Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 2 dicembre 2010

350!



In concomitanza con la visita di James Hansen in Italia, credo che sia interessante dare qualche informazione sulla campagna che lui sta portando avanti per ridurre la concentrazione di CO2 nell'atmosfera sotto le 350 parti per milione. Giorgio Nebbia spiega molto bene come stanno le cose in questo breve articolo (da "La Gazzetta del Mezzogiorno del 17 Agosto 2010)


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“Trecentocinquanta”


Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

Gli eventi di quest’estate confermano l’esistenza di mutamenti climatici dovuti al riscaldamento planetario. Devastanti alluvioni nell’Europa centrale; più a Oriente, una eccezionale siccità ha provocato incendi di boschi e di giacimenti di torba in Russia; ancora più a Oriente, alluvioni nell’Asia meridionale e in Cina. Piogge intense, alluvioni e siccità si sono già verificati nei decenni e secoli passati, ma mai su una scala così vasta e con così grande frequenza, proprio come le previsioni avevano indicato.

Il fenomeno del riscaldamento globale si può schematizzare come dovuto all’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera; di conseguenza aumenta la frazione del calore solare che resta “intrappolata” dentro l’atmosfera, ciò che fa aumentare la temperatura media della superficie terrestre nel suo complesso. Ne derivano cambiamenti nella circolazione delle acque oceaniche e nell’intensità e localizzazione delle piogge sui continenti.

Bastano relativamente piccole variazioni per far aumentare le piogge in alcune zone della Terra o per rendere aride altre zone. Pochi numeri aiutano a comprendere tali fenomeni; per tutto l’Ottocento e per la prima parte del Novecento l’atmosfera conteneva circa 2200 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti ad una concentrazione di circa 280 ppm (parti in volume di anidride carbonica per milione di parti dei gas totali dell’atmosfera).

In quei decenni l’industrializzazione era già cominciata in Europa e nel Nord America con crescente combustione di carbone e di legna e con la diffusione di numerose fabbriche; queste attività immettevano nell’atmosfera anidride carbonica che però veniva assorbita, più o meno nella stessa quantità generata ogni anno dalle attività umane, da parte della vegetazione, soprattutto delle grandi foreste, e da parte degli oceani nelle cui acque l’anidride carbonica è ben solubile. Foreste e oceani, insomma, erano capaci di depurare l’atmosfera dai gas immessi dalle attività umane.

La svolta si è avuta a partire dalla metà del Novecento con due fenomeni concomitanti: è aumentata la quantità dell’anidride carbonica immessa ogni anno nell’atmosfera in seguito alla combustione di crescenti quantità di carbone, petrolio e gas naturale e alla crescente produzione di cemento, che pure libera anidride carbonica dalla scomposizione delle pietre calcari, e, nello stesso tempo, è diminuita la superficie e la massa delle foreste e del verde, tagliati e bruciati, anche con incendi intenzionali, per recuperare spazio per pascoli e coltivazioni intensive, per ricavarne legname da costruzione e da carta, per nuovi spazi da edificare.

Mentre è relativamente costante la capacità degli oceani di “togliere” anidride carbonica dall’atmosfera (circa cinque miliardi di tonnellate all’anno), è andata aumentando (da 20 a 40 miliardi di tonnellate all’anno, dal 1950 al 2010), la quantità di anidride carbonica immessa nell’atmosfera dai combustibili fossili e dalle attività “economiche” di una popolazione in aumento e da un crescente livello di consumi, ed è diminuita, da circa otto a cinque miliardi di tonnellate all’anno, la quantità dell’anidride carbonica che la biomassa vegetale è stata capace di portare via dall’atmosfera.

Questo insieme di fenomeni ha fatto aumentare, in mezzo secolo, la quantità dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera (da circa 2400 a 3000 miliardi di tonnellate) e la sua concentrazione da circa 320 a 390 ppm. Le conferenze internazionali che si succedono ogni anno (la prossima sarà in dicembre a Cancun, nel Messico) danno per scontato che tale concentrazione possa arrivare a 450 ppm nei prossimi decenni e poi aumentare ancora: un aumento di concentrazione, e di temperatura globale, insostenibile.

Uno dei movimenti ambientalisti che si sta diffondendo dagli Stati Uniti (il paese più ricco ma anche più attento alla fragilità della propria opulenza) indica in 350 ppm il livello di anidride carbonica a cui si deve tendere per attenuare le conseguenze catastrofiche dei mutamenti climatici. Per raggiungere tale obiettivo la quantità di anidride carbonica totale nell’atmosfera dovrebbe diminuire da 3000 a 2600 miliardi di tonnellate. Un obiettivo che richiederebbero almeno un secolo, durante il quale (1) dovrebbe gradualmente diminuire il consumo di combustibili fossili e di energia; (2) dovrebbe rallentare la distruzione dei boschi esistenti fermando incendi e diminuendo l’estrazione di legname commerciale e le superfici coltivate e dei pascoli e allevamenti da carne e rallentando le attività minerarie che oggi si estendono in terre finora occupate dalle foreste; (3) dovrebbe aumentare la biomassa vegetale, piantando alberi e verde in qualsiasi ritaglio utile della superficie terrestre.

Conosco bene le obiezioni; si avrebbe un rallentamento dei consumi e quindi “della civiltà”. Ma anche se continua il riscaldamento globale si va incontro a un rallentamento dell’economia e “della civiltà”, lento, quasi inavvertibile fino a quando le conseguenze non assumono carattere catastrofico come quest’estate. I danni dei mutamenti climatici, infatti, comportano, anche se non ce ne accorgiamo, distruzione di ricchezza monetaria; ne sono colpiti paesi ricchi (pensiamo alla Russia e alla Germania oggi) e paesi poveri e poverissimi come, oggi, il Pakistan e certe zone della Cina. Pensiamo invece alla ricchezza monetaria che sarebbe messa in moto dalla diffusione di processi produttivi che consumano meno energia, meno materiali, che usano meno legname, dai prodotti ottenibili dalle nuove foreste, e ai vantaggi che ne verrebbero sia ai paesi ricchi, sia, ancora di più, a quelli poveri.

Probabilmente la ricchezza complessiva aumenterebbe perché tanti paesi sarebbero alluvionati di meno e meno esposti alla siccità, e aumenterebbe la vegetazione dei continenti; forse la ricchezza sarebbe distribuita diversamente fra i vari paesi. Siamo sicuri di perderci in questa prospettiva ?

9 commenti:

  1. Sicuramente stiamo vivendo un cambiamento climatico, ma concentrare tutte le responsabilità sulla concentrazione della CO2 in atmosfera mi sembra semplicistico.

    Forse la concentrazione di metano influisce anche di più e ci sarebbero molti altri fattori da mettere in conto ...

    Tutto cio' mi lascia perplesso sulle facili ricette dato che, se non si valutano almeno le cause principali, difficilmente si potranno ottenere dei risultati efficaci con degli interventi parziali e localizzati.

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  2. ...Salve prof. Bardi ; in effeti, a naso, credo credo che i nostri discendenti non vedranno mai i famigerati 6 gradi in più da effetto serra, ma qualcosa come 2- 2,5 gradi in più, ( comunque tanti per l'impatto sulle attività umane e non solo ), proprio perchè il clima apparentemente " impazzito", e cioè allluvioni, siccità , ondate di calore ma anche di freddo, assieme agli effetti del peak everyhting, saranno destruenti del PIL mondiale nei prossimi 10-15 anni, e quindi con grande riduzione coatta della co2 emessa : Gaia, con le sue strategie di feedback climatico,ci obbligherà a rispettare Kyoto... Se l'Italia non taglierà la spesa pubblica di un 20-30 % entro i prossimi 5 anni ( 5 % all'anno ), vedremo un crollo delle emisioni di co2 italiote da qui a qulche anno, non una decrescita programmata.

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  3. http://www.350.org/en/animation

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  4. Caro Ugo, proprio oggi ho ritenuto di ri-linkare il tuo strepitoso articolo ("Italy like Ryan Air"...) qui e là, perchè man mano che, ad €/$ costanti, ci si avvicina alla quota 100 $ al barile, l'Italia scricchiola pesantemente e gli eventi "negativi" subiscono accelerazioni temibili.
    Dal lato strettamente economico, un gasolio oltre 1,30 € al litro è già insostenibile per tutto il comparto industriale italico... Mah. Chi vivrà vedrà, se sarà il terzo inverno "vero" consecutivo limitatamente all'Europa centrale e meridionale, come si annuncia, rivedremo i carburanti veleggiare la benzina verso 1,70 in primavera e il gasolio oltre la soglia psicologica del 1,50 €/l. Ti saluto "suburbia" italica?

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  5. Buongiorno prof. Bardi,
    spero che il mio commento non risulti OT.

    Ho avuto modo di ascoltare l'intervento (non ben gestito, a mio parere) di J.H. ieri sera a Radio popolare. Sono rimasto piuttosto perplesso per averlo sentito sostenere che il nucleare (a differenza, a suo parere, delle energie rinnovabili) potrà coprire percentuali sempre più importanti del fabbisogno energetico mondiale, anche perché "si potrà estrarre uranio dal mare". Le chiedo allora se rispetto agli interventi da Lei pubblicati sul blog di aspoitalia nel 2007, ci sono novità che consentono di ridiscutere la praticabilità di questa ipotesi di approvvigionamento energetico... Al momento non sono stato in grado di reperire in rete nessun'altra informazione a questo proposito.

    La ringrazio per un suo eventuale chiarimento,
    Saul Casalone

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  6. Caro Saul,

    che io sappia, non c'è niente di particolarmente nuovo nella situazione del nucleare. Sono un po' stupito che Hansen abbia detto che "si potrà estrarre uranio dal mare", ma la cosa è tutto sommato spiegabile. Hansen è un climatologo molto bravo ma non è uno specialista di energia. In particolare, gli manca di afferrare il concetto di EROEI - cosa che purtroppo non tutti hanno chiara.

    Allora, se io che non sono un climatologo mi mettessi a disquisire sui relativi meriti dei modelli "General Circulation", probabilmente direi qualche robusta sciocchezza che i climatologi mi farebbero sicuramente notare. Lo stesso, quando Hansen, che non è un "energologo" parla di clima cade sulle solite sciocchezze dell' "Uranio che si estrae dall'acqua di mare"

    E' uno dei problemi che abbiamo. Siamo tutti troppo specializzati ed è difficilissimo tenere il piede in più di una staffa - ovvero in più campi della scienza.

    Diciamo che Hansen è talmente terrorizzato dal carbone (pienamente con ragione) che vede nel nucleare una possibile salvezza. Come dicevo in un commento precedente, non gli posso dare tutti i torti.

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  7. Eh, beh, Archinauta, la situazione dei prezzi è sempre più difficile e l'Italia sta boccheggiando. Mi aspetto un nuovo crollo, prima o poi, ma sul breve termine potremmo andare anche abbastanza più in su.

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  8. Ah... nel commento su Hansen, ovviamente volevo dire"energia" non "clima". Ohim

    "Quando Hansen, che non è un "energologo" parla di ENERGIA cade sulle solite sciocchezze"

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  9. Le prospettive non sono allegre ma se dovesse realizzarsi la follia (per il sottoscritto) prospettata qui il disastro é assicurato. Ci mancavano anche gli apprendisti strgoni del clima.
    luigiza

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