venerdì 21 gennaio 2022

I comportamenti umani spiegati (anche) dalla prospettiva sociobiologica


Konrad Lorenz non è di solito associato al concetto di "sociobiologia," un termine posteriore ai suoi lavori principali. Ma i suoi studi sul comportamento animale sono stati alla base dello studio del comportamente umano inteso come creatura biologica -- la base della sociobiologia. 


Di Fabio Vomiero

Con il termine "sociobiologia" (detta anche "psicologia evoluzionistica"), ci si riferisce oggi ad un intero programma di ricerca a forte vocazione multidisciplinare che ha come scopo principale lo studio comparato del comportamento animale e umano dal punto di vista bioevoluzionistico. Una multidisciplinarità data dal fatto che effettivamente a questo filone di ricerca contribuiscono numerose scienze come l'antropologia, la genetica evoluzionistica, la fisiologia comparata, l'etologia, le neuroscienze, l'ecologia comportamentale, per esempio, ed è noto che quando le direzioni della ricerca tendono a sovrapporsi e a contaminarsi vicendevolmente si possono poi generare delle raffinate forme di interazione metodologica in grado di innescare solitamente un evidente aumento esponenziale delle conoscenze.

Tuttavia, nonostante gli enormi successi conseguiti in termini di risultati sia teorici che sperimentali, la teoria sociobiologica, che rivendica sostanzialmente una certa importanza delle basi genetiche e biologiche nel determinare in parte molti comportamenti umani, non è ancora riuscita a trovare, prevedibilmente, molta confidenza a livello sociale, generalmente per ragioni e resistenze che hanno a che fare più che altro con dimensioni di carattere ideologico, storico e culturale. Cosa che non deve sorprendere più di tanto se si pensa soltanto alla difficoltà con cui ancora oggi, per esempio, viene compreso e accettato lo straordinario e rivoluzionario lavoro di Darwin, successivamente rivisitato e integrato nella più complessa teoria sintetica dell'evoluzione biologica.

Senza però dilungarci ad approfondire questo aspetto certamente molto interessante dal punto di vista psico-sociologico, passiamo piuttosto a trattare un paio di necessarie precisazioni utili per tentare di stroncare sul nascere i soliti fraintendimenti. Primo, quando parliamo di basi genetiche e biologiche del comportamento umano non significa affatto affermare che le nostre personalità o identità umane siano interamente governate dal nostro patrimonio genetico e secondo, quando diciamo che un tale comportamento ricorrente umano può essere spiegato da un certo processo di selezione evolutiva non significa voler giustificare allora l'espressione individuale di tale comportamento.

Ma è l'intera impostazione del dibattito volgare sulla questione sociobiologica ad essere messa finalmente in discussione. Per lungo tempo, infatti, tale dibattito è stato più che altro semplificato e centrato sulla fuorviante dicotomia tra Natura e Cultura, in cui si tenta di contrapporre da una parte una sorta di "determinismo biologico" proposto da una scienza genocentrica pericolosamente fredda ed ingenua e dall'altra invece un "determinismo culturale" filosofico in cui gli individui, che alla nascita dovrebbero essere tutti uguali nelle loro proprietà e potenzialità di espressione, sarebbero poi plasmati soltanto dalle esperienze sociali e culturali (teoria della tabula rasa).

In realtà nella teoria sociobiologica le componenti biologiche e quelle culturali non sono affatto contrapposte e mutualmente esclusive, ma sono piuttosto integrate tra di loro in un gioco reciproco di relazioni in cui le une permettono lo sviluppo delle altre e queste a loro volta condizionano l'espressione delle prime. La nostra cultura, infatti, fa parte comunque della nostra evoluzione e sarebbe pertanto un grossolano errore concettuale cercare di separarle.

D'altra parte, se avessero ragione certi filosofi della scuola di John Locke, l'autore della teoria della tabula rasa, non si spiegherebbe allora come possano esistere invece decine di tendenze comportamentali universali presenti praticamente in tutte le culture, oltre che in molte società animali: la cura della prole, l'egoismo, la competizione, ma anche la cooperazione e l'altruismo, la suddivisione dei compiti, le differenze tra i sessi, il pianto, la danza, il rito, la cultura, l'apprendimento, il gioco, l'abbraccio, l'aggressività, la violenza, l'inganno, la gelosia, la gerarchia, lo stupro, l'omicidio, le forme di comunicazione, per esempio. Gli antropologi sono riusciti a riconoscere in tutte le culture umane fino a una settantina di caratteristiche comuni che fanno parte anche dei repertori sociali di altri mammiferi, inclusi i primati. Persino il linguaggio umano, nonostante le seimila lingue viventi, sarebbe, secondo il linguista Noam Chomsky, costruito per lo più su una grammatica di base di carattere universale.

Ebbene, l'esistenza di questi pattern comportamentali ubiquitari che ognuno di noi se libero da pregiudizi ideologici può tranquillamente cercare di rintracciare nelle normali vicende umane, storiche o quotidiane, ci suggerisce che allora possano esistere veramente dei vincoli biologici che influenzano in qualche modo l'ambivalenza della nostra "natura umana" e che soltanto con una serie di "provvedimenti" più o meno consapevoli che sono stati sviluppati e diffusi grazie alla cultura riusciamo poi di fatto a gestire e a controllare.

In effetti, anche le recenti acquisizioni della biologia molecolare, della genetica e della genomica, insieme ai nuovi risultati ottenuti dagli studi di imaging funzionale del cervello, hanno iniziato a produrre nuove conoscenze sulle relazioni che intercorrono per esempio tra varianti specifiche di geni coinvolti nella sintesi e nel metabolismo dei neurotrasmettitori da un lato e caratteristiche comportamentali dall'altro.

Si fa sempre più strada l'ipotesi, dunque, che anche molte predisposizioni comportamentali umane, esattamente come accade nel caso dei tratti morfologici e fisiologici, facciano parte di quel set di "caratteri" ereditabili adattativi sui quali poi possono agire i meccanismi evolutivi e in particolare la selezione naturale.

Ragionando in termini evoluzionistici si possono pertanto spiegare in parte moltissime caratteristiche umane di tipo "animalesco", che nonostante l'efficace ammortizzatore fornito dalla cultura, tendono comunque ad emergere insistentemente e frequentemente, dalla gelosia (in prevalenza maschile) allo stupro, dalle diversità individuali o di gruppo a quelle tra i sessi, dalla diffidenza verso il diverso alla competizione per il territorio, le risorse, il potere, il partner, dall'aggressività all'infanticidio, dall'egoismo all'altruismo quando è conveniente, come per esempio nel caso dell'altruismo reciproco proposto dal biologo americano Robert Trivers, oppure dell'altruismo indiretto basato invece sul desiderio di una buona reputazione all'interno della società.

Ci sarebbero quindi delle precise ragioni biologiche ed evoluzionistiche se molto spesso, nonostante tutti quei bei proclami culturali di uguaglianza, di solidarietà tra i popoli e di amore romantico nei confronti del prossimo, alla fine le cose, se analizzate in profondità, stanno spesso in maniera evidentemente un po' diversa. Questo perchè se è vero che anche la nostra società, come quella di molti altri animali, sembra essere apparentemente basata sull'altruismo, in realtà quest'ultimo è un altruismo prevalentemente di convenienza e quasi mai di carattere gratuito, se non all'interno di quella ristretta cerchia di parenti e "amici" in cui è giustificato dal grado di parentela, ovvero reso conveniente in termini genetici dalla salvaguardia della propria fitness inclusiva (kin selection e group selection).

Del resto, provate soltanto a toccare le persone nel loro portafoglio oppure nella violazione della loro libertà personale, per esempio, vediamo poi che gran bell'altruismo. Pertanto, il motivo per cui generalmente non si osservano le conseguenze estreme della competizione tra individui o gruppi almeno nelle nostre società occidentali, non è tanto dovuto al fatto che noi siamo fatti così perchè siamo umanisticamente umani, ma piuttosto perchè viviamo in società culturali fortunatamente ricche e organizzate in cui esistono delle regole da rispettare, pena la punizione, e dove tutti o quasi, per fortuna, possono avere almeno il necessario per poter vivere decentemente.

Insomma, non saremo certamente dei semplici burattini manovrati solamente dai geni egoisti come sostenuto dal biologo Richard Dawkins, ma se pensate, in barba a tutte le evidenze scientifiche, che il nostro essere culturalmente umani significhi allora collocarsi completamente al di fuori della logica evoluzionistica di un continuum biologico che di fatto unisce tutte le specie, allora siete davvero fuori strada.



sabato 15 gennaio 2022

Auto Elettrica: Morire di Freddo nella Tormenta

 




Non c'è limite al peggio.
 
Ma veramente il peggio è senza limiti: viene fuori questo post (vedi più sotto) di un tizio che sostiene che se finisci bloccato in una tormenta con un'auto elettrica muori di freddo perché le auto elettriche "non hanno praticamente riscaldamento," e per questo "sono la più grande truffa che il mondo abbia mai visto". Il tutto condito dal solito complottismo finale: "Naturalmente nessun politico o giornalista ne parla."

Ti viene la malinconia a dover rispondere a uno che parla di cose di cui, evidentemente, non ha la minima idea. Ma proviamoci.

Allora, partiamo dalla mia macchina elettrica che ha una pompa di calore e le batterie che portano 58 kWh. Ora non credo che per scaldare l'abitacolo ci voglia più di un kW, ma il prelievo dalle batterie è molto minore ammesso che la pompa di calore abbia un COP (coefficient of performance) di 2-3 (ragionevole se fuori non ci sono 20 gradi sotto zero, ma non siamo in Alaska). Quindi, se le batterie fossero cariche al 100%, avrei più di 100 ore di riscaldamento! Anche se fossi agli sgoccioli, diciamo al 10%, avrei comunque una decina di ore di riscaldamento.

Per non parlare dell'ipotesi di trovarsi bloccati all'interno di un tunnel, dove se hai una macchina elettrica puoi tranquillamente accendere il riscaldamento senza avvelenare te stesso e gli altri. (e non ti puoi nemmeno suicidare con i gas di scarico, semmai ti venisse questa idea balzana!)

La cosa è un po' diversa per macchine elettriche più piccole, ma anche quelle di solito hanno almeno 20-30 kWh di stoccaggio. E non parliamo della Tesla, con la quale puoi stare al caldo per una settimana, probabilmente. Poi, se te ne vai in giro col rischio tormenta con la Twizy (6 kWh a bordo), allora il tuo problema non è la batteria scarica ma il tuo cervello vuoto (ma la Twizy non ha nemmeno i finestrini proprio per ricordarti di non andare a giro quando fa troppo freddo).
 
Incidentalmente, la pompa di calore nei veicoli elettrici è un'innovazione abbastanza recente. Quelle più anziane avevano un riscaldatore ausiliario a benzina, tipo quello delle roulotte. Oggi è obsoleto, ma anche con quelle non correvate il rischio di congelare nella tempesta di neve.
 
Insomma, parlare di cose di cui non si sa nulla è un hobby assai diffuso, ma non importa essere esperti per evitare di tirar fuori le peggio fesserie. Basterebbe informarsi prima. Cosa ci vuole?


L'auto elettrica - la più grande truffa che il mondo abbia mai visto?

Qualcuno ci ha pensato?

"Se tutte le auto fossero elettriche... e dovessero restare bloccate in un ingorgo di tre ore nel freddo di una nevicata, le batterie si scaricherebbero tutte, completamente

Perché nell'auto elettrica praticamente non c'è riscaldamento.

Ed essere bloccato in strada tutta la notte, senza batteria, senza riscaldamento, senza tergicristalli, senza radio, senza GPS per la batteria tutta scarica, non deve essere bello.

Puoi provare a chiamare il 911 e proteggere le donne e i bambini, ma non potranno venire ad aiutarti perché tutte le strade sono bloccate e probabilmente tutte le auto della polizia saranno elettriche.

E quando le strade sono bloccate da migliaia di auto scariche, nessuno potrà muoversi. Le batterie come potranno essere ricaricate in loco?

Lo stesso problema durante le vacanze estive con blocchi chilometrici.

Non ci sarebbe in coda la possibilità di tenere accesa l'aria condizionata in un'auto elettrica. Le tue batterie si scaricherebbero in un attimo.

Naturalmente nessun politico o giornalista ne parla, ma è questo che accadrà.





Testo da me liberamente tradotto, ripreso da Marian Alaksin (Repubblica Ceca)

lunedì 10 gennaio 2022

Come Stritolare la Scienza. Il Dibattito è Ormai Fuori controllo

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Anni fa, quando facevo le elementari, mi ricordo che mio padre mi trovò che leggevo un libretto illustrato in tricromia con bandiere rosse e simboli di falci e martelli. Preoccupato che suo figlio fosse indottrinato dai comunisti, lo prese in mano, lo guardò attentamente, e poi me lo restituì dicendo. "Va bene, è propaganda nostra.

Erano gli anni 1960, il tempo di Peppone e Don Camillo, con il dibattito fra comunisti e democristiani che si faceva a colpi di bugie opposte e simmetriche. Quel librettino che leggevo era tutta una serie di insulti contro i comunisti sovietici accusati, se non proprio di mangiare i bambini, più o meno di comportamenti altrettanto violenti e disgustosi. La propaganda dei comunisti dell'epoca, a sua volta, era altrettanto rozza e violenta. 

All'epoca, mio padre era politicamente impegnato nella Democrazia Cristiana e considerava del tutto normale che la sua fazione facesse propaganda, anche se erano ovvie bugie ed esagerazioni. E non era solo lui: più di una volta negli anni mi è successo di trovarmi in mezzo al guado fra comunisti e democristiani per aver cercato di prendere una posizione razionale, al di là delle bugie di ambo le parti. Siccome venivo da una famiglia democristiana, i comunisti mi consideravano un nemico, i democristiani un traditore.  

Oggi non ci sono più né comunisti né democristiani, ma la propaganda è rimasta più o meno allo stesso livello di allora, anche se usa una grafica più sofisticata. E, come allora, alle volte mi trovo in mezzo al guado cercando di prendere una posizione razionale fra le bugie di una parte e dall'altra del dibattito (per così dire) attuale. 

Mi è capitato l'ultima volta poco tempo fa, quando ho esaminato un filmato apparso recentemente su "OvalMedia" con un intervista al Dr. "Joseph Tritto." All'inizio, il giornalista introduce l'ospite come 

"Il professor Joseph Tritto, il presidente del "World Academy of BioMedical Technologies fondata sotto l'egida dall'Unesco, quindi controllata in qualche modo dalle Nazioni Unite." 

Tritto è comparso anche in varie interviste precedenti, per esempio su Libero quotidiano nel 2020, dove viene descritto come "microchirurgo, esperto di biotecnologie e nanonotecnologie nonché presidente della Wabt (World Academy of Biomedical Sciences and Technologies), importante accademia nata sotto l'egida dell'Unesco nel 1987." Insomma, un luminare della scienza. 

Ma tutto quello che si legge sul Web va verificato. Così, qualche giorno fa avevo fatto una rapida ricerca sul Web che mi portava ad avere qualche serio dubbio che Tritto fosse davvero un "esperto di fama internazionale", e anche sulla realtà della "World Academy of Biomedical Technology" di cui si dichiara presidente. Avevo anche pubblicato un post preliminare, poi diffuso su Facebook. 

Non l'avessi mai fatto. Entro poche ore mi è arrivata addosso un'ondata di insulti e accidenti per aver osato criticare questo famoso "esperto internazionale" che sicuramente dice la verità. Fra le tante, una mi ha colpito: un tale che mi è saltato addosso dicendo "professore, spetta a lei dimostrare che la WABT non esiste, non spetta a Tritto dimostrare che esiste." Al che avrei potuto rispondere "vogliamo parlare anche di unicorni?"

La cosa stava rapidamente prendendo una piega preoccupante e io ho un fegato solo. Così, ho bannato i più esagitati e ho cancellato il post. Ho poi ri-esaminato tutta la faccenda, sostanzialmente confermando la mia interpretazione iniziale. Più sotto vi faccio un riassunto delle mie considerazioni. Attenzione: NON sto dicendo che Tritto è un impostore o un imbroglione: non me lo sognerei mai sulla base di un'analisi che non può essere che parziale. E non sto nemmeno dicendo che Tritto sia peggiore della banda dei tele-virologi di stato che infestano i media. Mi limito a presentarvi quello che ho trovato sul Web e lascio a voi la conclusione. 

Per alcuni, sembra che l'affidabilità del messaggero non sia importante rispetto al messaggio. Ho ricevuto dei commenti sul tono: "cosa importa chi è Tritto? Quello che conta è che quello che dice è giusto!" Ma su che basi possiamo dire che le opinioni di Tritto sono quelle "giuste"? Evidentemente, perché si accordano meglio con le opinioni preconcette di chi le ascolta. Ma è un gioco di specchi in cui ognuno vede riflessa la propria verità.

Insomma, siamo arrivati a un dibattito che somiglia molto a quello degli anni 1950 e 1960 fra Peppone e Don Camillo. Potete dimostrare su basi scientifiche che il comunismo è meglio del capitalismo o viceversa? Capite quello che voglio dire. 

Alla fine chi ci rimette è la povera scienza, stritolata fra posizioni opposte sostenute da persone che parlano senza sapere cosa dicono (e alcuni di loro non chiederei neanche al signore di perdonarli). Da questa botta, può darsi che la scienza non si riprenderà mai. 

Comunque, concludo con una cosa: mio padre, buonanima, i comunisti non li sopportava (e per delle buone ragioni). Ma non mi ha mai detto che mangiavano i bambini e non mi ha mai impedito di leggere quello che mi pareva.   


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Alcune considerazioni su "Joseph Tritto" 

Premetto che capire esattamente cosa c'è di vero nelle varie affermazioni che si trovano sul Web su chi è il "professor Tritto" richiederebbe una ricerca estesa per la quale io non ho né il tempo né gli strumenti necessari. Mi limito a proporvi qualche risultato di un'analisi preliminare che, se non altro, lascia dubbi molto seri sull'affidabilità di quello che leggiamo. Poi, provate voi a farmi sapere nei commenti cosa avete trovato. Se avete qualche dato contrastante, lo includo volentieri in questa sezione. 

Allora, per prima cosa, una persona chiamata "Joseph Tritto" esiste praticamente soltanto come autore del libro in Italiano "Cina-Covid19" uscito nel 2021. Se cercate Joseph Tritto sulla letteratura scientifica, i risultati sono zero. 

Esiste invece un "Giuseppe Tritto" che sembra essere la stessa persona. Perché abbia deciso di cambiarsi il nome di battesimo è impossibile dire ma al momento che cominciate a cercare, qualche risultato sulla letteratura scientifica lo trovate. 

La bibbia di queste cose è il "Web of Science" dove potete cercare "G. Tritto" come autore di articoli scientifici. Qui, però, c'è il problema che ci sono altri due "G. Tritto" che pubblicano articoli in campo medico (Giovanna Tritto e Giovanni Tritto) e quel Tritto che cerchiamo cambia affiliazione continuamente. Quindi, non si riesce a capire bene se certi "G. Tritto" siano lui o altri. In ogni caso, quel Tritto che cerchiamo sembra aver pubblicato solo pochi articoli su riviste di bassa qualità o in congressi scientifici. Il suo campo sembra aver poco a che fare con i virus, più che altro sulla microchirurgia, trattamenti laser, e cose del genere. 

Poi, non si sa esattamente dove sia localizzato questo signore: dove vive? Dove lavora? Negli ultimi lavori (l'ultimo che sembra suo risale al 2016), lui dice di essere affiliato, in effetti presidente, a questo WABT, World Academy of BioTechnologies. Ma dove sta questo WABT? Su Linkedin, Tritto dichiara che la WABT di cui lui è presidente sta a Parigi -- anche se lui sembra abitare a Lecco, in Lombardia. Nelle sue presentazioni (inclusa quella di Ovalmedia) il link a cui WABT dovrebbe corrispondere non funziona  (https://wabt.org/). Il sito risulta disponibile: è in vendita a circa Eur 3.700. Su Researchgate, danno come indirizzo "Wabtec". Ma se andate a vedere il sito di Wabtec e vedete che non ha nulla a che fare con la biotecnologia. E' una ditta che si occupa di trasporti. E, manco a dirlo, non risulta in nessun posto un Tritto che sia presidente di Wabtec.

Troviamo altri dati usando la "Wayback Machine," un archivio di Internet che permette di trovare la storia di un sito. Qui, troviamo che la prima incarnazione di WABT sul Web con l'indirizzo wabt.org risale al 2001, dove leggiamo che la World Academy of Biotechnologies è stata fondata nel 1997 come un'agenzia dell'UNESCO. Fino al 2003, non si trova traccia di "Tritto" sul sito, ma da quella data in poi leggiamo che Giuseppe Tritto è il "delegato ad interim" per gli "Studi e i colloqui." Non leggiamo in nessuna versione del sito che Tritto sia presidente di WABT. Sembrerebbe che in questa fase WABT fosse veramente un'agenzia dell'UNESCO, ma che da un certo momento in poi, UNESCO l'abbia chiusa. Il sito viene aggiornato per l'ultima volta nel 2003, poi sparisce dal Web nel 2005. Oggi, nel sito dell'UNESCO (unesco.org) non si trova traccia di WABT e neppure il nome "Tritto"

Curiosamente, WABT ricompare dalle sue ceneri nel 2015, ma a un altro indirizzo: www.thewabt.com, con una grafica e una struttura completamente diversa, e con Giuseppe Tritto come presidente. Il sito sembra attivo perché è stato aggiornato di recente, ma i link che contiene sono quasi tutti "morti". C'è una lunga lista di collaboratori e uffici internazionali, ma nessun link, indirizzo, riferimento, contatto, o altri dati verificabili. 

Come vedete, ci sono molti punti oscuri riguardo alla persona e alle qualifiche del Dr. Tritto. Attenzione, non sto dicendo che Tritto è un impostore o che ha falsificato i dati. Mi limito a presentare un'analisi del Web fatta in un paio d'ore con strumenti pubblici, certamente non sufficiente ad arrivare a una conclusione definitiva. Ma, come minimo, quello che ho trovato dovrebbe raccomandare una certa cautela nell'accettare le dichiarazioni del Dr. Tritto così come sono riportate sui media. 

Per finire con questa vicenda, Tritto sembra essere correlato con un altra figura controversa nel campo della virologia, Giulio Tarro, che si dichiara "Chairman of the Virus Sphere World Academy of Biomedical Technologies (WABT) UNESCO, Paris." In effetti, Tarro compare nel sito "thewabt.com" come "Chairman Delegate WABT Committees and Commissions." Su questa storia, qualcun altro è andato a investigare, trovando risultati simili ai miei. Ovvero che "Tarro dichiara di essere anche presidente, dal 2007, di una Commissione sulle biotecnologie della virosfera alla World Academy of Biomedical Technologies, ente dell'UNESCO tale ente non risulta però esistere in seno all'UNESCO e lo stesso Ente ha dichiarato di non avere alcuna correlazione con la sua figura." 

Insomma anche su questa WABT bisogna andarci con molta cautela, come minimo. A parte che non se ne trova traccia su Wikipedia, su Google Scholar, trovo un totale di 52 pubblicazioni dal 2015 in cui uno degli autori si dichiara affiliato a qualcosa che si chiama "WABT". Di questi, alcune non hanno niente a che fare con le tecnologie biomediche, ma con altre cose tipo il "West African Center of Excellence for Global Health Bioinformatics Research Training Program (WABT). Le altre sono quasi tutte comunicazioni a congressi o articoli auto-pubblicati.  Per un'accademia così importante, certamente come risonanza internazionale non è che sia gran che. 





venerdì 7 gennaio 2022

Pensieri Eretici

 


Tutte le teorie filosofiche e le visioni del mondo dei maggiori pensatori, pur nella diversità delle opinioni o, addirittura, nella loro acerrima rivalità, hanno sempre sottinteso una base comune di ragionamento, partendo dalla quale è possibile discutere, al di fuori della quale vi è solo ostracismo ed eresia.

La base comune consiste nel riconoscimento della superiorità dell’essere umano su ogni altra forma di vita e, di conseguenza, della liceità dello sfruttamento artificioso della natura, sia animata che inanimata.

Se vi sono state, e sicuramente sono esistite, culture diverse, queste sono state distrutte, annientate, annichilite. Non solo ostracismo, ma anche eresia, e quindi rogo.

L’avanzare dei tempi spinge sempre più a riconsiderare questi dogmi antichi e tutt’ora dominanti.
Sta per concludersi l’era della fiducia illimitata nel progresso tecno-scientifico-economico. Lentamente inizia a farsi strada la diffidenza, il dubbio, la perplessità.

Questo nuovo modo di pensare è indotto dai molteplici danni inferti alla natura dalla civiltà dominante, quella che Servier chiamava civiltà bianca occidentale, ma che ora mi pare più appropriato definire civiltà umana tout court.

La sovrappopolazione, origine di tutti i problemi, e tutte le sue conseguenze, dal riscaldamento globale alla deforestazione, dall’inquinamento alla desertificazione, dall’innalzamento dei mari alla scomparsa della biodiversità ecc. ecc. spingono sempre più persone a ripensare il senso del progresso materiale. Non più positivo, ma, nella migliore delle ipotesi, rischioso, nella più realistica deleterio.

In questo mutamento sempre più diffuso delle opinioni si inserisce la mia attività speculativa con la nascita e la diffusione del Cancrismo, ovvero della teoria secondo cui Homo sapiens, una volta acquisita la capacità di intervenire e di modificare (a proprio vantaggio) il corso degli eventi naturali, si è trasformato in cellula tumorale maligna dell’organismo planetario rappresentato dal fenomeno vita sulla Terra.

Questa teoria è esposta compiutamente nei libri da me finora pubblicati, e cioè Il Cancro del Pianeta, Il Cancro del Pianeta Consapevole, L’Impero del Cancro del Pianeta e Rivelazione – Discorso alle cellule malate.

Per presentare questi libri e per affrontare risvolti particolari della teoria, non sviluppati a sufficienza nei predetti testi, tra il 2018 e il 2021 ho scritto circa un’ottantina di articoli, in genere per blog e siti on line, ma anche per riviste cartacee.

Tutta questa mole di lavoro, magari disomogenea e affastellata, ma comprendente importanti puntualizzazioni della teoria, non meritava di finire nel dimenticatoio, nel grande pozzo nero in cui svaniscono tutti i post e gli articoli di Facebook, Twitter e dei vari blog.

Ho perciò pensato di raccoglierla in unico volume al quale ho dato il titolo di Pensieri eretici – Saggi brevi contro l’ortodossia progressista. Il termine eretici, con la spiegazione che l’ortodossia cui si contrappongono è il progressismo imperante, definisce bene, io credo, quale sia lo scopo del mio lavoro, e cioè aprire gli occhi anche dei più riluttanti sulla reale natura dell’essere umano.
Eretici furono Copernico, Galileo, Giordano Bruno e Darwin. Ognuno di loro sfatò leggende che erano ritenuti veri e propri dogmi dall’intera unamità.

Ma l’ultimo dogma, quello della giusta superiorità della razza umana, è ancora in piedi e attende di essere abbattuto. È un colosso, ma ha i piedi di argilla. I disastri causati da tale superiorità faranno ben presto crollare a terra l’intera impalcatura ideologica che sottende.

Il Cancrismo ha la funzione di accelerare questo processo dissacratorio, e pertanto oggi è eretico, ma, in prospettiva, diverrà la nuova ortodossia di un’umanità liberata dall’iperuranio e dall’immortalità dell’anima.
 
Siamo animali con un organo, il cervello, iper-sviluppato, modificatosi geneticamente in funzione mortifera, distruttiva.

Non possiamo regredire. Ma possiamo prendere coscienza di questa triste realtà e adoperarci per mitigarne le conseguenze.

Questa è la funzione dei miei pensieri eretici. Ogni breve saggio individua e colpisce certezze che hanno contribuito a edificare la globalizzazione nella quale siamo immersi e che sta conducendo il mondo all’eco-catastrofe.

Il miglior modo per far comprendere tale realtà credo che sia riportare in appresso i titoli degli ottanta “pensieri”, lasciando alle persone di buona volomtà di approfondire la questione leggendo i testi completi nel libro che offro alla vostra attenzione:


Prefazione
Il Cancro del Pianeta
Ascetica orientale e occidentale
Per una nuova rivoluzione culturale
L’età di mezzo tra tensioni contrapposte
La de-differenziazione ovvero l’omologazione globale delle cellule
La scoperta del nuovo mondo e il mito del buon selvaggio
E se tutti gli edifici della Terra fossero monopiano?
Di troppa intelligenza … si muore
I vicoli ciechi dell’evoluzione
Il Cancrismo come superamento dell’Ecologia profonda
La nostra intelligenza tra microcosmo e macrocosmo
Cancrismo e limiti dell’intelligenza
Il Cancro del Pianeta Consapevole
Specie maligna
Come funziona il nostro cervello?
Angeli o demoni?
Il software può modificare l’hardware?
Quando diventammo umani?
Un rimedio biochimico per la schizo-fisiologia del cervello umano?
Un monumento enigmatico
Figli delle stelle?
Carne o non carne? Siamo animali vegetariani o onnivori?
Verso cervelli più potenti e con più memoria?
Dopo il secolo dei lumi in Europa irrompe il Romanticismo
La distruzione della Natura nell’antichità
È meglio essere nati o sarebbe stato meglio non essere mai nati?
Verso una rete sinaptica mondiale
Il vero responsabile
Il caso e la colpa
Verso le macchine pensanti?
La mescolanza artificiale delle specie
Stop alla Formula 1
Lettera aperta ai giovani che lottano per la salvezza della biosfera
Il Luddismo. Gli artigiani inglesi contro la Rivoluzione industriale
Il green-business che ci aspetta
Riflessioni sul Cancrismo
Il dilemma ostetrico
Anche nel nuovo mondo c’è chi rimpiange la Natura selvaggia
Aurelio Peccei precursore del Cancrismo?
Kierkegaard, Dostoevskij e Nietzsche nell’analisi di Lev Šestov
Il cane, il gatto e io
Il potere della parola
Cancrismo e pandemia
La rete che ci sta per avvolgere
Antivaccinismo e dintorni
Per una rilettura dell’antispecismo
La torre più alta
Il punto di vista di Unicredit
Sul piacere di rileggersi
L’Impero del Cancro del Pianeta
La retorica del lavoro
Cancrismo e libero arbitrìo
Basta scienza!
Gli Amish, il “popolo semplice” che rifiuta il progresso
Liti … eccellenti
L’adattabilità del genere umano
Siamo virus o cellule cancerogene?
La ripugnanza del sesso
Perché no all’estinzionismo
Il Cancrismo e l’amore per la vita
Cosa è “contro natura”
“Sapere di non sapere” o “sapere di non poter sapere”?
Istinto di conservazione e volontà di potenza
Il vegetariano seminudo
Apologia dell’apofatismo
Spunti per una nuova rivoluzione culturale
Una, nessuna o centomila?
Contra philosophos
Cervello e dintorni. A che punto sono gli studi?
Il blog de Il Cancro del Pianeta
La bellezza salverà il mondo
Un pittore cancrista: Mario Giammarinaro
Come convincere chi non vuole essere convinto
Omaggio a Sergio Orlando, poeta del sublime
Una via senza ritorno
De Rerum Natura
P.I. Punteggio Individuale
Jean Servier precursore del Cancrismo?
Rivelazione – Discorso alle cellule malate
Postfazione



sabato 1 gennaio 2022

Le Bufale portano una bandiera con sopra scritto "Bufala." Come evitare di essere imbrogliati

 


Post di Capodanno 2022: nell'anno che viene, continueremo a farci imbrogliare così facilmente come negli ultimi anni? Il primo passo per evitarlo è capire i meccanismi con cui ci imbrogliano. Qui, vi racconto una storia in proposito. Nell'immagine una bufala finanziaria di qualche anno fa. Peccato che il filmato di cui parlo sia sparito dal Web, era un piccolo capolavoro dell'arte dell'imbroglio. (update, il filmato si trova ancora a https://www.youtube.com/watch?v=oFh_GSbLv-4). Guardatelo perché è stupendo!


Quando vi scrive uno che si qualifica come un principe Nigeriano e vi chiede soldi per recuperare 50 milioni di Euro bloccati in una banca svizzera, non ci state a pensare troppo sopra prima di cliccare sul tasto "elimina." Ci possiamo anche domandare come sia possibile che qualcuno caschi in un imbroglio tanto ovvio. Eppure, qualcuno ci deve cascare per davvero, altrimenti gli imbrogli alla nigeriana non esisterebbero, e nemmeno tanti altri imbrogli solo un tantino più sofisticati. (nota: il termine "imbroglio alla nigeriana" è una definizione comune di un certo tipo di imbroglio. Non va inteso come un insulto nei riguardi dei nigeriani che, per quanto mi risulta, sono bravissime persone)  

Questa faccenda apre una finestra su una caratteristica della mente umana che tendiamo a ignorare. E' parte di un conflitto tra bugia e verità che probabilmente continua fin dai nostri antenati del paleolitico. Imbrogliare il tuo prossimo può dare dei grandi benefici, ma è anche pericoloso. Il tuo prossimo si può imbufalire non poco quando scopre il trucco e rincorrerti con la sua ascia di pietra. 

Per questa ragione esistono strategie e contro-strategie della bufala. La principale è quella di dire subito che la bufala è una bufala (le bufale portano la bandiera)

La caratteristica degli imbroglio alla nigeriana è proprio questa: sono imbrogli così ovvi che se uno ci casca poi non può che maledire se stesso. E prima di arrivare a maledire se stesso, cercherà ogni scusa ragionevole e irragionevole per auto-convincersi che quello che gli ha portato via i soldi è veramente un principe nigeriano con un conto in banca in Svizzera. 

Il meccanismo funziona sempre allo stesso modo, anche se non sempre in modo così evidente. Ve lo spiego con un esempio di qualche anno fa, di cui ho parlato in un post su Cassandra's Legacy. Era a proposito di un clip pubblicitario per un sito finanziario dove, subito al primo minuto, compare un signore con l'aria molto sicura di sè che dice "Sono Michael Crawford, avrete sicuramente letto di me su Forbes." (il filmato è nel frattempo sparito dal Web, ma lo potete trovare menzionato anche, per esempio, a questo link.)

Ti bastano 30 secondi per verificare che non esiste nessun Michael Crawford che sia mai stato menzionato su Forbes. Non è un'ingenuità da parte dell'imbroglione: è una scelta precisa per selezionare gli ingenui. 

Una volta selezionato il target, gli puoi raccontare più o meno quello che vuoi. Qui, il protagonista, il cosiddetto Michal Crawford, ripete molte volte -- in modo quasi ossessionante -- che quello che sta facendo non lo fa per profitto. Lo fa per amore dell'umanità, per il puro piacere di aiutare la gente. Anche questa è una tecnica per selezionare gli ingenui. Se credono veramente che un'ipotetico genio della finanza si rivolga a loro soltanto per aiutarli, sono facilmente influenzabili e imbrogliabili. 

Questa tecnica cerca di sviluppare fiducia negli interlocutori. E' impressionante come la si possa ottenere ripetendo esplicitamente "datemi fiducia, me la merito." E' una delle tecniche più note e più efficaci della propaganda. Ripetendo un concetto molte volte, finisce per diventare familiare, e quindi vero. 

Ora, è noto che la verità è sempre basata sulla fiducia, ma la fiducia può essere -- e spesso è -- mal riposta. Lo vedete nel filmato di cui stiamo parlando, ma è normale. 

La cosa interessante della faccenda è che l'abuso della fiducia segue certe regole. Una di quelle di base è di raccontare balle talmente assurde da essere immediatamente smontabili. Facendo così, chi si impegna nella bufala ottiene più di un vantaggio. In primo luogo, seleziona quelli che sono abbastanza ingenui da cascarci. In secondo luogo, quelli che ci cascano si trovano invischiati in un meccanismo in cui ammettere di essere stati imbrogliati vorrebbe dire ammettere la propria ingenuità. Così, finiscono per auto-imbrogliarsi.

A questo punto avete capito come funzionano questi trucchi. Ma la cosa importante è capire quanto è comune e diffuso e lo usano tutti, in particolare i governi. Ti chiedono fiducia per fare qualcosa che vi dicono che stanno facendo soltanto per farvi un piacere. Non vi sto a dire esplicitamente a cosa mi riferisco, ma vi sarete sicuramente accorti del trucco che vi hanno giocato negli ultimi tempi. La grande maggioranza di noi ci sono cascati perché ci è stato proposto da persone che sembravano rispettabili e sembrava sapessero cosa dicevano. Dopo esserci cascati, ovviamente, nessuno vuole ammettere di essere stato imbrogliato. 

Questo è il post di Capodanno del 2022. Sarà un anno difficile, ma cerchiamo perlomeno di non farci imbrogliare così facilmente come è successo negli anni scorsi. E buon anno a tutti!




martedì 28 dicembre 2021

Contadini: stritolati da media, finanza e industria.

 Di Silvano Molfese

 

La centrale termoelettrica a biomasse di Laino (CS), nel 2016 ha ricevuto 39 milioni di incentivi pubblici per bruciare 340 mila tonnellate di alberi. (1) 

 In Italia da molti anni in qua sui media, quando si parla di agricoltura, ci si riferisce frequentemente a qualche prodotto di nicchia impreziosito magari da una confezione infiocchettata, per aumentarne il prezzo: per contadini e agricoltori che annaspano con i ricavi, è diventato quasi l’unico modo per ripagare il proprio lavoro e gli altri costi di produzione.

In questo contesto culturale c’è chi confonde l’agricoltura con l’industria come capitò a chi scrisse “L’agricoltura inquina più delle automobili” (https://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2016/01/08/news/l-agricoltura-inquina-piu-delle-automobili-1.12745660) quando in realtà si trattava di centrali termoelettriche a legna (biomasse) che trasformano l’energia chimica del legno in energia elettrica: tali centrali fanno parte a tutti gli effetti del settore industriale.

Scrivere che bruciare legna per ottenere energia elettrica è agricoltura, è come dire che fabbricare guanti in cuoio è attività zootecnica. Con ciò non si vuole escludere che l’agricoltura possa inquinare.  (*)

Vediamo come influisce l’industria finanziaria sull’agricoltura. Nel documentario "I signori dell'acqua", trasmesso su Rai 2 (il 2 ottobre 2020, ore 22,55), si mettono in evidenza i danni che il mondo della finanza ha arrecato al settore primario: un esempio ci viene dall’Australia dove, in seguito alle speculazioni di borsa “migliaia di agricoltori e allevatori sono finiti sul lastrico: l’acqua si compra, per quote, con una valutazione di 500 dollari per megalitro (un milione di litri d’acqua). Come viene spiegato non si compra o si vende acqua materiale, ma il diritto a prelevarla e utilizzarla. In un paese che sta soffrendo una siccità mai conosciuta prima a causa del cambiamento climatico.” (https://www.watergrabbing.com/i-signori-dellacqua/)

Nel XX secolo anche in agricoltura è stata impiegata diffusamente la meccanizzazione per ridurre i tempi di lavoro: se per coltivare un ettaro di grano agli inizi del ‘900 erano necessarie circa mille ore di lavoro all’anno, attualmente si impiegano circa venti ore soltanto!

Nello stesso periodo si è fatto largo uso di concimi di sintesi e di pesticidi pensando di aumentare le rese e senza considerare i deleteri effetti sulla biosfera.

La grande industria, nonostante tutti gli forzi di adattamento sostenuti dagli agricoltori, esercita una concorrenza spietata e altre forme di pressione, nei confronti dei prodotti agricoli.

Queste grandi imprese cercano di proteggere i loro affari con attività lobbistiche condizionando le scelte governative: negli USA per esempio, durante l’111° Congresso, l’industria dei combustibili fossili spese ben 347 milioni di dollari per attività lobbistiche e contributi alla campagna elettorale a fronte dei quali il governo stanziò circa 20,5 miliardi di dollari per sovvenzionare questo comparto industriale. (2)

Fino ad alcuni decenni fa il vestiario era fatto a partire da fibre naturali (come cotone, lana, lino, ecc.) che sono state largamente sostituite con fibre sintetiche derivate da petrolio.

Sicché nella biosfera si trovano microplastiche in quantità sempre maggiori che risultano molto dannose per i viventi uomo incluso.

Purtroppo oltre al costoso danno ambientale per tutti, c’è la beffa per gli allevatori: mentre una volta la lana era molto apprezzata (un kg di lana valeva quanto un kg di olio) ora, in base alle leggi vigenti, è considerata rifiuto speciale.

Paradossalmente la lana, che da tempo immemore fa parte del ciclo della biosfera, è considerata da qualche anno pericolosa per la biosfera stessa!

Per farla breve gli allevatori annualmente per tosare una pecora perdono 2,25 € per la tosa. Se la lana avesse mantenuto il valore di tanti decenni fa, l’allevatore avrebbe avuto un incasso netto equivalente ad almeno 10 € a capo (**)

Le industrie petrol-chimiche hanno immesso cosi tanta plastica nella biosfera che non solo vestiamo ma respiriamo, mangiamo e beviamo plastica.

Un altro aspetto che ha influito sull’industrializzazione agricola, dopo la II guerra mondiale, è legato alla conversione di diversi comparti dell’industria bellica ad usi civili. Un esempio è il nitrato di ammonio, usato come esplosivo, che è stato largamente utilizzato in agricoltura a partire dall’ultimo dopoguerra: i milioni e milioni di quintali sparsi sui suoli agricoli di tutto il mondo negli ultimi cinquanta anni, hanno indotto eutrofizzazione, alterazione del ciclo dell’azoto e spreco di energia. Quando è noto che l’inserimento delle leguminose nella rotazione agraria e le letamazioni, sono più che sufficienti a ripristinare i livelli di azoto nel terreno coltivato.  (https://ilblogdellasci.wordpress.com/2013/05/02/molecole-a-due-facce/)

(L’ultimo gravissimo incidente con il nitrato di ammonio si è verificato il 4 agosto 2020 nel porto di Beirut.)

 Una volta l’Italia, per il suo variegato paesaggio agrario, era considerata il giardino d’Europa: con la meccanizzazione gran parte dell’ambiente rurale è stato stravolto. Inoltre il passaggio dall’agricoltura all’industria agricola ha comportato l’espulsione dal mondo rurale di milioni di contadini in pochi decenni e la perdita di saperi, cultivar e numerose razze di animali domestici.

 

Note

(*) - Inquinamento: alterazione in senso sfavorevole dei caratteri fisici, chimici o

        biologici dell’ambiente naturale, causata dalle attività umane. (dal Dizionario

        enciclopedico dei termini scientifici - BUR Dizionari Rizzoli, 1990)

 

(**) – La lana prodotta annualmente da una pecora varia da un paio di kg fino a 8 – 10 kg ed anche di più: ho considerato una media di 5 kg di lana ed il costo della tosa pari a 2,5 € per capo; l’azienda che smaltisce la lana paga all’allevatore 0,05 € per ogni kg di lana conferito (questi dati in base a quanto riferitomi da un allevatore); ho considerato 2,5 €/kg il prezzo al produttore dell’ olio vergine di oliva.

 

(1) - Laghi F. - intervento al webinar “Biomasse forestali ad uso energetico: impatto su clima ambiente e salute.” del 25 marzo 2021 dal 29° al 47° minuto  (https://www.facebook.com/gufitalia/videos/524323588552842/)

 

 (2) - Musolino E., Auth K. 2014 – Governance climatica e maledizione delle risorse.

State of the world 2014,  Edizioni ambiente, 205-213

sabato 18 dicembre 2021

Scienza, boschi, orsi e nuvole

Miguel Martinez racconta l'incontro di qualche giorno fa a Firenze con la scienziata Russa Anastasiya Makarieva. Dal blog "Kelebek".

di Miguel Martinez


Ieri sera al tramonto, un gran freddo, le nuvole rosse scure a ovest. E la luna mezza, sopra i cipressi neri a destra, che si stagliano contro il fuoco del sole morente.

Sotto Bellosguardo, quel muretto silenzioso dove a volte cammina un gatto nero, e a sinistra puoi vedere la neve sui monti, e sotto la città con sopra la vecchia nemica, Fiesole…

Saliamo verso Martignolle, e Marco mi recita i versi del poeta folle, Dino Campana:

Al giardino spettrale al lauro muto

De le verdi ghirlande

A la terra autunnale

Un ultimo saluto!

Camminando tra i muri silenziosi che nascondono i segreti di una città occulta, arriviamo alla villa dell’antica famiglia.

Da un capo della grande sala, ci guarda Abramo in un quadro settecentesco, mentre si appresta a sacrificare Isacco; dall’altro capo, ci guarda in ritratto l’avo della famiglia, e ha la stessa barba e lo stesso sguardo (e fede) di Abramo. E tra i due, la menoràsulla credenza di legno che porta incisa la data MDCXXXVII.

Ci siamo riuniti per ascoltare Anastasija Makarieva, capelli neri, occhi azzurri a mandorla e zigomi alti, dell’Istituto di Fisica Nucleare di San Pietroburgo. Un ente erede di quell’altra metà del mondo, che non solo riusciva a costruire dal nulla bombe atomiche sovietiche, ma esplorava mondi sconosciuti agli occidentali.

Anastasija (con l’accento sulla “i”) non si occupa affatto di bombe atomiche, ma di boschi.

Tutti abbiamo sentito parlare dei boschi dell’Amazzonia, ma non si parla mai di quelli forse ancora più grandi che vanno dal Baltico al Pacifico.

Ora, da laureato in lingue orientali che fa fatica a distinguere un frassino da un olmo, che non ha preso appunti, e va a memoria, provo a raccontarvi, eventuali scemenze sono solo mie…

Si dice che stiamo vivendo un’immensa crisi ambientale, legata alle emissioni di CO2 con relativo riscaldamento globale; e che bisogna ridurre quindi tali emissioni.

Che ha però un sottinteso enorme: se il problema è troppo CO2, riduciamo il CO2 anche al costo di una strage, fine del problema. La guerra contro il cambiamento climatico è tutto lì.

Gli scienziati di San Pietroburgo non negano affatto la questione delle emissioni, ma dicono che c’è un altro fattore, che forse è anche più importante, che ci sta portando verso la catastrofe climatica.

Se esiste la vita, esiste perché esiste la biosfera; e la biosfera è intimamente legata a qualcosa che i russi chiamano la pompa biotica.

Gli alberi sono macchine in apparenza straordinariamente incompetenti: disperdono il 90% (cito a memoria) dell’acqua che assorbono nell’atmosfera.

Ma gli alberi della costa colgono la poca acqua che il mare manda sulla terra; solo loro, grazie all’evapotraspirazione, riescono a far salire ciò che per sua natura scende. Emettendo non solo acqua, ma anche altre sostanze che permettono all’acqua di condensarsi, formano le nuvole, e attraverso vari meccanismi molto complessi – che si affiancano a quelli noti alla meteorologia – creano i venti, che portano l’umidità all’interno.

E permettono quindi la vita nei continenti, e generano i fiumi.

Quindi, la vita sulla terra dipende dal mondo dei boschi.

Ma non basta piantare milioni di alberi a caso, come vorrebbero fare i tecnoverdi.

Anastasija ci racconta degli abeti, piantati in massa all’inizio del Novecento, in Boemia, che oggi sono stati infestati e distrutti in poco tempo dai parassiti, perché non esiste alcuna varietà; del problema degli alberi coevi – la pompa biotica funziona davvero solo quando c’è l’insieme di alberi di tante generazioni, con tutto l’ecosistema circostante.

E un artista americano che ci ascolta racconta di un suo amico, che per ricreare un bosco, prese con grande lentezza l’humus di un bosco ancora intatto, con tutta la sua varietà.

Siberia e Amazzonia sono i due poli forestali del mondo, nella loro immensa diversità.

Ma per qualche motivo, la Siberia che stanno svendendo alle multinazionali dell’industria del legname, non sembra interessare a nessuno.

“Sono stata solo due volte in Siberia”,

ammette Anastasija.

“Ma ogni anno io e il mio compagno ci accampiamo in una tenda, sulla costa del Mare Bianco.

Una volta abbiamo visto un orso. Da molto lontano… allora ci siamo avvicinati.

Ce lo siamo trovati davanti, e allora ho sentito dentro di me, quello che l’orso pensava dentro la sua testa: era arrivata la fine!

Ha guardato un’ultima volta il mare, poi si è girato, cercando di far vedere il meno che potesse del suo profilo. E poi improvvisamente, ha raccolto tutte le sue forze, ed è scappato nel bosco!”

E ci regala la foto del gufo, visto su un albero molto, molto a nord, con cui apriamo questa storia.