Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


giovedì 17 dicembre 2015

COP21 a Parigi: La situazione è critica, ma state calmi

da "Pisorno.it"

Max Strata
Max Strata

L’accordo c’è ma cosa cambia? Si è conclusa a Parigi la 21ma conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici

14dicembre 2015 di  Max Strata

clima urgenza.Ha riunito tecnici e politici di tutto il mondo per trovare un accordo che sia in grado di contenere il surriscaldamento del pianeta entro i due gradi centigradi a fine secolo rispetto alla temperatura media del periodo in cui è iniziata la rivoluzione industriale.

L’accordo, tra un generale entusiasmo, è dunque arrivato e immediatamente è stato salutato dai media come una pagina storica per l’umanità. Non c’è dubbio che dopo gli insuccessi delle trattative che avevano segnato un percorso durato oltre venti anni, siamo apparentemente di fronte a qualcosa di nuovo e di auspicabile, se non altro per il fatto che la diplomazia ha battuto un colpo e si è fatta sentire. A guardar bene però, il risultato è tutto qui, poiché di vincolante non c’è niente (e non potrebbe esserci stato) e i singoli Paesi, da quelli più ricchi, a quelli “emergenti”, ai più poveri, continueranno a muoversi ciascuno per conto proprio, autocertificando, gli interventi finalizzati a diminuire le emissioni climalteranti.

parigi clima
Parigi per la Cop21Sulla revisione e l’aggiornamento delle politiche nazionali di riduzione delle emissioni climalteranti bisognerà attendere il 2020 e addirittura il 2023 per il controllo dell’attuazione degli impegni; il 2020 è anche l’anno in cui dovrebbe essere reso completamente disponibile il fondo comune da cento miliardi di dollari all’anno, destinato al trasferimento delle “tecnologie pulite” ai paesi a scarsa industralizzazione (un buon business per molte aziende occidentali), mentre nel frattempo gli incentivi all’uso del petrolio potrebbero continuare a ricevere la modica cifra di cinquecento miliardi di dollari all’anno.
Ancora tempo dunque per dare fondo alle riserve di oro nero prima di procedere con convinzione su una via alternativa benché la ricerca scientifica abbia da tempo precisato che siamo in grave ritardo rispetto ai cambiamenti da effettuare.

Riassumendo, si può dire che è stato creato un quadro di riferimento che addirittura vede come traguardo il contenimento del rialzo della temperatura media ben al di sotto dei due gradi (ovvero un grado e mezzo) sapendo tuttavia che un grado ce lo siamo già giocati e che quindi ci resta un margine strettissimo su cui operare e in cui dovremmo riorganizzare l’intera economia globale dominata dai combustibili fossili.

Questo è il punto.

agricoltura mondoSi tratta di uno spazio di manovra eccezionalmente piccolo all’interno del quale si rende necessario abbattere l’uso di petrolio, carbone e gas naturale, smettere di tagliare le foreste e smettere di allevare animali in modo intensivo, ovvero, ridurre drasticamente le quantità di merci in circolazione e colpire al cuore il tipo di economia dominata dall’idea di crescita a cui (noi dei paesi più ricchi) ci siamo abituati. E tutto questo senza intaccare i consumi del trasporto aereo e marittimo, per non parlare dei costi energetici dell’apparato militare mondiale che per definizione non vengono neppure contabilizzati poiché vale il principio che la guerra è una cosa a parte, pianeta da salvare o meno.

L’accordo dunque non impone e non può imporre quanto è sgradito a chi comanda e in ogni caso sarà rivedibile ogni cinque anni.

Semplificando, ci dice che (forse) ci saranno un po’ di soldi a disposizione per riparare i danni prodotti dal caos climatico (sommersione di terre, distruzione di raccolti e infrastrutture, ecc.) ma che non è possibile introdurre nel documento finale ne il concetto di “giustizia climatica” ne quello di “diritti umani”.

Soprattutto, facendo finta di non sapere che la densità energetica del petrolio non è attualmente sostituibile, ci dice che la Green Economy è il nostro futuro, ovvero che lo sviluppo delle energie rinnovabili ci porterà fuori dal pantano in cui ci siamo infilati e che saranno gli investimenti della finanza a modificare gli assetti attuali e ad avviare la de-carbonizzazione, considerato che per raggiungere gli obiettivi individuati entro il 2050 sarà indispensabile lasciare sotto terra i combustibili fossili.
In sostanza, secondo lo spirito di Parigi, sarà questa nuova indicazione “politica” dei grandi e dei piccoli della Terra a far cambiare strada alla grandi Lobbies del settore, e a far dirottare investimenti e strategie di business verso un altro modello di produzione dell’energia: come a dire a chi ha procurato il problema, “ora devi risolverlo”.

Devo essermi perso qualcosa poiché mi era parso che soprattutto negli ultimi anni fosse ormai chiaro che sono le grandi multinazionali che condizionano i governi nelle loro scelte e non il contrario.

Qualche osservatore, del resto, ha fatto notare come al tavolo dei negoziati non fosse stata invitata, ne dunque sia stata ufficialmente rappresentata, nessuna grande compagnia, come a dire, che probabilmente non ce n’era bisogno in quanto gli interessi di “Big Oil” potevano considerarsi già ampiamente rappresentati.
Dr. James Hansen
Dr. James Hansen

Insomma, il messaggio di Parigi potrebbe essere ironicamente riassunto in una frase del genere “la situazione è critica ma state calmi, non intaccheremo l’economia e salveremo il pianeta”.

James Hansen, uno tra i più importanti studiosi del clima, ha commentato a caldo dicendo che la conferenza ha partorito una frode, un testo che contiene solo promesse, altri come Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace, ha invece sottolineato i passi avanti definendo l’accordo come la tappa di un viaggio che prosegue.

Ma parlare di luci e ombre sarebbe riduttivo e come al solito troveremo anche nelle analisi più accurate dei prossimi giorni, sostenitori del sì -si tratta di un risultato importante- e del no -si tratta di un fallimento -.
Più banalmente vorrei sottolineare che da una conferenza di questo genere sarebbe stato difficile avere preteso di più, considerati i veti incrociati e le ambizioni dei singoli stati che non intendono mettere in discussione il tema centrale della crescita economica.
geopoliticaQuel che è certo è che adesso il tema del caos climatico e del suo rapporto con un modello di sviluppo energivoro che impatta disastrosamente sugli ecosistemi e sulle comunità umane, non potrà più essere messo in discussione.

Come ho scritto appena qualche giorno fa su Il Tirreno, tecnicamente siamo di fronte ad un generale “tipping point”, ovvero ad punto di “non ritorno ecologico” oltre il quale si manifestano in modo esponenziale i ritorni negativi del processo che abbiamo messo in moto.

Quanto l’accordo di Parigi potrà incidere concretamente sui pessimi scenari che ci attendono, lo vedremo, personalmente continuo a restare scettico sulla capacità dell’establishment di comprendere davvero quanto sta avvenendo sotto il profilo chimico/fisico al pianeta e quindi, come tale sovrastruttura possa essa in grado di organizzare una risposta efficace.

energia contributiUna risposta che peraltro non può prescindere da una profonda modifica dell’esistente, ragione per cui appare quanto meno azzardato confidare che un cambiamento di tale portata possa venire da coloro (individui e gruppi) che sul mantenimento dell’attuale modello economico e sociale fondano le loro posizioni di privilegio e di potere.

Come ho scritto, appare più ragionevole e concretamente fattibile, sviluppare in tempi brevi la costruzione di una resilienza locale che significa iniziare da subito a ridisegnare i flussi di energia e di materia che caratterizzano ciascun territorio secondo una logica “carbon neutral” e di economia circolare, riducendo rapidamente le emissioni climalteranti e organizzando in loco (e non in mega impianti) la produzione di energia rinnovabile e la fornitura di servizi, sviluppando una forte agricoltura locale stagionale e non monocolturale, investendo in progetti di conservazione della biodiversità e degli ecosistemi.
Piuttosto che lasciare che qualcuno provveda per noi, in questo caso si tratta di operare direttamente e non per delega, in modo orizzontale e non verticale (verticistico), affinché diminuisca progressivamente non solo la pressione che esercitiamo su tutte le risorse del pianeta ma anche la concentrazione di denaro e di poteri che attualmente fanno sì che il 99% della ricchezza globale sia posta nelle mani dell’1% dei nostri concittadini.
Per ottenere risultati tangibili è dunque fondamentale comprendere che dovremo fare con meno e fare bene e che non dobbiamo avere paura nel pronunciare il termine -decrescita- in quanto la cosidetta “crescita economica e materiale”, evidentemente risulta ormai appannaggio dei soliti noti e, come tra gli altri spiega molto bene Tim Jackson nel suo “Prosperità senza crescita”, nel provocare alti costi sociali non contribuisce più al “sentirsi bene delle persone”.

A partire dalle singole comunità territoriali, è allora indispensabile riorganizzare il sistema economico e sociale puntando dritto verso un modello ecologico autenticamente sostenibile, inclusivo, equo e stazionario, un modello che si sta già sperimentando con varie modalità in realtà rurali e urbane di tutti continenti e che probabilmente può permetterci di affrontare in modo intelligente la transizione che ci attende.

Un percorso per il cambiamento che la conferenza di Parigi evidentemente non poteva e non ha saputo elaborare.

10 commenti:

  1. http://www.beppegrillo.it/2015/12/il_grande_imbroglio_del_cop21.html
    Per conoscere certi retroscena..

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    1. continua...
      http://theconversation.com/why-soft-climate-deals-are-better-than-tough-ones-51720
      Un diverso punto di vista.

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  2. la situazione dei miei colleghi va dall'osceno al disperato. I 35-40enni, ultimi ad aver beneficiato di diritti vogliono partire cogli aerei almeno 3-4 volte all'anno, i single, il più possibile gli accoppiati. I 50enni hanno figli senza lavoro, che non esiste più il diritto alla raccomandazione per tutti. E qui si parla addirittura di decrescita. Di sicuro arriverà, ma non certo per accordi internazionali. Intanto in piazza hanno messo un tendone per ospitare le associazioni (che portano voti), ovviamente a spese della collettività e il prete continua la baldoria (che porta consenso, anche se distrugge la spiritualità, di cui a quelli lì pare non interessi più un fico secco), pure sempre a spese della collettività. Poi ci sono gli spacciatori e i micro criminali, che pure fanno quello che gli pare, sempre a spese della collettività. Ma cosa volete che gliene freghi a questi poteri del clima, anche se acconsentono ad un accorducolo o scrivono un'enciclica sull'ambiente. Gli interessi innanzi tutto. La situazione è disperata e solo un qualcosa di inaspettato e eccezionale può far cambiare le cose. Penso che il collasso delle calotte antartiche e groenlandesi basterebbe.

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  3. No non si rifulge come stelle nella notte
    si salta e si rosicchia come tarli cavallette
    per avidità di mete raggiunte e oltrepassate
    ci vorrebbe per noi un globo illimitato
    per quel paio frontale lobo cerebrale
    che ci spinge a sfrenato desiderio
    tanto grande da apparire vasto piano
    allora per un tempo lungo sebbene limitato
    riusciremmo ad acquietarci ad esultare
    tu prenditi quello spicchio della torta
    grande tanto quanto riesci a misurare
    lui si ritagli tessera da incastro
    con la forma che gli pare affine
    lei abbia arcipelago e barriere
    di coralli colorati a profusione
    e loro invaghiti d'antri di un Vulcano
    prendano lande dove si perda il rombo
    i fumi di carboni e di metalli fusi
    noi vorremmo spazio per la zecca
    dove coniare medaglie monete stemmi
    da vendere per divertimento ai pellegrini
    anche voi sarete accontentati tutti
    io non so dirvi come ma son certo
    che nessuno inveirà sotto le intemperie
    e patirà sete sotto il Sole.

    Post scriptum:
    ci vorrebbe per noi un globo illimitato
    tanto grande da apparire vasto piano

    Rileggendo a due giorni di distanza questi due versi non consecutivi,
    m'è sembrato di aver scritto una cosa illogica.

    Più logico sembrerebbe questo:

    ci vorrebbe per noi un vasto piano
    tanto grande da apparire globo illimitato.

    Invece era tutto giusto come nell'immagine da cui i versi sono scaturiti:
    Più una sfera, quindi un globo, s'ingrandisce, più la sua curvatura s'appiattisce, quindi l'orizzonte è un vasto piano, appunto.
    E inoltre illimitato non è perfetto sinomimo di infinito.
    Infatti la superficie di una sfera, proprio topologicamente parlando, è illimitata ma non necessariamente infinita.
    Grazie per l'attenzione.
    Una delle risorse più scarse e limitate, di questi tempi.

    Marco Sclarandis

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  4. Se ci fosse l'intenzione seria di fare qualcosa di efficace la trattativa la farebbero in tre soli: USA, Cina e India, dal momento che loro tre fanno molto peggio di tutti gli altri messi insieme. Dunque se si muovessero loro, ci sarebbero gli effetti e gli altri si dovrebbero comunque adeguare, volenti o nolenti.
    Finché questi tre continueranno a parlare di crescita economica, l'unica cosa che potrebbe accadere è che da una bolla speculativa sullo shale si passi ad una bolla speculativa sul solare o altra rinnovabile di moda. OK, meno peggio, almeno quando scoppia lascia in eredità degli impianti che qualcosa faranno per i 40 anni a venire. Ma l'evoluzione del clima seguirà altre strade, comunque vada.

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    1. Non succedera mai, se non troppo tardi. Inoltre questi meeting non servono a nulla e loro non ci prendono in giro. Nemmeno loro sanno cosa fare. Tutti (o quasi) gli scienziati del clima sono in "pieno panico". Quindi lo scontro contro il muro di cemento armato arriverà.

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  5. c'e' un accordo? non me ne ero accorto!

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  6. Ma a quando un bel post sulla situazione petrolifera attuale?
    Comunque il picco sembra che come Godot si farà aspettare...almeno fino al 2040!
    http://www.kairospartners.com/it/media-center/live/petrolio-opec-barile-sotto-100-lungo-ma-rimbalzera-da-livelli-attuali?it=it

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  7. Scusate, ma non si accettano commenti fatti da link non commentati

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