadio 2: vedrete severamente limitato il vostro accesso ai combustibili per trasporto ed ai servizi

Stadio 3: non avrete alcun accesso ai combustibili da trasporto e restrizioni severe alle opzioni di trasporto.

Quanto possa durare il secondo stadio varierà da un posto all'altro. Alcuni posti potrebbero passare direttamente allo stadio 3: le autocisterne di benzina smettono di passare dalla vostra città, tutte le stazioni di servizio locali chiuse e questo è quanto. In altri posti, un fiorente mercato nero potrebbe garantirvi un qualche accesso alla benzina per qualche anno in più a prezzi che favoriranno alcuni usi, come far girare un generatore di corrente in un pronto soccorso. Ma la vostra capacità di far fronte allo stadio 2 e di sopravvivere al 3 sarà determinata largamente dalla preparazione e dai cambiamenti che siete in grado di fare durante lo stadio 1.

Ci si dovrebbe aspettare che la stragrande maggioranza della gente non avrà fatto nulla per prepararsi, rimanendo pressoché inconsapevoli che questo è qualcosa che avrebbero dovuto fare. Ci si aspetta che poche persone facciano piccoli passi in una direzione sensibile, tipo installare una stufa a legna, isolare termicamente la propria casa o in una direzione apparentemente sensata, ma alla fine inutile, come investire il proprio denaro in una nuova auto ibrida o sprecando la propria energia tentando di fondare un nuovo partito politico o di influenzarne uno di quelli esistenti. Alcuni si compreranno una fattoria, la equipaggeranno per sopravvivere fuori dalla rete, cominceranno a coltivare tutto il loro cibo (forse trasportandone il surplus deperibile in un vicino mercato di produttori con la bici, col carretto o via barca) e faranno scuola in casa ai loro figli enfatizzando i classici e l'agricoltura, l'allevamento di animali ed altre conoscenze perennemente utili. Alcuni vorranno fuggire in un luogo dove i trasporti sono già scarsi e dove un motorino è considerato un dispositivo salva fatica, per il tuo somaro o per il tuo cammello.

Sfortunatamente è dura prevedere quali cambiamenti ed adattamenti avranno successo e quali falliranno, perché molto dipende dalle circostanze, che sono sicuramente imprevedibili e variano da luogo a luogo e da persona a persona. L'incertezza è semplicemente troppo grande. Ma c'è una cosa di cui possiamo essere sicuri: lo Scenario Rosy del Picco del Petrolio, che progetta un lungo e graduale declino della produzione globale di petrolio, è una fesseria. Sapere questo fatto potrebbe determinare un senso di urgenza. Se useremo questo senso di urgenza stupidamente o saggiamente dipende da noi ed il nostro successo potrebbe essere questione di fortuna, ma avere un senso d'urgenza non è tutto male. Se ci volessimo preparare, più verosimilmente noi avremmo pochi mesi, potremmo avere qualche anno, ma di certo non abbiamo alcuni decenni. Anche coloro che vorrebbero far credere il contrario, prima considerino le questioni che ho sollevato in questo articolo.
 
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Questo articolo è un'esclusiva di CultureChange.org per due mesi. Non può essere ripubblicato fino al 1° Novembre 2010 ed anche in questo caso solo con attribuzione, notifica ed un link all'articolo completo su CultureChange o su ClubOrlov. Nel frattempo sono permesse citazioni fino a 50 parole. Dmitry Orlov ha pubblicato molti articoli su Culture Change che possono essere ripubblicati con attribuzione e notifica. Il suo sito web è cluborlov.blogspot.com.

Ulteriori letture:

La curva post picco a elle del collasso petrolifero è spiegata in contrasto con la curva di Hubbert e quella a gradini del declino post-picco di John Michael Greer nel nostro Our Post-Peak Oil Future, Con tre grafici semplici di Baylocalize.org, creati da Aaron Lehmer e Jan Lundberg nel Settembre 2009.

Traduzione a cura di Massimiliano Rupalti

14 commenti:

  1. Esiste anche la guerra!

    Una Nazione ruba ad un'altra il petrolio che gli serve.

    Ciao

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  2. se non ci fossero le armi nucleari, ma siccome ci sono, l'opzione non è valida...

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  3. Scenario Rosy del Picco del Petrolio...un post agghiacciante per la lucida e precisa (e ironica) esposizione di ciò che potrebbe capitare.
    E che capiterà a tutti, anvche a quelli che fin da ora si agitano per far capire il tutto a chi non ha orecchie.
    Ma nemmeno occhi e naso.
    Da inviare a chiunque possa capire.
    Grazie.

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  4. agghiacciante, semplicemente agghiacciante.
    nel mio piccolo avrei voluto (e stò facendo) un sistema agricolo in permacultura, ...la casa invece è un buco nero dove qualsiasi calore viene immediatamente irraggiato verso l'esterno, i miglioramenti sono bloccati a causa del comune commissiarato in cui vivo: bloccato dalla burocrazia, ancora più agghiacciante, un senso di vendetta che cresce e rimane in gola.

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  5. Temo che dovremmo prepararci anche al ritorno delle barbarie ... bisognerà avere sistemi difensivi fatti anche da armi leggere, per difendersi dagli affamati che vorranno ottenere un tozzo di pane da quelli che si sono preparati meglio degli altri; mi chiedo se tutto ha un senso o se non sia meglio collassare come tutti gli altri... che tristezza!!

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  6. Bene.Finalmente sempre più servi della gleba, vassalli, valvassori e su su fino ai principi dei vari feudi stanno comportandosi come chi ha intuito che quei sinistri ululati provenienti dai boschi, non erano lo scherzo di qualche idiota o buontempone.
    Il collasso di questa civiltà ottusa, inetta e ingorda è probabilmente iniziato già anni fa con quella cialtronesca truffa dei subprime statunitensi.
    Se è così abbiamo buttato al vento tre anni di tempo utile ad evitare che i lupi prendessero confidenza con i nostri svagati villaggi.
    Ma la cosa ancora più terrificante è rendersi conto che quegli ululati sono più che lupeschi,
    canini, di bestie rabbiose che fino a poco tempo fa scodinzolavano al nostro fianco.
    Se non altro, sta finendo la spasmodica ansia dell'attesa.
    Ora inizia la danza, un pò folle, un pò macabra ma almeno più travolgente di questo asfissiante balletto consumistico.

    Marco Sclarandis

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  7. Bello, bellissimo post.
    Ed ha ragione Arturo Tauro.
    La cosa più terribile sarà il ritorno della violenza tra i gruppi e tra le persone come regola di vita quotidiana.
    Se io mi sono preparato per tempo, e ho le risorse per campare decentemente, divento semplicemente una preda per chi ha le armi e non ha difficoltà ad utilizzare la violenza come metodo di vita.
    E' il ritorno alla barbarie, prima ancora della carenza economica, il frutto più amaro del collasso delle civiltà.

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  8. Non concordo sull'accezione negativa che si dà alla "barbarie". Nel senso che per la maggiorparte del tempo, nel passato, gli umani sono stati barbari. Il fatto che per alcuni attimi non lo sono stati, ha fatto in modo che si guardasse ai periodi bui come a periodi di negatività e violenza costanti. Invece non è andata in questo modo.

    Per citare Duncan, se (un) dio ha creato l'uomo per vivere su questo pianeta, l'ha creato perchè l'abitasse nell'età della pietra. Ed è là che torneremo.
    Chi si attrezza per il futuro è chiunque rinuncia a tutto quello che potrebbe essergli sottratto, già è una partenza metodologica non male.

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  9. @ Maurizio Daniello
    Certo che c'e' anche la guerra, ma si arriva velocissimamente al punto in cui rubare con la forza diventa troppo costoso, come in Irak..

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  10. Importante il fatto di considerare l'energia netta generata (il grande assente in questi discorsi!). Discutibile l'idea di evocare scomparse istantanee. Vedere i profili disaggregati delle singole regioni produttive sovietiche: riservano una illuminante sorpresa.

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  11. Cazzarola che logica inflessibile.
    Già ero pessimista di mio ma adesso dopo la lettura dell'articolo son diventato catastrofista-disfattista.

    Meno male che mi son già fatto il funerale, la salma é ben composta.
    Rimane da capire, ma non dipende da me, se qualcuno avrà tempo e possibilità per seppellirla o se verrà cremata da una delle quanto mai probabili e prossime grandi fiammate.

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  12. Senza voler mettere in discussione il concetto di picco (fenomeno geologicamente certo), direi che sulle date qualche dubbio c'è.

    I grafici sono un po vecchiotti e superati.

    - Il primo riporta una previsone di picco già alle spalle dopo il 2007, con una produzione totale annua nel 2011 di circa 29 miliardi di barili. Oggi invece la produzione annua è di circa 31,6 miliardi di barili.

    - Il grafico della Russia è del 2003 con una produzione all'epoca di meno di 8 milioni di b/g. Oggi la Russia è tornata addirittura sopra i 10 milioni di b/g, neppure lontanissima dal picco di epoca sovietica.

    Ripeto, senza voler prescindere dal discorso generale relativo al picco, dieri che sulla data si sono fatte previsoni forse troppo azzardate.

    Ad oggi il picco non c'è stato, ne nel 2005 per il solo convenzionale (che ha fatto registrare un nuovo record assoluto nel 2010), ne per la produzione totale che nel 2010 ha visto anchesso un nuovo record.

    Se poi guardiamo i soli dati mensili, Gennaio 2011 è stato in assoluto il mese in cui la produzione ha addirittura rotto al rialzo il plateau.

    Insomma fatte salve tutto il resto, da un punto di vista di volgari barili, il picco potrebbe essere ancora disatente qualche anno.

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  13. Eccezionale prof. Bardi ; forse , parlando dei famosi diritti dell'uomo, alla fine del collasso delle nsotre società , inizieremo a farne riferimento non come dei diritti di 7 miliardi di individui ,ma dell'umo anzitutto come specie, poi come nazione ed infine come comunità..Non abbiamo mai dovuto iniziare una discesa tanto ripida : quelle che impareremo sarà anzitutto sul piano valoriale prima che tecnico..Cosa ne pensa? PS: può postare un link alla sua edizione dei limit della crescita se risulta finalmente ordinabile ? ( anche in inglese va bene)

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  14. Spero che le considerazioni di Pinettu siano giuste e che abbiamo ancora qualche anno per prepararci.
    Ma visto che siete interessati e siete già vaccinati potete leggere anche questo altro articolo (più breve) e vedere la dozzina di filmati del secondo link (variano dai 2 ai 6/7 minuti) ...perchè vale la pena conoscerli e diffondere queste informazioni. Forse anche questo ci aiuterà ad evitare la barbarie dell'homo homini lupo ...ed in ogni caso spero che la voglia di cooperare, di condivisione anche del tozzo di pane prevalga sulla violenza.
    Di fronte ad una realtà difficile per tutti dovrebbe essere evidente che solo la collaborazione di tutti, ognuno con le sue risorse-competenze, può aiutarci a rendere la vita vivibile ed anche migliore della barbarie attuale.

    http://ioelatransizione.wordpress.com/2010/07/19/io-stoneleigh-e-la-crisi/

    all'interno dell'articolo trovate il link che segue (questo è del primo filmato del corso) ed altri link (Paoletti) ugualmente interessanti:

    http://www.indipendenzaenergetica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=186:crash-course-di-chris-martenson-parte-1-qle-tre-convinzioniq&catid=56:crash-course-di-chris-martenson&Itemid=91

    Mi piace l'approccio delle Transition Town proprio perchè propone informazioni (per molti scioccanti perchè non ne hanno mai sentito parlare) per stimolare la riflessione ed il mettersi in gioco di chi vuole, per aumentare la resilienza della propria comunità ...questo è quello che ognuno può fare nella propria piccola realtà, poi vedremo come va a finire.

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