Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 17 marzo 2016

Aldo Grasso è un premio Nobel in confronto




Di Marco Sclarandis (da "Rimedio Evo")

A mio giudizio non saprei in quale categoria classificare questo articolo tanto approssimativo e sciatto nell'esposizione delle ragioni del noma  sopratutto del sì alle trivelle.(Sì al referendum significa No alle trivellazioni e viceversa)
Costume, scoop, pesce d'Aprile anticipato?

Avrei anche potuto limitarmi alla sola citazione del link , ma mi é sembrato più onesto riportare l'articolo in calce, per intero.

http://www.lastampa.it/2016/03/15/italia/cronache/referendum-antitrivelle-del-aprile-i-motivi-del-s-e-del-no-spiegati-in-breve-Hq2rrluq6bUF3CUtGhYRZP/pagina.html
Raphaël Zanotti

Il referendum anti trivelle del 17 aprile riguarda solo le attività petrolifere
presenti nelle acque italiane, ovvero entro 22 km dalla costa, quindi non quelle
sulla terraferma né in acque internazionali. Ci verrà chiesto: volete fermare i
giacimenti in attività quando scadranno le loro concessioni? Se vinceranno i sì
, saranno bloccate. Se vinceranno i no, continueranno a estrarre petrolio e meta
no.

Referendum anti-trivelle del 17 aprile i motivi del sì e no spiegati in 2 minuti

LE RAGIONI DEL SÌ

1)Rischi per la fauna

Per la scansione dei fondali viene utilizzato l’air gun, spari di aria compressa che generano onde che “leggono”il sottosuolo. Alcuni cetacei e alcune specie di pesce vengono danneggiati con lesioni e perdita dell’udito a causa dell’air gun
.

2)Ci guadagnano solo i petrolieri

Per estrarre petrolio le compagnie devono versare dei “diritti”, le cosiddette royalties. Ma per trivellare i mari italiani si pagano le royalties più basse al mondo: il 7% del valore di quanto si estrae.

3)Il gioco non vale la candela

L’incidente è comunque possibile e in un mare chiuso come il Mediterraneo il disastro ambientale sarebbe amplificato. Inoltre la trivellazione non risolverà i nostri problemi energetici: le riserve certe di petrolio nei mari italiani equiva
lgono a 6-7 settimane di consumi nazionali e quelle di gas soddisferebbero 6 mesi di consumi.

LE RAGIONI DEL NO

1)Perdita di investimenti e posti di lavoro

Smettere di usare gli impianti entro le acque territoriali italiane significhere bbe perdere gli investimenti fatti fino a oggi e quelli futuri. Oltre che a migliaia di posti di lavoro.

2)Basso rischio di incidenti

Dal 1950 a oggi ci sono stati solo due incidenti che hanno riguardato impianti di estrazione: a Cortemaggiore (Piacenza) appunto nel 1950 e a Trecate (Novara) nel 1994. Si tratta di due siti su terraferma, sulle piattaforme marine non è mai
avvenuto alcun incidente.

3) Fabbisogno energetico

Secondo le stime il petrolio presente nei mari italiani sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2014 sono stati importati 54 milioni di tonnellate. Avere fonti energetiche
nostre ci fa spendere meno e ci mette al riparo da cali improvvisi dovuti a crisi internazionali.

Secondo le stime sarebbe pari a 700 milioni di tonnellate. Il nostro consumo attuale all’anno è 58 milioni di tonnellate. Nel 2015 sono stati esportati 21 milioni di tonnellate.

LEGGI ANCHE La trivella, il Buongiorno di Massimo Gramellini .


Sia chiaro, anzi chiarissimo:

Non intendo con questo post, nè offendere il Signor  Raphaël Zanotti, tantomeno la redazione de La Stampa, ancor meno infrangere il copyright riguardante l'articolo riportato ma solo chiedere all'autore che cosa intendesse dire con quello che ha scritto.


Lascio questa domanda polemica, sebbene avrei potuto censurarla , ma mi sento offeso come lettore dell'antico e prestigioso quotidiano,  sorto pure nella mia città d'origine.

Bisogna lasciar correre o dire a questo sig. Raphaël Zanotti che vada, un po' a fare un altro mestiere?

Immaginatevi che cosa riesce a capire di questo articolo un lettore che non sa neanche a quanti barili corrisponda una tonnellata di petrolio e la differenza tra riserve e risorse.

Mi chiedo a che cosa siano serviti quarant'anni di Quark e Superquark.

Forse solo a creare un volgo che non sa nemmeno moltiplicare due frazioni ed una minoranza che per reazione diventa capo del Cern ed é pure una donna.

E dire che LaStampa ha da decenni delle buone pagine di scienza.Il glorioso Tuttoscienze.

Ricordo la mia maestra della quarta elementare che riuscì ad insegnare a tutta la classe come fare le divisioni, anche di numeri non interi, con carta e matita.

Fu estenuante ma meraviglioso.

Non pretendo una società di Leonardo da Vinci, ma questa mi pare vada verso "Il grande villaggio metropolitano degli imbecilli".
 

Marco Sclarandis


2 commenti:

  1. Questo del 17 aprile é molto più che un referendum sull'estrazione di un po'di petrolio e di metano dai mari italiani.
    Bisogna scegliere se continuare con la tossicodipendenza da risorse fossili o con la riabilitazione ed una eventuale guarigione.
    Messa in questi termini, allora tutta la faccenda si fa seria visto che già è grave.
    Farsi condurre dall'ideologia per votare con un sì od un no può anche essere utile, ma in seguito bisogna accettarne le conseguenze.
    Se non avessimo detto No all'energia fissile trent'anni fa,(e quindi Sì all'energia nucleare) in che genere di paese ci troveremmo?
    Immagino che cosa sarebbe successo pensando a come ancora non siamo riusciti a risolvere lo smaltimento delle famigerate "ecoballe".
    E solo ora ,forse riusciremo a risolvere quello delle scorie radioattive delle centrali dismesse.
    (articolo su Le Scienze di questo mese dal titolo in copertina: Scorie maledette).
    Questo non é il peggiore dei mondi possibili, certamente, ma se vogliamo sceglierne uno peggiore, la migliore scelta e votare No a questo referendum, ricordandoci che vogliamo dire Sì alle trivelle.
    Abbiamo in mano i dadi, che cadono a caso, ma le regole del gioco quelle le possiamo fare noi.

    Marco Sclarandis

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  2. Grazie Marco. Completamente d'accordo.

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