Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 9 agosto 2010

La storia del pugile suonato: come ignorare che stiamo prendendo una legnata climatica dopo l'altra


I media hanno accuratamente evitato di legare il disastro degli incendi in Russia con il cambiamento climatico. Stiamo prendendole da tutte le parti, ma non riusciamo a reagire

C'è una vecchia barzelletta che Walter Chiari raccontava con un pesante accento romanesco. E' la storia di un pugile non più giovanissimo e un po' suonato che le prende sonoramente dal suo avversario sul ring. Alla fine del round, il suo allenatore, per fargli coraggio gli dice, "vai tranquillo; quello non t'ha manco visto. Proprio nun t'ha pigliato per niente!" E il pugile risponde con voce impastata, "Senti, dai n'occhio all'arbitro perché, lassù, qualcuno che me mena ce sta."

Sembra che di fronte al cambiamento climatico ci stiamo comportando come un pugile suonato che le prende di santa ragione ma non si rende nemmeno conto di dove arrivano le botte. Uragani, alluvioni, ondate di calore; le stiamo prendendo da tutte le parti ma non riusciamo a reagire - non riusciamo nemmeno a capire chi è che ci sta menando.

L'ultima legnata che ci stiamo prendendo è il disastro russo. Questo è probabilmente il peggiore di tutti nella storia recente ed è anche uno che non richiede particolari ragionamenti per essere legato al riscaldamento globale. Non era mai successo nella storia nota che le foreste russe prendessero fuoco con questa intensità e su una scala così vasta. E' una cosa che si spiega soltanto con l'aumento di temperatura che è stato particolarmente elevato nelle regioni del nord del pianeta (come i modelli climatici prevedevano): Fra le altre cose, il termometro dell'aeroporto di Mosca ha misurato oltre 39 gradi centigradi, una cosa che non si ricordava a memoria d'uomo.

Eppure, i media hanno scientificamente evitato di spendere anche mezza parola per collegare il disastro russo con il riscaldamento globale. Appunto, siamo come un pugile suonato che le prende una dietro l'altra.

Quanto deve essere pesante la botta che prendiamo per riuscire finalmente a capire che qualcuno ci sta menando? Basta la carestia planetaria che deriverà dalla perdita di produzione del grano russo? Oppure dobbiamo aspettare qualcosa di ancora peggiore? Uno dei problemi sono quelli che continuano a dirci nell'orecchio "Andate tranquilli, che il riscaldamento globale nun ce piglia per niente." Speriamo bene, ma si rischia veramente di finire knock-out sul pavimento del ring.

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Per mostrare come i giornali abbiano scientificamente ignorato il collegamento fra riscaldamento globale e incendi di mosca, credo che valga la pena riportare per intero questo articolo di "Repubblica" del 9 Agosto.



RUSSIA

Roghi e caldo non danno tregua Emergenza per altra centrale nucleare

MOSCA - Per il quarto giorno la capitale russa è avvolta nella nube di fumo acre e tossico sprigionata dagli incendi di foreste e torbiere. Una situazione che, unita all'ondata di caldo, ha fatto quasi raddoppiare il tasso di mortalità. E mentre i moscoviti fuggono dalla capitale o si rintanano nei centri con aria condizionata predisposti dal Comune, non si placano i timori per gli impianti nucleari e scatta l'emergenza per un'altra centrale, quella di Mayak, negli Urali, minacciata dalle fiamme.

La Russia è oscurata da una nuvola che ha raggiunto la stratosfera. Problemi analoghi a quelli di Mosca si registrano a Nizhni Novgorod, quarta città del Paese (circa un milione e mezzo di abitanti), mentre a San Pietroburgo la coltre bianca comparsa ieri è stata spazzata dal vento. I pompieri e l'esercito combattono con un'area di fuoco che copre 1.740 chilometri quadrati in un'ondata di caldo che è la peggiore degli ultimi 1000 anni. E le previsioni non sono rassicuranti: le temperature saliranno fino a 44 gradi centigradi nelle zone più colpite, nella parte occidentale del Paese. Non solo: la gravissima siccità ha fatto impazzire il mercato dei cereali, spingendo al rialzo i prezzi del grano al tasso più veloce degli ultimi 30 anni e sollevando lo spettro di una crisi alimentare.

Emergenza per centro rifiuti nucleari. Le autorità russe hanno dichiarato lo stato di emergenza per il grande impianto nucleare di Mayak negli Urali minacciato dalle fiamme. "E' stato dichiarato lo stato d'emergenza - si legge in una nota - nelle foreste e nei parchi del distretto di Ozersk a causa del complicarsi della situazione relativa al pericolo di incendio". La centrale, nelle vicinanze della città di Ozersk, è usata principalmente per il trattamento e lo stoccaggio di scorie nucleari. Il centro si trova nella regione di Cheliabinsk, a 2.000 chilometri da Mosca. In precedenza altri due impianti, Sarov e Snezhinsk, erano stati circondati dalle fiamme ma i vigili del fuoco erano riusciti a circoscrivere gli incendi.

Mortalità quasi raddoppiata. I dati forniti dal capo del dipartimento Sanità dell'amministrazione, Andrei Seltsovski, confermano i timori dei giorni scorsi: gli obitori moscoviti sono praticamente pieni, rispetto ai 360-380 decessi che si registrano quotidianamente nei periodi normali, ora se ne contano quasi 700. Inoltre le cifre ufficiali rivelano che nel mese di luglio nella capitale ci sono stati 14.340 decessi rispetto alla media di 10mila, in gran parte di persone anziane.

"Nella capitale situazione sotto controllo". A Mosca gli inquinanti atmosferici sono ancora a livelli pericolosi. Nel weekend le concentrazioni nell'aria di monossido di carbonio e di altri gas erano sette volte il limite massimo giudicato accettabile, oggi sono da due a tre volte oltre il limite. Malgrado la situazione, il Comune ha annunciato che non intende proclamare lo stato di emergenza. "La situazione, pur rimanendo difficile - ha detto oggi il vice sindaco Vladimir Resin - resta sotto controllo. Spero che riusciremo ad affrontarla". L'introduzione dello stato di emergenza comporta, tra l'altro, il pagamento doppio del personale.

Previsioni meteo: tregua dal 20 agosto. Il calo significativo delle temperature nella Russia centrale e nordoccidentale non si verificherà prima del prossimo 20 agosto anche se da mercoledì i venti occidentali potrebbero allentare la morsa dello smog su Mosca, secondo il numero uno di Roshydromet, l'agenzia meteorologica russa, Alexander Frolov.

Strategie di sopravvivenza a Mosca. I moscoviti hanno ormai elaborato le loro strategie di sopravvivenza, come racconta il quotidiano Kommersant. Quelli che possono fuggono in dacia (dove l'aria è solo leggermente migliore ma almeno è più fresco), si spostano in città più sicure o all'estero (ieri dai tre aeroporti russi sono partiti oltre 100mila passeggeri, un numero record da inizio anno). Chi è costretto a rimanere nella capitale, se può passa le notti in alberghi con l'aria condizionata; gli altri si trasferiscono da amici che vivono in appartamenti con impianti di condizionamento, dormono in ufficio o addirittura nell'auto accesa. Di giorno, invece, prendono d'assalto i centri commerciali: ieri lo Ievropeinski, il più moderno del centro, ha registrato un aumento del 50% dei clienti, molti dei quali hanno fatto la coda per pattinare nella pista di ghiaccio al coperto. Il Comune ha aperto 123 centri con aria condizionata per dare ospitalità dalle 9 alle 20 alle persone più sofferenti. Nei reparti di ostetricia, invece, le partorienti arrivano con il ventilatore. Gli agenti della polizia stradale, infine, distribuiscono mascherine anti gas e bottigliette d'acqua in manica di camicia.

Oltre 500 incendi in corso. Ci sono ancora 500 roghi in corso nelle foreste e nelle torbiere russe, che interessano oltre 170mila ettari di terreno, secondo i dati più aggiornati del ministero delle Situazioni di emergenza. Nelle ultime 24 ore, riferisce Interfax, sono stati registrati 247 nuovi focolai e ne sono stati spenti 239. Restano 557 incendi che coprono 174.000 ettari. Ieri c'erano meno focolai, 554, ma su un'area più vasta che superava i 190mila ettari. Sono 162mila le persone al lavoro per spegnere gli incendi, con 42 aerei ed elicotteri.

Da venerdì 63.693 voli cancellati. La fitta coltre di fumo causata dagli incendi crea problemi anche nel trasporto aereo: da venerdì scorso sono 63.693 i voli cancellati nella Russia europea. Il denso fumo, secondo quanto ha reso noto Aleksandr Frolov, capo del servizio meteo russo RosHydromet, ha mandato in tilt anche gli aeroporti moscoviti di Domodiedovo e Vnukovo, gli unici del Paese insieme a Sheremietevo e a Pulkovo (San Pietroburgo) a essere dotati di strumentazione per il decollo e l'atterraggio anche con visibilità zero (anche se l'ultima parola spetta sempre ai piloti).

Autorità sanitarie temono colera. Le autorità russe temono un'ondata di epidemie, in particolare di colera, per la prolungata ondata di caldo. "Temiamo l'importazione del colera dal sud est dell'Asia, dal Pakistan, dove la situazione non è buona", ha spiegato il capo medico-sanitario Ghennadi Onishenko. I servizi sanitari, ha aggiunto, hanno "rafforzato il controllo delle malattie infettive" a causa di alcuni segnali, come il moltiplicarsi di casi di gastroenterite acuta e il deterioramento della qualità dell'aria in 52 delle 83 regioni russe". "Prendiamo delle misure per organizzare il controllo del cibo ed esigiamo la fornitura di acqua potabile laddove si siano ridotte le fonti di alimentazione", ha proseguito.

(09 agosto 2010)

12 commenti:

  1. 19:30 italiane (21:30 di Mosca) di oggi, domenica 8 agosto 2010,corrispondenza di Mark Bernardini da Mosca per Radiopopolare

    Circa il 60% delle zone umide della Terra sono costituite da torba. I depositi di torba coprono un totale di circa il 3% delle terre emerse. La torba è un fossile preistorico sotterraneo che generalmente si trova ad un metro e mezzo – due di profondità, pericoloso in quanto prende fuoco sotto terra, senza che uno ne sappia nulla finché non emerge il fuoco. Quando si scopre, è tardi. E’ la cosiddetta combustione naturale. In Germania, essa occupa il 5% del territorio, in Svezia il 14%, in Finlandia il 31% (storicamente, più si va a nord, più ce n’è). In Russia, dove ce n’è più che ovunque, ci si combatte da una vita, fin dal XIX secolo (dunque, lo zarismo, il sovietismo, il russismo, davvero non c’entrano).

    Quest’anno abbiamo battuto tutti i record di temperatura da quando esistono le rilevazioni meteorologiche (per intenderci, quando qui veniva abolita la servitù della gleba e in Italia veniva unito il Paese): la più alta temperatura dell’estate, di luglio, finora di agosto e soprattutto assoluta. Più volte, nonostante la latitudine decisamente diversa da quella italiana, abbiamo superato i 40 gradi. Pare che tra una settimana finiscano i record, e con essi le mascherine e le lenzuola bagnate alle finestre.

    Oggettivamente, gli Enti Locali, la Protezione Civile, il Ministero della Difesa e quello degli Interni, oltre a centinaia, migliaia di volontari, fanno il possibile: nei giorni scorsi il canto delle cutrettole veniva continuamente interrotto dai Canada Air (anche se qui non si chiamano così) e dagli elicotteri col cestello. Ora non più: la fitta coltre impedisce di vedere dove siano localizzati gli incendi, mentre i mezzi dei pompieri stentano a farsi strada tra gli alberi nei boschi, costretti a stendere i tubi flessibili per decine di chilometri, considerando che ci vuole circa una tonnellata di acqua per ogni metro quadro. All’alba ci si sveglia per la puzza di bruciato e si vede un pallido sole che sembra la luna, manco fossimo nella bassa padana, tipo Reggio Emilia.

    Le cifre parlano più delle considerazioni politiche. Al momento, nella sola regione di Mosca ci sono 49 incendi, di cui 14 sono proprio i giacimenti di torba, mentre gli altri si trasmettono attraverso le corone degli arbusti. In totale vi lavorano 12.000 uomini, senza pensare alle analoghe situazioni in varie regioni limitrofe, da Samara a Nižnij Novgorod e Kirov, con le quali si arriva a circa 70 incendi. Ironia della sorte, il fumo che ha messo in ginocchio Mosca proviene dagli incendi che si trovano a 150 km a sud-est dalla capitale. In pratica, è il vento di nord-ovest a creare problemi, e nulla lascia presagire inversioni di rotta a breve termine. Sono cifre piuttosto normali, da queste parti, considerando che Mosca ha 11 milioni di abitanti residenti, che realmente in città quotidianamente ve ne sono poco meno di 20 milioni, e che la regione di Mosca conta più di 50 milioni di anime. Lo Stato ha stanziato 6 miliardi e mezzo di rubli – circa 165 milioni di euro – per la ricostruzione delle abitazioni distrutte, i lavori sono già iniziati.

    Ieri, per la prima volta, la quantità di incendi domati ha superato quella dei nuovi focolai: 7 contro 6; ma le previsioni del tempo non lasciano presagire nulla di buono almeno fino a metà della prossima settimana. E’ già un miracolo che i tre aeroporti principali – quello di Šeremet’evo, di Domodedovo e di Vnukovo, rispettivamente a nord-ovest, a sud-est e a sud-ovest – abbiano ripreso a funzionare quasi normalmente, dovendo gestire solo il congestionamento accumulato. Non è detto che la situazione non torni a peggiorare.

    Notiziario in Youtube

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  2. Questo commento di radiopopolare menziona l'aumento di temperatura, ma non si sogna nemmeno di menzionare il riscaldamento globale. "La Repubblica" di oggi a:

    http://www.repubblica.it/esteri/2010/08/09/news/russia_9_agosto-6168779/?ref=HREC1-2

    fa ancora meglio (ovvero, peggio), non menziona nemmeno le alte temperature come causa degli incendi. Insomma, impegno scientifico per negare l'evidenza.

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  3. Ieri ho intravisto Bertolaso al Tg5 che parlava genericamente di "cambiamenti climatici", come causa della situazione in Russia; mi sa che ci dobbiamo accontentare.

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  4. Renso Roberto9 agosto 2010 14:51

    E' vero, ne stiamo prendendo così tante, che i mezzi di informazione faticano a riportale tutte.
    Tipo l'ondata di gelo che ha investito il sud america provocando nel solo Equador 500 morti.
    Non trovando spazio, nessun giornale ha riportato la notizia.

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  5. Non so se avete mai ascoltato Radio24, la radio del Sole24Ore nonché organo della Confindustria.
    Alle 18 dei giorni feriali vi è l'andamento della Borsa con brevi commenti.
    L'altro giorno parlavano appunto del prezzo del grano e delle possibili speculazioni.
    È bello, o meglio brutto, ascoltare come trattino questi argomenti dal punto di vista puramente economico e dei prezzi senza alcun accenno ai milioni di persone che vi sono dietro e che patiscono la fame.
    Non parliamo poi del cambiamento climatico, un argomento tabù nell'ambito confindustriale dove sono ancora legati ad Adam Smith ed alla "crescita continua".
    Solo che queste persone sono quelle che hanno in mano le sorti del nostro pianeta.

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  6. Il nostro Luca Mercalli riesce a far sentire la sua voce sul sito de La Stampa:

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7692&ID_sezione=&sezione=

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  7. Infatti, ma nel caso di radio pop sono quasi certa che il ragionamento è: "i climatologi hanno detto che l'inverno freddo non era segno di global cooling, ergo l'estate calda non è segno di global warming".

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  8. Ho appena assistito alla trasmissione del tg3 (delle 19), in cui un climatologo ISPRA, tal Franco Desiato, ha timidamente parlato di cambiamenti climatici legati ai fenomeni in atto in Russia, Pakistan e Cina, con un riferimento al distacco dell'iceberg - mitizzato dai media come più vasto di Manhattan - dalla Groenlandia. Poco, molto poco, ma qualcosa in alcuni ambiti sembra muoversi

    Maurizio Tron

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  9. Molto bello questo testo:

    Caldo estremo, siccità e inondazioni: le catastrofi ambientali che colpiscono numerosi Paesi dalla Russia al Pakistan non sono che l’effetto dei cambiamenti climatici in corso, secondo gli specialisti intervistati dalla France Presse. Sebbene gli eventi climatici non siano collegati fra di loro, sono però coerenti con le conclusioni raggiunte dal Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) dell’Onu: "Si tratta di eventi destinati a ripetersi ed intensificarsi in un clima alterato dai gas serra: non possiamo giurare che nulla di questo sarebbe successo duecento anni fa, ma il sospetto c’è", spiega Jean-Pascal van Ypersele, vicepresidente dell’Ipcc. La Noaa, l’ente federale statunitense per l’ambiente, sottolinea come il pianeta non sia mai stato così caldo come nei primi sei mesi del 2010: una tendenza destinata ad aumentare gli episodi di ondate di calore e siccità. "Che si tratti di frequenza o intensità, ogni anno vengono battuti dei record, a volte più volte in una settimana: ci si trova realmente in situazioni senza precedenti, conformemente alle proiezioni dell’Ipcc, anche se occorreranno osservazioni su periodi di più anni per tirare delle conclusioni in termini di clima", aggiunge Omar Baddour, dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale."

    Pubblicato nientepopodimenoché dal Giornale. A Battaglia gli verrà un coccolone :-)

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  10. Mi chiedo se non siamo ormai arrivati al celebre e per allora enigmatico 'che fare' di Hubbert, che rispondeva all'intervistatore: 'piantare alberi'. Servirebbero campagne colossali di rimboschimento ma noi abbiamo la celebre Legge Rutelli degli anni '90 che statuisce di piantare UN (1) albero per ogni nuovo nato. La geniale connnessione, dato che siamo in galoppante declino demografico, ammonta a piantere sempre meno alberi; almeno, riaggiorniamola piantando un albero per ogni nuovo nato E per ogni nuovo immigrato che sbarca...

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  11. Telegraph Cove11 agosto 2010 02:40

    Capire la necessità di fare qualcosa contro un evento che non genera pericolo immediato e globale è un processo lungo; lo è stato anche nell'unico intervento globale pseudo climatico fin qui messo in pratica contro il CFC ed il buco dell'ozono.
    E' strano meravigliarsi del contrario come sono strane le soluzioni proposte per il riscaldamento climatico: adattamento, sviluppo sostenibile, riduzione graduale delle emissioni ecc.

    Tutte soluzione belle, ecologiche, innovative ma ... troppo razionali

    Tra 20/30 anni, persi in accordi climatici finti, in dispute accademiche tra scienziati buoni e cattivi, quando le ondate di calore bruceranno per davvero il globo (ma speriamo di no) credo che il mondo improvvisamente chiederà alla scienza soluzioni rapide anche se dolorose e pericolose

    e chi risponderà per primo ? gli scienziati buoni e figli di gaia o quelli cattivi pagati dalle multinazionali ?

    posso solo sperare in un futuro diverso

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  12. Telegraph Cove11 agosto 2010 02:43

    @mario
    con bossi e berlusc gli immigrati non sbarcano più (dicono loro)
    e quelli che sbarcano li ...

    cambiamo parametro per la piantumazione degli alberi !

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