Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 6 febbraio 2015

Le piramidi di Seneca: quanto rapidamente è caduta la civiltà Maya?

Da “Resource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi




Il ciclo di costruzione dei monumenti della civiltà Maya. Da “Sylvanus G. Morley e George W. Brainerd, Gli Antichi Maya, Terza edizione  (Stanford University Press, 1956), pagina 66”. Per gentile concessione di Diego Mantilla.

Una volta dato un nome ad un fenomeno, si può concentrare l'attenzione ed imparare sempre di più su di esso. Così, l'idea del “dirupo di Seneca” risulta essere un'idea feconda. Ci racconta che, in diversi casi, il ciclo di sfruttamento delle risorse naturali segue una curva inclinata in avanti, in cui il declino è molto più rapido della crescita. Questo è coerente con ciò che ha scritto il filosofo Romano Lucio Anneo Seneca: “la crescita procede lentamente, ma la strada per la rovina è rapida”. Con qualche trucco matematico, il risultato è la curva seguente:


Questa curva descrive il comportamento di diversi sistemi complessi, comprese intere civiltà che hanno vissuto un collasso improvviso dopo un lungo periodo di crescita relativamente lenta. Nel mio primo post sul dirupo di Seneca, ho già parlato del collasso della civiltà Maya.  (*)


Qui potete osservare il comportamento Seneca, anche se i dati della densità di popolazione Maya sembrano essere piuttosto qualitativi ed incerti. Tuttavia, i dati che ho ricevuto recentemente da Diego Mantilla (vedete all'inizio del post) sono chiari: se si prende la costruzione di monumenti come riferimento della ricchezza della civiltà Maya, allora il collasso è stato improvviso, certamente più rapido della crescita.

Qualcosa di simile si può dire degli antichi Egizi, anche se i dati della costruzione di piramidi sono più rarefatti ed incerti di quelli sui Maya. Alla fine anche l'Impero Romano sembra essere collassato più rapidamente di quanto sia cresciuto.

I Maya quindi non hanno fatto meglio di altre civiltà della storia umana. Come hanno fatto anche le altre civiltà, si sono mossi verso la propria morte trascinando i piedi, cercando di evitare l'inevitabile. Non ci sono riusciti e non si sono resi conto che opporsi al collasso in questo modo è un classico esempio di come “spingere le leve dalla parte sbagliata”. Ciò può soltanto posticipare il collasso, ma alla fine lo rende più rapido.

Noi faremo meglio dei Maya? Si spera di sì, ma...

(*) Dunning, N., D. Rue, T. Beach, A. Covich, A. Traverse, 1998, "Interazioni Umano-Ambiente in un Bacino Idrografico: la Paleoecologia della Laguna Tamarindito, Guatemala”, Rivista di Archologia Applicata 25 (1998):139-151.




3 commenti:

  1. se il thigt oil rientra in questa logica, il collasso sarà più rapido e devastante, che se non ci fosse stato.

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  2. ...Con tutto il rispetto, professore, ho la sensazione che per "crollo della civilta' " lei tema un riequilibrio delle capacità di spesa fra la parte della popolazione italiana direttamente od indirettamente dipendente dalla ridistribuzione delle risorse e le pochi classi produttive rimaste (operai ed agricoltori in primis , e naturalmente la miriadi di piccoli imprenditori di beni squisitamente intellettuali esportabili ) ; invece di temere una riduzione delle aspettative di vita di qui a 10 anni di 4-5 anni, cosa inevitabile, dovrebbe temere l'aumento dell'età media delle primipare passato da 32 a 35 anni dal 2007 al 2012, ( e parliamo di un tasso di fecondità all'1,19, quindi perfettamente in linea con un rientro dolce entro i limiti di sostenibilità nell'arco di 30 anni) ,e quindi auspicare lei per primo ,fra le altre cose, una disgregazione regolata in aree fiscali separate invece che assistere ad un crollo tout court. Che ne pensa ?

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  3. I Maya hanno lasciato dietro di loro monumenti abbandonati, deforestazione e suoli erosi.
    Noi lascieremo dietro di noi la devastazione : terreni contaminati, score radioattive, ghiacciai estinti, aria malata, 14.000 grandi dighe sui fiumi, 435 reattori nucleari, mare e oceani acidificati, grandi vortici di plastica negli oceani, frammenti erranti nello spazio, solo foto e filmati di animali che a causa nostra si sono estinti, cemento e plastica quasi dappertutto, suoli deforestati, erosi, impoveriti.
    Cos'è l'uomo senza la terra che fornisce il suo alimento ?
    E' niente.
    Pensavo proprio oggi che pochi di noi si rendono conto delle conseguenze dei nostri folli comportamenti, noi che siamo esseri umani facenti parte della "civiltà".
    Siamo per lo più ciechi, e se non apriamo, almeno la maggioranza di noi, gli occhi per vedere dove stiamo andando, e poi non agiamo per il bene, siamo destinati al "dirupo di Seneca".

    Gianni Tiziano

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