Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 16 ottobre 2015

Il declino della produzione di petrolio negli Stati Uniti

Da “reuters”. Traduzione di MR (via Cristiano Bottone)

Di Dmitry Zhdannikov e Ron Bousso



Una pompa in funzione in un pozzo preso in affitto dalla Devon Energy Production Company vicino a Guthrie, Oklahoma nel settembre 2015.REUTERS/NICK OXFORD


Alcuni dirigenti petroliferi martedì hanno avvertito di un declino “drammatico” della produzione statunitense che potrebbe spianare la strada ad una futura impennata dei prezzi se la domanda di combustibili aumenta.

I delegati della conferenza Oil and Money a Londra, un incontro annuale di funzionari esperti di petrolio, hanno detto che i prezzi mondiali del petrolio sono stati troppo bassi per sostenere la produzione di petrolio da scisto, la maggiore aggiunta alla produzione mondiale dell'ultimo decennio.

“Stiamo per assistere ad un declino molto drammatico della crescita della produzione statunitense”, ha detto alla conferenza l'ex capo dell'azienda petrolifera EOG Resources, Mark Papa.
Papa, ora partner della compagnia di investimento Riverstone Holdings LLC, ha detto che la produzione mondiale di petrolio questo mese sarà in stallo e comincerà a declinare dall'inizio del prossimo anno. Papa ha detto che la ragione principale di questo declino sarebbe una mancanza di finanziamento bancario per i nuovi sviluppi dello scisto.

I dati ufficiali mostrano che in tutti gli Stati Uniti la produzione ha già cominciato a declinare dopo un picco di 9,6 milioni di barili al giorno (bag) ad aprile, anche se la produzione in alcune grandi aree di scisto, compreso il Nord Dakota, è stata mantenuta finora stabile. La EIA martedì prevede che la produzione potrebbe scendere a circa 8,6 milioni di barili al giorno il prossimo anno.

Fino a quest'anno, la produzione statunitense di petrolio stava crescendo al tasso più rapido mai registrato, aggiungendo 1 milione di bag di nuova offerta all'anno grazie all'introduzione di nuove tecniche di trivellazione che hanno liberato petrolio e gas dalle formazioni di scisto.

Ma i prezzi del petrolio si sono quasi dimezzati durante l'ultimo anno a causa dell'eccesso di offerta in un calo che si è accentuato dopo che l'OPEC nel 2014 ha cambiato strategia per proteggere la propria quota di mercato contro i produttori a più alto costo, piuttosto che tagliare la produzione per far aumentare i prezzi come ha fatto in passato.

L'indice di riferimento del Brent greggio è aumentato del 5%, o 2,50 dollari al barile, a 51,75 dollari martedì mentre gli investitori digerivano le notizie dalla conferenza di Londra. Ha raggiunto un picco negli ultimi anni oltre i 115 dollari al barile nel giugno del 2014.

Il grande salto

Il dirigente capo della Royal Dutch Shell Plc era d'accordo, dicendo che i produttori statunitensi di petrolio faticano a rifinanziare le loro attività, mentre i prezzi rimangono così bassi, portando ad una minore produzione in futuro.

“I produttori ora stanno cercando del nuovo contante per sopravvivere e probabilmente lotteranno per averlo”, ha detto Ben van Beurden. Più a lungo termine, c'è un rischio che i livelli più bassi della produzione globale possano portare ad un'impennata dei prezzi del petrolio. Se i prezzi rimanessero bassi per un lungo periodo e la produzione di petrolio fuori dall'OPEC e quella degli Stati Uniti declinasse a causa degli tagli della spesa di capitale, non rimarrebbe alcuna capacità significativa di risparmio nel sistema.

“Ciò potrebbe causare un picco verso l'alto dei prezzi, dando inizio ad un nuovo ciclo di forte crescita della produzione di petrolio di scisto negli Stati Uniti e di conseguente volatilità”, ha detto van Beurden.

Adam Sieminski, amministratore della statunitense EIA, a margine della conferenza ha detto ai giornalisti che l'industria petrolifera statunitense aveva reagito ai prezzi più bassi migliorando la propria produttività.

Non può durare per sempre

“Ora stiamo vedendo i limiti perlomeno sul breve termine, e stanno iniziando a condizionare la produzione”, ha detto Sieminski. “Vedremo (il declino della produzione petrolifera statunitense) protrarsi fino alla prossima estate”.

Il segretario generale dell'OPEC , Abdullah al-Badri, ha detto che l'offerta di petrolio dei produttori non OPEC potrebbe essere zero o negativa nel 2016 a causa del minore flusso di investimento dall'alto.

Ma Papa ha detto che se i prezzi del greggio leggero statunitense tornassero a 75 dollari al barile, la produzione di petrolio statunitense riprenderebbe a crescere di circa 500.000 bag – o circa metà dei tassi di crescita record osservati negli ultimi cinque anni.

“Vedo gli Stati Uniti come dei produttori in crescita a lungo termine”, ha detto. “Se prevalgono i prezzi bassi del petrolio, allora la correzione dei prezzi sarà molto più severa”.


13 commenti:

  1. Si leggono articoli come questo
    http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11929969/Rouble-strengthens-as-Russia-forces-exporters-to-dump-foreign-cash-reserves.html
    dove sembra che il petrolio sia abbondantissimo (rispetto alla domanda) tale da provocare una diminuzione nella ricerca di nuovi siti.
    La situazione appare per me non di facile comprensione: penuria od abbondanza?

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  2. Più che altro stiamo assistendo ad una distruzione della domanda, traduzione parziale dell'impossibilità di mantenere stabilmente produzine di petrolio a minore EROI: se i "bassi" prezzi del barile sono qui per rirmanere , assisteremo ad un rapido impoverimento dei paesi BRICS come pare stia avvenendo nell'ultimo anno dopo 5 anni di prezzi altissimi e vacche grasse per loro e magre per noi...Dovremmo aver imparato che un declino della produzione non si accompagna necessariamente a prezzi alti a tempo indefinito..Ciò determinerà un impoverimento collettivo maggiore in tutti paesi più dipendenti dagli idrocarburi e con costi di estrazione non bassi...(Venezuela in primis ?) ..Sarebbe interessante una analisi del rapporto fra prezzi del barile necessariamente non troppo alti, con distruzione progressiva della domanda , e prezzo ad esempio del gas naturale....

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  3. Si parla di prezzi giù, prezzi su.
    Ma si dovrebbe invece principalmente parlare del fatto che il petrolio, il gas ed il carbone devono restare lì dove sono, per il bene delle future generazioni.
    Il Bene, la Cosa Giusta.

    ”Lasciatelo sottoterra”

    Tiziano

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  4. Si parla di prezzi su perchè i paesi produttori di idrocarburi, Arabi esclusi, sono disperati e ci sperano ..La pacchia degli ultimi 5 anni non la rivedranno più...Si parla di paesi dipendenti dagli idrocarburi ma se sei un paese esportatore di idrocarburi, con una domanda interna imponente, con prezzi di estrazione non bassi, e non hai sfruttato gli ultimi 10 anni per trasformarti in un paese industriale, adesso sono cavoli amari..( Ogni riferimento a Venezuela e Russia è è puramente casuale)

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    1. Venezuela ci può stare, Russia molto meno (tassi alti, domanda bassa, popolazione stazionaria o in declino, resilienza sociale notevole, industria crescente), piuttosto dai un occhio al deficit dell'Arabia Saudita che è strabiliante. Senza considerare che tra big money e big gun vince sempre quest'ultimo

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  5. i cavoli amari saranno se non si trova un'altra fonte energetica con un eroei adeguato.. altro che prezzi su e giu, queste sono normali fluttuazioni di un sistema che diverge

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    1. trovare una nuova fonte energetica? Non mi soffermo sulle conseguenze materiali, ma dico solo che i primi figli ventenni nati in Italia da immigrati stranieri, per ora più che altro marocchini, per lo più sono stati reclutati dalla malavita e spacciano allegramente e liberamente, per la mancanza di carceri e impossibilità della certezza della punizione. Se poi si pensa ai figli degli italiani, questi, nella stragrande maggioranza, pensano che la vita sia un immenso luna-park, grazie alle scellerate politiche espansive permesse dall'energia dei fossili. E tu vuoi un'altra fonte energetica? A me basta il disastro di questa.

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    2. Bè si, mi sembra ovvio. I nostri padri e noi abbiamo bruciato tutti i fossili della terra. Di chi viene dopo chissenefrega. Anzi speriamo che non trovino altro e muoiano di fame. Bel ragionamento

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    3. kelcri, parla per te e per quelli come te. E mi raccomando, continua a prendere aerei e fare vacanze energivore il più possibile. Ti parla uno che non va in vacanza da 27 anni, che forse tu nemmeno hai.

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    4. Mago non te la prendere..Se qua si ragiona ancora sullo "speriamo che nessuno muoia di fame" siamo messi male...Quanti rodimenti di fegato quando sento quella famosa frase dell'expo "nutrire il pianeta"... Il tema corretto sarebbe : " speriamo che la fame degli uomini ditsrugga il meno possibile della biodiversità..."

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    5. il problema è che, come dicevo sopra, italiani e stranieri nella stragrande maggioranza, si sono montati il capo, o glielo hanno montato, e da una situazione così non se ne può uscire facilmente. La mamma di un drogato suicida, che abita di fronte, si è sentita riavere dopo la scomparsa del figlio, ma se il suicidio e la morte deve essere la soluzione ai mali creati da dei cretini di governanti che non si sono resi conto per 50 anni di quello che stavano combinando, sarebbe meglio che facessero ammenda e cominciassero a cercare di tornare indietro. Ed è quello che, mi pare, stanno cercando di fare, ma con scarsi risultati e troppo poco. Il male creato in 50 anni, ho paura, avrà bisogno di altri 50 anni per essere corretto e mi dispiace per quelli che faranno la fine di quel povero ragazzo suicida, ma ho paura che ce ne dovranno essere tanti. Purtroppo non c'è pace senza giustizia.

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    6. Il punto è che più risorse alimentari ed energetiche ci sono, più bocche da sfamare ci saranno. Siamo come una qualsiasi specie animale che con le risorse abbondanti e nessun nemico naturale prolifica fino a saturare l'ambiente. Noi non abbiamo il diritto di mangiarci il pianeta nè quello di sottrarre lo spazio vitale indefinitamente alle altre specie viventi; non è sostenibile e la Natura ci sta già presentando il salatissimo conto. All'apocalisse ecologica non sfuggirà nemmeno la nostra specie.

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  6. Puo' anche darsi che ci sia una brusca risalita dei prezzi, ma questi non possono essere sostenuti se le economie non possono pagare (poca produzione di ricchezza, poca possibilita' di finanziarsi a debito) quindi si innesca repentina una recessione economica che distrugge la domanda e abbatte di nuovo repentinamente i prezzi. Per ora il problema e' la montaga di debito inesigibile che si e' creata nel mondo, ma questa montagna e' figlia dei ritorni decrescenti dell'estrazione mineraria ed energetica.

    In base a questo, posso ragionevolmente dedurre che vedremo solo fiammate di prezzo, rapide e fatue fiammate. Le crisi che si instaureranno in rapida successione, insieme con il logorio delle infrastuttire, sara' molto efficiente a distruggere domanda in poco tempo.

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