Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 23 giugno 2017

L'insostenibilità della sostenibilità



SM 3812 — L’insostenibilità della sostenibilità — 2015

This entry was posted by  on giovedì, 5 novembre, 2015 at
gli asini29, 39-44 (settembre-ottobre 2015)
Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it
Gli anni sessanta del Novecento sono stati anni di grandi rivoluzioni: i paesi liberatisi dal colonialismo si sono messi in testa di rivendicare prezzi più equi per le loro risorse naturali — rame, gomma, cobalto, fibre tessili, uranio, petrolio — che fino allora erano stati sfruttati dai loro colonizzatori; in tanti nel mondo avevano imparato a osservare la Terra, fotografata dai satelliti artificiali, e quella sfera nello spazio era apparsa come l’unica casa per gli esseri umani, grande ma limitata nei suoi continenti e nelle sue ricchezze; alcuni economisti avevano ironizzato sul significato del PIL mostrando che questo indicatore ufficiale della ricchezza e del benessere non è capace di tenere conto dei costi e dei dolori provocati da sempre più frequenti inquinamenti o alluvioni; alcuni sociologi avevano mostrato tutti i limiti della società dei consumi; alcuni biologi aveva denunciato che la popolazione terrestre stava crescendo troppo rapidamente rispetto alla disponibilità di cibo, di spazio, di acqua. La terribile parola, “limite”, aveva fatto la sua comparsa nel vocabolario, con grande spavento per gli economisti ufficiali, per capitalisti, imprenditori e uomini politici.
Si poteva capire che gli esponenti di una gioventù ribelle nei campus universitari cavalcassero questa insoddisfazione, che gli operai nelle fabbriche fossero insoddisfatti delle condizioni e dei pericoli del lavoro. Ma che un club proprio di intellettuali borghesi e di imprenditori e governanti si fosse messo in testa di ordinare un libro che, nel 1972, spiegava che sarebbe stato necessario porre dei “Limiti alla crescita” della popolazione, delle merci e della produzione — questo passava tutti i segni.
Tanto più che la velenosa idea fece una qualche presa nel mondo; anche nei paesi industriali, nel mondo politico, non solo nei giovani ribelli. Qualche governante considerò con attenzione la analisi dei “Limiti alla crescita”, circolò il termine austerità, in Italia rapidamente soffocato; perfino i dirigenti sovietici parlarono di “uso parsimonioso delle risorse”, per non parlare del mondo cattolico in cui circolavano inviti a minori sprechi.
Bisognava provvedere, e i rappresentanti del potere economico crearono una Commissione che elaborò un rapporto, tradotto in italiano col titolo: “Il futuro di noi tutti”, che ha lanciato su larga scala la moda della sostenibilità, definendo “ufficialmente” sostenibile lo svi­luppo che consente alla nostra generazione di usare le risorse del pianeta lasciando, alle generazioni future, un patrimonio di risorse che assicuri anche a loro un uguale sviluppo. Per vostra tranquillità ve lo trascrivo nell’originale inglese: “Development that meets the needs of the present without compromising the ability of future generations to meet their own needs”.
Ci sono senza dubbio problemi ambientali, di inquinamento, di impoverimento delle riserve naturali, ma la società capitalistica — questa la tesi sottintesa — è capace di assicurare lo stesso lo sviluppo economico, pur con alcune correzioni, uno sviluppo duraturo, sostenibile, appunto. Purtroppo c’è una insanabile contraddizione in termini in tale definizione: se usiamo oggi una parte delle risorse terrestri non rinnovabili, questa parte non sarà più disponibile per le generazioni future, per coloro che nasceranno fra venti o quarant’anni. Una espressione popolare americana spiega che non si può mangiare la torta e averla ancora. “Can’t eat a pie and have it”.
Inoltre c’è confusione fra sviluppo e crescita dei beni materiali, quelli appunto che si possono ottenere soltanto usando e modificando le risorse fisiche della natura. Lo “sviluppo” consiste nel diritto di avere una vita dignitosa, per le donne e per gli uomini, di disporre di abitazio­ni, di cibo e di acqua decenti, di avere accesso all’informazione, alla conoscenza, al lavoro e di godere il diritto della libertà.
Ancora peggio: per il principio di conservazione della massa tutte le materie estratte dalla natura, dalla biosfera, durante e dopo la trasformazione in beni materiali, in merci, alla fine “finiscono” sotto forma di scorie e rifiuti gassosi, liquidi e solidi nei corpi naturali: aria, acque, suolo. In questa circolazione quegli stessi corpi naturali da cui trarre le risorse necessarie per la vita risultano peggiorati: l’aria meno respirabile, l’acqua meno bevibile, il suolo meno fertile.  Se anche una parte dei rifiuti solidi può essere trattata per trarne qualche materia ancora utilizzabile per produrre altre merci, tali merci “riciclate” sono inevitabilmente in quantità inferiore a quella dei rifiuti riciclati (altri rifiuti si formano nel riciclo) e sono di qualità peggiore delle merci originali.
Nella definizione “ufficiale” di sviluppo sostenibile si fa riferimento alla crescita dell’uso delle risorse naturali che sono, lo spiega bene l’ecologia, limitate fisicamente. Se si traggono petrolio o gas naturale dai pozzi, carbone dalle miniere, inevitabilmente se ne lascia di meno alle generazioni future; se si aumenta la produzione di cereali o di soia si lascia, inevitabilmente, un terreno impoverito di sostanze nutritive e esposto all’erosione; se si usano i fiumi come ricettacolo dei rifiuti e delle scorie delle attività umane non si può sperare e preten­dere di avere acqua potabile a valle.
La nostra società di mercato stabilisce che è bene, anzi obbligatorio, fare aumen­tare il prodotto interno lordo, cioè la quantità di denaro che ogni anno circola attraverso una economia. Ma tale indicatore aumenta soltanto se aumenta la produzione e l’uso e il consumo  di automobili, di cereali, di benzina, di cemento, di scarpe, di telefoni e computer, di elettricità, carta, eccetera, tutte cose che possono essere ottenute soltanto estraendo dalle miniere o dai campi o dalle foreste risorse naturali che non saranno più disponi­bili alle generazioni future; tutte cose che inevita­bilmente generano, come si è detto, scorie che peggiorano la qualità delle risorse naturali (acqua, aria, suolo, mare) che lasciamo alle generazioni future.
Per farla breve, le attuali regole economiche fanno sì che l’attuale società — italiana, europea, mondiale — sia intrinsecamente insostenibile. Ci stiamo prendendo in giro, con le grandi attestazioni di amore per lo svi­luppo sostenibile, per la sostenibilità, in un mondo in cui le regole di base dei rapporti umani e economici sono insostenibili. E la situazione è tanto più grave in quanto le stesse regole economiche sono state assimilate dai paesi ex-socialisti e vengono puntiglio­samente esportate nei paesi emergenti come Cina, India, Brasile e anche in quelli poveri del mondo.
Eppure la speranza di poster continuare sulla gloriosa strada della crescita merceologica, si è diffusa non solo nella borghesia imprenditoriale, ma anche nel mondo ambientalista, quello da cui era nata la grande contestazione degli anni sessanta. E così ci sono stati volonterosi sforzi per attuare un ambientalismo scientifico, per proporre soluzioni tecnico-scientifiche “verdi”, “compatibili”, coerenti con il disegno di ipotetico sviluppo sostenibile, nella doverosa possibilità di produrre e consumare e disporre di più beni materiali.
Se le abitazioni sono strutture che divorano energia e cemento e acqua è possibile immaginare nuovi materiali da costruzione, tecniche di isolamento termico, l’inserimento di pannelli solari sui tetti, pensare e proporre città e case “sostenibili”.
E’ vero che i consumi di energia sotto forma di prodotti petroliferi, di carbone e gas naturale immettono nell’atmosfera crescenti quantità di gas, come l’anidride carbonica, che modificano la composizione chimica dell’atmosfera e provocano mutamenti climatici disastrosi; è vero che sarebbe ragionevole diminuire le emissioni dei gas serra, consumando di meno energia, ma di energia c’è bisogno ed ecco le proposte sostenibili di filtrare i gas dai camini delle fabbriche e delle centrali, di immettere tali gas nel sottosuolo, di sostituire le fonti fossili con quelle rinnovabili, ed ecco un proliferare di pale eoliche, di pannelli fotovoltaici, di centrali alimentate con la biomassa, magari con oli importati dai paesi tropicali, tutto grazie a provvidenziali finanziamenti pubblici, ed ecco nuove proficue fonti di affari e di crescita finanziaria, pur di far correre automobili sostenibili in congestionate città sostenibili, con grattacieli sostenibili sempre più svettanti nel cielo.
E’ vero che molte merci inquinano durante la produzione e durante il “consumo”, è vero che, a conti fatti, non si consuma niente, che le attività umane non fanno altro che trasformare le merci in rifiuti gassosi, liquidi e solidi — quattro chili di rifiuti per ogni chilo di merce prodotta e usata — ma anche qui — dicono — le soluzioni sostenibili non mancano. E’ possibile trarre elettricità e affari dal trattamento e dal riciclo dei rifiuti, è possibile utilizzare materie alternative biodegradabili e “verdi” tratte dalla biomassa vegetale in alternativa a quelle derivate dal petrolio.
Anche se, col procedere verso improbabili soluzioni sostenibili si è poi visto che si usciva da una trappola per cascare in un’altra; la produzione su larga scala di carburanti sostenibili, alternativi alla benzina, dal mais o dallo zucchero sconvolgeva l’agricoltura dei paesi poveri; l’uso di grassi vegetali per la produzione di carburanti diesel provocava la distruzione delle foreste tropicali per fare spazio a piantagioni di palma. Al punto da riconoscere che si toglieva il cibo di bocca ai paesi poveri per far correre i SUV dei paesi industriali.
Pochi numeri aiutano a mostrare la insostenibilità della sostenibilità. La produzione primaria netta — cioè il peso di materiali vegetali formati attraverso la fotosintesi (detratte le perdite per la respirazione vegetale) — è, sulle terre emerse, di circa 100 miliardi di tonnellate all’anno.
Di questa ricchezza in gran parte rinnovabile, rigenerata ogni anno dai cicli della natura, per l’alimentazione umana e degli animali da allevamento e come legno e altre materie vengono prelevati circa 30 miliardi di tonnellate all’anno. Il peso del carbone, del petrolio e del gas naturale portati via ogni anno dalle viscere della Terra ammonta a oltrecirca 12 miliardi di tonnellate, a cui vanno aggiunti circa 60 miliardi di tonnellate all’anno di minerali, materiali da costruzione, tutti non rinnovabili. La trasformazione di tutti i materiali, tratti dalla natura, da parte degli oltre sette miliardi di esseri umani esistenti nel 2015, e che aumentano in ragione di circa 60 milioni di persone all’anno, genera ogni anno circa 35 miliardi di tonnellate di gas anidride carbonica, oltre a miliardi di tonnellate di altri gas che finiscono nell’atmosfera alterandone la composizione chimica e accelerando i mutamenti climatici; e genera miliardi di tonnellate di sostanze organiche e inorganiche che finiscono nelle acque prelevate dai corpi naturali e restituite inquinate alla natura in ragione, nel mondo, di circa 4000 miliardi di tonnellate all’anno; e genera scorie e residui solidi che finiscono sul suolo. Una parte infine, soprattutto di minerali e metalli e rocce, resta immobilizzata nella tecnosfera — nell’universo delle cose fabbricate, edifici, macchinari, oggetti a vita media e lunga — che si dilata continuamente e irreversibilmente.
In un piccolo paese come l’Italia la sola massa dei rifiuti solidi ammonta a circa 0,2 miliardi di tonnellate all’anno, quella dei gas di rifiuto ammonta a oltre mezzo miliardo di tonnellate all’anno, la massa di acqua che entra nelle fabbriche, nelle case e nei campi e ne esce contaminata da rifiuti e agenti vari ammonta a circa 60 miliardi di tonnellate all’anno.
Volenti o nolenti, comunque di cose materiali gli esseri umani hanno bisogno, in quantità crescente anche per l’inarrestabile aumento della popolazione mondiale. Tutto quello che si può fare per attenuare la insostenibilità dovuta all’impoverimento e al peggioramento della qualità ecologica delle risorse naturali, è cominciare a chiedersi: chi ha bisogno di che cosa ?
Davanti a circa 2000 milioni di abitanti della Terra che sono sazi di beni e di merci, talvolta obesi di sprechi, ci sono sulla Terra circa 3000 milioni di persone che, nei paesi di nuova industrializzazione, stanno correndo a tutta velocità nell’aumento insostenibile della produzione e del consumo di energia, di metalli, di cemento, di automobili, di apparecchiature elettroniche, e poi ci sono altri 2000 milioni di persone povere e metà di queste non dispongono di una quantità sufficiente di cibo, di acqua di buona qualità, sono povere di libertà e dignità, beni che richiedono anch’essi beni materiali, perché non si può essere liberi e non si può vivere una vita dignitosa se mancano abitazioni decenti, letti di ospedale, banchi di scuola. Una mancanza che è giusta fonte di rivendicazioni, di violenza, di pressioni migratorie verso paesi opulenti che non vogliono spartire la loro opulenza. Una mancanza che può essere sanata soltanto con la terribile e improponibile proposta di imporre ai ricchi di consumare di meno per lasciare ai poveri una maggiore frazione di beni materiali che gli consenta di avere una vita minimamente decente.
Resta la domanda: quanto a lungo può durare una società insostenibile ? Da quando gli esseri umani hanno abbandonato la loro condizione di animali cacciatori e raccoglitori, in relativo equilibrio con i cicli rinnovabili e sostenibili delle risorse naturali, è cominciato un inarrestabile cammino verso l’aumento della popolazione, l’aumento dei desideri di questi nuovi animali speciali, gli umani, e, di conseguenza, il crescente impoverimento delle riserve di “beni” naturali e il peggioramento delle condizioni, della qualità, dei corpi naturali. L’insostenibilità è la punizione di cui parla la Bibbia per coloro che hanno osato mangiare il frutto della conoscenza.
E’ del tutto vano chiacchierare su quanto a lungo potrà durare la storia dell’uomo sulla Terra, su quanto potranno durare le riserve di petrolio o di minerali, su quanti gradi aumenterà la temperatura del pianeta o su quanti metri si solleveranno gli oceani, sul massimo numero di esseri umani che la Terra può sopportare. Nove miliardi di persone a metà del XXI secolo ? dieci o undici alla fine del XXI secolo ? Come vivranno e dove saranno questi in futuro ? Finirà un giorno l’avventura degli esseri umani su questo pianeta ? Domande futili perché anche dopo la scomparsa degli esseri umani, dei nostri arroganti grattacieli e delle nostre fabbriche e centrali, e anche quando le scorie radioattive che lasciamo alle generazioni future si saranno stancate di liberare radioattività, continuerà la vita, quella si, sostenibile, a differenza delle cose umane, fino a quando il Sole anche lui, non si sarà stancato di gettare calore nello spazio. Per ora, nel brevissimo (rispetto ai tempi della natura) spazio di una o dieci o cento generazione, accontentiamoci di ammirare il mondo che ci circonda e, se possibile di rispettarne le meraviglie.

28 commenti:

  1. R "Davanti a circa 2000 milioni di abitanti della Terra che sono sazi di beni e di merci, talvolta obesi di sprechi, ci sono sulla Terra circa 3000 milioni di persone che, nei paesi di nuova industrializzazione, stanno correndo a tutta velocità nell’aumento insostenibile della produzione e del consumo di energia, di metalli, di cemento, di automobili, di apparecchiature elettroniche, e poi ci sono altri 2000 milioni di persone povere e metà di queste non dispongono di una quantità sufficiente di cibo, di acqua di buona qualità, sono povere di libertà e dignità, beni che richiedono anch’essi beni materiali, perché non si può essere liberi e non si può vivere una vita dignitosa se mancano abitazioni decenti, letti di ospedale, banchi di scuola. Una mancanza che è giusta fonte di rivendicazioni, di violenza, di pressioni migratorie verso paesi opulenti che non vogliono spartire la loro opulenza. Una mancanza che può essere sanata soltanto con la terribile e improponibile proposta di imporre ai ricchi di consumare di meno per lasciare ai poveri una maggiore frazione di beni materiali che gli consenta di avere una vita minimamente decente." In totale disaccordo: siamo arrivati fin qui appunto perchè la nostra coscienza di specie è consistita fin qui nella sommatoria di 7,5 miliardi di diritti individuali; ade sempio fra i due miliardi di individui "richhi" c'è tanta gente che per campare rivendica il diritto ad una medicina moderna (ed in buona parte insostenibile); se lei applicasse oggi in Italia gli standard medici dell'odierna Russia ogni anno parecchie decine di migliaia di persone in più morirebbero di cancro, per le conseguenze del diabete, di AIDS, e cos' via...SOlo in Italia: estenda questi stessi livelli di cura della pur ricca Russia, secondo questo modello di analisi, al resto dell'Europa occidentale e Stati uniti, e vedrebbe forse un milioncino di morti in più all'anno per arretramento dei livelli di assistenza medica (Cosa che comunque avverrà nel giro di qualche lustro e con gli interessi) IL post poi sembra ignorare tanto il concetto di carrying capacity che la teoria dei commons: i diritti individuali hanno creato il problema dei limiti dello sviluppo, estendendoli a tutto il globo in linea teorica la situazione peggiorerebbe; l'unico modello valoriale che mitiga e puntella il collasso transumano (la filosofia post-umanista postula che non siamo gli unici essere coscienti e forse bisogna qui si intervenire con la forza per tutelare gli ecosistemi residui non recuperabili, vedi foresta amazzonica o pluviale africane o la stessa savana dalla fame dei molti locali), è quello di una morale di comunità, dove è lo stesso stato nazione ad essere demolito a favore di una gestione delle risorse ( e quindi dei diritti) quanto più locale.Quindi non più rapporto unico individuo-stato od addirittura transcontinentale, come si propende in questo post, ma famiglia-comunità-regione. Significativo e grave che questo post sembri proporre come come soluzione ai limiti dello sviluppo l'iperbole della sua causa morale e valoriale principale. L'individuo come unità atomica a livello mondiale in sé non solo non ha valore, ma non è sostenibile oggi come unico rapporto di misura dell'agire sostenibile e degno, ed il figlio più pessimo dell'antropocentrismo. Le azioni transnazionali vanno bene ad esempio per sterilizzare la distruzione della foresta amazzonica operata da molte milioni di contadini con famigliole al seguito, e fin qui in crescita, che si spostano ogni 5 anni all'esaurimento della produzione agricola del suolo temporaneamente arricchito dalla foresta tagliata e bruciata: rimane solo una savana arida.I diritti individuali, figli teoricamente del rapporto univoco uomo- dio monoteista, prima ancora che nel rapporto univoco cittadino-stato liberale, producono un allargamento del deserto.La foresta va preservato togliendo l'ascia di mano a chi vuole tagliarla. Post quindi significativo e molto grave secondo me.

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    1. bellina, la religione del deserto che fa deserto. Ovviamente il dio di questa religione non è Dio, ma questa è un'altra storia. Il demonio è chiamato la scimmia di Dio.

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    2. é un verità acclarata teologica, antropologica,storica,filosofica...Vecchia di oltre 100 anni...Certo oltre 100 anni fa fece scalpore...Monoteismi come religioni del Ressentiment: nel deserto c'è solo il sole e l'invidia per i popoli che abitano terre verdi. Semplicemente credo sia utile riportarla a quante persone possibile.

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    3. quello che volevo dire è che dietro ad una religione distruttiva non ci può essere il Dio vero, ma solo una scimmia di Lui. Penso che nelle religioni siano molti più gli idolatri, che gli adoratori del Dio vero. In fondo è molto più facile farsi un idolo, anche di cose sante e buone come la vita religiosa, la preghiera e l'amore ai poveri, che amare Dio. Almeno è così che intendo Matteo 25, 31 e seguenti.

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    4. http://www.eniscuola.net/wp-content/uploads/2013/11/migrazione/assets/6037/pdf_animali_4.pdf
      I bulldozer che spianano le foreste, agiscono per conto dei cosiddetti paesi sviluppati o di quelli in via di sviluppo con classi medie che aspirano ai consumi alimentari dei primi.
      Qui in Emilia Romagna le campagne sono invase da monocolture di mais che servono principalmente per produrre mangimi per gli allevamenti di bovini, maiali e polli. Il territorio e' devastato. Si comincia a parlare di desertificazione. In compenso abbiamo prosciutti e formaggi Dop.
      Angelo

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  2. un po' dura tornare indietro, no?

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  3. Ho sempre apprezzato lo spessore culturale e scientifico di Giorgio Nebbia.
    In questo articolo però, oltra a considerazioni sicuramente profonde e accettabili, ci sono dei punti deboli se non addirittura controproducenti.
    Tempo fa ho cercato di fare una analisi che contenesse delle considerazioni nuove e delle proposte nuove per cercare di uscire dalla situazione grave in cui ci troviamo (e che in futuro diventerà sicuramente catastrofica).
    Nell’articolo di cui al link sottostante (che intitolai “Un grande accordo” e che fu pubblicato sul blog di Decrescita felice social network qualche tempo fa) sono esposte queste nuove considerazioni e nuove proposte.
    http://www.decrescita.com/news/un-grande-accordo/
    Ciao
    Armando

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    1. leggevo la risposta .. una cosa mi ha colpito nei commenti: si dice che va creato più lavoro per i giovani e non fatti più giovani.

      Giustissimo, ma d'altro canto penso che in Italia il lavoro non manca: manca chi è disposto a pagare per fare le cose mentre abbonda chi è dedito a sprecare ingenti risorse, tempo e denaro altrui in cambio di un insignificante aumento del proprio o neanche quello.

      Se il lavoro venisse pagato in modo corretto vi sarebbe per tutti (Nota: ho appena finito una quantità di cartacce per partecipare a un concorso dove si fa fare agli esseri umani (tanti) il lavoro normalmente svolto dai database (ne basterebbe uno).

      Fare le cose diversamente, pagando qualche ingegnere per organizzare la cosa, permetterebbe di togliere qualche progettista dalla strada risparmiando al contempo enormi quantità di carta, viaggi, file e spostamenti di persone e tempo utilizzabile in modo produttivo, meno inquinante e, magari, utile e pagato. Cosa che evidentemente spaventa la nostra burocrazia.

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  4. Bravo Giorgio Nebbia.
    Sono d'accordo con la sua analisi.
    Sui rimedi, anche, seppure io propendo per rimedi ancora più forti, molto più forti.
    Le vane chiacchi e le domande futili, sono invece per me assolutamente necessarie, per capire la situazione e tentare di salvare la situazione, che così come è, è appunto :
    I n s o s t e n i b i l e !!!!
    Non fra 100 anni, ma in questi anni dal 2017 al 2021)

    Gianni Tiziano

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  5. Bel articolo, tutto vero quello che scrive Giorgio Nebbia, sta di fatto che il WTI oggi chiude a 42 e rotti $ e le trivelle shale in USA non smettono di perforare grazie a un break even sempre più basso, addirittura in alcuni pozzi ai fantascentifici e impressionanti 10$ al barile!!!

    Legger per credere...http://www.trend-online.com/commodity/usa-trivelle-senza-freni-210617/

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    1. Non basta leggere. Bisogna leggere bene. E confrontare......

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    2. Lo so lo so professore...è solo per mettere un pò di sale e pepe al suo bel blog e vedere l'effetto che fa.

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    3. Bhè, il Venezuela soffre tantissimo per questo basso prezzo !
      Lo fanno apposta, a tenere i prezzi bassi, per distruggere alcuni stati sovrani ? E' una guerra, seppur non combattuta con le bombe ?
      .... una guerra ingiusta ....

      Tiziano

      Tiziano

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    4. Una guerra ingiusta? Siamo semplicemente in presenza di distruzione della domanda per l'EROI troppo basso del petrolio oltre i 50-60 dollari al barile...Leggevo come in effetti L'EROI del petrolio da fracking a stelle e striscie sia quasi raddoppiato negli ultimi 5 anni grazie al perfezionamento della tecnica...R"una guerra ingiusta" mi fa pensare all'espressione "destino cinico e baro"...Più che dei venezuelani io mi preoccuperei degli svariati milioni di agricoltori brasiliani che migrano come cavallette coltivando per una manciata di anni la ex foresta amazzonica tagliata e bruciata, lasciando dietro di sé una savana arida...Scusa "Madre Terra" ma i tuoi commenti non c'entrano proprio niente col tuo nick secondo me: ancora una volta sembri un fautore antropocentrismo estremo. Non credo sia possibile risolvere il problema degli agricoltori brasiliani con metodi vagamente democratici od umanitari.

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    5. @ Fra24 giugno 2017 12:03

      Il Venezuela è alla fame, a causa di prezzi così bassi del petrolio, che esporta.
      Io non sono un fautore dell'antropocentrismo.

      Gianni Tiziano

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    6. Leggo sopra che l'anonimo buontempone che ci linka articoli da www.trend-online.com (nientedimeno!) lo fa per "mettere un pò di sale e pepe al blog e vedere l'effetto che fa".

      In poche parole... un troll!

      Alessandro B.

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    7. Il vispo bloggaro
      avea nel bloggetto
      A volo trovato
      gentile trolletto

      E tutto giulivo
      stringendolo vivo
      gridava a distesa:
      “L'ho preso! L'ho preso!”.

      A lui supplicando
      l'afflitto gridò:
      “Vivendo, trollando
      che male ti fò?

      Tu sì mi fai male
      stringendomi l'ale!
      Deh, lasciami! Anch'io
      son figlio di Dio!”.

      Il bloggaro pentito
      allenta le dita:
      “Va', torna al Webbetto,
      gentile trolletto”.

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    8. Proprio una bella filastrocca.
      Con tutti gli accenti e le sillabe al posto giusto.
      "Il grafico qui sopra riassume le risposte delle aziende alla seguente domanda: nelle due maggiori aree in cui la tua azienda è attiva, qual è il prezzo del petrolio WTI che permette di coprire i costi operativi delle trivelle in funzione?"
      E cosa dovrebbero rispondere le aziende, che sono sull'orlo della bancarotta e sopravvivono solo grazie ai bassissimi tassi d'interesse resi possibili dal quantitative easing?. Vaglielo a dire agli investitori....
      Angelo

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    9. Sono anni ormai che queste "aziende sull'orlo della bancarotta" devono fallire, tanto è vero che le major ultimamente ci hanno massicciamente investito, eppoi non si capisce per quale motivo incrementino i rigs se più producono più ci perdono...mah....sta di fatto che alcuni anni fa tutti pronosticavano il de profundis dello shale ed invece siamo qui a festeggiare l'ennesimo picco...per no parlare di Libia Nigeria Iraq Iran che producono ai massimi e che non sanno più letteralmente a chi vendere l'olio...se queste sono trollate dimostratemi il contrario.

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    10. Vorrei sapere qual è -esattamente per quanto possibile- la definizione di "E.R.O.I." accettata in questo blog; comprende, o non comprende, i fattori economici?
      Desidero saperlo perché se non l'ho chiara non posso seguire, e lo chiedo perché mi sembra che questa sigla a volte venga usata con significati variabili.

      Grazie a chi si farà carico di rispondere.

      R

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    11. Anonimo
      http://mobile.ilsole24ore.com/solemobile/main/art/finanza-e-mercati/2017-06-16/shale-oil-la-vittoria-sull-opec-strategia-kamikaze--214608.shtml?uuid=AE26EzfB

      (Se non scorre bene bisogna fare seleziona tutto più copia e incolla in un programma tipo Word)
      Negli Usa il quantitative easing è terminato e i tassi di interesse si stanno rialzando. A questo punto vedremo se i nostri eroi dello Shale oil ce la faranno a restare sul mercato.
      Renato.
      Non sono in grado di rispondere alla tua domanda, però un conto è l'eroei misurato in laboratorio un'altra cosa se si considera tutto il processo di produzione dell'energia. Considera che comunque le rinnovabili che dovrebbero dare il cambio al petrolio possono essere prodotte solo col petrolio. Fine petrolio, fine rinnovabili.
      Angelo

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    12. Renato, in teoria l'EROEI ( più esattamente ) dovrebbe essere un concetto fisico.Affine a quello che misura l'efficienza termodinamica di una macchina.
      Ma calcolarlo è difficile, proprio perchè intervengono anche fattori economici che sono molto aleatori.Ma si possono fare delle stime sensate, del passato e adoperarle per il futuro.
      Angelo, se le rinnovabili dovessero sostituire sic et simpliciter quelle fossili, fine petrolio, fine rinnovabili.

      Marco Sclarandis

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    13. Grazie Marco S.
      per l'attenzione. Da quando me ne interesso mi ha sempre sconcertato -al dilà della difficoltà di concordare i confini del suo campo di indagine- l'ambiguità di questa sigla, e mi preme appunto stabilire se comprende o esclude considerazioni economiche; secondo Lei le esclude, mentre qui sopra secondo Fra (24 giugno 2017 12:03) le comprende.
      Spero che questa discordanza si possa sanare; se non è possibile, pazienza, vuol dire che ci fraintenderemo.

      Angelo:
      un conto è l'eroei misurato in laboratorio un'altra cosa se si considera tutto il processo di produzione dell'energia
      In entrambi i casi vanno stabiliti i limiti/confini dell'indagine, ed è proprio questo il punto: la definizione del Sistema in esame. Lei ne ha una da proporre? La proponga, io leggo con interesse.

      le rinnovabili che dovrebbero dare il cambio al petrolio possono essere prodotte solo col petrolio
      Non ne sono convinto.
      Le ruote a pale dei mulini venivano costruite in legno (rinnovabile) e ferro fucinato su forge a manovella.
      Sulla stessa forgia potrei fondere rame e ghisa e costruire un generatore, e con l'energia elettrica fornita da questo generatore eccetera.

      Se mi dice che non c'è abbastanza energia rinnovabile per sostituire tutto il petrolio, ochei; ne sostituirà quanto potrà, per il resto faremo senza.

      Non possiamo campare senza la quantità di energia che ora ricaviamo dal petrolio? Ochei, vuol dire che moriremo in numero tale da portare la popolazione in equilibrio con la quantità di energia che riusciremo a procurarci.
      Ma forse ci sono altre vie che non vedo; se Lei ne vede le indichi, se vuole.

      Saluti.

      R

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    14. Renato
      https://ourfiniteworld.com/2016/12/21/eroei-calculations-for-solar-pv-are-misleading/
      Sull'eroei non ho un'opinione personale. Non sono un tecnico. Mi limito a leggere gli articoli che trovo. Ma sono questioni troppo complesse.
      Non sono in grado di trovare altre vie, però penso sarebbe utile muoversi dal basso. I famosi orti, soluzioni low tech. Imparare a fare cose semplici e alla portata di tutti. Il mio modello è (in parte) Cuba. Se poi dalle rinnovabili ci si può aspettare qualcosa in più, ben venga. Ma già con quello che abbiamo, idroelettrico soprattutto, si potrebbe, accontentandosi, far fronte a un'emergenza improvvisa e non piombare nel caos. Credo eh, non sono sicuro.
      Angelo

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    15. La discordanza non esiste,Renato.
      Se si vuole ottenere energia utilizzabile da qualunque fonte primaria bisogna tener conto dell'EROEI intrinseco, dovuto a leggi fisiche, ma al contempo anche considerare le leggi economiche e finanziare esistenti.
      Ma tenendo presente che le leggi fisiche non si possono cambiare mentre quelle economiche e finanziare,sì.Volendo.
      Un saluto, Marco Sclarandis.

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    16. Trovato!
      Non era nemmeno tanto lontano [1]!

      "L’EROEI è il rapporto fra l’energia che un impianto produrrà durante la sua vita attiva e l'energia che è necessaria per costruire, mantenere, e poi smantellare l'impianto. Siccome l’energia è una grandezza fisica, non è influenzata da ... tassi di inflazione, tassi di sconto, prezzi di mercato, eccetera".

      ERoEI - è - una - grandezza - fisica. Amen.

      L'introduzione di parametri su parametri, in più ampiamente variabili se non vaghi o addirittura nascosti, rende ERoEI un metro elastico, generatore di dubbio e confusione, strumenti del Maligno per impedire che nel mondo vi sia concordia.

      Ho concluso.

      R

      ----------------
      1: http://www.aspoitalia.it/documenti/bardi/eroei/eroei.html.

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    17. Bravo Renato!
      Se poi trovi "La fisica del Maligno", leggilo.
      Però stai molto attento, la sua forza di persuasione è sovrumana.

      Marco Sclarandis

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  6. Immagino che nessuno vedrà questo video ....
    estratto da una intervista radiofonica in lingua inglese ....
    però, ve lo raccomando ugualmente :-)
    E' attinente con il post.

    https://www.youtube.com/watch?time_continue=6&v=KyaNUjGT578

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