Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 11 aprile 2016

Votare si al Referendum: L'appello di "Climalteranti"


Documento del comitato scientifico del gruppo "Climalteranti"

Perché votare SÌ al referendum del 17 aprile


L’Accordo di Parigi si basa su un incremento sistematico dell’ambizione nella riduzione delle emissioni. In questo contesto, porre limiti allo sfruttamento di gas e petrolio in Adriatico diventa un modo per iniziare ad implementarlo. Climalteranti suggerisce di votare Sì al referendum del 17 aprile, per segnalare chiaramente l’urgenza di rottamare il modello energetico basato sui combustibili fossili. Una scelta strategica per una nazione come l’Italia, ricca di sole e di mare, con un turismo da salvaguardare e promuovere.





Abbiamo già raccontato in passato come molti scienziati, dopo aver individuato le cause dei cambiamenti climatici (principalmente le emissioni da fonti energetiche fossili e la deforestazione), dopo aver previsto le mutazioni del sistema climatico, dopo aver mostrato le possibilità di opzioni alternative ed averle discusse, sentono di non fare abbastanza per il clima.

Abbiamo visto gli allarmi degli scienziati trattati con sufficienza ed accantonati dal dibattito politico, intriso di attendismi e disinteresse. “Non sono uno scienziato, ma non credo che ci sia un problema climatico”, “il clima è sempre cambiato/ gli scienziati non sono del tutto sicuri”, sono ritornelli sentiti ormai troppo.

Ora il voto referendario sulle concessioni petrolifere entro le 12 miglia dalla costa pone una scelta secca, che riguarda anche le politiche climatiche ed energetiche dei prossimi anni.

Qui sotto sono riportate le ragioni per cui il Comitato Scientifico di Climalteranti ritiene che sia necessario votare Sì.



1. La scienza chiede azioni urgenti e radicali per ridurre le emissioni


Il Quinto rapporto dell’IPCC ha mostrato come, se si vuole limitare l’incremento di temperatura, è necessario ridurre drasticamente le emissioni di gas serra. Si sta chiudendo la finestra temporale di opportunità nella quale possiamo contenere l’aumento delle temperature medie entro i 2°C. Il Sommario per i decisori politici del Quinto Rapporto termina mostrando i percorsi divergenti, le scelte dicotomiche che a breve siamo tutti chiamati a prendere; la prima, l’Accordo di Parigi, è già stata fatta (con un invito a imboccare un preciso percorso di riduzione delle emissioni – art. 4).


2. La produzione di energia è la fonte principale delle emissioni di gas climalteranti, a meno che non si basi su energie rinnovabili


Le statistiche mostrano che ogni volta che petrolio, carbone e gas naturale dominano nella composizione del mix energetico, le emissioni pro-capite sono elevate. In ogni Stato il settore energetico deve compiere una radicale transizione verso le rinnovabili. L’Europa prevede già la decarbonizzazione di questo settore entro il 2050, un impegno senza precedenti e dalla portata rivoluzionaria. Se si vuole raggiungere questo obiettivo, non è più possibile tentennare o prendere tempo.

Il referendum spezza il silenzio assordante nel quale il nostro Paese ha smantellato il sistema di incentivazione alle rinnovabili, che aveva portato grandi successi e 100.000 posti di lavoro, drasticamente ridotti dalle successive scelte governative. E lo fa con un ostacolo peraltro molto blando allo sviluppo delle fonti fossili: con il Sì si vuole impedire ai titolari di concessione per produzione e per ricerca entro le 12 miglia di operare anche oltre la scadenza della concessione.


3. Le riserve di carbone e petrolio devono rimanere in larga misura sotto terra se si vuole che le concentrazioni in atmosfera non superino soglie incompatibili con gli obiettivi di incremento massimo della temperatura media globale

Se una gran parte delle riserve fossili conosciute deve rimanere sotto terra (più di 4/5 delle riserve di carbone, più di metà di quelle di gas e più di un terzo di quelle petrolio), è necessario iniziare da subito lo smantellamento del sistema dei combustibili fossili; con il Sì al referendum si impediscono nuove attività di prospezione e ricerca, e il rinnovo sine die di concessioni già ampiamente sfruttate.


4. L’Accordo di Parigi obbliga ad aumentare il livello di ambizione nelle politiche climatiche ed energetiche


Con l’Accordo di Parigi (qui la traduzione italiana con commenti), sottoscritto da praticamente tutti i governi del mondo (e a breve ratificato da Stati Uniti e Cina, India e Europa), si sono posti degli obiettivi molto ambiziosi alle politiche 

climatiche ed energetiche“mantenere l’incremento della temperatura media mondiale ben sotto i 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali e fare sforzi per limitare l’incremento della temperatura a 1,5 °C”. Questi obiettivi obbligheranno gli Stati a rivedere al rialzo i loro impegni di riduzione delle emissioni, ogni qual volta ne abbiano l’opportunità. Ad esempio anche gli attuali impegni dell’Unione Europea, inclusa la riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030, sono insufficienti e dovranno essere aumentati.


Quindi l’Italia deve fare di più, perché non ha ancora definito una politica energetica in linea con gli obiettivi sottoscritti a Parigi, e dovrà rivedere al rialzo le sue promesse settore per settore. L’attuale Strategia Energetica Nazionale non è compatibile con lo scenario post-COP21.


6. L’estensione senza termine delle concessioni è un sussidio alle fonti fossili


I sussidi alle fonti fossili sono da tempo nell’occhio del ciclone, criticati dall’OCSE, dal G20 e dal G8 come una parte da eliminare subito. Durante un side-event alla COP21 sono stati stimati come circa 4 volte maggiori dei sussidi alle rinnovabili, senza contare i decenni passati. Quindi il SÌ inizia a cancellare parti dei sussidi che andrebbero in ogni caso eliminati per evitare una distorsione della concorrenza tra fonti di energia a svantaggio di quelle che producono i minori impatti ambientali. Obbligando ad esempio i detentori di concessioni a smantellare le piattaforme alla fine delle concessioni, non lasciandole operative anche se non funzionanti o con utilizzi molto limitati.


7. Nessun atto individuale può fare la differenza, ma questo non è una scusa per non ridurre qui e subito produzione e consumi di combustibili fossili


Con l’Accordo di Parigi si è riconosciuto che tutti i Paesi e tutti i settori devono fare la propria parte. Non si possono nascondere dietro un dito puntato su altri Paesi ed altri settori. “Tocca a lui per primo e io nel frattempo non faccio niente” è un argomento superato: tutti devono agire. Indipendentemente dall’effetto misurabile, ma proprio per non offrire alibi agli altri.


Le concessioni senza termine consentono di estrarre fino all’ultimo risorse che andranno ad incrementare la concentrazione dei gas climalteranti. Il SÌ – che ne impedisce il rinnovo e quindi lascia sotto il mare quel che resterà alla data di scadenza delle concessioni attuali e di eventuali limitate proroghe possibili – mette appunto un “limite” prima dell’esaurimento totale. Ha quindi un forte valore simbolico (ed un effetto pratico molto superiore ad azioni personali che ciascuno di noi invece compie ogni giorno – rinunciando ad un tragitto in auto, abbassando il riscaldamento in casa, ecc.); rappresenta un chiaro indirizzo politico e strategico nella giusta direzione.


8. Quantità piccole


La quota di consumi di gas e petrolio coperta dalla ventina di centri estrattivi attivi compresi nell’arco delle 12 miglia e che chiuderebbero nell’arco di 10 anni da oggi, man mano che terminano le concessioni e fatte salve alcune proroghe limitate che sarebbero comunque possibili, è fra l’1 e il 2% dei consumi energetici totali del paese; si tratta quindi di una quota molto piccola e per di più diluita in 10 anni da oggi (dati MISE elaborati da Aspo Italia).


9. Qualità scarse e costi alti

Il materiale estratto è sia qualitativamente (il petrolio italiano è ricco di zolfo) che quantitativamente (il costo di estrazione è alto superiore ai prezzi correnti e l’EROEI relativo – cioè il rapporto fra energia ottenuta e energia spesa per produrla – è basso) poco attraente come fonte energetica, per cui conviene estrarlo solo a chi paga royalties basse (fra il 7 e il 10%, il regime di royalty italiano è estremamente favorevole a chi estrae). Spesso conviene tenere bassa la produzione, per non pagare nulla o quasi sfruttando i dettagli delle regole delle concessioni, che prevedono condizioni di franchigia di 80 milioni di metri cubi iniziali, cioè più di un anno di produzione gratis, e nessuna royalty sotto certi livelli produttivi (dati da Il paese degli elefanti, di Luca Pardi, ed. Luce 2 edizione).


10. Il sistema fossile è inevitabilmente destinato ad arrivare al capolinea: il referendum permette di affrontare seriamente il problema


Il referendum riguarda 26 concessioni, alcune delle quali prevedono possibilità di potenziamento senza necessità di aprire una nuova concessione (cosa già vietata entro le 12 miglia marittime). La vittoria del Sì limiterà nuove perforazioni, ma non potrà impedirle del tutto, perché in alcuni casi (come “Rospo di Mare” o “Vega A”) queste sono già previste all’interno delle concessioni esistenti. Con il ritorno in vigore della normativa precedente (art. 9 comma 8 legge 9 del 1991), sarà possibile avere proroghe di una concessione alla sua scadenza; le proroghe tuttavia dovrebbero avere carattere eccezionale.


Il problema della perdita di posti di lavoro è limitato, e va considerato che ci sarà lavoro per smantellare le piattaforme diventate inutili (molte sono già ferme da tempo e non vengono smantellate) e sarebbe possibile definire un programma di riconversione dei posti di ingegneri e tecnici, investendo nei settori di produzione energetica rinnovabile, che offrono più posti e potenziale produttivo.





Il Comitato Scientifico di Climalteranti


Tags: COP21, Italia

14 commenti:

  1. le piattaforme, come le centrali nucleari, rimarranno lì per sempre. Il sì al referendum avrà una vittoria schiacciante, però il quorum, o di riffa, o di raffa, non verrà raggiunto. "Noi siamo comunisti e non andiamo a votare", urlavano ieri. Penso abbiano messo la questione come un qualcosa che viene tolto al popolo. Il ogni caso dal 2030 il petrolio verrà usato solo per usi militari ed alimentari e questa ricerca disperata del BAU di sfruttare ogni goccia di idrocarburi per sopravvivere è un chiaro segno del mondo che dovrà cambiare a breve.

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    1. rispondo a mago,
      ci dicono di risparmiare ogni goccia e poi consumano tonnellate di petrolio con le guerre, con le navi che si spostano da un posto all'altro con migliaia di migranti in giro per il mondo, non riesco più a raccapezzarmi. aiutatemi. saluti tan lup

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    2. gli imperi nella storia hanno sempre avuto bisogno di energia per formarsi, consolidarsi e sopravvivere. Noi siamo, dopo la perdita dell'impero formato dai Regni d'Italia Albania e Abissinia, inglobati in quello a stelle e strisce e lo saremo fintanto l'impero USA avrà l'energia sufficente. La logica imperiale è questa, non ce ne sono altre. Qualsiasi appello al buon senso e alla razionalità non ha valore alcuno per l'impero. Per ora c'è stata energia sufficente anche per impedire rivolte (welfare), domani non si sa. Quindi mettiamoci tranquilli e speriamo che alla fine trionfi questo benedetto buon senso.

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    3. Il paradosso del prigioniero è valido a tutti i livelli, dal parcheggiare la macchina in doppia fila allo sfruttamento dell'energia e dei territori. Non mi risulta che sia stato risolto nella pratica, se non con la collaborazione ripetuta tra i partecipanti (impossibile visto il numero degli attori in causa). La vita sulla Terra di tutte le forme viventi è imperialista: io me ne sono fatto una ragione, non mi piace granché, ma penso che i confirmation bias siano una peste da evitare a tutti i costi.

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  2. Io voto SI a questo referendum, sperando che questo governo e questi politici se ne vadano a casa!
    Il resto per me è secondario.

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    1. come? La CO2, i 2° di aumento, etc sono secondari, a un governicchio messo su da USA, UE e Wall Street, che poi ce ne metteranno uno peggio? Non so come fece Berlusconi a non farci fare la fine della Grecia, ma dopo la china è segnata. So solo che è stato il canto del cigno suo e della democrazia. Io avrei mollato anche senza treppiede in testa, che poi gli è toccata pure una statuetta in faccia. Con grande cattiva soddisfazione di quelli che poi, senza muovere un dito,si sono fatti privare di pensione e diritti. E non è finita qui.

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    2. @mago: "La CO2, i 2° di aumento, etc sono secondari"

      Perché pensi che quei pochi pozzi possano fare anche solo uno 0,X % di emissioni in meno?

      Non serve a niente!

      Il referendum evita soltanto che la concessione non venga rinnovata automaticamente; ma nulla vieta che nuovi accordi li possano far continuare ad estrarre (magari con la scusa di un aumento delle royalties o una riduzione della franchigia di estrazione).

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. il si contro le trivelle e' scontato. bisogna invece votare no alla riforma della costituzione.ho la netta impressione che se passera' questa riforma della costituzione confindustria che gia' fa da padrone non avra' piu' alcun rivale.

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  5. mauna loa C02 11 aprile a 408,95 ppm. Recenti studi sulle nuvole hanno scoperto che la CO2 aumenta la parte liquida a scapito del ghiaccio, che riflette di più. Il feedback per il gw è evidente. E anche se fosse vero che le bianche scie chimiche sono messe lì per riflettere, il loro effetto a causa del consumo di kerosene, viene vanificato dal conseguente aumento di CO2, che riduce l'albedo delle nuvole naturali. Pare proprio che l'unico comportamento corretto sia il peggior nemico del capitalismo consumistico e sprecone: il risparmio. Ma è perciò ovvio che finchè le persone non moriranno come le mosche per il deterioramento acuto dell'ambiente, non verrà attuato. Si tratta di ridurre i consumi nei paesi sviluppati dell'80% e di non incrementarli nel resto del mondo. Se trovate qualcuno pronto a questo, fatemelo sapere. Ricordate Mauna Loa, 408,95 e cresce ormai assai rapidamente. Charlton Heston, al termine di 2022, i sopravvissuti urlava ferito ai passanti di non farsi portare via il loro futuro, ma erano i passanti del 1973, perchè urlarlo a quelli di oggi o peggio del 2022, è solo inutile. Infatti nel film rimasero inebetiti, passivi, non capendo nulla, ripiegati come erano, sono e saranno su sè stessi dal loro egoismo e dalle trappole del mondo. A loro facevano mangiare i cadaveri, illudendoli fosse plancton, a voi cosa credete facciano mangiare, in una società che distrugge gli esseri umani?

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    1. @mago: "mauna loa C02 11 aprile a 408,95 ppm"

      Perché li vuoi tranquillizzare?! :-)

      Diciamo la verità:
      Mauna loa
      April 10: 409.34 ppm

      Az...
      Fino a poco tempo fa, cresceva di poco più di 2 ppm l'anno.
      Adesso abbiamo una crescita annuale di:
      3,31 ppm l'anno

      March 2015 401.52 ppm
      March 2016 404.83 ppm

      Tranquilli...
      ancora il valore medio è intorno a 403 ppm
      (mi sembra ieri che sia arrivato, di media, a 400 ppm).

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    2. Dimenticavo il link, in modo che chiunque possa guardare con i propri occhi:

      http://www.esrl.noaa.gov/gmd/ccgg/trends/monthly.html

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    3. Per vedere le emissioni di CO2 e l'aumento della concentrazione annuale, potete andare nel mio sito:

      http://www.climaeambiente.eu/sez_clima/co2/conc_ConfEmisPpmTemp.aspx

      Con i dati fino al 2013, si vede che il massimo incremento annuale di CO2 era stato di 2,80 ppm
      ma con un incremento medio di 2,2 ppm negli ultimi anni .

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