venerdì 16 aprile 2010

Bugie, bugie, bugie - seconda parte



La seconda parte del "debunking" di Lord Monckton, fatto da Peter Sinclair per la serie "L'imbroglione climatico della settimana" (la prima parte, la trovate qui). E' in inglese, ma vale la pena di guardarselo - è un inglese molto facile e Sinclair parla lentamente, scandendo le parole. Comunque c'è la trascrizione completa del testo sul sito.

Non varrebbe la pena perdere tempo dietro a un trombone come il cosiddetto "Lord" Monckton. Però, credo che sia importante osservare il meccanismo mentale di un mentitore di professione. E' affascinante vedere come quest'uomo riesce a sfruttare qualsiasi cosa si trova davanti per portare avanti la propria ideologia (o quella di quelli che lo pagano).

Qui, per esempio, Monckton va a esaminare l'evidenza geologica della fine dell'episodio glaciale detto "palla di neve terra" ("snowball earth"). Questo episodio è uno dei tantissimi elementi che confermano il meccanismo climatico dei gas serra, ma lui riesce a rivoltarlo in modo tale da interpretarlo come se desse ragione a lui.

E' l'apoteosi del mentitore di professione che si autoconvince di quello che dice e poi - forse - crede davvero, come Monckton, di aver trovato la cura dell'AIDS e della sclerosi multipla. Il problema, al solito, è che questa gente riesce anche a trovare chi gli da retta.

giovedì 15 aprile 2010

Il vulcano islandese: quali effetti sul clima?



La questione che viene subito fuori alla notizia dell'eruzione in Islanda è se avrà effetti sul clima, e quali.

Se si rivelerà veramente un'eruzione di grandi proporzioni, ne avrà certamente. I vulcani rilasciano polveri nell'atmosfera e questo fa aumentare la riflessione della luce solare causando un raffreddamento. L'effetto è comunque debole e limitato nel tempo come potete vedere in questa figura, dove troviamo la variazione globale della temperatura insieme con le eruzioni principali del ventesimo secolo.



In sostanza, l'eruzione islandese potrebbe darci un paio di anni di respiro, mantenendo la temperatura ai livelli attuali; salvo poi ripartire con il riscaldamento.

Una pausa ci potrebbe dare un po' di tempo in più per lavorare sulla riduzione delle emissioni. Ma, ovviamente questo farà peggio se i soliti negazionisti climatici sfrutteranno il possibile temporaneo raffreddamento per proclamare - al solito - che il riscaldamento globale è una bufala.

mercoledì 14 aprile 2010

Politici, contadini e scienziati


Al tempo del fascio, Mussolini si improvvisava contadino. Ancora peggio è quello che stanno facendo i nostri politici quando si improvvisano scienziati. Senza commenti, ecco la prima parte  dell'ottimo articolo di Antonio Cianciullo da "Repubblica" del 13 Aprile.



Italia, la mozione anti-europea che snobba la green economy


L'ha presentata la maggioranza al Senato e di fatto chiede all'Europa di abbandonare la linea che ha trasformato la Germania in uno dei leader mondiali nel settore efficienza e delle rinnovabili. E mette in discussione i dati forniti dall'IPCC: "Sono tesi catastrofiste"

di ANTONIO CIANCIULLO

L'Unione europea è malata di catastrofismo ma l'Italia può salvarla con una ricetta semplice semplice: via gli impegni a difesa della stabilità climatica, avanti con la vecchia economia basata sul petrolio e sul carbone. Mentre i paesi che fanno da locomotiva all'economia globale si sfidano sulla green economy per scire dalla crisi economica, la maggioranza che guida l'Italia ha presentato al Senato una mozione in cui si insegna la scienza agli scienziati dell'Ipcc (l'Intergovernmental Panel on Climate Change) e si chiede all'Europa di abbandonare la linea che ha consentito alla Germania di diventare uno dei leader mondiali nel settore efficienza e delle rinnovabili.

La mozione - firmata dai senatori D'Alì, Possa, Fluttero, Viceconte, Izzo, Sibilia, Nespoli, Vetrella e Carrara - prima mette in discussione "la serietà e la correttezza nella divulgazione dei dati forniti dall'IPCC, nonché la moralità di alcuni suoi principali esponenti". Poi, mentre la commissione parlamentare inglese conferma l'allarme legato al caos climatico, parla di "tesi catastrofiste basate sui contenuti dei rapporti Onu-Ipcc e di alcuni studiosi inglesi alle quali gli altri governi si sono criticamente accodati condividendo analisi, oggi rivelatesi errate e non sufficientemente supportate dal dato scientifico". Infine invita a far saltare l'obiettivo europeo al 2020 di una riduzione del 20 per cento dei gas serra, di un aumento del 20 per cento dell'efficienza energetica e di una quota del 20 per cento di energia da fonti rinnovabili richiedendo "l'attivazione in sede di Unione europea della clausola Berlusconi nel senso di dichiarare decaduto, in quanto non più utile, l'accordo del 20-20-20".

continua sul sito di Repubblica

martedì 13 aprile 2010

Bugie, bugie, bugie.......




Pete Sinclair sta facendo un lavoro veramente eccezionale con il suo sito "Climate Crock of the Week" (l'imbroglione climatico della settimana). Pacato e riflessivo, Sinclair demolisce pezzo per pezzo le fesserie dei negazionisti climatici. Il problema è che il tutto è in inglese e non c'è un Peter Sinclair italiano.

Nel caso che ve la cavate abbastanza bene con l'inglese, ho messo qui un pezzo di Sinclair su Lord Monckton che vale la pena di vedere. La serie di bugie che un propagandista di professione come Monckton riesce a mettere insieme (e che Sinclair demolisce) è veramente impressionante. E' - in certo senso - un pezzo di bravura; quest'uomo sa fare il suo mestiere con una faccia tosta incredibile.

Vi faccio un altro esempio, in un recente dibattito (descritto sul blog "DeSmog") , Tim Ball, un altro propagandista di professione impegnato nell'attuale campagna anti-scienza, ha sostenuto in completa serietà che i modelli climatici non tengono conto dei cambiamenti orbitali terrestri (i cicli di Milankovich) e nemmeno dell'effetto dei vulcani. Qui, gli è andata male perché aveva di fronte degli studenti che lavoravano direttamente sui modelli climatici che lo hanno smentito "in diretta". Ma anche lui è capace di mettere in fila una dietro l'altra una serie di bugie da far paura.

Chi sono e cosa potrebbero avere in testa queste persone che campano raccontando bugie. Si rendono conto di quello che fanno? Dei danni che stanno facendo? Non gli viene da sputare nello specchio del bagno tutte le mattine appena alzati? Non sono un esperto di psicologia, ma credo di aver capito che sono persone vittime di una sindrome nota come quella del "mentitore patologico" (vedi questo articolo nel journal of academic psychiatry). E' una forma di malattia in cui il mentitore non si rende nemmeno conto di mentire; lo fa come una cosa ovvia, come una persona normale dice "buongiorno" e "come va?" quando incontra qualcuno che conosce. Ne consegue che lo specchio del loro bagno rimane pulito.

Va da se che i mentitori patologici sono persone estremamente dannose, in particolare dannosi quando si occupano di scienza del clima, un campo dal quale sembrano essere molto attratti. In un dibattito con uno di loro, ti puoi trovare in difficoltà di fronte a una bugia detta in completa serietà. Se uno ti dice che i modelli del clima non tengono conto dei cicli di Milankovich e tu non sei un climatologo esperto, non puoi ribattere immediatamente. Credo che l'unica strategia di fronte a questa gente sia di assumere che tutto quello che dicono è falso. E' un'approssimazione da verificare caso per caso, ma penso che come approssimazione sia abbastanza valida.

domenica 11 aprile 2010

L'arcangelo insolente


In questo post commento un articolo di "Uriel" sul blog "Wolfstep" che si dedica (ci mancherebbe) a demolire il concetto dei riscaldamento globale antropico. 


Esiste uno stile retorico che in inglese va sotto il nome di "rant" e che in italiano possiamo chiamare lo "sfogo". E' uno stile urlato che si basa su una grande sicurezza nelle proprie tesi e sull'insultare gli avversari. E' uno stile che va benissimo in politica, dove ha una sua efficacia e una sua tradizione. Ma non va bene quando si parla di cose che hanno una certa rilevanza tecnica e scientifica. Lo si trova, in effetti, utilizzato per propagandare un certo tipo di imbrogli che vanno dal tronchetto della felicità di Vanna Marchi alla cura miracolosa per il cancro di Tullio Simoncini. Come ho ragionato in un post precedente, la sicurezza assoluta è il marchio decisivo dell'imbroglione e dell'incompetente. Ci saranno delle eccezioni alla regola, ma finora ne ho trovate ben poche.

Un esempio di uno che usa comunemente il rant come figura retorica è "Uriel," che tiene il blog "Wolfstep". Mi risulta che Uriel sia il nome di un arcangelo, questo già la dice lunga sul tipo di personalità che sta dietro al nome. Uriel del blog è un arcangelo alquanto insolente che non riesce a scrivere un pezzo senza insultare chi non la pensa come lui fin dal primo paragrafo. Per esempio, nel post che commento qui, comincia subito imprecando contro qualcuno definito come "uno dei soliti primi della classe arrivato qui a sbroccare." E questo è soltanto uno degli insulti di un articolo che ne tira fuori almeno uno ogni due paragrafi (per esempio "l'immensa montagna di merda scientifica" che - secondo Uriel -la scienza del clima avrebbe prodotto negli anni).

Questo non vuol dire che Uriel non sia una persona intelligente, al contrario, lo è. Peccato però che sia proprio questa sua intelligenza che gli rende difficile approfondire i temi che tratta e che, alle volte, capisce al contrario, come ha dimostrato in un suo post sul concetto di EROEI.

Ultimamente, Uriel si è lanciato da solo a distruggere l'intera scienza del clima con un post intitolato "La buffonata del riscaldamento globale". Il risultato è un disastro dal punto di vista scientifico ma ha avuto una certa efficacia comunicativa nel confondere chi non è addentro nella faccenda. Diversa gente mi ha citato questo post di Uriel come qualcosa di importante, se non addirittura la definitiva demolizione della scienza del clima così come viene proposta da quei poveri imbecilli che hanno perso il loro tempo a studiarci sopra per anni dopo aver preso il dottorato nelle migliori università del mondo.

I ragionamenti di Uriel nel suo post si basano in gran parte sulle solite leggende: il medioevo era più caldo di oggi, i pianeti si scaldano, eccetera. C'è qualche aggiunta che sembra originale; tipo quella che, secondo lui, nel 1880 non esistevano termometri in grado di leggere il decimo di grado. Ma non sto a esaminare il post di Uriel punto per punto. Semmai, vi invito a leggetevi il libro di Stefano Caserini dove troverete tutti i dati necessari per capire come e perché tutti questi argomenti sono soltanto delle leggende.

Tuttavia, nel suo post Uriel non si limita a insultare quello che lui definisce "la massa di merda scientifica" sul clima ma ci rimesta dentro a piene mani e tira fuori dei dati che interpreta a modo suo tirando fuori un' elucubrazione che non mi sembra ci sia fra le leggende descritte nel libro di Caserini. Vale la pena di esaminare questa idea un attimo perché, in effetti, potrebbe sembrare valida a prima vista. Notate che Uriel ci presenta questa sua idea come se se la fosse inventata lui, ma ovviamente non è così. Dato che non si degna di citare le sue fonti, non posso sapere da chi l'ha presa, ma la ritrovate - per esempio - nel lavoro di Scafetta. (vedi questo post su climalteranti).

Ma non importa quale sia l'origine; vediamo piuttosto di capire di cosa si tratta. Allora, dice Uriel che:

1. Nel passato mezzo milione di anni, circa, ci sono stati diversi episodi di raffreddamento e di riscaldamento globale.
2. Negli episodi di riscaldamento, si è visto che la concentrazione di CO2 è aumentata dopo l'incremento di temperatura.
3. Si sa che questi episodi sono causati da piccole variazioni di irraggiamento solare dovuti a variazioni orbitali e di inclinazione dell'asse terrestre (questa si chiama la teoria di Milankovich).

Ne consegue, dice sempre Uriel, che nel passato è sempre stato il sole a causare l'aumento della concentrazione di CO2 nell'atmosfera terrestre. Allora - secondo Uriel - si può concludere che anche oggi l'aumento della concentrazione di CO2 sia causato dal sole e non dall'attività umana. (il tutto condito da vari insulti e accidenti contro chi non la pensa come lui, ma lasciamo stare).

Ora, al primo colpo, il discorso di Uriel sembra avere una sua logica. Uriel è, in effetti, un dilettante intelligente. Ma deve anche rendersi conto che non basta l'intelligenza per padroneggiare cose complicate come la scienza del clima. Un dilettante, per quanto intelligente sia, deve avere anche un minimo di umiltà per imparare prima di lanciarsi a criticare. Altrimenti, si fanno errori - appunto - da dilettanti.

Dov'è l'errore del ragionamento di Uriel? Beh, non ce n'è uno solo. Ve ne elenco alcuni:

Primo errore: basarsi soltanto sui dati dei passati 600.000 anni. Se andiamo più indietro nel tempo, fino alle centinaia di milioni di anni, vediamo chiaramente che durante i passati 500 milioni di anni, l'irradiazione solare è aumentata mentre la concentrazione di CO2 è diminuita (come si può leggere, per esempio, qui) Questo è esattamente il contrario di quello su cui Uriel basa il suo ragionamento.

Secondo errore. In tutta la storia del clima dei passati 600.000 anni, il sole non ha mai fatto aumentare la concentrazione della CO2 oltre i 300 ppm (parti per milione) - anzi, anche nei momenti di massima irradiazione si è di solito fermata a valori nettamente inferiori. Allora, come sta che oggi il sole dovrebbe aver causato un aumento fino a quasi 400 ppm e in ulteriore crescita?  (questo dato lo si vede nello stesso post di Uriel) Questo non si può giustificare in nessun modo con i cicli di Milankovich, come sostiene Uriel.

Terzo (e principale) errore. Aver trascurato la firma isotopica della CO2. Nei cicli citati da Uriel, le variazioni di concentrazione di CO2 non sono accompagnate da cambiamenti nella firma isotopica, ovvero dal rapporto fra isotopo 12 e 13 del carbonio. Questo vuol dire che, in effetti, in questi cicli è il sole che scalda gli oceani e che rilasciano CO2 come conseguenza. Invece, oggi vediamo benissimo un cambiamento nella firma isotopica della CO2 che corrisponde molto bene alla composizione isotopica del carbonio che sta nei combustibili fossili. Inoltre, l'aumento della CO2 atmosferica osservata corrisponde molto bene alla quantità di CO2 emessa dai combustibili fossili bruciati. Di questi, circa la metà è stata assorbita negli oceani, il resto forma quell'eccesso che noi vediamo rispetto al periodo pre-industriale. Ne consegue che l'eccesso di CO2 che vediamo nell'atmosfera viene dai combustibili fossili e non dall'effetto del sole. (come spiegato, per esempio, qui). Questo è esattamente il contrario di quanto sostiene Uriel.



Ora, io lo so che queste considerazioni non avranno nessun effetto su chi ha ormai deciso che il concetto di "riscaldamento globale causato dall'uomo" non coincide con le proprie convinzioni ideologiche o religiose (o con quelle delle lobby che li stipendiano). Lo so anche che quelli che cominciano i loro ragionamenti insultando chi non la pensa come loro non saranno minimamente scalfiti da fatti, dati e considerazioni razionali. Tuttavia, ho scritto queste cose sperando che siano utili per chi si fosse trovato un po' perplesso davanti all'apparente logica del post di Uriel. 



Ah.... se poi volete che qualche primo della classe venga a sbroccare con delle citazioni accademiche, vi potete guardare questo articolo recente di Judith Lean sull'influenza del sole sul clima terrestre. Articolo che fa vedere i dati aggiornati e corretti che ci dicono che il sole influisce sicuramente per meno del 10% sul riscaldamento osservato.

sabato 10 aprile 2010

I fatti non cessano di esistere per il fatto di essere ignorati


Maurizio Tron, che scrive a volte sotto lo pseudonimo di "David Addison," ci manda questo post che contiene una selezione di concetti interessanti presi da altri post. 



Limiti da non superare, limiti superati


Di Maurizio Tron

“So one may almost say that the theory of universal suffrage assumes that the Average Citizen is an active, instructed, intelligent ruler of his country. The facts contradict this assumption.”

—James Bryce (1909, 35)  da The Oil Drum - http://www.theoildrum.com/


Leggendo i due post che seguono, e i due successivi solo in apparenza slegati dai primi, sembra proprio che "quei catastrofisti di Aspo" avessero ragione già molti anni fa e che i veri stolti, che pensavano di potersela sfangare con disinvoltura sulla falsariga di Reagan ("il livello di vita dell’americano medio non è contrattabile") o di certi politici nostrani ("non posso pensare a un futuro diverso dall'attuale"; cito a memoria le parole di un esponente torinese della sinistra, ma avrebbe potuto essere di destra, di centro e di qualsiasi altra provenienza, dato che gli stupidi allignano ovunque), debbano rivedere decisamente le loro posizioni. Purtroppo a molti riesce difficile comprendere appieno la frase di Aldous Huxley "I fatti non cessano di esistere per il fatto di essere ignorati"


Buona lettura


Maurizio


P.S.: per chi vuole conoscere alcune risultanze interessanti sui cambiamenti climatici, tratte da un report commissionato anni fa dal Pentagono e subito messo in un cassetto, se ricordo bene quanto dettomi da Erika all'epoca dei fatti - 2003/2004 o giù di lì - (direi di sì: http://www.monthlyreview.org/0504editors.htm "The story behind the Pentagon report on abrupt climate change is almost as remarkable as the contents of the report itself. The National Academy study of this issue crossed the desk of Andrew Marshall, director of the Pentagon’s Office of Net Assessment. Marshall, who has worked for every secretary of defense since James Schlesinger in the 1970s, is a legendary “wise man,” known as “Yoda,” at the Pentagon. When they need someone to think about big things, the Department of Defense turns to Marshall. His most famous achievement was the promotion of missile defense. It was Marshall who authorized the $100,000 grant for Peter Schwartz and Doug Randall of the Global Business Network to analyze abrupt climate change for the Pentagon. The intent was obviously to have economic futurologists visualize the possible effects of such abrupt climate change, since they would be in the best position to speculate on the economic and social fallout of such a catastrophic development, and thus upgrade it to a major Pentagon concern"), suggerisco la lettura di questo documento:


http://www.climate.org/PDF/clim_change_scenario.pdf

Senza arrivare ai cambiamenti drammatici ivi descritti, basterebbero quelli che si prospettano nei prossimi anni

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http://petrolio.blogosfere.it/2010/04/sta-finendo-parola-di-pentagono.html "Per generare l'energia richiesta da qui al 2030, il mondo dovrà trovare altri 1,4 miliardi di barili all'anno per vent'anni. (...) Il ritmo di nuove scoperte seguito negli scorsi due decenni (escluso forse il Brasile) lascia poco spazio all'ottimismo di chi pensa che in futuro si troveranno nuovi giacimenti. Al presente, gli investimenti stanno appena aumentando, con il risultato che la produzione raggiungerà un prolungato plateau. (...) Nel 2012, la produzione in eccesso sparirà completamente, e nel 2015 mancherà un 10% di output per soddisfare la domanda"

http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=20708 "Di fronte a una crisi, qualunque essa sia, la maggioranza degli individui comincia con il negare la realtà. Purtroppo questo meccanismo si applica perfettamente anche alle imprese e alle nazioni. Finora i governi hanno adottato una strategia che fa finanziare dai futuri contribuenti gli errori dei banchieri di ieri e i bonus di quelli di oggi [....] Non bisogna farsi prendere né dall´ottimismo né dal pessimismo. Negli ultimi 650 milioni di anni, la vita è praticamente scomparsa sette volte dalla superficie della Terra. Oggi rischiamo che succeda un´altra volta. Ma qualsiasi minaccia è anche un´opportunità. Quando si arriva a un punto di rottura siamo costretti a riconsiderare il nostro posto nel mondo e a cercare un´etica dei comportamenti completamente nuova. Sopravviverà di noi solo chi avrà fiducia in se stesso, chi non si rassegnerà. [....] I miei principi sono sette, da attuare nell´ordine. Innanzitutto bisogna partire dal rispetto di sé, e quindi prendere consapevolezza della propria persona, e dall´intensità, ovvero vivere pienamente sapendo proiettarsi nel lungo periodo. Ci sono poi l´empatia, indispensabile per capire gli altri, avversari o potenziali alleati, la resilienza che ci permette di costruire le nostre difese e la creatività per trasformare le minacce e gli attacchi in opportunità. Se questi cinque principi non funzionano bisogna cambiare radicalmente, coltivando l´ambiguità o persino l´ubiquità, imparando a essere mobili nella propria identità"

http://aspoitalia.blogspot.com/2010/04/istruzioni-per-guidare-il-vostro.html#links "I sistemi complessi hanno la caratteristica di reagire spesso in modo inaspettato alle perturbazioni esterne. Non è detto che l'elefante sia contento di andare dove il conduttore vuole che vada e potrebbe anche reagire molto male. Questo tipo di reazione la vediamo bene quando si cerca di dirigere sistemi complessi come l'economia mondiale, in relazione sia all'esaurimento delle risorse sia al cambiamento climatico. C'è stato chi ha provato a proporre dei modi per sterzare il sistema verso direzioni che non portano alla catastrofe, ma la reazione è stata molto aggressiva. Lo abbiamo visto nel caso della storia dei "Limiti dello Sviluppo" e lo vediamo oggi in forma ancora più aggressiva nel caso dell'attacco alla scienza del clima"


http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=6934 "In poche parole la recessione ha causato un incremento grandissimo degli incagli e delle sofferenze: aziende, famiglie e singoli non restituiscono alle banche creditrici i debiti contratti"
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The party's over .... Well, sometimes it's there, sometimes it's not there anymore


David Addison

venerdì 9 aprile 2010

Come manovrare l'elefante climatico



Esce su "The Oil Drum" un post di Ugo Bardi che usa la metafora dell'elefante per discutere il problema del controllo dei sistemi complessi. L'idea dell'analogia con gli elefanti viene da un racconto di Kipling, "Toomai degli Elefanti", molto bello e ancora da leggere.

Il post su "The Oil Drum" è dedicato al concetto che i sistemi complessi sono dominati da relazioni interne di "feedback" e hanno la caratteristica di reagire spesso in modo inaspettato alle perturbazioni esterne. Non è detto che l'elefante sia contento di andare dove il conduttore vuole che vada e potrebbe anche reagire molto male.

Questo tipo di reazione la vediamo bene quando si cerca di dirigere sistemi complessi come l'economia mondiale, in relazione sia all'esaurimento delle risorse sia al cambiamento climatico. Il post su "The Oil Drum" accenna soltanto al problema del clima come sistema complesso. Però la questione andrebbe approfondita: il clima è complesso di per se ed è anche complesso perché è inestricabilmente legato all'attività umana.

Nel campo del clima vediamo un gran numero di effetti di feedback al lavoro. Ci sono feedback positivi di tipo fisico: ovvero, per esempio, il possible rilascio degli idrati di metano dagli idrati che potrebbe portare a un riscaldamento globale rapido e incontrollato. E ci sono effetti di feedback di tipo socio-economico e anche psicologico. C'è stato chi ha provato a proporre dei modi per sterzare il sistema verso direzioni che non portano alla catastrofe, ma la reazione è stata molto aggressiva. Lo abbiamo visto nel caso della storia dei "Limiti dello Sviluppo" e lo vediamo oggi nel caso dell'attacco alla scienza del clima. La reazione. La reazione delle lobbies del petrolio e del carbone contro i tentativi di sterzare il sistema verso minori emissioni di CO2 è stata pari a quella di un elefante imbizzarrito che cerca di disarcionare il suo conduttore.

Quindi, dirigere i sistemi complessi (e anche gli elefanti) rimane una cosa molto difficile. Tuttavia, stiamo imparando molte cose dal tempo in cui Wiener aveva proposto la nuova scienza che lui aveva chiamato "cibernetica". Più tardi, Jay Forrester aveva sviluppato la sua idea dei "punti critici" o "punti leva" del sistema, dove si poteva intervenire con minimo sforzo per modificare il comportamente del sistema.

Qual'è il punto critico del sistema climatico? Certamente sono le emissioni di CO2 e di altri gas climalteranti. Agire su questo punto leva è fondamentale per controllare il sistema climatico. Purtroppo non stiamo riuscendo a ridurre le emissioni - al contrario stiamo immettendo sempre più gas climalteranti nel sistema. Il risultato è che il sistema climatico sta sterzando in direzioni che lo rendono sempre più incontrollabile. Probabilmente dovremmo cercare di agire in modo diverso rispetto al tentativo di imporre dei limiti alle emissioni potremmo intervenire in modo molto deciso promuovendo le energie rinnovabili in modo da far si che i combustibili fossili diventino anti-economici. Questo lo si potrebbe fare, per esempio, con una carbon tax che non fosse semplicemente simbolico (e che esistesse per davvero). Ma anche su questo punto c'è da aspettarsi una reazione piuttosto violenta dall'elefante socioeconomico.

Insomma, in questa fase possiamo solo sperare che l'evoluzione del clima renda la necessità di provvedimenti urgenti talmente evidenti che ci si metta daccordo per realizzarli. Sperando che non sia già troppo tardi.


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L'articolo completo di Ugo Bardi si trova a questo link.

Da leggere anche l'articolo di Donella Meadows sui punti critici dei sistemi a questo link

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Ringrazio il consorzio  Costellazione Apulia per avermi dato la possibilità di fare questa presentazione sugli elefanti in un ambiente amichevole e stimolante all'incontro "Raccontami una Storia" in Martina Franca, il 19 Marzo 2010.