Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 9 marzo 2016

Crisi globale: uno sguardo nell'altra direzione.

Di Jacopo Simonetta

Quando si parla e si scrive della crisi che minaccia la nostra civiltà, si focalizza l’attenzione sulle risorse che l’economia richiede in quantità crescenti.   Si ragiona quindi su come i ritorni decrescenti nello sfruttamento delle risorse pongano un’ipoteca sulle possibilità di ulteriore sviluppo dell’economia globale. 

Certamente è un tema di estremo interesse, ma qui io suggerisco di voltarsi e dare un’occhiata dall'altra parte; cioè a cosa succede dove scarichiamo le risorse usate.

In effetti, la nostra società (come tutte le altre nella storia) è una struttura dissipativa.   Ciò significa che esiste solamente in quanto è capace di dissipare energia, accumulando informazione al proprio interno.  Questo genera un anello di retroazione positiva: più energia permette di costruire più complessità e più complessità necessita, ma anche permette, un maggiore flusso di energia.

Io penso che il punto cruciale sia questo: alla fin fine, la ricchezza non è altro che informazione accumulata nel sistema socio-economico di varie forme (ad esempio bestiame, infrastrutture, sistemazioni agrarie, macchine, costruzioni, libri, internet eccetera.) La popolazione umana è particolare perché costituisce essa stessa una grossa fetta dell’informazione accumulata nel sistema sociale.   Quindi, da un punto di vista termodinamico, noi siamo parte integrante della “ricchezza”, mentre da un punto di vista economico la gente può essere vista semmai come il denominatore della ricchezza globale.

Le leggi fisiche ci assicurano che l’accumulo di informazione all'interno di un determinato un sistema è possibile solo aumentando l’entropia al di fuori di esso.   E’ una norma generale a proposito delle strutture dissipative, ma la nostra civiltà è unica nella storia per le sue dimensioni.   Oggi circa il 97% della biomassa di vertebrati terrestri è composta da noi e dai nostri simbionti (bestiame).   Usiamo circa il 50% della produttività primaria, più quasi 20 TWh all'anno che ricaviamo dai combustibili fossili ed altre fonti inorganiche.

Ai suoi albori, la nostra moderna civiltà si comportò allo stesso modo di tutte le altre nella storia: appropriandosi di bassa entropia sotto forma di cibo, bestiame, minerali, schiavi, petrolio, carbone eccetera.   E scaricando alta entropia nella biosfera in forme diverse come inquinanti, semplificazione di ecosistemi, estinzioni, calore, eccetera.   Oppure scaricando entropia ad altre società sotto forma di guerre, migrazioni eccetera.
Ma  mano che l’economia industriale ha soggiogato e sostituito le altre, è diventata l’unico sistema economico globale.   In tal modo, necessariamente, ha trovato sempre più difficoltà a dissipare energia fuori da se stessa.  
In pratica, le discariche (sink) sono diventate un problema prima dei pozzi (well).   Ma ricordiamoci che per mantenere il proprio livello di complessità, una struttura dissipativa ha bisogno di un flusso crescente di energia, cioè ha bisogno sia di pozzi che di discariche inesauribili.

Oggi, sia l’inquinamento globale, sia l’immigrazione di massa verso i paesi più industrializzati evidenziano che il nostro sistema non è più in grado di espellere alta entropia fuori da se stesso, semplicemente perché di questo “fuori” ce ne è sempre di meno.    Ma se l’alta entropia non è scaricata fuori dal sistema, necessariamente si accumula entro di esso.   E man mano che fluisce più energia, aumenta l’entropia interna, minando la complessità.   Una tipica dinamica di Ritorni Decrescenti.   Forse possiamo vedere in questo una retroazione negativa che sta fermando la crescita economica e che, forse, sbriciolerà l’economia globale in qualche decennio.Se questo ragionamento fosse corretto, la crisi economica e politica, la disgregazione sociale e, alla fine, la disintegrazione degli stati non sono altro che l’aspetto visibile dell’entropia che cresce all'interno del mostro meta-sistema.

Attualmente, la società globale è talmente grande e complessa da essere articolata in moltissimi sub-sistemi correlati fra loro.   Stiamo quindi gestendo le cose in modo da aumentare l’entropia nelle parti più periferiche del meta-sistema.   Ad esempio alcuni paesi, classi sociali subalterne e, soprattutto, i giovani che pagheranno il prezzo di tutto il benessere che abbiamo avuto noi.
Ma questo sistema provoca instabilità politica, sommosse e masse di migranti verso il cuore del sistema. Ciò significa anche che la classe dirigente mondiale ha perduto la capacità di capire e/o controllare le dinamiche interne del sistema socio-economico.

Nel frattempo, il sovraccarico delle discariche (sink) sta cominciando a deteriorare i pozzi di bassa entropia (well).   Esempi evidenti sono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, l’acidificazione degli oceani, l’estinzione di specie, la distruzione di ecosistemi e molto altro ancora.   Alla fine, man mano che l’economia cresce, il sistema sociale necessariamente perde la sua capacità di dissipare energia all'esterno, condannandosi così alla disintegrazione.

Si può trovare lo stesso fenomeno ad una scala minore.   Ad esempio un singolo organismo, come un essere umano.   Se è disponibile un buon flusso di energia in forma di cibo e calore, un bambino cresce diventando un adulto forte e sano.   Un buon flusso di energia durante la vita adulta significa una buona qualità di vita e la possibilità di sviluppare cultura, abilità, arte, scienza e di restare sani per molto tempo.  Scarsa energia significa malnutrizione e malattia.   Ma anche se il corpo assorbe più di quanto riesca a dissipare ci sono problemi come ingrassamento, malattie ed obesità; in definitiva una brutta vita con una prematura morte.

Troviamo sostanzialmente lo stesso fenomeno a scala maggiore.   Anche la Terra nel suo insieme è una struttura dissipativa ed un sistema complesso.   Non ha alcun problema dalla parte del suo pozzo principale: il Sole.   Possiamo contare sul fatto che i circa 86.000 TWh che riceviamo mediamente dal Sole non diminuiranno.   Anzi, semmai aumenteranno molto gradualmente in tempi estremamente lunghi.
 
Eppure proprio ora l’intera Biosfera sta collassando in una delle più gravi crisi mai verificatesi nei circa 4,5 miliardi di anni della sua storia.   Una crisi risultante dell’attività umana che riduce la capacità dell’ecosistema di dissipare l’energia in entrata, in particolare come risultato dell’effetto serra prodotto bruciando combustibili fossili.   Così l’entropia interna cresce minando ulteriormente gli ecosistemi e riducendo la complessità.   Potenzialmente, producendo un disastro globale di portata geologica.

In conclusione, suggerisco che, nei prossimi decenni, l’aumento dell’entropia sarà un problema anche più drammatico del rifornimento di energia.   
Solamente una drastica riduzione nell'ingresso di energia nel sistema socio-economico potrebbe salvare al Biosfera.   Ma ci sarebbe un prezzo elevato da pagare perché una riduzione nel flusso di energia significa necessariamente una riduzione della complessità e della quantità di informazione accumulata nel sotto sistema umano.   In parole povere, questo significherebbe miseria e morte per la maggior parte della popolazione attuale, anche se significherebbe speranza per quella del futuro. 
  
In definitiva, affinché  possano nascere nuove civiltà, è necessario che la nostra collassi abbastanza in fretta da lasciare un pianeta abitabile ai nostri discendenti.

8 commenti:

  1. loro, le elites, lotteranno fino all ultima goccia di energia per preservare il loro sistema.. sara dura vedere il collasso rapido del sistema per paventare eventuali retroazioni positive in merito all aumento della temperatura

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  2. Ieri sera ho visto di sfuggita un programma dove c'era ospite il presidente Obama, il quale raccontava un aneddoto dove spiegava che noi siamo su una macchina in cui stiamo spingendo l'acceleratore del cambiamento climatico e dovremmo premere gradualmente il freno per decelerare. Obama, essendo presidente, ricopre un'autorità (secondo il mio punto di vista) che lo fa sentire come "un'entità" protettrice della popolazione. Non vuole, raccontando che la "macchina climatica" esige una brusca frenata, spaventare la popolazione, poiché spaventandola aumenterebbe l'entropia interna e velocizzerebbe il collasso. Forse tranquillizzarla sposta il collasso un po' più in là, sempre che il pozzo da cui si attinge energia lo permetta, ma in questo caso ritengo qualcosa di simile al ragionamento del prof. Bardi (mi corregga pure se sbaglio), cioè più si procrastina l'arrivo del collasso, più verticale sarà la discesa, meno energia verrà richiesta dal sistema umano in breve tempo. Resta da capire quale caduta del sistema economico-sociale porterà minori danni al sistema Terra (e di conseguenza anche alla nostra specie)

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    1. Direi che stiamo, e la civilta' del presidente Obama in particolare, tentando di sostituire la "macchina naturale" con una "megamacchina artificiale" da noi creata, sempre piu' complessa e onnicomprensiva, che "risolva tutte le dipendenze", per usare il linguaggio informatico. Non so se riusciremo, di certo, se posso esprimere un parere valutativo, non mi piace.

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  3. Concordo col post e in particolare con la considerazione finale. E' necessario che la nostra (in)civiltà collassi e questo sicuramente avverrà anche relativamente in fretta, con buona pace di certe previsioni che teorizzano la sua permanenza fino al 2100 e oltre. Qui collasserà tutto molto prima e l'ambiente globale non potrà che ringraziare. Piuttosto domandiamoci, supponendo che le elite dirigenti globali sappiano dove stiamo andando e lo sanno sicuramente ai livelli più alti, perchè non danno segno di voler invertire il trend della crescita in favore di un'economia meno insostenibile? Decrescere insomma.

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  4. Complimenti, Jacopo, una riflessione lucida e illuminante: quando scrivi di entropia sei davvero insuperabile! L'unica cosa che non mi convince è il parallelo con l'organismo umano. Il motivo per cui un eccesso di input (energia) è deleterio per l'organismo è che l'evoluzione ci ha protetti dalla penuria, ma non dal troppo cibo. Per l'economia invece l'eccesso di energia è benvenuto fintanto che è possibile scaricare l'entropia all'esterno. Insomma, mentre un po' di digiuno ogni tanto è salutare per il corpo umano, non lo è per l'economia che è per sua natura bulimica. Peccato che è proprio la bulimia a condurre, presto o tardi, all'autodistruzione dell'apparato economico.

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  5. molto interessante, anche se la capacità di trovare e generare energia è molto difficile da arrestare, oltretutto che nessuna società ha questo punto tra i suoi obbiettivi (-: . Direi che imparare a gestire l'energia, come il digiuno assistito, è, sia un obbiettivo che un mercato in espansione, indispensabile come affinare un linguaggio che permetta di capire e comunicare a livello politico

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  6. Bell'articolo come sempre, aggiungerei che il nostro tentativo, il tentativo delle societa' occidentali moderne attraverso il riciclo e la lotta all'inquinamento di frenare l'entropia, in realta' l'aumenta ulteriormente, come evidenzia del resto perfino l'andamento dell'economia dopo l'introduzione di questi "rimedi".

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  7. L'immagine a sinistra all'interno dell'articolo rappresenta qualcosa di terribile.
    La prima barra, si riferisce all'anno 10.000 a.C.
    La seconda, all'anno 1900 dopo C.
    La terza, all'anno 2015 d.C.
    Il viola, sono gli animali selvatici.
    Il blu, gli animali domestici.
    Il rosso, gli esseri umani.
    In Biomassa, sulle terre emerse.

    Gianni Tiziano

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